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Le Tre di R1823: il primo XV del Sei Nazioni è del Galles, poi l’U20 e la versione di Pichot sul Torneo…

Ecco le tre notizie di cronaca ovale più importanti della giornata. I link rimandano agli articoli pubblicati da R1823 di Duccio Fumero. Queste le news, cliccate sui titoli per leggerle interamente.

SEI NAZIONI: GALLES, ECCO IL PRIMO XV DEL TORNEO
Warren Gatland anticipa tutti e annuncia la formazione che esordirà a Cardiff contro la Scozia

SEI NAZIONI: L’ITALIA U20 PREPARA L’INGHILTERRA
Primo giorno di raduno per gli azzurrini a Gorizia in vista dell’esordio al Sei Nazioni di categoria contro l’Inghilterra

PICHOT: “MI VOLEVANO SPARARE PER AVER PROPOSTO DI CAMBIARE IL SEI NAZIONI”
Il vicepresidente della World Rugby ammette che modificare lo status quo è difficile, ma necessario

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Italia, un paese di santi e navigatori. Ma non di arbitri. Al Sei Nazioni senza nostri fischietti: via anche Mitrea

Mitrea

Dal sito del Pro14

World Rugby ha annunciato arbitri, assistenti e TMO dell’edizione 2018 del torneo: e non ci saranno rappresentanti italiani (e scozzesi). Il vero problema non è però l’esclusione di Marius, ma il fatto che alle sue spalle non ci sia nessuna alternativa

Ci sono 5 inglesi, 5 neozelandesi, 4 francesi, 3 irlandesi, 3 australiani, 3 sudafricani e un gallese. No, l’italiano non c’è (nemmeno lo scozzese, a dirla tutta). Non è una barzelletta ma sono gli arbitri che con diversi ruoli – direttore di gara, assistenti e TMO – dirigeranno le 15 partite del Sei Nazioni 2018 che scatta a inizio febbraio. Tutti designati da World Rugby. 
Numeri e “ingombri” che riflettono in buona parte anche l’influenza politica che le varie federazioni hanno, negarlo non servirebbe un granché. L’Italia da quando è entrata nel Sei Nazioni non ha mai avuto un suo arbitro chiamato a dirigere un match del torneo più importante. Con Marius Mitrea si pensava fosse la volta buona ma il fischietto nato in Romania nel 1982 e formatosi rugbisticamente al di qua delle Alpi sembra essere uscito dal giro che conta nel momento in cui tutti si aspettavano facesse l’ultimo salto.
Un anno fa a Twickenham era stato assistente in Inghilterra-Scozia e anche in Irlanda-Inghilterra. Nel 2016 era stato guardalinee in Scozia-Francia, mentre nel 2015 era stato chiamato due volte a fare l’assistente in Francia-Galles e Inghilterra-Scozia. Per trovare di qualcosa di vagamente paragonabile per i nostri colori bisogna risalire al lontanissimo 2002 quando Giulio De Santis diresse Galles-Canada.

Ma dicevamo di Mitrea. Non solo Sei Nazioni: il 29 maggio 2016, era stato designato a dirigere Inghilterra-Galles a Twickenham, primo fischietto italiano di sempre ad avere un ruolo simile tra due formazioni del tier one, per di più due home unions. Poi presenze anche molto importanti nel Rugby Championship, nelle coppe europee e – ovviamente – nel torneo celtico.
Una lunga e continua crescita “formata” da un’altrettanto lunga gavetta. Ora questo stop di cui non si conoscono le ragioni ufficiali: pesa la carta di identità? Possibile, Marius non è più giovanissimo (a febbraio spegnerà 36 candeline). Come dicevamo all’inizio c’entra anche la politica: l’Italia non ha certo lo stesso peso di Inghilterra, Francia, Inghilterra, Nuova Zelanda, Australia o Sudafrica e dopo la RWC del 2015 è iniziata anche nel settore arbitrale una operazione di svecchiamento nel settore arbitrale. Che le federazioni più forti sgomitino e facciano la voce grossa è normale. Voglio dire, se la FIR fosse in quel mazzo la farebbe pure lei…

