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Sei Nazioni: tutti i (quasi) 240 protagonisti del torneo più atteso

ph. Fotosportit/FIR

R1823 pubblica l’elenco di tutti i convocati dai ct delle nazionali che stanno per prendere parte al sei Nazioni. Si tratta di grupponi che saranno scremati da qui a inizio febbraio, ma i protagonisti del torneo più amato e importante sono qui

Con l’annuncio dell’Inghilterra ieri si sono completate le rose dei convocati per il prossimo NatWest Sei Nazioni.
Il primo è stato Conor O’Shea, l’ultimo Eddie Jones. Una quarantina scarsa di giocatori per ogni coach, che fanno quasi 240 atleti che potremmo ammirare nei prossimi due mesi nel Sei Nazioni. Eccoli tutti.

ITALIA
Avanti: Simone Ferrari, Andrea Lovotti, Tiziano Pasquali, Nicola Quaglio, Luca Bigi, Leonardo Ghiraldini, Oliviero Fabiani, George Biagi, Dean Budd, Marco Fuser, Federico Ruzza, Alessandro Zanni, Renato Giammarioli, Giovanni Licata, Maxime Mata Mbandà, Sebastian Negri Da Oleggio, Sergio Parisse, Jake Polledri, Abraham Steyn
Trequarti: Edoardo Gori, Tito Tebaldi…

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Le Tre di R1823: i convocati inglesi per il Sei Nazioni, le vecchie Zebre litigano, Kaino va a Tolone?

Ecco le tre notizie di cronaca ovale più importanti della giornata. I link rimandano agli articoli pubblicati da R1823 di Duccio Fumero. Queste le news di oggi, cliccate sui titoli per leggerle interamente.

SEI NAZIONI: INGHILTERRA, ECCO I CONVOCATI
Eddie Jones ha annunciato un gruppo allargato in vista dell’esordio del 4 febbraio contro l’Italia a Roma

ZEBRE: VELENI E DENUNCE PER I VECCHI SOCI
Mentre le Zebre hanno voltato pagina (troppo tardi) i vecchi amministratori sono in guerra tra di loro

RUGBYMERCATO: TOLONE, IL PROSSIMO COLPO È KAINO?
Con l’addio annunciato di Vermeulen si fa sempre più concreta l’ipotesi dello sbarco del forte All Black alla corte di Mourad Boudjellal

Il Tinello di Vittorio Munari: Sei Nazioni, il borsino delle nostre avversarie

Primo appuntamento dell’anno con la rubrica, prima volta del Tinello in coabitazione tra Grillotalpa e R1823. Si parla del caos nei breakdown, di concussion e di come stanno Inghilterra, Irlanda, Scozia, Francia e Galles. E, alla fine, anche di un premio…
Palla a Vittorio!

Sei Nazioni senza scampo per l’Italia. O almeno così dicono i bookmakers

©INPHO/Dan Sheridan

Il trionfo azzurro viene dato a 501, le squadre più vicine  – si fa per dire – sono Scozia e Galles, quotate a 13 (e solo per un bookmaker). E per le prime due gare? Poche le quote già disponibili ma chiudere dopo Inghilterra e Irlanda con un -30/40 complessivo di gap tra punti subiti e incassati non sarebbe un risultato da buttare via. Sperando, ovviamente, di andare meglio

Inghilterra favorita assoluta, Irlanda prima inseguitrice. Poi, più distanti, ci sono Galles, Scozia e Francia, con posizioni intercambiabili a seconda del bookmaker ma comunque molto vicini tra loro. In fondo, lontanissima, c’è l’Italia. Così chi gestisce le scommesse vede il Sei Nazioni 2018. In un articolo – che potete leggere qui nella sua interezza – della scorsa settimana R1823 raccoglie le principali quote sulla vittoria finale dei tre principali bookmakers. Qui mi limito a ricordare che la vittoria dell’Inghilterra è data a meno di 2, che l’Irlanda viaggia abbondantemente oltre al 3, che Galles, Scozia e Francia stanno tra il 7.50 e il 13 e che l’Italia è data da tutti a 501. Per chi gestisce le scommesse è quasi più facile che arrivino i marziani che non assistere al trionfo degli azzurri.

L’Italia oltretutto nelle prime due giornate incontrerà proprio le due grandi favorite: l’Inghilterra (a Roma) e l’Irlanda (a Dublino). E cosa dicono i bookmakers in quel caso? La vittoria di Sergio Parisse e compagni è data tra i 6.75 e 9.5 mentre quella inglese va da 1.08 a 1.9: scommettitori che sembrano avere idee molto chiare quindi. A oggi solo betfair ha già aperto quote su Irlanda-Italia e dà la vittoria dei padroni di casa scontata (1.08) mentre quella dell’Italia un mezzo miracolo (18).
Io, nel mio piccolo, mi accontenterei di chiudere l prime due partite con un gap tra punti fatti e incassati a -30/40. Sperando ovviamente di essere smentito.

Sei Nazioni, chi ha spazio (e chi no) sul treno azzurro. In attesa delle decisioni “che daranno fastidio”

Conor O'Shea

ph. Fotosportit/FIR

Le convocazioni del ct fanno chiarezza tra azzurri e azzurrabili, con alcuni nomi importanti che adesso devono rincorrere un posto in nazionale. Un anno dopo un torneo molto negativo le parole inequivocabili di Conor O’Shea di Edimburgo dello scorso marzo sono però rimaste sulla carta. Almeno per il  momento

Campagnaro, Esposito, Gega e Zani (in rigoroso ordine alfabetico) sono gli unici che possono dire “non ci siamo solo perché siamo infortunati”, gli altri invece sono fuori dal giro che conta della nazionale. Perché magari giocano poco, o perché è già da un po’ che non sono chiamati in nazionale, perché la qualità delle loro prestazioni non è considerata all’altezza o perché dopo aver avuto problemi fisici importanti stanno faticando a tornare ai livelli precedenti. Stiamo parlando di Minto, Lazzaroni, Venditti, Morisi, Favaro, Chistolini. Mettiamoci pure Barbieri. Quale che sia la ragione oggi sono fuori. Frase che se vogliamo è un po’ brutale, ma la sostanza è quella.
Non che lo staff tecnico azzurro abbia disegnato sui loro petti una “A” scarlatta che li mette al limite della società ovale, ma ora sono tutti nella condizione di dover rincorrere un posto che fino a poco tempo fa sembrava essere al sicuro o quasi. Invece. Se dovessero tornare a giocare ai loro livelli siamo sicuri che O’Shea sarà il primo ad accorgersene, ma oggi hanno perso posizioni. Poi va da sé che se qualcuno dovesse farsi male (il fato non voglia, ma può capitare) sarebbero i primi a rientrare in gioco, che non è che il nostro movimento possa contare su chissà quanti giocatori che possono essere presi in considerazione per un torneo così importante.

Il messaggio principale lanciato dalle convocazioni per il gruppone di 34 giocatori per il Sei Nazioni è un po’ questo. Sorprese vere non ce ne sono, non può essere considerata tale nemmeno l’aver messo in lista Jake Polledri, una novità in qualche modo annunciata.
Il ct Conor O’Shea parla di un maggior numero “di opzioni che stiamo sviluppando” e di scelte “che ora abbiamo a disposizione. Dobbiamo continuare a costruire la profondità e siamo consapevoli di dover migliorare, ma abbiamo compiuto progressi importanti rispetto a un anno fa”.
Poi fa una promessa: “Sono consapevole che saremo giudicati sulla base dei risultati ma sappiamo bene tutti del livello di gioco con cui andremo a confrontarci e delle sfide che ci attendono in ogni partita, a cominciare dall’affrontare la seconda e la terza squadra del ranking mondiale nell’arco di sei giorni nelle prime due giornate. Se come Federazione continueremo a crescere e sviluppare i nostri giocatori, il sistema ed i processi come stiamo facendo continueremo a ridurre il gap con le altre Nazioni”.
Il tecnico irlandese si dice sicuro del fatto che “un paio di veterani sono dispiaciuti per non essere stati selezionati, ma potranno rientrare più avanti” e poi sottolinea che ci sono “alcuni giovani di particolare talento e ci prepareremo a prendere qualche rischio, nei mesi a venire, per trasformare il possesso in punti”.

Nessuna sorpresa nelle convocazioni e nessuna sorpresa neppure nelle parole del ct. Che, lo ricordiamo, il 18 marzo scorso dopo il pesantissimo 29 a 0 che la Scozia ci rifilò a Murrayfield nell’ultima giornata del Sei Nazioni 2017 rilasciò in conferenza stampa alcune dichiarazioni molto nette, inequivocabili: “Non sono uno stupido, non sto qui a prendere tempo. Ho fiducia in questo gruppo, resto convito che possiamo diventare un’ottima squadra. Ma gli investimenti devono essere fatti nell’interesse esclusivo della Nazionale. Tutti, in Italia, devono mettersi l’ego in tasca e capire che la Nazionale è la cosa più importante in assoluto. Perché le decisioni che prenderemo daranno fastidio a qualcuno, ma sono da prendere. Irlanda, Galles, Scozia hanno fatto scelte difficili per il rugby di club, investito sulle franchigie. E’ facile fare questi cambiamenti, a patto di volerlo. Sarà difficile? Sì, ma è fattibile e deve essere fatto”.
Parole del ct, non di qualche giornalista arrabbiato per la brutta prestazione. Non penso che nessuno lo abbia obbligato a dire quelle cose. Ne abbiamo preso atto allora, qualche mese fa,, così come oggi prendiamo atto del fatto che dallo scorso marzo non è stata presa nessuna di quelle decisioni che “daranno fastidio a qualcuno”. Al momento è così, piaccia o meno.
E i numeri dell’ultimo Sei Nazioni sono chiarissimi, purtroppo: 5 ko in 5 gare e una differenza di 151 tra punti subiti e punti marcati. Si (ri)parte da lì, più o meno. Forza ragazzi.