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Bilancio in rosso e poca liquidità: la FIR in difficoltà. In ritardo i “gettoni” del Sei Nazioni 2017

 

Il Bilancio 2016 si chiude con un -635mila euro a dispetto di un Bilancio Preventivo che aveva previsto un +12mila. Quasi dimezzata la liquidità di cassa e il Grillotalpa conferma: i giocatori della nazionale non hanno ancora ricevuto i soldi dell’ultimo Sei Nazioni, un ritardo che finora non si era mai verificato. GIRA e AIR sempre più vicine su singole posizioni

Ieri la FIR ha reso pubblico il Bilancio Consuntivo 2016, approvato in via definitiva dal Consiglio Federale a luglio: l’esercizio in questione è stato chiuso con un rosso di 635.945,59 euro. Un risultato negativo che però migliora le oltre 2 milioni di passività accumulate nel bilancio 2015. Bene? Ni, visto che oltre a registrate un segno meno ancora particolarmente importante bisogna anche ricordare che il bilancio preventivo aveva ipotizzato un risultato positivo per quasi 12mila euro. Qui comunque potete scaricare e consultare il Bilancio nella sua interezza.
Al solito si tratta di un documento non sempre di immediata leggibilità, ma qualche dato interessante (tra i tanti) salta agli occhi:
i ricavi dei test-match crescono del 651% (no, non è un errore, ho proprio scritto 651) rispetto all’anno precedente ma bisogna tenere conto che lo scorso autunno da Roma sono passati gli All Blacks e che – soprattutto – nel 2015 non si sono giocate partite a novembre perché si era appena concluso il Mondiale
10% in meno da pubblicità e sponsorizzazioni ma nella Relazione sulla gestione allegata al Bilancio si sottolinea che in prospettiva della RWC 2019 “rimangono aperti una serie di contatti con aziende giapponesi”. Al momento non c’è però ancora nessuna firma, nulla di ufficiale
Costi raddoppiati per la gestione della Cittadella di Parma, che passa dai 127mila euro del 2015 ai 249mila dell’esercizio successivo
la partecipazione al Pro12 è costata nel suo complesso 11.270.269,08 euro. Di questo ammontare i contributi assegnati direttamente quell’anno alle franchigie sono stati 6.745.000. E alle Zebre è stato assegnato l’ormai famigerato contributo straordinario da 500mila euro
continua a scendere anche l’ammontare di cassa, ovvero la liquidità a disposizione della federazione, che passa da 3,5 milioni di euro a 1,95 milioni. Un trend che va avanti da diversi esercizi.

Il dato su cui vorrei soffermarmi oggi è quest’ultimo perché se da un lato è vero che il risultato complessivo è quello che conquista i titoli sulle prime pagine dall’altro è altrettanto vero che lo stato di salute della liquidità è quello che dà forse la temperatura migliore delle difficoltà (o meno) che quotidianamente un’azienda o un ente, in questo caso la FIR, deve affrontare. Il risultato di un esercizio può essere positivo perché c’è stata una vendita di un immobile, ad esempio, oppure può essere negativo perché si affrontano investimenti che daranno risultati positivi in un futuro più o meno vicino. Un segno più o un segno meno possono quindi essere (parzialmente) ingannevoli e vanno “letti”. La liquidità invece ti dice cosa puoi o non puoi fare nel day by day.
Negli ultimi mesi si sono rincorse indiscrezioni su difficoltà della FIR in questo senso: rimborsi pagati agli arbitri con grande ritardo (o ancora non pagati), ad esempio, oppure contributi previsti e da versare ai vari comitati regionali per la loro normale vita amministrativa più volte rimandati. Voci, rumors, indiscrezioni che arrivano a macchia di leopardo da mezza Italia ma anche di difficile verifica: ci ho provato più di una volta ma poi – alla fine – nessuno vuole rilasciare dichiarazioni ufficiali e ottenere le carte che certifichino questi ritardi è estremamente difficile. Quindi rimangono tali: indiscrezioni.

