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Il buon senso inattaccabile di Conor O’Shea per chiudere in un cassetto 7 e passa anni

Un articolo scritto dal ct scatta una foto del positivo avvio di stagione delle squadre italiane, delle cose fatte e ancora da fare da quando lui è in Italia. Concetti che però non sono affatto una novità e la “colpa” (tra mille virgolette) non è certo dell’irlandese

“Con questo non voglio dire che l’Italia vincerà questi trofei, ma solo dire che il successo non arriva dal giorno alla notte”.
“Siamo concentrati sulle fondamenta. Costruire una squadra e un sistema richiede tempo. E’ un cammino di crescita e anche se qualcuno non resta fino alla fine, tutti possono avere un impatto e influenzare il tuo percorso”.
“Il nostro compito riguarda il futuro del rugby italiano. Con il nostro lavoro iniziamo a vedere i risultati. Non abbiamo le possibilità economiche delle altre federazioni: dobbiamo darci delle priorità e il fitness è certamente la prima della lista .I giocatori di Treviso e Zebre stanno migliorando la loro condizione fisica e sono tra le squadre che segnano di più nell’ultimo quarto”
“Ogni mese facciamo un incontro con i Team Manager delle franchigie, Franco Ascione, Pete Atkinson, Steve Aboud e Maurizio Zaffiri per confrontarci e assicurarci che stiamo migliorando in tutte le aree e andando nella direzione giusta”.
“Stiamo aumentando la profondità della squadra nazionale e la chiave perché ciò accada è fare in modo che avvenga alle franchigie, così i giocatori possono ruotare e riposare senza creare cali di prestazione. Vogliamo che i migliori giovani entrino in un sistema in cui franchigie e nazionale lavorano assieme. Bisogna creare un ambiente competitivo dove i giocatori siano costantemente testati al più alto livello”.
“Guadagnare rispetto dalle altre nazioni comporterà delle sfide. Quando i tuoi avversari ti considerano più forte lavorano più duramente per contenere i tuoi punti di forza ma fa parte della strada per arrivare all’élite: abbiamo una lunga strada da fare per portare il rugby italiano dove tutti vogliamo che arrivi. Chiudo con una domanda: ho chiesto a tutti se possiamo arrivare al livello dell’Argentina e tutti hanno detto di sì”

Sono alcune frasi tratte da un articolo scritto dal ct Conor O’Shea per il sito ufficiale del Pro14 e di cui nelle ultime 24-36 ore si è parlato parecchio sui media ovali italiani. Sono dichiarazioni intelligenti, ma questo non deve stupire perché il tecnico irlandese è un uomo intelligente e preparato.
I concetti sostenuti sono inappuntabili, senza se e senza ma, però davvero c’era bisogno di un “papa straniero” per applaudire parole che per quanto di assoluto buon senso non sono esattamente la prima volta che si sentono al di qua delle Alpi? Perché il miglioramento del fitness, un coordinamento vero tra le due celtiche e il resto del movimento, la creazione di un ambiente competitivo che non faccia sentire nessuno sicuro di una maglia, l’allargamento del parco giocatori, un indirizzo tecnico che sia condiviso e allargato a un po’ tutto l’alto livello… beh, sono tutte cose che ad essere davvero onesti alcuni addetti ai lavori, osservatori ma anche semplici appassionati e tifosi hanno sostenuto più volte da quando è iniziata l’avventura nell’allora Celtic League. Tipo dal 2010, qualcosa come 7 anni fa.
Intendiamoci, il problema non sta nella bocca di chi pronuncia quelle parole ma nelle orecchie di chi ascolta. Conor O’Shea, lo ripeto, dice cose vere. Forse bisognerebbe chiedersi – sia chiaro: noi e non certo lui – perché sia il primo messo nelle condizioni di poter pensare di poter davvero concretizzare quegli assunti.
Certo, dirsi che “l’importante è che alla fine le cose si facciano” (cosa che sono strasicuro qualcuno farà) è un buon modo di non farsi grandi domande. Legittimo, per carità. E anche molto italiano. Ma lo scurdammoce o’ ppassato è anche la condizione migliore per ritornare a fare i soliti errori, prima o poi. Perché dicono che la storia qualcosa insegna. O almeno dovrebbe.

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Test-match: 34 gli azzurri convocati. Nel gruppo Licata, Hayward e Giammarioli

Ecco i nomi del novembre azzurro 2017. Il ct Conor O’Shea ha annunciato la lista dei convocati per le sfide contro Fiji (a Catania, l’11 di quel mese), Argentina (il 18, a Firenze) e Sudafrica (appuntamento a Padova il 26).
Rientrano i senatori Parisse e Ghiraldini, debuttano in 5: Minozzi, McKinley, Licata, Hayward e Giammarioli.

Il comunicato FIR:

Conor O’Shea, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, ha convocato trentaquattro giocatori per i due raduni di preparazione ai Crédit Agricole Cariparma Test Match di novembre 2017.

La Nazionale si radunerà da domenica 22 a mercoledì 25 ottobre a Parma e da domenica 29 ottobre a mercoledì 1 novembre a Treviso: la rosa degli Azzurri verrà ridotta a trentuno atleti a conclusione del raduno di Treviso, in preparazione al match debutto stagionale.

La finestra internazionale d’autunno vedrà l’Italia affrontare le Fiji sabato 11 novembre allo Stadio “Angelo Massimino” di Catania, l’Argentina sabato 18 novembre allo Stadio “Artemio Franchi” di Firenze ed il Sudafrica allo Stadio “Euganeo” di Padova sabato 25 novembre.

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Tutti gli incontri, con calcio d’inizio fissato alle ore 15.00, saranno trasmessi in diretta su DMAX canale 52.

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Ventidue gli atleti confermati dal CT nel gruppo protagonista del tour estivo nell’Emisfero Sud, con il rientro di due veterani come capitan Sergio Parisse – recordman di presenze con 126 caps –e del tallonatore Leonardo Ghiraldini, il più presente numero due della storia azzurra con 86 presenze.

Cinque gli esordienti convocati, tre dei quali alla prima convocazione assoluta: già aggregati alla Nazionale in passato l’estremo Matteo Minozzi (classe ’96) ed il mediano d’apertura irlandese Ian McKinley, conquistano invece la prima chiamata assoluta in azzurro il trequarti neozelandese della Benetton Rugby Jayden Hayward e le due giovani terze linee Renato Giammarioli e Giovanni Licata.

Licata, nato il 18 febbraio del 1997, è il più giovane convocato e l’unico proveniente dal Campionato Italiano d’Eccellenza, dove ancora non ha debuttato con le Fiamme Oro Rugby avendo preso parte alla prima fase di stagione nel Guinness PRO14 come permit player delle Zebre Rugby Club.

“Questa convocazione – ha dichiarato il CT dell’Italia, Conor O’Shea – è stata senza dubbio la più difficile ed eccitante da completare. Nonostante gli infortuni, c’è stato tra gli allenatori un grande dibattito su molteplici posizioni. La qualità del lavoro che si sta portando avanti sia alla Benetton che alle Zebre, e più in generale ad ogni livello del gioco, sta iniziando ad avere un reale impatto sulla qualità e sulla profondità degli atleti a nostra disposizione e questo aspetto non farà che migliorare negli anni a venire”.

“Siamo persone con i piedi per terra – ha aggiunto O’Shea – e conosciamo bene la difficoltà delle sfide che ci aspettano, ma siamo anche consapevoli del fatto che stiamo compiendo progressi significativi verso il nostro obiettivo di tornare ad essere una squadra estremamente competitiva sul palcoscenico internazionale”.

“La nostra prossima sfida sono i test match di Novembre – ha proseguito il CT dell’Italia – e crediamo che grazie al miglioramento del nostro livello di fitness, che non è ancora nemmeno vicino a quello che possiamo raggiungere come gruppo, e con l’accresciuta fiducia che i giocatori hanno dalle prestazioni nei propri Club, potremo fare un nuovo passo avanti nel nostro cammino. Fiji, Argentina e Sudafrica sono tutte davanti a noi nel ranking internazionale ma sappiamo che avremo le possibilità per vincere queste partite. Dovremo essere sicuri di poterle cogliere quando arriveranno”.

Questa la lista degli atleti convocati in preparazione ai Crédit Agricole Cariparma Test Match 2017:

Piloni
Dario CHISTOLINI (Zebre Rugby Club, 18 caps)

Simone FERRARI (Benetton Rugby, 5 caps)
Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby Club, 17 caps)*
Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, 1 cap)
Federico ZANI (Benetton Rugby, 3 caps)

Tallonatori
Luca BIGI (Benetton Rugby, 3 caps)

Oliviero FABIANI (Zebre Rugby Club, 4 caps)
Leonardo GHIRALDINI (Stade Toulousain, 86 caps)

Seconde linee
George Fabio BIAGI (Zebre Rugby Club, 19 caps)

Dean BUDD (Benetton Rugby, 3 caps)
Marco FUSER (Benetton Rugby, 24 caps)*
Marco LAZZARONI (Benetton Rugby, 1 cap)*
Federico RUZZA (Benetton Rugby, 2 caps)*

Flanker/n.8
Renato GIAMMARIOLI (Zebre Rugby Club, esordiente)*

Giovanni LICATA (Fiamme Oro Rugby, esordiente)*
Maxime Mata MBANDA’ (Zebre Rugby Club, 11 caps)*
Francesco MINTO (Benetton Rugby, 36 caps)
Sergio PARISSE (Stade Francais, 126 caps) – capitano
Abraham Jurgens STEYN (Benetton Rugby, 14 caps)

Mediani di mischia
Edoardo GORI (Benetton Rugby, 63 caps)*

Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 22 caps)
Marcello VIOLI (Zebre Rugby Club, 5 caps)*

Mediani d’apertura
Carlo CANNA (Zebre Rugby Club, 22 caps)

Ian MCKINLEY (Benetton Rugby, esordiente)

Centri
Tommaso BENVENUTI (Benetton Rugby, 45 caps)*

Tommaso BONI (Zebre Rugby, Club 5 caps)*
Tommaso CASTELLO (Zebre Rugby Club, 2 caps)
Jayden HAYWARD (Benetton Rugby, esordiente)

Ali
Mattia BELLINI (Zebre Rugby Club, 5 caps)*

Angelo ESPOSITO (Benetton Rugby, 14 caps)*
Leonardo SARTO (Glasgow Warriors, 32 caps)*
Giovambattista VENDITTI (Zebre Rugby Club, 43 caps)*

Estremi
Matteo MINOZZI (Zebre Rugby Club, esordiente)*

Edoardo PADOVANI (RC Toulon, 14 caps)*

tra i non considerati per infortunio: Ornel GEGA (Benetton Rugby), Tommaso ALLAN (Benetton Rugby), Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs), Luca MORISI (Benetton Rugby), Sami PANICO (Zebre Rugby Club), Alessandro ZANNI (Benetton Rugby), Marco RICCIONI (Benetton Rugby), Nicola QUAGLIO (Benetton Rugby)

Tanti infortunati, tante giovani speranze: l’Italia a un mese dai test-match

Il bell’avvio di stagione di Benetton e – soprattutto Zebre – mette ottimismo nel gruppo azzurro ma non vanno dimenticati i tanti atleti che non saranno disponibili per Fiji, Argentina e Sudafrica. Alcuni nemmeno per il Sei Nazioni. Le parole del ct O’Shea e di Pete Atkinson

Tra un mesetto circa la nazionale azzurra affronterà una dopo l”altra Fiji, Argentina e Sudafrica: i pacifici a Catania l’11 di quel mese, il 18 a Firenze contro i Pumas e quindi una settimana dopo a Padova con gli Springboks. L’ultima vittoria dell’Italia è quella storica nel capoluogo toscano di un anno fa, proprio contro gli Springboks, poi una lunga sequela di sconfitte.
Zebre e Benetton Treviso hanno iniziato molto bene la stagione e questo fa ovviamente ben sperare in vista del trittico novembrino. In mezzo ci sono due turni di coppe europee e ancora un po’ di Guinness Pro14, tempo che potrebbe rivelarsi prezioso per recuperare qualcuno dei tanti infortunati. Chi non ci sarà di sicuro saranno Michele Campagnaro e Ornel Gega (salteranno entrambi anche il Sei Nazioni al 99,99%), Tommaso Allan, flebilissime speranze per Maxime Mbandà. In infermeria oggi ci sono anche anche Buondonno, Riccioni, Zanni, Bronzini, Morisi, mentre Jacopo Sarto deve mettere minuti nelle gambe. Mettiamoci che pure Sergio Parisse ha lamentato qualche guaio muscolare che lo sta tenendo fermo alcune settimane. Insomma, infermeria piena. Delle condizioni di Simone Favaro invece al momento si sa poco o nulla.

La speranza sono i nomi nuovi, i giovani come Licata e Minozzi, la grande condizione psico-fisica di Castello, Bellini, Boni o Simone Ferrari. Un giocatore affidabile come Hayward è diventato eleggibile a settembre. E di sicuro me ne dimentico qualcuno. Il vero ricambio generazionale arriverà dopo il Mondiale 2019, quando lasceranno praticamente tutti i senatori attuali, ma l’operazione di “muta” nel gruppo azzurro è già in corso.
Il ct Conor O’Shea ha rilasciato alcune dichiarazioni al sito ufficiale del Sei Nazioni e riferendosi a questo primo scorcio di stagione ha detto che ha “visto giovani molto bravi, nemmeno ventenni. Dobbiamo trovare il modo di creare un modo in cui trovare spazio per loro e per chi invece ha più esperienza. Sono colpito dalle performance di Giovanni Licata, Marco Riccioni e Simone Ferrari. Stiamo costruendo un gruppo che sarà protagonista non solo nel breve ma anche nel lungo periodo”.
Il tecnico irlandese ha parlato anche del buon momento delle nostre squadre celtiche: “Al momento affrontiamo quasi sempre realtà che sono più forti o che giocano a un livello superiore al nostro, ma le franchigie rappresentano lo scheletro del nostro gruppo e sta a noi mettergli attorno un corpo. La strada è lunga e difficile ma è quella giusta: vogliamo diventare la miglior Italia della storia”.

Il percorso è ancora lungo ma alcuni miglioramenti si vedono già, ad esempio sotto l’aspetto fisico, con le prime “positività” che arrivano dal lavoro di Pete Atkinson, Pete Atkinson, responsabile della strategia e dello sviluppo della performance umana e che lavora a stretto contatto con Treviso e Zebre. Qualche giorno fa Atkinson ha rilasciato una intervista alla Gazzetta dello Sport, nella quale ha sottolineato che la situazione dei giocatori italiani è “buone, migliore di quella che l’opinione pubblica mondiale ritenga. E comunque all’altezza del movimento internazionale e dei traguardi ai quali ambisce. Ci sono atleti con qualità superiori a quelle che, pericoloso limite, credono d’avere. Comunque – sottolinea – il cambio di tendenza non sarà immediato, ma perché un gruppo cambi approccio fisico bastano due anni. Ed entro allora non vedo perché l’Italia non possa essere a livello di un’Argentina”.
Parole ribadite dal ct O’Shea: “Abbiamo tutte le potenzialità per essere competitivi, ma servirà un grosso cambiamento nel nostro allenamento fisico e mentale. Non sono stupido, so che in questo momento la struttura di squadre come Irlanda o Inghilterra è migliore della nostra, ma un giorno potremo essere nelle condizioni di batterli”. Novembre sarà un mese importante.

Pro14: una stagione celtica importante ma con tanti punti interrogativi

Guinness Pro14

Facciamo il punto della situazione a pochi giorni dal via del torneo: come sono messe le nostre squadre? Cosa dobbiamo aspettarci? L’Italia ci arriva forse con la migliore struttura da quando è nell’avventura celtica, ma i temi fondamentali li abbiamo davvero affrontati? Intanto, come ormai purtroppo da tradizione, la copertura tv ancora non c’è

Pochi giorni, pochissimi, è il torneo celtico darà il via all’edizione 2017/2018, una edizione a suo modo storica perché vede il numero delle sue squadre passare da 12 a 14 grazie all’ingresso di due franchigie sudafricane, i Kings e i Cheetahs.
Che torneo andremo a vedere? Difficile dirlo, molto difficile. Un po’ perché sono almeno tre anni che alla fine ad alzare il trofeo è una squadra che alla vigilia della competizione non era certo la più quotata nei pronostici: Glasgow Warriors, Connacht e – lo scorso maggio – gli Scarlets, formazioni che oltretutto hanno meritato la vittoria finale superando nella sfida conclusiva Munster (due volte) e Leinster, ovvero le due realtà che possono contare su una storia e una tradizione che nel torneo celtico probabilmente non hanno pari.
Poi bisogna considerare la presenza – appunto – delle due squadre sudafricane attorno alle quali c’è grande curiosità e che, non dimentichiamolo, fino a qualche mese fa militavano nel Super Rugby, non esattamente l’ultimo dei tornei.
Infine bisognerà tenere conto anche dell’effetto British & Irish Lions, che ha sicuramente fiaccato le energie fisiche e soprattutto nervose di molti protagonisti importanti che potrebbero vivere momenti di difficoltà soprattutto nei primi mesi di competizione. Sotto quest’ultimo aspetto le due scozzesi partono avvantaggiate, ma si tratta comunque di opinioni che probabilmente lasciano un po’ il tempo che trovano.

Irlandesi, scozzesi, gallesi e sudafricane. Bene, ma le italiane? Oggi, martedì 29 agosto, un discorso che abbia un minimo di senso lo si può fare solo sul Benetton Treviso perché la situazione in casa Zebre è rimasta piuttosto caotica per gran parte dell’estate ed è andata chiarendosi solo nelle ultime settimane. A Parma c’è una rosa ancora non definitiva e un nuovo staff tecnico che ha iniziato a lavorare da troppo poco tempo, ma a volte le difficoltà esterne sono quelle che meglio compattano i giocatori che trovano in queste situazioni complicate ulteriori stimoli. Speriamo. Alle Zebre quest’anno non si può chiedere nulla di più di metterci tutto l’impegno possibile in ogni partita e di iniziare un percorso che inevitabilmente sarà lungo e accidentato. Tutto quello che verrà sarà guadagnato.

Il discorso cambia non poco per il Benetton Treviso, chiamato quest’anno invece a dare un segnale importante. Non si chiedono risultati eclatanti, ma una crescita netta e indiscutibile, un approccio alle partite che non sia discontinuo come quello messo in mostra nelle ultime stagioni. La rosa biancoverde sulla carta è migliorata (dall’infermeria sono arrivate ieri però brutte notizie per Quaglio e Gega: lesione al legamento collaterale del ginocchio destro per il primo, rottura del legamento crociato e del collaterale mediale del ginocchio destro per il secondo) ed è più completa rispetto alla scorsa stagione, lo staff tecnico è ora nel pieno di una cammino che – parere personalissimo – dovrebbe dare i suoi frutti migliori l’anno prossimo, ma già nei prossimi mesi i veneti potrebbero portarsi a casa scalpi importanti e togliersi delle belle soddisfazioni. Almeno sulla carta.

Infine due riflessioni su questo Pro14. La prima è più generale, ovvero sul cosa vuole diventare questo torneo che si è proiettato verso un allargamento (che potrebbe non essere terminato) dovuto più a ragioni di sopravvivenza economica che non di necessità tecnico-agonistica. Il rischio di implosione nel medio periodo c’è, inutile far finta di nulla, ma chissà l’arrivo delle sudafricane potrebbe portare anche dei vantaggi, molto dipenderà anche dall’atteggiamento mentale di Cheetahs e Kings. A fine stagione potremo trarre un primo vero bilancio.
La seconda riflessione riguarda la nostra partecipazione al Pro14: l’edizione 2017/2018 è forse quella che ci vede ai nastri di partenza in maniera più strutturata e coerente da quando prendiamo parte all’avventura celtica grazie soprattutto all’arrivo di Conor O’Shea, sempre più al centro dell’Alto Livello del nostro movimento. Il preparatore fisico in comune, le accademie collegate alle due selezioni celtiche sono segnali importanti e sensati (per i quali non è che bisognava poi avere chissà quale lampo di genio, O’Shea ha semplicemente usato il buon senso che per troppi anni è stato lasciato in un cassetto). Ancora per quest’anno però nessun doppio tesseramento con i club dell’Eccellenza, un tema che solleva sicuramente alcuni problemi che però sono tutt’altro che irrisolvibili. Basterebbe volerlo da parte di tutti.
A fronte di questa (finalmente!) preparazione rimane comunque sul tavolo il tema di sempre, ovvero quanto davvero convenga la partecipazione a un torneo sotto il profilo del rapporto tra costi e benefici. La domanda è sempre quella: a fronte degli esborsi e dell’impoverimento del nostro domestic abbiamo avuto dei vantaggi economici o tecnico/agonistici tali da giustificare le spese sostenute?

Ps: a oggi il Pro14 non ha una copertura televisiva, ma pure questa non è una novità. Purtroppo.

Il programma della prima giornata del torneo:
1 settembre
Cardiff Blues – Edimburgo
Munster – Benetton Treviso
Ulster – Cheetahs
2 settembre
Ospreys – Zebre
Dragons – Leinster
Scarlets – Kings
Connacht – Glasgow Warriors

Zebre, anche Van Schalkwyk fa i bagagli

Van Schalkwyk

ph. Fotosportit/FIR

Non solo il caso Padovani: anche il seconda-terza linea lascia Parma, destinazione Kings, nonostante il rinnovo di contratto firmato a giugno. Intanto al lancio sudafricano del Pro14 non c’era nessun nostro giocatore (ma O’Shea sì)

UPDATE 19.10: il giocatore ha confermato a Rugbymeet che se ne andrà: “è la soluzione migliore per me e per la mia famiglia, in Sud Africa potrò pensare a un futuro nel post carriera” le parole dell’ormai ex Zebra. Confermate le anticipazioni de Il Grillotalpa

Sì, lo so, avevo detto che ci saremmo ritrovati a fine mese, ma la notizia è importante in sé e per l’ambito in cui sta avvenendo. E per la tempistica, visto che siamo ormai a ferragosto.
Della vicenda Padovani si è ormai detto tutto con il giocatore che ha firmato un contratto con il Tolone, che si sta allenando nel sud della Francia ma con la FIR che non ha concesso il nullaosta e che quindi impedisce al trequarti di scendere in campo. Il motivo è noto, con il presidente FIR Gavazzi che tiene in mano un contratto che lega Padovani alle “vecchie” Zebre e che il numero uno del nostro rugby ritiene ancora valido e vincolante, anche se a partecipare al nuovo Pro14 saranno le “nuove” Zebre, una società completamente nuova. L’atleta invece si ritiene libero perché lui ha firmato un contratto con una società altra rispetto a quella iscritta dalla federazione al torneo celtico 2017/2018, e il diretto interessato lo ha detto proprio a questo sito.
Una guerra di carte bollate che finirà davanti a World Rugby e che il presidente Gavazzi ha pubblicamente definito “una questione morale”.

Però quello di Padovani non è l’unico problema in casa Zebre, almeno per quanto riguarda i giocatori. Di Kurt Baker e Gideon Koegelenberg si è già detto da altre parti (e i due infatti non sono a Parma ad allenarsi con il resto del gruppo: il primo andrà a giocare in Scozia e il secondo con gli Sharks, con le due federazioni coinvolte che si sono già mosse per ottenere il transfer da parte di World Rugby), ma a quanto risulta a questo sito sul piede di partenza ci sarebbero anche il prima linea Le Roux e – soprattutto – il seconda/terza linea Andries Van Schalkwyk, entrato in pianta stabile nel giro della nazionale azzurra. Quest’ultimo dovrebbe/potrebbe tornare in patria per vestire la maglia dei Kings.
Sarebbe una perdita moltp pesante per le Zebre e il giocatore ha tra l’altro firmato il rinnovo di contratto a giugno (indiscrezioni fondate arrivate al Grillotalpa vogliono che nei mesi scorsi si era offerto anche al Benetton), con il ct O’Shea che si è personalmente speso per ottenere il suo sì. Ma anche qui l’accordo è stato preso con le “vecchie” Zebre cosa che – assieme a qualche problema di ordine strettamente privato vissuto dal giocatore negli ultimi mesi – dà spazio a qualsiasi scenario. Il suo addio non è certo, intendiamoci, ma è sul tavolo. Fonti autorevoli hanno confermato a questo sito che la sua partenza è molto più di una semplice ipotesi e come dicevamo questo è un grosso problema.
Pesa anche l’addio – quello ormai praticamente sicuro – di Gideon Koegelenberg, giocatore fatto arrivare giovanissimo (aveva 21 anni) con il preciso obiettivo di farlo diventare un eleggibile per la nazionale e con un rinnovo contrattuale firmato lo scorso gennaio, ma il ragazzo ormai si è dato.

Intanto proprio in Sudafrica c’è stato il lancio ufficiale del Pro14, a Cape Town. A rappresentare l’Italia c’era Conor O’Shea, ma a differenza dei nostri partner nel torneo non c’era nessun giocatore delle nostre franchigie, e così nella foto di rito ci sono un irlandese (Garry Ringrose del Leinster), un gallese (Jonathan Davies degli Scarlets) e uno scozzese (Jonny Gray dei Glasgow Warriors), oltre naturalmente ai rappresentanti delle due squadre sudafricane (Lubabalo Mtyanda per i Kings e Torsten van Jaarsveld per i Cheetahs). Però nessun atleta nostro.
Nulla di grave, per carità, ma la comunicazione è importantissima. Il nostro peso già è quello che è, quella foto inviata a decine di giornalisti di tutta Europa e non solo sembra rimarcarlo, soprattutto per chi non ha la possibilità – o la voglia, ma averla non è un ordine del dottore – di verificare se a Cape Town c’era qualcuno in nostra rappresentanza (ovvero il 99,99% degli appassionati).
A proposito di comunicazione: la prossima settimana dovrebbero arrivare le firme sui contratti di giocatori, staff e personale della società con la nuova dirigenza. A oggi ancora non ci sono (non tutte almeno), ma davvero dovrebbe essere solo una questione di tempo. Condizionale d’obbligo, vista un po’ tutta la vicenda…

SA-Launch17

La foto ufficiale del lancio sudafricano del Pro14