Tag: Alfredo Gavazzi

L’ANGOLO DEL VILE – La Terza Franchigia: e se fosse solo un film dell’orrore?

A volte ritornano. Certe cose pure troppo spesso. Meglio andare al cinema, no? Magari a vedersi un bel film horror…

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Italia batte Giappone: la vittoria che serviva, la svolta che non poteva esserci

A Kobe prestazione convincente dell’Italia. Si tratta della “svolta” agognata e annunciata dal presidente FIR solo qualche giorno fa? No, ma non poteva nemmeno esserlo: è però un passo che potrebbe diventare importante solo se ce ne saranno altri. Una brutta Italia U20 viene sconfitta dal Galles nella finale per il 7° posto al Mondiale Juniores vinto dalla Francia 

Una vittoria risicata nel punteggio ma più ampia di quanto non dica il tabellone al termine degli 80 minuti di gara giocati sabato a Kobe. Se a Oita il 34-17 finale a favore dei Brave Blossoms ci stava tutto, il 22-25 del secondo test-match in Giappone non dice tutta la verità sull’andamento della partita. Che è stata per quasi un’ora in mano all’Italia prima che un calo mentale e fisico rimettesse in corsa i padroni di casa.
Gli azzurri sabato hanno giocato bene, nulla di travolgente ma hanno messo in pratica uno dei ritornelli più ripetuti da Conor O’Shea da quando è arrivato dalle nostre parti: non dobbiamo pensare troppo all’avversario ma a quello che possiamo fare noi. E a farlo bene, aggiungerei io. Kobe può diventare un buon esempio di quel refrain, pur con i limiti  gli errori inevitabilmente commessi.
A Oita avevamo visto un gruppo azzurro spento, sovrastato dalla fisicità e dalla determinazione giapponese, prima ancora che dalla loro organizzazione. A Kobe i ruoli si sono invertiti, con la compagine italiana che ha preso subito in mano il pallino della gara e non lo ha mai mollato fino al 55′, con il XV in maglia biancorossa che non è quasi mai entrato nei nostri 22 metri e ha sempre subìto e inseguito la manovra avversaria. Un Giappone lontano parente di quello visto in campo solo una settimana prima, stavolta annichilito dalla grinta, dall’orgoglio e dalla determinazione italiana, una volta tanto nel formato “so cosa voglio e so come ottenerlo”.

Certo non va dimenticata anche la fase due della partita di sabato, ovvero quella dopo il 55′. L’Italia dopo aver chiuso sul 3-12 il primo tempo (risultato anche un po’ stretto rispetto a quanto visto in campo) ha iniziato la seconda frazione con la meta di Polledri e la marcatura annullata a Minozzi per un fuorigioco discusso e discutibile. Gara completamente in mano agli azzurri, poi la luce si è spenta: benzina finita o calo mentale? I nostri ragazzi hanno deciso inconsciamente che la partita era ormai finita? Non lo sapremo mai, quello che è sicuro è che in 10 minuti abbiamo preso due mete e riportato in vita un Giappone fino a quel punto quasi impalpabile.
Non siamo nuovi a questi black-out, purtroppo, ma la faccia buona di questa moneta amara è che dopo quello sbandamento ci siamo rimessi in carreggiata e non abbiamo sbracato, come invece altre volte era successo. Abbiamo sofferto, certo, ed era una sofferenza che ci potevamo tranquillamente evitare – non dimentichiamocelo – ma abbiamo anche saputo metterci una pezza. Chiaro che un black-out del genere con il Giappone lo puoi recuperare, con altre squadre contro cui giochiamo abitualmente è invece letale.

Bene i punti d’incontro, bene la velocità del gioco in ruck, così così la mischia e male la touche. C’è molto su cui lavorare, ma questo lo sanno pure i muri. C’è da far crescere di testa alcuni nostri giovani, che il giallo che si è preso Licata era tanto evitabile quanto pericoloso per come si era messa la partita. Dobbiamo concretizzare di più e migliorare lì davanti, che non possiamo vivere di glorie e tempi ormai passati. Facciamo ancora troppi errori, vedi l’ultima meta nipponica, ma se abbiamo la giusta testa, la giusta concentrazione e la giusta determinazione possiamo dire la nostra.
Poi c’è la questione svolta. L’aveva chiesta il presidente federale Alfredo Gavazzi via twitter qualche ora prima del match di Kobe: “Auspichiamo che Giappone-Italia segni la svolta che il movimento aspetta”. Una uscita discutibile nell’immediata vigilia di una gara importante che sapeva di “uomo avvisato mezzo salvato”, tanto più che il numero uno del nostro rugby non è un twittatore seriale come altri. Una dichiarazione evitabile. Anzi, che andava evitata.
La partita con il Giappone non poteva essere una svolta ma un primo segnale dell’inizio di una possibile inversione di rotta. Una frase – la mia – in cui le parole chiave sono “primo” e “possibile”. Non dimentichiamoci che i prossimi match ci vedranno affrontare l’Irlanda a Chicago (ecco un’altra cosa a cui possiamo appiccicarci la parola “evitabile”) e soprattutto la Georgia. Partita davvero insidiosa: perché battere gli est-europei non ci porterebbe quasi nulla, avremmo fatto quello che dobbiamo fare, ma perdere sarebbe un vero disastro.

