Numeri, profondità e utilizzo: il caso Italia e il caso Irlanda

ph. Fotosportit/FIR

Due nazionali che a novembre hanno affrontato le stesse avversarie, ma l’utilizzo dei giocatori a disposizione dei due ct è stato molto diverso: incentrato su un più piccolo gruppo di atleti per gli azzurri, molto più “diluito” tra gli uomini in maglia verde. E sorge una domanda/dubbio: non avevamo aumentato la concorrenza?

Oggi abbiamo più scelta di giocatori, una profondità che prima non c’era. Quante volte lo abbiamo detto o sentito i questi ultimi mesi? Parecchie, tante. Eppure – forse – non è così vero. Oppure abbiamo davvero più scelta ma poi questo ampliamento del bacino si riflette sulle scelte concrete del ct? Parrebbe di no.
Ho messo a confronto il nostro mese di novembre con quello irlandese prendendo in  considerazione il numero di giocatori utilizzati nel complesso delle tre partite, il numero di quelli che sono partiti dal primo minuto e quante volte uno stesso giocatore è stato schierato titolare.
Vi chiederete: perché proprio il XV in maglia verde? Perché hanno affrontato le nostre stesse avversarie: Fiji, Sudafrica e Argentina. Ecco cosa ne esce:

Italia: 3 partite, una vittoria e due sconfitte
28 giocatori utilizzati
17 sono partiti titolari almeno una volta
13 sono partiti titolari in tutte e tre le gare

Irlanda: 3 partite, 3 vittorie
38 giocatori utilizzati
28 sono partiti titolari almeno una volta
Nessun giocatore è stato schierato titolare in tutte e tre le gare

Che cosa evinciamo da questi dati (potrebbe esserci anche qualche errore di computo, ma le grandezze sono comunque quelle)? Beh, che l’Irlanda avesse un bacino più profondo e ampio da cui pescare rispetto al nostro è cosa nota, non lo scopre certo il sottoscritto, ma in realtà quei numeri ci dicono altro.

Tra gli irlandesi c’è un effettivo utilizzo di gran parte dei giocatori del giro della nazionale, cosa che nel nostro caso è più ridotta, ma soprattutto c’è un minutaggio complessivo molto più distribuito: ben 28 sono partiti titolari, nessuno è mai stato schierato da Schmidt per tre volte. O’Shea invece ha schierato quasi sempre la stessa formazione, questo significa che nonostante un (presunto?) allargamento del bacino e una maggiora concorrenza interna si è fatto ricorso quasi sempre agli stessi uomini. Ovviamente ogni partita e ogni scelta ha una storia a sé ma se insisti sugli stessi uomini ottieni comunque un effetto, ovvero l’inevitabile logoramento fisico degli interessati. Lo stesso monte minuti è infatti diviso tra 38 (Irlanda) e 28 (Italia) atleti. Alla lunga questa cosa ha una incidenza: basti pensare che nove azzurri sono stati poi subito schierati dalle Zebre per poter battere il Connacht lo scorso sabato. E poi arrivano le due settimane di coppe europee, quindi i due derby celtici…
Un problema che invece non riguarda l’Irlanda che nella primo test di novembre ha schiantato il Sudafrica, poi una settimana dopo ha battuto sì a fatica Fiji (23-20) ma schierando un XV titolare quasi completamente diverso rispetto alla gara precedente e a quella successiva. Una vera e propria squadra B in grado comunque di imporsi sui figiani. Se l’Italia avesse fatto lo stesso avrebbe battuto Volavola e compagni? Qualche dubbio è lecito averlo.

Quantità e soprattutto qualità diverse, lo sapevamo, ma il dato dell’utilizzo va comunque tenuto presente, anche perché Italia e Irlanda sembrano andare in direzioni opposte rispetto a 4 anni fa. Quelli di questo novembre sono stati i test-match che hanno segnato la metà della strada tra il Mondiale 2015 e quello nipponico del 2019. Se prendiamo gli impegni del novembre 2013, il mese che segnava il giro di boa tra la RWC 2011 e quella in Inghilterra scopriamo infatti che l’Italia contro Australia, Fiji e Argentina (due ko e una vittoria con Fiji, il match dopo il quale a Morisi venne asportata la milza) utilizzò 30 giocatori, 24 dei quali partirono titolari in almeno uno dei tre match e solo 6 vennero schierati sempre nei XV scesi in campo dal primo minuto. Un mese il cui peso è stato quindi più diluito nel gruppo azzurro rispetto a oggi.
E l’Irlanda? Contro Samoa (40 a 9), Australia (15-32) e All Blacks (il famoso 22-24) in quel mese del 2013 schierò in tutto 29 atleti, 22 dei quali partiti almeno una volta dal primo minuto e 8 titolari tutte e tre le volte. Qui il peso si fece sentire su un gruppo più ristretto di giocatori che non nell’attuale 2017, dove lo staff tecnico di Schmidt sta non solo cercando di allargare il bacino ma anche di bilanciare l’utilizzo e di “stenderlo” su più giocatori possibile al fine di non logorarli.
Vale la pena ricordare che l’Irlanda arrivo fisicamente sulle ginocchia al Mondiale in Inghilterra, dove invece era pronosticata come la “sorpresa” più probabile. Sarà tutto solo un caso?

Il dove, come e quando degli altri due Sei Nazioni, quello dell’U20 e delle ragazze

ph. Fotosportit/FIR

La sequenza delle partite è uguale per tutti: prima Inghilterra (in casa), poi Irlanda, Francia, Galles e quindi la chiusura con la Scozia. Il tema è il calendario del Sei Nazioni 2018 che scatterà tra circa due mesi ma stavolta accendiamo la luce su quello U20 e su quello delle ragazze.
Ieri infatti il board del torneo ha ufficializzato date, orari e sedi delle partite di quelle due categorie. Interessante la scelta delle due sedi per le gare interne degli azzurrini, che scenderanno in campo sempre di venerdì sera e di pomeriggio nel match conclusivo: si torna infatti dopo qualche anno a Gorizia per il match di apertura mentre per la chiusura con i pari età scozzesi c’è la prima assoluta della Puglia e di Bari nello specifico.
La nazionale femminile giocherà in quattro occasioni di domenica pomeriggio con l’eccezione della partita contro la Francia che si disputerà la sera di sabato 24 febbraio alle ore 21. Partite casalinghe a Reggio Emilia e Padova.

Difficile dire cosa attendersi dalle nostre formazioni: l’U20 – quest’anno guidata da Fabio Roselli e Andrea Moretti – è squadra che cambia pelle praticamente ogni anno. Dodici mesi fa c’erano grandi aspettative e andò piuttosto male con 5 ko in altrettante gare, solo 2 punti raccolti, 8 mete fatte e 21 subite e un -95 di differenza punti. Squadra che poi a giugno conquistò il miglior risultato di sempre a un Mondiale Juniores.
Un torneo 2017 in tono molto minore anche per le nostre ragazze, anche loro rimaste a quota zero vittorie, un solo punto nella classifica finale e -75 di differenza tra punti fatti e incassati. Il Mondiale irlandese della scorsa estate, non ricchissimo di soddisfazioni per i nostri colori ha chiuso un ciclo. Diverse facce nuove per una squadra che lo scorso 19 novembre a Biella è stata sconfitta per 41-21 proprio dalle francesi nel primo match del nuovo corso (ma la buona notizia, visto l’andazzo degli ultimi anni, è che un test si è giocato).
Di seguito i comunicati FIR con i dettagli del Sei Nazioni U20 e del Sei Nazioni femminile, in chiusura il comunicato con le convocazioni degli azzurrini per lo stage di Roma che si terrà tra il 3 e il 6 dicembre.

SEI NAZIONI U20
Il Comitato delle 6 Nazioni ha ufficializzato date e sedi della prossima edizioni del Torneo delle 6 Nazioni U20 2018.Dopo l’entrata tra le migliori otto nell’ultima World Cup di categoria, la Nazionale Italiana Under 20 si prepara ad affrontare la prossima edizione del torneo ospitando fra le mura di casa due delle cinque partite in calendario.
Gli Azzurrini guidati da Fabio Roselli e Andrea Moretti esordiranno venerdì 2 febbraio allo Stadio “Enzo Bearzot” di Gorizia contro i campioni in carica dell’Inghilterra mentre nella giornata conclusiva del torneo gli Azzurrini ospiteranno la Scozia allo stadio della Vittoria di Bari. 
L’Italia U20 tornerà in Friuli a distanza di tre anni dalla vittoria sulla Scozia dell’edizione 2014 del torneo, match disputato allo Stadio Omero Tognon di Pordenone, mentre il match di Bari segnerà l’esordio assoluto della nazionale giovanile in terra pugliese.
Nel secondo turno di gare l’Italia scenderà in campo venerdì 9 febbraio al “Donnybrook” di Dublino contro l’Irlanda. Gli Azzurrini rincontreranno nuovamente la nazionale di categoria irlandese dopo la vittoria per 22-21 nell’ultima edizione della Coppa del Mondo U20.
Il 23 febbraio lo stadio Stade Jean-Laville di Gueugnon ospiterà la sfida tra gli Azzurrini e la nazionale francese, mentre il Parc Eirias di Colwyn Bay quella contro il Galles del 9 marzo.

Di seguito il calendario del 6 Nazioni under 20 dell’Italia:
I giornata
2/2/2018 ore 19:00
Stadio “Enzo Bearzot”- Gorizia

Italia v Inghilterra

II giornata
9/2/2018 ore 20:15 (ora italiana. 19:15 locali)
Stadio “Donnybrook”-  Dublino

Irlanda v Italia

III giornata
23/2/2018 ore 18:45
Stadio “Jean-Laville” –  Gueugnon

Francia v Italia

IV giornata
9/3/2018 ore 20:15 (ora italiana. 19:15 locali)
Stadio “Parc Eirias” –  Colwyn Bay

Galles v Italia

V giornata
16/3/2018 ore 15:00
“Stadio della Vittoria” – Bari

Italia v Scozia

SEI NAZIONI FEMMINILE
Il comitato organizzatore del 6 Nazioni ha ufficializzato il calendario dell’edizione del 6 Nazioni femminile 2018. Dopo l’entrata nella Top Ten mondiale nell’ultima Rugby World Cup le Azzurre guidate da coach Di Giandomenico tornano in campo nel torneo più prestigioso del panorama femminile europeo.
Due le partite in casa programmate in Italia nell’edizione 2018 del torneo: nel turno inaugurale domenica 4 febbraio allo stadio “Mirabello” di Reggio Emilia le azzurre sfideranno le campionesse in carica dell’Inghilterra. Nell’ultima giornata del 18 marzo lo stadio “Plebiscito” di Padova ospiterà invece il match interno contro la Scozia.
Esordio assoluto nella prima partita dell’Italdonne al “Mirabello” di Reggio Emilia, mentre il Plebiscito tornerà ad ospitare nuovamente la Nazionale Femminile dopo la vittoria italiana nel 6 Nazioni 2005 contro il Galles.
“Il nostro movimento femminile è sempre più in forte crescita, con un aumento continuo di tesserate nei settori senior e juniores” ha dichiarato il Consigliere Federale con delega al settore femminile, Fabio Beraldin.  “Il 6 Nazioni è impegnato nella nello sviluppo del Torneo Femminile e noi cercheremo di dare il massimo dando sostegno alla nostra Nazionale, che rappresenta il faro del nostro movimento.Credo che Reggio Emilia e Padova siano due città in cui sia possibile organizzare una grande manifestazione sportiva che possa attirare un folto pubblico di appassionati. Padova lo ha già dimostrato in passato due anni fa, Reggio Emilia invece ha tutte le carte in regola per essere una città importante per la riuscita di questo grande evento”.

Nella seconda giornata del torneo le azzurre guidate da coach Di Giandomenico scenderanno in campo in trasferta domenica 11 febbraio a Donnybrook contro l’Irlanda femminile, seconda forza del torneo nella scorsa edizione. Nel terzo turno di sabato 24 febbraio il derby latino contro la Francia andrà scena in Corsica,  allo “Stade Furiani” di Bastia con kick off alle 21. Il Principality Stadium di Cardiff ospiterà invece la sfida contro la nazionale gallese domenica 11 marzo, nella penultima giornata del torneo.

Di seguito il calendario 6 Nazioni femminile 2018 dell’Italia:
I giornata
Domenica 4 Febbraio
Ore 18:30 Italia v Inghilterra

II giornata
Domenica 11 Febbraio
Ore 14:00 Irlanda v Italia

III giornata
Sabato 24 Febbraio
Ore 21:00 Francia v Italia

IV giornata
Domenica 11 Marzo
Ore 12:45 tbc Galles v Italia

V giornata
Domenica 18 Marzo
Ore 15:00 Italia v Scozia

 

ITALIA U20, LE CONVOCAZIONI PER LO STAGE DI ROMA
 I responsabili tecnici della Nazionale under 20 Fabio Roselli ed Andrea Moretti hanno annunciato i 29 convocati per il raduno di categoria che si svolgerà al “CPO” Giulio Onesti di Roma dal 3 al 6  dicembre in preparazione dell’attività internazionale 2017/2018.
Al termine del raduno si svolgerà un allenamento congiunto tra l’Italia under 20 e le Fiamme Oro.

Di seguito la lista dei convocati:
Jacopo BIANCHI (Fiamme Oro)*
Michelangelo BIONDELLI (Rugby Viadana 1970)*
Matteo CANALI (Rugby Colorno)*
Niccolò CANNONE (Petrarca Rugby)*
Nicolò CASILIO (Patarò Calvisano)*
Tommaso COPPO (Petrarca Rugby)
Simone CORNELLI (Toscana Aeroporti I Medicei)*
Luca CROSATO (Lafert San Donà)*
Giovanni D’ONOFRIO (Us Rugby Benevento)*
Andrea DE MASI (Rugby Mogliano)*
Filippo DI MARCO (Pol. L’Aquila Rugby)*
Danilo FISCHETTI (Patarò Calvisano)*
Alessandro FORCUCCI (Fiamme Oro)*
Enrico GHIGO (Cus Torino)*
Edoardo IACHIZZI (Usap Perpignan 1902)
Antoine Kouassi KOFFI (Amatori Parma)*
Michele LAMARO (Petrarca Rugby)*
Enrico Mario LIUT (Valsugana Padova)
Matteo LUCCARDI (Patarò Calvisano)*
Michele Parri MANCINI (Vasari Rugby Arezzo)*
Lodovico MANNI (Mogliano Rugby)
Francesco MODENA (Femi CZ Rugby Rovigo)
Matteo NOCERA (Modena Rugby 1965)*
Antonio RIZZI (Petrarca Rugby)*
Guido ROMANO (Rugby Colorno)*
Alberto ROSSI (Valsugana Rugby Padova)
Davide RUGGERI (Rugby Como)*
Niccolò TADDIA (Femi CZ Rugby Rovigo)*
Francesco Ludovico VACCARI (Fiamme Oro)

*è/è stato membro dell’Accademia FIR Ivan Francescato

Tu vuò fa’ lo scozzese, ma senza un progetto che guarda lontano dove credi di andare?

Tifosi scozzesi
Dal sito ufficiale della federazione scozzese

Avete visto come stanno correndo gli highlanders? Qualche anno fa hanno disegnato un piano a lungo termine e ora iniziano a raccoglierne i frutti. Noi invece non lo abbiamo mai fatto e andiamo avanti a fari spenti o a tentativi poco convinti. E le differenze si vedono

Succede sempre, dopo ogni tornata negativa della nazionale, sia essa il Sei Nazioni, un Mondiale o un mese di test-match (autunnale oppure estivo). Ormai è un riflesso quasi pavloviano, anche perché – diciamolo – di tornate negative ne abbiamo lo zaino pieno. La domanda che si pongono tifosi, appassionati e diversi addetti ai lavori è: perché non facciamo come il Galles/Irlanda/Scozia? Le tre opzioni divergono e vengono quindi scelte in base alle singole opinioni o allo stato di salute del momento delle tre nazionali.
Il pensiero alla base non è peregrino: l’Irlanda corre fortissimo, la Scozia è cresciuta paurosamente in una manciata di anni, il Galles sta un po’ vivacchiando ma è squadra capace di battere chiunque, quindi perché non copiare da uno di questi movimenti per rimettere in carreggiata il nostro?
Come dicevo poco fa ognuno ha la sua ricetta, la sua preferenza e ha al contempo bella pronta una serie di controindicazioni relative alle opzioni che non gli piacciono.

La Scozia è quella che va per la maggiore negli ultimi mesi, d’altronde i risultati ottenuti da quelle parti sono sotto gli occhi di tutti: fino a pochissimi anni fa era assieme all’Italia la squadra considerata meno forte e completa tra quelle del mazzo del Sei Nazioni. Poi il cambiamento. Nel 2015 si è vista sfuggire di mano una semifinale mondiale per un nulla, nel torneo continentale più importante è tornata a fare la voce davvero grossa con tutti, in questo novembre quasi batte gli All Blacks e rifila oltre 50 punti all’Australia. Non solo, le sue franchigie sono diventate competitive e negli ultimi anni hanno vinto un torneo celtico e si sono giocate una finale di Challenge Cup. Tutta roba che noi oggi possiamo sognarci. Ah, altra cosa che possiamo sognarci: il pubblico/seguito. In questo mese di novembre contro Samoa, All Blacks e Australia a Murrayfield si sono registrati tre sold-out (67.144 spettatori a match) per un totale di oltre 200mila biglietti staccati mentre noi tra Fiji, Argentina e Sudafrica non tocchiamo quota 58mila. Qui si parla non solo di spalti pieni o vuoti o di interesse mediatico, ma di soldi veri tra ticketing, sponsor e merchandising. Qualcuno può dire: facile fare i sold-out con gli All Blacks e l’Australia. Vero, ma noi con i wallabies non abbiamo riempito nemmeno il Franchi di Firenze. E a Edimburgo c’erano quasi 70mila persone pure per vedere la partita con Samoa. Non l’Inghilterra. Samoa.

Ma dicevamo della domanda, perché non fare come loro? Ecco, secondo me è malposta. Non conosco così ebene i dettagli del movimento scozzese (o gallese, o irlandese) per poter dire se davvero da noi potrebbe funzionare, perché alla fine gli aspetti da tenere presente sono tanti e diversi: i rapporti club-federazione, come funzionano i finanziamenti, le strutture dei campionati nazionali e regionali, il sistema di reclutamento, le academy, il ruolo della scuola e della cultura sportiva.
La domanda è malposta perché ritengo che bisognerebbe fare un passo ancora più indietro e capire una cosa: in Irlanda, in Galles o in Scozia a un certo punto si sono seduti a un tavolino e hanno stabilito un piano, un progetto operativo a media-lunga scadenza. Noi no. Possiamo star qui a discutere fino allo sfinimento se il sistema del draft da noi può funzionare o meno ma ci sfugge sempre questo dettaglio: noi un piano a lunga scadenza non lo abbiamo mai fatto. In Scozia sì (ma anche altrove) e una volta stabilito si sono messi al lavoro per concretizzarlo. Il draft è solo un aspetto di quel progetto.
Da noi si va avanti da tanti anni a spanne, a tentativi spesso poco convinti, si fanno due passi avanti poi uno a destra, uno indietro, tre a sinistra e due in diagonale. Si annuncia una cosa e poi alla fine se ne fa un’altra. Si dice che le franchigie devono avere tecnici italiani e nel giro di un paio di stagioni gli head coach sono di nuovo stranieri; che nell’arco di qualche anno l’obiettivo è di avere un ct italiano e oggi abbiamo una struttura che nei ruoli chiave è in gran parte composta da tecnici stranieri; abbiamo un campionato nazionale su cui le idee sono così chiare da aver cambiato il numero delle squadre partecipanti praticamente ogni anno nelle ultime 5 o 6 stagioni; si mette in piedi un sistema elefantiaco di accademie e centri di formazione e poi viene drasticamente ridotto dall’oggi al domani per motivi economici. E sono solo alcuni esempi. 
Il movimento italiano dovrebbe farsi una sola domanda, ovvero cosa vuole fare da grande e dotarsi di un piano conseguente, a cui devono partecipare tutte le anime, dall’elite alla base, ovviamente sotto la guida della federazione. Copiare la Scozia, il Galles o i marziani deve venire dopo. Altrimenti è come costruire una casa partendo dal primo piano.

Novembre scatta la foto di un’Italia che ha cuore, ma impotente e con poche idee

ph. Fotosportit/FIR

Tre partite, una vittoria, una sola meta marcata, tanta volontà e la capacità di non andare quasi mai in ansia, ma anche poche opzioni e alternative. E una sterilità offensiva davvero preoccupante. Un momento per nulla facile del nostro rugby, l’ennesimo, ma forse ancora più difficile di altri

Che non ha la forza, la possibilità o i mezzi necessari al compimento di una data azione o funzione. Questa la definizione che la Treccani dà della parola “impotente”, perfetta fotografia dell’Italia vista sabato a Padova. Nulla da dire sulla voglia di ben fare messa in campo dagli azzurri, sulla grinta, sul cuore: la prova – se mai ce ne fosse bisogno – è in quel quarto d’ora passato in maniera continuativa nel secondo tempo dentro o appena fuori la linea dei 22 metri springboks a prendere a capocciate i sudafricani nel tentativo di piegarne la difesa e fare punti, ma senza ottenere nulla.
La partita era già chiusa, il sigillo lo aveva messo Kitshoff ad inizio ripresa con una meta che fermava il risultato sul 28 a 6, ma l’Italia non ha mai smesso di provarci. Il fatto è che quel quarto d’ora di azione insistita e inefficace è la fotografia dei nostri pregi e dei nostri limiti, evidenti gli uni e gli altri. Cuore? Sì. Grinta? A valanga, Voglia? Quanta ne volete. Ma anche incapacità di variare il piano tattico, pochi uomini in grado di vincere l’uno contro uno, la lentezza nei breakdown, una sterilità offensiva che è davvero allarmante.

Noi siamo questa cosa, piaccia o non piaccia, da tanti anni ormai. Qua e là troviamo delle pezze, otteniamo dei risultati che sono una panacea ma non servono a curare i mali di cui soffriamo, sono un oppiaceo buono per aiutarci a tirare avanti e a farci credere che davvero abbiamo svoltato, almeno per un po’. Però la realtà – prima o poi – si ripresenta nella sua crudezza.
Se segni una sola meta in tre gare non è che puoi sperare di ottenere un granché
: puoi vincerne una e non di molto, puoi limitare i danni in un’altra e non puoi fare nulla o quasi nella terza. Abbiamo giocato contro tre squadre che ci sono avanti nel ranking? Vero. Però ci sono dei però. Tipo che se viaggi intorno alla 13a-15a posizione di quella classifica e vuoi/devi giocare con le più forti non sono poi tante le formazioni che ti stanno dietro. Poi abbiamo affrontato Fiji che è squadra dalle grande individualità ma che si era ritrovata dopo mesi solo 4 giorni prima della partita: niente stage o raduni per i pacifici, niente preparazione monitorata, i giocatori che vengono utilizzati tanto/tantissimo nel campionato inglese o francese senza che lo staff tecnico della nazionale possa metter becco. Li abbiamo battuti, certo, ma non dominati. Le Fiji viste all’opera una settimana dopo erano già un’altra cosa.
L’Argentina è squadra forte, molto forte, ma indubitabilmente con parecchi problemi e protagonista della sua peggior stagione in termini di risultati da parecchi anni in qua. Il Sudafrica? Ha fatto il suo, non ha entusiasmato, non ha fatto certo stropicciare gli occhi, ci ha preso le misure e poi colpito facendo punti ogni volta che si avvicinava alla nostra area di meta. Un Sudafrica così così nel complesso e che ci ha battuto nettamente.

Qualche giorno fa ho scritto che “l’Italia è in quella fase in cui per vincere una partita del genere tutto deve andare alla perfezione e contemporaneamente dall’altra parte tante cose non devono funzionare a dovere”. Se qualcuno avesse dubbi basta buttare un occhio sul nostro score di un intero anno in cui abbiamo battuto proprio gli springboks a Firenze (nella loro versione peggiore da tanti anni in qua), in cui abbiamo messo in difficoltà l’Inghilterra grazie a uno stratagemma tanto intelligente quanto non ripetibile come la cosiddetta “fox”prendendo alla fine comunque 36 punti, in cui abbiamo perso di poco contro un’Australia che non ci ha affrontato certo con la bava alla bocca (intendiamoci: errore loro), in cui ci siamo fatti beffare da Fiji. In mezzo tanti ko pesanti e incolori.
Possiamo decidere di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, ma non lo è. E non lo è da tanto. Troppo. Il trend dell’ultima annata è purtroppo ampiamente negativo, le vittorie sono spesso exploit isolati e ogni passo avanti sembra se ne si faccia poi due indietro. Oh, lo ripeto, succede almeno dal Mondiale 2007, non da oggi. Il fatto è che siamo tifosi e appassionati, vogliamo bene ai nostri colori e quindi concediamo alibi, giustificazioni e “perché” che ad altri non concederemmo. E’ umano, ma non ci aiuta.

Penso che Conor O’Shea sia un bravo tecnico, la persona giusta per il nostro movimento, gli si sta (finalmente!) permettendo di costruire una struttura che se darà o meno risultati lo scopriremo con il senno del poi ma di sicuro è di buon senso. Sarebbe bello che le idee che sostiene trovassero concretezza, come quell’ascensore tra Eccellenza e franchigie che per qualche misterioso motivo rimane sempre in un cassetto. Detto questo non possiamo accontentarci delle parole del ct nel post partita: “Sono sicuro che rispetto al gruppo di un anno fa abbiamo fatto dei grandi passi in avanti, ma dobbiamo ricordarci che continuiamo a giocare ad alto livello contro grandi squadre. In questo momento la parola chiave deve essere resilienza davanti alla sconfitta. Con questo gruppo stiamo percorrendo un viaggio incredibile e vogliamo fare la differenza in futuro con una profondità di squadra sempre maggiore”.

Spero vivamente che il ct abbia ragione, sono il suo primo tifoso, però sono anni che sentiamo frasi consolatorie di questo genere e ne abbiamo fatto il pieno. Ci si racconta che la nostra è una squadra molto giovane (ma anche no: gli unici veramente giovani sono Licata e Minozzi, gli altri viaggiano dai 23/24 anni in su, la media delle formazioni schierate è attorno ai 27/28 anni), che la concorrenza interna sia aumentata ma alla fine in un mese abbiamo visto praticamente sempre la stessa formazione, che il fit è migliorato e lo è davvero, ma perché è tornato ai livelli di tre anni fa.
Bisognerebbe farsi domande serie sul reale livello tecnico complessivo del Pro14 e sui costi connessi alla nostra partecipazione: è sicuro che oggi il torneo celtico non ha alternative per noi, contro l’Eccellenza attuale ha gioco facile, ma a un’alternativa seria da iniziare a preparare nemmeno ci si pensa. E avere un domestic di livello più alto farebbe comunque comodo a tutto il movimento, sia che il Pro14 sia un’opzione o meno.

Abbiamo una montagna di problemi, una strada lunghissima da percorrere e il rischio che O’Shea diventi il parafulmine su cui scaricarli è alto: si sta esponendo, se i risultati non arrivano il conto verrà presentato soltanto a lui. E non se lo merita. tanto per dire: il presidente federale Gavazzi già dopo il Sei Nazioni aveva parlato di un torneo che lo aveva “lasciato perplesso”.
L’irlandese deve essere messo nelle condizioni di lavorare al meglio: sempre dopo il Sei Nazioni aveva detto che sarebbero state prese decisioni che “avrebbero dato fastidio a qualcuno”, quali siano però non si sa. Ad ogni nodo, per quanto possa magari sembrare paradossale in un momento certo non entusiasmante io gli rinnoverei il contratto già oggi.
Il mese di novembre ha sottolineato quante siano le problematiche che dobbiamo affrontare con armi che non sono al momento sufficienti e il Sei Nazioni è dietro l’angolo e partirà con l’Italia che sarà ancora una volta – l’ennesima – il vaso di coccio in mezzo ad anfore più robuste. Tempo non ce n’è molto e invece ne avremmo bisogno davvero tanto.

L’Italia ci prova, il Sudafrica fa e vince: a Padova finisce 6-35

A Padova l’Italia gioca in maniera generosa, ci mette cuore e voglia, ma concretizza pochissimo mentre gli springboks non brillano ma quando entrano nei nostri 22 metri vanno sempre – o quasi – a punti. Il nostro novembre si chiude così con una vittoria e due ko

Italia che inizia la partita con determinazione: nei primi minuti ha quasi sempre la palla in mano assieme al bandolo della matassa ma è un predomini poco fruttuoso con il Sudafrica che riesce a tenerci lontano dai suoi 22 metri. Al minuto 8 un bellissimo calcetto di Parisse ci fa conquistare una touche a tre metri dalla linea di meta: springboks stavolta in difficoltà e Canna può mettere la palla tra i pali: 3 a 0 per l’Italia.
Al 12′ il Sudafrica dà il via alla prima sua vera azione: diverse fasi di avanzamento continuo, quasi sempre per linee diritte, e nel giro di due minuti arriva la meta di Louw: Pollard trasforma è ospiti a +4.
Reazione azzurra che sfida la mischia avversaria andando in touche in una occasione in cui si poteva tentare la via dei pali, appuntamento con un calcio da fermo rimandato però solo di un minuto: al 19′ Canna ci riporta a -1. Scelta diversa fatta invece dal Sudafrica che al 23′ rinuncia a un piazzato facile e opta per la touche, dalla quale arriva la meta di Mbonambi a chiudere una rolling maul. Seconda marcatura pesante del XV in maglia verde alla seconda volta che entra nei nostri 22 metri. Sudafrica aventi 14 a 6.
Partita la cui inerzia scivola in mano ospite, con l’Italia che non gioca male e che prova sempre a far ripartire l’azione ma il cuore della gara si sposta nella nostra metà campo e al 34′ arriva la terza meta stavolta firmata da Venter. Pollard non sbaglia la conversione da posizione defilata e si va sul +15 springboks. Il primo tempo si chiude con un calcio da fermo di Canna che però sbaglia da posizione favorevole: 21 a 6 per il Sudafrica.

Il secondo tempo si apre con lo stesso andazzo con cui si è chiuso il primo e al 43′ c’è subito la meta sudafricana con Kitshoff. Azzurri che provano a reagire, Conor O’Shea manda in campo forze fresche (Zani, Ghiraldini, Giammarioli, Gori e McKinley per Luca Bigi, Andrea Lovotti, Abraham Steyn, Marcello Violi e Canna) ma i nostri attacchi per quanto volenterosi e – a volte – ben costruiti sono infruttuosi. Dopo il 50′ giochiamo una lunghissima fase offensiva a ridosso o nei 22 metri avversari con gli Springboks che reggono e tengono la palla lontano dalla linea di meta. Azzurri generosi ma che lamentano una evidente scarsità di alternative di gioco e un gap tattico di cui non si può non tenere conto.
Al 78′ quasi inevitabile arriva la meta di Motert. Finisce 35 a 6 per il Sudafrica. Sconfitta ineccepibile.

Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Angelo Esposito, 13 Tommaso Boni, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Giovanni Licata, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Tiziano Pasquali, 19 Francesco Minto, 20 Renato Giammarioli, 21 Edoardo Gori, 22 Ian Mckinley, 23 Matteo Minozzi
Mete:
Conversioni:
Punizioni: Canna (10′, 19′)

Sudafrica: 15 Andries Coetzee, 14 Dillyn Leyds, 13 Jesse Kriel, 12 Francois Venter, 11 Courtnall Skosan, 10 Handré Pollard, 9 Ross Cronje, 8 Duane Vermeulen, 7 Pieter-Steph du Toit, 6 Francois Louw, 5 Lood de Jager, 4 Eben Etzebeth (c), 3 Wilco Louw, 2 Bongi Mbonambi, 1 Tendai Mtawarira
Riserve: 16 Chiliboy Ralepelle, 17 Steven Kitshoff, 18 Trevor Nyakane, 19 Franco Mostert, 20 Dan du Preez, 21 Rudy Paige, 22 Elton Jantjies, 23 Warrick Gelant
Mete: Louw (14′), Mbonambi (23′), Venter (34′), Kitshoff (43′), Mostert (78′)
Conversioni: Pollard (17′, 24′, 34′, 44′), Jantjies (78′)
Punizioni: