Categoria: Irlanda

Numeri, profondità e utilizzo: il caso Italia e il caso Irlanda

ph. Fotosportit/FIR

Due nazionali che a novembre hanno affrontato le stesse avversarie, ma l’utilizzo dei giocatori a disposizione dei due ct è stato molto diverso: incentrato su un più piccolo gruppo di atleti per gli azzurri, molto più “diluito” tra gli uomini in maglia verde. E sorge una domanda/dubbio: non avevamo aumentato la concorrenza?

Oggi abbiamo più scelta di giocatori, una profondità che prima non c’era. Quante volte lo abbiamo detto o sentito i questi ultimi mesi? Parecchie, tante. Eppure – forse – non è così vero. Oppure abbiamo davvero più scelta ma poi questo ampliamento del bacino si riflette sulle scelte concrete del ct? Parrebbe di no.
Ho messo a confronto il nostro mese di novembre con quello irlandese prendendo in  considerazione il numero di giocatori utilizzati nel complesso delle tre partite, il numero di quelli che sono partiti dal primo minuto e quante volte uno stesso giocatore è stato schierato titolare.
Vi chiederete: perché proprio il XV in maglia verde? Perché hanno affrontato le nostre stesse avversarie: Fiji, Sudafrica e Argentina. Ecco cosa ne esce:

Italia: 3 partite, una vittoria e due sconfitte
28 giocatori utilizzati
17 sono partiti titolari almeno una volta
13 sono partiti titolari in tutte e tre le gare

Irlanda: 3 partite, 3 vittorie
38 giocatori utilizzati
28 sono partiti titolari almeno una volta
Nessun giocatore è stato schierato titolare in tutte e tre le gare

Che cosa evinciamo da questi dati (potrebbe esserci anche qualche errore di computo, ma le grandezze sono comunque quelle)? Beh, che l’Irlanda avesse un bacino più profondo e ampio da cui pescare rispetto al nostro è cosa nota, non lo scopre certo il sottoscritto, ma in realtà quei numeri ci dicono altro.

Tra gli irlandesi c’è un effettivo utilizzo di gran parte dei giocatori del giro della nazionale, cosa che nel nostro caso è più ridotta, ma soprattutto c’è un minutaggio complessivo molto più distribuito: ben 28 sono partiti titolari, nessuno è mai stato schierato da Schmidt per tre volte. O’Shea invece ha schierato quasi sempre la stessa formazione, questo significa che nonostante un (presunto?) allargamento del bacino e una maggiora concorrenza interna si è fatto ricorso quasi sempre agli stessi uomini. Ovviamente ogni partita e ogni scelta ha una storia a sé ma se insisti sugli stessi uomini ottieni comunque un effetto, ovvero l’inevitabile logoramento fisico degli interessati. Lo stesso monte minuti è infatti diviso tra 38 (Irlanda) e 28 (Italia) atleti. Alla lunga questa cosa ha una incidenza: basti pensare che nove azzurri sono stati poi subito schierati dalle Zebre per poter battere il Connacht lo scorso sabato. E poi arrivano le due settimane di coppe europee, quindi i due derby celtici…
Un problema che invece non riguarda l’Irlanda che nella primo test di novembre ha schiantato il Sudafrica, poi una settimana dopo ha battuto sì a fatica Fiji (23-20) ma schierando un XV titolare quasi completamente diverso rispetto alla gara precedente e a quella successiva. Una vera e propria squadra B in grado comunque di imporsi sui figiani. Se l’Italia avesse fatto lo stesso avrebbe battuto Volavola e compagni? Qualche dubbio è lecito averlo.

Quantità e soprattutto qualità diverse, lo sapevamo, ma il dato dell’utilizzo va comunque tenuto presente, anche perché Italia e Irlanda sembrano andare in direzioni opposte rispetto a 4 anni fa. Quelli di questo novembre sono stati i test-match che hanno segnato la metà della strada tra il Mondiale 2015 e quello nipponico del 2019. Se prendiamo gli impegni del novembre 2013, il mese che segnava il giro di boa tra la RWC 2011 e quella in Inghilterra scopriamo infatti che l’Italia contro Australia, Fiji e Argentina (due ko e una vittoria con Fiji, il match dopo il quale a Morisi venne asportata la milza) utilizzò 30 giocatori, 24 dei quali partirono titolari in almeno uno dei tre match e solo 6 vennero schierati sempre nei XV scesi in campo dal primo minuto. Un mese il cui peso è stato quindi più diluito nel gruppo azzurro rispetto a oggi.
E l’Irlanda? Contro Samoa (40 a 9), Australia (15-32) e All Blacks (il famoso 22-24) in quel mese del 2013 schierò in tutto 29 atleti, 22 dei quali partiti almeno una volta dal primo minuto e 8 titolari tutte e tre le volte. Qui il peso si fece sentire su un gruppo più ristretto di giocatori che non nell’attuale 2017, dove lo staff tecnico di Schmidt sta non solo cercando di allargare il bacino ma anche di bilanciare l’utilizzo e di “stenderlo” su più giocatori possibile al fine di non logorarli.
Vale la pena ricordare che l’Irlanda arrivo fisicamente sulle ginocchia al Mondiale in Inghilterra, dove invece era pronosticata come la “sorpresa” più probabile. Sarà tutto solo un caso?

