Tag: Test-match

La Buttiga del rugby: il dopo test-match e altro ancora

Gli inglesi e gli americani la chiamano slackness, un qualcosa di traducibile – al di qua delle Alpi – in “fiacchezza”, ma nello slang sta pure per “cazzeggio”. Arte, quest’ultima, in cui eccellono Duccio Fumero di Rugby 1823, Marco Turchetto di RugbytoItaly e il sottoscritto. I tre si sono riuniti nella piccola ma accogliente Buttiga Beer Room di via Paolo Sarpi in quel di Milano per fare un po’ il punto della situazione ovale dopo i test-match. Ovviamente a modo molto loro/nostro. Dietro la cinepresa (ma quale cinepresa… è uno smartphone!) l’imprescindibile ragazza-regista.
Buon Sant’Ambrogio e buon ponte a tutti, che qui si chiude bottega fino a lunedì. Ciao.

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Novembre scatta la foto di un’Italia che ha cuore, ma impotente e con poche idee

ph. Fotosportit/FIR

Tre partite, una vittoria, una sola meta marcata, tanta volontà e la capacità di non andare quasi mai in ansia, ma anche poche opzioni e alternative. E una sterilità offensiva davvero preoccupante. Un momento per nulla facile del nostro rugby, l’ennesimo, ma forse ancora più difficile di altri

Che non ha la forza, la possibilità o i mezzi necessari al compimento di una data azione o funzione. Questa la definizione che la Treccani dà della parola “impotente”, perfetta fotografia dell’Italia vista sabato a Padova. Nulla da dire sulla voglia di ben fare messa in campo dagli azzurri, sulla grinta, sul cuore: la prova – se mai ce ne fosse bisogno – è in quel quarto d’ora passato in maniera continuativa nel secondo tempo dentro o appena fuori la linea dei 22 metri springboks a prendere a capocciate i sudafricani nel tentativo di piegarne la difesa e fare punti, ma senza ottenere nulla.
La partita era già chiusa, il sigillo lo aveva messo Kitshoff ad inizio ripresa con una meta che fermava il risultato sul 28 a 6, ma l’Italia non ha mai smesso di provarci. Il fatto è che quel quarto d’ora di azione insistita e inefficace è la fotografia dei nostri pregi e dei nostri limiti, evidenti gli uni e gli altri. Cuore? Sì. Grinta? A valanga, Voglia? Quanta ne volete. Ma anche incapacità di variare il piano tattico, pochi uomini in grado di vincere l’uno contro uno, la lentezza nei breakdown, una sterilità offensiva che è davvero allarmante.

Noi siamo questa cosa, piaccia o non piaccia, da tanti anni ormai. Qua e là troviamo delle pezze, otteniamo dei risultati che sono una panacea ma non servono a curare i mali di cui soffriamo, sono un oppiaceo buono per aiutarci a tirare avanti e a farci credere che davvero abbiamo svoltato, almeno per un po’. Però la realtà – prima o poi – si ripresenta nella sua crudezza.
Se segni una sola meta in tre gare non è che puoi sperare di ottenere un granché
: puoi vincerne una e non di molto, puoi limitare i danni in un’altra e non puoi fare nulla o quasi nella terza. Abbiamo giocato contro tre squadre che ci sono avanti nel ranking? Vero. Però ci sono dei però. Tipo che se viaggi intorno alla 13a-15a posizione di quella classifica e vuoi/devi giocare con le più forti non sono poi tante le formazioni che ti stanno dietro. Poi abbiamo affrontato Fiji che è squadra dalle grande individualità ma che si era ritrovata dopo mesi solo 4 giorni prima della partita: niente stage o raduni per i pacifici, niente preparazione monitorata, i giocatori che vengono utilizzati tanto/tantissimo nel campionato inglese o francese senza che lo staff tecnico della nazionale possa metter becco. Li abbiamo battuti, certo, ma non dominati. Le Fiji viste all’opera una settimana dopo erano già un’altra cosa.
L’Argentina è squadra forte, molto forte, ma indubitabilmente con parecchi problemi e protagonista della sua peggior stagione in termini di risultati da parecchi anni in qua. Il Sudafrica? Ha fatto il suo, non ha entusiasmato, non ha fatto certo stropicciare gli occhi, ci ha preso le misure e poi colpito facendo punti ogni volta che si avvicinava alla nostra area di meta. Un Sudafrica così così nel complesso e che ci ha battuto nettamente.

Qualche giorno fa ho scritto che “l’Italia è in quella fase in cui per vincere una partita del genere tutto deve andare alla perfezione e contemporaneamente dall’altra parte tante cose non devono funzionare a dovere”. Se qualcuno avesse dubbi basta buttare un occhio sul nostro score di un intero anno in cui abbiamo battuto proprio gli springboks a Firenze (nella loro versione peggiore da tanti anni in qua), in cui abbiamo messo in difficoltà l’Inghilterra grazie a uno stratagemma tanto intelligente quanto non ripetibile come la cosiddetta “fox”prendendo alla fine comunque 36 punti, in cui abbiamo perso di poco contro un’Australia che non ci ha affrontato certo con la bava alla bocca (intendiamoci: errore loro), in cui ci siamo fatti beffare da Fiji. In mezzo tanti ko pesanti e incolori.
Possiamo decidere di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, ma non lo è. E non lo è da tanto. Troppo. Il trend dell’ultima annata è purtroppo ampiamente negativo, le vittorie sono spesso exploit isolati e ogni passo avanti sembra se ne si faccia poi due indietro. Oh, lo ripeto, succede almeno dal Mondiale 2007, non da oggi. Il fatto è che siamo tifosi e appassionati, vogliamo bene ai nostri colori e quindi concediamo alibi, giustificazioni e “perché” che ad altri non concederemmo. E’ umano, ma non ci aiuta.

Penso che Conor O’Shea sia un bravo tecnico, la persona giusta per il nostro movimento, gli si sta (finalmente!) permettendo di costruire una struttura che se darà o meno risultati lo scopriremo con il senno del poi ma di sicuro è di buon senso. Sarebbe bello che le idee che sostiene trovassero concretezza, come quell’ascensore tra Eccellenza e franchigie che per qualche misterioso motivo rimane sempre in un cassetto. Detto questo non possiamo accontentarci delle parole del ct nel post partita: “Sono sicuro che rispetto al gruppo di un anno fa abbiamo fatto dei grandi passi in avanti, ma dobbiamo ricordarci che continuiamo a giocare ad alto livello contro grandi squadre. In questo momento la parola chiave deve essere resilienza davanti alla sconfitta. Con questo gruppo stiamo percorrendo un viaggio incredibile e vogliamo fare la differenza in futuro con una profondità di squadra sempre maggiore”.

Spero vivamente che il ct abbia ragione, sono il suo primo tifoso, però sono anni che sentiamo frasi consolatorie di questo genere e ne abbiamo fatto il pieno. Ci si racconta che la nostra è una squadra molto giovane (ma anche no: gli unici veramente giovani sono Licata e Minozzi, gli altri viaggiano dai 23/24 anni in su, la media delle formazioni schierate è attorno ai 27/28 anni), che la concorrenza interna sia aumentata ma alla fine in un mese abbiamo visto praticamente sempre la stessa formazione, che il fit è migliorato e lo è davvero, ma perché è tornato ai livelli di tre anni fa.
Bisognerebbe farsi domande serie sul reale livello tecnico complessivo del Pro14 e sui costi connessi alla nostra partecipazione: è sicuro che oggi il torneo celtico non ha alternative per noi, contro l’Eccellenza attuale ha gioco facile, ma a un’alternativa seria da iniziare a preparare nemmeno ci si pensa. E avere un domestic di livello più alto farebbe comunque comodo a tutto il movimento, sia che il Pro14 sia un’opzione o meno.

Abbiamo una montagna di problemi, una strada lunghissima da percorrere e il rischio che O’Shea diventi il parafulmine su cui scaricarli è alto: si sta esponendo, se i risultati non arrivano il conto verrà presentato soltanto a lui. E non se lo merita. tanto per dire: il presidente federale Gavazzi già dopo il Sei Nazioni aveva parlato di un torneo che lo aveva “lasciato perplesso”.
L’irlandese deve essere messo nelle condizioni di lavorare al meglio: sempre dopo il Sei Nazioni aveva detto che sarebbero state prese decisioni che “avrebbero dato fastidio a qualcuno”, quali siano però non si sa. Ad ogni nodo, per quanto possa magari sembrare paradossale in un momento certo non entusiasmante io gli rinnoverei il contratto già oggi.
Il mese di novembre ha sottolineato quante siano le problematiche che dobbiamo affrontare con armi che non sono al momento sufficienti e il Sei Nazioni è dietro l’angolo e partirà con l’Italia che sarà ancora una volta – l’ennesima – il vaso di coccio in mezzo ad anfore più robuste. Tempo non ce n’è molto e invece ne avremmo bisogno davvero tanto.

L’Italia ci prova, il Sudafrica fa e vince: a Padova finisce 6-35

A Padova l’Italia gioca in maniera generosa, ci mette cuore e voglia, ma concretizza pochissimo mentre gli springboks non brillano ma quando entrano nei nostri 22 metri vanno sempre – o quasi – a punti. Il nostro novembre si chiude così con una vittoria e due ko

Italia che inizia la partita con determinazione: nei primi minuti ha quasi sempre la palla in mano assieme al bandolo della matassa ma è un predomini poco fruttuoso con il Sudafrica che riesce a tenerci lontano dai suoi 22 metri. Al minuto 8 un bellissimo calcetto di Parisse ci fa conquistare una touche a tre metri dalla linea di meta: springboks stavolta in difficoltà e Canna può mettere la palla tra i pali: 3 a 0 per l’Italia.
Al 12′ il Sudafrica dà il via alla prima sua vera azione: diverse fasi di avanzamento continuo, quasi sempre per linee diritte, e nel giro di due minuti arriva la meta di Louw: Pollard trasforma è ospiti a +4.
Reazione azzurra che sfida la mischia avversaria andando in touche in una occasione in cui si poteva tentare la via dei pali, appuntamento con un calcio da fermo rimandato però solo di un minuto: al 19′ Canna ci riporta a -1. Scelta diversa fatta invece dal Sudafrica che al 23′ rinuncia a un piazzato facile e opta per la touche, dalla quale arriva la meta di Mbonambi a chiudere una rolling maul. Seconda marcatura pesante del XV in maglia verde alla seconda volta che entra nei nostri 22 metri. Sudafrica aventi 14 a 6.
Partita la cui inerzia scivola in mano ospite, con l’Italia che non gioca male e che prova sempre a far ripartire l’azione ma il cuore della gara si sposta nella nostra metà campo e al 34′ arriva la terza meta stavolta firmata da Venter. Pollard non sbaglia la conversione da posizione defilata e si va sul +15 springboks. Il primo tempo si chiude con un calcio da fermo di Canna che però sbaglia da posizione favorevole: 21 a 6 per il Sudafrica.

