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Dal Galles all’Italia: il Sei Nazioni servito a freddo nel Tinello di Vittorio Munari

Le protagoniste del torneo appena concluso analizzate da un Vittorio Munari davvero senza peli sulla lingua. Con particolare attenzione al caso-Italia…
Palla a Vittorio!
NB:il file audio si interrompe al termine di una domanda. Non è un taglio brutale o una censura, è che domani c’è la seconda parte del Tinello su un argomento specifico non trattato oggi

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Tra Sei Nazioni e Pro14: Italia grintosa ma sconfitta, ragazze in gran spolvero. Treviso vola ancora

ph. Fotosportit/FIR

Irlanda brutta e spocchiosa (almeno per un tempo) ma una buona Italia non riesce ad approfittarne. Vince invece la nazionale femminile, per qualche ora prima in classifica, mentre l’U20 viene messa ko. Il Benetton travolge i Dragons, l’Ulster fa le Zebre a polpette

Da dove iniziare. Beh, stavolta dalle donne, noblesse oblige. Ma non per cavalleria, ma proprio perché se lo meritano: battono per la prima volta nel Sei Nazioni l’Irlanda, vanno per qualche ora in testa alla classifica del torneo (poi le inglesi si riprendono la prima posizione superando le gallesi) ma soprattutto giocano un rugby davvero bello e intenso.
Azzurre che sono in corsa comunque per il titolo anche se le ultime due giornate metteranno le ragazze di fronte proprio alle fortissime inglesi (che hanno tre punti in più) e alle francesi, che al momento hanno un solo punto meno di noi. Sarà durissima ma il gruppo c’è, e viste le condizioni in cui operano staff e giocatrici è un mezzo miracolo (che si ripete da tempo, e non è un dettaglio).
E fate un favore all’Italia femminile: non paragonatele agli uomini, non se lo meritano.

Passiamo alla squadra-locomotiva del movimento? La nazionale maggiore perde a Roma contro l’Irlanda con il risultato di 16 a 26. Una partita gagliarda, quella degli azzurri, attenta ma costellata di tanti piccoli errori che hanno indirizzato non poco il match. Buona prestazione del gruppo di O’Shea, la migliore senza dubbio da un bel pezzo in qua, ma che non basta per evitare la sconfitta consecutiva numero 20 (venti) nel Sei Nazioni contro una Irlanda davvero brutta.
Qui sta un po’ l’inghippo della faccenda: perché, come qualcuno mi ha detto ieri davanti a un boccale di birra, la migliore Italia comunque perde contro la peggiore Irlanda. Una Irlanda non solo brutta, ma che nel primo tempo ha messo in mostra per lunghi tratti un atteggiamento mentale irritante. Gli uomini di Schmidt dopo aver visionato le partite degli azzurri contro Scozia e Galles probabilmente pensavano di passare un pomeriggio tranquillo e di tornare a casa con il bottino pieno facendo il minimo della fatica.
Così non è stato (anche se alla fine 4 mete le hanno comunque fatte e il punto di bonus a Dublino se lo sono portato) per merito di una Italia volitiva e tignosa, che ha chiuso il primo tempo avanti sul 16 a 12, che però non fa nemmeno un punto nella ripresa, che paga nel punteggio una giornata non indimenticabile di Allan nei calci da fermo e una gestione quantomeno discutibile della scelta se piazzare o meno nell’ultima fase del match. Non che a quel punto il risultato sarebbe cambiato moltissimo, ma almeno il punto di bonus difensivo lo avremmo portato a casa.
Rimaniamo con una prestazione in crescita (che è comunque la cosa più importante) prima del proibitivo impegno di Twickenham contro l’Inghilterra e di quello più abbordabile – ma, mi sbaglierò, estremamente complicato – contro la Francia. L’importante sarà mantenere almeno questo standard, altrimenti saranno le solite chiacchiere dette e ripetute fino alla nausea degli ultimi 20 anni.

Capitolo U20. Gli azzurrini vengono superati a Rieti dall’Irlanda per 34 a 14: i verdi sono troppo forti e organizzati per una squadra italiana grintosa ma non molto precisa e che lamenta limiti nella gestione della palla e nella manualità.
La selezione U20 è sempre di non semplice valutazione ma va detto che nel complesso questo gruppo sembra essere un po’ meno talentuoso di quello che lo ha preceduto. Vedremo. Squadra che ha larghi margini di crescita ma che “soffre” del solito atavico problema: quale crescita per questi ragazzi una volta finita questa esperienza?

Le celtiche. Nelle ultime 10 partite giocate, Challenge compresa, il Benetton Treviso ha infilato 9 vittorie e un pareggio. Un ruolino di marcia notevolissimo. Sabato al Monigo sono arrivati i Dragons di Newport, oggettivamente una delle squadre meno complete e forti di questo Pro14 ma che in questi primi due mesi dell’anno nuovo ha dato vita a prestazioni in crescita. Treviso ha spazzato via i gallesi con 9 mete e un tabellone che alla fine diceva 57 a 7. Un risultato che consolida il secondo posto nel girone per i biancoverdi, complice anche lo stop imposto dai Cardiff Blues all’Edimburgo. Da sottolineare che tra i convocati azzurri e gli assenti per infortunio erano ben 17 i giocatori su cui Kieran Crowley non poteva contare questo fine settimana. Una enormità che nelle scorse stagioni era una montagna insormontabile o quasi.
E le Zebre? Erano attese da un impegno molto difficile a Belfast sul campo dell’Ulster: i padroni di casa hanno sempre avuto il controllo del match chiuso poi con 8 mete fatte e solo una subita sul 54 a 7. Poco da dire o da aggiungere.

