Categoria: Mondiali 2019

RWC 2019, le solite pretendenti scaldano i motori. Eppure quel Giappone lì…

Venerdì il match tra i nipponici e la Russia darà il via al Mondiale. Le favorite sono sempre le solite, ma qualcosa – tra di loro – si sta muovendo. E l’Italia? Beh, la speranza del tifoso è lecita, ma se vogliamo rimanere lucidi…  

Il rugby è un gioco complesso, il rugby  uno sport in cui l’organizzazione ha quasi sempre il sopravvento sul talento individuale, nel rugby vince sempre il migliore in campo. Sono frasi/assiomi che abbiamo sentito innumerevoli volte e che stringi stringi non possono essere smentite. Lo dicono i risultati, lo dicono le statistiche. La conseguenza inevitabile di quelle premesse è che le sorprese sono molto rare nella disciplina con la palla ovale. Ci sono anche quelle, per carità, ma sono poche. E diventano pochissime quando di mezzo ci sono i Mondiali.
Basta prendere vincitori e finalisti dal 1987 a oggi: la Nuova Zelanda ha trionfato tre volte, Australia e Sudafrica due, una l’Inghilterra. All Blacks che poi una volta sono arrivati secondi, due volte sul secondo gradino del podio per il XV di Sua Maestà e per i wallabies. Qui entra in scena la Francia, tre volte arrivata in finale e tre volte uscita sconfitta. Se allarghiamo lo sguardo anche alla finalina per il terzo e quarto posto vanno coinvolte anche Galles, Argentina e Scozia. Un po’ poco per 8 edizioni iridate, stessi protagonisti quasi sempre, ma così è, la natura di questo sport è elitaria. Anche nelle partite delle fasi a gironi gli exploit si contano sulle dita di una mano: il Giappone che batte il Sudafrica nel 2015, le Fiji vittoriose sul Galles nel 2007. Poco altro.

Venerdì scatta la RWC in Giappone, sarà diversa? Nei nomi dei protagonisti no, ma va detto che i nomi dei pretendenti alla vittoria finale proprio pochi non sono. Nel 2015, in Inghilterra, gli All Blacks partivano come favoriti assoluti, quattro anni dopo le cose sono un po’ cambiate: la Nuova Zelanda è ancora il nome più ricorrente come candidata numero uno alla vittoria finale, ma con una percentuale inferiore. Se alla fine ad alzare la Webb Ellis Cup fosse una tra Irlanda, Galles e Inghilterra non ci sarebbe certo da sorprendersi. Australia e Sudafrica arrivano un po’ a fari spenti ma faranno strada. Francia, Argentina e Scozia hanno carte e capacità di inserirsi, i giapponesi (e Fiji) saranno una mina vagante. E i padroni di casa hanno buone chance di passare il turno, cosa che li farebbe diventare la maggiore novità iridata da un bel pezzo in qua. Poi vengono un po’ tutte le altre, con Russia, USA, Uruguay, Namibia e Canada che sembrano destinate a non lasciare un gran segno. Sembrano eh.
Non semplice indicare i nomi delle semifinaliste, molto faranno gli incroci dei quarti: arrivare primi o secondi nei gironi può fare una differenza enorme.

E l’Italia? Gli azzurri arrivano al torneo dopo alcuni anni decisamente negativi, con poche luci e tante ombre. Il gruppo sembra tranquillo, lo staff si dice sicuro di potersi quantomeno giocare le sue possibilità, che oggettivamente non sono però molte con due squadre decisamente inferiori (Namibia e Canada) e due nettamente superiori (Sudafrica e Nuova Zelanda). Questo dice la carta. Saranno gare non semplici: nelle prime due siamo chiamati a vincere senza se e senza ma, la parola “sconfitta” non va nemmeno presa in considerazione, ma proprio per questo sono due match che possono nascondere insidie mentali e di approccio. Con Springboks e All Blacks la storia sembra essere già scritta, questo può essere un vantaggio e ci può consentire di affrontare impegni che sembrano proibitivi con una “leggerezza” maggiore. Può aiutare, ma i tuttineri sono oggettivamente di un altro sistema solare e il Sudafrica… beh, meno si parla dell’impresa del 2017 e meglio è, che quella che è arrivata in Giappone è squadra che ha ben altre certezze di quella di Firenze.

My two cents: spero nella vittoria di una squadra dell’emisfero nord, Galles o Irlanda, ma attenti al Sudafrica…

Queste le mie previsioni sulla fase a gironi, poi diventa difficilissimo dire chi andrà avanti: come dicevo prima conteranno molto gli incroci. Determinanti diventeranno, inevitabilmente, le energie fisiche e nervose e la situazione nelle infermerie.
Buon Mondiale a tutti

Pool A: Irlanda, Giappone
Pool B: Nuova Zelanda, Sudafrica
Pool C: Inghilterra, Argentina
Pool D: Galles, Australia

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RWC 2019: “Rugby Banzai”, la guida italiana al Mondiale giapponese

Marco Turchetto pubblica un ebook (gratuito) con tutte le cose da sapere sulle 12 città che ospitano il torneo iridato che scatta tra qualche giorno. La prefazione porta una firma di prestigio: la mia. Chi non scarica questo volumetto (ricchissimo di fotografie) è un barlafüs. Qui tutte le info. 

Il Mondiale nipponico sta per partire, ma non nascondiamoci dietro a un dito, voi (noi) del Giappone sapete pochissimo. Sì, d’accordo, tra chi legge queste righe ci sarà qualcuno che è andato da quelle parti con la stessa frequenza con cui i milanesi vanno in Val d’Aosta o in Liguria, ma non è statisticamente rilevante. La verità – come dicevo poc’anzi – è che appunto voi (noi) di quel paese non conoscete praticamente una cippa, come scriveva il poeta. E se pure ci siete stati avete una vaga idea di Tokyo e magari di un altro paio di località, niente di più, e scommetto che se vi chiedessi di Kumagaya o Kamaishi (dove si giocheranno alcune gare) non sapreste da che parte aggrapparvi per proferire una qualsiasi parola.

Però l’uomo è un animale straordinario e una qualche soluzione la trova (quasi) sempre. Per venire incontro alla vostra (nostra) ignoranza l’amico Marco Turchetto ha scritto una guida sulle città che ospitano i Mondiali ovali. Si intitola “Rugby Banzai” che – va detto – non può essere bella come quella che lo stesso autore pubblicò quattro anni or sono con il sottoscritto per la RWC 2015 ( proposito, potete sempre comprarla eh, su, fate uno sforzo), però è comunque agile e molto ben fatta. No, dai, è proprio bella (anche se quella inglese…), anche perché il sottoscritto ha firmato la prefazione. Ma non solo per quello. Ci sono delle foto belle e – al di là degli scherzi – Marco in questi ultimi 3 anni è andato spesso da quelle parti e ormai conosce piuttosto bene quel lontano paese. Oltre ad essere perdutamente innamorato del rugby. Lo so, è una vita davvero difficile quella del Turchetto. Già.

Vi propongo ora il comunicato che accompagna la guida con tutte le info per averla. Oh, ragazzi, è GRATUITA, basta scaricarla. Fate andare quelle dita e condividete a più non posso. Banzaiiiiiii!!!!!!

Marco Turchetto, giornalista con l’hobby della fotografia e la passione della pallaovale, ha trascorso 4 mesi in Giappone per visitare le 12 città che ospitano le partite dei mondiali di rugby che prendono il via venerdì 20 settembre 2019 nella terra del Sol Levante. Un viaggio che accompagna le amiche e gli amici del Sol Levante lungo tutto l’arcipelago nipponico, dal caldo Kyushu al gelido Hokkaido. 

In questo ebook gratuito e auto prodotto, con prefazione di Paolo Wilhelm, realizzato con il patrocinio della Federazione Italiana Rugby e con il contributo di JNTO Ente Nazionale del Turismo Giapponese e di Kawasaki Robotics, Marco Turchetto racconta e illustra con le sue fotografie le 12 città con un occhio particolare alle possibili escursioni che da esse è possibile effettuare. Un libro per chi viaggia e per chi ama il rugby, un libro che da oggi è scaricabile gratuitamente dal sito rugbytoitaly.com o direttamente a questo link 

RUGBY BANZAI
ISBN 979-12-200-5301-3
formato pdf, pagg. 109

Verso la RWC: Italia ottimista ma la valigia per il Giappone è piena di dubbi

ph. Fotosportit/FIR

Per il ct O’Shea l’Italia può raggiungere i quarti di finale, quello che il campo ci ha mostrato anche in queste ultime settimane sembrerebbe però dire altro

Ormai ci siamo. La nazionale azzurra è in Giappone e tra un paio di settimane debutta al Mondiale: prima Namibia, poi Canada, quindi Sudafrica e All Blacks. L’obiettivo? Lo staff azzurro ha sempre parlato apertamente di ambizioni di quarti di finale. Quindi battere Namibia e Canada per poi giocarsela con gli Springboks, superati per la prima volta a Firenze nel novembre 2017. Il ct Conor O’Shea ha più volte detto che l’obiettivo è quello di vincere tre gare e che la sua Italia sia la migliore squadra azzurra di sempre, conquistando qui quarti di finale finora mai raggiunti. Lo ha detto chiaro e tondo, senza giri di parole.
Ottimismo come se non ci fosse un domani insomma. In parte comprensibile, intendiamoci: il tecnico non può che cercare di tenere alto l’umore di un ambiente che se si guardassero i risultati del campo non avrebbe molti motivi di stappare bottiglie. Anzi. Però un ottimismo che al sottoscritto – per quello che vale (cioè nulla) – pare eccessivo nei contenuti e nelle forme.
Cose già dette? Certo, anche perché di refrain ripetuti sino allo sfinimento il rugby italiano degli ultimi anni ne è pieno. La vera domanda da farsi è perché questi ritornelli sono sempre di moda. Devo ricordare quante sono le partite vinte negli ultimi Sei Nazioni? O la percentuale davvero bassa di vittorie in generale? Vabbé.

Ad ogni modo cosa ci lasciano le quattro gare che ci hanno accompagnato verso i Mondiali nipponici? Tanti dubbi, conferme di cose che non vanno e poche cose positive. Nulla di nuovo sotto il sole, ma forse qualcosa di più era lecito attendersi: quella con l’Irlanda (29 a 10 per gli irlandesi) è stata una partita davvero brutta che visto in campo due squadre imballate ma nelle settimane successive una delle due formazioni è crescita di tono e di livello. Quella che è scesa in campo in maglia verde.
Francia e Inghilterra? Due ko netti e incontestabili. In un caso non abbiamo saputo approfittare di un XV transalpino molto falloso e contro cui abbiamo anche giocato in 15 contro 13: una volta che i galletti hanno sistemato la disciplina non c’è più stata partita. A Newcastle abbiamo fatto da sparring partner a una Inghilterra che nel primo tempo ci ha “usato” per sistemare alcuni aspetti del suo gioco e che nel secondo tempo ha affondato i colpi senza grosse difficoltà. La Russia l’abbiamo seppellita sotto un diluvio di mete (85-15) ma non si può tacere del gap tecnico esistente
Cosa? Non si può tacere anche del gap che invece intercorre tra noi, gli inglesi, i francesi e gli irlandesi? E’ vero. C’è però qualche sfumatura, chiamiamola così, che non è secondaria: tipo che noi siamo nel Sei Nazioni da 20 anni e la Russia no. Che a differenza della formazione di Mosca noi per questa partecipazione abbiamo ricevuto valanghe di finanziamenti che non sono serviti a diminuire il gap di cui sopra, che si è anzi allargato.

Mischia spesso in difficoltà, lentezza della manovra, rimessa laterale, la consueta difficoltà a colpire l’avversario nei momenti in cui davvero si potrebbe dare uno scossone al match. Tutte cose che sono da rivedere e che destano preoccupazione. Mi ha poi particolarmente colpito in maniera negativa la fisicità deficitaria nei punti d’incontro, cosa su cui in linea teorica partivamo forse con un qualche vantaggio rispetto ai nostri avversari dovuto al fatto che noi andiamo in Giappone tarando la preparazione sulle tre prime partite, che sono quelle che decideranno tutto. Irlanda, Francia e Inghilterra mirano invece al bersaglio grosso o quantomeno ad arrivare il più avanti possibile e la loro preparazione è quindi finalizzata ad avere il proprio picco nel mese di ottobre, non per fine settembre come noi. Invece.

Canada e Namibia sono decisamente meno forti dell’Italia ma saranno comunque due match impegnativi sotto l’aspetto fisico, soprattutto il secondo. Batterli è il minimo sindacale, perderne una trasformerebbe la spedizione azzurra in un disastro. Su questo non ci può essere discussione. Aspettiamo e vediamo.

Di seguito alcune dichiarazioni di ct e capitan Parisse dopo i test di preparazione delle ultime settimane.

  • Dopo Irlanda-Italia, finita 29 a 10. Conor O’Shea: “Credo che oggi sul campo si sia visto che la differenza tra noi e l’Irlanda non è così marcata. Ci sono molti aspetti positivi nella prestazione di oggi, abbiamo un sogno ambizioso per i Mondiali ma siamo sulla strada giusta. Fisicamente abbiamo dimostrato di essere presenti contro una delle migliori squadre al mondo: la differenza tra noi e l’Irlanda si è ridotta, sono quasi contento”.
  • Dopo Italia-Russia, finita 85-15. Conor O’Shea: “Quest’oggi abbiamo mostrato la nostra intensità nel gioco con la palla e senza palla. Siamo sulla strada giusta, io amo ripetere che il nostro obiettivo non è il Sei Nazioni o il tour estivo, ma il mondiale”.
    Sergio Parisse: “La Russia è un avversario rispettabile, anche se obiettivamente di un altro livello rispetto al nostro”
  • Dopo Francia-Italia, finita 47 a 19. Sergio Parisse: “Dobbiamo imparare da questa lezione, il Mondiale non era oggi e non sarà a Newcastle venerdì prossimo, ma dal 22 settembre contro la Namibia.C’è tanta delusione ma si sono viste anche ottime cose oggi; prepareremo l’Inghilterra e poi andremo a giocarci le nostre carte al Mondiale”.
  • Dopo Inghilterra-Italia, finita 37 a 0. Conor O’Shea: “Abbiamo due partite all’inizio del Mondiale, contro Namibia e Canada, se giochiamo come stasera non avremo nessun problema con loro”

Un anno alla RWC 2019: i numeri dicono già che il Mondiale giapponese sarà un successo

Il 20 settembre 2019 a Tokyo scatterà il torneo iridato che per la prima volta si giocherà in un paese asiatico, lontano dal “cuore” di Ovalia. Il CEO di World Rugby snocciola numeri da record e tra il serio e il faceto spiega perché – alla fine – sarebbe meglio se vincessero gli All Blacks…

Un anno esatto al calcio d’inizio. Beh, quasi. In effetti il fischio dell’arbitro di Giappone-Russia – gara inaugurale della RWC 2019 – è in programma per le 19 e 45 del 20 settembre 2019, ora nipponica (da noi saranno le 12 e 45). A voler essere pignoli l’anno esatto arriva un giorno dopo la pubblicazione di questo articolo, ma insomma siamo lì…
Un anno a un evento attesissimo, il terzo per importanza mondiale dopo le Olimpiadi e il torneo iridato del calcio. Un evento che si annuncia particolarmente interessante perché per la prima volta il rugby esce dal seminato, ovvero dalla comfort zone rappresentata dalle nazioni in cui la disciplina della palla ovale è uno degli sport più importanti e dall’antica tradizione. E così dopo le varie Australia, Nuova Zelanda, Inghilterra, Francia, Sudafrica eccetera eccetera si sbarca in Giappone.
Una meta affascinante dove il rugby negli ultimi anni ha avuto una crescita importante. E stiamo parlando di una crescita economica, di movimento e – last but not least – tecnica. Uno sport che è ancora di nicchia ma che non manca certo di tradizione, visto che le prime squadre da quelle parti hanno preso vita nella seconda metà dell’Ottocento…

C’erano dubbi sui ritorni economici dopo una simile scelta (perdonateci se l’argomento schei torna spesso in queste righe ma la RWC è la benzina principale che fa marciare tutta Ovalia), soprattutto dopo il pranzo luculliano rappresentato dal Mondiale inglese di quattro anni fa, ma in una intervista rilasciata a Le Figaro il CEO di World Rugby Brett Gosper mette in fila una serie di numeri che lasciano davvero poco spazio alle interpretazioni o ai timori della vigilia.
Iniziamo dai biglietti, la cui articolata fase di assegnazione inizia proprio oggi: “il pubblico giapponese ha risposto in massa”, fa sapere il dirigente nato a Melbourne. E ha ragione: d’altronde solo dai confini dell’arcipelago asiatico sono arrivate 2 milioni e mezzo di richieste a fronte di 1,8 milioni di tagliandi disponibili. Cifre che però non devono mettere in allarme gli oltre 400mila tifosi di tutto al mondo attesi sugli spalti delle gare del torneo: “Ci sarà spazio per tutti – sottolinea Gosper – E comunque le richieste dei giapponesi riguardano la seconda fase del torneo, le semifinali e le finali, le partite degli All Blacks e, ovviamente, della loro nazionale. Il 30% dei posti è previsto per i 400.000 sostenitori stranieri attesi. Questa Coppa del Mondo sarà un grande successo”.

Perché poi ci sono anche altri dati: “Avremo finalmente più entrate commerciali rispetto a quattro anni fa (245 milioni di euro, specifica il quotidiano transalpino). E l’impatto sull’economia giapponese supererà le ricadute registrate in Inghilterra nel 2015: secondo le ultime previsioni, saranno 2,8 miliardi di euro. Abbiamo inoltre rinnovato i nostri sponsor, con un potenziamento significativo in media del 30%”.
Gosper poi affronta il tema delle televisioni, senza nascondere il probabile calo rispetto alla RWC 2015 per via del fuso orario: “Per via degli orari delle partite prevediamo un lieve calo sui due più grandi mercati, Gran Bretagna e Francia, ma in compenso ci sarà molto più pubblico in Asia e in particolare in Giappone, dove i diritti televisivi stanno aumentando davvero tanto”. E Le Figaro ricorda infatti che nel 2015 la partita contro Samoa aveva attirato un pubblico televisivo record di 25 milioni di spettatori nipponici.

Il CEO di World Rugby chiude snocciolando altri dati: “In Giappone c’è una tradizione importante. E’ uno sport di nicchia ma le squadre sono di proprietà di grandi aziende, hanno un campionato che attira nomi importanti e diverse stelle. Ci siamo fissati per quel paese l’obiettivo di un milione di praticanti in quel paese entro il Mondiale 2019: siamo già oltre 900mila e ora il rugby è entrato in 10mila scuole. E il panorama più ampio, grazie a uno studio della Nielsen, ci dice che nel mondo ci sono 793 milioni di persone interessate al rugby, e 338 milioni si dichiarano tifosi”.
Infine una speranza da tifoso – insomma: più o meno tifoso… – interessato: “Gli All Blacks affascinano, il loro successo è tale che supera il mondo del rugby. Sono un ottimo strumento promozionale per il nostro sport. Quasi tutti conoscono gli All Blacks. Sono i favoriti di ogni Coppa del Mondo ma ne hanno vinti solo tre su otto, anche se nel 2019 sembrano destinati a un terzo successo consecutivo. Se succederà andrà oltre la storia del nostro sport: ne parleranno i media di tutto il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti. Se la Francia vince la Coppa del Mondo, il titolo in prima pagina lo avremo solo su L’Équipe e Le Figaro, ma non su tutti i giornali del mondo…”.

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Sorteggi Mondiali, ricorsi che prendono tempo, convocazioni iridate (U20): un mercoledì un po’ così

Le scorse 24 ore sono state ricche di notizie e fatti importanti. Qui un bel riassunto e qualche spunto

IL SORTEGGIO – Prima il ct Conor O’Shea: “Si può riflettere e parlare all’infinito dell’esito di un sorteggio per il Mondiale. Con le modifiche che stiamo apportando nel sistema rugbistico italiano, l’obiettivo è arrivare ai Mondiali 2019 al nostro meglio e rendere orgogliose tutte le componenti del nostro sistema. Vedremo quale sarà il risultato”. Poi Luigi Troiani, team manager azzurro: “La Nuova Zelanda è sicuramente la favorita numero uno per il passaggio del turno in prima posizione, sarà interessante vedere il calendario. Personalmente spero di trovare il Sudafrica al termine della fase a gironi, quando la pressione potrebbe essere più sugli Springboks che su di noi”.
Come avete ampiamente capito si parla dei sorteggi dei gironi del Mondiale 2019 che si sono tenuti ieri a Kyoto. L’Italia è nella pool B con All Blacks, Sudafrica, Africa 1 (99 su 100 sarà la Namibia) e chi vincerà i ripescaggi (Uruguay? Russia? Germania?). Un girone di ferro, non c’è che dire, ma finora la nostra nazionale in un torneo iridato ha mai battuto le due formazioni più forti che si è trovata ad affrontare? Esatto. E se ci lamentiamo noi che dovrebbero fare Inghilterra e Francia che se la vedranno con l’Argentina, America 1 (Canada o Stati Uniti) e Oceania 2 (Fiji o Samoa, verosimilmente)?
Ciapa sù e porta a ca’, dicono a Milano e dintorni. Partiamo dal basso, affrontiamo al meglio quello che arriva e chiudiamola qui.
Ps: come altri hanno già scritto: Brendan Venter che farà?

IL RICORSO – Viadana ha presentato ricorso per il “caso sostituzioni” nella semifinale di andata di Eccellenza contro Calvisano: i bresciani hanno sostituito temporaneamente Paz con Susio (che ha pure marcato una meta) in maniera indebita visto che l’argentino – fatto uscire per concussion – aveva in realtà un problema al ginocchio. Il Giudice sportivo FIR ha però confermato il 18-12 per i gialloneri ottenuto sul campo perché la questione congente non ha trovato spazio nel referto arbitrale. Faccenda chiusa? No, perché “Il fascicolo viene rimesso dal Giudice Sportivo alla Commissione Medica Federale ed alla Procura Federale”. L’iter burocratico va quindi avanti, ne parleremo ancora.

MONDIALE U20 – Il 31 maggio prossimo scattano in Georgia i Mondiali U20 (finalissima il 18 giugno). Gli azzurrini nella fase a gironi affronteranno Irlanda, Nuova Zelanda e Scozia una dopo l’altra. Impegni difficili, complicati, ma in due casi su tre non impossibili (Baby Blacks esclusi). I tecnici Carlo Orlandi e Alessandro Troncon, hanno diramato le convocazioni dei 28 giocatori che prenderanno parte alla competizione e che si ritroveranno in ritiro a Roma a partire dal 22 maggio. Eccoli:

Piloni
Danilo FISCHETTI (Unione Rugby Capitolina)*
Dante GAVRILITA (Patarò Calvisano)*
Marco RICCIONI (Patarò Calvisano) – capitano
Daniele RIMPELLI (Patarò Calvisano)*
Tallonatori
Massimo CECILIANI (Delebio Rugby)*
Matteo LUCCARDI (Rugby Colorno)*
Alberto ROLLERO (Sitav Rugby Lyons)*
Seconde linee
Niccolò CANNONE (Florentia Rugby)
Edoardo IACHIZZI (USAP Perpignan)
Daniel ORSO (Mogliano Rugby)
Flanker/n.8
Jacopo BIANCHI (Vasari Arezzo)*
Michele LAMARO (S.S. Lazio Rugby 1927)
Giovanni LICATA (Miraglia Rugby)*
Lodovico MANNI (Mogliano Rugby)
Lorenzo MASSELLI (Sitav Rugby Lyons)
Mediani di mischia
MatteoMaria PANUNZI (Unione Rugby Capitolina)*
Charly Vincenzo Ernst TRUSSARDI (ASM Clermont Auvergne)
Mediani d’apertura
Filippo DI MARCO (L’Aquila Rugby Club)
Antonio RIZZI (Mogliano Rubgy)*
Centri/Ali/Estremi
Andrea BRONZINI (Rugby Viadana 1970)*
Massimo CIOFFI (S.S. Lazio Rugby 1927)*
Simone CORNELLI (Sitav Rugby Lyons)*
Roberto DAL ZILIO (Patarò Calvisano)*
Andrea DE MASI (Benetton Treviso)*
Giovanni D’ONOFRIO (Rugby Benevento)*
Alessandro FORCUCCI (Fiamme Oro Rugby)*
Dario SCHIABEL (Lafert San Donà)
Marco ZANON (Mogliano Rugby)
*è/è stato membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato”