Tag: Alfredo Gavazzi

Il Benetton Treviso, l’Ajax, la Champions Cup “conquistata” sul campo. E un’assenza

E’ andata come doveva andare, e come sarebbe stato un delitto non far andare: Treviso vince a Parma, batte le Zebre con il bonus e mette al sicuro il biglietto per i play-off celtici, i primi della sua storia. Intanto Zatta non dimentica e sulle tribune…

I padroni di casa riescono a creare qua e là qualche grattacapo ai biancoverdi, che soprattutto nei primi 20 minuti di gioco pagano un po’ di nervosismo, soprattutto in termini di indisciplina. Partita comunque sempre nelle mani dei veneti che segnano due mete per tempo subendone una solo nel finale, con il risultato ormai al sicuro.
Un 11-25 che riflette il gap attuale tra le due squadre, soprattutto nella fase difensiva: le Zebre ci provano, ma senza dannarsi l’anima, e non sono comunque in grado di approfittare del momento di debolezza iniziale degli ospiti, che fanno così l’en plein nei tre derby giocati in questa stagione.

Kieran Crowley, l’uomo che nelle ultime stagioni ha guidato il Benetton fuori dalle paludi con un lavoro mirato e programmato (inevitabilmente) sulla lunga distanza, a fine gara dice che che contro le Zebre “è stata dura: nel primo tempo abbiamo sofferto la loro pressione e loro hanno anche difeso bene. C’è la soddisfazione di aver contribuito a raggiungere questo traguardo, è davvero merito di tutti. Non posso che ringraziare tutto lo staff, ma anche i medici, i fisioterapisti, anche chi lavora negli uffici: tutti hanno messo il loro mattoncino”.
Poi il pensiero vola al Munster, alla sfida di sabato in Irlanda: “Ci prepareremo bene perché non abbiamo nulla da perdere, nessuno si aspettava una squadra italiana, possiamo giocare liberi da ogni condizionamento”.

Parole sagge, perché se da un lato il match di sabato appare proibitivo dall’altro invece vede tutta la pressione cadere sulle spalle della Red Army. Che le ha sicuramente larghe, ma sono gli irlandesi quelli obbligati a dover vincere la partita mentre i biancoverdi, pur consapevoli di affrontare una gara importantissima, potranno scendere in campo con la mente più sgombra. Potranno affrontare la sfida un po’ come ha fatto l’Ajax nella Champions League della palla tonda. Un vantaggio non da poco.
Sarà difficilissimo, perché il Munster che vedremo in campo sarà quello formato Champions Cup e non quello che siamo più abituati a vedere nel torneo celtico, ma provarci non costa nulla.
A proposito di Champions Cup: con la vittoria di sabato e l’accesso ai play-off il Benetton Treviso si è conquistato il diritto sul campo di giocare la prossima stagione nella più importante competizione europea. Magari mi sbaglio, ma credo sia la prima volta che una squadra italiana acceda a quel torno per meriti puramente sportivi e non per aver un posto riservato in base ad accordi tra federazioni. Soltanto un paio di anni fa le nostre formazioni erano state estromesse dalla partecipazione “di diritto” proprio per gli scarsi risultati…

Infine da segnalare la nota polemica delle parole di Amerino Zatta. Il presidente del Benetton usa il fioretto e non la sciabola, ma in una intervista a La Tribuna, dopo aver fatto i complimenti a tutti i componenti del suo club, dice “non posso dimenticare quel che fece la Fir nel 2009, scegliendo Roma e Viadana per la Celtic. Fu grazie all’incontro di Zelarino, alla rivolta del Veneto e alla sollevazione del movimento che fummo scelti in seconda battuta. E anni dopo la Fir non diede certezze sulla Celtic: metà della nostra squadra andò all’estero, dovemmo ripartire”. A Zatta viene chiesto se ha ricevuto complimenti e lui risponde così: “Dal Pro 14, da tanti club italiani, da tantissime persone che ci stanno chiamando. Dalla Fir? Non mi pare, non ancora“. E in effetti il presidente Gavazzi sabato non si è visto in tribuna a Parma, nonostante il rugby italiano si giocasse un risultato storico…

Annunci

O’Shea, la FIR e i permit players: un altro giro di parole e basta?

C’è un nuovo capitolo nella questione permit players. No, non fatevi film strani, nulla di definitivo o che dia finalmente una normativa chiara e condivisa all’ascensore tra franchigie e club di Top 12, ma una dichiarazione di Conor O’Shea che sembra farlo presagire. Ripetiamolo ad alta voce: SEMBRA. Il ct della nazionale azzurra l’ha rilasciata nel corso di una intervista davvero chilometrica a OnRugby e ve la propongo qui:

Facciamo un veloce recap? Il 18 marzo 2017, subito dopo il 29 a 0 subito dalla Scozia nell’ultima giornata di quel Sei Nazioni, Conor O’Shea dice che “sono un positivo, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Ma non sono uno stupido, non sto qui a prendere tempo. Ho fiducia in questo gruppo, resto convito che possiamo diventare un’ottima squadra. Ma gli investimenti devono essere fatti nell’interesse esclusivo della Nazionale. E’ l’Italia l’unica cosa che conta. Le decisioni che dovremo prendere faranno male a qualcuno, ma Irlanda, Galles, Scozia hanno fatto scelte difficili per il rugby di club, investito sulle franchigie. E’ facile fare questi cambiamenti, a patto di volerlo. Sarà difficile? Sì, ma è fattibile e deve essere fatto. Qualcuno dovrà mettere il proprio ego da parte nell’interesse della maglia azzurra”.
Il 14 novembre dello stesso anno questo blog pubblica un articolo dove il ct chiede apertamente un ascensore tra le due squadre celtiche e le formazioni del massimo campionato nazionale, un sistema che vada in entrambi i sensi e non solo dal basso verso l’alto in maniera saltuaria. Ovviamente non succede nulla.

A fine gennaio del 2018 il colpo (involontariamente) comico: chi si lamenta del fatto che i giocatori di Treviso e Zebre che giocano poco in Pro14 non possano mettere un po’ di minuti nelle gambe in quella che allora si chiamava Eccellenza? Ma il presidente della FIR Alfredo Galeazzi, ovvero l’uomo che può decidere e rendere operativa una cosa simile. Parla come se fosse capitato lì per caso. Fantastico.
Maggio 2018, la proposta di O’Shea riceve il sostegno pubblico di Stephen Aboud, ovvero il responsabile della formazioni di tecnici e giocatori per l’Alto Livello della FIR. E indovinate un po’? Continua a non succedere nulla.
Beh, quasi nulla. Perché il Benetton Treviso proprio tra la fine della stagione del 2018 e l’inizio di quella in corso decide che è ora di basta e si muove in autonomia: fa contratti con alcune società venete secondo i quali alcuni giocatori si allenano con i biancoverdi al Monigo e in caso di mancato utilizzo possono rientrare nelle loro società per giocare in Top 12. Una situazione che conoscono tutti, compresi i muri di ogni club house italiana ma in FIR si fa finta di nulla. Per carità, meglio così che mettere paletti stupidi, ma che modo è di gestire uno dei passaggi più delicati e importanti della nostra già non estremamente produttiva filiera?

Una situazione talmente “normale” che due mesi fa è stato il Benetton Treviso ad annunciare l’infortunio che chiudeva anzitempo la stagione di Michele Lamaro, un giocatore che sulla era “solo” un permit player proveniente dal Petrarca. Ma di fatto già allora Lamaro era un atleta Benetton.
Ora le nuove parole di Conor O’Shea, che al momento sono solo quello: parole. Purtroppo per lui, s’intende. Perché il Consiglio Federale FIR non ha ancora deliberato nulla anche se i contratti si fanno in queste settimane e non a fine luglio. Ammesso e non concesso che poi a fine luglio qualcosa si muoverà davvero. Perché nel rugby italiano anche San Tommaso avrebbe perso la sua proverbiale pazienza.

Bilanci che non ci sono, candidati dal passato, coppe un po’ così: il rugby italiano è un Circo Barnum?

“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia”. Così scriveva qualche secolo fa William Shakespeare in una delle frasi più citate del suo Amleto.
E al Bardo è andata bene, perché se avesse avuto a che fare con le dinamiche del rugby italico… perché dalle nostre parti non ci sarà (forse) la donna barbuta e l’uomo cannone, ma insomma.
Volete un esempio? Eccovene tre, tutti degli ultimi due/tre giorni.

Bilancio FIR
Lo so, Pronti al Cambiamento è stata (e probabilmente è tuttora) la principale voce dell’opposizione anti-Gavazzi in Italia. Però quello che scrive nella sua newsletter di marzo, togliendo tutti i toni polemici e le inevitabili prese di posizione antifederali (o meglio: contro l’attuale gestione federale), sono fatti nudi e crudi. Inattaccabili. Ovvero che a fine marzo 2019 il Bilancio Preventivo FIR non è stato ancora reso pubblico. Comunque la si giri la cosa ha dell’incredibile. Questo uno stralcio di quello che si legge:
“Il Bilancio Preventivo FIR del 2018 non è ancora stato pubblicato, quindi il CONI non lo ha ancora validato e approvato. Questa situazione non si è mai verificata da quando i Bilanci della Federazione vengono approvati dal CONI. Ricordo che siamo ad un anno esatto dalla proposta di bilancio, approvata dal Consiglio Federale il 7 aprile 2018 (…). La FIR ha gestito per tutto il 2018 un Bilancio di circa 45 Milioni di euro senza avere lo strumento di bilancio approvato. E con la mancata approvazione del Bilancio Preventivo 2018 continua a non arrivare il via libera al piano di rientro (allegato alla stessa proposta di Bilancio) del buco milionario della nostra Federazione”.
Se anche la FIR dovesse pubblicare tra un minuto il documento contabile in questione tutta la vicenda non si sposterebbe nemmeno di una virgola.

A volte ritornano, loro malgrado
Siccome viviamo in un paese fantastico, dove tutto è possibile, a una gestione discutibile della federazione si contrappone una opposizione che naviga tutto sommato nelle stesse acque, quelle che vanno sotto il nome di “idee poche ma confuse”. Tipo che il principale rappresentante proprio di Pronti al Cambiamento lascia la suddetta associazione perché c’erano buone probabilità che non sarebbe stato lui il candidato presidente nel 2020.
Però questa è roba di qualche mese fa, mi direte voi, cosa è successo di nuovo? Ora, la cosa è talmente al di là del bene e del male che vi riporto uno stralcio dell’articolo de Il Gazzettino di lunedì:
«Giancarlo Dondi torna a candidarti alla presidenza della Federazione italiana rugby. Solo tu puoi liberarci da Alfredo Gavazzi, eletto nel 2012 perché tu gli hai lasciato via libera». L’appello accorato è di Gianni Amore, ex presidente del comitato della Fir della Sicilia ed ex candidato alla presidenza proprio in quella tornata elettorale. Quando Gavazzi vinse con il 54,20%, l’oppositore Amerino Zatta conquistò il 39,59% e lui terzo incomodo il 6,07%. (…) «Ho chiamato Dondi, gli ho chiesto personalmente di ricandarsi – spiega Amore – Una trentina di presidenti e addetti ai lavori tesserati mi hanno già detto di condividere la proposta e altri si uniranno. Ho chiesto a tutti di chiamare Giancarlo, fargli sentire il loro sostegno e l’impellente necessità lui ritorni in campo».
Direi che non c’è nulla da aggiungere. Ed è meglio così.

Una coppa per nulla?
Invece una cosa ancora da aggiungere in realtà c’è ancora. E siccome anche stavolta rasenta l’incredibile faccio ricorso alle pagine di Rovigo del Gazzettino di giovedì…
“Nessuna promozione in Challenge Cup per chi vincerà la “coppa Gavazzi”. Questa la clamorosa prospettiva che si delinea a pochi giorni dalla finale di andata di Continental Shield tra Kawasaki Robot Calvisano e FemiCz Rugby Rovigo (sabato al San Michele, calcio d’inizio alle 15, direzione di gara georgiana). La terza coppa europea, organizzata dall’Epcr con la collaborazione di Fir e Rugby Europe, rischia di tramutarsi in un vero e proprio torneo beffa. «Nell’ultima riunione dei presidenti di Top12 il numero uno della federazione, Alfredo Gavazzi, ci ha comunicato che la partecipazione alla Challenge Cup della vincente tra Rovigo e Calvisano non è ancora sicura – conferma Francesco Zambelli, patron dei Bersaglieri – Siamo alla vigilia di due finali che potrebbero mettere in palio solo un premio in denaro. Una situazione che mi provoca molto dispiacere: sono anni che la Rugby Rovigo investe risorse per puntare a un livello superiore».
Pare insomma che in Challenge Cup possano finire le due sudafricane già impegnate in Pro14. O forse solo una. Forse già dall’anno prossimo, forse da quello dopo. Pare, si mormora. Non si sa. Tutto questo a fine marzo. Sì, lo so, qui la FIR c’entra poco, gli si può giusto imputare una scarsa “stazza” politica, ma questa non è una novità.
Però il tutto è così meravigliosamente assurdo. Senza dimenticare che, come dice il Gazzettino, “sul tavolo c’è l’ipotesi di partecipare alla prossima Challenge Cup con una selezione di giocatori di Calvisano e Rovigo infarcita con i migliori giovani dell’Accademia federale Ivan Francescato”.
Forse eh. Perché come diceva Bertrand Russell, “in ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato”. Di tanto in tanto però, mica sempre.