Il Sei Nazioni e le statistiche sono nulla (o quasi) senza la physicality: il Tinello di Vittorio Munari

Un po’ di Italia, un po’ di Benetton Treviso, un pizzico del chiacchieratissimo “invito” per Callum Braley, ma soprattutto tanti numeri sulle prime due giornate del Sei Nazioni 2019. Senza dimenticare una loro lettura sotto una luce molto particolare…
Palla a Vittorio

Il Sei Nazioni e una influenza che val bene un Tinello tinto d’azzurro speranza

Un Vittorio Munari febbricitante ci porta per mano nel torneo più atteso e amato. Una edizione caratterizzata dal Mondiale nipponico che scatta a settembre e che vede l’Italia cercare una vittoria dopo tre edizioni di sole sconfitte. Ma sarà complicato.
E poi ci sono quelle parole di Conor O’Shea…
Palla a Vittorio!

Sei Nazioni 2019: il bilancino del torneo, prima che la palla inizi a rimbalzare

Un giochino, quasi inevitabile nei giorni immediatamente precedenti al via ad ogni Sei Nazioni. Un giochino che lascia un po’ il tempo che trova e che spesso mostra la corda già dopo i risultati dei primi 80 minuti di gioco. Però lo faccio lo stesso.

Chi vincerà il Sei Nazioni 2019?
L’Irlanda. Cioè, penso che sarà l’Irlanda. Dovrebbe essere l’Irlanda. Il buon senso dice questo. Sono forti (anzi, no: fortissimi), hanno idee chiare, hanno abbondanza di uomini e sono guidati da uno staff tecnico di livelli eccelsi. Hanno una gestione delle risorse – leggi: i giocatori – calibrata per tutta la stagione che rasenta la perfezione. Sanno battere gli All Blacks. Nel senso che sanno come si fa e lo hanno anche fatto.
Certo le giornate storte capitano a chiunque, il Sei Nazioni è un torneo particolare, è l’anno del Mondiale e bla bla bla… Però siamo onesti: qualsiasi risultato diverso dalla vittoria finale sarebbe un mezzo fallimento. Lo dice il buon senso, che però non rimbalza sul campo come una palla ovale.

Chi può rompere le uova nel paniere all’Irlanda?
Solo due squadre possono aspirare a volare a quelle altezze. Sempre sulla carta, s’intende, che poi vedi mai… Chi sono? Inghilterra e Galles. Due formazioni che hanno i loro problemi ma che hanno a loro portata anche le soluzioni. Eddie Jones deve fronteggiare anche una stampa che sa diventare ostile come poche altre, e non è un problema secondario, così come non è secondario il fatto che l’Inghilterra (assieme alla Francia) sia la nazionale che conta sul parco giocatori più usurato dai club, al netto degli accordi tra società e federazioni.
Il Galles ha il grande vantaggio di arrivare al torneo a fari spenti o quasi, se ne parla pochissimo: Gatland avrà le sue belle gatte da pelare ma rispetto a Jones probabilmente sta come un pascià. E ha a sua disposizione una squadra davvero forte.

Quelli che possono mischiare le carte
Anche qui sono due: Scozia e Francia. I motivi sono chiaramente diversi ma se arrivassero a giocarsi la vittoria finale nel torneo all’ultima giornata non sconfineremmo nella fantascienza. Il XV del cardo sa giocare e mettere in difficoltà chiunque, è in grado di farti stropicciare gli occhi e c’è la voglia di spaccare il mondo per fare l’ultimo salto di qualità. I limiti sono un bacino molto più limitato rispetto a quasi tutti gli avversari e una capacità di incassare (con relativa eventuale reazione) ancora da verificare fino in fondo.
Pregi e difetti della Francia sono invece ormai gli stessi da diversi anni in qua: una identità poco chiara, qualche dubbio su alcuni ruoli importanti, soprattutto un ambiente che non sa più da tanto tempo che cosa significhi giocare con serenità. Ma anche tanta, tantissima qualità. Noi la affronteremo all’ultima giornata, e non credo che per gli azzurri sarà un vantaggio.

Quella che parte per farsi il meno male possibile
Rimane solo l’Italia. Il gruppo azzurro è il meno completo, il meno solido (anche mentalmente) e quello con il bacino di riferimento più limitato. Nelle ultime tre edizioni non abbiamo vinto nemmeno una partita: inutile nasconderlo, siamo di gran lunga i candidati numero uno al cucchiaio di legno e/o all’ultimo posto. In una ideale sfida uno-contro-uno praticamente nessuno dei nostri uomini toglierebbe il posto a un collega delle formazioni avversarie. Giusto Parisse e Campagnaro. Questo al 29 gennaio, ovviamente. Il Benetton Treviso sta facendo una grande stagione e ci si augura che questo porti benefici anche all’azzurro. Speriamo, ma non dimentichiamo che a controbilanciare c’è l’annata invece molto difficile delle Zebre e che il trapasso franchigia-nazionale non è immediato.
Si inizia da Murrayfield, contro la Scozia, gara estremamente complicata. E una delle più abbordabili per noi, in teoria. Scenderemo in campo per vincerla, va da sé, ma uscirne con una grande prestazione sarebbe già tanto. Lo dice il buon senso che però, come ho scritto prima, non rimbalza sul campo come una palla ovale.