I club ci riprovano: oggi il Coordinamento delle società, tra sei mesi la Lega

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Stavolta sembrano essere tutti d’accordo. Un piano che si dà una tempistica credibile e con alcune priorità ben delineate. Portavoce è il presidente del San Donà Alberto Marusso

Chi scrive è da sempre un sostenitore dell’esistenza di una Lega di club, la sua mancanza è un’anomalia e un freno allo sviluppo del rugby in Italia. Parere personale, va da sé. Il dialogo – anche serrato e alle volte contrastato – tra la federazione e la rappresentanza delle società non può che portare frutti positivi sul medio e lungo periodo. Un movimento monodiretto da un unico ente per forza di cosa accentratore si perde inevitabilmente dei pezzi del panorama complessivo, una lega di club pone prospettive diverse e mette sul tavolo interessi altre.
Dice: sì, ma la lega c’era in Italia, ricordo come è finita? Verissimo, ma il fallimento di quello specifico progetto non mette in discussione la bontà dell’istituzione in sé e la necessità di avere un dialogo tra più attori. Se una macchina non funziona ci riprovi con un’altra, non torni a usare un cavallo. La lega rimane una ricchezza, poi sul come farla funzionare si può e si deve discutere.

Un anno fa, circa, c’era stato un abbozzo di tentativo di rimetterla in piedi, ma qualcuno ne era rimasto volutamente fuori e il tutto si è arenato in poco tempo. Ora le società di Eccellenza ci riprovano: si sono incontrate – tutte stavolta – hanno mosso i primi passi creando un coordinamento con l’obiettivo di dar vita a una vera e propria associazione tra qualche mese. Il fatto di essersi dati dei tempi un po’ più lunghi di altre volte dà più solidità a un progetto che è ancora tutto in divenire. Il portavoce è Alberto Marusso, presidente del San Donà.
Sviluppo tecnico, denominazione del campionato e la promozione dello stesso sono i primi ma non unii punti su cui lavorare. Speriamo bene.
Il comunicato:

Subito un coordinamento, costituito da un portavoce e da un tavolo permanente dei presidenti, per affrontare e risolvere le questioni più dirimenti in tempo utile per la prossima stagione, a partire dalla denominazione del campionato.
Tra sei mesi, forti dell’esperienza che si auspica positiva, avverrà la nascita di una vera e propria Lega delle società d’Eccellenza del rugby italiano.
Lo hanno deciso il primo dicembre a Reggio Emilia i presidenti dei club del massimo campionato di rugby, dopo che si era ripreso il ragionamento interrotto alcuni mesi fa in un primo incontro a Firenze in occasione del test match della nazionale italiana.
Il coordinamento si è già dato un portavoce: è Alberto Marusso, 47 anni, presidente del San Donà, a cui è stato affidato il mandato di farsi interprete della sintesi dei club e di costruire le basi per quella che in un tempo non troppo lontano diverrà una vera e propria Lega.
“La consapevolezza che il futuro del massimo campionato italiano di rugby passa obbligatoriamente dalla costruzione del prodotto “Campionato” con maggiore appeal e da un maggior protagonismo dei club nell’organizzazione del calendario e delle linee di sviluppo della formazione degli atleti, ha riunito gli intenti di tutti i presidenti – sottolinea Marusso, neo portavoce dell’attuale Eccellenza – ripartendo dalla bozza di documento a cui avevamo lavorato a marzo 2017, abbiamo deciso che è ora di rimboccarci le maniche evitando così di lamentarci a cose fatte, ma cercando un confronto continuo con la Federazione che porti a risultati più confacenti agli interessi delle società, che è bene ricordarlo rappresentano le fondamenta per lo sviluppo del rugby in Italia”.
L’agenda dei lavori è piuttosto impegnativa, partendo dal nome “Eccellenza” che non rende giustizia al campionato italiano di maggiore valore, passando dagli strumenti di visibilità con la costruzione di un format condiviso per lo streaming e la ricerca di un broadcast televisivo che dia spazio al rugby, ai temi più tecnici di formazione degli atleti e la questione permit.
Nei prossimi sei mesi si lavorerà anche a un nome e a un marchio della Lega, che si doterà di un piano pluriennale di marketing.