Il secondo tempo si apre con lo stesso andazzo con cui si è chiuso il primo e al 43′ c’è subito la meta sudafricana con Kitshoff. Azzurri che provano a reagire, Conor O’Shea manda in campo forze fresche (Zani, Ghiraldini, Giammarioli, Gori e McKinley per Luca Bigi, Andrea Lovotti, Abraham Steyn, Marcello Violi e Canna) ma i nostri attacchi per quanto volenterosi e – a volte – ben costruiti sono infruttuosi. Dopo il 50′ giochiamo una lunghissima fase offensiva a ridosso o nei 22 metri avversari con gli Springboks che reggono e tengono la palla lontano dalla linea di meta. Azzurri generosi ma che lamentano una evidente scarsità di alternative di gioco e un gap tattico di cui non si può non tenere conto.
Al 78′ quasi inevitabile arriva la meta di Motert. Finisce 35 a 6 per il Sudafrica. Sconfitta ineccepibile.

Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Angelo Esposito, 13 Tommaso Boni, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Giovanni Licata, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Tiziano Pasquali, 19 Francesco Minto, 20 Renato Giammarioli, 21 Edoardo Gori, 22 Ian Mckinley, 23 Matteo Minozzi
Mete:
Conversioni:
Punizioni: Canna (10′, 19′)

Sudafrica: 15 Andries Coetzee, 14 Dillyn Leyds, 13 Jesse Kriel, 12 Francois Venter, 11 Courtnall Skosan, 10 Handré Pollard, 9 Ross Cronje, 8 Duane Vermeulen, 7 Pieter-Steph du Toit, 6 Francois Louw, 5 Lood de Jager, 4 Eben Etzebeth (c), 3 Wilco Louw, 2 Bongi Mbonambi, 1 Tendai Mtawarira
Riserve: 16 Chiliboy Ralepelle, 17 Steven Kitshoff, 18 Trevor Nyakane, 19 Franco Mostert, 20 Dan du Preez, 21 Rudy Paige, 22 Elton Jantjies, 23 Warrick Gelant
Mete: Louw (14′), Mbonambi (23′), Venter (34′), Kitshoff (43′), Mostert (78′)
Conversioni: Pollard (17′, 24′, 34′, 44′), Jantjies (78′)
Punizioni:

L’altro fine settimana, quello con il ritorno del Pro14: Treviso (con Morisi!) e Zebre in campo

Dal sito ufficiale del Benetton Treviso

Veneti in campo stasera a Belfast alle 20 e 05, domenica alle 14 e 30 i bianconeri ospitano Munster. Partite difficilissime con formazioni che lamentano davvero tante assenze per le nazionali. il Benetton però ritrova (almeno in panchina) Barbini, Banks e soprattutto Luca Morisi

Sabato 23 novembre tutte le attenzioni di tifosi e appassionati di quello strano oggetto che è la palla ovale saranno catturate da un programma di test-match internazionali che per noi comincia con Italia-Sudafrica in quel di Padova, ma che prevede tra le altre anche Scozia-Australia, Inghilterra-Samoa, Galles-Nuova Zelanda, Irlanda-Argentina e Francia-Giappone.
Ma dopo qualche settimana di stop riparte anche il torneo celtico (si ferma invece l’Eccellenza) con le gare della nona giornata, quattro che si giocano stasera e tre domenica. La prima squadra italiana a scendere in campo è il Benetton Treviso che alle 20.05 italiane (diretta tv su Eurosport Player) se la vedrà a Belfast contro l’Ulster.
Partita già difficile di suo che vede aumentare il livello di criticità viste le tantissime assenze per i giocatori impegnati con la nazionale, oltre alla solita lista di infortunati. Ci sono perciò alcuni permit che arrivano dall’Eccellenza e anzi Giuseppe Di Stefano (Fiamme Oro) parte titolare in prima linea. C’è Zanni in seconda linea, all’apertura si rivede Tommaso Allan mentre in panchina vanno a sedersi Barbini, Banks il nuovo ingaggio Faiva e – soprattutto – Luca Morisi. E quest’ultima, lasciatemelo dire, è davvero una bellissima notizia.
Diverse le assenze anche tra gli irlandesi, ma nel XV titolare si vedono comunque i nomi di Piutau, Bowe, Lealiifano e Gilroy.
Le Zebre invece giocano domenica pomeriggio (diretta tv su Eurosport 2 alle 14 e 30) e ospitano il Munster. Partita con un favorito d’obbligo: le formazioni le conosceremo nelle prossime ore.
Difficile fare pronostici su questi due impegni viste le formazioni rimaneggiate delle nostre rappresentanti, la rincorsa nei confronti dei movimenti più avanzati e sviluppati passa anche da questi step: quello di non avere squilibri enormi tra le prestazioni durante i periodi in cui è impegnata la nazionale è uno dei tanti gap da colmare.

Questo il programma completo delle partite celtiche
Ulster – Benetton Treviso (venerdì)
Cheetahs – Edimburgo (venerdì)
Cardiff – Connacht (venerdì)
Leinster – Newport Dragons (venerdì)
Ospreys – Glasgow (domenica)
Zebre – Munster (domenica)
Kings – Scarlets (domenica)

Classifiche
Pool A: Glasgow 38; Munster 26; Cheetahs 20; Connacht 16; Cardiff 15; Zebre 12; Ospreys 11
Pool B: Scarlets 34; Ulster 28; Leinster 27; Edimburgo 23; Benetton 14; Dragons 10; Kings 2

Ulster: 15 Charles Piutau, 14 Tommy Bowe, 13 Louis Ludik, 12 Christian Lealiifano, 11 Craig Gilroy, 10 Peter Nelson, 9 John Cooney, 8 Nick Timoney, 7 Aaron Hall, 6 Clive Ross, 5 Alan O’Connor, 4 Kieran Treadwell, 3 Ross Kane, 2 John Andrew, 1 Callum Black
Riserve: 16 Rob Herring, 17 Schalk van der Merwe, 18 Andy Warwick, 19 Matthew Dalton, 20 Greg Jones, 21 Paul Marshall, 22 Darren Cave, 23 Andrew Trimble

Benetton Rugby: 15 Luca Sperandio, 14 Tommaso Benvenuti, 13 Ignacio Brex, 12 Alberto Sgarbi (c), 11 Andrea Bronzini, 10 Tommaso Allan, 9 Giorgio Bronzini, 8 Robert Barbieri, 7 Nasi Manu, 6 Whetu Douglas, 5 Irné Herbst, 4 Alessandro Zanni, 3 Giuseppe Di Stefano, 2 Tomas Baravalle, 1 Cherif Traore
Riserve: 16 Hame Faiva, 17 Nicola Quaglio, 18 Alberto De Marchi, 19 Federico Ruzza, 20 Marco Barbini, 21 Luca Crosato, 22 Marty Banks, 23 Luca Morisi

Test-match: l’Italia ne cambia due per il Sudafrica. Dentro Esposito e Licata

Italia novembre 2017

ph. Fotosportit/FIR

Il ct della nazionale Conor O’Shea ha annunciato il XV titolare che sabato a Padova scenderà in campo contro gli Springboks nell’ultimo impegno degli azzurri in questo mese di novembre. Dopo aver presentato la stessa formazione iniziale a Catania contro Fiji (partita vinta) e a Firenze contro l’Argentina (persa) il tecnico irlandese ha optato per alcune modifiche mentre sono quattro i giocatori che hanno già fatto ritorno ai loro club: Sebastian Negri e Federico Ruzza (Benetton Rugby), Leonardo Sarto (Glasgow Warriors) e Edoardo Padovani (Tolone)
Il comunicato della FIR:

Conor O’Shea, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, ha ufficializzato la formazione che sabato alle ore 15 affronterà il Sudafrica allo Stadio “Euganeo” di Padova nel terzo e conclusivo Crédit Agricole Cariparma Test Match di novembre.

L’incontro sarà trasmesso in diretta DMAX canale 52 a partire dalle ore 14.15, con il prepartita di Rugby Social Club affidato a Daniele Piervincenzi e la telecronaca affidata come sempre ad Antonio Raimondi e Vittorio Munari.

Due i cambi al XV titolare apportati dal CT irlandese dell’Italia, sabato al diciassettesimo test alla guida degli Azzurri: Esposito scende in campo dal primo minuto all’ala, in sostituzione di Leonardo Sarto, mentre il baby del gruppo Giovanni Licata fa il proprio esordio dal primo minuto con la maglia numero sei, dopo essere entrato a gara in corso a Catania e Firenze, rimpiazzando Francesco Minto.

In panchina, rispetto alla gara contro i Pumas di sabato scorso, O’Shea da spazio al pilone destro della Benetton Tiziano Pasquali, opta per Minto come seconda linea di ricambio e inserisce a lista gara il flanker delle Zebre Renato Giammarioli, che ha la possibilità di conquistare il primo cap della carriera.

“L’ultima selezione è sempre la più difficile da fare per un allenatore. Abbiamo voluto confermare il gruppo che ha disputato questo trittico di incontri – ha dichiarato il CT O’Shea – inserendo al tempo stesso un po’ di freschezza con la scelta di Angelo e Giovanni dal primo minuto. Voglio ringraziare tutti i giocatori che in queste settimane hanno lavorato duramente per preparare queste partite, in particolare Oliviero (Fabiani), Sebastian (Negri) ed Edoardo (Padovani) che non stati scelti per andare in campo ma non hanno mai fatto mancare il proprio supporto e il proprio impegno in allenamento alla squadra”.

Italia e Sudafrica tornano ad affrontarsi a un anno esatto di distanza dalla storica vittoria colta dagli Azzurri al “Franchi” sui due volte campioni del mondo, con gli Springboks che arrivano a Padova dopo aver espugnato di misura (18-17) lo Stade de France il 18 novembre. E’ il quattordicesimo scontro diretto tra gli Azzurri e il XV verdeoro, mentre per la Nazionale si tratta della tredicesima apparizione nella Città del Santo, la seconda contro il Sudafrica: il precedente padovano per la sfida di sabato è datato novembre 2014 e nell’occasione gli Springboks superarono l’Italia 22-6.

Direzione di gara affidata a Romain Poite, arbitro francese al decimo test dell’Italia in carriera.

Questa la formazione della Nazionale:

15 Jayden HAYWARD (Benetton Rugby, 2 caps)
14 Angelo ESPOSITO (Benetton Rugby, 14 caps)*
13 Tommaso BONI (Zebre Rugby Club, 7 caps)*
12 Tommaso CASTELLO (Zebre Rugby Club, 4 caps)
11 Mattia BELLINI (Zebre Rugby Club, 7 caps)*
10 Carlo CANNA (Zebre Rugby Club, 24 caps)
9 Marcello VIOLI (Zebre Rugby Club, 7 caps)*
8 Sergio PARISSE (Stade Francais, 128 caps) – capitano
7 Abraham STEYN (Benetton Rugby, 16 caps)
6 Giovanni LICATA (Fiamme Oro Rugby, 2 caps)* 
5 Dean BUDD (Benetton Rugby, 5 caps)
4 Marco FUSER (Benetton Rugby, 26 caps)*
3 Simone FERRARI (Benetton Rugby, 7 caps)
2 Luca BIGI (Benetton Rugby, 5 caps)
1 Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby Club, 19 caps)*

a disposizione
16 Leonardo GHIRALDINI (Stade Toulosain, 88 caps)

17 Federico ZANI (Benetton Rugby, 5 caps)
18 Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, 1 cap)
19 Francesco MINTO (Benetton Rugby, 37 caps)
20 Renato GIAMMARIOLI (Zebre Rugby Club, esordiente)*
21 Edoardo GORI (Benetton Rugby, 64 caps)*
22 Ian MCKINLEY (Benetton Rugby, 2 caps)
23 Matteo MINOZZI (Zebre Rugby Club, 2 caps)*

*membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato”