Categoria: In avanti popolo!

IN AVANTI POPOLO! – Di sentenze del tribunale Federale, di comunicati e di rettifiche

Una sentenza di un tribunale federale, un comunicato che dice una cosa che però non c’è nel dispositivo ufficiale della sentenza. Una differenza che dà adito a nuove polemiche e che apre nuovi fronti che verranno combattuti dalle parti coinvolte a colpi di carte bollate.
La vicenda è quella che ha portato all’inibizione di Gianni Amore, Roberto Zanovello e Fulvio Lorigiola, ma qui si parla di altro, ovvero di un’accusa nei confronti di Marzio Innocenti e Federica Montanarini, di cui però non c’è traccia nella sentenza. Una situazione di contrasto e frizioni che si poteva evitare, o per lo meno limitare.
Da sottolineare che proprio ieri, poco dopo la registrazione di questo video, la FIR ha reso disponibile (a questo link) le motivazioni della sentenza e la ricostruzione puntuale dell’intero procedimento: sono 20 pagine piuttosto noiose da leggere, ma con alcuni momenti che – per come sono raccontati – sembrano uscire da un film di Totò e Peppino. Una ricostruzione che però non chiarisce quella differenza di cui sopra.

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Il Pro14 crescerà ancora: un caso di gigantismo che ci deve far preoccupare?

“This is not the end of our expansion, just the beginning”. Così in una intervista al Guardian il CEO del torneo celtico-sudafricano. Martin Anayi parla apertamente di Canada, USA, Spagna, Germania. Anche di Italia: ne difende la posizione, ma un allargamento potrebbe cambiare non poco le carte in tavola.

IN AVANTI POPOLO! – Un po’ di cose sulla vicenda Zebre, partendo da lontano per guardare oltre domani

Sulla vicenda Zebre le reazioni di tifosi e appassionati sono state le più diverse, si è letto un po’ di tutto, ma l’indignazione – merce piuttosto diffusa in questi tempi – è forse il sentimento più comune. Piccolo passo indietro: poco meno di una settimana fa la FIR ha comunicato che la società bianconera “sarà interamente partecipata dalla Federazione stessa con l’obiettivo di rispettare gli accordi vigenti e garantire la partecipazione di due squadre italiane al Guinness PRO12 sino al 2020”. Le Zebre così come le conoscevamo sono morte, fallite, ne nasceranno altre con una denominazione probabilmente molto simile a quella attuale, che rimarranno a Parma di sicuro la prossima stagione e poi si vedrà.
Indignazione dicevamo, ma alla fine quella che è successa è la cosa più sensata che poteva accadere. Intendiamoci, e non è un dettaglio, sensata per come si erano messe le cose.

Nel corso degli anni ho più volte scritto che uno dei deficit più pesanti del nostro movimento è quello dirigenziale. E’ un problema che riguarda la FIR, dove è ovviamente più visibile data la specificità di quella realtà nel panorama rugbistico italiano, ma che fatte le debite proporzioni interessa la maggior parte di club e società di ogni dove e di ogni livello. La vicenda Zebre, pardon, la vicenda Aironi/Zebre è paradigmatica, quasi un caso da laboratorio. Un po’ tutta la vicenda celtica lo è.
Inevitabilmente salterò un po’ di cose, il mio vuole essere un riassunto per sommi capi, ma a grandi linee sono successe queste cose: a metà del decennio scorso tra i principali sostenitori dell’avventura in Celtic si annovera Alfredo Gavazzi che tanto fa e tanto disfa e che a un certo punto riesce a strappare una bozza di accordo con il board per l’iscrizione italiana a costo zero. Chi gestisce però il rugby italiano in quel momento (Giancarlo Dondi) dice di no, ma la questione rimane comunque per aria per alcuni anni in cui aperture e chiusure verso quel torneo si susseguono. Alla fine arriva il via libero definitivo al costo però di 3 milioni di euro l’anno (la famosa “tassa di iscrizione” che paghiamo tuttora, anche se diminuita a un milione e 250mila euro l’anno) e non senza aver prima vissuto un vero e proprio dramma ovale con la vicenda dei Pretoriani prima indicati al posto del Benetton Treviso e poi messi alla porta perché dossier e candidatura presentata dalla franchigia romana vengono considerati ben al di sotto dei requisiti richiesti.

Si parte quindi con Aironi e Benetton: Treviso viaggia da sola (se bene o male è un discorso che oggi qui non ci interessa) grazie a una struttura ben oliata nel tempo e la presenza di uno sponsor padronale che mette soldi veri da tanti anni e che continua a farlo tutt’ora. Magari meno di un tempo, ma lo fa e in giro non ce n’è molti altri. Anzi.
Gli Aironi incontrano difficoltà tecniche – assolutamente prevedibili, quasi normali verrebbe da dire – e altre economico/societarie: i conti non tornano, alcuni soci smettono di versare i finanziamenti promessi e il presidente Melegari chiede aiuto alla FIR, un sostegno temporaneo di una stagione per superare il momento difficile. Dalla federazione arriva un no, gli Aironi collassano e falliscono, nascono le Zebre che vengono portate a Parma (strano eh?) e tra i soci ci sono anche quelli che hanno fatto saltare la baracca in quel di Viadana.
Le Zebre però sono totalmente federali, chi paga la qualunque è il presidente della federazione, che ora è anche cambiato: non c’è più Dondi, che si sente costretto a ritirarsi dalla corsa di settembre 2012 e che si appoggia Gavazzi, che viene eletto quale suo successore. Tra i due i rapporti sono quantomeno altalenanti, non si piacciono, nelle club house tra una birra e l’altra si raccontano anche di scontri durissimi ma entrambi i diretti interessati sanno che possono aiutarsi a vicenda. Non è una vera alleanza, è più una concomitanza di fattori e di convenienze.

Il nuovo numero uno del nostro rugby dice quasi fin da subito che vuole privatizzare le Zebre, questione di soldi e conti (la franchigia bianconera costa molto, parecchio di più dell’aiuto che Melegari aveva richiesto a Dondi), ci mette un paio di anni abbondanti in cui nessuna grossa azienda e/o sponsor si fa avanti per aprire i cordoni della borsa, soprattutto in maniera continuata, ma alla fine un nutrito gruppo di soci del territorio ducale ed emiliano messi assieme un po’ alla bell’e meglio raccolgono una cifra che serve quantomeno per coprire il capitale sociale (300mila euro circa). Gli attori coinvolti sono tanti, troppi, quelli che hanno più peso specifico sono di fatto gli stessi che hanno fatto andare a gambe all’aria gli Aironi e soprattutto non mettono e non metteranno mai i soldi per fare delle Zebre una vera e propria società privata: i bianconeri vanno avanti esclusivamente grazie ai soldi della FIR, il resto sono chiacchiere.
La situazione, alla lunga, non può che implodere e arrivare esattamente al punto in cui si trova oggi. Quel comunicato federale dell’altro giorno è la naturale conclusione di questa vicenda. E lo ripeto: data la situazione è anche la più sensata.

Il problema però non è l’oggi, ma il domani. E con domani non intendo nemmeno la stagione a venire o quella dopo, il problema è cosa succederà alla scadenza del contratto con il board. Perché l’obiettivo, carta canta, è quello di “rispettare gli accordi vigenti e garantire la partecipazione di due squadre italiane al Guinness PRO12 sino al 2020”. Oggi, martedì 27 giugno 2017, l’odore è quello del tiriamo a campare, del vediamo che succede. Ci sono degli accordi, li devo rispettare e oltretutto la credibilità internazionale italiana che già non è altissima (giratela come volte: due fallimenti in sette stagioni sono un cv che nessuno vorrebbe avere) ne uscirebbe a pezzi. Bisogna arrivare al 2020, cercare di coinvolgere sponsor, amministrazioni comunali e istituzioni in un’avventura che finora non ha portato né risultati sportivi e nemmeno soldi. Mettiamoci una pezza fino al 2020 e poi vedremo. Nel frattempo cerchiamo di farci male il meno possibile e tutto quello che verrà lo avremo guadagnato. Tanto più che ormai l’ingresso di un paio di franchigie sudafricane ormai sembra certo e dopo il 2020 (guarda le coincidenze) le opzioni USA/Canada se non addirittura Germania potrebbero diventare concrete.

Personalmente – per quello che può valere – trovo che il nocciolo della questione oggi sia questo. E lo capisco anche, è un ragionamento coerente. Ma può bastare per il momento, al massimo qualche mese, poi bisogna decidere cosa vogliamo fare da grandi, una volta per tutte. Se essere ancora celtici oppure no, con tutto quello che ne consegue. Progettando piani alternativi che siano comunque compatibili con un sistema e una struttura che va migliorata in più punti, a partire dal nodo-Eccellenza.
La vicenda Zebre oggi ci dice tutto questo. Ho sempre pensato che Alfredo Gavazzi sia una persona molto abile nel momento in cui lo metti con le spalle al muro, lo è meno nella fase della progettazione e della visione a medio-lungo termine (opinione personale, ça va sans dire). Oggi è costretto a farlo. E’ simpatico? Antipatico? E’ la persona adatta alla bisogna oppure no? Sono domande inutili, aleatorie e tutto sommato fuori luogo. Finora ha dovuto gestire una situazione creata da altri, ora la palla ce l’ha lui. Punto. Qualcosa deve combinare. La FIR deve smettere di traccheggiare e prendere una decisione chiara, possibilmente la più condivisa possibile e poi perseguirla con forza. Lo hanno fatto in Scozia, possiamo farlo pure noi. Alternative non ne abbiamo più.

In avanti popolo – Lo stupore di Brunello che ci lascia un po’ stupiti

Massimo Brunello

Il tecnico dei bresciani parla dell’ormai famoso “caso concussion” avvenuto nella gara di andata della semifinale di Eccellenza con Viadana

La vicenda la conosciamo tutti: nella prima fase del secondo tempo della semifinale di andata di Eccellenza tra Viadana e Calvisano, finita 18 a 12 per i gialloneri, il giocatore dei bresciani Paz è stato sostituito con Susio. Una sostituzione temporanea che però non poteva essere fatta perché l’argentino in forza al Calvisano non aveva né perdite di sangue né aveva subito una concussion, ma qualcuno ha detto all’arbitro che si trattava di trauma cranico. Che non lo fosse lo dimostra il fatto che non è stato aperto un protocollo HIA, così come prevede il regolamento, e che il giocatore è tornato in campo con una fasciatura al ginocchio.
Viadana presenta ricorso (Susio ha pure marcato una meta che potrebbe risultare pesantissima nella logica delle due gare di andata e ritorno, ma questo è un dettaglio: se anche non fosse stata una sostituzione temporanea Susio sarebbe comunque entrato in campo, no?) ma la FIR omologa il risultato: le lamentele dei gialloneri sono state rispedite al mittente? In realtà no, perché il giudice federale si è limitato a riconoscere che della vicenda non c’è traccia nel referto arbitrale (non poteva essere altrimenti) e che rimanda tutti gli incartamenti alla Commissione Medica Federale ed alla Procura Federale. Il caso non è affatto chiuso.

Una vicenda importante perché se riconosciuto colpevole il Calvisano si vedrebbe assegnato un ko a tavolino per 20 a 0, ben più difficile da recuperare nella gara di ritorno. Ora sulla vicenda arrivano le parole del tecnico dei vicecampioni d’Italia uscenti, Massimo Brunello, raccolte da Il Giornale di Brescia: «un fatto che non sta in piedi, a nessuno di noi è passata nemmeno per l’anticamera del cervello l’idea di organizzare una manfrina, è tutto successo molto rapidamente, il giocatore è uscito mentre stavamo interrogandoci se chiedere la mischia o provare a calciare ai pali, il medico ha detto “trauma cranico” e lo ha accompagnato negli spogliatoi. In tribuna non c’è stato nemmeno il tempo di pensare a un eventuale sceneggiata che è anni luce lontana dal mio modo di interpretare il rugby».
Prendo ovviamente per buone le parole di Brunello, bravissimo tecnico e bravissima persona, però l’allenatore non può stupirsi delle polemiche nate dall’episodio. Per l’importanza della partita e del risultato.
Non so se c’è stato o meno del dolo, non sta a me dirlo, ma è chiaro che il Calvisano ne ha comunque avuto un vantaggio. E in ogni caso le parole del tecnico in qualche modo certificano una responsabilità del Calvisano: è lui che dice che il medico della squadra ha parlato per primo di trauma cranico, la stessa persona che poi ha rimandato in capo il buon Paz con una fasciatura al ginocchio, non alla testa. Ed è accettabile e normale che né l’arbitro né lo stesso Brunello abbiano detto nulla davanti alle parole “trauma cranico” di un medico. Lo è meno il comportamento del medico in questione, che ha dichiarato una cosa e poi ha agito per un problema diverso. Da qualunque parte la si giri il regolamento non è stato rispettato.

In avanti popolo! – Tra Italia e Sudafrica: Brendan Venter, un caso che non c’è

Brendan Venter con l’Italia, Brendan Venter (anche) con il Sudafrica. Brendan Venter che all’occorrenza ogni tanto torna a dare una mano ai “suoi” London Irish. Brendan Venter che fa il medico e che comunque non vuole lasciare il Sudafrica.
Il tecnico negli ultimi giorni è stato al centro di un caso mediatico: sì, è vero, a giugno sarà con gli springboks, però… Vediamo di sbrogliare la matassa.