IN AVANTI POPOLO! – Un po’ di cose sulla vicenda Zebre, partendo da lontano per guardare oltre domani

Sulla vicenda Zebre le reazioni di tifosi e appassionati sono state le più diverse, si è letto un po’ di tutto, ma l’indignazione – merce piuttosto diffusa in questi tempi – è forse il sentimento più comune. Piccolo passo indietro: poco meno di una settimana fa la FIR ha comunicato che la società bianconera “sarà interamente partecipata dalla Federazione stessa con l’obiettivo di rispettare gli accordi vigenti e garantire la partecipazione di due squadre italiane al Guinness PRO12 sino al 2020”. Le Zebre così come le conoscevamo sono morte, fallite, ne nasceranno altre con una denominazione probabilmente molto simile a quella attuale, che rimarranno a Parma di sicuro la prossima stagione e poi si vedrà.
Indignazione dicevamo, ma alla fine quella che è successa è la cosa più sensata che poteva accadere. Intendiamoci, e non è un dettaglio, sensata per come si erano messe le cose.

Nel corso degli anni ho più volte scritto che uno dei deficit più pesanti del nostro movimento è quello dirigenziale. E’ un problema che riguarda la FIR, dove è ovviamente più visibile data la specificità di quella realtà nel panorama rugbistico italiano, ma che fatte le debite proporzioni interessa la maggior parte di club e società di ogni dove e di ogni livello. La vicenda Zebre, pardon, la vicenda Aironi/Zebre è paradigmatica, quasi un caso da laboratorio. Un po’ tutta la vicenda celtica lo è.
Inevitabilmente salterò un po’ di cose, il mio vuole essere un riassunto per sommi capi, ma a grandi linee sono successe queste cose: a metà del decennio scorso tra i principali sostenitori dell’avventura in Celtic si annovera Alfredo Gavazzi che tanto fa e tanto disfa e che a un certo punto riesce a strappare una bozza di accordo con il board per l’iscrizione italiana a costo zero. Chi gestisce però il rugby italiano in quel momento (Giancarlo Dondi) dice di no, ma la questione rimane comunque per aria per alcuni anni in cui aperture e chiusure verso quel torneo si susseguono. Alla fine arriva il via libero definitivo al costo però di 3 milioni di euro l’anno (la famosa “tassa di iscrizione” che paghiamo tuttora, anche se diminuita a un milione e 250mila euro l’anno) e non senza aver prima vissuto un vero e proprio dramma ovale con la vicenda dei Pretoriani prima indicati al posto del Benetton Treviso e poi messi alla porta perché dossier e candidatura presentata dalla franchigia romana vengono considerati ben al di sotto dei requisiti richiesti.

Si parte quindi con Aironi e Benetton: Treviso viaggia da sola (se bene o male è un discorso che oggi qui non ci interessa) grazie a una struttura ben oliata nel tempo e la presenza di uno sponsor padronale che mette soldi veri da tanti anni e che continua a farlo tutt’ora. Magari meno di un tempo, ma lo fa e in giro non ce n’è molti altri. Anzi.
Gli Aironi incontrano difficoltà tecniche – assolutamente prevedibili, quasi normali verrebbe da dire – e altre economico/societarie: i conti non tornano, alcuni soci smettono di versare i finanziamenti promessi e il presidente Melegari chiede aiuto alla FIR, un sostegno temporaneo di una stagione per superare il momento difficile. Dalla federazione arriva un no, gli Aironi collassano e falliscono, nascono le Zebre che vengono portate a Parma (strano eh?) e tra i soci ci sono anche quelli che hanno fatto saltare la baracca in quel di Viadana.
Le Zebre però sono totalmente federali, chi paga la qualunque è il presidente della federazione, che ora è anche cambiato: non c’è più Dondi, che si sente costretto a ritirarsi dalla corsa di settembre 2012 e che si appoggia Gavazzi, che viene eletto quale suo successore. Tra i due i rapporti sono quantomeno altalenanti, non si piacciono, nelle club house tra una birra e l’altra si raccontano anche di scontri durissimi ma entrambi i diretti interessati sanno che possono aiutarsi a vicenda. Non è una vera alleanza, è più una concomitanza di fattori e di convenienze.

Il nuovo numero uno del nostro rugby dice quasi fin da subito che vuole privatizzare le Zebre, questione di soldi e conti (la franchigia bianconera costa molto, parecchio di più dell’aiuto che Melegari aveva richiesto a Dondi), ci mette un paio di anni abbondanti in cui nessuna grossa azienda e/o sponsor si fa avanti per aprire i cordoni della borsa, soprattutto in maniera continuata, ma alla fine un nutrito gruppo di soci del territorio ducale ed emiliano messi assieme un po’ alla bell’e meglio raccolgono una cifra che serve quantomeno per coprire il capitale sociale (300mila euro circa). Gli attori coinvolti sono tanti, troppi, quelli che hanno più peso specifico sono di fatto gli stessi che hanno fatto andare a gambe all’aria gli Aironi e soprattutto non mettono e non metteranno mai i soldi per fare delle Zebre una vera e propria società privata: i bianconeri vanno avanti esclusivamente grazie ai soldi della FIR, il resto sono chiacchiere.
La situazione, alla lunga, non può che implodere e arrivare esattamente al punto in cui si trova oggi. Quel comunicato federale dell’altro giorno è la naturale conclusione di questa vicenda. E lo ripeto: data la situazione è anche la più sensata.

Il problema però non è l’oggi, ma il domani. E con domani non intendo nemmeno la stagione a venire o quella dopo, il problema è cosa succederà alla scadenza del contratto con il board. Perché l’obiettivo, carta canta, è quello di “rispettare gli accordi vigenti e garantire la partecipazione di due squadre italiane al Guinness PRO12 sino al 2020”. Oggi, martedì 27 giugno 2017, l’odore è quello del tiriamo a campare, del vediamo che succede. Ci sono degli accordi, li devo rispettare e oltretutto la credibilità internazionale italiana che già non è altissima (giratela come volte: due fallimenti in sette stagioni sono un cv che nessuno vorrebbe avere) ne uscirebbe a pezzi. Bisogna arrivare al 2020, cercare di coinvolgere sponsor, amministrazioni comunali e istituzioni in un’avventura che finora non ha portato né risultati sportivi e nemmeno soldi. Mettiamoci una pezza fino al 2020 e poi vedremo. Nel frattempo cerchiamo di farci male il meno possibile e tutto quello che verrà lo avremo guadagnato. Tanto più che ormai l’ingresso di un paio di franchigie sudafricane ormai sembra certo e dopo il 2020 (guarda le coincidenze) le opzioni USA/Canada se non addirittura Germania potrebbero diventare concrete.

Personalmente – per quello che può valere – trovo che il nocciolo della questione oggi sia questo. E lo capisco anche, è un ragionamento coerente. Ma può bastare per il momento, al massimo qualche mese, poi bisogna decidere cosa vogliamo fare da grandi, una volta per tutte. Se essere ancora celtici oppure no, con tutto quello che ne consegue. Progettando piani alternativi che siano comunque compatibili con un sistema e una struttura che va migliorata in più punti, a partire dal nodo-Eccellenza.
La vicenda Zebre oggi ci dice tutto questo. Ho sempre pensato che Alfredo Gavazzi sia una persona molto abile nel momento in cui lo metti con le spalle al muro, lo è meno nella fase della progettazione e della visione a medio-lungo termine (opinione personale, ça va sans dire). Oggi è costretto a farlo. E’ simpatico? Antipatico? E’ la persona adatta alla bisogna oppure no? Sono domande inutili, aleatorie e tutto sommato fuori luogo. Finora ha dovuto gestire una situazione creata da altri, ora la palla ce l’ha lui. Punto. Qualcosa deve combinare. La FIR deve smettere di traccheggiare e prendere una decisione chiara, possibilmente la più condivisa possibile e poi perseguirla con forza. Lo hanno fatto in Scozia, possiamo farlo pure noi. Alternative non ne abbiamo più.

Spunti azzurri dopo il tour di giugno. E nel Tinello di Vittorio Munari l’analisi a freddo di All Blacks-Lions

Alcune cose hanno funzionato nelle gare contro Scozia, Fiji e Australia, altre invece per nulla. L’errore più grande? Accontentarsi delle prime e ridimensionare le seconde. E aalla Nuova Zelanda Vittorio Munari torna a parlare della sfida di Auckland

Un tour estivo è piuttosto lungo e le indicazioni che ne possono scaturire sono diverse, sia a livello individuale che di gruppo. Per noi giugno è tradizionalmente complicato, arriva a fine stagione, a oltre un mese dalla fine degli impegni delle nostre due squadre celtiche che rimanono le maggiori “fornitrici” di giocatori della nostra nazionale: negli anni le soddisfazioni che sono arrivate dal trittico del primo mese estivo sono oggettivamente davvero poche.
Cosa ci hanno detto le sfide con Scozia, Fiji e Australia? Qualche spunto: la condizione fisica è andata meglio rispetto al Sei Nazioni, l’unica gara in cui abbiamo sofferto davvero è stata quella con la Scozia ma a Singapore c’era un gran caldo e una umidità altissima. Vero, si tratta di condizioni con cui hanno avuto a che fare pure per i nostri avversari, che però stavano comunque messi meglio di noi (anche) sotto quell’aspetto. Contro Fiji e soprattutto Australia il gruppo è andato in crescendo, evidentemente il lavoro svolto in queste settimane ha portato benefici.
Abbiamo sempre grandi difficoltà nella costruzione della fase di attacco: inesistente o quasi con la Scozia, appena un pochino meglio con Fiji, abbastanza bene invece con l’Australia. A Brisbane la squadra è stata propositiva e ha giocato spesso con grande intelligenza. L’errore che oggi potremmo fare è quello di tenere solo quest’ultima dimenticandoci delle prime due, ma dobbiamo renderci conto che sono due facce di una stessa medaglia. Salvare quello che ci fa comodo e far finta del resto è il peggior atteggiamento che potremmo tenere. Quello meno intelligente.
Lo stesso dicasi per la mischia che ha giocato bene con i wallabies, ma non altrettanto con Fiji e Scozia: dobbiamo tenere tutto, il buono e il cattivo, e capire cosa e quando una cosa ha funzionato o cosa e quando non è successo.
Ultima cosa, l’atteggiamento mentale. Come capita da tanti anni a questa parte la nostra nazionale dà il meglio quando non ci si aspetta nulla, nel caso specifico la partita con l’Australia. Non è un caso e bisogna assolutamente lavorarci.

Ora facciamo un salto e andiamo in Nuova Zelanda, dove Vittorio Munari ci parla della prima sfida tra All Blacks e British & Irish Lions, stavolta andando più nel dettaglio…

All Blacks, buona la prima con i Lions: il Tinello di Vittorio Munari

La prima partita dell’attesissima serie tra gli All Blacks e i British & Irish Lions dice 30 a 15 per i tuttineri. Vittorio Munari era all’Eden Park di Auckland, queste le sue impressioni

Test-match: l’Italia è testa, cuore e grinta ma a vincere è l’Australia (40-27)

A Brisbane i ragazzi di Conor O’Shea giocano con determinazione e intelligenza, soffrendo a tratti ma senza mai mollare. Australia che gioca a sprazzi e forse con un po’ di sufficienza. Ottima prova della nostra mischia e Italia punita nei dettagli, ma stavolta c’è da applaudire

Parte benissimo l’Italia, che gioca bene ed è determinata ma – al solito – raccoglie poco, anche se stavolta non è solo responsabilità degli azzurri: in 15 minuti scarsi di gioco passati praticamente sempre nella metà campo avversaria marca tre punti con Allan e le viene negata una probabile meta dal TMO (era stato Budd a schiacciare la palla: decisione).
L’Australia soffre ma appena si sposta nella nostra parte del campo fa malissimo e fa due mete in tre minuti, prima con Naivalu e poi con Foley, sfruttando nostre mancanze difensive soprattutto nel primo caso.
L’uno-due è di quelli che fanno male ma l’Italia incassa il colpo e prova a ripartire, raccoglie altri tre punti ma alla mezz’ora nuova marcatura wallabies ancora con Folau in un’azione nata da un offload forzato di Esposito.
Al 34′ arriva la meta azzurra con Venditti che buca la difesa azzurra con Venditti che lancia in meta che conclude al meglio la corsa verso l’area di meta. Si va al riposo sul 21-13 per l’Australia, ma il primo tempo di Brisbane ci regala l’Italia migliore di questo mese di giugno.

Il secondo tempo inizia sotto i colori australiani con la seconda meta personale di Naivalu. L’Italia però ha cuore, voglia e testa e quindi reagisce e costringe i padroni di casa a difendersi ma non riesce a raccogliere punti. La nostra mischia si comporta però molto bene e mette in difficoltà i wallabies e al 63′ arriva la meritata meta con Padovani che ci porta a -8 grazie anche alla realizzazione di Allan da posizione molto defilata: 28-20. Non è finita: Australia che si fa prendere dall’ansia, Italia che conquista fiducia e al 68′ Benvenuti intercetta, semina due avversari e va aprendersi una bellissima meta personale. Azzurri un solo punto sotto.
Reazione dei padroni di casa che però vengono fermati dal nostro pacchetto di mischia e cartellino giallo per Toby Smith che lascia i suoi in 14 per gli ultimi 7 minuti di gioco ma al 76′ arriva la meta di Foley, bravo a sgusciare tra le maglie della difesa azzurra. All’ultimo minuto la meta – stavolta regalata – a Hodge che chiude la gara sul 40-27

Nella notte italiana vittoria delle Fiji sulla Scozia: a Suva finisce 27 a 22 per i padroni di casa.

Australia: 15 Israel Folau, 14 Dane Haylett-Petty, 13 Rob Horne, 12 Karmichael Hunt, 11 Sefa Naivalu, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Lopeti Timani, 7 Michael Hooper, 6 Ned Hanigan, 5 Adam Coleman, 4 Rory Arnold, 3 Allan Alaalatoa, 2 Stephen Moore (c), 1 Scott Sio
Riserve: 16 Tatafu Polota-Nau, 17 Toby Smith, 18 Sekope Kepu, 19 Sam Carter, 20 Jack Dempsey, 21 Joe Powell, 22 Quade Cooper, 23 Reece Hodge
Mete: Naivalu (15′, 43′), Folau (18′, 29′), Foley (76′), Hodge (79′)
Conversioni: Foley (16′, 19′, 30′, 44′, 77′)
Punizioni:

Italia: 15 Edoardo Padovani, 14 Angelo Esposito, 13 Michele Campagnaro, 12 Tommaso Boni, 11 Giovambattista Venditti, 10 Tommaso Allan, 9 Tito Tebaldi, 8 Andries van Schalkwyk, 7 Maxime Mbanda, 6 Francesco Minto (c), 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Ornel Gega, 17 Federico Zani, 18 Pietro Ceccarelli, 19 Marco Lazzaroni, 20 Abraham Steyn, 21 Edoardo Gori, 22 Carlo Cane, 23 Tommaso Benvenuti
Mete: Campagnaro (34′), Padovani (63′), Benvenuti (68′)
Conversioni: Allan (35′, 64′, 69′)
Punizioni: Allan (2′, 27′)

Un’altra 24 ore ovale da leccarsi i baffi: All Blacks-Lions, Sudafrica-Francia e soprattutto Australia-Italia

Dalla figiana Suva fino alla canadese Hamilton, in mezzo tutte (o quasi) le grandi protagoniste di Ovalia. Sabato i nostri occhi saranno tutti concentrati su Brisbane dove alle 7 italiane gli azzurri affronteranno i wallabies in diretta tv su Sky. Qui tutte le info di una giornata lunghissima 

L’antipasto del venerdì è stato Samoa-Galles giocata in quel di Apia e che ha visto i Dragoni imporsi 19 a 17.
Il sabato di Ovalia inizia invece a Suva, nelle Fiji, dove alle 14.30 locali (in piena notte per la vecchia Europa) i padroni di casa affrontano la Scozia di Greg Townsend che in questo mese di giugno ha già infilzato Italia e Australia e con Ross Ford che tocca le 110 presenze, record per la nazionale del cardo.
Alle 7 tocca invece agli azzurri di Conor O’Shea cercare di raddrizzare un mese di giugno negativo con una prova di orgoglio contro un’avversaria di rango. pronostici tutti per i padroni di casa ma al SunCorp Stadium di Brisbane l’Italia deve assolutamente provare a fare qualcosa di diverso rispetto a quanto visto in questo 2017 fin qui da dimenticare. Un concetto che sembra essere stato fatto proprio anche dai giocatori, tanto che capitan Minto ha detto “sfidiamo una delle migliori squadre al mondo, credo non ci sia nulla di più appagante per un giocatore che sfidare i più forti. E’ una grande opportunità per tutti noi e quello che ho chiesto ai miei compagni è una grande prestazione. Pensiamo a noi stessi ed al nostro gioco, il risultato non conta”.
Quaranta minuti dopo calcio d’inizio a Tokyo tra Giappone e Irlanda: una settimana netta vittoria del XV in maglia verde e le due formazioni sono nella stessa pool del Mondiale 2019.
Alle 9 e 35 il piatto forte di giornata, la prima sfida della serie – attesissima – tra All Blacks e British 6 Irish Lions, partita che non ha certo bisogno di presentazioni e/o stimoli.
Quindi salto di qualche ora e si atterra nel pomeriggio, alle 17, quando a Johannesburg andranno in scena Sudafrica e Francia per la loro terza sfida di queste settimane, e al momento gli Springboks hanno fatto loro due gare su due.
Chiudono il programma tre partite che sulla carta hanno meno fascino/glamour rispetto alle precedenti, ma che possono dirci un po’ di cose sulle protagoniste: Romania-Brasile che sembra avere un unico risultato possibile, un’Argentina-Georgia che si annuncia davvero impegnativa sotto il profilo fisico e poi il derby nordamericano tra Canada e Stati Uniti che si giocherà ad Hamilton e che è valido per le qualificazioni al Mondiale 2019. Buon divertimento.

PS: il sottoscritto sabato mattina molto presto partirà alla volta di Firenze, che c’è da andare a vedere e ascoltare Eddie Vedder. Possibile (anzi: probabile, probabilissimo) che non scriverò nulla nemmeno sulla partita dell’Italia. Se così fosse, ci si ribecca lunedì. Ciao.

FIJI-SCOZIA (Suva, ore 3.30 italiane)
Fiji: 15 Kini Murimurivalu, 14 Josua Tuisova, 13 Albert Vulivuli, 12 Jale Vatubua, 11 Patrick Osborne, 10 Ben Volavola, 9 Serupepeli Vularika, 8 Akapusi Qera (c), 7 Peceli Yato, 6 Dominiko Waqaniburotu, 5 Leone Nakarawa, 4 Tevita Cavubati, 3 Kalivati Tawake, 2 Sunia Koto, 1 Peni Ravai
Riserve: 16 Tuapati Talemaitoga, 17 Joeli Veitayaki, 18 Mosese Ducivaki, 19 Sikeli Nabou, 20 Naulia Dawai, 21 Henry Seniloli, 22 John Stewart, 23 Benito Masilevu
Scozia: 15 Ruaridh Jackson, 14 Damien Hoyland, 13 Nick Grigg, 12 Duncan Taylor, 11 Tim Visser, 10 Peter Horne, 9 Henry Pyrgos, 8 Josh Strauss, 7 John Hardie, 6 John Barclay (c), 5 Jonny Gray, 4 Tim Swinson, 3 Willem Nel, 2 Ross Ford, 1 Alex Allan
Riserve: 16 Fraser Brown, 17 Gordon Reid, 18 Zander Fagerson, 19 Ben Toolis, 20 Hamish Watson, 21 Ryan Wilson, 22 Ali Price, 23 Greig Tonks

AUSTRALIA-ITALIA (Brisbane, ore 7 e in diretta tv su Sky Sport)
Australia: 15 Israel Folau, 14 Dane Haylett-Petty, 13 Rob Horne, 12 Karmichael Hunt, 11 Sefa Naivalu, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Lopeti Timani, 7 Michael Hooper, 6 Ned Hanigan, 5 Adam Coleman, 4 Rory Arnold, 3 Allan Alaalatoa, 2 Stephen Moore (c), 1 Scott Sio
Riserve: tbc
Italia: 15 Edoardo Padovani, 14 Angelo Esposito, 13 Michele Campagnaro, 12 Tommaso Boni, 11 Giovambattista Venditti, 10 Tommaso Allan, 9 Tito Tebaldi, 8 Andries van Schalkwyk, 7 Maxime Mbanda, 6 Francesco Minto (c), 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Ornel Gega, 17 Federico Zani, 18 Pietro Ceccarelli, 19 Marco Lazzaroni, 20 Abraham Steyn, 21 Edoardo Gori, 22 Carlo Cane, 23 Tommaso Benvenuti

GIAPPONE-IRLANDA (Tokyo, ore 7 e 40)
Giappone: 15 Ryuji Noguchi, 14 Akihito Yamada, 13 Kotaro Matsushima, 12 Yu Tamura, 11 Kenki Fukuoka, 10 Jumpei Ogura, 9 Yutaka Nagare, 8 Amanaki Mafi, 7 Shuhei Matsuhashi, 6 Michael Leitch, 5 Uwe Helu, 4 Luke Thompson, 3 Takuma Asahara, 2 Yusuke Niwai, 1 Shintaro Ishihara
Riserve: 16 Shota Horie, 17 Keita Inagaki, 18 Takayuki Watanabe, 19 Kotaro Yatabe, 20 Yoshitaka Tokunaga, 21 Fumiaki Tanaka, 22 Rikiya Matsuda, 23 Ryohei Yamanaka
Irlanda: 15 Andrew Conway, 14 Keith Earls, 13 Garry Ringrose, 12 Luke Marshall, 11 Jacob Stockdale, 10 Paddy Jackson, 9 Kieran Marmion, 8 Jack Conan, 7 Josh van der Flier, 6 Rhys Ruddock (c), 5 Devin Toner, 4 Kieran Treadwell, 3 John Ryan, 2 James Tracy, 1 Cian Healy
Riserve: 16 Niall Scannell, 17 Dave Kilcoyne, 18 Andrew Porter, 19 James Ryan, 20 Sean Reidy, 21 John Cooney, 22 Rory Scannell, 23 Tiernan O’Halloran

NUOVA ZELANDA-BRITISH & IRISH LIONS (Auckland ore 9.35, diretta tv su Sky Sport 2)
Nuova Zelanda: 15 Ben Smith, 14 Israel Dagg, 13 Ryan Crotty, 12 Sonny Bill Williams, 11 Rieko Ioane, 10 Beauden Barrett, 9 Aaron Smith, 8 Kieran Read, 7 Sam Cane, 6 Jerome Kaino, 5 Sam Whitelock, 4 Brodie Retallick, 3 Owen Franks, 2 Codie Taylor, 1 Joe Moody
Riserve: 16 Nathan Harris, 17 Wyatt Crockett, 18 Charlie Faumuina, 19 Scott Barrett, 20 Ardie Savea, 21 TJ Perenara, 22 Aaron Cruden/Lima Sopoaga, 23 Anton Lienert-Brown
British & Irish Lions: 15 Liam Williams, 14 Anthony Watson, 13 Jonathan Davies, 12 Ben Te’o, 11 Elliot Daly, 10 Owen Farrell, 9 Conor Murray, 8 Taulupe Faletau, 7 Sean O’Brien, 6 Peter O’Mahony (c), 5 George Kruis, 4 Alun Wyn Jones, 3 Tadgh Furlong, 2 Jamie George, 1 Mako Vunipola
Riserve: 16 Ken Owens, 17 Jack McGrath, 18 Kyle Sinckler, 19 Maro Itoje, 20 Sam Warburton, 21 Rhys Webb, 22 Jonathan Sexton, 23 Leigh Halfpenny

SUDAFRICA-FRANCIA (Johannesburg ore 17, diretta tv su Sky Sport)
Sudafrica: 15 Andries Coetzee, 14 Raymond Rhule, 13 Jesse Kriel, 12 Jan Serfontein, 11 Courtnall Skosan, 10 Elton Jantjies, 9 Francois Hougaard, 8 Warren Whiteley (c), 7 Jean-Luc du Preez, 6 Siya Kolisi, 5 Franco Mostert, 4 Eben Etzebeth, 3 Ruan Dreyer, 2 Malcolm Marx, 1 Tendai Mtawarira
Riserve: 16 Bongi Mbonambi, 17 Steven Kitshoff, 18 Coenie Oosthuizen, 19 Pieter-Steph du Toit, 20 Jaco Kriel, 21 Rudy Paige, 22 Frans Steyn, 23 Dillyn Leyds
Francia: 15 Brice Dulin, 14 Nans Ducuing, 13 Damian Penaud, 12 Gael Fickou, 11 Virimi Vakatawa, 10 Jules Plisson, 9 Baptiste Serin, 8 Louis Picamoles, 7 Kevin Gourdon, 6 Yacouba Camara, 5 Romain Taofifenua, 4 Yoann Maestri, 3 Rabah Slimani, 2 Guilhem Guirado (c), 1 Jefferson Poirot
Riserve: 16 Clement Maynadier, 17 Xavier Chiocci, 18 Uini Atonio, 19 Paul Jedrasiak, 20 Loann Goujon, 21 Maxime Machenaud, 22 Francois Trinh Duc, 23 Vincent Rattez

ROMANIA-BRASILE (Bucarest, ore 18)
Romania: 15 Marius Simionesuc, 14 Fonovai Tangimana, 13 Paula Kinikinilau, 12 Sione Fakaosilea, 11 Jack Cobden, 10 Luke Samoa, 9 Florin Surugiu, 8 Mihai Macovei (c), 7 Vlad Nistor, 6 Andrei Gorcioaia, 5 Marius Antonescu, 4 Johannes Van Heerden, 3 Andrei Ursache, 2 Andrei Radoi, 1 Ionel Badiu
Riserve: 16 Ovidiu Cojocaru, 17 Constantin Pristavita, 18 Alexandru Gordas, 19 Valentin Poparlan, 20 Viorel Lucaci, 21 Tudorel Bratu, 22 Florin Vlaicu, 23 Ionut Dumitru
Brasile: 15 Daniel Sancery, 14 Laurent Bourda-Couhet, 13 Felipe Sancery, 12 Moises Duque, 11 Jacobus De Wet, 10 Joshua Reeves, 9 Lucas Duque, 8 Andre Arruda, 7 Arthur Bergo, 6 Joao Luis Da Ros, 5 Gabriel Paganini, 4 Cleber Dias, 3 Pedro Bengalo, 2 Yan Rosetti (c), 1 Jonatas Santos Paulo
Riserve: 16 Endy Willian, 17 Lucas Abud de Andrade, 18 Matheus Rocha, 19 Matheus Wolf, 20 Nicholas Smith, 21 Matheus Daniel, 22 Robert Tenorio, 23 Guilherme Coghetto

ARGENTINA-GEORGIA (Jujuy, ore 21.15)
Argentina: 15 Joaquín Tuculet, 14 Matías Moroni, 13 Matías Orlando, 12 Jerónimo de la Fuente, 11 Ramiro Moyano, 10 Nicolás Sánchez, 9 Martín Landajo, 8 Leonardo Senatore, 7 Rodrigo Báez, 6 Tomás Lezana, 5 Matías Alemanno, 4 Guido Petti, 3 Enrique Pieretto, 2 Agustín Creevy, 1 Nahuel Tetaz Chaparro
Riserve: 16 Julián Montoya, 17 Lucas Noguera, 18 Ramiro Herrera, 19 Pablo Matera, 20 Benjamin Macome, 21 Gonzalo Bertanou, 22 Santiago González Iglesias, 23 Germán Schulz
Georgia: 15 Merab Kvirikashvili, 14 Tamaz Mchedlidze, 13 Davit Kacharava, 12 Merab Sharikadze, 11 Alexander Todua, 10 Lasha Khmaladze, 9 Vasil Lobzhanidze, 8 Beka Bitsadze, 7 Viktor Kolelishvili, 6 Lasha Lomidze, 5 Konstantin Mikautadze, 4 Giorgi Nemsadze, 3 Soso Bekoshvili, 2 Jaba Bregvadze, 1 Mikheil Nariashvili
Riserve: 16 Shalva Mamukashvili, 17 Tornike Mataradze, 18 Anton Peikrishvili, 19 Giorgi Chkhaidze, 20 Otar Giorgadze, 21 Giorgi Begadze, 22 Lasha Malaguradze, 23 Soso Matiashvili 

CANADA-USA (Hamilton, ore 21)
Canada: 15 Ciaran Hearn, 14 Andrew Coe, 13 DTH van Der Merwe (cc), 12 Connor Braid, 11 Taylor Paris, 10 Shane O’Leary, 9 Phil Mack, 8 Tyler Ardron, 7 Matt Heaton, 6 Admir Cejvanovic, 5 Evan Olmstead, 4 Brett Beukeboom (cc), 3 Jake Ilnicki, 2 Ray Barkwill, 1 Djustice Sears-Duru
Riserve: 16 Benoit Piffero, 17 Anthony Luca, 18 Matt Tierney, 19 Kyle Baillie, 20 Aaron Carpenter, 21 Gordon McRorie, 22 Nick Blevins, 23 Dan Moor
USA: 15 Ben Cima, 14 Mike Te’o, 13 Bryce Campbell, 12 Marcel Brache, 11 Matai Leuta, 10 AJ MacGinty, 9 Nate Augspurger, 8 Cam Dolan, 7 John Quill, 6 Todd Clever (c), 5 Nick Civetta, 4 Ben Landry, 3 Paddy Ryan, 2 James Hilterbrand, 1 Tony Purpura
Riserve: 16 Peter Malcolm, 17 Ben Tarr, 18 Dino Waldren, 19 Matthew Jensen, 20 David Tameilau, 21 Andrew Durutalo, 22 Shaun Davies, 23 Will Magie