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Il fast food del weekend: conferme da Zebre e Benetton, due coppe un po’ così e nubi su Italia-Australia

La Challenge Cup ci dà altre risposte sulla crescita di Treviso e le inevitabili magagne bianconere. Poi i risultati di Continental Shield e Coppa Italia e – dulcis in fundo (mode sarcasmo: on) – un problema non da poco per il test-match di Padova

Cosa diciamo da almeno un anno a questa parte? Che le Zebre non possono prescindere da quei 15-18 uomini, quelli che da queste parti definisco “i titolarissimi”, senza i quali il livello della squadra scende parecchio (troppo) e ne risente spesso anche l’approccio alle partite. Così a un Bristol non trascendentale bastano poco più di 20 minuti per chiudere la pratica e alla fine si va sotto la doccia con un comodo 43 a 22 per gli inglesi. Anche la prima trasferta di Challenge Cup ad Agen, un anno fa, era finita più o meno così, insieme alle altre gare giocate lontane da Parma. In casa l’andazzo cambia, magari si vince poco ma le partite sono più serrate e combattute. Come dicevo prima: l’approccio mentale è diverso. La crescita di una squadra si misura anche da questo e le Zebre confermano anche questo fine settimana quanto il loro cammino sia ancora lungo.

Il Benetton Treviso, sempre in Challenge Cup, ha dato una bella ripassata al Grenoble: 40 a 14. La squadra francese viaggia nella parte bassa del Top 14, più o meno nelle stesse acque del Bristol in Premiership, e magari non è arrivata al Monigo con la voglia di spaccare il mondo, cosa che non è così inusuale con le formazioni transalpine nella prima fase di questa competizione, ma oggi i biancoverdi sono l’altra faccia della moneta su cui campeggiano le nostre due squadre celtiche. Treviso sa quello che vuole e sa come ottenerlo, non sempre ci riesce ma l’atteggiamento mentale è quello giusto. E’ una squadra solida che tiene i piedi per terra ma sa che un primo salto di qualità vero può arrivare quest’anno. Non è detto che ce la faccia, non è automatico, ma ha tutte le carte in regola.

Tra sabato e domenica si è giocata la prima giornata della terza coppa europea, la Continental Shield. Una competizione tutta da decifrare nei suoi reali valori ma che dà non poche possibilità a una delle squadre del nostro massimo campionato nazionale di giocare il prossimo anno in Challenge Cup (scalino a mio modestissimo parere esageratamente alto per noi). Calvisano dopo i due ko consecutivi in Top 12 va a vincere in Georgia per 6-17 in casa del Locomotive Tbilisi , Rovigo e Petrarca pareggiano 34 a 34. Rossoblu che non si fanno mancare l’ennesimo “caso” con le pubbliche accuse del tecnico Casellato a Momberg.

Per la serie “cose dalla dubbia utilità che cambiano nel nome ma non nella sostanza” si è giocata la prima giornata della Coppa Italia, ex Trofeo Eccellenza. Questi i risultati
Girone 1
Valsugana Rugby v Lafert San Donà 34-14
Verona Rugby v Mogliano Rugby 1969 48-7
Classifica: Verona 5, Valsugana 5, Lafert San Donà 0, Mogliano Rugby 1969 0
Girone 2
S.S. Lazio Rugby 1927 v Valorugby Emilia 18-19
Rugby Viadana 1970 v Toscana Aeroporti I Medicei 22-17
Classifica: Rugby Viadana 1970 4, Valorugby Emilia 4, S.S. Lazio Rugby 1927 1, Toscana Aeroporti I Medicei 1

Last but not least: il pasticciaccio brutto di Italia-Australia. Velocissimo recap: lo stadio Euganeo di Padova, che il prossimo 17 novembre deve ospitare il test-match tra azzurri e wallabies, ha problemi di sicurezza che da mesi ne limitano la capienza, partite di calcio comprese. La Questura della città veneta per la sfida tra azzurri e wallabies vuole limitare l’afflusso di tifosi a 9mila unità (un terzo circa della sua reale capienza), ma i tagliandi già venduti per la partita in questione sono già oltre 10mila. Il problema non si è presentato improvvisamente, se ne parla già da settimane ma finora non si è cavato un ragno dal buco. Un mese fa, più o meno, ho chiesto notizie a fonti federali che mi avevano garantito che per Italia-Australia non ci sarebbero stati problemi e la capienza disponibile sarebbe stata quella massima: evidentemente però non è così, non a oggi almeno.

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Zani e Parisse i due grattacapi per O’Shea, il vero mal di testa però si chiama Minozzi

Dalla pagina facebook delle Zebre (ph. Stefano Delfrate)

Stagione appena iniziata e subito arrivano i primi infortuni: il capitano a inizio ottobre dovrebbe già essere pronto, per il pilone invece lo stop è di 4-5 mesi. E per il giovane trequarti delle Zebre si va a dopo il Sei Nazioni…

“Manca solo un anno alla Coppa del Mondo e la qualità dei test match di preparazione che abbiamo organizzato riflette sia le nostre ambizioni, sia la direzione che vogliamo avere come movimento. Abbiamo deciso di avere una serie di test che ci consentano di arrivare ai Mondiali dopo aver giocato contro i migliori, pronti non solo a giocare ma a vincere grandi partite”. Mentre veniva diffuso il comunicato FIR con le parole del ct Conor O’Shea sul programma pre-mondiale dell’Italia (10 agosto 2019 gara contro l’Irlanda, il 30 dello stesso mese contro la Francia, il 6 settembre a Newcastle sfida agli inglesi. In mezzo, il 17 agosto il test con una squadra di Tier 2 ancora da definire. Un programma tosto, senza dubbio) probabilmente il tecnico irlandese stava pensando a questo: “!@$&!?£!!”.
No, non sono impazzito, ma sono sicuro che gli improperi del responsabile tecnico della nostra nazionale sono arrivati molto in alto alla notizia degli infortuni di Zani e Minozzi dopo la prima partita stagionale con Benetton Treviso e Zebre nel Pro14.

Questa la situazione, così come la racconta R1823:La Benetton Treviso ha comunicato che il proprio atleta Federico Zani, a causa del distacco del tendine del bicipite del braccio destro avvenuto in uno scontro di gioco lo scorso sabato nel match vinto contro i Dragons, è stato sottoposto a intervento chirurgico presso il policlinico di Abano Terme dall’equipe del dott. Micaglio. L’intervento è riuscito alla perfezione.
Nella giornata di ieri l’estremo delle Zebre Matteo Minozzi é stato sottoposto a intervento chirurgico presso la Clinica Villa Stuart di Roma dal Prof. Pier Paolo Mariani. Minozzi ha subito la ricostruzione della capsula articolare e la neurolisi del nervo sciatico popliteo esterno del ginocchio destro, lesionato durante l’infortunio di gioco di venerdì scorso allo Stadio Lanfranchi di Parma nella sfida tra la franchigia federale e i sudafricani Southern Kings. L’intervento è riuscito; l’atleta ora dovrà osservare 15 giorni di riposo assoluto per poi iniziare la fisioterapia. Successivamente il numero 15 padovano alla sua seconda stagione con le Zebre dovrà sottoporsi a un secondo intervento chirurgico per la ricostruzione legamentosa”.

Per il pilone del club biancoverde lo stop previsto è di 4/5 mesi, diciamo che nella seconda parte del Sei Nazioni potremmo rivederlo in campo. Un grattacapo per il Benetton ma anche per O’Shea che però può contare su altri nomi. Il problema vero in chiave azzurra è lo stop di Minozzi, che sarà lunghissimo: incrociando le dita e sperando che il recupero fili via senza nessun intoppo potremo rivedere in azione il 22enne nell’ultimissima fase della stagione, sicuramente dopo il Sei Nazioni.
In linea teorica tra le carte a disposizione di O’Shea ci sono atleti che possono sostituire il giovane trequarti ma in realtà oggi non c’è nessuno che può davvero prendere il suo posto. L’esplosività, la velocità, la capacità di saltare l’avversario anche in spazi molto stretti fa di Minozzi (purtroppo) un unicum nel gruppo azzurro. L’unico altro giocatore che ha tutte queste qualità è Campagnaro. Hayward può sostituirlo egregiamente, verissimo, in questo momento è l’opzione migliore ma è un giocatore diverso, nella fase difensiva dà qualcosa in più ma non è imprevedibile come il ragazzo di Padova. Non ha quella reattività.

Detto fuori dai denti Minozzi è un atleta dal talento vero, cristallino, e in un gruppo che nel suo complesso è povero di quel prezioso materiale questo è un grosso problema. Checché se ne dica non abbiamo quell’abbondanza che invece servirebbe, non ancora almeno. Minozzi, con Campagnaro e Parisse (a proposito: problema al polpaccio anche per il capitano, ma in 4-5 settimane sarà di nuovo in campo) sono gli unici azzurri che hanno quello che oggi in tanti chiamano per comodità X factor. Questo detto senza minimamente mancare di rispetto agli altri, non dovrei nemmeno sottolinearlo, ma il problema – ahimé – rimane tutto.
A lunedì.

Da qui al Mondiale, via a una lunghissima stagione ovale. Calda soprattutto per l’Italia

Saranno mesi importanti, forse determinanti per il nostro movimento: per la nazionale maggiore, per quella delle ragazze, per l’U20, per le formazioni celtiche e per il nostro campionato. Si aspettano risposte, interventi e (almeno) un po’ di risultati dal campo. A partire da Italia-Georgia

Metto subito le mani avanti, giusto per chiarire i termini della questione: negli ultimi 20 giorni (più o meno) di rugby ho letto poco e non ho visto nulla. Ero in ferie, con un fuso orario di parecchie ore. Non so nemmeno se DAZN ha un sistema di geolocalizzazione che blocca la visione quando sei all’estero, ché a dirla tutto non ci ho nemmeno provato. Ma ero in vacanza, eccheccazzo (si può dire, vero?). Le partite del Rugby Championship, le amichevoli celtiche e la prima giornata del Pro14 sono per me solo una serie di risultati, nulla di più. Premessa terminata.

La stagione 2018/2019 sarà molto importante. Intanto sarà lunghissima e si chiuderà di fatto con un epilogo che si chiama Mondiale, e scusate se è poco. Sarà però soprattutto un’annata decisiva per il nostro movimento: la nazionale a novembre sarà impegnata in quattro test-match di livello: l’Irlanda a Chicago e poi – sul suolo italiano – Georgia, Australia e Nuova Zelanda. Quella con gli All Blacks è di sicuro la più mediatica ma a dispetto del ranking mondiale quella più importante è senza dubbio quella con la Georgia. Importante e rischiosa. Sono anni che i risultati mediocri della nostra nazionale – quando non palesemente negativi – alimentano il fuoco delle polemiche sulla nostra presenza nel Sei Nazioni, con la federazione di Tbilisi che le cavalca per ritagliarsi un qualche spazio su quel palcoscenico. Ora le due formazioni si troveranno di fronte per una sfida che come dicevo per noi è molto rischiosa: in caso di vittoria avremmo semplicemente fatto il nostro dovere, una sconfitta sarebbe invece un vero disastro.

Il XV azzurri arriva poi da tre anni che definire complicati è un complimento: dopo la RWC in terra inglese la nostra nazionale ha giocato 29 partite, ne ha vinte solo 5 e perse ben 24. L’ultima nostra affermazione nel Sei Nazioni risale al 2015… Urge una inversione di rotta. Sullo sfondo c’è pure la questione del rinnovo contrattuale dello staff tecnico, cosa che mi auguro non sia messa in discussione.
E mentre anche la compagine femminile sta cercando di rimettersi in carreggiata dopo almeno un paio di stagioni al di sotto delle attese è la nazionale U20 che negli ultimi mesi ha portato sorrisi e speranze: ci si augura che le cose possano rinsaldarsi per proseguire sul cammino intrapreso nell’ultimo biennio per dimostrare che i risultati ottenuti in quel lasso di tempo siano un qualcosa di strutturale e non legate a una più o meno fortuita nascita e/o concentrazione di talenti. Staremo a vedere, ma la parola “conferme” dalle nostre parti è quella che più ha latitato nelle ultime due decadi. Speriamo.

C’è il Pro14: Treviso e Zebre hanno iniziato con il piede giusto la stagione battendo rispettivamente Newport Dragons e Southern Kings, ma non va dimenticato che sono state le due formazioni che nell’ultima annata hanno raccolto (di gran lunga) meno punti: 20 per i gallesi e addirittura solo 11 per i sudafricani. Le stesse Zebre, terz’ultime, hanno raccolto 36 punti vincendo 7 gare, ovvero più del doppio di quelle vinte dalle altre due messe assieme.
Si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera, speriamo sia così: Treviso ha le carte in regola per fare un salto di qualità, la formazione di Parma deve proseguire un cammino inevitabilmente accidentato ma che sembra essere quello giusto. Però di promesse e speranze abbiamo fatto il pieno in questi anni, servono risultati e perciò ne riparliamo a maggio.

Infine c’è l’Eccellenza, pardon, Top12. Qui il “boh” è di quelli davvero grossi: il nostro massimo campionato nazionale è la cartina al tornasole di quello che non ha funzionato a livello strutturale dell’inizio dell’avventura celtica. Un torneo depauperato e lasciato a languire in un limbo che non è di aiuto a nessuno. Da quest’anno si torna a 12 formazioni, la Lega dei Club è ancora una discussione filosofica e l’interesse economico-mediatico è quello che è, ad essere buoni. I piani alti della FIR continuano a definire il nostro domestic come la “palestra” in cui si formano i nostri giocatori. Pure i nostri arbitri e i nostri dirigenti, aggiungo io. Forse è il caso di farsi qualche domanda e di darsi qualche risposta. E magari pure di intervenire. Discorso che vale per tutte le parti in causa, non solo per la federazione.
Buon rugby a tutti.

Nuovi sponsor, vecchie abitudini: si dice la durata ma nulla sulla vil pecunia. Glasnost dove sei?

ph. Fotosportit/FIR

Dopo 12 anni sulle maglie azzurre non comparirà più la scritta Cariparma ma Cattolica Assicurazioni. Si vocifera di un accordo al ribasso per la FIR che però non dà cifre ufficiali

“Ma quale è il supporto economico che la FIR ricava da Cattolica e dagli sponsor azzurri? Mah. Non si sa”. A chiederselo – e a scriverlo – è stato un paio di giorni fa il blog Il Nero Il Rugby in commento all’annuncio del nuovo contratto di sponsorizzazione che legherà la nazionale azzurra a Cattolica Assicurazioni per i prossimi 7 anni. Una domanda legittima, visto che conosciamo la durata del contratto di quello che è e sarà il main sponsor dell’Italia a partire dai test-match del prossimo novembre, ma nulla sappiamo della parte che più conta, ovvero quella riguardante la vil pecunia.
Nel comunicato diffuso dalla FIR lo scorso 3 luglio non ci sono cifre, ma d’altronde non c’era la benché minima indicazione finanziaria nemmeno nella nota federale con cui il 19 giugno la Federazione e Crédit Agricole Cariparma annunciavano la separazione delle loro strade dopo ben 12 anni (fatemela tirare sono per 30 secondi: ero stato il primo a scriverlo): c’erano le pacche sulla schiena tra i maggiori rappresentanti dei due enti coinvolti, il ringraziamento reciproco e l’altrettanto reciproco augurio di un futuro luminoso, ma nessuna cifra. Sì, qualche dato generale e assai generico sulla crescita del movimento in termini di tesserati, ma nulla su quanto è stato investito e su quale siano stati gli eventuali ritorni. Zero. Eppure quale migliore occasione per fare un bilancio?

Ma d’altronde la cosa non può stupire visto che la trasparenza non è mai stato il punto forte delle pezze contabili pubblicate dalla FIR. Giusto per essere chiari: la federazione non viola nessun regolamento o normativa, quei documenti sono assolutamente validi e redatti in maniera conforme alle normative vigenti. Detto questo basterebbe poco per essere un po’ più chiari e trasparenti. Basterebbe volerlo. Nei bilanci FIR, è un esempio che ho fatto più volte, non esiste una chiara voce “Zebre” che ci dica esattamente quanto costi la franchigia federale, ma i capitoli di spesa sono spacchettati e separati sotto varie voci. Tutto lecito? Sì. Tutto chiaro? No. Quindi che anche in questo caso non si sappia l’esatta quantità di soldi che entreranno in cassa con il nuovo sponsor non stupisce. Però lasciatemi il rammarico.

Nell’articolo da cui ho preso il via si parla di indiscrezioni secondo le quali la parte economica dei nuovi contratti – quello di Macron compreso – sia notevolmente inferiore a quelli in vigore in precedenza. Sono solo rumors che circolano da un po’, vanno quindi presi con le pinze, e trattati per quello che sono però se la cosa fosse vera (anche qui) non dovremmo stupirci: il campo continua a non dare risultati e l’effetto “ingresso nel Sei Nazioni” si è ormai esaurito da tempo. Ma fermiamoci qui: se un giorno la FIR vorrà rendere note quelle cifre ne parleremo nello specifico.
Qualcuno potrebbe dire che nemmeno gli altri rivelano certe cifre, non tutti almeno. E’ vero, ecco un esempio pratico: questa è la voce sponsorizzazioni del Bilancio Preventivo FIR del 2017, il documento contabile reso pubblico più recentemente dalla nostra federazione
Questo è quello che scrive la federazione inglese nell’Annual Report 2017

Come vedete la voce “sponsorship” non è dettagliatamente esplicitata. Detta in altre parole: quanti soldi dà Canterbury alla RFU? Non lo si sa nel dettaglio.
Però due cose vanno dette. La prima, moto banalmente, è che non è che se una cosa non la fanno gli altri allora non devo farla nemmeno io…
Secondo: la mancanza di chiarezza della RFU in quell’ambito specifico è controbilanciata da una trasparenza diffusa e nel Report (che comunque va ricordato che non è il documento contabile tout court ma una brochure riepilogativa ed esaustiva di tutto il lavoro della federazione) si arrivano ad esplicitare anche – ed è solo un esempio – gli stipendi delle massime cariche che la guidano, dal presidente Bill Beaumont in giù. I due documenti non sono assolutamente equivalenti sotto il profilo della trasparenza e della loro immediatezza. Ma come dicevo prima: basterebbe poco, basterebbe volerlo.

Dagli arbitri all’Argentina, fino all’Italia: i test-match nel Tinello di Vittorio Munari

Tre settimane di rugby intensissimo che ci hanno regalato spunti e riflessioni: dal caos sull’interpretazione delle regole fino alla crisi dei Pumas passando attraverso il “caso McKenzie” degli All Blacks, le difficoltà inglesi, la stanchezza (e non solo) della Francia. Senza dimenticare la bellissima serie Australia-Irlanda e il tour azzurro in Giappone…
E stavolta i file sono due, inevitabilmente.
Palla a Vittorio!