ITALIA U20: A proposito di approcci mentali sbagliati alle partite… Gli azzurrini sono stati battuti dal Galles 34-17 nell’ultima gara del Mondiale U20 che si è chiuso in Francia ieri e che assegnava il 7° posto. Una squadra distratta, indisciplinata, svagata, di gran lunga la prestazione peggiore dell’Italia nella competizione. Un torneo decisamente positivo per i nostri colori ma che meritava una chiusa migliore, quantomeno nell’atteggiamento.
La Francia ha battuto in finale l’Inghilterra e si è laureata per la prima volta campione del mondo di categoria, Baby Blacks battuti anche dal Sudafrica nella finale per il 3°-4° posto.
Tutti i risultati di ieri e la classifica finale del torneo:

Francia – Inghilterra 33-25
Sudafrica – Nuova Zelanda 40-30
Australia – Argentina 41-17
Galles – Italia 34-17
Georgia – Scozia 39-31
Irlanda – Giappone 39-33

1) Francia – campione del mondo
2) Inghilterra
3) Sudafrica
4) Nuova Zelanda
5) Australia
6) Argentina
7) Galles
8) Italia
9) Georgia
10) Scozia
11) Irlanda
12) Giappone – retrocesso nel Trophy

O’Shea la butta lì: “Firmerei ora per un altro quadriennio”. La FIR lo ascolterà?

ph. Fotosportit/FIR

In una intervista il ct non nasconde i suoi desideri ma lega il suo futuro azzurro ai risultati del campo. Che sono importanti ma nel suo caso e per la “contingenza” storica del nostro movimento non così determinanti. Insomma, perderlo sarebbe una follia. Intanto in Francia faticosa ma bella vittoria dell’Italia sulla Scozia nella prima giornata del Mondiale U20

“Ora siamo un corpo unico e c’è profondità in tutti i ruoli. C’è così tanto potenziale che, fosse per me, firmerei ora per un altro quadriennio. Ma so che dipenderà dai risultati”. Virgolettato preso da una intervista rilasciata dal ct azzurro Conor O’Shea alla Gazzetta dello Sport e pubblicata un paio di giorni fa, il 29 maggio.
Senza girare troppo attorno alla questione: spero che le parole del tecnico irlandese siano un pro forma e che davvero in FIR nessuno abbia dei dubbi circa la permanenza di O’Shea anche per il prossimo ciclo che porterà al Mondiale 2023. Non avrebbe nessun senso aver messo in piedi la struttura che è stata costruita negli ultimi anni e non confermare l’uomo al suo centro, quello che ne è il perno attorno e sul quale è stata pensata sin dall’inizio.

Sono il primo a dire che i risultati sono importantissimi, ma non si può nemmeno prescindere dalle situazioni contingenti e particolari. Il discorso “risultati sì-risultati no” poteva andare bene per i predecessori dell’ex manager degli Harlequins ma con lui è stata impressa una svolta oggettiva. Una svolta ancora non completata e che va migliorata sotto tantissimi aspetti, non ho mai mancato di sottolinearlo, ma che è stata oggettivamente data. E O’Shea in questa costruzione è l’architrave, non confermarlo significherebbe buttare via il lavoro di qualche anno. Una follia.

Poi è chiaro che oggi i risultati sono quelli che sono: in 24 partite giocate dalla nazionale da quando c’è Conor in panchina l’Italia ha vinto solo 4 match (USA, Canada, Fiji e Sudafrica), quindi ampiamente negativo. Su questo non si può discutere. Ma non confermare COS, cosa che se io fossi presidente della FIR avrei già fatto ieri, anche a fronte della volontà del diretto interessato di proseguire in questa avventura, vorrebbe dire comportarsi come quello che se lo taglia per far dispetto alla fidanzata. Una vera fregnaccia, passatemi il francesismo.
L’unica opportunità di mettere in discussione O’Shea – sempre a mio personalissimo parere – è quello di liberarlo dal ruolo di ct per dargli “solo” quello di DoR a lui più congeniale, affidando a qualcun altro il lavoro di campo. Mettetevela come volete ma COS nel futuro dell’Italia deve esserci.

MONDIALI U20 – Parte bene l’Italia, che batte la Scozia in una partita poco adatta ai cuori deboli. Meglio gli scozzesi nel primo tempo e per parte del secondo ma bravissimi gli azzurrini a rimanere agganciati agli avversari e a non perdersi mai d’animo anche quando si ritrovano a -13. Nella fase finale del match il colpo di reni nonostante l’uomo in meno per un cartellino giallo: l’Italia prima accorcia e poi trova la meta della vittoria all’ultimo respiro: finisce 27 a 26 per i nostri ragazzi, attesi oggi dall’impegno contro l’Inghilterra domenica pomeriggio.
I risultati della prima giornata del torneo che si sta giocando in Francia:

Sudafrica – Georgia 33-27
Inghilterra – Argentina 39-18
Scozia – Italia 26-27
Nuova Zelanda – Giappone 67-0
Australia – Galles 21-26
Francia – Irlanda 26-24

Pool A: Nuova Zelanda 5; Galles 4; Australia 1; Giappone 0
Pool B: Inghilterra, Italia 5; Scozia 1; Argentina 0
Pool C: Sud Africa, Francia 5; Georgia, Irlanda 1

L’Angolo del Vile – Gavazzi e l’allargamento dell’Eccellenza, tutte le parole per dirlo

Nuovo appuntamento con la rubrica di cattiveria ovale. Stavolta pubblico solo una serie di virgolettati della stessa persona su uno stesso tema (con tanto di link alle fonti). Perché pare che al presidente FIR Alfredo Gavazzi oggi l’allargamento dell’Eccellenza a 12 squadre non piaccia più. O forse non è mai piaciuto. O magari a lui non è mai piaciuto ma lo hanno obbligato a farlo. Oppure chissà.

“Quest’anno sarà l’ultima Eccellenza a 10 squadre perché dal prossimo anno le squadre che parteciperanno al massimo campionato saranno 12, scelta voluta per dare un equilibrio maggiore e maggiore competizione nel torneo”.
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L’edizione del torneo che assegna il tricolore sarà la n.83 e comincia nel fine settimana. Secondo il nuovo presidente della Fir, Alfredo Gavazzi, «è bello e importante per il nostro movimento vedere più squadre in lotta per lo scudetto: sarà sicuramente un’annata equilibrata e molto interessante»
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“La nostra scelta (di riportare il campionato a 12 squadre, ndr) deriva dal fatto che oggi almeno 7 squadre, o forse 8, sono in grado di arrivare tra le prime quattro. Per cui questa crescita continua che è data da tanti giocatori giovani inseriti nelle squadre dell’Eccellenza non dà altro che positività. Ed è per questo che abbiamo pensato di allargare la base, per dare a tanti giovani la possibilità di giocare un campionato più importante”
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“Il Campionato Italiano d’Eccellenza – ha dichiarato il Presidente della FIR, Alfredo Gavazzi – continua a rappresentare l’ultimo, fondamentale passo nel nostro processo dei giovani atleti coinvolti nel processo di formazione (…) il livello in questi anni si è alzato e che l’allargamento a dodici squadre previsto per la stagione a venire, con le retrocessioni bloccate nel 2017/18, non potrà che comportare ulteriori benefici per questa competizione”.
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“Non ero d’accordo di allargare il campionato, per una serie di problemi che hai ricordato anche tu. L’ufficio tecnico, invece, sembrava fosse convinto di poter allargare. L’idea è quella che l’Eccellenza è la fine di un percorso di formazione e, di conseguenza, questo dava l’opportunità a più giovani di giocare ad alto livello”
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La FIR sorride per il Bilancio Preventivo 2018, la FIR taglia l’accademia di Treviso

I conti tornano al sereno, ma per raggiungere quel risultato si è deciso di pagare un prezzo davvero alto con una scelta poco lungimirante. Voci di nuovi problemi finanziari in casa Zebre. E ad ogni modo il Bilancio Preventivo a questo momento non è stato ancora reso pubblico, diffuso solo un comunicato

“Il bilancio della Federazione Italiana Rugby torna a crescere nel 2018, con un incremento del 3% rispetto al 2017, per un totale di ricavi pari a 45.724.837,00€ ed un saldo attivo stimato in 589.054,61€ nel preventivo annuale approvato dal Consiglio Federale nella riunione di sabato 7 aprile all’NH Villanova di Bologna”.
Questo l’incipit del comunicato federale pubblicato martedì pomeriggio (tre giorni dopo il Consiglio Federale, ndr) che annuncia come i conti della FIR siano sulla strada del risanamento. Trattasi del Bilancio Preventivo 2018, che ci dice anche che “La partecipazione a manifestazioni internazionali di alto livello – NatWest 6 Nazioni e Guinness PRO14 – si conferma la principale fonte di ricavo per il sistema rugbistico italiano, con oltre il 57% (26.290.000€) delle entrate previste per l’esercizio dell’anno corrente provenienti dai diritti economici legati alla partecipazione e all’organizzazione del 6 Nazioni, dai proventi derivanti dall’organizzazione dei test autunnali e dai diritti e proventi legati alla partecipazione al PRO14. Il 70% di tali ricavi è costituito dai diritti televisivi del Torneo e dalle entrate di biglietteria del 6 Nazioni, con un incremento di 2.578.000€ rispetto al 2017″.

Tutto bene e tutto a posto, quindi. O forse no. Perché nel comunicato si legge anche “Il Consiglio Federale ha, inoltre, approvato il piano di ricostituzione del patrimonio netto di FIR per il periodo 2018/2020, avendo per l’annualità 2020 acquisito preventivo assenso da parte del CONI. Il piano di ricostituzione, resosi necessario a seguito delle perdite di bilancio rilevate negli esercizi 2015 e 2016, sarà posto in essere grazie agli avanzi positivi stimati per le annualità 2017, 2018, 2019 e 2020. Il piano è stato sottoposto al CONI per le verifiche del caso”.
Traduciamo: fino al 2020 – almeno – il bilancio deve chiudersi necessariamente con un segno + davanti. Non perché è bene che sia così ma perché la tagliola del CONI è pronta a scattare in caso contrario e dopo i due rossi consecutivi degli scorsi anni ogni opzione è possibile, compresa quella (estrema, va sottolineato mille volte) del commissariamento. La fase più buia sembra essersi allontanata ma bisogna ancora andarci con i piedi di piombo, che grandissime nuove entrate da sponsor e diritti tv all’orizzonte non si vedono e quelle più o meno annunciate – come quella relativa al nuovo main sponsor della nazionale – sono sostituzioni e non aggiunte.

Proseguiamo nella lettura del comunicato: “I principali investimenti sono, in coerenza con la missione istituzionale di FIR, destinati all’attività sportiva di alto livello e allo sviluppo dell’attività nazionale, con un totale di 23.500.000,00€ che nel corso del 2018 verranno riversati direttamente sul movimento rugbistico nazionale: più del 51% del valore complessivo della produzione, cui si aggiungono i rimborsi previsti per la partecipazione delle Società ai Campionati nazionali ed agli oltre 2.265.000 destinati al supporto delle strutture periferiche della Federazione”. La nota si chiude con una dichiarazione del presidente Alfredo Gavazzi, che sottolinea come “Investire nello sviluppo del movimento, della nostra base e del nostro alto livello, rimane capitale per proseguire nella crescita di tutte le componenti del rugby italiano”.
Investimenti quindi, quella è la parola chiave. E il presidente FIR ha ragione. Però quelle parole arrivano nelle stesse ore in cui giunge la conferma che il prossimo anno non partirà l’annunciata accademia U20 da collegare al Benetton Treviso e da affiancare al già esistente Centro di Formazione Permanente Under 18. Quell’accademia era una delle condizione fondamentali che ha spinto Treviso ad accettare il proseguimento dell’avventura celtica oltre il 2020, quei ragazzi avrebbero dovuto prendere parte al campionato di Serie A, così come già avviene per la “Ivan Francescato”. Invece niente, quell’investimento sparisce.

Non se ne farà nulla, non quest’anno, l’anno prossimo chissà. Secondo la stampa veneta è il prezzo che è stato pagato per raggiungere il risultato positivo nel Bilancio Preventivo di cui sopra. La Tribuna parla anche di coperture di nuove perdite finanziarie in casa Zebre. Forse è vero, forse no. Non lo sappiamo perché la FIR non lo dice e comunque il Bilancio Preventivo non è stato pubblicato sul sito della federazione al momento in cui questo articolo è andato on line. Ammesso e non concesso che poi i bilanci vengano scritti in maniera chiara. Regolari sono regolari, nessuno lo mette in dubbio, trasparenti e di immediata lettura magari no. Un capitoletto a nome “Zebre, ad esempio, finora non lo abbiamo mai visto e quei costi sono sparsi in mille voci.
Rimaniamo quindi al solo comunicato, dove si sottolinea l’importanza degli investimenti salvo poi tagliare un’accademia fondamentale nella filiera e nella formazione dei giocatori, un tassello mancante importantissimo e richiesto da molti anni a questa parte. Si dirà che non si poteva fare altrimenti, che non era possibile risparmiare altrove quei soldi. Sarà così. Però oltre ad essere una scelta autolesionistica (parere personalissimo, s’intende) mi pare si faccia una gran confusione tra biechi tagli di spesa e la parola investimenti. Tanto i risultati alla fine si vedono sul campo, purtroppo.