Una situazione, quella di Mitrea, che mette in evidenza un’altra grande carenza del nostro movimento, quella cioè della “produzione” di arbitri (oltre che di giocatori e dirigenti). Perché se alle spalle di Mitrea non siamo stati in grado di farne crescere altri non è certo responsabilità da addossare a inglesi o neozelandesi, bravi a difendere e a imporre i loro fischietti, ma bisognerebbe essere onesti e dire che loro possono metterne sul tavolo, noi invece no. Di arbitri intendo.
Il fatto è che fischietti di alto livello non ne abbiamo, Mitrea e Maria Beatrice Benvenuti (lei ancora giovanissima) a oggi sono due exploit, magari bellissimi ma isolati. Il vero problema è questo, un problema di fronte al quale l’esclusione di Mitrea dal Sei Nazioni diventa poco più di un inciampo. E no, il fatto di essere in compagnia della Scozia (e pure il Galles non è messo benissimo al momento, Owens a parte. E comunque Owens non è un dettaglio) non rende la nostra posizione meno scomoda.

Cose che succedono: giocatori azzurri pagati, diritti tv in sospeso e la liason Italia/Francia

Italia e Francia

La querelle sui gettoni dovuti ai giocatori della nazionale per il Sei Nazioni 2017 sarebbe stata chiusa con il versamento degli emolumenti dovuti. Intanto si attende ancora l’ufficialità del Sei Nazioni su Discovery mentre la FFR corteggia la FIR. O meglio: i voti italiani per l’assegnazione della RWC 2023

Oggi parliamo di rugby internazionale. Di accordi, trattative e questioni che sembrano essersi risolte oppure no che hanno a che fare con il rugby internazionale ma che vedono protagoniste in qualche modo anche l’Italia.

  1. Gettoni per i giocatori che hanno preso parte al Sei Nazioni 2017: questione risolta (pare)

Lo scorso 6 settembre questo blog scriveva:
Quello che invece oggi il Grillotalpa può scrivere per primo e senza tema di essere smentito è che al 6 settembre i giocatori della nazionale maggiore non hanno ancora avuto i gettoni previsti per la loro partecipazione al Sei Nazioni 2017. Si tratta della prima volta che questi emolumenti subiscono un simile ritardo visto che negli anni precedenti la FIR li aveva sempre versati nei mesi immediatamente successivi alla fine del torneo, e comunque sempre prima dei test-match estivi. Quest’anno invece il ritardo è cospicuo e all’orizzonte, almeno secondo le informazioni raccolte da questo blog, non si vede ancora una soluzione rapida della questione.

A quanto risulta al Grillotalpa la questione sarebbe stata risolta negli ultimi giorni. I protagonisti principali tengono la bocca chiusa ma più fonti hanno confermato la cosa a questo blog e la FIR avrebbe quindi versato gli emolumenti previsti dagli accordi in essere. Indiscrezioni non confermate ma piuttosto concrete volevano i giocatori pronti a prendere una posizione molto dura per avere quello che alla fine della vicenda era loro dovuto: una cosa infatti è la trattativa per l’accordo che dovrà riguardare il Sei Nazioni 2018 e quelli successivi, un’altra è invece l’edizione 2017 che ricadeva sotto un agreement già in essere. Non giustificabile o ammissibile che quei soldi venissero usati come pedina di scambio per un qualcosa ancora da venire.

2.  Diritti tv Sei Nazioni: tarda l’ufficialità

L’annuncio era atteso già un paio di settimane fa, ma ancora nisba. L’aver trovato la quadra per il Pro14 su Eurosport sembrava essere l’ultimo tassello per completare il domino che porterà il torneo più amato e atteso ancora sulle reti del gruppo Discovery (si mormora di DMAX per le partite della nazionale azzurra ed Eurosport per le altre). E probabilmente così sarà ma ancora manca l’annuncio ufficiale. Ieri Rugby 1823 ricordava che sarebbero in fase di stallo anche le trattative per il main sponsor del torneo: che sia questa vicenda a frenare l’annuncio delle tv per l’Italia? Sarebbe un po’ strano, ma non impossibile. Aspettiamo, ma ormai mancano solo 4 mesi…

3. Accordo tra Francia e Italia con vista sul Mondiale 2023

A novembre World Rugby annuncerà il paese che avrà l’onore e l’onere di ospitare i Mondiali del 2023: in corsa Irlanda, Francia e Sudafrica. La prima sembra essere la favorita ma i transalpini e la rainbow nation hanno dalla loro parte non poche carte da giocare.
La FFR, la federazione francese, vuole i voti dell’Italia e per ottenerli il presidente Bernard Laporte la scorsa settimana ha incontrato a Milano il suo omologo italiano Alfredo Gavazzi. A farlo sapere è Massimo Calandri dalle pagine di Repubblica.it, che rende noti anche alcuni dettagli interessanti della trattativa in corso: “una più stretta collaborazione tecnica con scambi di metodologie e allenatori che coinvolgano i settori giovanili e femminile; un match tra le due nazionali senior per fare cassa, in programma ogni anno a partire dal 2019 all’inizio della stagione (il 31 agosto?) in Europa o Asia; un ‘partenariato’ tra una delle franchigie (Zebre?) e un club od una grande regione ovale francese, in modo da crescere insieme giovani talenti e attingere l’un l’altro alle rispettive rose di atleti”.
La FIR potrebbe inoltre aggiungere ai suoi partner commerciali una serie di sponsorizzazioni francesi e gli azzurri giocherebbero le partite della fase a gironi della RWC 2023 in città vicine al confine con l’Italia: Nizza e Marsiglia.

Cosa dire? Difficile avere una opinione, le notizie sono frammentarie e tutto è ancora in divenire. L’impressione è che nel complesso l’accordo sembra presentare non pochi vantaggi per la FIR. Resta da capire se è un qualcosa che può “vivere” anche a prescindere dall’assegnazione del Mondiale alla Francia. Traduciamo: l’accordo salta del tutto o solo in parte in caso di assegnazione del torneo iridato a Irlanda o Sudafrica?
E non sarebbe male avere qualche particolare in più su quel partenariato di cui parla Calandri, perché come è noto il diavolo si nasconde nei dettagli.

Felicità, voglia di crescere e un po’ di amarezza: Padovani racconta una estate complicata

Edoardo padovani

Padovani testimonial per “L’Ora della Terra” del WWF nel 2016

Il giocatore azzurro rilascia una dichiarazione in esclusiva a Il Grillotalpa dopo due mesi difficili, sempre al centro di discussioni e polemiche. E questo blog riparte dopo il pit-stop di agosto con un paio di novità importanti

Ripartiamo. Due le novità principali. La prima è evidente, salta subito agli occhi: Il Grillotalpa ha aggiornato la sua grafica. Non è una vera rivoluzione ma un bel cambiamento di sicuro, con colori più tenui, font nuovi e una pagina nel complesso più “pulita”. L’immagine di apertura raffigura il college di Rugby, proprio il prato dove secondo la leggenda sarebbe nato il nostro amato sport, ed è stata scattata da Marco Turchetto. I contenuti che fino a ieri si trovavano nella spalla sono spostati a fondo pagina.
La seconda novità è meno visibile ma vi riguarda direttamente, perché ho deciso di intervenire sui commenti. Sulla cosa ci ho pensato parecchio e non nascondo che ho accarezzato l’idea di toglierli del tutto, anzi l’avevo praticamente presa. Ma riflettendoci meglio ho concluso che sarebbe stato un premio per chi gradisce passare le sua giornate a insultare o a provocare, al contempo sarebbe stata una punizione ingiusta per chi invece mai o quasi ha ecceduto e che magari oggi legge queste pagine senza più intervenire perché sfiancato dai bulletti di turno. Perché – per fare due esempi tra i molti – avrei dovuto punire Hro o Stefo? Non lo meritano. Sarebbe stato un darla vinta a chi preferisce fare il disturbatore, cosa che è avvenuta anche per mie demeriti.
Ho perciò deciso che potrete continuare a postare commenti ma che questi saranno approvati manualmente dal sottoscritto. Tutti. Nessuna più pubblicazione automatica. I messaggi che conterranno insulti finiranno nel cestino senza passare dal via, quelli inutilmente provocatori faranno la stessa identica fine. Se all’interno di un commento normale troverò qualcosa di inadatto o denigratorio verrà emendato a mio insindacabile giudizio e pubblicato nella sua versione “restaurata”.
Qualcuno troverà la cosa censoria. Beh, non mi interessa, non voglio perdere tempo con delle simili stupidate. Questo blog ha qualche anno sulle spalle, ho sempre permesso a chiunque di esprimere le proprie opinioni anche se – magari – lontanissime dalle mie. Su questo punto penso di essere inattaccabile. Anzi, ne sono sicuro, e la storia del Grillotalpa lo dimostra. Potrete scrivere ancora quello che vorrete, potrete criticarmi duramente (anzi: dovete farlo, è uno strumento di crescita personale per me importantissimo), semplicemente dovrete farlo con civiltà ed educazione. Non tollererò più abusi. Non credo di chiedere poi molto. Nessuno potrà più sfruttare il mio lavoro come palcoscenico, se proprio ne vuole uno che so costruisca da sé.
Ovviamente potrà capitare che tra l’invio del commento e la sua effettiva pubblicazione passi un po’ di tempo: cercherò di fare in modo che il problema incida il meno possibile, ma sono da solo e non ho una redazione a mia disposizione. Poi vi sembrerà incredibile ma cerco anche di avere una vita al di là del lavoro e del blog… Discorso chiuso.

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Veniamo al rugby ora. Nelle ultime settimane di spunti per analisi o riflessioni ce ne sono stati parecchi: il caso Zebre in primis, il Mondiale femminile (un applauso alle ragazze!), i vari campionati nazionali che ripartono. Oppure il Pro14 o l’addio di Zambelli dalla carica di presidente del Rovigo, dimissioni quest’ultime che al momento sembrerebbero molto “tattiche” ma che se confermate – al di là delle singole opinioni – priverebbero il rugby italiano di quello che dopo Luciano Benetton è il maggior finanziatore privato del nostro movimento (nazionale esclusa, ma pure lì non sono molte le aziende che hanno versato gli stessi soldi profusi da questi due personaggi…). C’è il grande vuoto lasciato dalla scomparsa di Mauro Zaffiri, c’è il futuro ancora tutto da decifrare che attende l’Eccellenza, c’è un Rugby Championship che è in pieno svolgimento e che nonostante alcuni passaggi un po’ a vuoto, delle amnesie temporanee se vogliamo un po’ sorprendenti (o forse siamo solo disabituati a considerarli umani?) degli All Blacks sta confermando un po’ tutte le previsioni della vigilia.
Ci sono insomma molti temi, che verranno affrontati nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Oggi però partirò da un fatto più legato alla cronaca, ovvero il caso Padovani.

Padovani Tolone

Padovani con la maglia del Tolone

Non è certo il primo problema del rugby italiano, ma se ne è scritto moltissimo questa estate e il Grillotalpa ha una piccola esclusiva, ovvero la prima dichiarazione del giocatore dopo il via libera definitivo che gli permetterà di giocare con la maglia del Tolone. Una cosa che non possono pubblicare i grandi quotidiani sportivi o media più strutturati o titolati di quello che state leggendo, mi sembra abbastanza per ripartire con lui, no?
La questione è conosciutissima: Padovani aveva ancora un anno di contratto con le vecchie Zebre e a giugno, stante anche il mancato pagamento delle ultime mensilità, decide di approfittare di un’offerta del Tolone. La FIR cerca di bloccare il ragazzo che però non ha nessun dovere nei confronti delle nuove Zebre con cui non ha firmato alcun contratto. Il presidente Gavazzi parla di “debito morale” del giocatore nei confronti della franchigia bianconera, cosa su cui si può discutere per settimane senza giungere a una conclusione. Si arriva a World Rugby e lo scorso sabato la telenovela si chiude: Padovani potrà giocare a Tolone.
Si chiude perché Padovani rescinde il contratto con le vecchie Zebre, con queste ultime che mandano la documentazione alla FIR sottolineando che ora non esistono più vincoli per la mancata concessione del nulla osta. Una decisione, quella presa da chi ha gestito la franchigia bianconera fino a fine luglio, che secondo voci che arrivano da Roma avrebbe fatto infuriare Gavazzi. E le stesse fonti federali raccontano di una World Rugby che nelle stesse ore avrebbe fatto chiaramente capire alla FIR che se portata fino al termine dell’iter si sarebbe pronunciata a favore del giocatore, cosa che avrebbe poi potuto prevedere di conseguenza una sanzione per la stessa federazione che si era rifiutata di concedere la “Clearance”. Di qui la decisione dello scorso fine settimana di passare attraverso una validazione dell’affiliazione del giocatore direttamente dalla FFR, lasciando così il massimo organismo ovale mondiale a fare da spettatore interessato. Diplomazia e real politik. Pare, si dice.
Ma dicevamo della dichiarazione (non una intervista, per il momento non ne verranno concesse) di Padovani. Eccola:

“Non è stato un periodo facile, tutte le mattine mi svegliavo con la paura che per qualche motivo la mia permanenza qui a Tolone sarebbe finita entro poco, mio malgrado mi sono trovato a vivere una situazione che non avrei mai pensato e voluto provare. Per un rugbista non poter giocare è la peggior cosa, non dare sfogo a tante ore di duro lavoro è molto frustrante e forse anche per questo in ogni singolo minuto di allenamento ho lavorato cercando di portare la mia asticella del limite sempre più su, certo del fatto che il lavoro paga sempre e che le chiacchiere stanno a zero.
La riconoscenza e l’appartenenza fanno parte di ciò che sono, dai primi tuffi sulle pozzanghere con il mio Mogliano e al mio primo scudetto vinto, passando per l’indimenticabile esperienza dell’accademia, arrivando ai miei 3 anni con le Zebre, questi ultimi caratterizzati da infortuni e dalle numerose difficoltà che hanno coinvolto me e i miei compagni al di fuori del campo, grazie ai quali però ho sempre trovato un sorriso, un consiglio e una soluzione a tutto.
Non nego comunque che, nonostante ciò, un po’ di amarezza per come sono andate le cose nell’ultimo periodo mi è rimasta. E comunque ho provato sulla mia pelle che chi ambisce a raggiungere il proprio obiettivo, a prescindere da qualsiasi ostacolo, può riuscirci.
Sono davvero grato a tutte le persone che mi hanno supportato con la loro vicinanza, in particolare permettetemi di fare un ringraziamento particolare ad Alessandro (Corbetta ndr) il mio procuratore: è stato lui ad aver reso possibile tutto questo, a rincuorarmi quando le cose non parevano prendere la piega sperata; so quanto si è dato da fare, so che qualcuno in Federazione non ha preso di buon grado gli sforzi da lui profusi per regalarmi questa nuova meravigliosa avventura ma mi ha veramente dimostrato quanto ha a cuore il bene e l’interesse dei suoi assistiti e non si è fermato veramente davanti a niente ed a nessuno. E poi ovviamente alla mia famiglia, ai miei amici e ai miei compagni di squadra che mi hanno sostenuto quotidianamente.
Ringrazio inoltre, dal profondo del cuore, coloro che hanno creduto in me, che mi hanno fatto innamorare di questo sport e che mi hanno aiutato a crescere per arrivare dove sono adesso. La mia riconoscenza cerco di trasmetterla attraverso la fatica, il sudore e la gioia che ho nel rappresentare la mia nazione”.