Quello strano e incomprensibile balletto attorno alla panchina di Conor O’Shea

ph. Fotosportit/FIR

Alfredo Gavazzi smentisce i contatti con il duo Travers/Labit ma meno di due mesi fa non aveva avuto problemi a confermare gli incontri con Eddie Jones. Davvero si vuole rimettere tutto in discussione? Certo i risultati non sono quelli sperati, ma alla fine il parco giocatori è quello…

La cronaca delle ultime ore ci dice che ieri, 23 gennaio, all’Hurlingham Club di Londra c’è stata la presentazione ufficiale del Sei Nazioni 2019 che scatta tra una settimana abbondante. La truppa azzurra era rappresentata dai capitani e dai ct della nazionale maschile (Sergio Parisse e Conor O’Shea) e femminile (Manuela Furlan e Andrea Di
Giandomenico). Cosa ha detto il tecnico irlandese alla vigilia del suo terzo torneo? “In questi primi giorni di raduno ho trovato grande entusiasmo nel gruppo, conosciamo il livello della sfida che ci aspetta ma siamo una squadra di persone competitive, puntiamo ad offrire il nostro meglio, a lasciare tutto sul campo per poter essere fieri della nostra performance. Ho molta fiducia nel nostro gioco, dobbiamo creare le condizioni per segnare e sfruttare quei momenti che possono cambiare l’energia di una partita. C’è molto talento in Italia, in questi anni stiamo creando la struttura e le condizioni adeguate per continuare a crescere: Treviso con il lavoro di Crowley e Pavanello sta ottenendo grandi risultati, con le Zebre abbiamo un progetto a lungo termine che inizia a dare riscontri concreti”.

Tutto qua? No. “Nel 2018 abbiamo battuto la Georgia e il Giappone – ha proseguito O’Shea –  le prestazioni con Scozia e Australia avrebbero potuto offrire un risultato diverso e dare vibrazioni positive a tutto il movimento, ma hanno comunque dimostrato quanto competitivi possiamo essere. La nostra sfida deve essere quella di replicare quel tipo di performance in ogni gara, a cominciare dal 2 febbraio a Murrayfield contro gli scozzesi”.
Sergio Parisse conferma la linea: “Abbiamo battuto Fiji, Giappone, Georgia ma l’anno scorso ci è mancata una vittoria contro una squadra del livello superiore, non abbiamo concretizzato per quanto lavorato e cambiare questo è quanto vogliamo fare in questo torneo. Partire bene contro la Scozia, con una performance di qualità, sara’ importante per dare il giusto tono al nostro torneo. (…) Possiamo andare a Murrayfield e vincere, stiamo lavorando per questo, per rendere quella di Edimburgo solo la prima opportunità di molte”.

Dichiarazioni abbastanza standard, in linea con quelle degli scorsi anni, sia nella sostanza che nella forma. La ciccia però è che veniamo da tre anni di sole sconfitte, con un differenziale tra punti fatti e punti incassati che sfonda quota -400 e con un solo punto racimolato in classifica. C’è da invertire l’andazzo ma – come scrivevamo da queste parti solo qualche giorno fa – la cosa sembra abbastanza complicata. Vedremo.
Intanto, giusto per non farsi mancare nulla, si stanno registrando movimenti strani attorno alla panchina di Conor O’Shea: un paio di giorni fa il presidente federale Alfredo Gavazzi ha smentito in via ufficiale i contatti con i due tecnici francesi Laurence Travers e Laurence Labit, oggi al Racing 92.

Il duo transalpino non è un’assoluta novità: si tratta di nomi che erano già stati accostati alla FIR quando questa era alla ricerca del successore di Jacques Brunel. La tempistica, va detto, non è delle migliori.
Il campo finora non sta dando i risultati sperati e attorno al tecnico irlandese – e, forse, soprattutto al suo staff – c’è qualche dubbio. Non è un mistero, d’altronde era stato lo stesso Gavazzi a fine novembre scorso a confermare pubblicamente che aveva incontrato Eddie Jones: “Non c’è mica nulla di male a guardarsi intorno – disse a Il Mattino – Si, è tutto vero. Si è proposto lui tramite alcuni amici. Ci sono stati tre incontri diretti e certo, s’è parlato anche di soldi ma ha proposto una visione e una filosofia diversa dalla nostra”.
Insomma, mettetela un po’ come vi pare, ma incontrare per tre volte un tecnico come Eddie Jones e arrivare parlare di soldi è un po’ oltre il “guardarsi attorno”. Aggiungiamoci che alcune indiscrezioni e rumors delle scorse settimane parlano anche di un abboccamento con Franco Smith (ma non c’è nessun tipo di conferma ufficiale della cosa. Almeno fino a ora). Conor O’Shea ostenta serenità, però proprio tutto a posto non è.

Capita, per carità, ma se metti una persona nel cuore di un laborioso, complicato e inevitabilmente lungo lavoro di ristrutturazione non puoi mollare il colpo e cambiare tutto dopo tre anni. Perché così butti anche il bambino assieme all’acqua sporca.
Ci sono in giro tecnici migliori di Conor O’Shea? Sì, certo, ma quello dell’irlandese rimane l’identikit che meglio si adatta sulle nostre necessità, ala nostra situazione. Cambiare sarebbe una follia. Anche perché potremmo ingaggiare e far arrivare Steve Hansen, Warren Gatland o Joe Schmidt, ma alla fine i giocatori a disposizione rimangono quelli. Fenomeni a casa non ne abbiamo lasciati.
Quindi, esattamente, di cosa staremmo parlando? Il contratto di O’Shea (che ovviamente ha commesso degli errori) scade al termine del Sei nazioni 2020. Davvero ci sono dubbi sul suo rinnovo? Non voglio crederlo.

Il video di fine anno di Gavazzi: tra il Fight Club e le cavallette (uniche assenti)

Il 2019 inizia con la rubrica “L’angolo del Vile” e con un protagonista assoluto

Cose che ho imparato dal video di fine anno del presidente della FIR Alfredo Gavazzi:

– Prima regola del Top 12: non parlate mai del Top 12

– Seconda regola del Top 12: non dovete parlare mai del Top 12

– Già che ci siete: non parlate nemmeno del Seven
– I conti in ordine e il tesoretto lasciato da Dondi sono una leggenda metropolitana, tipo lo sbarco dell’uomo sulla Luna
– Non è vero che tra il 2008 e il 2012 il mondo è stato travolto da una profonda crisi economica, altrimenti Dondi non avrebbe potuto lasciare i conti in ordine e un tesoretto. Ah, già, scusate, quella è una leggenda metropolitana
– E comunque i conti in ordine e il tesoretto si sono autodissolti. Hanno fatto tutto da soli
– La crisi economica, in ogni caso, ha fatto sentire i suoi effetti solo dopo la metà di settembre del 2012
– Quando fate un videomessaggio tenete le mani in posizione tale da impallare la faccia per il maggior tempo possibile, magari agitandole anche
– Oggi il rugby è su tutte le tivvù però non vi dico a quanto ammontano i contratti
– Se volete sapere a quanto ammontano i contratti, fatevi eleggere dall’opposizione, diventate consigliere federale e poi chiedetemi i contratti: comunque vi dirò di no
– Oggi il Top 12 è in streaming sul canale YouTube della FIR per scelta e non perché le televisioni tradizionali non se lo filavano di pezza
– Oggi il rugby è su tutte le tivvù ma conoscere i dati di ascolto è come chiedere il numero di telefonino di Emily Ratajkowski
– La colpa è dell’amministrazione precedente
– Se anche l’amministrazione precedente era la mia amministrazione allora la colpa va a data alla prima dove non facevo il presidente
– Nell’ultimo caso prefigurato sorvolare sul fatto che probabilmente ero comunque consigliere federale
– Sono stati i comunisti
– Sono stati i venusiani
– E allora il piddì????!!!!111!!!??111
– “Penso che il discorso fatto con la franchigia Zebre sia importante”. Ovvero prima “privatizzarle” mettendole in mano agli stessi che avevano lasciato scheletri dagli Aironi in poi e quindi riprendersele totalmente sul groppone quando stavano per fallire (ma va?)
– Il Sei Nazioni 2018 è stato una ciofeca ma temo moltissimo per quello 2019
– Il Top 12 non esiste!
Un suggerimento al presidente Gavazzi: la prossima volta tiri in ballo anche le cavallette, che fanno sempre la loro porchissima figura.
Buon anno eh