Tag: Alfredo Gavazzi

IN AVANTI POPOLO! – Di sentenze del tribunale Federale, di comunicati e di rettifiche

Una sentenza di un tribunale federale, un comunicato che dice una cosa che però non c’è nel dispositivo ufficiale della sentenza. Una differenza che dà adito a nuove polemiche e che apre nuovi fronti che verranno combattuti dalle parti coinvolte a colpi di carte bollate.
La vicenda è quella che ha portato all’inibizione di Gianni Amore, Roberto Zanovello e Fulvio Lorigiola, ma qui si parla di altro, ovvero di un’accusa nei confronti di Marzio Innocenti e Federica Montanarini, di cui però non c’è traccia nella sentenza. Una situazione di contrasto e frizioni che si poteva evitare, o per lo meno limitare.
Da sottolineare che proprio ieri, poco dopo la registrazione di questo video, la FIR ha reso disponibile (a questo link) le motivazioni della sentenza e la ricostruzione puntuale dell’intero procedimento: sono 20 pagine piuttosto noiose da leggere, ma con alcuni momenti che – per come sono raccontati – sembrano uscire da un film di Totò e Peppino. Una ricostruzione che però non chiarisce quella differenza di cui sopra.

Annunci

Rugby e sponsor: Edison dice addio alla FIR, Cariparma traballa

Maglia Macron azzurra

Subito la notizia: il 31 dicembre prossimo venturo vede la conclusione del contratto di sponsorizzazione in essere tra Edison e Cariparma con la nazionale azzurra di rugby. Per quanto riguarda l’azienda energetica si tratta di una fine corsa visto che l’accordo non verrà rinnovato mentre per quanto riguarda l’istituto di credito c’è qualche possibilità che rimanga ancora nel novero dei sostenitori della FIR.
Sono notizie raccolte da questo blog che non hanno il crisma dell’ufficialità ma più fonti di prima mano hanno confermato la cosa: la federazione d’altronde non commenta mai in via ufficiale questo genere di notizie, basti ricordare solo qualche mese fa l’assoluto riserbo che ha circondato l’addio di Adidas e l’arrivo di Macron quale nuovo sponsor tecnico, un vero e proprio segreto di Pulcinella ma la policy della FIR – rispettabilissima, s’intende – è quella di mantenere il silenzio. Lo stesso dicasi per le aziende coinvolte.

Questa la situazione. Edison: l’azienda vive un momento particolare, di cambiamenti, e avrebbe deciso di lasciare decadere il grosso delle sue sponsorizzazioni sportive, compresa quella del rugby e il contratto con FIR non verrà quindi rinnovato, a meno di clamorose sorprese.
Cariparma: anche in questo caso il contratto oggi in essere scade a fine anno ma con quello che è uno dei legami di sponsorizzazione più duraturi e importanti ci sarebbe comunque un accordo di massima per arrivare sino al termine del prossimo tour estivo. Una proroga dopo la quale però ogni opzione è possibile – se ne sta discutendo – e quella dell’addio non è affatto esclusa, anzi.

Un doppio problema che giunge in un momento certo non felicissimo sotto l’aspetto economico per la federazione, che ha chiuso in rosso gli ultimi due bilanci e che sta attendendo il giudizio del CONI sul piano di rientro triennale richiesto dallo stesso massimo organo sportivo italiano.
Il bilancio consuntivo 2016, alla voce “ricavi da pubblicità e sponsorizzazione” registra incassi per 4.853.157,68 euro, in forte calo rispetto all’esercizio precedente che a quella voce vedeva 5.519.738,46 euro. Per dare un quadro più esaustivo segnalo che secondo il Bilancio Preventivo 2017 approvato dal Consiglio Federale lo scorso 24 marzo le sponsorizzazioni ammontavano a 5.240.095 euro, cifra intermedia tra tra le due prima presentate e comunque in crescita rispetto all’ultimo bilancio consuntivo. Non va comunque dimenticato che si tratta di una voce ancora non certificata e che teneva conto di “una serie di contatti con aziende giapponesi, legati ai progetti della prossima RWC, che rappresentano al momento un importante potenziale di crescita che confidiamo possano concretizzarsi quanto prima nella formalizzazione di nuove partnership”, così come si leggeva nella allegata Relazione Sulle Gestione firmata dal presidente Gavazzi. Insomma, sponsorizzazioni di cui si parla ormai da mesi ma ancora tutte da concretizzare.

In un simile panorama, dove non si capisce se la FIR nel bilancio preventivo 2017 avesse già tenuto conto o meno dell’eventuale addio delle due sponsorizzazioni in questione, arrivano queste notizie. La situazione economica del paese si sta lentamente muovendo e questo spinge ad essere un po’ più ottimisti per il futuro, ma sono cose per cui serve tempo e non va dimenticato che Cariparma ed Edison sono comunque i due sponsor più importanti e di lunga data della nazionale: il loro peso economico all’interno della voce in esame è non quantificabile (i bilanci non lo specificano) ma sicuramente elevato.

Cose che succedono: giocatori azzurri pagati, diritti tv in sospeso e la liason Italia/Francia

Italia e Francia

La querelle sui gettoni dovuti ai giocatori della nazionale per il Sei Nazioni 2017 sarebbe stata chiusa con il versamento degli emolumenti dovuti. Intanto si attende ancora l’ufficialità del Sei Nazioni su Discovery mentre la FFR corteggia la FIR. O meglio: i voti italiani per l’assegnazione della RWC 2023

Oggi parliamo di rugby internazionale. Di accordi, trattative e questioni che sembrano essersi risolte oppure no che hanno a che fare con il rugby internazionale ma che vedono protagoniste in qualche modo anche l’Italia.

  1. Gettoni per i giocatori che hanno preso parte al Sei Nazioni 2017: questione risolta (pare)

Lo scorso 6 settembre questo blog scriveva:
Quello che invece oggi il Grillotalpa può scrivere per primo e senza tema di essere smentito è che al 6 settembre i giocatori della nazionale maggiore non hanno ancora avuto i gettoni previsti per la loro partecipazione al Sei Nazioni 2017. Si tratta della prima volta che questi emolumenti subiscono un simile ritardo visto che negli anni precedenti la FIR li aveva sempre versati nei mesi immediatamente successivi alla fine del torneo, e comunque sempre prima dei test-match estivi. Quest’anno invece il ritardo è cospicuo e all’orizzonte, almeno secondo le informazioni raccolte da questo blog, non si vede ancora una soluzione rapida della questione.

A quanto risulta al Grillotalpa la questione sarebbe stata risolta negli ultimi giorni. I protagonisti principali tengono la bocca chiusa ma più fonti hanno confermato la cosa a questo blog e la FIR avrebbe quindi versato gli emolumenti previsti dagli accordi in essere. Indiscrezioni non confermate ma piuttosto concrete volevano i giocatori pronti a prendere una posizione molto dura per avere quello che alla fine della vicenda era loro dovuto: una cosa infatti è la trattativa per l’accordo che dovrà riguardare il Sei Nazioni 2018 e quelli successivi, un’altra è invece l’edizione 2017 che ricadeva sotto un agreement già in essere. Non giustificabile o ammissibile che quei soldi venissero usati come pedina di scambio per un qualcosa ancora da venire.

2.  Diritti tv Sei Nazioni: tarda l’ufficialità

L’annuncio era atteso già un paio di settimane fa, ma ancora nisba. L’aver trovato la quadra per il Pro14 su Eurosport sembrava essere l’ultimo tassello per completare il domino che porterà il torneo più amato e atteso ancora sulle reti del gruppo Discovery (si mormora di DMAX per le partite della nazionale azzurra ed Eurosport per le altre). E probabilmente così sarà ma ancora manca l’annuncio ufficiale. Ieri Rugby 1823 ricordava che sarebbero in fase di stallo anche le trattative per il main sponsor del torneo: che sia questa vicenda a frenare l’annuncio delle tv per l’Italia? Sarebbe un po’ strano, ma non impossibile. Aspettiamo, ma ormai mancano solo 4 mesi…

3. Accordo tra Francia e Italia con vista sul Mondiale 2023

A novembre World Rugby annuncerà il paese che avrà l’onore e l’onere di ospitare i Mondiali del 2023: in corsa Irlanda, Francia e Sudafrica. La prima sembra essere la favorita ma i transalpini e la rainbow nation hanno dalla loro parte non poche carte da giocare.
La FFR, la federazione francese, vuole i voti dell’Italia e per ottenerli il presidente Bernard Laporte la scorsa settimana ha incontrato a Milano il suo omologo italiano Alfredo Gavazzi. A farlo sapere è Massimo Calandri dalle pagine di Repubblica.it, che rende noti anche alcuni dettagli interessanti della trattativa in corso: “una più stretta collaborazione tecnica con scambi di metodologie e allenatori che coinvolgano i settori giovanili e femminile; un match tra le due nazionali senior per fare cassa, in programma ogni anno a partire dal 2019 all’inizio della stagione (il 31 agosto?) in Europa o Asia; un ‘partenariato’ tra una delle franchigie (Zebre?) e un club od una grande regione ovale francese, in modo da crescere insieme giovani talenti e attingere l’un l’altro alle rispettive rose di atleti”.
La FIR potrebbe inoltre aggiungere ai suoi partner commerciali una serie di sponsorizzazioni francesi e gli azzurri giocherebbero le partite della fase a gironi della RWC 2023 in città vicine al confine con l’Italia: Nizza e Marsiglia.

Cosa dire? Difficile avere una opinione, le notizie sono frammentarie e tutto è ancora in divenire. L’impressione è che nel complesso l’accordo sembra presentare non pochi vantaggi per la FIR. Resta da capire se è un qualcosa che può “vivere” anche a prescindere dall’assegnazione del Mondiale alla Francia. Traduciamo: l’accordo salta del tutto o solo in parte in caso di assegnazione del torneo iridato a Irlanda o Sudafrica?
E non sarebbe male avere qualche particolare in più su quel partenariato di cui parla Calandri, perché come è noto il diavolo si nasconde nei dettagli.

Bilancio in rosso e poca liquidità: la FIR in difficoltà. In ritardo i “gettoni” del Sei Nazioni 2017

 

Il Bilancio 2016 si chiude con un -635mila euro a dispetto di un Bilancio Preventivo che aveva previsto un +12mila. Quasi dimezzata la liquidità di cassa e il Grillotalpa conferma: i giocatori della nazionale non hanno ancora ricevuto i soldi dell’ultimo Sei Nazioni, un ritardo che finora non si era mai verificato. GIRA e AIR sempre più vicine su singole posizioni

Ieri la FIR ha reso pubblico il Bilancio Consuntivo 2016, approvato in via definitiva dal Consiglio Federale a luglio: l’esercizio in questione è stato chiuso con un rosso di 635.945,59 euro. Un risultato negativo che però migliora le oltre 2 milioni di passività accumulate nel bilancio 2015. Bene? Ni, visto che oltre a registrate un segno meno ancora particolarmente importante bisogna anche ricordare che il bilancio preventivo aveva ipotizzato un risultato positivo per quasi 12mila euro. Qui comunque potete scaricare e consultare il Bilancio nella sua interezza.
Al solito si tratta di un documento non sempre di immediata leggibilità, ma qualche dato interessante (tra i tanti) salta agli occhi:
i ricavi dei test-match crescono del 651% (no, non è un errore, ho proprio scritto 651) rispetto all’anno precedente ma bisogna tenere conto che lo scorso autunno da Roma sono passati gli All Blacks e che – soprattutto – nel 2015 non si sono giocate partite a novembre perché si era appena concluso il Mondiale
10% in meno da pubblicità e sponsorizzazioni ma nella Relazione sulla gestione allegata al Bilancio si sottolinea che in prospettiva della RWC 2019 “rimangono aperti una serie di contatti con aziende giapponesi”. Al momento non c’è però ancora nessuna firma, nulla di ufficiale
Costi raddoppiati per la gestione della Cittadella di Parma, che passa dai 127mila euro del 2015 ai 249mila dell’esercizio successivo
la partecipazione al Pro12 è costata nel suo complesso 11.270.269,08 euro. Di questo ammontare i contributi assegnati direttamente quell’anno alle franchigie sono stati 6.745.000. E alle Zebre è stato assegnato l’ormai famigerato contributo straordinario da 500mila euro
continua a scendere anche l’ammontare di cassa, ovvero la liquidità a disposizione della federazione, che passa da 3,5 milioni di euro a 1,95 milioni. Un trend che va avanti da diversi esercizi.

