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Cala il silenzio sui consigli federali, ma tanto non interessano a nessuno. Dicono.

Per la seconda volta consecutiva la FIR non diffonde il comunicato stampa di fine lavori dopo la riunione del parlamentino federale

“In consiglio federale si è parlato d’altro, perché non è uscito un comunicato, come al solito? Perché erano questioni burocratiche e organizzative, non credo di grande interesse pubblico”.
E’ un brevissimo stralcio di una intervista pubblicata sul Gazzettino lo scorso lunedì 6 novembre. A fare le domande Ivan Malfatto, a rispondere il presidente FIR Alfredo Gavazzi. Qualche giorno prima a Bologna si era tenuto il consiglio federale ma non era stato diffuso l’abituale comunicato stampa alla conclusione dei lavori e sul sito ufficiale non è stato pubblicato nulla. La scena si è ripetuta in questi giorni: sabato mattina, a Padova, si è tenuto un altro consiglio federale, ma ancora alle ore 8 di questo ultimo giorno di novembre – quasi una settimana dopo – non sappiamo ancora nulla di quello che si è discusso ed eventualmente deciso.
Probabilmente si è stabilito che anche in questa occasione i temi affrontati non erano di “grande interesse pubblico”. Quali siano i parametri usati per stabilire cosa sia interessante o cosa non lo sia non è dato sapere (in questo caso con grande coerenza, questo va detto).
Al termine di ogni consiglio dei ministri viene diffuso un comunicato stampa sui lavori: a volte i media ne parlano ampiamente, altre volte solo un po’, altre ancora quasi per nulla, ma sono le varie testate a decidere cosa sia interessante o meno. Ho fatto l’esempio del consiglio dei ministri, ma il CONI fa esattamente la stessa cosa al termine di ogni Giunta (limitatamente all’ordine del giorno), perché sono i media a stabilire se c’è qualcosa  di cui vale la pena parlare oppure no, non lo decide il CONI.

Il consiglio federale è il parlamentino della FIR, il luogo in cui proposte e normative dovrebbero essere discusse ed eventualmente correte, modificate, prima di diventare concrete. Uso il condizionale perché da tantissimi anni a questa parte il consiglio è sostanzialmente il notaio che timbra le decisioni prese dal presidente. Un passaggio formale, o poco più, dove si non si discute un granché. La presenza tra i consiglieri di due rappresentanti dell’opposizione dopo la tornata elettorale di settembre 2016 aveva sicuramente reso un po’ più vivace il tutto, ma da inizio ottobre Roberto Zanovello non c’è più, vista l’interdizione collegata alla vicenda della fuga di notizie che ha visto anche la condanna di Gianni Amore e Fulvio Lorigiola. Vicenda processuale ancora ben lungi dall’essere conclusa, ma l’interdizione è scattata subito.
Dove invece non ci sono fughe di notizie è dagli ultimi due consigli federali, di cui non si sa nulla o quasi: le sedi delle partite interne del Sei Nazioni 2018 di U20 e ragazze sono state ratificate lì, ma sono state comunicate separatamente (anche perché in quei casi bisogna attendere il via libera del board del torneo). Ma tanto “non sono di grande interesse pubblico”. O almeno è stato stabilito così. A posto.

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Novembre scatta la foto di un’Italia che ha cuore, ma impotente e con poche idee

ph. Fotosportit/FIR

Tre partite, una vittoria, una sola meta marcata, tanta volontà e la capacità di non andare quasi mai in ansia, ma anche poche opzioni e alternative. E una sterilità offensiva davvero preoccupante. Un momento per nulla facile del nostro rugby, l’ennesimo, ma forse ancora più difficile di altri

Che non ha la forza, la possibilità o i mezzi necessari al compimento di una data azione o funzione. Questa la definizione che la Treccani dà della parola “impotente”, perfetta fotografia dell’Italia vista sabato a Padova. Nulla da dire sulla voglia di ben fare messa in campo dagli azzurri, sulla grinta, sul cuore: la prova – se mai ce ne fosse bisogno – è in quel quarto d’ora passato in maniera continuativa nel secondo tempo dentro o appena fuori la linea dei 22 metri springboks a prendere a capocciate i sudafricani nel tentativo di piegarne la difesa e fare punti, ma senza ottenere nulla.
La partita era già chiusa, il sigillo lo aveva messo Kitshoff ad inizio ripresa con una meta che fermava il risultato sul 28 a 6, ma l’Italia non ha mai smesso di provarci. Il fatto è che quel quarto d’ora di azione insistita e inefficace è la fotografia dei nostri pregi e dei nostri limiti, evidenti gli uni e gli altri. Cuore? Sì. Grinta? A valanga, Voglia? Quanta ne volete. Ma anche incapacità di variare il piano tattico, pochi uomini in grado di vincere l’uno contro uno, la lentezza nei breakdown, una sterilità offensiva che è davvero allarmante.

