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Novembre scatta la foto di un’Italia che ha cuore, ma impotente e con poche idee

ph. Fotosportit/FIR

Tre partite, una vittoria, una sola meta marcata, tanta volontà e la capacità di non andare quasi mai in ansia, ma anche poche opzioni e alternative. E una sterilità offensiva davvero preoccupante. Un momento per nulla facile del nostro rugby, l’ennesimo, ma forse ancora più difficile di altri

Che non ha la forza, la possibilità o i mezzi necessari al compimento di una data azione o funzione. Questa la definizione che la Treccani dà della parola “impotente”, perfetta fotografia dell’Italia vista sabato a Padova. Nulla da dire sulla voglia di ben fare messa in campo dagli azzurri, sulla grinta, sul cuore: la prova – se mai ce ne fosse bisogno – è in quel quarto d’ora passato in maniera continuativa nel secondo tempo dentro o appena fuori la linea dei 22 metri springboks a prendere a capocciate i sudafricani nel tentativo di piegarne la difesa e fare punti, ma senza ottenere nulla.
La partita era già chiusa, il sigillo lo aveva messo Kitshoff ad inizio ripresa con una meta che fermava il risultato sul 28 a 6, ma l’Italia non ha mai smesso di provarci. Il fatto è che quel quarto d’ora di azione insistita e inefficace è la fotografia dei nostri pregi e dei nostri limiti, evidenti gli uni e gli altri. Cuore? Sì. Grinta? A valanga, Voglia? Quanta ne volete. Ma anche incapacità di variare il piano tattico, pochi uomini in grado di vincere l’uno contro uno, la lentezza nei breakdown, una sterilità offensiva che è davvero allarmante.

Noi siamo questa cosa, piaccia o non piaccia, da tanti anni ormai. Qua e là troviamo delle pezze, otteniamo dei risultati che sono una panacea ma non servono a curare i mali di cui soffriamo, sono un oppiaceo buono per aiutarci a tirare avanti e a farci credere che davvero abbiamo svoltato, almeno per un po’. Però la realtà – prima o poi – si ripresenta nella sua crudezza.
Se segni una sola meta in tre gare non è che puoi sperare di ottenere un granché
: puoi vincerne una e non di molto, puoi limitare i danni in un’altra e non puoi fare nulla o quasi nella terza. Abbiamo giocato contro tre squadre che ci sono avanti nel ranking? Vero. Però ci sono dei però. Tipo che se viaggi intorno alla 13a-15a posizione di quella classifica e vuoi/devi giocare con le più forti non sono poi tante le formazioni che ti stanno dietro. Poi abbiamo affrontato Fiji che è squadra dalle grande individualità ma che si era ritrovata dopo mesi solo 4 giorni prima della partita: niente stage o raduni per i pacifici, niente preparazione monitorata, i giocatori che vengono utilizzati tanto/tantissimo nel campionato inglese o francese senza che lo staff tecnico della nazionale possa metter becco. Li abbiamo battuti, certo, ma non dominati. Le Fiji viste all’opera una settimana dopo erano già un’altra cosa.
L’Argentina è squadra forte, molto forte, ma indubitabilmente con parecchi problemi e protagonista della sua peggior stagione in termini di risultati da parecchi anni in qua. Il Sudafrica? Ha fatto il suo, non ha entusiasmato, non ha fatto certo stropicciare gli occhi, ci ha preso le misure e poi colpito facendo punti ogni volta che si avvicinava alla nostra area di meta. Un Sudafrica così così nel complesso e che ci ha battuto nettamente.

Qualche giorno fa ho scritto che “l’Italia è in quella fase in cui per vincere una partita del genere tutto deve andare alla perfezione e contemporaneamente dall’altra parte tante cose non devono funzionare a dovere”. Se qualcuno avesse dubbi basta buttare un occhio sul nostro score di un intero anno in cui abbiamo battuto proprio gli springboks a Firenze (nella loro versione peggiore da tanti anni in qua), in cui abbiamo messo in difficoltà l’Inghilterra grazie a uno stratagemma tanto intelligente quanto non ripetibile come la cosiddetta “fox”prendendo alla fine comunque 36 punti, in cui abbiamo perso di poco contro un’Australia che non ci ha affrontato certo con la bava alla bocca (intendiamoci: errore loro), in cui ci siamo fatti beffare da Fiji. In mezzo tanti ko pesanti e incolori.
Possiamo decidere di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, ma non lo è. E non lo è da tanto. Troppo. Il trend dell’ultima annata è purtroppo ampiamente negativo, le vittorie sono spesso exploit isolati e ogni passo avanti sembra se ne si faccia poi due indietro. Oh, lo ripeto, succede almeno dal Mondiale 2007, non da oggi. Il fatto è che siamo tifosi e appassionati, vogliamo bene ai nostri colori e quindi concediamo alibi, giustificazioni e “perché” che ad altri non concederemmo. E’ umano, ma non ci aiuta.

Penso che Conor O’Shea sia un bravo tecnico, la persona giusta per il nostro movimento, gli si sta (finalmente!) permettendo di costruire una struttura che se darà o meno risultati lo scopriremo con il senno del poi ma di sicuro è di buon senso. Sarebbe bello che le idee che sostiene trovassero concretezza, come quell’ascensore tra Eccellenza e franchigie che per qualche misterioso motivo rimane sempre in un cassetto. Detto questo non possiamo accontentarci delle parole del ct nel post partita: “Sono sicuro che rispetto al gruppo di un anno fa abbiamo fatto dei grandi passi in avanti, ma dobbiamo ricordarci che continuiamo a giocare ad alto livello contro grandi squadre. In questo momento la parola chiave deve essere resilienza davanti alla sconfitta. Con questo gruppo stiamo percorrendo un viaggio incredibile e vogliamo fare la differenza in futuro con una profondità di squadra sempre maggiore”.

Spero vivamente che il ct abbia ragione, sono il suo primo tifoso, però sono anni che sentiamo frasi consolatorie di questo genere e ne abbiamo fatto il pieno. Ci si racconta che la nostra è una squadra molto giovane (ma anche no: gli unici veramente giovani sono Licata e Minozzi, gli altri viaggiano dai 23/24 anni in su, la media delle formazioni schierate è attorno ai 27/28 anni), che la concorrenza interna sia aumentata ma alla fine in un mese abbiamo visto praticamente sempre la stessa formazione, che il fit è migliorato e lo è davvero, ma perché è tornato ai livelli di tre anni fa.
Bisognerebbe farsi domande serie sul reale livello tecnico complessivo del Pro14 e sui costi connessi alla nostra partecipazione: è sicuro che oggi il torneo celtico non ha alternative per noi, contro l’Eccellenza attuale ha gioco facile, ma a un’alternativa seria da iniziare a preparare nemmeno ci si pensa. E avere un domestic di livello più alto farebbe comunque comodo a tutto il movimento, sia che il Pro14 sia un’opzione o meno.

Abbiamo una montagna di problemi, una strada lunghissima da percorrere e il rischio che O’Shea diventi il parafulmine su cui scaricarli è alto: si sta esponendo, se i risultati non arrivano il conto verrà presentato soltanto a lui. E non se lo merita. tanto per dire: il presidente federale Gavazzi già dopo il Sei Nazioni aveva parlato di un torneo che lo aveva “lasciato perplesso”.
L’irlandese deve essere messo nelle condizioni di lavorare al meglio: sempre dopo il Sei Nazioni aveva detto che sarebbero state prese decisioni che “avrebbero dato fastidio a qualcuno”, quali siano però non si sa. Ad ogni nodo, per quanto possa magari sembrare paradossale in un momento certo non entusiasmante io gli rinnoverei il contratto già oggi.
Il mese di novembre ha sottolineato quante siano le problematiche che dobbiamo affrontare con armi che non sono al momento sufficienti e il Sei Nazioni è dietro l’angolo e partirà con l’Italia che sarà ancora una volta – l’ennesima – il vaso di coccio in mezzo ad anfore più robuste. Tempo non ce n’è molto e invece ne avremmo bisogno davvero tanto.

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Test-match: l’Italia oggi sfida l’Argentina. In campo tutta Ovalia

Italia

ph. Fotosportit/FIR

A Firenze alle ore 15 (e in diretta tv su DMAX) i ragazzi di Conor O’Shea cercano la seconda vittoria consecutiva dopo quella di una settimana fa su Fiji. Altre gare in programma: Inghilterra-Australia, Francia-Sudafrica, Scozia-All Blacks, Galles-Georgia, Irlanda-Fiji e molte altre

Bissare Catania, questo l’obiettivo della nazionale azzurra in campo oggi a Firenze contro i Pumas. Magari migliorando la prestazione. Dopo essere tornati alla vittoria una settimana fa contro Fiji gli azzurri se la vedono contro un avversario che non sta passando un gran momento ma che è davvero forte e che non battiamo da quasi 10 anni (in Italia addirittura dal 1998). Dodici mesi fa proprio nel capoluogo toscano l’Italia otteneva la storica vittoria sul Sudafrica e capitan Parisse tiene alta l’asticella per l’Argentina: “Sono abituati a giocare ad altissimo livello, batterli sarà un’impresa non inferiore a quella con il Sudafrica”.
Il ct Conor O’Shea ha confermato la squadra titolare di sabato scorso e apportato due soli cambi in panchina mentre il suo collega argentino Daniel Hourcade ha optato per qualche modifica in più. Partita difficilissima, ma non impossibile: battere i Pumas sarebbe un passo enorme e davvero importante nella crescita mentale e di consapevolezza del gruppo azzurro.
Diretta tv su DMA con il Rugby Social Club che scatta alle 14 e 15, tre quarti d’ora prima del fischio d’inizio.

Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Leonardo Sarto, 13 Tommaso Boni, 12 Tomasso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Dario Chistolini, 19 Federico Ruzza, 20 Giovanni Licara, 21 Tito Tebaldi, 22 Ian McKinley, 23 Matteo Minozzi
Argentina: 15 Joaquin Tuculet, 14 Sebastian Cancelliere, 13 Matias Orlando, 12 Santiago Gonzalez Iglesias, 11 Emiliano Boffelli, 10 Nicolas Sanchez, 9 Martin Landajo, 8 Juan Manuel Leguizamon, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Matias Alemanno, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (c), 1 Santiago Garcia Botta
Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Lucas Noguera, 18 Enrique Pieretto, 19 Guido Petti, 20 Banjamin Macome, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Juan Martin Hernandez, 23 Matias Moroni

Non solo Italia però: oggi scende in campo tutta Ovalia con partite davvero interessanti. A Twicknham si sfidano Inghilterra e Australia, gli All Blacks sono di scena a Edimburgo in casa di quella Scozia che è cresciuta tantissimo negli ultimi mesi ma che una settimana fa non ha entusiasmato. Le due deluse del primo fine settimana di test-match, ovvero Francia e Sudafrica, si affronteranno a Parigi in una partita che potrebbe pesare molto sulle spalle e nella testa di chi dovesse uscire sconfitto (e gli springboks tra una settimana hanno un appuntamento con l’Italia…).
Ma grande attenzione a Cardiff dove la Georgia si gioca contro il Galles finalmente uno di quei test che va inseguendo da anni. Interessanti anche Romania-Samoa e Giappone-Tonga mentre a chiudere il programma, in ordine di importanza c’è Spagna-Canada.
Di seguito tutte le info sulle gare di oggi in rigoroso ordine cronologico (senza dimenticare anche Namibia-Uruguay, Belgio-Brasile e Germania-USA).

Galles-Georgia: Cardiff, ore 15.30
Galles: 15 Liam Williams, 14 Alex Cuthbert, 13 Scott Williams, 12 Owen Watkin, 11 Hallam Amos, 10 Rhys Priestland, 9 Rhys Webb, 8 Seb Davies, 7 Sam Cross, 6 Dan Lydiate (c), 5 Cory Hill, 4 Adam Beard, 3 Leon Brown, 2 Kristian Dacey, 1 Nicky Smith
Riserve: 16 Elliot Dee, 17 Wyn Jones, 18 Tomas Francis, 19 Josh Navidi, 20 Taulupe Faletau, 21 Aled Davies, 22 Dan Biggar, 23 Owen Williams
Georgia: 15 Soso Matiashvili, 14 Giorgi Koshadze, 13 Davit Katcharava, 12 Merab Sharikadze (c), 11 Mirian Modebadze, 10 Lasha Khmaladze, 9 Vasil Lobzhanidze, 8 Beka Bitsadze, 7 Vito Kolelishvili, 6 Lasha Lomidze, 5 Giorgi Nemsadze, 4 Kote Mikautadze, 3 Levan Chilachava, 2 Jaba Bregvadze, 1 Mikheil Nariashvili
Riserve: 16 Shalva Mamukashvili, 17 Kakha Asieshvili, 18 Soso Bekoshvili, 19 Giorgi Chkhaidze, 20 Giorgi Tkhilaishvili, 21 Giorgi Begadze, 22 Revaz Jintchvelashvili, 23 Merab Kvirikashvili

Spagna-Canada: Madrid ore 15.45
Spagna: 15 Brad Linlater, 14 Ignacio Contardi, 13 Fabien Perrin, 12 Dan Snee, 11 Sebastien Ascarat, 10 Mathieu Belie, 9 Sebastien Rouet, 8 Fred Quercy, 7 Gauthier Gibouin (c), 6 Pierre Barthere, 5 David Barrera, 4 Lucas Guillaume, 3 Jesús Moreno, 2 Marco Pinto, 1 Beñat Auzqui
Riserve: 16 Fernando López, 17 Juan Anaya, 18 Jonathan García, 19 Kalo Gavidi, 20 Thibaut Visensang, 21 Guillaume Rouet, 22 Thibaut Alvarez, 23 Joan Losada
Canada: 15 Andrew Coe, 14 Brock Staller, 13 DTH van der Merwe, 12 Ciaran Hearn, 11 Taylor Paris, 10 Patrick Parfrey, 9 Phil Mack (c), 8 Aaron Carpenter, 7 Kyle Baillie, 6 Matt Heaton, 5 Evan Olmstead, 4 Josh Larsen, 3 Matt Tierney, 2 Ray Barkwill, 1 Hubert Buydens
Riserve: 16 Benoit Piffero, 17 Djustice Sears-Duru, 18 Cole Keith, 19 Brett Beukeboom, 20 Kyle Gilmour, 21 Andrew Ferguson, 22 Guiseppe du Toit, 23 Kainoa Lloyd

Inghilterra-Australia: Twickenham, ore 16 in diretta tv su SkyCalcio10
Inghilterra: 15 Anthony Watson, 14 Jonny May, 13 Jonathan Joseph, 12 Owen Farrell, 11 Elliot Daly, 10 George Ford, 9 Ben Youngs, 8 Nathan Hughes, 7 Sam Underhill, 6 Chris Robshaw, 5 Courtney Lawes, 4 Joe Launchbury, 3 Dan Cole, 2 Dylan Hartley (c), 1 Mako Vunipola
Riserve: 16 Jamie George, 17 Joe Marler, 18 Harry Williams, 19 Maro Itoje, 20 Sam Simmonds, 21 Danny Care, 22 Henry Slade, 23 Semesa Rokoduguni
Australia: 15 Kurtley Beale, 14 Marika Koroibete, 13 Tevita Kuridrani, 12 Samu Kerevi, 11 Reece Hodge, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Sean McMahon, 7 Michael Hooper (c), 6 Ned Hanigan, 5 Blake Enever, 4 Rob Simmons, 3 Sekope Kepu, 2 Tatafu Polota-Nau, 1 Scott Sio
Riserve: 16 Stephen Moore, 17 Tom Robertson, 18 Allan Alaalatoa, 19 Matt Philip, 20 Ben McCalman, 21 Lopeti Timani, 22 Nick Phipps, 23 Karmichael Hunt

Romania-Samoa: Bucarest, ore 17
Romania: 15 Marius Simionescu, 14 Tangimana Fonovai, 13 Paula Kinikinilau, 12 Sione Fakaosilia, 11 Ionut Dumitru, 10 Florin Vlaicu, 9 Florin Surugiu, 8 Stelian Burcea, 7 Mihai Macovei, 6 Andrei Gorcioaia, 5 Marius Antonescu, 4 Johann Van Heerden, 3 Andrei Ursache, 2 Andrei Radoi, 1 Mihaita Lazar
Riserve: 16 Ionel Badiu, 17 Ovidiu Cojocaru, 18 Alex Gordas, 19 Ionut Muresan, 20 Vlad Nistor, 21 Tudorel Bratu, 22 Jack Umaga, 23 Robert Neagu
Samoa: 15 Ahsee Tuala, 14 Paul Perez, 13 Kieron Fonotia, 12 Reynold Lee-Lo, 11 David Lemi, 10 Tim Nanai-Williams, 9 Dwayne Polataivao, 8 Ofisa Treviranus, 7 Jack Lam, 6 Piula Faasalele, 5 Chris Vui (c), 4 Faatiga Lemalu, 3 Donald Brighouse, 2 Motu Matu’u, 1 Jordan Lay
Riserve: 16 Manu Leiataua, 17 James Lay, 18 Hisa Sasagi, 19 Brandon Nansen, 20 Maurie Faasavalu, 21 Melani Matavao, 22 Jj Taulagi, 23 Alapati Leiua

Giappone-Tonga: Tolosa, ore 17.15
Giappone: 15 Kotaro Matsushima, 14 Lomano Lemeki, 13 Timothy Lafaele, 12 Harumichi Tatekawa, 11 Kenki Fukuoka, 10 Yu Tamura, 9 Fumiaki Tanaka, 8 Amanaki Mafi, 7 Michael Leitch, 6 Kazuki Himeno, 5 Shinya Makabe, 4 Wimpie van der Walt, 3 Jiwon Koo, 2 Shota Horie, 1 Keita Inagaki
Riserve: 16 Atsushi Sakate, 17 Shintaro Ishihara, 18 Asaeli Ai Valu, 19 Shunsuke Nunomaki, 20 Fetuani Lautami, 21 Yutaka Nagare, 22 Sione Teaupa, 23 Yoshikazu Fujita
Tonga: 15 Atieli Pakalani, 14 David Halaifonua, 13 Nafi Tuitavake, 12 Siale Piutau, 11 Cooper Vuna, 10 Kali Hala, 9 Sonatane Takulua, 8 Maama Vaipulu, 7 Fotu Lokotui, 6 Daniel Faleafa, 5 Steve Mafi, 4 Leva Fifita, 3 Halani ‘Aulika, 2 Sione Lea, 1 Latu Talakai
Riserve: 16 Sione Lolohea, 17 Jethro Felemi, 18 Paea Fa’anunu, 19 Onehunga Havili, 20 Sione Vailanu, 21 Shinnosuke Tu’umoto’oa, 22 George Taina, 23 Penikolo Latu

Scozia-Nuova Zelanda: Edimburgo, ore 18.15
Scozia: 15 Stuart Hogg, 14 Tommy Seymour, 13 Huw Jones, 12 Alex Dunbar, 11 Lee Jones, 10 Finn Russell, 9 Ali Price, 8 Cornell du Preez, 7 Hamish Watson, 6 John Barclay (c), 5 Jonny Gray, 4 Ben Toolis, 3 Zander Fagerson, 2 Stuart McInally, 1 Darryl Marfo
Riserve: 16 George Turner, 17 Jamie Bhatti, 18 Simon Berghan, 19 Grant Gilchrist, 20 Luke Hamilton, 21 Henry Pyrgos, 22 Pete Horne, 23 Byron McGuigan
Nuova Zelanda: 15 Damian McKenzie, 14 Waisake Naholo, 13 Ryan Crotty, 12 Sonny Bill Williams, 11 Rieko Ioane, 10 Beauden Barrett, 9 Aaron Smith, 8 Kieran Read (c), 7 Sam Cane, 6 Vaea Fifita, 5 Samuel Whitelock, 4 Luke Romano, 3 Nepo Laulala, 2 Codie Taylor, 1 Kane Hames
Riserve: 16 Nathan Harris, 17 Wyatt Crockett, 18 Ofa Tu’ungafasi, 19 Liam Squire, 20 Matt Todd, 21 TJ Perenara, 22 Lima Sopoaga, 23 Anton Lienert-Brown

Irlanda-Fiji, Dublino ore 18.30
Irlanda: 15 Andrew Conway, 14 Darren Sweetnam, 13 Chris Farrell, 12 Stuart McCloskey, 11 Dave Kearney, 10 Joey Carbery, 9 Kieran Marmion, 8 Jack Conan, 7 Jordi Murphy, 6 Rhys Ruddock (c), 5 Devin Toner, 4 Ultan Dillane, 3 Andrew Porter, 2 Rob Herring, 1 Jack McGrath
Riserve: 16 James Tracy, 17 Cian Healy, 18 Tadhg Furlong, 19 Kieran Treadwell, 20 CJ Stander, 21 Luke McGrath, 22 Ian Keatley, 23 Robbie Henshaw
Fiji: 15 Kini Murimurivalu, 14 Timoci Nagusa, 13 Jale Vatabua, 12 Levani Botia, 11 Nemani Nadolo, 10 Ben Volavola, 9 Henry Senioli, 8 Nemani Nagusa, 7 Akapusi Qera, 6 Dominiko Waqaniboruto, 5 Leone Nakarawa, 4 Apisalome Ratuniyarawa, 3 Manasa Saulo, 2 Talemaitoga Tuapati, 1 Campese Ma’afu
Riserve: 16 Sunia Koto, 17 Peni Ravai, 18 Kalivati Tawake, 19 Sikeli Nabou, 20 Peceli Yato/Semi Kunatani, 21 Niko Matawalu, 22 Asaeli Tikoirotuma, 23 Vereniki Goneva

Francia-Sudafrica: Parigi, ore 21 in diretta tv su Eurosport 2
Francia: 15 Nans Ducuing, 14 Yoann Huget, 13 Geoffrey Doumayrou, 12 Mathieu Bastareaud, 11 Teddy Thomas, 10 Anthony Belleau, 9 Antoine Dupont, 8 Louis Picamoles, 7 Kevin Gourdon, 6 Judicael Cancoriet, 5 Sebastien Vahaamahina, 4 Paul Gabrillagues, 3 Rabah Slimani, 2 Guilhem Guirado (c), 1 Jefferson Poirot
Riserve: 16 Clement Maynadier, 17 Sebastien Taofifenua, 18 Daniel Kotze, 19 Paul Jedreasiak, 20 Anthony Jelonch, 21 Baptiste Serin, 22 Francois Trinh-Duc, 23 Damian Penaud
Sudafrica: 15 Andries Coetzee, 14 Dillyn Leyds, 13 Jesse Kriel, 12 Francois Venter, 11 Courtnall Skosan, 10 Handré Pollard, 9 Ross Cronjé, 8 Duane Vermeulen, 7 Siya Kolisi, 6 Francois Louw, 5 Lood de Jager, 4 Eben Etzebeth, 3 Wilco Louw, 2 Malcolm Marx, 1 Beast Mtawarira
Riserve: 16 Bongi Mbonambi, 17 Steven Kitshoff, 18 Trevor Nyakane, 19 Franco Mostert, 20 Dan du Preez, 21 Rudy Paige, 22 Elton Jantjies, 23 Damian de Allende

La ricetta di O’Shea per battere l’Argentina: pazienza e precisione. E una cosa sul Mondiale 2023

ph. Fotosportit/FIR

Conor O’Shea conferma anche contro l’Argentina il XV che ha battuto le Fiji lo scorso sabato a Catania, ma non si sbilancia più di tanto. Se cambierà l’approccio tattico? “Vedremo” dice sorridendo il ct: “L’Argentina è decima nel ranking, ma è una squadra più forte delle Fiji sotto ogni aspetto. In crisi? Non credo proprio, parliamo di una squadra che gioca costantemente contro le migliori squadre al mondo”. Poi individua nella pazienza e nella precisione la chiave della partita di Firenze.
Quattro invece i cambi decisi dall’head coach dei Pumas Daniel Hourcade: perso Lezana che è tornato in patria per problemi familiari giocherà Leguizamón, in mediana parte Sanchez al posto di Hernandez. Dentro dal primo minuto anche Matías Orlando e Sebastian Cancelliere, quest’ultimo al debutto da titolare.
Di seguito, dopo la formazione dei sudamericani, le conferenza stampa di Conor O’Shea e le interviste a Dean Budd, Marcello Violi e Simone Ferrari.

Argentina: 15 Joaquín Tuculet, 14 Sebastian Cancelliere, 13 Matías Orlando, 12 Santiago Gonzalez Iglesias, 11 Emiliano Boffelli, 10 Nicolás Sánchez, 9 Martin Landajo, 8 Juan Leguizamón, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Matias Alemanno, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustín Creevy, 1 Santiago Garcia Botta
Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Lucas Noguera, 18 Enrique Pieretto, 19 Guido Petti, 20 Benjamin Macome, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Juan Martín Hernández, 23 Matías Moroni

Scusate. Prima un appunto sull’assegnazione alla Francia del Mondiale 2023. Pare che in Irlanda siano furibondi con l’Italia, che in un primo tempo avrebbe promesso i suo voti per la candidatura di Dublino, cosa però che la FIR smentisce. Condizionali d’obbligo. Quale delle due versioni sia quella rispondente alla realtà non lo sapremo mai, perché è vero che ci sono gli incontri pubblici, le interviste, eccetera eccetera, ma siamo nel campo della politica (sportiva) e anche se dici una cosa nulla osta a muoversi diversamente nella concretezza dei fatti. D’altronde la corsa per l’assegnazione di un Mondiale è fatta anche di questo, di moine e di sgambetti, ed è assolutamente naturale chi ha in mano voti importanti si faccia debitamente corteggiare. La stampa di Dublino e dintorni paventa minacce nemmeno troppo velate che potremmo scontare nei prossimi anni, ricordandoci che è stata l’IRFU a difendere i nostri interessi quando invece Galles e Scozia…
A me spiace per la candidatura irlandese, parecchio anche, il mio personale tifo andava verso quella assegnazione, però quale sia stato il voto della FIR è chiaro che qualcuno lo avremmo scontentato comunque. E in ogni caso c’è un modo per scansare le ipotetiche ma possibili ripicche di Dublino: vincere. Con la nazionale e con le celtiche. Essere sempre competitivi e vincere (o rischiare di) il più possibile.

Freddezza e intelligenza per fermare Fiji ma per l’Argentina bisogna fare uno step in più

ph. Fotosportit/FIR

Sabato al Massimino non c’è stato un grande spettacolo ma la prestazione azzurra va valutata anche sotto altri aspetti. Pumas sconfitti a Twickenham dall’Inghilterra: a Firenze arriva un avversario forte ma mai così in difficoltà negli ultimi 8-10 anni

Che Italia abbiamo visto a Catania contro le Fiji? La partita è stata nel complesso poco spettacolare ma comunque molto intensa. I nostri ospiti sono noti per essere un mix alle volte esplosivo di potenza, fisicità e imprevedibilità, qualità che sabato pomeriggio non abbiamo quasi mai visto, non tutte assieme almeno, in parte perché va ricordato che i figiani si sono ritrovati solo all’inizio della settimana e non hanno avuto la possibilità di fare stage nel mese di ottobre, ma non va nemmeno sottovalutato il fatto che la nostra nazionale ha adottato un game plan mirato a minare alle basi le fonti del gioco avversario. Insomma, incontrare le Fiji a fine mese sarebbe stato sicuramente più complicato ma se i pacifici non sono riusciti a giocare come sanno parecchio merito va dato alla nostra squadra. E in effetti basta contare le volte che il XV in maglia bianca ha messo il naso nei nostri 22 metri: poche, davvero poche.

Per gli occhi quello andato in scena al Massimino non è stato un grande spettacolo, lo ripeto, ma va dato atto all’Italia di aver dato vita a una gara condotta in maniera molto intelligente, sempre molto fredda, con poche ansie e dalla grande concentrazione. Non era semplice o scontato: questa squadra non vinceva da un anno intero e affrontava la formazione che – almeno sulla carta – era la più abbordabile del trittico novembrino, non che le Fiji non siano un avversario da prendere con le pinze ma che Argentina e Sudafrica siano comunque un’altra cosa anche al netto delle loro attuali magagne penso sia affermazione che nessuno può contestare. La pressione di dover vincere per forza poteva fare brutti scherzi.
La tenuta mentale è stata buona, ma certo i 10 minuti finali del primo tempo potevano costarci carissimo: oltre alla meta di Nakarawa, sulla quale non mancano le responsabilità anche della nostra difesa, c’è stato l’errore di Hayward che si è fatto intercettare un calcio nei nostri 22 metri e che solo per una casualità non ci è costata un’altra marcatura pesante (e se l’arbitro avesse concesso la meta tecnica non ci sarebbe stato molto da protestare). Non è stato un black-out come tante, troppe altre volte ma sicuramente c’e stato un calo di tensione eccessivo, la squadra si è disunita e ci ha messo un po’ a ritrovarsi. Ma anche lì va detto che non abbiamo mai perso del tutto la trebisonda, sintomo di una convinzione crescente nei propri mezzi.

Mi sono piaciuti nel complesso un po’ tutti gli avanti, soprattutto le seconde linee, mentre i trequarti non hanno sempre trovato grandi spazi su cui agire e quando è successo sono stati bravi i figiani a portare le nostre folate sempre verso l’esterno. Ad ogni modo anche il nostro pacchetto arretrato si è mosso bene nel complesso sia in fase offensiva che difensiva. Budd, Ferrari, Steyn, Parisse, Canna, Castello hanno ben figurato, bravo anche Hayward nonostante quell’erroraccio a dare qualità alle ripartenze e a proporsi da play aggiunto all’occorrenza.
Sabato a Firenze ci aspetta un’Argentina che nelle ultime 19 gare ha vinto solo tre volte: certo bisogna ricordare che i Pumas se la devono vedere con All Blacks, Australia e Sudafrica nel Rugby Championship e che nei test-match del novembre 2016 hanno affrontato squadre come l’Inghilterra, il Galles e la Scozia. Però è innegabile che nonostante il talento e la tradizionale garra i sudamericani stiano attraversando un periodo complicato. Probabilmente è una crisi di crescita, dobbiamo essere bravi a raccogliere l’occasione. Come successe un anno fa con il Sudafrica, guarda caso proprio al Franchi.

L’Italia va a sprazzi ma non perde mai la testa: Fiji battute 19 a 10

ph. Marco Turchetto – RugbytoItaly

Partita complicata a Catania: azzurri che giocano bene e con intelligenza per mezz’ora circa, poi i pacifici trovano le contromisure e noi ci sfilacciamo. Italia che però non perde mai la calma e che torna finalmente (e meritatamente) a vincere

E’ un’Italia concentrata quella che scende in campo a Catania: i primi due minuti sono di marca figiana ma è giusto il tempo che la palla cambi padrone e al primo affondo nei 22 metri arrivano i primi punti con un piazzato di Canna.
Sono gli azzurri a menare le danze e al 10′ un bella incursione di Bellini – splendidamente imbeccato da Hayward che sembra già calato a dovere nella parte (ma quell’errore al 33′ con calcio di rinvio intercettato che poteva costarci una meta…) – viene fermata perché il sostegno dei suoi compagni arriva in ritardo di un soffio. Fiji cerca di reagire, ha ottimi spunti individuali, ma rimane sempre lontana dalla nostra area di meta, tenuta a debita distanza dalla nostra difesa. Al 20′ comunque anche gli ospiti trovano 3 punti con un calcio da fermo di Volavola.
L’Italia però è ordinata e gioca con intelligenza e al 28′ arriva la prima meta a firma di Simone Ferrari: poco prima della mezzora il tabellone dice 10 a 3 per noi. I pacifici alzano un po’ il ritmo e l’Italia si disunisce: dopo l’errore di Hayward al 33′ di cui ho detto prima, arriva al 38′ la meta di Nakarawa che sfugge a Minto e Parisse: si va al riposo in perfetta parità, 10 a 10.

Secondo tempo che inizia un po’ contratto da entrambe le formazioni ma è sempre l’Italia a cercare di impostare. Al 45′ Canna ruba una palla da una mischia seguita a una touche ma è in fuorigioco e la sua meta viene correttamente annullata. Gli azzurri spingono ma non sono lucidi come nel primo tempo, le Fiji non corrono rischi e la partita si complica non poco. Importante quindi la punizione con cui Canna ci riporta avanti di tre lunghezze al 53′, ancora di più quella di 4 minuti dopo.
Dopo un’ora di gioco accellerata dei ragazzi di Conor O’Shea che tornano a mettere in difficoltà serie le Fiji e che “guadagnano” anche un cartellino giallo comminato al 64′ a Volavola. I dieci minuti in superiorità numerica si chiudono senza che l’Italia faccia punti. Gli ultimi minuti sono una sofferenza ma alla fine portiamo a casa la partita grazie anche al calcio da fermo di McKinley si torna finalmente a vincere: 19-10. Il risultato c’è, la prestazione si è vista solo a sprazzi ma va bene così: si è vista una buona freddezza e non siamo mai andati in apnea contro un avversario che si sta ancora organizzando ma ostico e comunque forte. Oggi il bicchiere è mezzo pieno.
A lunedì.

Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Leonardo Sarto, 13 Tommaso Boni, 12 Tomasso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Dario Chistolini, 19 Marco Lazzaroni, 20 Giovanni Licara, 21 Edoardo Gori, 22 Ian McKinley, 23 Matteo Minozzi
Mete: Ferrari (28′)
Conversioni: Canna (29′)
Punizioni: Canna (4′, 53′, 57′), McKinley (76′)

Fiji: 15 Kini Murimurivalu, 14 Josua Tuisova, 13 Asaeli Tikoirotuma, 12 Jale Vatubua, 11 Timoci Nagusa, 10 Ben Volavola, 9 Frank Lomani, 8 Nemani Nagusa, 7 Akapusi Qera (c), 6 Semi Kunatani, 5 Leone Nakarawa, 4  Apisalome Ratuniyarawa, 3 Manasa Saulo, 2 Tuapati Talemaitoga, 1 Campese Ma’afu
Riserve: 16 Sunia Koto, 17 Peni Ravai, 18 Ropate Rinakama, 19 Sikeli Nabou, 20 Mosese Voka, 21 Henry Seniloli, 22 Levani Botia, 23 Vereniki Goneva
Mete: Nakarawa (38′)
Conversioni: Volavola (39′)
Punizioni: Volavola (20′)