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Sei Nazioni: a Roma la marea è di colore verde, Irlanda batte Italia 63 a 10

ph. Marco Turchetto

ph. Marco Turchetto – RugbytoItaly

All’Olimpico partita a senso unico con gli ospiti che conquistano il bonus offensivo in 34 minuti. Poco o nulla da salvare per gli azzurri. Purtroppo.

La notizia che anticipa la gara è l’assenza dell’ultimo minuto di Rory Best tra le file dell’Irlanda. Dentro dal primo minuto è quindi Niall Scannell (all’esordio in nazionale), con la fascia di capitano che va a finire sul braccio di Jamie Heaslip.
Inizio di chiara marca irlandese che si piazza nella nostra metà campo e che passa lunghi minuti nei nostri 22 metri. Azzurri che si difendono e basta, inevitabili le mete di Earls al 12′, di Stander al 18′ e ancora di Earls al 26′. Partita a senso unico, ma al 31′, ovvero un minuto dopo il primo ingresso degli azzurri nei 22 metri avversari arriva una meta tecnica su maul avanzante.
La gara riprende però la sua inerzia e al 34′ arriva la meta del bonus (il primo offensivo di tutto il torneo) con la seconda realizzazione personale di CJ Stander.
Giocatori irlandesi quasi sempre avanzanti anche se placcati, 244 metri percorsi pala in mano dal XV in maglia verde contro i soli 67 nostri, 69% a 31% di possesso per i nostri avversari, 28-72 le percentuali di “territory”: tutto sommato non va così male che il primo tempo finisca “solo” 28 a 10 per gli uomini di Joe Schmidt.

Il secondo tempo non prevede una storia diversa dal primo. Irlanda sempre con il pallone in mano e sempre nella nostra metà campo. Noi placchiamo tantissimo – inevitabile giocando solo in difesa – ma al contempo di placcaggi ne sbagliamo diversi, come quello che consente a Stander di marcare la sua terza meta personale al 46′.
Una segnatura che dà il via alla prima vera reazione d’orgoglio non estemporanea dell’Italia che costringe gli avversari sulla difensiva, ma non arrivano punti. Si torna perciò al canovaccio pomeridiano e arrivano altre mete irlandesi: finisce, mestamente, 10-56.
Un deciso passo indietro rispetto a una settimana fa. Certo, l’Irlanda è probabilmente più forte del Galles, ma l’Italia vista in campo è sembrata non libera mentalmente, troppo timorosa. Gli azzurri hanno dato l’impressione di essere un po’ più tranquilli e determinati solo dal 50′ in poi, ma a quel punto il tabellone era già impietoso. Ora una settimana di stop, poi la trasferta a Twickenham. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Italia: 15 Edoardo Padovani, 14 Angelo Esposito, 13 Tommaso Benvenuti, 12 Luke Mclean, 11 Giovanbattista Venditti, 10 Carlo Canna, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse (c), 7 Simone Favaro, 6 Maxime Mbanda, 5 Andries van Schalkwyk, 4 Marco Fuser, 3 Lorenzo Cittadini, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Ornel Gega, 17 Sami Panico, 18 Dario Chistolini, 19 George Biagi, 20 Abraham Steyn, 21 Giorgio Bronzini, 22 Tommaso Allan, 23 Michele Campagnaro
Mete: meta tecnica (31′)
Conversioni: Canna (32′)
Punizioni: Canna (15′)

Irlanda: 15 Rob Kearney, 14 Keith Earls, 13 Garry Ringrose, 12 Robbie Henshaw, 11 Simon Zebo, 10 Paddy Jackson, 9 Conor Murray, 8 Jamie Heaslip (capitano), 7 Sean O’Brien, 6 CJ Stander, 5 Devin Toner, 4 Donnacha Ryan, 3 Tadhg Furlong, 2 Niall Scannell, 1 Cian Healy
Riserve: 16 James Tracy, 17 Jack McGrath, 18 John Ryan, 19 Ultan Dillane, 20 Josh van der Flier, 21 Kieran Marmion, 22 Ian Keatley, 23 Craig Gilroy
Mete: Earls (12′, 26′), CJ Stander (18′, 34′, 45′), Gilroy (67′, 78′, 81′), Ringrose (72′)
Conversioni: Jackson (13′, 19′, 27′, 35′, 46′, 68′, 73′, 78′, 81′)
Punizioni:

Un sabato da Sei Nazioni: si parte con Italia-Irlanda, poi è Galles-Inghilterra

italia-irlanda-2016

All’Olimpico il kick-off è fissato alle 15.25, a Cardiff invece il fischio d’inizio poco prima delle 18. Entrambe le gare in diretta tv su DMAX