Quello che invece oggi il Grillotalpa può scrivere per primo e senza tema di essere smentito è che al 6 settembre i giocatori della nazionale maggiore non hanno ancora avuto i gettoni previsti per la loro partecipazione al Sei Nazioni 2017. Si tratta della prima volta che questi emolumenti subiscono un simile ritardo visto che negli anni precedenti la FIR li aveva sempre versati nei mesi immediatamente successivi alla fine del torneo, e comunque sempre prima dei test-match estivi. Quest’anno invece il ritardo è cospicuo e all’orizzonte, almeno secondo le informazioni raccolte da questo blog, non si vede ancora una soluzione rapida della questione.
E’ vero che le parti sono da tempo coinvolte in una trattativa molto complessa per il rinnovo della questione emolumenti per i giocatori impegnati in nazionale ma le distanze sono considerevoli: Gavazzi già tempo fa ha fatto pubblicamente sapere che vorrebbe legare il gettone alle prestazioni ma propone un accordo con il quale di fatto i giocatori guadagnerebbero solo in caso di risultati finora mai ottenuti da nessuna nazionale azzurra e tali che ci metterebbero in corsa per la vittoria finale del torneo. Sarebbe bellissimo se ciò succedesse, intendo se l’Italia vincesse 4 gare al Sei Nazioni, ma sul lato pratico della questione contingente vuol dire solo una cosa: risparmiare moltissimo sui gettoni, quasi non pagarli.

I rappresentanti dei giocatori fanno muro e anche sotto l’aspetto più prettamente “sindacale” c’è da sottolineare un’altra novità: negli ultimi mesi si sta infatti registrando un avvicinamento importante sulle singole posizioni tra GIRA e AIR, ovvero le due sigle che rappresentano i giocatori. Non è poco se si tiene conto che GIRA è nata nel 2012 proprio in contrapposizione ad AIR. Non un’alleanza vera e propria ma una comunione di obiettivi che di sicuro pone la FIR davanti a una difficoltà in più, non prevista (Gavazzi insiste infatti a non voler ufficialmente riconoscere GIRA).
Discussioni complicate dicevamo e rapporti molto freddi, ma quella è la discussione sul futuro, il Sei Nazioni 2017 però ricadeva ancora sotto il vecchio agreement. Quindi: perché non pagare? Per avere un’arma in più nelle trattative? Forse, ma essendo soldi dovuti il risultato finale che si ottiene più facilmente è invece quello di una radicalizzazione delle posizioni altrui. Oppure non si paga perché, forse, in FIR ci sono appunto grossi problemi di liquidità. Magari è un mix delle due cose.
Quei soldi prima o poi arriveranno ai loro legittimi destinatari, ne sono certo, ma il “prima” e il “poi” non sono un dettaglio. Quando si chiama un idraulico, poi lo si paga. Funziona così. Dovrebbe funzionare così, almeno.

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Eccellenza: squadre in più o in meno, ma la costante è la mancanza di progettualità

Dall’inizio al 2010 a oggi il Consiglio Federale ha votato per ben 5 volte una modifica nel numero delle formazioni che prendono parte al nostro massimo campionato nazionale. I presidenti FIR che si sono susseguiti hanno reso dichiarazioni fotocopia a fronte di situazioni diverse. I club hanno sempre accettato senza proporre alternative. Non sappiamo cosa vogliamo diventare e forse, alla fine, non siamo nemmeno molto interessati alla cosa. Pare.

Il prossimo 23 settembre partirà il campionato d’Eccellenza, meno di un mese. Come è noto quella che vivremo sarà una stagione caratterizzata dal blocco delle retrocessioni per far sì che dal 2018/2019 il nostro massimo campionato nazionale passi da 10 a 12 squadre. E’ un bene o un male? Ne ho parlato anche non molto tempo fa e come tutte le cose non esistono aspetti che siano solo positivi o solo negativi: più squadre significano più giocatori, una età media che probabilmente si abbassa, maggiori opportunità per gli atleti di fare presenze e minutaggi. Possibilità di crescita quindi.
L’altra faccia della medaglia è probabilmente una media tecnica generale che si abbassa o che comunque non cresce, d’altronde (e purtroppo) il nostro movimento da troppi anni a questa parte non brilla per “produzione” di giocatori, quantomeno di livello medio-alto. Un livello tecnico più basso dovrebbe (condizionale d’obbligo) portare a meno spettacolo e di conseguenza meno appeal per sponsor e tv, che già latitano. Insomma sorrisi e preoccupazioni su entrambi i lati della barricata, diciamo così. Anche perché la soluzione magica che risolve tutto in un baleno non c’è.

Ma oggi non voglio affrontare i pro e i contro delle opzioni in campo, oggi voglio solo fare un passo di lato e cercare di capire che cosa è l’Eccellenza oggi. No, meglio: che cosa si vorrebbe fosse l’Eccellenza. E la risposta è che al di là di generiche dichiarazioni d’intenti è solo una: non si sa.
Stante la partecipazione italiana a quello che da quest’anno si chiama Pro14, quale si vuole che sia il ruolo e il progetto legato a quello che è il nostro torneo nazionale più importante: ecco la questione, il nocciolo vero. Se esiste una idea che vada al di là del breve volgere di un paio di stagioni, con un panorama di tempo medio-lungo – come dovrebbe essere per una competizione di questo genere – beh, non lo sappiamo. Attenzione non lo sappiamo non perché non ci viene detto, non lo sappiamo perché la storia recente ci racconta di una gestione dell’Eccellenza che sembra dettata dalle esigenze del momento, della contingenza, senza una vera progettazione.

Prendiamo in esame i campionati da quando si è deciso della partecipazione italiana all’avventura celtica. Nei primissimi mesi del 2010 la FIR comunica in via ufficiale che “relativamente alla struttura del campionato italiano d’Eccellenza, che manterrà il proprio
status di massima competizione rugbistica nazionale, la Federazione conferma che a partire dalla stagione 2010-2011, tale campionato sarà composto da dodici squadre suddivise in due gironi meritocratici di sei squadre”. Così, nero su bianco a inizio marzo di quell’anno. Pochi mesi dopo, a giugno, però cambia tutto e si stabilisce che le squadre rimarranno 10. La stagione 2012-2013 vede in campo un’altra volta 12 protagoniste, ma alla metà di aprile dello stesso 2013 il Consiglio Federale decide che dal 2014/2015 si torna nuovamente a dieci squadre. Dall’anno prossimo saranno ancora una volta 12, sorvolando su dichiarazioni rese in occasioni ufficiali dal presidente federale che in caso di esclusione italiana dal Pro12 prevedeva un campionato nazionale a 6 squadre.

Rimanendo però ai soli documenti ufficiali votati dal Consiglio Federale dall’inizio del 2010 a oggi abbiamo ben 5 cambiamenti di formula in 8 anni, tre decisi sotto la gestione Dondi e due sotto quella di Gavazzi. Va bene, ci saranno state anche necessità dovute a quello che volete ma alla fine l’impressione è quella di avere le idee poco chiare. Oppure che tutto sommato non sia un problema così importante, cosa che potrebbe anche essere, ma che coccia però con le dichiarazioni ufficiali dei presidenti federali.
Giancarlo Dondi, 7 settembre 2010: “Il Campionato d’Eccellenza esprime i veri valori del rugby italiano e non ho dubbi che il 2010/2011 ci offrirà una stagione avvincente. Vedremo in campo molti prodotti dei nostri vivai e delle Accademie e credo che da parte delle squadre e dei giovani ci sarà voglia di produrre gioco e mettersi in mostra: tagliamo il traguardo degli ottantuno campionati e questo è motivo di orgoglio e soddisfazione, oltre che la dimostrazione che il nostro movimento è in salute”.

Alfredo Gavazzi, 20 settembre 2012 (pochi giorni dopo la sua elezione): “Sono contento di constatare che quest’anno più che mai le giovani generazioni saranno protagoniste del campionato d’Eccellenza, che diventerà per noi sempre più importante in futuro e che, per quest’anno, mi aspetto particolarmente equilibrato. E’ importante che i giovani si impongano sulla scena nazionale e possano così proporsi in prospettiva azzurra. Sono un uomo di Club per questo comprendo perfettamente lo stato d’animo di chi si è presentato oggi”.

Alfredo Gavazzi, 1 ottobre 2014: “Un campionato giovane che stimola la crescita del nostro vivaio in preparazione alla più importante competizione del Pro12. Il Campionato Italiano d’Eccellenza rappresenta un momento fondamentale nel percorso di formazione dei giovani atleti italiani, che costituiscono una percentuale sensibile delle dieci rose al via e che, attraverso il massimo campionato, hanno l’opportunità di proseguire nel proprio sviluppo verso i livelli di gioco successivi o di consolidare la propria crescita. L’Eccellenza è un torneo in crescita”.

Dichiarazioni di circostanza certo, non è che alle presentazioni ufficiali dei tornei – situazione in cui le parole qui riproposte sono state dette – ci si possa aspettare chissà cosa, ma pure parecchio “fotocopia” (quelle degli anni che qui non ho riportato sono assolutamente in linea: un campionato giovane, che cresce, palestra del futuro, torneo vero cuore del movimento eccetera eccetera, quasi fossero frasi mandate a memoria). Parole belle ma un po’ vuote. Perché l’impressione che a mancare sia la loro anima, ovvero la progettualità concreta. Insomma, non sappiamo che cosa vogliamo diventare. Oppure, come ho sottolineato prima, forse non ci interessa poi molto. Non uno spettacolo entusiasmante, da qualunque parte la si prenda. Non ci sono molti soldi, o vengono spesi altrove, ma a latitare sono le idee a lungo termine.
E attenzione, buona parte della responsabilità ce l’hanno anche i club che magari mugugnano ma di sicuro non hanno alzato barricate o chiesto chissà quali riforme. Evidentemente alla fine anche a loro sta bene così.

Felicità, voglia di crescere e un po’ di amarezza: Padovani racconta una estate complicata

Edoardo padovani

Padovani testimonial per “L’Ora della Terra” del WWF nel 2016

Il giocatore azzurro rilascia una dichiarazione in esclusiva a Il Grillotalpa dopo due mesi difficili, sempre al centro di discussioni e polemiche. E questo blog riparte dopo il pit-stop di agosto con un paio di novità importanti

Ripartiamo. Due le novità principali. La prima è evidente, salta subito agli occhi: Il Grillotalpa ha aggiornato la sua grafica. Non è una vera rivoluzione ma un bel cambiamento di sicuro, con colori più tenui, font nuovi e una pagina nel complesso più “pulita”. L’immagine di apertura raffigura il college di Rugby, proprio il prato dove secondo la leggenda sarebbe nato il nostro amato sport, ed è stata scattata da Marco Turchetto. I contenuti che fino a ieri si trovavano nella spalla sono spostati a fondo pagina.
La seconda novità è meno visibile ma vi riguarda direttamente, perché ho deciso di intervenire sui commenti. Sulla cosa ci ho pensato parecchio e non nascondo che ho accarezzato l’idea di toglierli del tutto, anzi l’avevo praticamente presa. Ma riflettendoci meglio ho concluso che sarebbe stato un premio per chi gradisce passare le sua giornate a insultare o a provocare, al contempo sarebbe stata una punizione ingiusta per chi invece mai o quasi ha ecceduto e che magari oggi legge queste pagine senza più intervenire perché sfiancato dai bulletti di turno. Perché – per fare due esempi tra i molti – avrei dovuto punire Hro o Stefo? Non lo meritano. Sarebbe stato un darla vinta a chi preferisce fare il disturbatore, cosa che è avvenuta anche per mie demeriti.
Ho perciò deciso che potrete continuare a postare commenti ma che questi saranno approvati manualmente dal sottoscritto. Tutti. Nessuna più pubblicazione automatica. I messaggi che conterranno insulti finiranno nel cestino senza passare dal via, quelli inutilmente provocatori faranno la stessa identica fine. Se all’interno di un commento normale troverò qualcosa di inadatto o denigratorio verrà emendato a mio insindacabile giudizio e pubblicato nella sua versione “restaurata”.
Qualcuno troverà la cosa censoria. Beh, non mi interessa, non voglio perdere tempo con delle simili stupidate. Questo blog ha qualche anno sulle spalle, ho sempre permesso a chiunque di esprimere le proprie opinioni anche se – magari – lontanissime dalle mie. Su questo punto penso di essere inattaccabile. Anzi, ne sono sicuro, e la storia del Grillotalpa lo dimostra. Potrete scrivere ancora quello che vorrete, potrete criticarmi duramente (anzi: dovete farlo, è uno strumento di crescita personale per me importantissimo), semplicemente dovrete farlo con civiltà ed educazione. Non tollererò più abusi. Non credo di chiedere poi molto. Nessuno potrà più sfruttare il mio lavoro come palcoscenico, se proprio ne vuole uno che so costruisca da sé.
Ovviamente potrà capitare che tra l’invio del commento e la sua effettiva pubblicazione passi un po’ di tempo: cercherò di fare in modo che il problema incida il meno possibile, ma sono da solo e non ho una redazione a mia disposizione. Poi vi sembrerà incredibile ma cerco anche di avere una vita al di là del lavoro e del blog… Discorso chiuso.

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Veniamo al rugby ora. Nelle ultime settimane di spunti per analisi o riflessioni ce ne sono stati parecchi: il caso Zebre in primis, il Mondiale femminile (un applauso alle ragazze!), i vari campionati nazionali che ripartono. Oppure il Pro14 o l’addio di Zambelli dalla carica di presidente del Rovigo, dimissioni quest’ultime che al momento sembrerebbero molto “tattiche” ma che se confermate – al di là delle singole opinioni – priverebbero il rugby italiano di quello che dopo Luciano Benetton è il maggior finanziatore privato del nostro movimento (nazionale esclusa, ma pure lì non sono molte le aziende che hanno versato gli stessi soldi profusi da questi due personaggi…). C’è il grande vuoto lasciato dalla scomparsa di Mauro Zaffiri, c’è il futuro ancora tutto da decifrare che attende l’Eccellenza, c’è un Rugby Championship che è in pieno svolgimento e che nonostante alcuni passaggi un po’ a vuoto, delle amnesie temporanee se vogliamo un po’ sorprendenti (o forse siamo solo disabituati a considerarli umani?) degli All Blacks sta confermando un po’ tutte le previsioni della vigilia.
Ci sono insomma molti temi, che verranno affrontati nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Oggi però partirò da un fatto più legato alla cronaca, ovvero il caso Padovani.

Padovani Tolone

Padovani con la maglia del Tolone

Non è certo il primo problema del rugby italiano, ma se ne è scritto moltissimo questa estate e il Grillotalpa ha una piccola esclusiva, ovvero la prima dichiarazione del giocatore dopo il via libera definitivo che gli permetterà di giocare con la maglia del Tolone. Una cosa che non possono pubblicare i grandi quotidiani sportivi o media più strutturati o titolati di quello che state leggendo, mi sembra abbastanza per ripartire con lui, no?
La questione è conosciutissima: Padovani aveva ancora un anno di contratto con le vecchie Zebre e a giugno, stante anche il mancato pagamento delle ultime mensilità, decide di approfittare di un’offerta del Tolone. La FIR cerca di bloccare il ragazzo che però non ha nessun dovere nei confronti delle nuove Zebre con cui non ha firmato alcun contratto. Il presidente Gavazzi parla di “debito morale” del giocatore nei confronti della franchigia bianconera, cosa su cui si può discutere per settimane senza giungere a una conclusione. Si arriva a World Rugby e lo scorso sabato la telenovela si chiude: Padovani potrà giocare a Tolone.
Si chiude perché Padovani rescinde il contratto con le vecchie Zebre, con queste ultime che mandano la documentazione alla FIR sottolineando che ora non esistono più vincoli per la mancata concessione del nulla osta. Una decisione, quella presa da chi ha gestito la franchigia bianconera fino a fine luglio, che secondo voci che arrivano da Roma avrebbe fatto infuriare Gavazzi. E le stesse fonti federali raccontano di una World Rugby che nelle stesse ore avrebbe fatto chiaramente capire alla FIR che se portata fino al termine dell’iter si sarebbe pronunciata a favore del giocatore, cosa che avrebbe poi potuto prevedere di conseguenza una sanzione per la stessa federazione che si era rifiutata di concedere la “Clearance”. Di qui la decisione dello scorso fine settimana di passare attraverso una validazione dell’affiliazione del giocatore direttamente dalla FFR, lasciando così il massimo organismo ovale mondiale a fare da spettatore interessato. Diplomazia e real politik. Pare, si dice.
Ma dicevamo della dichiarazione (non una intervista, per il momento non ne verranno concesse) di Padovani. Eccola:

“Non è stato un periodo facile, tutte le mattine mi svegliavo con la paura che per qualche motivo la mia permanenza qui a Tolone sarebbe finita entro poco, mio malgrado mi sono trovato a vivere una situazione che non avrei mai pensato e voluto provare. Per un rugbista non poter giocare è la peggior cosa, non dare sfogo a tante ore di duro lavoro è molto frustrante e forse anche per questo in ogni singolo minuto di allenamento ho lavorato cercando di portare la mia asticella del limite sempre più su, certo del fatto che il lavoro paga sempre e che le chiacchiere stanno a zero.
La riconoscenza e l’appartenenza fanno parte di ciò che sono, dai primi tuffi sulle pozzanghere con il mio Mogliano e al mio primo scudetto vinto, passando per l’indimenticabile esperienza dell’accademia, arrivando ai miei 3 anni con le Zebre, questi ultimi caratterizzati da infortuni e dalle numerose difficoltà che hanno coinvolto me e i miei compagni al di fuori del campo, grazie ai quali però ho sempre trovato un sorriso, un consiglio e una soluzione a tutto.
Non nego comunque che, nonostante ciò, un po’ di amarezza per come sono andate le cose nell’ultimo periodo mi è rimasta. E comunque ho provato sulla mia pelle che chi ambisce a raggiungere il proprio obiettivo, a prescindere da qualsiasi ostacolo, può riuscirci.
Sono davvero grato a tutte le persone che mi hanno supportato con la loro vicinanza, in particolare permettetemi di fare un ringraziamento particolare ad Alessandro (Corbetta ndr) il mio procuratore: è stato lui ad aver reso possibile tutto questo, a rincuorarmi quando le cose non parevano prendere la piega sperata; so quanto si è dato da fare, so che qualcuno in Federazione non ha preso di buon grado gli sforzi da lui profusi per regalarmi questa nuova meravigliosa avventura ma mi ha veramente dimostrato quanto ha a cuore il bene e l’interesse dei suoi assistiti e non si è fermato veramente davanti a niente ed a nessuno. E poi ovviamente alla mia famiglia, ai miei amici e ai miei compagni di squadra che mi hanno sostenuto quotidianamente.
Ringrazio inoltre, dal profondo del cuore, coloro che hanno creduto in me, che mi hanno fatto innamorare di questo sport e che mi hanno aiutato a crescere per arrivare dove sono adesso. La mia riconoscenza cerco di trasmetterla attraverso la fatica, il sudore e la gioia che ho nel rappresentare la mia nazione”.

Quale e quanta Eccellenza? L’importante è che ci sia un progetto coerente

 

Il rugby discute dell’allargamento del nostro domestic a 12 squadre, ma il vero tema è la prospettiva a medio-lungo termine, che però sembra non esserci: solo tre settimane fa il presidente FIR parlava di un campionato nazionale a 6 squadre, poi si è deciso per un numero di formazioni doppio…

Nello sport la qualità sta nelle cose piccole? A volte. Mi spingo a dire che si potrebbe anche utilizzare la parola “spesso”. Però, alla fine, non esistono regole matematiche certe applicabili a qualsiasi ambito. Le variabili sono troppe, anche all’interno di una stessa disciplina. Quindi rifaccio la domanda: nello sport la qualità sta nelle cose piccole? Dipende.
Venerdì il Consiglio Federale della FIR ha stabilito che nella stagione 2017/2018 per l’Eccellenza (e in Serie A) verranno bloccate le retrocessioni per far sì che dalla stagione successiva il massimo campionato italiano salga da 10 a 12 squadre. Negli ultimi giorni abbiamo letto le tesi più diverse sulla questione e chi ne scriveva portava esempi di sostegno alla sua tesi, esempi concreti e quindi in qualche modo portatori di una loro verità. Validi insomma. Una riprova che non esiste una Verità assoluta.

L’allargamento dell’Eccellenza sarà un bene o un male? Personalmente trovo che non cambierà un granché la situazione attuale, allungherà un po’ un brodo già non molto saporito di suo, ma non provocherà danni eclatanti. Sarebbe stato meglio ridurre il numero delle squadre, probabilmente 8 è il numero ideale, ma anche qui siamo nel campo delle opinabilissime opinioni personali.
Il punto vero della questione però è un altro: quale idea di movimento ha in mente chi gestisce il rugby italiano? Che tipo di struttura? Come organizzare i vari livelli? Come metterli in comunicazione tra loro? Perché avere 6,8, 10 o 12 squadre può essere più o meno proficuo solo se messo in relazione con il resto della piramide.
E il problema è che qui non si capisce bene a quale genere di struttura ambisce la FIR e – nello specifico – il presidente federale Alfredo Gavazzi. Negli anni ha più volte espresso volontà e convinzioni che poi non si sono mai realizzate o che ha dovuto abbandonare lungo la strada (la terza franchigia celtica, l’elefantiaco sistema delle accademie) per motivi economici o per cause di forza maggiore. Altre volte erano solo annunci.

Però la vicenda di questa riforma dell’Eccellenza è un po’ diversa perché solo 20 giorni fa alla presentazione del nuovo sponsor tecnico delle nazionali il presidente federale ha detto che in caso di un futuro senza Pro12 “faremo una Eccellenza a 6 squadre, anche se meno performante”. Era il 3 luglio, non il 2002.
L’impressione è quella di un navigare a vista, senza progetti chiari a medio-lunga scadenza: cosa succederà dopo il 2020, quando l’attuale contratto celtico in essere scadrà? O meglio: che cosa VOGLIAMO fare? A inizio luglio l’ipotetica Eccellenza ideale senza Pro12 e con il ritorno del Benetton Treviso tra i ranghi dei tornei nazionali era di 6 squadre partecipanti, oggi con l’avventura celtica ancora in atto e quindi con i biancoverdi impegnati tra Galles, Irlanda e Scozia le squadre raddoppiano, diventano addirittura 12. Sarò anche prevenuto (ma, a qualcuno sembrerà incredibile, in realtà non lo sono affatto), ma un po’ mi perdo, non capisco come le due cose possano stare assieme. Quantità e qualità per parlarsi devono andare a braccetto e far parte di un progetto comune, oggi l’impressione è che ognuna vada sola per la sua strada.

Zebre, blocco delle retrocessioni dell’Eccellenza e Continental Shield: oggi a Bologna si decide

Oggi pomeriggio a Bologna, a partire dalle ore 15, si tiene un Consiglio Federale FIR piuttosto importante. Generalmente i parlamentini federali di fine luglio sono parecchio “cicciosi” e anche quest’anno sarà così.
Potrebbe esserci la ratifica dei quadri tecnici delle selezioni nazionali giovanili e del riformato parco accademie, ma questo punto potrebbe essere oggetto di un altro Consiglio che si terrà a inizio agosto. Poi ci sono i due piatti forti di giornata.
Il primo è quello delle Zebre, con il Consiglio chiamato a togliere un po’ di nebbia dal futuro e dalla composizione societaria della franchigia bianconera, un passo necessario e propedeutico al via effettivo della nuova stagione, che il ritardo accumulato è già comunque eccessivo visto che il problema era noto da tanti mesi.

Il secondo piatto è quello che invece prevede diverse novità per l’Eccellenza, con il probabilissimo blocco delle retrocessioni per la stagione 2017/2018 per portare dall’anno dopo a 12 le formazioni del massimo campionato nazionale, ovviamente grazie a due promozioni dalla Serie A al posto di quella unica attuale. Secondo OnRugby a essere bloccate potrebbero essere anche le retrocessioni dalla Serie A alla Serie B. I
Infine c’è la faccenda Continental Shield, con la FIR – così come avevo scritto a fine maggio – che spingerebbe per una selezione ma con i club che invece da quella parte non ci sentono un granché bene, anzi… Ad ogni modo il motivo del contendere è tutto economico.
Vedremo quali saranno le decisioni che verranno prese.