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Giugno ci consegna una Ovalia sempre più All Blacks e verde Irlanda. E molto poco Pumas

Un mese di scontri tra i due emisferi a un anno dalla RWC: Nuova Zelanda, Irlanda e Australia le migliori. Molto male i Pumas. E l’Italia…

Per le nazionali europee è stato l’ultimo atto di un’annata sportiva lunghissima, per quelle dell’emisfero sud questo mese di giugno ha segnato il debutto stagionale dopo i fuochi d’artificio del Super Rugby.Da qualunque parte la si prenda per tutti queste settimane segnano però un cerchio rosso sul calendario in vista della RWC, che nel 2019 scatterà venerdì 19 settembre a Tokyo con Giappone-Russia.
Di seguito alcune impressioni sulle squadre – in rigoroso ordine alfabetico – che prendono parte al Sei Nazioni e al Rugby Championship, più il Giappone. Lo so, rimangono fuori le tre del Pacifico, ma di Samoa, Tonga e Fiji non ho praticamente visto nulla se non il risultato, quindi mi astengo.

Argentina – Via il dente e via il dolore: la vera delusione di queste settimane. Abbiamo visto una squadra irriconoscibile in un momento non semplice e probabilmente “di passaggio” per il movimento argentino. Da una parte i Jaguares che nel Super Rugby non stanno certo sfigurando (8 vittorie in 13 gare, 34 punti in classifica che valgono la seconda posizione nella loro pool ma il 7° posto generale) e dall’altro una nazionale che ha vinto solo due partite negli ultimi 17 match. I Pumas in questo mese hanno perso contro il Galles due volte in maniera più netta di quanto non dica il risultato (10-23 e 12-30), due ko che hanno spinto il ct Daniel Hourcade a rassegnare le dimissioni: “Non ho avuto risposte, il mio messaggio non arriva più alla squadra”, ha detto in conferenza stampa. Ha pure ammesso che era stata presa in considerazione l’ipotesi di lasciare prima della finestra di giugno, segno evidente che qualcosa si era rotto da tempo. La sconfitta di sabato contro la Scozia 15-44 è stata il punto più basso, ora si riparte. Il materiale e lo spirito certo non mancano, ma il Mondiale è davvero dietro l’angolo… Forse non siamo all’Anno Zero, ma non siamo nemmeno così lontani. Sono da sempre un loro simpatizzante, lasciatemelo dire: forza Pumas!

Australia – Ha perso la serie contro l’Irlanda riuscendo a superare il XV in maglia verde solo nella prima sfida, a Brisbane. Ha messo in mostra gli alti e i bassi tipici degli ultimi anni (più i primi che non i secondi) ma l’impressione è che passi avanti siano stati fatti e che quindi alla fine il bicchiere possa essere considerato mezzo pieno. Ha affrontato a viso aperto quella che oggi è probabilmente la migliore squadra al mondo assieme agli All Blacks finendo tutte le gare a una incollatura o quasi (18-9, 21-26 e 16-20: il saldo algebrico dei tre test dà “somma zero”, con 55 punti fatti/subiti per entrambe le selezioni). I dettagli hanno premiato l’Irlanda, cosa che a questi livelli ha grande importanza e può decidere le sorti di una squadra, ma i giocatori ci sono, lo staff anche. Concretizza ancora un po’ poco rispetto a quello che produce ma i wallabies in questo momento davanti a loro hanno solo due squadre.

Francia – Aveva il compito più difficile, ovvero affrontare gli All Blacks in casa loro, e se ne torna a casa con tre sconfitte sul groppone in altrettante gare. In una i galletti ci hanno messo anche un po’ del loro giocando per quasi 70 minuti in 14 con un uomo in meno per l’espulsione di Fall, curiosamente la partita in cui il gap del punteggio è rimasto più contenuto (26-13). Molto più nette le altre due sconfitte: 52-11 e 49-14. Jacques Brunel guida una squadra dove il talento non manca ma che va troppo a intermittenza, con la luce che si accende e si spegna improvvisamente in continuazione. Tutte “caratteristiche” che i bleus avevano già messo in mostra nel corso del Sei Nazioni. Squadra tignosa, che può vincere anche giocando male, ma non se trova davanti a sé squadre organizzate e con le idee chiare. Non oggi almeno, tra un anno chissà. La strada è quella giusta: pensate a come stava messa la Francia un anno fa…

Galles – Difficile parlare del Galles di questo giugno. Prima il test-match naif (definiamolo così) contro il Sudafrica a Washington vinto 22 a 20 ma con due squadre con tanti giovani, poi le due affermazioni nette in Argentina però contro i peggiori Pumas degli ultimi anni. Ok, non è certo colpa loro e comunque i Dragoni hanno fatto quello che dovevano fare, ma diventa complicato dare un giudizio che prescinda dai risultati. La squadra di Gatland ha chiuso lo scorso Sei Nazioni al secondo posto ma a ben 11 punti di distanza dall’Irlanda, nel tour delle Americhe i dubbi e i problemi messi in mostra nelle ultime stagioni non sono stati fugati ma tre vittorie fanno comunque morale e affrontare questa squadra è sempre complicato.

Giappone – Una vittoria netta contro l’Italia, un ko per 22-25 una settimana dopo sempre contro gli azzurri e un 28 a 0 rifilato alla Georgia lo scorso sabato. I Brave Blossoms quando giocano con abnegazione, concentrazione e determinazione fisica sono un pessimo cliente per chiunque, ma sono squadra che non può permettersi cali di concentrazione di sorta. Jamie Joseph deve lavorare sull’approccio mentale e su una disciplina che a volte lascia un po’ a desiderare. Tra un anno se saprà gestire la pressione del giocare un Mondiale in casa (tanto più dopo la bellissima RWC2015) può levarsi soddisfazioni, ma se quella stessa pressione non sarà trasformata in benzina per i nipponici potrebbe diventare un problema serissimo.

Inghilterra – La grande malata del rugby mondiale di questo 2018 non sta ancora bene e il tour in Sudafrica mette in mostra una squadra che sembra troppo impegnata a cercare di capire perché le cose non stanno andando come un anno fa per riuscire davvero a risolvere. L’Inghilterra oggi è una squadra fortissima che ha perso concentrazione e soprattutto serenità, non è tranquilla. La pressione mediatica in patria non aiuta, ma quella c’è sempre stata e il gruppo dovrebbe avere spalle abbastanza grosse quantomeno per sapere incassare bene le critiche.La vittoria di questo sabato (25 a 10) dopo i ko nei primi due match degli springboks (39-42 e 12-23) è un sorriso che ci voleva ma che al momento può essere paragonato a un buon brodino, non molto di più. Gli impegni di novembre sono di quelli importanti: Sudafrica, All Blacks, Giappone e Australia ci diranno moltissimo.

Irlanda – Sa giocare benissimo e quando non lo fa (perché capita pure questo) riesce comunque a vincere quasi sempre perché ha testa, cuore, e gli uomini con le caratteristiche e il piede giusto per risolvere le partite. Oggi è la squadra che con gli All Blacks gode meritatamente del maggior credito per il Mondiale 2019, la crescita sembra essere continua e gli inevitabili inciampi diventano lezioni che vengono subito assorbite da un gruppo dove tecnica e talento abbondano. Il maggior merito di Schmidt e del suo staff è proprio quello di aver creato una mentalità solidissima. La domanda è se l’Irlanda riuscirà a mantenere questa condizione per altri 14-15 mesi. Il tempo risponderà.

Italia – Discorso simile a quello fatto con il Giappone: gli azzurri se vogliono ottenere risultati devono giocare al massimo della loro possibilità e della loro concentrazione. Del mazzo è tra le squadre con meno talento puro, determinazione e organizzazione diventano quindi fondamentali. Anche perché i nostri passaggi a vuoto diventano spesso delle cadute difficili da raddrizzare. Abbiamo problemi un po’ dappertutto ma la strada che stiamo percorrendo è l’unica opzione possibile: rispetto agli altri abbiamo l’handicap di un movimento che ha più tare, che è partito più in (colpevole) ritardo e più cose da sistemare. Aspetti questi che alla lunga non possono non riflettersi sul campo.

Nuova Zelanda – Sono i più forti e lo hanno dimostrato ancora una volta. Quella degli All Blacks è quasi una corsa su se stessi, volta alla ricerca della perfezione ovale sia per quello che si vede in campo che nella struttura di cui i tuttineri sono vertice. Una struttura permeata in maniera impeccabile su quelle che sono le loro caratteristiche, non replicabile.
La Nuova Zelanda ha dominato la serie sulla Francia dimostrando che questa è una squadra che che non si perde mai d’animo anche quando gioca al di sotto dei suoi elevatissimi standard, che si rialza in un men che non si dica e che può far male in mille modi diversi. E cosa più importante: questi All Blacks sanno soffrire, mantengono i piedi ben piantati a terra. Cosa per nulla scontata se teniamo conto che stiamo parlando di una squadra che da ormai 10 anni viaggia con una percentuale di vittorie di oltre il 90%…

Scozia – Con il Galles la squadra meno giudicabile di questo giugno. Ha battuto il Canada 48-10 per poi perdere contro gli USA per 30-29 una partita che a un certo punto il XV in maglia blu controllava per 21-6. Poi la nettissima vittoria su un’Argentina davvero irriconoscibile. Un tour in cui il ct Townsend ha potuto provare diversi giocatori e fatto tirare un po’ il fiato a un gruppo che in questi anni è cresciuto molto ma che non è molto profondo. Squadra che proprio per la sua rosa ridotta ha bisogno di una programmazione quasi perfetta, molto più delle altre.

Sudafrica – E’ un buon giugno quello dei primi springboks targati Erasmus. Squadra che è un vero cantiere aperto ma con quel bacino gli scalini si possono superare più velocemente rispetto ad altri. Ha grandissimi margini di miglioramento e le due vittorie contro gli inglesi sono carburante prezioso per la testa. Curiosissimo di vedere come si comporterà nel Rugby Championship.

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Italia, una coperta azzurra (forse) più piccola del previsto. E la guida al fine settimana

Ci sono più giocatori, c’è maggiore concorrenza. Lo si dice e lo si legge spesso negli ultimi due anni. Però le cose forse non stanno esattamente così. O magari vanno solo spiegate in maniera più dettagliata. L’amico e collega Duccio Fumero sul suo R1823 prova a scattare una fotografia analizzando i numeri.
Vi propongo uno stralcio e dopo il link all’articolo completo c’è il vademecum per il fine settimana ovale, dominato dai test-match internazionali. A partire, ovviamente, da Giappone-Italia. Senza dimenticare le finali del Mondiale U20 che si sta giocando in Francia: azzurrini in campo domenica contro il Galles per il 7° posto.

La coperta si è allungata, oggi c’è una rosa più ampia tra cui scegliere. Questo è uno dei mantra più in voga da quando Conor O’Shea è arrivato alla guida dell’Italrugby ed è uno dei punti su cui fa leva la Fir per dimostrare che il movimento è in crescita e che, anche se perdiamo sempre, va tutto bene. Ma la coperta non può essere solo un elenco di nomi di ‘papabili’, ma dev’essere qualcosa di concreto.
In questa stagione, iniziata con i test match di novembre, sono stati 46 i giocatori convocati da Conor O’Shea. Una rosa all’apparenza effettivamente ampia, ma alla quantità va aggiunta la qualità. Vediamo, dunque, i minutaggi degli azzurri in questa stagione e capiamo qual è il turnover sfruttato dal ct irlandese.
A guidare la classifica c’è…

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TONGA – SAMOA
Suva, ore 3 di sabato 16 giugno
Tonga: formazione non annunciata al momento della pubblicazione di questo articolo
Samoa: 
15 Ah See Tuala, 14 Paul Perez, 13 Alofa Alofa, 12 Alapati Leiua, 11 Sinoti Sinoti, 10 Tusi Pisi, 9 Dwayne Polataivao, 8 Jack Lam, 7 TJ Ioane, 6 Piula Faasalele, 5 Chris Vui (c), 4 Joe Tekori, 3 Viliamu Afatia, 2 Seilala Lam, 1 Jordan Lay
Riserve: 16 Elia Elia, 17 James Lay, 18 Paul Alo-Emile, 19 Brandon Nansen, 20 Ofisa Treviranus, 21 Melani Matavao, 22 Rodney Iona, 23 Ed Fidow

FIJI – GEORGIA
Suva, 5.30 di sabato 16 giugno
Fiji: 15 Kini Murimurivalu, 14 Vereniki Goneava, 13 Semi Radradra, 12 Jale Vatubua, 11 Nemani Nadolo, 10 Ben Volavola, 9 Henry Seniloli, 8 Viliame Mata, 7 Akapusi Qera (c), 6 Dominiko Waqaniburotu, 5 Leone Nakarawa, 4 Apisalome Ratuniyarawa, 3 Manasa Saulo, 2 Ratu Vere Vugakot, 1 Campese Ma’afu
Riserve: 16 Ratunaisa Navuma, 17 Eroni Maw, 18 Kalivati Tawake, 19 Sikeli Nabou, 20 Nemani Nagusa, 21 Frank Lomani, 22 Alivereti Veitokani, 23 Timoci Nagusa
Georgia: 15 Soso Matiashvili, 14 Tamaz Mtchedlidze, 13 Davit Katcharava, 12 Lasha Malaghuradze, 11 Anzor Sitchinava/Sandro Todua, 10 Lasha Khmaladze, 9 Vasil Lobzhanidze, 8 Otar Giorgadze, 7 Vito Kolelishvili, 6 Giorgi Tsutskiridze, 5 Kote Mikautadze, 4 Giorgi Nemsadze (c), 3 Levan Chilachava, 2 Shalva Mamukashvili, 1 Kakha Asieshvili
Riserve: 16 Giorgi Tchqoidze, 17 Zurab Zhvania, 18 Giorgi Melikidze, 19 Nodar Tcheishvili, 20 Shalva Sutiashvili, 21 Giorgi Begadze, 22 Giorgi Kveseladze, 23 Merab Kvirikashvili

GIAPPONE – ITALIA
Kobe, ore 7 di sabato 16 giugno. Diretta tv su DMAX
Giappone: 15 Kotaru Matsushima, 14 Lomano Lemeki, 13 Will Tupou, 12 Timothy Lafaele, 11 Kenki Fukuoka, 10 Yu Tamura, 9 Fumiaki Tanaka, 8 Kazuki Himeno, 7 Michael Leitch (c), 6 Yoshitaka Tokunaga, 5 Samuela Anise, 4 Wimpie Van Der Walt, 3 Ji-Won Koo, 2 Shota Horie, 1 Keita Inagaki
Riserve: 16 Yusuke Niwai, 17 Shintaro Ishihara, 18 Takuma Asahara, 19 Uwe Helu, 20 Amanaki Mafi, 21 Yutaka Nagare, 22 Rikiya Matsuda, 23 Ryoto Nakamura
Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Tommaso Benvenuti, 13 Michele Campagnaro, 12 Tommaso Castello, 11 Matteo Minozzi, 10 Tommaso Allan, 9 Marcello Violi, 8 Abraham Steyn, 7 Jake Polledri, 6 Sebastian Negri, 5 Dean Budd, 4 Alessandro Zanni, 3 Tiziano Pasquali, 2 Leonardo Ghiraldini (c), 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Luca Bigi, 17 Cherif Traore, 18 Simone Ferrari, 19 Marco Fuser, 20 Giovanni Licata, 21 Tito Tebaldi, 22 Carlo Canna, 23 Giulio Bisegni

NUOVA ZELANDA – FRANCIA 
Wellington, ore 9.35 di sabato 16 giugno. Diretta tv su SkySport2
All Blacks: 15 Jordie Barrett, 14 Ben Smith, 13 Anton Lienert-Brown, 12 Ryan Crotty, 11 Rieko Ioane, 10 Beauden Barrett, 9 Aaron Smith, 8 Luke Whitelock, 7 Sam Cane, 6 Liam Squire, 5 Scott Barrett, 4 Sam Whitelock (c), 3 Owen Franks, 2 Codie Taylor, 1 Joe Moody
Riserve: 16 Nathan Harris, 17 Karl Tu’inukuafe, 18 Ofa Tuungafasi, 19 Vaea Fifita, 20 Ardie Savea, 21 TJ Perenara, 22 Damian McKenzie, 23 Ngani Laumape
Francia: 15 Benjamin Fall, 14 Teddy Thomas, 13 Mathieu Bastareaud (c), 12 Geoffrey Doumayrou, 11 Gael Fickou, 10 Anthony Belleau, 9 Morgan Parra, 8 Kelian Gourdon, 7 Kélian Galletier, 6 Mathieu Babillot, 5 Yoann Maestri, 4 Bernard Le Roux, 3 Uini Atonio, 2 Camille Chat, 1 Dany Priso
Riserve: 16 Pierre Bourgarit, 17 Cyril Baille, 18 Cedate Gomes Sa, 19 Paul Gabrillagues, 20 Alexandre Lapandry, 21 Baptiste Serin, 22 Jules Plisson, 23 Maxime Médard

AUSTRALIA – IRLANDA
Melbourne, ore 12 di sabato 16 giugno. Diretta tv su SkySport2
Australia: 15 Israel Folau, 14 Dane Haylett-Petty, 13 Samu Kerevi, 12 Kurtley Beale, 11 Marika Koroibete, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Caleb Timu, 7 Michael Hooper (c), 6 David Pocock, 5 Adam Coleman, 4 Izack Rodda, 3 Sekope Kepu, 2 Brandon Paenga-Amosa, 1 Scott Sio
Riserve: 16 Tolu Latu, 17 Tom Robertson, 18 Taniela Tupou, 19 Rob Simmons, 20 Lukhan Tui, 21 Pete Samu, 22 Nick Phipps, 23 Reece Hodge
Irlanda: 15 Rob Kearney, 14 Andrew Conway, 13 Garry Ringrose, 12 Robbie Henshaw, 11 Keith Earls, 10 Johnny Sexton, 9 Conor Murray, 8 CJ Stander, 7 Dan Leavy, 6 Peter O’Mahony (c), 5 James Ryan, 4 Devin Toner, 3 Tadhg Furlong, 2 Niall Scannell, 1 Cian Healy
Riserve: 16 Rob Herring, 17 Jack McGrath, 18 Andrew Porter, 19 Tadhg Beirne, 20 Jordi Murphy, 21 John Cooney, 22 Joey Carbery, 23 Jordan Larmour

GERMANIA – PORTOGALLO (qualificazioni RWC 2019)
Heidelberg, ore 15 di sabato 16 giugno
Germania: formazione non annunciata al momento della pubblicazione di questo articolo
Portogallo: formazione non annunciata al momento della pubblicazione di questo articolo

SUDAFRICA – INGHILTERRA
Bloemfontein, ore 17.05 di sabato 16 giugno. Diretta tv su SkySport1
Sudafrica: 15 Willie le Roux, 14 S’busiso Nkosi, 13 Lukhanyo Am, 12 Damian de Allende, 11 Aphiwe Dyantyi, 10 Handré Pollard, 9 Faf de Klerk, 8 Duane Vermeulen, 7 Pieter-Steph du Toit, 6 Siya Kolisi (c), 5 Franco Mostert, 4 RG Snyman, 3 Frans Malherbe, 2 Bongi Mbonambi, 1 Tendai Mtawarira
Riserve: 16 Akker van der Merwe, 17 Steven Kitshoff, 18 Thomas du Toit, 19 Jean-Luc du Preez, 20 Sikhumbuzo Notshe, 21 Ivan van Zyl, 22 Jesse Kriel, 23 Warrick Gelant
Inghilterra: 15 Elliot Daly, 14 Jonny May, 13 Henry Slade, 12 Owen Farrell (c), 11 Mike Brown, 10 George Ford, 9 Ben Youngs, 8 Billy Vunipola, 7 Tom Curry, 6 Brad Shields, 5 Maro Itoje, 4 Joe Launchbury, 3 Kyle Sinckler, 2 Jamie George, 1 Mako Vunipola
Riserve: 16 Luke Cowan-Dickie, 17 Joe Marler, 18 Harry Williams, 19 Mark Wilson, 20 Nathan Hughes, 21 Ben Spencer, 22 Danny Cipriani, 23 Denny Solomona

ARGENTINA – GALLES
Santa Fe, ore 21.40 di di sabato 16 giugno
Argentina: 15 Emiliano Boffelli, 14 Bautista Delguy, 13 Matias Orlando, 12 Jeronimo de le Fuente, 11 Ramiro Moyano, 10 Nicolas Sanchez, 9 Martin Landajo, 8 Javier Ortega Desio, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Guido Petti, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (c), 1 Santiago Garcia Botta
Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Javier Diaz, 18 Santiago Medrano, 19 Matias Alemanno, 20 Tomas Lezana, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Santiago Gonzalez Iglesias, 23 Sebastian Cancelliere
Galles:15 Hallam Amos, 14 Josh Adams, 13 Scott Williams, 12 Owen Watkin, 11 George North, 10 Rhys Patchell, 9 Aled Davies, 8 Ross Moriarty, 7 James Davies, 6 Ellis Jenkins, 5 Cory Hill (c), 4 Adam Beard, 3 Tomas Francis, 2 Ryan Elias, 1 Rob Evans
Riserve: 16 Elliot Dee, 17 Nicky Smith, 18 Dillon Lewis, 19 Bradley Davies, 20 Josh Turnbull, 21 Tomos Williams, 22 Gareth Anscombe, 23 Tom Prydie

USA – SCOZIA
Houston, ore 3 di domenica 17 giugno
USA: 15 Will Hooley, 14 Blaine Scully (c), 13 Bryce Campbell, 12 Paul Lasike, 11 Marcel Brache, 10 AJ MacGinty, 9 Shaun Davies, 8 Cam Dolan, 7 Hanco Germishuys, 6 John Quill, 5 Nick Civetta, 4 Samu Manoa, 3 Paul Mullen, 2 Joe Taufete’e, 1 Eric Fry
Riserve: 16 Dylan Fawsitt, 17 Titi Lamositele, 18 Chris Baumann, 19 Greg Peterson, 20 Ben Landry, 21 Nate Augspurger, 22 Will Magie, 23 Dylan Audsley
Scozia: 15 Stuart Hogg (c), 14 Blair Kinghorn, 13 Nick Grigg, 12 Pete Horne, 11 Byron McGuigan, 10 Adam Hastings, 9 George Horne, 8 Matt Fagerson, 7 Luke Hamilton, 6 Tim Swinson, 5 Ben Toolis, 4 Lewis Carmichael, 3 Zander Fagerson, 2 George Turner, 1 Jamie Bhatti
Riserve: 16 Fraser Brown, 17 Allan Dell, 18 Murray McCallum, 19 Grant Gilchrist, 20 David Denton, 21 Sam Hidalgo-Clyne, 22 Mark Bennett, 23 Dougie Fife

CANADA – RUSSIA
Ottawa, ore 22 di sabato 16 giugno
Canada: 15 Brock Staller, 14 Jeff Hassler, 13 Doug Fraser, 12 Nick Blevins, 11 Cole Davis, 10 Theo Sauder, 9 Andrew Ferguson, 8 Luke Campbell, 7 Lucas Rumball, 6 Dustin Dobravsky, 5 Evan Olmstead, 4 Josh Larsen, 3 Cole Keith, 2 Ray Barkwill, 1 Noah Barker
Riserve: 16 Eric Howard, 17 Djustice Sears-Duru, 18 Ryan Kotlewski, 19 Conor Keys, 20 Matt Heaton, 21 Jorden Sandover-Best, 22 Shane O’Leary, 23 Guiseppe du Toit
Russia:

MONDIALE U20 – GIORNATA CONCLUSIVA (domenica 17 giugno)
ore 11: Irlanda – Giappone, finale 11° posto
ore 13.30: Scozia – Georgia, finale 9° posto
ore 14: Argentina – Australia, finale 5° posto
ore 16: Galles – Italia, finale 7° posto
ore 16.30: Sudafrica – Nuova Zelanda, finale 3° posto
ore 19: Inghilterra – Francia, finale 1° posto

A lunedì

Dove, quando, formazioni e tv di Giappone-Italia e tutti gli altri test-match del weekend

La nazionale U20 batte l’Argentina ai Mondiali Juniores in corso in Francia e si conferma tra le prime otto squadre al mondo: giocherà le semifinali e la finale per il 5°-8° posto, in campo a Narbonne martedì contro l’Australia. Ma gli appassionati di tutto il mondo puntano gli occhi su un sabato ricchissimo…

Raccontiamocela un po’ quanto ci pare, ma il mese di giugno per gli appassionati di rugby è una specie di Natale. Un po’ come novembre. Non vale il Sei Nazioni, però insomma, siamo lì. E basta guardare il programma di questo sabato/domenica per capire il perché: l’inizio delle serie tra All Blacks e Francia, Australia e Irlanda, Sudafrica e Inghilterra, Argentina e Galles. Poi ovviamente c’è pure il contorno, che per noi significa il doppio match tra Giappone e Italia. Iniziamo da qui.

GIAPPONE-ITALIA: Oita, ore 7 e 45 (diretta streaming su Eurosport Player)
La notizia positiva ce l’aveva già preannunciata ieri Vittorio Munari nel suo Tinello. Magari preannunciata no, dai, però la pulce nell’orecchio ce l’aveva messa. L’ufficialità è arrivata da FIR e Gruppo Discovery, che hanno fatto sapere che i due test-match degli azzurri saranno visibili per gli appassionati italiani, quello di oggi sul player web di Eurosport mentre quello di sabato prossimo sarà mandato in onda da DMAX.
Poco da aggiungere rispetto a quello che abbiamo scritto in queste settimane: l’Italia deve vincere. Tollerabile sarebbe solo un ko in una delle due partite, e con un margine ristrettissimo. Altre sconfitte non possiamo concedercele e lo stesso ct azzurro Conor O’Shea non lo nasconde: “Prestazione e risultato: siamo qui per vincere”. D’altronde basta vedere la formazione schierata dal tecnico irlandese per rendersi conto che siamo al grado zero della parola “sperimentazione”.

Giappone: 15 Kotaru Matsushima, 14 Iomano Lemeki, 13 Will Tupou, 12 Timothy Lafaele, 11 Kenki Fukuoka, 10 Yu Tamura, 9 Fumiaki Tanaka, 8 Amanaki Mafi, 7 Michael Leitch, 6 Kazuki Himeno, 5 Samuela Anise, 4 Wimpie Van Der Walt, 3 Ji-Won Koo, 2 Shota Horie, 1 Keita Inagaki
Riserve: 16 Yusuke Niwai, 17 Shintaro Ishihara, 18 Takuma Asahara, 19 Uwe Helu, 20 Yoshitaka Tokunaga, 21 Yutaka Nagare, 22 Rikiya Matsuda, 23 Ryoto Nakamura 
Italia: 15 Matteo Minozzi, 14 Tommaso Benvenuti, 13 Michele Campagnaro, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Tommaso Allan, 9 Marcello Violi, 8 Abraham Steyn, 7 Giovanni Licata, 6 Sebastian Negri, 5 Dean Budd, 4 Alessandro Zanni, 3 Tiziano Pasquali, 2 Leonardo Ghiraldini (c), 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Luca Bigi, 17 Federico Zani, 18 Giosuè Zilocchi, 19 George Biagi, 20 Marco Fuser, 21 Jake Polledri, 22 Tito Tebaldi, 23 Jayden Hayward

 

NUOVA ZELANDA FRANCIA: Auckland, ore 9.35 (diretta tv su SkySport 2)
Una partita che non ha bisogno di presentazioni, con due squadre fortissime e che si “soffrono” come poche altre. Primo impegno stagionale per i tuttineri mentre i francesi arrivano al termine di un’annata lunghissima e logorante.
Tra i padroni di casa manca per infortunio capitan Read, fascia che passa a Whitelock. Dentro dal primo minuto tutti e tre i fratelli Barrett, tornano Franks e Moody. Tra i galletti da segnalare che Parra è di nuovo titolare dopo tre anni e che in cabina di regia avrà Anthony Belleau come compagno. Medard è l’estremo.

Nuova Zelanda: 15 Jordie Barrett, 14 Ben Smith, 13 Anton Lienert-Brown, 12 Ryan Crotty, 11 Rieko Ioane, 10 Beauden Barrett, 9 Aaron Smith, 8 Luke Whitelock, 7 Sam Cane, 6 Liam Squire, 5 Scott Barrett, 4 Sam Whitelock (c), 3 Owen Franks, 2 Codie Taylor, 1 Joe Moody
Riserve: 16 Nathan Harris, 17 Karl Tu’inukuafe, 18 Ofa Tuungafasi, 19 Vaea Fifita, 20 Ardie Savea, 21 TJ Perenara, 22 Damian McKenzie, 23 Ngani Laumape
Francia: 15 Maxime Médard, 14 Teddy Thomas, 13 Mathieu Bastareaud (c), 12 Geoffrey Doumayrou, 11 Remy Grosso, 10 Anthony Belleau, 9 Morgan Parra, 8 Fabien Sanconnie, 7 Kelian Gourdon, 6 Judicaël Cancoriet, 5 Yoann Maestri, 4 Paul Gabrillagues, 3 Uini Atonio, 2 Camille Chat, 1 Dany Priso
Riserve: 16 Adrien Pélissié, 17 Cyril Baille, 18 Rabah Slimani, 19 Bernard Le Roux, 20 Alexandre Lapandry, 21 Baptiste Serin, 22 Jules Plisson, 23 Gael Fickou

 

AUSTRALIA-IRLANDA: Brisbane, ore 12 (diretta tv su SkySport 2)
Gara ad altissimo tasso tecnico che mette di fronte i vincitori dell’ultimo Sei Nazioni contro una formazione wallabies che vuole costruirsi in vista del Mondiale del prossimo anno e che – soprattutto – vuole lasciare da parte la poca costanza nelle prestazioni che la caratterizza da troppo tempo.
Nel XV di casa ci suono gli esordienti Brandon Paenga-Amosa e Caleb Timu, entrambi nel pacchetto di mischia, mentre a guidare la manovra il duo Genia-Folau. Nella formazione irlandese occhi puntati sul numero 10 Carbery con Sexton che si accomoda in panchina mentre in prima linea partono titolare McGrath e Ryan.

Australia: 15 Israel Folau, 14 Marika Koroibete, 13 Samu Kerevi, 12 Kurtley Beale, 11 Dane Haylett-Petty, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Caleb Timu, 7 Michael Hooper (c), 6 David Pocock, 5 Adam Coleman, 4 Izack Rodda, 3 Sekope Kepu, 2 Brandon Paenga-Amosa, 1 Scott Sio
Riserve: 16 Tolu Latu, 17 Allan Alaalatoa, 18 Taniela Tupou, 19 Rob Simmons, 20 Lukhan Tui, 21 Pete Samu, 22 Nick Phipps, 23 Reece Hodge
Irlanda: 15 Rob Kearney, 14 Keith Earls, 13 Robbie Henshaw, 12 Bundee Aki, 11 Jacob Stockdale, 10 Joey Carbery, 9 Conor Murray, 8 CJ Stander, 7 Jordi Murphy, 6 Peter O’Mahony (c), 5 Iain Henderson, 4 James Ryan, 3 John Ryan, 2 Rob Herring, 1 Jack McGrath
Riserve: 16 Sean Cronin, 17 Cian Healy, 18 Tadhg Furlong, 19 Quinn Roux, 20 Jack Conan, 21 Kieran Marmion, 22 Johnny Sexton, 23 Jordan Larmour

 

SUDAFRICA-INGHILTERRA: Johannesburg, ore 17.05 (diretta tv su SkySport 2)
Scontri e fisicità esasperata. Le prima parole che vengono in mente se si pensa a una sfida tra springboks e inglesi sono queste. Ma non bastano, non possono bastare.
Inghilterra che arriva nella Nazione Arcobaleno con diversi problemi da risolvere dopo un Sei Nazioni davvero deludente e un Eddie Jones finito subito sotto il fuoco della critica britannica. Il ct della squadra in maglia bianca schiera fin dal primo minuto Nick Isiekwe e Tom Curry mentre i deb Brad Shields e Ben Spencer partono dalla panchina.
Novità anche per gli Springboks, con il ct/DoR Rassie Erasmus con S’busiso Nkosi, Aphiwe Dyantyi e RG Snyman che vestono per la prima volta la maglia della loro nazionale.

Sudafrica: 15 Willie le Roux, 14 S’busiso Nkosi, 13 Lukhanyo Am, 12 Damian de Allende, 11 Aphiwe Dyantyi, 10 Handré Pollard, 9 Faf de Klerk, 8 Duane Vermeulen, 7 Jean-Luc du Preez, 6 Siya Kolisi (c), 5 Franco Mostert, 4 RG Snyman, 3 Trevor Nyakane/Wilco Louw, 2 Bongi Mbonambi, 1 Tendai Mtawarira
Riserve: 16 Akker van der Merwe, 17 Steven Kitshoff, 18 Wilco Louw/Thomas du Toit, 19 Pieter-Steph du Toit, 20 Sikhumbuzo Notshe, 21 Ivan van Zyl, 22 Elton Jantjies, 23 Warrick Gelant
Inghilterra: 15 Elliot Daly, 14 Jonny May, 13 Henry Slade, 12 Owen Farrell (c), 11 Mike Brown, 10 George Ford, 9 Ben Youngs, 8 Billy Vunipola, 7 Tom Curry, 6 Chris Robshaw, 5 Nick Isiekwe, 4 Maro Itoje, 3 Kyle Sinckler, 2 Jamie George, 1 Mako Vunipola
Riserve: 16 Luke Cowan-Dickie, 17 Joe Marler, 18 Harry Williams, 19 Brad Shields, 20 Nathan Hughes, 21 Ben Spencer, 22 Piers Francis, 23 Denny Solomona

 

ARGENTINA-GALLES: San Juan, ore 21:40
Una settimana fa a Washington un Galles decisamente sperimentale batteva un Sudafrica altrettanto “B”. Ora per la sfida ai Pumas il ct dei dragoni Warren Gatland cambia ben 8 giocatori tra i titolare e affida per la prima volta i gradi di capitano al seconda linea Corey Hill. Grande curiosità anche per la prima uscita stagionale dei sudamericani che in cabina di regia schierano Bertranou accanto all’esperto Sanchez.

Argentina: 15 Emiliano Boffelli, 14 Bautista Delguy, 13 Matias Orlando, 12 Jeronimo de le Fuente, 11 Ramiro Moyano, 10 Nicolas Sanchez, 9 Gonzalo Bertranou, 8 Javier Ortega Desio, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Guido Petti, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (c), 1 Santiago Garcia Botta
Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Javier Diaz, 18 Santiago Medrano, 19 Matias Alemanno, 20 Tomas Lezana, 21 Martin Landajo, 22 Santiago Gonzalez Iglesias, 23 Sebastian Cancelliere
Galles: 15 Hallam Amos, 14 Josh Adams, 13 Scott Williams, 12 Hadleigh Parkes, 11 George North, 10 Rhys Patchell, 9 Gareth Davies, 8 Ross Moriarty, 7 James Davies, 6 Seb Davies, 5 Cory Hill (c), 4 Adam Beard, 3 Dillon Lewis, 2 Elliot Dee, 1 Wyn Jones
Riserve: 16 Ryan Elias, 17 Rob Evans, 18 Tomas Francis, 19 Josh Turnbull, 20 Aaron Wainwright, 21 Aled Davies, 22 Gareth Anscombe, 23 Owen Watkin

 

Queste le partite principali, poi coi ci sono le altre sfide, quelle magari un po’ meno glamour ma comunque interessanti: la Scozia che va in Canada o USA-Russia. Particolare attenzione a Fiji, Samoa, Tonga e Georgia che sono impegnate nella World Rugby Pacific Nations Cup a Suva. Le formazioni disponibili al momento della pubblicazione dell’articolo.
A lunedì

FIJI-SAMOA: Suva, ore 3 (di sabato mattina)
Fiji: 15 Kini Murimurivalu, 14 Benito Masilevu, 13 Jale Vatubua, 12 Sevanaia Galala, 11 Vereniki Goneva, 10 Ben Volavola, 9 Henry Seniloli, 8 Akapusi Qera (c), 7 Viliame Mata, 6 Dominiko Waqaniburotu, 5 Leone Nakarawa, 4 Apisalome Ratuniyarawa, 3 Manasa Saulo, 2 Talemaitoga Tuapati, 1 Campese Ma’afu
Riserve: 16 Ratu Vere Vugakoto, 17 Eroni Mawi, 18 Ropate Rinakama, 19 Sikeli Nabou, 20 Nemani Nagusa, 21 Serupepeli Vularika, 22 Alivereti Veitokani, 23 Timoci Nagusa
Samoa: 15 Ahsee Tuala, 14 Ed Fidow, 13 Rey Lee-Lo, 12 Alapati Leiua, 11 Sinoti Sinoti, 10 Tusi Pisi, 9 Melani Matavao, 8 Mat Luamanu, 7 Jack Lam, 6 Piula Faasalele, 5 Chris Vui (c), 4 Josh Tyrell, 3 Paul Alo-Emile, 2 Motu Matu’u, 1 Logovii Mulipola
Riserve: 16 Seilala Lam, 17 Jordan Lay, 18 Viliamu Afatia, 19 Joe Tekori, 20 TJ Ioane, 21 Dwayne Polataivao, 22 Rodney Iona, 23 Paul Perez

TONGA-GEORGIA: Suva, ore 5.30 (di sabato mattina)
Tonga: 15 Sione Fifita, 14 David Halaifonua, 13 Nafi Tu’ituvake, 12 Siale Piutau, 11 Penikolo Latu, 10 Kurt Morath, 9 Sonatane Takulua, 8 Nasi Manu, 7 Fotu Lokotui, 6 Dan Faleafa, 5 Joe Tui’ineau, 4 Leva Fifita, 3 David Loloha, 2 Paula Ngauamo, 1 Siegfried Fisi’ihoi
Riserve: 16 Sefo Sakalia, 17 David Feao, 18 Ben Tameifuna, 19 Valentino Mapapalangi, 20 Mike Faleafa, 21 Suke Tuumotooa, 22 Latiume Fosita, 23 Viliami Lolohea
Georgia: 15 Soso Matiashvili, 14 Anzor Sitchinaya, 13 Davit Katcharava, 12 Giorgi Kveseladze, 11 Sandro Todua, 10 Lasha Khmaladze, 9 Vasil Lobzhanidze, 8 Mikheil Gachechiladze, 7 Otar Giorgadze, 6 Shalva Sutiashvili, 5 Nodar Tcheishvili, 4 Giorgi Nemsadze [c), 3 Levan Chilachava, 2 Shalva Mamukashvili, 1 Kakha Asieshvili
Riserve:16 Jaba Bregvadze, 17 Giorgi Tetrashvili, 18 Irakli Mirtskhulava, 19 Kote Mikautadze, 20 Saba Shubitidze, 21 Giorgi Begadze, 22 Lasha Malaghuradze, 23 Merab Kvirikashvili

CANADA-SCOZIA: Edmonton, ore 3 (di domenica mattina)
Canada: 15 Pat Parfrey, 14 Jeff Hassler, 13 Doug Fraser, 12 Nick Blevins, 11 DTH van der Merwe, 10 Shane O’Leary, 9 Phil Mack, 8 Luke Campbell, 7 Matt Heaton, 6 Lucas Rumball, 5 Evan Olmstead, 4 Paul Ciulini, 3 Jake Ilnicki, 2 Ray Barkwill, 1 Noah Barker
Riserve: 16 Eric Howard, 17 Djustice Sears-Duru, 18 Cole Keith, 19 Conor Keys, 20 Dustin Dobravsky, 21 Andrew Ferguson, 22 Cole Davis, 23 Theo Sauder
Scozia: 15 Blair Kinghorn, 14 Lee Jones, 13 Chris Harris, 12 James Lang, 11 Byron McGuigan, 10 Ruaridh Jackson, 9 Sam Hidalgo-Clyne, 8 David Denton, 7 Jamie Ritchie, 6 Magnus Bradbury, 5 Grant Gilchrist (c), 4 Ben Toolis, 3 Simon Berghan, 2 Fraser Brown, 1 Allan Dell
Riserve: 16 George Turner, 17 Jamie Bhatti, 18 Murray McCallum, 19 Lewis Carmichael, 20 Luke Hamilton, 21 Ali Price, 22 Adam Hastings, 23 Mark Bennett

USA-RUSSIA: Denver, ore 2 (di domenica mattina)
USA: 15 Will Hooley, 14 Blaine Scully, 13 Bryce Campbell, 12 Paul Lasike, 11 Marcel Brache, 10 AJ MacGinty, 9 Shaun Davies, 8 Cam Dolan, 7 Hanco Germishuys, 6 John Quill, 5 Nick Civetta, 4 Samu Manoa, 3 Paul Mullen, 2 Joe Taufete’e, 1 Eric Fry
Riserve: 16 James Hilterbrand, 17 Olive Kilifi, 18 Chris Baumann, 19 Greg Peterson, 20 Ben Landry, 21 Nate Augspurger, 22 Will Magie, 23 Dylan Audsley
Russia:

Ci sono tre aperture e due franchigie: dall’Irlanda un piccolo caso esemplare di programmazione

dal sito ufficiale del Leinster

L’IRFU vuole che il Leinster liberi uno tra Carbery e Byrne per poterlo mandare a giocare nell’Ulster, privo di Paddy Jackson. Lo staff tecnico critica il tempismo, i tifosi arricciano il naso, ma se ci sono chiarezza di regole e trasparenza…

Un piccolo caso che sta facendo discutere in Irlanda ma che ci racconta anche della chiarezza e della fermezza con cui si è intrapresa una strada e la si sta mantenendo.
I media di Dublino e dintorni hanno infatti dato eco a una notizia pubblicata dal Sunday Times nella giornata di domenica: la federazione irlandese e il ct Joe Schmidt vogliono che uno tra Joey Carbery e Ross Byrne in estate lasci il Leinster per andare a giocare con l’Ulster al posto di Paddy Jackson, il cui contratto è stato revocato da franchigia e federazione in seguito all’ormai famigerato caso di violenza sessuale che lo ha visto coinvolto (la giuria ha comunque assolto lui e gli altri coimputati).
Carbery e Byrne sono i sostituti – anzi no: sono i back up – di Jonathan Sexton per la maglia numero 10. Quest’ultimo è titolare inamovibile o quasi per le sfide più importanti del Pro14 e per la Champions Cup, le altre gare le giocano loro. Così, al momento, Carbery ha collezionato quest’anno 671 minuti di gioco mentre Byrne ne ha accumulati addirittura 1414 (e 128 punti marcati, contro i 25 del compagno di squadra). Tanto per fare paragoni Sexton di minuti con il Leinster ne ha giocati 505 (105 i punti segnati).

E così nonostante l’età non più verdissima dell’apertura della nazionale irlandese – compirà 33 anni a luglio – a Dublino avere due giocatori ormai “pronti” per una sola maglia è considerato un lusso: da qui l’intenzione dell’IRFU di inviarne uno a Belfast dove diventerebbe titolare.
Una vicenda che ci dà l’idea del livello di programmazione che ormai è la normalità in Irlanda, una vicenda che ci dice anche che però ci sono delle resistenze a questi movimenti, a iniziare dal Leinster stesso: secondo la stampa la società non sarebbe contenta della situazione in cui è stata messa e l’head coach Leo Cullen avrebbe criticato il tempismo dell’intervento federale. A leggere i commenti nei forum e sui siti specializzati anche i tifosi non sono del tutti contenti: la stragrande maggioranza parla di una iniziativa sensata ma in molti sottolineano anche che i giocatori dovrebbero poter scegliere la loro destinazione, altri rimarcano che vista l’età di Sexton il Leinster non dovrebbe privarsi di nessuno dei due.

Tutto questo per dire cosa? Che la presenza di regole chiare, di trasparenza e di una filiera ben oliata e che dà frutti non è garanzia di esenzione di critiche e polemiche. Quelle ci saranno sempre, perché le opinioni su una medesima vicenda non saranno mai totalmente unanimi, è impossibili. Ma quelle regole e quelle norme non lasciano lo spazio a dietrologie o interventi scomposti da parte delle dirigenze sia federali che di franchigia.
Cullen ha criticato il tempismo dell’IRFU (il Leinster è in finale di Champions Cup e si appresta a vivere da protagonista i playoff celtici) ma non ha tirato in ballo il “rischio di bruciare gli atleti” come qualcuno ha fatto dalle nostre parti per altri giocatori.
I contratti sono chiari e le dinamiche dei trasferimenti dei giocatori palesi, le scadenze sono pensate con raziocinio e non ci sono prolungamenti di contratti discutibili, che vedi mai che poi una delle franchigie debba pagare anche l’indennizzo… Insomma, un altro mondo: problemi e contrasti ci sono e ci saranno anche lì, per carità, ma è proprio un’altra roba.
La strada che abbiamo imboccato qui in Italia sembra essere quella buona, ma è ancora molto lunga. Davvero lunga: non c’è bisogno che il tema permit player venga di nuovo tirato fuori a mo’ di esempio, vero?

Numeri, profondità e utilizzo: il caso Italia e il caso Irlanda

ph. Fotosportit/FIR

Due nazionali che a novembre hanno affrontato le stesse avversarie, ma l’utilizzo dei giocatori a disposizione dei due ct è stato molto diverso: incentrato su un più piccolo gruppo di atleti per gli azzurri, molto più “diluito” tra gli uomini in maglia verde. E sorge una domanda/dubbio: non avevamo aumentato la concorrenza?

Oggi abbiamo più scelta di giocatori, una profondità che prima non c’era. Quante volte lo abbiamo detto o sentito i questi ultimi mesi? Parecchie, tante. Eppure – forse – non è così vero. Oppure abbiamo davvero più scelta ma poi questo ampliamento del bacino si riflette sulle scelte concrete del ct? Parrebbe di no.
Ho messo a confronto il nostro mese di novembre con quello irlandese prendendo in  considerazione il numero di giocatori utilizzati nel complesso delle tre partite, il numero di quelli che sono partiti dal primo minuto e quante volte uno stesso giocatore è stato schierato titolare.
Vi chiederete: perché proprio il XV in maglia verde? Perché hanno affrontato le nostre stesse avversarie: Fiji, Sudafrica e Argentina. Ecco cosa ne esce:

Italia: 3 partite, una vittoria e due sconfitte
28 giocatori utilizzati
17 sono partiti titolari almeno una volta
13 sono partiti titolari in tutte e tre le gare

Irlanda: 3 partite, 3 vittorie
38 giocatori utilizzati
28 sono partiti titolari almeno una volta
Nessun giocatore è stato schierato titolare in tutte e tre le gare

Che cosa evinciamo da questi dati (potrebbe esserci anche qualche errore di computo, ma le grandezze sono comunque quelle)? Beh, che l’Irlanda avesse un bacino più profondo e ampio da cui pescare rispetto al nostro è cosa nota, non lo scopre certo il sottoscritto, ma in realtà quei numeri ci dicono altro.

Tra gli irlandesi c’è un effettivo utilizzo di gran parte dei giocatori del giro della nazionale, cosa che nel nostro caso è più ridotta, ma soprattutto c’è un minutaggio complessivo molto più distribuito: ben 28 sono partiti titolari, nessuno è mai stato schierato da Schmidt per tre volte. O’Shea invece ha schierato quasi sempre la stessa formazione, questo significa che nonostante un (presunto?) allargamento del bacino e una maggiora concorrenza interna si è fatto ricorso quasi sempre agli stessi uomini. Ovviamente ogni partita e ogni scelta ha una storia a sé ma se insisti sugli stessi uomini ottieni comunque un effetto, ovvero l’inevitabile logoramento fisico degli interessati. Lo stesso monte minuti è infatti diviso tra 38 (Irlanda) e 28 (Italia) atleti. Alla lunga questa cosa ha una incidenza: basti pensare che nove azzurri sono stati poi subito schierati dalle Zebre per poter battere il Connacht lo scorso sabato. E poi arrivano le due settimane di coppe europee, quindi i due derby celtici…
Un problema che invece non riguarda l’Irlanda che nella primo test di novembre ha schiantato il Sudafrica, poi una settimana dopo ha battuto sì a fatica Fiji (23-20) ma schierando un XV titolare quasi completamente diverso rispetto alla gara precedente e a quella successiva. Una vera e propria squadra B in grado comunque di imporsi sui figiani. Se l’Italia avesse fatto lo stesso avrebbe battuto Volavola e compagni? Qualche dubbio è lecito averlo.

Quantità e soprattutto qualità diverse, lo sapevamo, ma il dato dell’utilizzo va comunque tenuto presente, anche perché Italia e Irlanda sembrano andare in direzioni opposte rispetto a 4 anni fa. Quelli di questo novembre sono stati i test-match che hanno segnato la metà della strada tra il Mondiale 2015 e quello nipponico del 2019. Se prendiamo gli impegni del novembre 2013, il mese che segnava il giro di boa tra la RWC 2011 e quella in Inghilterra scopriamo infatti che l’Italia contro Australia, Fiji e Argentina (due ko e una vittoria con Fiji, il match dopo il quale a Morisi venne asportata la milza) utilizzò 30 giocatori, 24 dei quali partirono titolari in almeno uno dei tre match e solo 6 vennero schierati sempre nei XV scesi in campo dal primo minuto. Un mese il cui peso è stato quindi più diluito nel gruppo azzurro rispetto a oggi.
E l’Irlanda? Contro Samoa (40 a 9), Australia (15-32) e All Blacks (il famoso 22-24) in quel mese del 2013 schierò in tutto 29 atleti, 22 dei quali partiti almeno una volta dal primo minuto e 8 titolari tutte e tre le volte. Qui il peso si fece sentire su un gruppo più ristretto di giocatori che non nell’attuale 2017, dove lo staff tecnico di Schmidt sta non solo cercando di allargare il bacino ma anche di bilanciare l’utilizzo e di “stenderlo” su più giocatori possibile al fine di non logorarli.
Vale la pena ricordare che l’Irlanda arrivo fisicamente sulle ginocchia al Mondiale in Inghilterra, dove invece era pronosticata come la “sorpresa” più probabile. Sarà tutto solo un caso?