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Champions, Challenge, Continental Shield e Trofeo Eccellenza: tiriamo le fila del fine settimana

Si è giocato da giovedì a ieri sera sui campi di mezza Europa. Ecco come si sono comportate le italiane: sconfitte che lasciano l’amaro in bocca per Zebre e Benetton Treviso

Champions Cup: Benetton Treviso
Terza sconfitta per il Benetton nelle prime tre giornate del torneo, ma pure questa fa male quanto quella del Monigo con il Tolone: in casa degli Scarlets i biancoverdi vengono piegati 33 a 28 ma i ragazzi di Kieran Crowley non possono andarsene da Llanelli senza masticare amaro. La prima mezzora è un mezzo incubo, con tre mete incassate (a una) e il cartellino rosso diretto per Minto, colpevole di aver placcato pericolosamente David Bulbring. Partita che a quel punto sembrava chiusa, invece il Benetton si mette a giocare con quella freddezza e quella determinazione che nei primi 30 minuti si era vista solo per brevi tratti. Si va al riposo sul 21-14 per i gallesi, il pareggio viene raggiunto al 57′ e 12 minuti più tardi la meta di Ruzza porta i veneti sul 21-28. Ma quando la vittoria ormai è un obiettivo a portata di mano i padroni di casa trovano la giusta reazione mentre i biancoverdi si spengono, pagando probabilmente lo sforzo fisico che aveva permesso il recupero. Le mete di Steff Evans e  Paul Asquith tra il 75′ e il 79′ portano il XV in maglia rossa sul +5 finale.
Tantissimo amaro in bocca, dicevamo prima, ma Benetton che paga ancora una volta un inizio traballante, un problema annoso da affrontare e risolvere. Nel prossimo fine settimana saranno proprio gli Scarlets a presentarsi al Monigo per la 4a giornata del massimo torneo continentale per club.

Challenge Cup: Zebre
A Parma il tabellone a fine gara porta un risultato molto simile a quello di Llanelli: 26-33. Gloucester si porta a casa una partita iniziata con il piglio sbagliato contro le ormai solite Zebre garibaldine, divertenti, capaci di giocare molto bene ma che pagano le loro mancanze difensive (e di rosa). Sono Meyer e Giammarioli a mollare due schiaffoni agli inglesi e al 17′ siamo sul 14 a 0 per le Zebre. Arriva però la reazione degli ospiti che al 36′ pareggiano i conti, ma Boni proprio allo scadere del primo tempo segna la meta con cui si va al riposo sul 19-14.
I Cherry & White tornano in campo determinati e le marcature pesanti di Thorley (doppietta personale per lui) e Williams nei primi 10 minuti della ripresa sono colpi duri da incassare, al 67′ arriva anche la meta di Hibbard. Reazione d’orgoglio delle Zebre che accorciano le distanze con Gaffney ma non riescono più a riprendere gli inglesi.
Un altra prova in cui si registrano non pochi segnali positivi per i bianconeri, a cominciare dalla sfrontatezza e dall’attitudine offensiva fino a certezze come Boni e Bellini. Partita che conferma però anche tutte le magagne e le criticità dei ducali, viste fin dall’inizio della stagione. Problemi che una squadra esperta, forte e organizzata come il Gloucester alla lunga non può non far emergere. Tra una settimana saranno gli italiani ad andare al Kingsholm a far visita ai biancorossi.

Continental Shield: Calvisano, Rovigo, Petrarca, Viadana
Iniziamo dalle note dolenti. I campioni d’Italia vengono superati di misura (15-13) dai romeni del Timisoara. In trasferta i bresciani chiudono il primo tempo in vantaggio di 7 punti (3-10), poi la reazione dei padroni di casa sotto la neve.
KO anche il Petrarca, sempre in trasferta, ad Heidelberg. Una sconfitta di misura, come nel caso del Calvisano, con i tedeschi che si impongono 19-15 e che hanno costruito la vittoria nella fase iniziale del match.
Chi invece sorride è il Rovigo, che al Battaglini chiude la sfida con i portoghesi del CDUL pr 45 a 7. Partita già messa in cascina nel primo tempo, finito sul 31 a 7.
L’impresa di giornata è però firmata Viadana: i gialloneri superano i georgiani del Batumi 29 a 27 dopo aver finito il primo tempo sotto di 5-27. Bravissimi i ragazzi di Frati a crederci quando ormai la partita sembrava fuggita via e ad approfittare dall’indisciplina dell’avversario.

Pool A: Timisoara 13; Rovigo 11; Heidelberger 8; Viadana 5
Pool B: Batumi 8; Calvisano 7; Petrarca 6; CDUL 5

Sabato si è giocata anche la terza giornata del Trofeo Eccellenza: ecco come è andata.
Il comunicato è quello della FIR

 Il terzo turno del Trofeo Eccellenza conferma il Lafert San Donà al vertice della Pool A al giro di boa della fase a gironi: i provinciali veneziani si aggiudicano vittoria e punto bonus nel derby veneto contro i cugini del Rugby Mogliano, espugnando per 27-13 il campo dei leoni trevigiani.

Nella Pool B, a riposo la capolista Fiamme Oro, la sfida tra Toscana Aeroporti I Medicei e Lazio Rugby sorride ai fiorentini che, davanti al pubblico di casa del “Lodigiani”, superano di misura i capitolini che riescono comunque a portare a casa il doppio punto bonus.

Pool A – III giornata
Mogliano Rugby v Lafert San Donà 13-27 (0-5)

Classifica Pool A: Lafert San Donà punti 9; Conad Reggio 5; Mogliano Rugby 1

Pool B – III giornata
Toscana Aeroporti I Medicei v Lazio Rugby 1927 27-24 (4-2)

Classifica Pool B: Fiamme Oro punti 9; Toscana Aeroporti I Medicei 4; Lazio Rugby 1927 3

Tabellini
Mogliano V.to, Stadio “Maurizio Quaggia”- Sabato 9 dicembre 2017
Trofeo Eccellenza, III^ Giornata
Mogliano Rugby v Lafert San Donà 13 – 27 (6-22)

Marcatori: pt. 6′ m. Falsaperla (0-5); 9’ cp Giabardo A. (3-5); 15′ cp Giabardo A. (6-5); 22′ m. Dal Sie tr. Reeves (6-12); 29′ m Pratichetti (6-17); 40′ m. Vian Gm. (6-22); st. 15′ m. Carraretto tr, Giabardo G. (13-22); 24′ m Rorato (13-27)
Mogliano Rugby: D’Anna; Masato, Visentin M., Da Re (71′ Giabardo A.), De Masi (18′ Zanchi); Giabardo A.(47′ Giabardo G.), Endrizzi (Cap.)(51′ Fabi); Halvorsen (77′ Baldino), Carraretto (73′ Nicotera), Baldino (56′ Finotto); Flammini, Padrò (v.Cap.) (34′ Maso); Bigoni (41′ Stefani), Nicotera (59′ Giazzon), Vento (66′ st. Ceccato)
all.: Dalla Nora
Rugby San Donà: Van Zyl; Pratichetti, Schiabel, Bertetti(74′ Rigo), Falsaperla (67′ Biasuzzi); Reeves, Rorato; Derbyshire (51′ Catelan), Vian Gianmarco (40′ Bacchin), Giusti; Van Vuren, Erasmus; Zanusso(73′ Pasqual), Dal Sie (66′ Vian Gl.), Ceccato (56′ Ros)
all.: Ansell
Arb. Vedovelli (Sondrio)
AA1 Franzoi (Venezia), AA2 Giacomini (Treviso)
Cartellini: 54′ giallo Schiabel;
Calciatori: Giabardo A. 2/3; Giabardo G. 1/1(Mogliano Rugby); Reeves 1/5 (Rugby San Donà)
Note: Giornata soleggiata, campo appesantito dalle piogge del giorno precedente ma in buone condizioni, circa 400 spettatori.
Punti conquistati in classifica: Mogliano Rugby 0; Rugby San Donà 5
Man of the match: Vian Gianmarco (San Donà)

Firenze, Ruffino Stadium “Mario Lodigiani” – sabato 9 dicembre
Trofeo Eccellenza, III giornata
Toscana Aeroporti I Medicei v S.S Lazio Rugby 1927 27 – 24 (10-0)
Marcatori: p.t.  7’ cp Newton (3-0); 15’ m Morsellino tr Newton (10-0); s.t. 6’ m Pagotto (10-5); 55’ m Corbetta tr Newton (17-5); 61’ m Antl tr Ceballos (17-12); 68’ cp Newton 20-12; 71’ m Antl tr Ceballos (20-19); 77’ m Montivero tr Newton (27-19); 80’ m Freytes (27-24).
Toscana Aeroporti I Medicei: Cornelli; Citi, Rodwell (63’ McCann), Mattoccia, Morsellino; Newton, Esteki (55’ Taddei); Bottacci, Chianucci (56’ Boccardo), Cosi (cap.); Brancoli, Savia; Battisti (43’ Montivero), Corbetta (78’ Baruffaldi), Zileri (43’ Cesareo).
All. Presutti, Basson
S.S Lazio Rugby 1927: Antl; Di Giulio, Vella, Lo Sasso, Guardiano (75’ Bonavolontà F.); Ceballos, Bonavolontà D (60’ Giangrande). (cap.); Cicchinelli, Pagotto, Freytes; Pierini, Riedi (33’ Romagnoli); Forgini (70’ Amendola), Corcos (41’ Cugini),  Di Roberto (70’ Gloriani).
All. Montella
Arb. Gnecchi (Brescia)
AA1 Laurenti (Bologna), AA2 Borraccetti (Forlì – Cesena).
Cartellini: 54’ giallo a Di Roberto (S. S. Lazio Rugby 1927); 64’ rosso a Cicchinelli (S.S. Lazio Rugby 1927), 64’ giallo a Montivero (Toscana Aeroporti I Medicei)
Calciatori: Newton (Toscana Aeroporti I Medicei) 5/5; Ceballos (S.S. Lazio Rugby 1927) 2/4;
Note: fredda giornata di sole, campo allentato. Spettatori 300.
Punti conquistati in classifica: Toscana Aeroporti I Medicei 4 ; S.S. Lazio Rugby 1927 2.
Man of the Match: Mattoccia (Toscana Aeroporti I Medicei)

La Buttiga del rugby: il dopo test-match e altro ancora

Gli inglesi e gli americani la chiamano slackness, un qualcosa di traducibile – al di qua delle Alpi – in “fiacchezza”, ma nello slang sta pure per “cazzeggio”. Arte, quest’ultima, in cui eccellono Duccio Fumero di Rugby 1823, Marco Turchetto di RugbytoItaly e il sottoscritto. I tre si sono riuniti nella piccola ma accogliente Buttiga Beer Room di via Paolo Sarpi in quel di Milano per fare un po’ il punto della situazione ovale dopo i test-match. Ovviamente a modo molto loro/nostro. Dietro la cinepresa (ma quale cinepresa… è uno smartphone!) l’imprescindibile ragazza-regista.
Buon Sant’Ambrogio e buon ponte a tutti, che qui si chiude bottega fino a lunedì. Ciao.

Gli USA ci riprovano a rientrare nel rugby con due piedi: via alla Major Rugby League

Flag Flying

Dopo l’implosione del Pro Rugby a fine 2016 parte un nuovo torneo: 7 squadre da aprile si daranno battaglia. C’è già un contratto televisivo con la CBS e i piani di crescita sono importanti. Ma il condizionale, visti i precedenti, è d’obbligo

Il primo tentativo si è chiamato USA Rugby Super League, è stato piuttosto longevo ma non molto fortunato: tra il 1997 e il 2012 è comunque riuscito in qualche modo a tenere in piedi un campionato nazionale statunitense di rugby a 15. Poi il collasso dovuto principalmente a motivazioni economiche.
Nel novembre 2015 l’annuncio della nascita del Pro Rugby, il primo campionato professionistico a stelle e strisce: dura una sola stagione ma lancia comunque un segnale importante. Cinque le formazioni partecipanti (Denver, Ohio, Sacramento, San Francisco e San Diego) in grado di richiamare anche diversi giocatori dall’Europa e non solo, come i nostri Mirco Bergamasco e Filippo Ferrarini. Le intenzioni per il futuro sono bellicose, ma i rapporti tra l’ideatore del torneo, nonché padrone della lega – Doug Schoninger – e la federazione statunitense sono costellati da scontri e screzi (il tipo riesce a litigare anche con la federazione canadese). Il campionato vede la vittoria di Denver il 31 di luglio, a dicembre è già saltato tutto e il Pro Rugby muore subito.

Ora negli USA ci riprovano e ad aprile partirà il primo torneo “griffato” Major League Rugby, con sette squadre al nastro di partenza, soprattutto degli stati del sud e dell’ovest: Austin Elite Rugby, Nola Gold, Utah Warriors, Glandale Raptors, San Diego Legion, Houston Sabercats e Seattle Seawolves. Assente del tutto, almeno l’anno prossimo, la costa est. Il formato è identico a quello dell’Eccellenza con una regular season che si svolgerà in dieci fine settimana e poi le prime quattro si giocheranno semifinali e finalissima.
Ogni formazione ha investito almeno mezzo milione di dollari e c’è un contratto già firmato con la CBS che manderà in onda 13 partite in tutto, appuntamento la domenica sera.
Alcune squadre inizialmente avvicinate al torneo non sono entrate per problemi organizzativi e per la tempistica ridotta, ma dovrebbero aggiungersi l’anno prossimo. Sempre che ci si arrivi, visti i precedenti. Si tratta di Kansas City Blues e i Dallas Griffins, ma trattative sarebbero in corso anche con realtà di Boston, New York, Chicago. Poi ci sono i canadesi, con Vancouver e Ontario che vorrebbero entrare a far parte della nuova competizione, ma bisogna vedere cosa dirà la loro federazione.

Difficile, impossibile, dire come andrà questa volta. Il vero salto il rugby statunitense lo farà quando riuscirà ad entrare in pianta stabile nel sistema delle università: strutture, soldi e soprattutto il capitale umano farebbe fare alla palla ovale a stelle e strisce un salto gigantesco di cui potremmo vedere i risultati già nel medio periodo.
La MLR, a cui auguro ovviamente ogni fortuna, è ancora un ibrido che ha in sé tutti gli elementi che hanno fatto saltare il Pro Rugby: è sostanzialmente un torneo che nasce per volontà di alcuni appassionati/investitori che ha ottenuto appoggi dalla federazione locale rimasta però esterna. Potrebbe andare benissimo o anche molto male, si tratta di equilibri piuttosto delicati in cui c’entrano ovviamente i soldi, ma non solo. E la politica, nel senso più ampio del termine, sarà determinante: far sì che la federazione sia realmente inclusa nel progetto è fondamentale per la sua sopravvivenza sul lungo periodo.
Winston Churchill una volta disse che gli Stati Uniti fanno sempre la cosa giusta, dopo che hanno esaurito tutte le alternative. Che per il rugby sia la volta buona?

Numeri, profondità e utilizzo: il caso Italia e il caso Irlanda

ph. Fotosportit/FIR

Due nazionali che a novembre hanno affrontato le stesse avversarie, ma l’utilizzo dei giocatori a disposizione dei due ct è stato molto diverso: incentrato su un più piccolo gruppo di atleti per gli azzurri, molto più “diluito” tra gli uomini in maglia verde. E sorge una domanda/dubbio: non avevamo aumentato la concorrenza?

Oggi abbiamo più scelta di giocatori, una profondità che prima non c’era. Quante volte lo abbiamo detto o sentito i questi ultimi mesi? Parecchie, tante. Eppure – forse – non è così vero. Oppure abbiamo davvero più scelta ma poi questo ampliamento del bacino si riflette sulle scelte concrete del ct? Parrebbe di no.
Ho messo a confronto il nostro mese di novembre con quello irlandese prendendo in  considerazione il numero di giocatori utilizzati nel complesso delle tre partite, il numero di quelli che sono partiti dal primo minuto e quante volte uno stesso giocatore è stato schierato titolare.
Vi chiederete: perché proprio il XV in maglia verde? Perché hanno affrontato le nostre stesse avversarie: Fiji, Sudafrica e Argentina. Ecco cosa ne esce:

Italia: 3 partite, una vittoria e due sconfitte
28 giocatori utilizzati
17 sono partiti titolari almeno una volta
13 sono partiti titolari in tutte e tre le gare

Irlanda: 3 partite, 3 vittorie
38 giocatori utilizzati
28 sono partiti titolari almeno una volta
Nessun giocatore è stato schierato titolare in tutte e tre le gare

Che cosa evinciamo da questi dati (potrebbe esserci anche qualche errore di computo, ma le grandezze sono comunque quelle)? Beh, che l’Irlanda avesse un bacino più profondo e ampio da cui pescare rispetto al nostro è cosa nota, non lo scopre certo il sottoscritto, ma in realtà quei numeri ci dicono altro.

Tra gli irlandesi c’è un effettivo utilizzo di gran parte dei giocatori del giro della nazionale, cosa che nel nostro caso è più ridotta, ma soprattutto c’è un minutaggio complessivo molto più distribuito: ben 28 sono partiti titolari, nessuno è mai stato schierato da Schmidt per tre volte. O’Shea invece ha schierato quasi sempre la stessa formazione, questo significa che nonostante un (presunto?) allargamento del bacino e una maggiora concorrenza interna si è fatto ricorso quasi sempre agli stessi uomini. Ovviamente ogni partita e ogni scelta ha una storia a sé ma se insisti sugli stessi uomini ottieni comunque un effetto, ovvero l’inevitabile logoramento fisico degli interessati. Lo stesso monte minuti è infatti diviso tra 38 (Irlanda) e 28 (Italia) atleti. Alla lunga questa cosa ha una incidenza: basti pensare che nove azzurri sono stati poi subito schierati dalle Zebre per poter battere il Connacht lo scorso sabato. E poi arrivano le due settimane di coppe europee, quindi i due derby celtici…
Un problema che invece non riguarda l’Irlanda che nella primo test di novembre ha schiantato il Sudafrica, poi una settimana dopo ha battuto sì a fatica Fiji (23-20) ma schierando un XV titolare quasi completamente diverso rispetto alla gara precedente e a quella successiva. Una vera e propria squadra B in grado comunque di imporsi sui figiani. Se l’Italia avesse fatto lo stesso avrebbe battuto Volavola e compagni? Qualche dubbio è lecito averlo.

Quantità e soprattutto qualità diverse, lo sapevamo, ma il dato dell’utilizzo va comunque tenuto presente, anche perché Italia e Irlanda sembrano andare in direzioni opposte rispetto a 4 anni fa. Quelli di questo novembre sono stati i test-match che hanno segnato la metà della strada tra il Mondiale 2015 e quello nipponico del 2019. Se prendiamo gli impegni del novembre 2013, il mese che segnava il giro di boa tra la RWC 2011 e quella in Inghilterra scopriamo infatti che l’Italia contro Australia, Fiji e Argentina (due ko e una vittoria con Fiji, il match dopo il quale a Morisi venne asportata la milza) utilizzò 30 giocatori, 24 dei quali partirono titolari in almeno uno dei tre match e solo 6 vennero schierati sempre nei XV scesi in campo dal primo minuto. Un mese il cui peso è stato quindi più diluito nel gruppo azzurro rispetto a oggi.
E l’Irlanda? Contro Samoa (40 a 9), Australia (15-32) e All Blacks (il famoso 22-24) in quel mese del 2013 schierò in tutto 29 atleti, 22 dei quali partiti almeno una volta dal primo minuto e 8 titolari tutte e tre le volte. Qui il peso si fece sentire su un gruppo più ristretto di giocatori che non nell’attuale 2017, dove lo staff tecnico di Schmidt sta non solo cercando di allargare il bacino ma anche di bilanciare l’utilizzo e di “stenderlo” su più giocatori possibile al fine di non logorarli.
Vale la pena ricordare che l’Irlanda arrivo fisicamente sulle ginocchia al Mondiale in Inghilterra, dove invece era pronosticata come la “sorpresa” più probabile. Sarà tutto solo un caso?