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Club e franchigie si accordano sull’ascensore, ma l’autogestione non è una soluzione

Un comunicato del Petrarca ci dice tante cose: una pezza è stata messa, ma serve un intervento della FIR. Che però, al momento, non si muove

Qualche giorno fa il Petrarca Padova ha annunciato l’ingaggio del prima linea Michele Mancini Parri. Lo ha fatto così:

Il Petrarca Rugby ufficializza l’arrivo in bianconero del pilone destro Michele Mancini Parri. Il giocatore, nato il 13 maggio 1998, un metro e 80 per 115 chili, è cresciuto nel Vasari Arezzo, e poi è stato protagonista della juniores con i Medicei Firenze, ha fatto parte dell’Accademia Nazionale “Ivan Francescato”, e ha disputato gli ultimi Mondiali e il Sei Nazioni Under 20.
“Siamo contenti che un altro giovane di qualità abbia deciso di vestire la maglia del Petrarca per la prossima stagione”, è il commento del Direttore Generale del club Beppe Artuso. “Mancini Parri ha disputato il Sei Nazioni Under 20, e a Padova potrà mettersi ulteriormente in luce”.

Questa è la parte più corposa, in termini meramente quantitativi, della nota diffusa dal club campione d’Italia, che però chiude così:

Anche Mancini Parri, come Borean, Cannone, Lamaro e Manni, sarà inquadrato come Permit Player per il Benetton. Ciò significa che questi giocatori sosterranno una parte degli allenamenti a Treviso, e completeranno la settimana a Padova, a disposizione del Petrarca per le gare del campionato di Eccellenza, tranne i casi in cui verranno trattenuti al Benetton anche per le partite di Celtic.

Che – lo ripeto per la milionesima volta – è la cosa di buon senso che si doveva fare sin dall’inizio dell’avventura celtica ma che non si è resa concreta fino agli ultimi mesi. Attenzione però, per volontà dei club e non della federazione. Le società hanno trovato accordi bilaterali, accordi “privati” con le franchigie per regolamentare il famoso ascensore tra squadre di Eccellenza e le due formazioni celtiche.
La FIR non lo ha mai normato: nel corso degli anni lo ha prima osteggiato per scivolare poi in una sorta di limbo di indifferenza permissiva in cui le società hanno trovato modo di muoversi e metter i loro paletti, a volte sgomitando tra loro.
Nel corso degli ultimi mesi ho più volte riportato il pensiero di Conor O’Shea e Stephen Aboud, ovvero le due colonne su cui negli ultimi tre anni è stato costruito il nostro movimento, che hanno chiesto apertamente che venisse adottato un sistema in grado di permettere esattamente quell’ascensore, anche per i giocatori delle franchigie che devono recuperare da un infortunio. Ma niente. Pure il presidente federale Gavazzi se n’è uscito con una dichiarazione a fine gennaio che lascia davvero un po’ perplessi, non tanto per il contenuto in sé ma proprio perché a dirla è lui…

Qualcuno dirà che alla fine comunque ci si è arrivati, più o meno. Evvabbé, che dire: è vero che chi si accontenta gode, ma a casa mia chi gode è più contento.
Rimango dell’idea che un aspetto così importante non può essere lasciato a una sorta di autogestione da parte dei club, c’è necessità di regole chiare e identiche per tutti, norme stabili che non corrano il rischio di essere spazzate vie in un nonnulla e questo è un lavoro che può fare solo la FIR, se mai ne avrà un po’ di voglia.
Venerdì 20 luglio a Bologna si terrà un Consiglio Federale in cui magari si farà anche questo passo. Speriamo. Vedremo.

Al momento l’unica cosa certa è questo comunicato, che non dice davvero nulla. Anche meno di nulla, se possibile. Boh.

Si svolgerà venerdì 20 luglio a Bologna la quarta riunione 2018 del Consiglio Federale FIR presieduto da Alfredo Gavazzi.

L’ordine del giorno del Consiglio prevede:

–      Comunicazioni del Presidente federale
–      Segreteria Federale
–      Settore Tecnico

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Quelle Zebre sempre a caccia di Carneadi: in tre in arrivo dal Pacifico

A Parma a luglio sbarcheranno Paula Balekana, Apisai Tauyavuca e Matu Tevi. Sono giovani ma (almeno due) non giovanissimi e con nessuna esperienza davvero di livello. Sicuri che tra Eccellenza e Serie A non c’erano profili quantomeno simili da provare e/o rischiare? E se la risposta è sì allora siamo messi davvero male…

I nomi sono quelli di Paula Balekana, Apisai Tauyavuca e Matu Tevi. Hanno tra i 22 e i 25 anni e sono tre nuovi giocatori delle Zebre. La franchigia federale ha annunciato il loro ingaggio domenica pomeriggio, con un comunicato.
I primi due sono figiani e hanno 25 anni, l’ultimo è un tongano di 22. Rispettivamente ricoprono il ruolo di ala, seconda/terza linea e seconda/terza linea. No, non è una ripetizione, è che sia Tauyavuca che Tevi di lavoro fanno quello.
Altri dettagli: Balekana è stato convocato per la nazionale seven del suo paese ma non ha mai giocato nemmeno un minuto, è stato prelevato dal Gordon Rugby, club del campionato provinciale australiano di New South Wales, dove ha ben figurato. Vanta anche qualche apparizione (e due mete) nei Sydney Rays, squadra del National Rugby Championship australiano.
Dal NRC arriva anche Apisai Tauyavuca, dove gioca con la selezione Fiji Drua. Ha giocato in Giappone nel campionato universitario, che da quelle parti è una cosa abbastanza seria, però insomma…
Matu Tevi è stato invece pescato in Nuova Zelanda, arriva da North Harbour e ha annusato l’U20 degli Auckland Blues ma non ha alcuna presenza nel campionato provinciale di quel paese.

Ok, magari alla fine si riveleranno dei mezzi fenomeni e io mi cospargerò il capo di cenere, però pensavo che con Cruze Ah-Nau e Rory Parata et similia avessimo già dato. Che le Zebre ingaggino tre Carneadi del Pacifico (ma potrebbero arrivare anche dall’Inghilterra o da Marte, non cambierebbe nulla) non ha alcun senso logico. Magari si risparmiano un po’ di soldi (mah), magari c’è il lungimirante progetto di renderli azzurrabili (arimah). Forse entrambe le cose. Però la logica continua a stare da un’altra parte.
E sia chiaro: con quel “Carneadi” non voglio offendere nessuno, ma oggi quello sono. Tra Eccellenza e (volendo) Serie A profili simili si possono provare o quantomeno rischiare. E se non ci sono allora i nostri problemi sono più gravi e profondi di quello che si dice/pensi). Qualcuno mi ricordi: quale dovrebbe essere quello il fine ultimo di una franchigia federale?

ps: lo so, pure il Benetton Treviso negli anni ha ingaggiato alcuni giocatori stranieri discutibili, diciamo così. Rimane il fatto che nonostante il contributo federale (che sia ricco o meno è relativo, conta il principio) quello veneto rimane un club privato con logiche da privato. Rimane sicuramente criticabile – ci mancherebbe! – ma l’approccio e le dinamiche sono altre, piaccia o meno.

Una lunga stagione celtica: diverse luci e un po’ di ombre per Benetton Treviso e Zebre

Mentre nel fine settimana il Pro14 assegna il titolo (Leinster e Scarlets a giocarselo) noi leggiamo qualche numero con cui il 2017/2018 va in archivio per le due squadre italiane. Una stagione con diversi record, come in tanti hanno giustamente sottolineato, ma alcuni aspetti sono stati tralasciati. E senza quelli il quadro non è completo

L’adagio popolare dice che il diavolo si nasconde nei dettagli. Succede anche nel rugby. Prendete ad esempio la stagione 2017/2018 delle nostre due franchigie celtiche, sono diversi i numeri positivi: undici vittorie per il Benetton Treviso, 7 per le Zebre (record per entrambe), 51 mete fatte per i veneti e una in meno per i bianconeri anche se tutte e due hanno un saldo negativo con 55 marcature pesanti incassate dagli uomini di Crowley e ben 78 dagli emiliani. Il gap dei punti tra fatti e subiti dice -36 per Treviso e -185 per le Zebre, due segni negativi ma per i biancoverdi è il miglior risultato di sempre ed è tutto un altro mondo rispetto ai (rispettivamente) -348 e -455 di maggio 2017.
Numeri che non sono discutibili e che non voglio assolutamente discutere, così come i buoni risultati ottenuti in alcuni specifiche classifiche. Un esempio su tutti: Marcello Violi è il secondo calciatore del torneo con l’87.50% di realizzazioni a pari merito con Sam Hidalgo-Clyne, che però ha calciato di più.

Numeri dicevamo, che però certificano anche il fatto altrettanto inattaccabile che il Benetton Treviso è comunque arrivato 5° su 7 squadre nella sua conference mentre le Zebre sono arrivate ultime. Con le classifiche – è vero – ci si può “giocare” e sottolineare ad esempio il fatto che non solo le distanze delle italiane dalle altre sono comunque inferiori rispetto agli anni passati ma che ad esempio gli Ospreys hanno potuto giocare (e perdere) lo spareggio con Ulster per andare in Champions Cup chiudendo la regular season con 11 punti in meno di Treviso, al quale quell’obiettivo è invece sfuggito. Allo stesso tempo il Benetton aveva però nella sua conference le due squadre che si sono rivelate in assoluto e di gran lunga meno attrezzate del torneo, ovvero Newport Dragons e Southern Kings. Le Zebre, per fare un esempio, sono arrivate ultime nel loro girone ma tutti i numeri – a partire dai punti racimolati – si sono comportate decisamente meglio delle due franchigie in questione.

Luci e ombre dicevamo, e non possiamo sorvolare né sulle prime né sulle seconde. Passi avanti? Decisamente sì, innegabili, ma allo stesso tempo non si può sottolineare che per la prima volta l’anno prossimo non ci saranno squadre italiane in Champions Cup, cosa che avviene alla prima stagione in cui per accedere al massimo torneo continentale per club contava solo il merito sportivo. Insomma, alla prima occasione in cui non avevamo almeno un posto garantito per regolamento siamo rimasti fuori. Poi partecipare a una competizione più alla portata delle nostre franchigie sarà anche un vantaggio per il processo di crescita, almeno sul periodo medio-lungo. Magari sarà così, probabile. Però questa è un’altra faccenda.

La Buttiga del Rugby stavolta tiene la palla in mano. E saluta Rebecca

Un paio di sere fa (era il 2 maggio) io, Duccio Fumero di R1823 e Marco Turchetto di RugbytoItaly, assieme alla fida ragazza-regista, ci siamo trovati a bere qualche birra alla Buttiga di Via Paolo Sarpi a Milano.
Dovevamo e volevamo parlare di Conor O’Shea e del tour del Giappone, delle Zebre e delle semifinali per lo scudetto italiano. Ma salutiamo Rebecca che se ne è andata lasciandoci qui con questo gioco del rugby. Ciao Rebecca

Semifinali d’Eccellenza, derby celtico e il pasticciaccio a stelle e strisce Galles-Sudafrica

Sabato Fiamme Oro-Petrarca e Benetton-Zebre, domenica Rovigo-Calvisano. Senza dimenticare le altre gare che concludono la regular season del Pro14. Infine il caso Galles-Sudafrica, che si giocherà a Washington il 2 giugno ma che dimostra quanto bisogna andarci con i piedi di piombo nel processo di allargamento di Ovalia. E poi: avete mai sentito parlare della Rugby International Marketing? Scoprite qui che cosa è…
Ci si rivede il 2 maggio