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Ci sono tre aperture e due franchigie: dall’Irlanda un piccolo caso esemplare di programmazione

dal sito ufficiale del Leinster

L’IRFU vuole che il Leinster liberi uno tra Carbery e Byrne per poterlo mandare a giocare nell’Ulster, privo di Paddy Jackson. Lo staff tecnico critica il tempismo, i tifosi arricciano il naso, ma se ci sono chiarezza di regole e trasparenza…

Un piccolo caso che sta facendo discutere in Irlanda ma che ci racconta anche della chiarezza e della fermezza con cui si è intrapresa una strada e la si sta mantenendo.
I media di Dublino e dintorni hanno infatti dato eco a una notizia pubblicata dal Sunday Times nella giornata di domenica: la federazione irlandese e il ct Joe Schmidt vogliono che uno tra Joey Carbery e Ross Byrne in estate lasci il Leinster per andare a giocare con l’Ulster al posto di Paddy Jackson, il cui contratto è stato revocato da franchigia e federazione in seguito all’ormai famigerato caso di violenza sessuale che lo ha visto coinvolto (la giuria ha comunque assolto lui e gli altri coimputati).
Carbery e Byrne sono i sostituti – anzi no: sono i back up – di Jonathan Sexton per la maglia numero 10. Quest’ultimo è titolare inamovibile o quasi per le sfide più importanti del Pro14 e per la Champions Cup, le altre gare le giocano loro. Così, al momento, Carbery ha collezionato quest’anno 671 minuti di gioco mentre Byrne ne ha accumulati addirittura 1414 (e 128 punti marcati, contro i 25 del compagno di squadra). Tanto per fare paragoni Sexton di minuti con il Leinster ne ha giocati 505 (105 i punti segnati).

E così nonostante l’età non più verdissima dell’apertura della nazionale irlandese – compirà 33 anni a luglio – a Dublino avere due giocatori ormai “pronti” per una sola maglia è considerato un lusso: da qui l’intenzione dell’IRFU di inviarne uno a Belfast dove diventerebbe titolare.
Una vicenda che ci dà l’idea del livello di programmazione che ormai è la normalità in Irlanda, una vicenda che ci dice anche che però ci sono delle resistenze a questi movimenti, a iniziare dal Leinster stesso: secondo la stampa la società non sarebbe contenta della situazione in cui è stata messa e l’head coach Leo Cullen avrebbe criticato il tempismo dell’intervento federale. A leggere i commenti nei forum e sui siti specializzati anche i tifosi non sono del tutti contenti: la stragrande maggioranza parla di una iniziativa sensata ma in molti sottolineano anche che i giocatori dovrebbero poter scegliere la loro destinazione, altri rimarcano che vista l’età di Sexton il Leinster non dovrebbe privarsi di nessuno dei due.

Tutto questo per dire cosa? Che la presenza di regole chiare, di trasparenza e di una filiera ben oliata e che dà frutti non è garanzia di esenzione di critiche e polemiche. Quelle ci saranno sempre, perché le opinioni su una medesima vicenda non saranno mai totalmente unanimi, è impossibili. Ma quelle regole e quelle norme non lasciano lo spazio a dietrologie o interventi scomposti da parte delle dirigenze sia federali che di franchigia.
Cullen ha criticato il tempismo dell’IRFU (il Leinster è in finale di Champions Cup e si appresta a vivere da protagonista i playoff celtici) ma non ha tirato in ballo il “rischio di bruciare gli atleti” come qualcuno ha fatto dalle nostre parti per altri giocatori.
I contratti sono chiari e le dinamiche dei trasferimenti dei giocatori palesi, le scadenze sono pensate con raziocinio e non ci sono prolungamenti di contratti discutibili, che vedi mai che poi una delle franchigie debba pagare anche l’indennizzo… Insomma, un altro mondo: problemi e contrasti ci sono e ci saranno anche lì, per carità, ma è proprio un’altra roba.
La strada che abbiamo imboccato qui in Italia sembra essere quella buona, ma è ancora molto lunga. Davvero lunga: non c’è bisogno che il tema permit player venga di nuovo tirato fuori a mo’ di esempio, vero?

Federazione inglese, una vera rivoluzione

Dall’informatissimo Rugby.it

Si prospetta una vera e propria rivoluzione in seno al rugby inglese, la Rugby Football Union ha infatti annunciato giovedì una ristrutturazione che partirà con il ridefinire il ruolo di Rob Andrew, director del rugby d’elite dall’agosto del 2006. L’amministratore delegato John Steele, dopo una fase di studio durata alcuni mesi, avrebbe infatti deciso di ristrutturare l’organizzazione federale con la creazione di una singola struttura, divisa in tre aree: “performance”, “operations” e “development”, con l’obiettivo di sviluppare il rugby a tutti i livelli. Ogni area avrà così un suo responsabile a cui far riferimento – la selezione inizierà solo questa settimana – ed in particolare il team manager della nazionale maggiore inglese, Martin Johnson, riferirà al nuovo “performance director”. Una posizione questa che non verrà assegnata prima della prossima estate, ma per cui si fanno già nomi eccellenti, a partire da Sir Clive Woodward, campione del mondo nel 2003 come tecnico ed attuale elite performance director per la British Olympic Association, ruolo che lo terrà impegnato almeno fino alle Olimpiadi del 2012 per cui si prospetta un suo ulteriore “no, grazie” (aveva scelto di non tornare a lavorare con la RFU già quattro anni fa, lasciando via libera proprio ad Andrew).

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E’ stato dunque cancellato il ruolo plenipotenziario di Rob Andrew, a cui è stato comunque offerto il posto di “Rugby Operations Director” (con il compito primario di garantire al rugby le infrastrutture necessarie per progredire in tutta l’Inghilterra), Steele ha nel frattempo dato vita a due nuove figure: un direttore commerciale e un direttore finanziario, al fine di assicurare alla RFU una gestione ottimale della Rugby World Cup del 2015, così da ottenere i massimi benefici dall’organizzazione del mondiale. Il tutto senza dimenticare però la dimensione sportiva dell’evento, dall’analisi del CEO è emersa infatti l’immagine di una RFU più orientata alla gestione degli aspetti commerciali del business legato alla palla ovale, ma una minore attenzione al rugby in se ( «we did not have enough focus on the quality of the rugby experience across the game»). L’obiettivo della nuova struttura dovrà proprio essere quello di riportare il rugby al centro del business, con benefici e miglioramenti a tutti i livelli del gioco.

Perché la riforma Steele giunga a compimento ci vorranno però dai sei ai nove mesi, periodo in cui vi saranno dei responsabili ad interim, in attesa di individuare gli uomini giusti per guidare ogni singola area fino almeno al 2015. Un periodo in cui sarà comunque chiamato a mantenere le sue responsabilità come Elite Rugby Director lo stesso Rob Andrew, che ha fatto sapere di voler prendere in considerazione il nuovo ruolo che gli è stato offerto. Alla radicale ristrutturazione in atto sopravviverà quasi sicuramente Nick Eastwood, attuale direttore finanziario della RFU, mentre resta da vedere che compito verrà assegnato ad altre figure chiave come Andrew Scoular (community rugby director), Terry Burwell (tournament and competitions director) e Richard Prescott. (elite teams media director). Che stia iniziando un vero e proprio cambio della guardia nel centro di comando del rugby inglese?