Sotto con l’Irlanda. Oggi a Roma (calcio d’inizio alle 15.25, diretta tv su DMAX con il commento di Antonio Raimondi e Vittorio Munari ma il Rugby Social Club inizia alle 14.45) l’Italia gioca la sua seconda partita al Sei Nazioni 2017. Una settimana scarsa fa il ko con il Galles che ha fatto discutere non poco, soprattutto per un secondo tempo sicuramente al di sotto degli standard richiesti sotto tanti, troppi aspetti.
La squadra ospite è stata battuta a Edimburgo dalla Scozia nella prima giornata del torneo: messa decisamente sotto nel primo tempo, ha saputo reagire e raddrizzar una partita che sembrava ormai scappata via. Bravissima la Scozia a dare l’ultimo colpo di reni ma gli uomini del ct Schmidt hanno sbagliato davvero tanto.
Una Irlanda fortissima, con una rosa ampia e un livello tecnico di prim’ordine: “È una squadra molto particolare che, grazie al suo allenatore e al grande lavoro di analisi dei match che viene fatto dallo staff, ha la facoltà di sapersi adattare molto bene al gioco di tutte le squadre che incontra” ha detto Sergio Parisse alla vigilia.

Una vigilia particolare per il nostro ct, Conor O’Shea, irlandese di Limerick che di sicuro vorrebbe sgambettare la “sua” Irlanda: “Sicuramente per Conor questa sarà una partita un po’ speciale, è inutile negarlo, – prosegue Parisse – ma l’approccio al match sarà sempre lo stesso di quelli giocati finora con lui alla guida di questa squadra. Non smetterò mai di dire che da quando O’Shea è arrivato da noi si respira un clima diverso. Lui sta puntando molto ad un cambio di mentalità: non è facile, soprattutto perché la maggior parte dei ragazzi arriva da due team, le Zebre e la Benetton, che non sono proprio in un buon periodo di risultati. Comunque, ci stiamo provando e alla lunga ci riusciremo di certo”. Vedremo. Speriamo.

La giornata comunque oggi prevede anche una Galles-Inghilterra davvero succulenta. Partita che non ha certo bisogno di presentazioni o stimoli di qualsiasi genere, una classica del rugby mondiale come poche altre. Inghilterra che ha battuto la Francia al termine di una partita così così (ma per merito dei bleus) e gallesi vittoriosi a Roma ma che hanno sofferto non poco nel primo tempo contro l’Italia. A Cardiff sarà spettacolo, diretta tv su DMAX dalle 17 e 50.

Italia: 15 Edoardo Padovani, 14 Angelo Esposito, 13 Tommaso Benvenuti, 12 Luke Mclean, 11 Giovanbattista Venditti, 10 Carlo Canna, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse (c), 7 Simone Favaro, 6 Maxime Mbanda, 5 Andries van Schalkwyk, 4 Marco Fuser, 3 Lorenzo Cittadini, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Ornel Gega, 17 Sami Panico, 18 Dario Chistolini, 19 George Biagi, 20 Abraham Steyn, 21 Giorgio Bronzini, 22 Tommaso Allan, 23 Michele Campagnaro
Irlanda: 15 Rob Kearney, 14 Keith Earls, 13 Garry Ringrose, 12 Robbie Henshaw, 11 Simon Zebo, 10 Paddy Jackson, 9 Conor Murray, 8 Jamie Heaslip, 7 Sean O’Brien, 6 CJ Stander, 5 Devin Toner, 4 Donnacha Ryan, 3 Tadhg Furlong, 2 Rory Best (c), 1 Cian Healy
Riserve: 16 Niall Scannell, 17 Jack McGrath, 18 John Ryan, 19 Ultan Dillane, 20 Josh van der Flier, 21 Kieran Marmion, 22 Ian Keatley, 23 Craig Gilroy

Galles: 15 Leigh Halfpenny, 14 George North, 13 Jonathan Davies, 12 Scott Williams, 11 Liam Williams, 10 Dan Biggar, 9 Rhys Webb, 8 Ross Moriarty, 7 Justin Tipuric, 6 Sam Warburton, 5 Alun Wyn Jones (c), 4 Jake Ball, 3 Tomas Francis, 2 Ken Owens, 1 Rob Evans
Riserve: 16 Scott Baldwin, 17 Nicky Smith, 18 Samson Lee, 19 Cory Hill, 20 Taulupe Faletau, 21 Gareth Davies, 22 Sam Davies, 23 Jamie Roberts
Inghilterra: 15 Mike Brown, 14 Jack Nowell, 13 Jonathan Joseph, 12 Owen Farrell, 11 Elliot Daly, 10 George Ford, 9 Ben Youngs, 8 Nathan Hughes, 7 Jack Clifford, 6 Maro Itoje, 5 Courtney Lawes, 4 Joe Launchbury, 3 Dan Cole, 2 Dylan Hartley (c), 1 Joe Marler
Riserve: 16 Jamie George, 17 Matt Mullan, 18 Kyle Sinckler, 19 Tom Wood, 20 James Haskell, 21 Danny Care, 22 Ben Te’o, 23 Jonny May