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Tunnel, nazionale e prospettive: quella volta che Roberto Manghi mise al tappeto Conor O’Shea

Ieri due diversi siti/blog ovali hanno pubblicato altrettante interviste: Rugbymeet ha ascoltato il ct azzurro Conor O’Shea mentre Il Nero Il Rugby ha sentito il direttore sportivo della Rugby Reggio Roberto Manghi. Tra le due non c’è proprio confronto e “vince” a mani basse la seconda.

Non è una questione di domande fatte o non fatte, non dipende dalle due realtà editoriali ma proprio di cose che vengono dette dai personaggi interpellati: forse il ct azzurro è frenato in qualche maniera dal ruolo che ricopre e che volente o nolente ti obbliga a usare una dose di diplomazia e di detto/non detto maggiore, non lo so, ma il risultato è inequivocabile e mentre Manghi “dice cose” O’Shea non va oltre frasi di rito o comunque già sentite parecchie volte in questi mesi: “abbiamo una nuova generazione di atleti molto interessante ed un sistema che oggi è in grado di alimentare con continuità il gruppo che stiamo costruendo”, “stiamo lavorando duro, con tutte le componenti del movimento. Come ho detto a novembre, la luce in fondo al tunnel non è più il faro di un treno”, “Quando hai fiducia, quando una squadra ha fiducia, cambia il modo in cui si viene percepiti dagli arbitri, dagli avversari che preparano una partita. Non è un mistero: vincere insegna a vincere”.
Anche quando gli viene  chiesto di cambiare anche solo una cosa del nostro movimento il tecnico irlandese non va oltre a un tradizionale refrain: “possiamo cambiare le cose che controlliamo, e tra le cose che controlliamo stiamo apportando molti cambiamenti da un anno a questa parte. Penso alla riforma del sistema di formazione degli allenatori, al riallineamento del percorso dei giocatori di alto livello e di base”, per concludere poi con un “E’ un momento emozionante per il rugby italiano, ci sono davvero tanti giovani che stanno crescendo e potranno presto entrare a far parte del sistema delle due franchigie”. Ed è tutto vero, non lo metto in dubbio, però l’andazzo sul campo e i risultati sono quelli che sono. Boh. L’ottimismo a gratis sparso a piene mani per quasi 20 anni mi ha un po’ stufato, meglio non rilasciare interviste, che non sono obbligatorie. Scusate, opinione personalissima.

E Manghi? Come ho scritto prima, nella sua intervista “dice cose”, discutibili magari, ci mancherebbe, ma c’è ciccia aiutato probabilmente anche dalla concretezza degli argomenti trattati come il futuro dell’Eccellenza e la Lega di Club: “In questo momento per avere un campionato almeno professionale ci vuole una esperienza che richiami la professionalità, invece certi ruoli che le Società distribuiscono sono almeno strani. Continuando a vivere di volontariato e di volontari non si aiuta a fare il salto di qualità a tutto l’ambiente: bisogna investire anche nel proprio staff dirigente”.
Oppure sul campionato a 12 squadre: “sono troppe (…) Io credo che ad 8 ci arriveremmo e sarebbero realtà belle solide. Del resto oggi non possiamo fare di più, teniamo conto che il maggior sponsor delle Società del nostro campionato è la FIR e questo dice molto”.
O sulla Lega di club, di cui dice “si farà, ma non ne sono sicuro” perché “non c’è ancora una strategia comune fra tutti i club per la crescita”, Una Lega che “dovrebbe essere indipendente ma in questo momento è difficile non fosse altro per il sostegno economico determinante della FIR ai club, sostegno che va rispettato. Adesso dobbiamo lavorare tanto e tutti insieme per creare un “prodotto-campionato” che faccia bene al movimento. Quando ci sarà questa cosa allora dovremo discuterne. Inoltre ultimamente nelle riunioni fra club si è parlato troppo di giocatori e permit player mentre invece si deve lavorare di più sul prodotto: appeal TV, marketing, gestione di immagine e molto altro. La FIR, che va rispettata per il suo apporto, dovrebbe invece garantire un trattamento uguale per tutti i club”.

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La Buttiga del Rugby stavolta tiene la palla in mano. E saluta Rebecca

Un paio di sere fa (era il 2 maggio) io, Duccio Fumero di R1823 e Marco Turchetto di RugbytoItaly, assieme alla fida ragazza-regista, ci siamo trovati a bere qualche birra alla Buttiga di Via Paolo Sarpi a Milano.
Dovevamo e volevamo parlare di Conor O’Shea e del tour del Giappone, delle Zebre e delle semifinali per lo scudetto italiano. Ma salutiamo Rebecca che se ne è andata lasciandoci qui con questo gioco del rugby. Ciao Rebecca

Italrugby, l’estate nipponica non è una estate come le altre

ph. Fotosportit/FIR

Duccio Fumero su R1823 analizza le convocazioni del ct azzurro Conor O’Shea per le sfide al Giappone del mese di giugno:

Le scelte di Conor O’Shea dimostrano come gli azzurri siano a un punto cruciale del cammino. Un solo esordiente, tantissime conferme rispetto all’ultimo Sei Nazioni (compresi alcuni giocatori che da tempo non convincono né nel club né in azzurro, ndr.) e un paio di importanti recuperi dagli infortuni. E’ in controtendenza rispetto al passato la scelta fatta da Conor O’Shea in vista del tour in Giappone, con l’Italia che in passato ha quasi sempre…

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Verso i test-match con il Giappone: ecco i convocati azzurri di Conor O’Shea. E c’è pure Wayne Smith

Tra un mese e qualche giorno l’Italia sarà chiamata a scendere in campo in uno dei suoi tre appuntamenti più importanti dell’anno, ovvero la prima sfida contro il Giappone. Una settimana dopo il secondo match contro i Brave Blossoms mentre a novembre la terza sfida che avrà un peso davvero importante sulla percezione che noi stessi e il resto di Ovalia ha del nostro movimento: quella alla Georgia. Sull’importanza di queste tre gare ho scritto ancora prima del Sei Nazioni, indicandole come i veri snodi di questo 2018, molto più che non lo stesso torneo, andato a finire come tutti sappiamo.
Il ct azzurro Conor O’Shea ha diramato le convocazioni per la trasferta in estremo oriente: Parisse è a riposo, ritornano Campagnaro e Morisi, prima chiamata per Traoré. Wayne Smith con il gruppo per un paio di settimane.
Il comunicato FIR:

Conor O’Shea, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, ha convocato trentuno giocatori per il tour estivo che, in giugno, vedrà gli Azzurri disputare un doppio test-match contro il Giappone il 9 giugno a Oita e il 16 giugno a Kobe.

Il doppio confronto verrà preceduto da un incontro di preparazione contro Yamaha Jubilo, Club della massima divisione giapponese, il 2 giugno a Nagano.

La Nazionale si radunerà lunedì 21 maggio presso il Garda Hotel di Montichiari (BS) e si allenerà presso gli impianti del Centro Sportivo “San Michele” di Calvisano, insieme alla Nazionale Italiana U20 impegnata a preparare il Mondiale di categoria, sino alla partenza per Tokyo fissata per venerdì 25 maggio.

Dopo lo sbarco nel Paese del Sol Levante, la Nazionale si allenerà per alcuni giorni presso il Centro Sportivo di Ueda-Sugadaira, municipalità della prefettura di Nagano partner della Federugby, in preparazione alla gara contro Yamaha Jubilo.

Lo staff tecnico diretto da O’Shea ha confermato l’ossatura della rosa vista nel NatWest 6 Nazioni 2018, con il pilone della Benetton Rugby Cherif Traore unico esordiente del gruppo, di cui tornano a far parte dopo lunghe assenze i centri Michele Campagnaro e Luca Morisi, quest’ultimo al rientro dopo un’assenza di quasi tre anni caratterizzati da molteplici problemi fisici.

“Abbiamo selezionato una squadra molto forte per il tour estivo in Giappone” ha dichiarato il CT della Nazionale Italiana Rugby, Conor O’Shea.

“Il fatto che, nonostante vi siano diverse indisponibilità legate agli infortuni, all’interno del nostro staff vi sia stato un significativo dibattito nella scelta dei trentuno convocati sottolinea una volta di più il grande lavoro svolto negli ultimi due anni dagli staff delle Zebre e di Treviso”.

“Se teniamo in considerazione gli atleti indisponibili, quelli non convocati ed un gruppo di giovani giocatori che entreranno a far parte della rosa delle due franchigie la stagione a venire è facile comprendere perché vi sia un grande entusiasmo nel lavoro che stiamo sviluppando. Con l’aumento della profondità della rosa della Nazionale e della competizione interna – ha aggiunto O’Shea – siamo davvero certi di poter iniziare a scalare la vetta a livello internazionale negli anni a venire”.

“Questo tour – ha detto il CT irlandese della Nazionale – è una grande opportunità per la squadra di continuare ad imparare ed a crescere in vista dei Mondiali dell’anno prossimo in Giappone, ma vogliamo anche sviluppare una giusta pressione all’interno del gruppo per trasformare in risultati le nostre prestazioni”.

“Non vediamo l’ora di radunarci con i giocatori nelle prossime settimane ed avere poi quasi tre settimane per preparare il primo test match contro il Giappone: in questo periodo di allenamento avremo la partita non ufficiale contro gli Yamaha Jubilo nel corso della quale potremo provare sul campo pressochè tutti i convocati. Vogliamo anche lavorare insieme alla Nazionale U20, durante il raduno di Calvisano, in vista della loro partecipazione al Mondiale di categoria”.

“Infine – ha concluso O’Shea – voglio dare il benvenuto nel nostro gruppo a Wayne Smith (ex CT e assistente allenatore degli All Blacks campioni del mondo in carica ndr) che sarà con noi nelle prime due settimane del tour, durante il ritiro a Calvisano ed in vista della partita contro Yamaha Jubilo. Wayne non costituirà solamente una grande risorsa per i giocatori ma ci aspettiamo che rappresenti, con la sua grande esperienza, un supporto e una sfida a migliorarci continuamente per noi allenatori”

Piloni
Simone FERRARI (Benetton Rugby, 13 caps)

Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby Club, 25 caps)*
Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, 7 caps)
Cherif TRAORE (Benetton Rugby, esordiente)*
Federico ZANI (Benetton Rugby, 6 caps)

Tallonatori
Luca BIGI (Benetton Rugby, 9 caps)

Oliviero FABIANI (Zebre Rugby Club, 6 caps)
Leonardo GHIRALDINI (Stade Toulousain, 94 caps)

Seconde linee
George BIAGI (Zebre Rugby Club, 21 caps)

Dean BUDD (Benetton Rugby, 11 caps)
Marco FUSER (Benetton Rugby,  27 caps)*
Federico RUZZA (Benetton Rugby, 6 caps)*
Alessandro ZANNI (Benetton Rugby, 104 caps)

Flanker/n.8
Giovanni LICATA (Fiamme Oro Rugby, 5 caps)*

Sebastiani NEGRI (Benetton Rugby, 7 caps)
Jake POLLEDRI (Gloucester Rugby,  1 cap)
Abraham Jurgens STEYN (Benetton Rugby, 19 caps)

Mediani di mischia
Guglielmo PALAZZANI (Zebre Rugby Club, 24 caps)

Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 23 caps)
Marcello VIOLI (Zebre Rugby Club, 13 caps)*

Mediani d’apertura
Tommaso ALLAN (Benetton Rugby, 38 caps)

Carlo CANNA (Zebre Rugby Club, 29 caps)

Centri
Giulio BISEGNI (Zebre Rugby Club, 9 caps)

Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs, 32 caps)*
Tommaso CASTELLO (Zebre Rugby Club, 10 caps)
Luca MORISI (Benetton Rugby, 16 caps)*

Ali/Estremi
Mattia BELLINI (Zebre Rugby Club, 13 caps)*

Tommaso BENVENUTI (Benetton Rugby, 50 caps)*
Jayden HAYWARD (Benetton Rugby, 8 caps)
Matteo MINOZZI (Zebre Rugby Club,  8 caps)*
Edoardo PADOVANI (Zebre Rugby Club,  14 caps)*

*è/è stato membro dell’Accademia Nazionale “Ivan Francescato”

non considerati per infortunio/tenuti a riposo: Robert Julian BARBIERI (Benetton Rugby), Tommaso BONI (Zebre Rugby Club), Angelo ESPOSITO (Benetton Rugby), Ornel GEGA (Benetton Rugby), Renato GIAMMARIOLI (Zebre Rugby Club), Edoardo GORI (Benetton Rugby), Ian MCKINLEY (Benetton Rugby), Maxime MBANDA’ (Zebre Rugby Club), Sergio PARISSE (Stade Francais), Leonardo SARTO (Glasgow Warriors)

Movimento italia, riforme e aggiustamenti non si possono più rimandare. Anche perché c’è chi si muove…

Ci sono cose che necessitano di tempistiche medio-lunghe perché diano risultati, altre invece sarebbero molto più veloci. Ma la precondizione necessaria è farle, renderle concrete. Invece non si fa nulla e allora…

Secondo Sei Nazioni senza vittorie, numeri nel complesso un po’ migliori (o meno peggiori?) rispetto al 2017 ma da essere soddisfatti c’è davvero molto poco. Anche perché quello di un anno fa (ma pure il 2016 non scherzava affatto…) è stato il peggiore per la nostra nazionale da quando è stata fatta entrare nel torneo più antico e affascinante di tutta Ovalia, quindi fare meglio non era poi così difficile/impossibile.
Sì, lo so che in realtà i Sei Nazioni senza vittorie sono addirittura tre (e quelli in cui non si vince in casa ancora di più), ma qui si parla della sola gestione O’Shea. Perché quello che addetti ai lavori, media e anche gli appassionati si attendono ora sono un po’ di cambiamenti e aggiustamenti nella struttura e nella filiera.
A dirla tutta se li aspetta lo stesso ct azzurro, se le parole valgono ancora qualcosa. Il 19 marzo 2017, appena terminato il Sei Nazioni, il tecnico irlandese rilasciava dichiarazioni che non avevano bisogno di spiegazioni:

“(…) gli investimenti devono essere fatti nell’interesse esclusivo della Nazionale. E’ l’Italia l’unica cosa che conta. Le decisioni che dovremo prendere faranno male a qualcuno, ma Irlanda, Galles, Scozia hanno fatto scelte difficili per il rugby di club, investito sulle franchigie. E’ facile fare questi cambiamenti, a patto di volerlo. Sarà difficile? Sì, ma è fattibile e deve essere fatto. Qualcuno dovrà mettere il proprio ego da parte nell’interesse della maglia azzurra. Vogliamo cambiare molte cose e ci sarà gente che ci resterà male, ma i cambiamenti non possono essere indolore. Ripeto, non si pensi al proprio ego”.

Per dimostrare di non essere venuto in Italia solo per il sole, la pizza e la pasta – se mai ce ne fosse bisogno – O’Shea è stato più esplicito a novembre, quando ha ribadito e spiegato il concetto:

Il fatto di dover tornare sull’argomento significa che niente era è stato fatto. Anzi: niente è stato fatto, ancora ad oggi. La cosa diventa – se vogliamo – anche tragicomica se teniamo conto che a gennaio, cioè due soli mesi fa, il presidente FIR Alfredo Gavazzi diceva questa cosa qui:

“E comunque resto convinto che non tutti a vent’anni siano pronti: Lazzaroni adesso è un giocatore internazionale, ma a Treviso i primi due anni ha giocato pochissimo. Sarebbe stato meglio che avesse fatto più partite, magari giocando anche in campionato”.

Ovvero dire le stesse cose e non fare nulla, anche se si hanno in mano leve e bottoni del comando. Sarò anche prevenuto e un po’ all’antica, però se si gestisce un movimento le cose si possono anche dire/annunciare, basta poi metterle in pratica. Altrimenti un bel silenzio non fu mai scritto.
Anche perché poi le cose si muovono da sole: lo scorso fine settembre ho riportato la notizia di un accordo tra Benetton Treviso e Petrarca riguardante Filippo Filippetto, con i biancoverdi che hanno ceduto in prestito il giocatore ai padovani, che però si allena in Ghirada e nel caso di un suo non utilizzo nel Pro14 va a giocare in Eccellenza. Di volta in volta i due club decidono il da farsi.

Si mormora che di contratti così ce ne siano altri. Giusto per chiarire: se la FIR non si muove bene fanno franchigie e club ad accordarsi per una gestione sensata degli atleti, ma una normativa comune e riconosciuta da tutti sarebbe indubbiamente la soluzione migliore. Indiscrezioni raccolte da più fonti raccontano infatti anche di qualche malumore da parte dei club al momento “esclusi” da questo genere di contratti mentre chi ne beneficia frenerebbe una soluzione più generale, perché al momento la situazione lo favorirebbe.
Il Grillotalpa ha provato a raccogliere dichiarazioni ufficiali ma nessuno parla, quello che è certo è che le società hanno il tema sul tavolo (incontri in tal senso ce ne sarebbero già stati) e la sensazione è che presto si giungerà a una qualche soluzione, che sarà comunque migliore della situazione attuale. Comunque dai, ci si è (forse) arrivati dopo solo 8 anni di richieste in tal senso. Cosa volete che siano 8 anni?