Il dato su cui vorrei soffermarmi oggi è quest’ultimo perché se da un lato è vero che il risultato complessivo è quello che conquista i titoli sulle prime pagine dall’altro è altrettanto vero che lo stato di salute della liquidità è quello che dà forse la temperatura migliore delle difficoltà (o meno) che quotidianamente un’azienda o un ente, in questo caso la FIR, deve affrontare. Il risultato di un esercizio può essere positivo perché c’è stata una vendita di un immobile, ad esempio, oppure può essere negativo perché si affrontano investimenti che daranno risultati positivi in un futuro più o meno vicino. Un segno più o un segno meno possono quindi essere (parzialmente) ingannevoli e vanno “letti”. La liquidità invece ti dice cosa puoi o non puoi fare nel day by day.
Negli ultimi mesi si sono rincorse indiscrezioni su difficoltà della FIR in questo senso: rimborsi pagati agli arbitri con grande ritardo (o ancora non pagati), ad esempio, oppure contributi previsti e da versare ai vari comitati regionali per la loro normale vita amministrativa più volte rimandati. Voci, rumors, indiscrezioni che arrivano a macchia di leopardo da mezza Italia ma anche di difficile verifica: ci ho provato più di una volta ma poi – alla fine – nessuno vuole rilasciare dichiarazioni ufficiali e ottenere le carte che certifichino questi ritardi è estremamente difficile. Quindi rimangono tali: indiscrezioni.

Quello che invece oggi il Grillotalpa può scrivere per primo e senza tema di essere smentito è che al 6 settembre i giocatori della nazionale maggiore non hanno ancora avuto i gettoni previsti per la loro partecipazione al Sei Nazioni 2017. Si tratta della prima volta che questi emolumenti subiscono un simile ritardo visto che negli anni precedenti la FIR li aveva sempre versati nei mesi immediatamente successivi alla fine del torneo, e comunque sempre prima dei test-match estivi. Quest’anno invece il ritardo è cospicuo e all’orizzonte, almeno secondo le informazioni raccolte da questo blog, non si vede ancora una soluzione rapida della questione.
E’ vero che le parti sono da tempo coinvolte in una trattativa molto complessa per il rinnovo della questione emolumenti per i giocatori impegnati in nazionale ma le distanze sono considerevoli: Gavazzi già tempo fa ha fatto pubblicamente sapere che vorrebbe legare il gettone alle prestazioni ma propone un accordo con il quale di fatto i giocatori guadagnerebbero solo in caso di risultati finora mai ottenuti da nessuna nazionale azzurra e tali che ci metterebbero in corsa per la vittoria finale del torneo. Sarebbe bellissimo se ciò succedesse, intendo se l’Italia vincesse 4 gare al Sei Nazioni, ma sul lato pratico della questione contingente vuol dire solo una cosa: risparmiare moltissimo sui gettoni, quasi non pagarli.

I rappresentanti dei giocatori fanno muro e anche sotto l’aspetto più prettamente “sindacale” c’è da sottolineare un’altra novità: negli ultimi mesi si sta infatti registrando un avvicinamento importante sulle singole posizioni tra GIRA e AIR, ovvero le due sigle che rappresentano i giocatori. Non è poco se si tiene conto che GIRA è nata nel 2012 proprio in contrapposizione ad AIR. Non un’alleanza vera e propria ma una comunione di obiettivi che di sicuro pone la FIR davanti a una difficoltà in più, non prevista (Gavazzi insiste infatti a non voler ufficialmente riconoscere GIRA).
Discussioni complicate dicevamo e rapporti molto freddi, ma quella è la discussione sul futuro, il Sei Nazioni 2017 però ricadeva ancora sotto il vecchio agreement. Quindi: perché non pagare? Per avere un’arma in più nelle trattative? Forse, ma essendo soldi dovuti il risultato finale che si ottiene più facilmente è invece quello di una radicalizzazione delle posizioni altrui. Oppure non si paga perché, forse, in FIR ci sono appunto grossi problemi di liquidità. Magari è un mix delle due cose.
Quei soldi prima o poi arriveranno ai loro legittimi destinatari, ne sono certo, ma il “prima” e il “poi” non sono un dettaglio. Quando si chiama un idraulico, poi lo si paga. Funziona così. Dovrebbe funzionare così, almeno.

Eccellenza: squadre in più o in meno, ma la costante è la mancanza di progettualità

Dall’inizio al 2010 a oggi il Consiglio Federale ha votato per ben 5 volte una modifica nel numero delle formazioni che prendono parte al nostro massimo campionato nazionale. I presidenti FIR che si sono susseguiti hanno reso dichiarazioni fotocopia a fronte di situazioni diverse. I club hanno sempre accettato senza proporre alternative. Non sappiamo cosa vogliamo diventare e forse, alla fine, non siamo nemmeno molto interessati alla cosa. Pare.

Il prossimo 23 settembre partirà il campionato d’Eccellenza, meno di un mese. Come è noto quella che vivremo sarà una stagione caratterizzata dal blocco delle retrocessioni per far sì che dal 2018/2019 il nostro massimo campionato nazionale passi da 10 a 12 squadre. E’ un bene o un male? Ne ho parlato anche non molto tempo fa e come tutte le cose non esistono aspetti che siano solo positivi o solo negativi: più squadre significano più giocatori, una età media che probabilmente si abbassa, maggiori opportunità per gli atleti di fare presenze e minutaggi. Possibilità di crescita quindi.
L’altra faccia della medaglia è probabilmente una media tecnica generale che si abbassa o che comunque non cresce, d’altronde (e purtroppo) il nostro movimento da troppi anni a questa parte non brilla per “produzione” di giocatori, quantomeno di livello medio-alto. Un livello tecnico più basso dovrebbe (condizionale d’obbligo) portare a meno spettacolo e di conseguenza meno appeal per sponsor e tv, che già latitano. Insomma sorrisi e preoccupazioni su entrambi i lati della barricata, diciamo così. Anche perché la soluzione magica che risolve tutto in un baleno non c’è.

Ma oggi non voglio affrontare i pro e i contro delle opzioni in campo, oggi voglio solo fare un passo di lato e cercare di capire che cosa è l’Eccellenza oggi. No, meglio: che cosa si vorrebbe fosse l’Eccellenza. E la risposta è che al di là di generiche dichiarazioni d’intenti è solo una: non si sa.
Stante la partecipazione italiana a quello che da quest’anno si chiama Pro14, quale si vuole che sia il ruolo e il progetto legato a quello che è il nostro torneo nazionale più importante: ecco la questione, il nocciolo vero. Se esiste una idea che vada al di là del breve volgere di un paio di stagioni, con un panorama di tempo medio-lungo – come dovrebbe essere per una competizione di questo genere – beh, non lo sappiamo. Attenzione non lo sappiamo non perché non ci viene detto, non lo sappiamo perché la storia recente ci racconta di una gestione dell’Eccellenza che sembra dettata dalle esigenze del momento, della contingenza, senza una vera progettazione.

Prendiamo in esame i campionati da quando si è deciso della partecipazione italiana all’avventura celtica. Nei primissimi mesi del 2010 la FIR comunica in via ufficiale che “relativamente alla struttura del campionato italiano d’Eccellenza, che manterrà il proprio
status di massima competizione rugbistica nazionale, la Federazione conferma che a partire dalla stagione 2010-2011, tale campionato sarà composto da dodici squadre suddivise in due gironi meritocratici di sei squadre”. Così, nero su bianco a inizio marzo di quell’anno. Pochi mesi dopo, a giugno, però cambia tutto e si stabilisce che le squadre rimarranno 10. La stagione 2012-2013 vede in campo un’altra volta 12 protagoniste, ma alla metà di aprile dello stesso 2013 il Consiglio Federale decide che dal 2014/2015 si torna nuovamente a dieci squadre. Dall’anno prossimo saranno ancora una volta 12, sorvolando su dichiarazioni rese in occasioni ufficiali dal presidente federale che in caso di esclusione italiana dal Pro12 prevedeva un campionato nazionale a 6 squadre.

Rimanendo però ai soli documenti ufficiali votati dal Consiglio Federale dall’inizio del 2010 a oggi abbiamo ben 5 cambiamenti di formula in 8 anni, tre decisi sotto la gestione Dondi e due sotto quella di Gavazzi. Va bene, ci saranno state anche necessità dovute a quello che volete ma alla fine l’impressione è quella di avere le idee poco chiare. Oppure che tutto sommato non sia un problema così importante, cosa che potrebbe anche essere, ma che coccia però con le dichiarazioni ufficiali dei presidenti federali.
Giancarlo Dondi, 7 settembre 2010: “Il Campionato d’Eccellenza esprime i veri valori del rugby italiano e non ho dubbi che il 2010/2011 ci offrirà una stagione avvincente. Vedremo in campo molti prodotti dei nostri vivai e delle Accademie e credo che da parte delle squadre e dei giovani ci sarà voglia di produrre gioco e mettersi in mostra: tagliamo il traguardo degli ottantuno campionati e questo è motivo di orgoglio e soddisfazione, oltre che la dimostrazione che il nostro movimento è in salute”.

Alfredo Gavazzi, 20 settembre 2012 (pochi giorni dopo la sua elezione): “Sono contento di constatare che quest’anno più che mai le giovani generazioni saranno protagoniste del campionato d’Eccellenza, che diventerà per noi sempre più importante in futuro e che, per quest’anno, mi aspetto particolarmente equilibrato. E’ importante che i giovani si impongano sulla scena nazionale e possano così proporsi in prospettiva azzurra. Sono un uomo di Club per questo comprendo perfettamente lo stato d’animo di chi si è presentato oggi”.

Alfredo Gavazzi, 1 ottobre 2014: “Un campionato giovane che stimola la crescita del nostro vivaio in preparazione alla più importante competizione del Pro12. Il Campionato Italiano d’Eccellenza rappresenta un momento fondamentale nel percorso di formazione dei giovani atleti italiani, che costituiscono una percentuale sensibile delle dieci rose al via e che, attraverso il massimo campionato, hanno l’opportunità di proseguire nel proprio sviluppo verso i livelli di gioco successivi o di consolidare la propria crescita. L’Eccellenza è un torneo in crescita”.

Dichiarazioni di circostanza certo, non è che alle presentazioni ufficiali dei tornei – situazione in cui le parole qui riproposte sono state dette – ci si possa aspettare chissà cosa, ma pure parecchio “fotocopia” (quelle degli anni che qui non ho riportato sono assolutamente in linea: un campionato giovane, che cresce, palestra del futuro, torneo vero cuore del movimento eccetera eccetera, quasi fossero frasi mandate a memoria). Parole belle ma un po’ vuote. Perché l’impressione che a mancare sia la loro anima, ovvero la progettualità concreta. Insomma, non sappiamo che cosa vogliamo diventare. Oppure, come ho sottolineato prima, forse non ci interessa poi molto. Non uno spettacolo entusiasmante, da qualunque parte la si prenda. Non ci sono molti soldi, o vengono spesi altrove, ma a latitare sono le idee a lungo termine.
E attenzione, buona parte della responsabilità ce l’hanno anche i club che magari mugugnano ma di sicuro non hanno alzato barricate o chiesto chissà quali riforme. Evidentemente alla fine anche a loro sta bene così.