Noi siamo questa cosa, piaccia o non piaccia, da tanti anni ormai. Qua e là troviamo delle pezze, otteniamo dei risultati che sono una panacea ma non servono a curare i mali di cui soffriamo, sono un oppiaceo buono per aiutarci a tirare avanti e a farci credere che davvero abbiamo svoltato, almeno per un po’. Però la realtà – prima o poi – si ripresenta nella sua crudezza.
Se segni una sola meta in tre gare non è che puoi sperare di ottenere un granché
: puoi vincerne una e non di molto, puoi limitare i danni in un’altra e non puoi fare nulla o quasi nella terza. Abbiamo giocato contro tre squadre che ci sono avanti nel ranking? Vero. Però ci sono dei però. Tipo che se viaggi intorno alla 13a-15a posizione di quella classifica e vuoi/devi giocare con le più forti non sono poi tante le formazioni che ti stanno dietro. Poi abbiamo affrontato Fiji che è squadra dalle grande individualità ma che si era ritrovata dopo mesi solo 4 giorni prima della partita: niente stage o raduni per i pacifici, niente preparazione monitorata, i giocatori che vengono utilizzati tanto/tantissimo nel campionato inglese o francese senza che lo staff tecnico della nazionale possa metter becco. Li abbiamo battuti, certo, ma non dominati. Le Fiji viste all’opera una settimana dopo erano già un’altra cosa.
L’Argentina è squadra forte, molto forte, ma indubitabilmente con parecchi problemi e protagonista della sua peggior stagione in termini di risultati da parecchi anni in qua. Il Sudafrica? Ha fatto il suo, non ha entusiasmato, non ha fatto certo stropicciare gli occhi, ci ha preso le misure e poi colpito facendo punti ogni volta che si avvicinava alla nostra area di meta. Un Sudafrica così così nel complesso e che ci ha battuto nettamente.

Qualche giorno fa ho scritto che “l’Italia è in quella fase in cui per vincere una partita del genere tutto deve andare alla perfezione e contemporaneamente dall’altra parte tante cose non devono funzionare a dovere”. Se qualcuno avesse dubbi basta buttare un occhio sul nostro score di un intero anno in cui abbiamo battuto proprio gli springboks a Firenze (nella loro versione peggiore da tanti anni in qua), in cui abbiamo messo in difficoltà l’Inghilterra grazie a uno stratagemma tanto intelligente quanto non ripetibile come la cosiddetta “fox”prendendo alla fine comunque 36 punti, in cui abbiamo perso di poco contro un’Australia che non ci ha affrontato certo con la bava alla bocca (intendiamoci: errore loro), in cui ci siamo fatti beffare da Fiji. In mezzo tanti ko pesanti e incolori.
Possiamo decidere di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, ma non lo è. E non lo è da tanto. Troppo. Il trend dell’ultima annata è purtroppo ampiamente negativo, le vittorie sono spesso exploit isolati e ogni passo avanti sembra se ne si faccia poi due indietro. Oh, lo ripeto, succede almeno dal Mondiale 2007, non da oggi. Il fatto è che siamo tifosi e appassionati, vogliamo bene ai nostri colori e quindi concediamo alibi, giustificazioni e “perché” che ad altri non concederemmo. E’ umano, ma non ci aiuta.

Penso che Conor O’Shea sia un bravo tecnico, la persona giusta per il nostro movimento, gli si sta (finalmente!) permettendo di costruire una struttura che se darà o meno risultati lo scopriremo con il senno del poi ma di sicuro è di buon senso. Sarebbe bello che le idee che sostiene trovassero concretezza, come quell’ascensore tra Eccellenza e franchigie che per qualche misterioso motivo rimane sempre in un cassetto. Detto questo non possiamo accontentarci delle parole del ct nel post partita: “Sono sicuro che rispetto al gruppo di un anno fa abbiamo fatto dei grandi passi in avanti, ma dobbiamo ricordarci che continuiamo a giocare ad alto livello contro grandi squadre. In questo momento la parola chiave deve essere resilienza davanti alla sconfitta. Con questo gruppo stiamo percorrendo un viaggio incredibile e vogliamo fare la differenza in futuro con una profondità di squadra sempre maggiore”.

Spero vivamente che il ct abbia ragione, sono il suo primo tifoso, però sono anni che sentiamo frasi consolatorie di questo genere e ne abbiamo fatto il pieno. Ci si racconta che la nostra è una squadra molto giovane (ma anche no: gli unici veramente giovani sono Licata e Minozzi, gli altri viaggiano dai 23/24 anni in su, la media delle formazioni schierate è attorno ai 27/28 anni), che la concorrenza interna sia aumentata ma alla fine in un mese abbiamo visto praticamente sempre la stessa formazione, che il fit è migliorato e lo è davvero, ma perché è tornato ai livelli di tre anni fa.
Bisognerebbe farsi domande serie sul reale livello tecnico complessivo del Pro14 e sui costi connessi alla nostra partecipazione: è sicuro che oggi il torneo celtico non ha alternative per noi, contro l’Eccellenza attuale ha gioco facile, ma a un’alternativa seria da iniziare a preparare nemmeno ci si pensa. E avere un domestic di livello più alto farebbe comunque comodo a tutto il movimento, sia che il Pro14 sia un’opzione o meno.

Abbiamo una montagna di problemi, una strada lunghissima da percorrere e il rischio che O’Shea diventi il parafulmine su cui scaricarli è alto: si sta esponendo, se i risultati non arrivano il conto verrà presentato soltanto a lui. E non se lo merita. tanto per dire: il presidente federale Gavazzi già dopo il Sei Nazioni aveva parlato di un torneo che lo aveva “lasciato perplesso”.
L’irlandese deve essere messo nelle condizioni di lavorare al meglio: sempre dopo il Sei Nazioni aveva detto che sarebbero state prese decisioni che “avrebbero dato fastidio a qualcuno”, quali siano però non si sa. Ad ogni nodo, per quanto possa magari sembrare paradossale in un momento certo non entusiasmante io gli rinnoverei il contratto già oggi.
Il mese di novembre ha sottolineato quante siano le problematiche che dobbiamo affrontare con armi che non sono al momento sufficienti e il Sei Nazioni è dietro l’angolo e partirà con l’Italia che sarà ancora una volta – l’ennesima – il vaso di coccio in mezzo ad anfore più robuste. Tempo non ce n’è molto e invece ne avremmo bisogno davvero tanto.

L’Italia ci prova, il Sudafrica fa e vince: a Padova finisce 6-35

A Padova l’Italia gioca in maniera generosa, ci mette cuore e voglia, ma concretizza pochissimo mentre gli springboks non brillano ma quando entrano nei nostri 22 metri vanno sempre – o quasi – a punti. Il nostro novembre si chiude così con una vittoria e due ko

Italia che inizia la partita con determinazione: nei primi minuti ha quasi sempre la palla in mano assieme al bandolo della matassa ma è un predomini poco fruttuoso con il Sudafrica che riesce a tenerci lontano dai suoi 22 metri. Al minuto 8 un bellissimo calcetto di Parisse ci fa conquistare una touche a tre metri dalla linea di meta: springboks stavolta in difficoltà e Canna può mettere la palla tra i pali: 3 a 0 per l’Italia.
Al 12′ il Sudafrica dà il via alla prima sua vera azione: diverse fasi di avanzamento continuo, quasi sempre per linee diritte, e nel giro di due minuti arriva la meta di Louw: Pollard trasforma è ospiti a +4.
Reazione azzurra che sfida la mischia avversaria andando in touche in una occasione in cui si poteva tentare la via dei pali, appuntamento con un calcio da fermo rimandato però solo di un minuto: al 19′ Canna ci riporta a -1. Scelta diversa fatta invece dal Sudafrica che al 23′ rinuncia a un piazzato facile e opta per la touche, dalla quale arriva la meta di Mbonambi a chiudere una rolling maul. Seconda marcatura pesante del XV in maglia verde alla seconda volta che entra nei nostri 22 metri. Sudafrica aventi 14 a 6.
Partita la cui inerzia scivola in mano ospite, con l’Italia che non gioca male e che prova sempre a far ripartire l’azione ma il cuore della gara si sposta nella nostra metà campo e al 34′ arriva la terza meta stavolta firmata da Venter. Pollard non sbaglia la conversione da posizione defilata e si va sul +15 springboks. Il primo tempo si chiude con un calcio da fermo di Canna che però sbaglia da posizione favorevole: 21 a 6 per il Sudafrica.

Il secondo tempo si apre con lo stesso andazzo con cui si è chiuso il primo e al 43′ c’è subito la meta sudafricana con Kitshoff. Azzurri che provano a reagire, Conor O’Shea manda in campo forze fresche (Zani, Ghiraldini, Giammarioli, Gori e McKinley per Luca Bigi, Andrea Lovotti, Abraham Steyn, Marcello Violi e Canna) ma i nostri attacchi per quanto volenterosi e – a volte – ben costruiti sono infruttuosi. Dopo il 50′ giochiamo una lunghissima fase offensiva a ridosso o nei 22 metri avversari con gli Springboks che reggono e tengono la palla lontano dalla linea di meta. Azzurri generosi ma che lamentano una evidente scarsità di alternative di gioco e un gap tattico di cui non si può non tenere conto.
Al 78′ quasi inevitabile arriva la meta di Motert. Finisce 35 a 6 per il Sudafrica. Sconfitta ineccepibile.

Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Angelo Esposito, 13 Tommaso Boni, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Giovanni Licata, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Tiziano Pasquali, 19 Francesco Minto, 20 Renato Giammarioli, 21 Edoardo Gori, 22 Ian Mckinley, 23 Matteo Minozzi
Mete:
Conversioni:
Punizioni: Canna (10′, 19′)

Sudafrica: 15 Andries Coetzee, 14 Dillyn Leyds, 13 Jesse Kriel, 12 Francois Venter, 11 Courtnall Skosan, 10 Handré Pollard, 9 Ross Cronje, 8 Duane Vermeulen, 7 Pieter-Steph du Toit, 6 Francois Louw, 5 Lood de Jager, 4 Eben Etzebeth (c), 3 Wilco Louw, 2 Bongi Mbonambi, 1 Tendai Mtawarira
Riserve: 16 Chiliboy Ralepelle, 17 Steven Kitshoff, 18 Trevor Nyakane, 19 Franco Mostert, 20 Dan du Preez, 21 Rudy Paige, 22 Elton Jantjies, 23 Warrick Gelant
Mete: Louw (14′), Mbonambi (23′), Venter (34′), Kitshoff (43′), Mostert (78′)
Conversioni: Pollard (17′, 24′, 34′, 44′), Jantjies (78′)
Punizioni:

L’Italia chiude il suo novembre con il Sudafrica, Treviso battuto dall’Ulster di un nulla

Italia 2017 novembre

ph. Fotosportit/FIR

Oggi alle 15 (diretta tv su DMAX) la sfida con gli Springboks a Padova, poi girandola di partite per tutta Europa: qui orari e informazioni. Ieri sera a Belfast Benetton beffata nei minuti finali dall’Ulster che si impone 23 a 22

Prima la cronaca di ieri era. E’ tornato in campo la Guinness Pro14 e a Belfast l’Ulster ha affrontato il Benetton Treviso: prova gagliarda ed efficace dei biancoverdi che però tornano dall’Irlanda con l’amaro in bocca a causa di un 23 a 22 (per i padroni di casa) che fa davvero male. Partita in cui Treviso parte bene, si porta sul 6 a 0, poi subisce il ritorno dell’Ulster ma nella prima a inizio ripresa impone il suo ritmo e piazza la meta di Barbieri che sembra spostare gli equilibri. Al 77′ arriva però la marcatura pesante di Trimble che lascia ai biancoverdi solo un punto di bonus che sta davvero stretto ai ragazzi di Crowley. Peccato.

Veniamo all’oggi. Ore 15, a Padova e in diretta tv su DMAX, l’Italia di Conor O’Shea affronta il Sudafrica nell’ultimo impegno di questo mese di novembre (per noi, gli springboks tra una settimana giocano contro il Galles). Un anno fa fu una vittoria storica per gli azzurri, un’affermazione imprevista e imprevedibile e – purtroppo – rimasta senza seguito, con un lunga scia di ko interrotta solo un paio di settimane fa a Catania contro Fiji.
Però qualche cosa si è mosso nel nostro rugby in questi mesi, difficile quantificarlo e individuarlo con  certezza al momento, ma sicuramente dei passi in avanti sono stati fatti. Secondo Planet Rugby vincerà il Sudafrica di 4 punti, uno scarto davvero minimo tenendo conto che i sudafricani sono comunque quinti nel ranking mondiale e noi tredicesimi. Vero che quella classifica va un po’ presa con le pinze ma quella distanza qualcosa vorrà pur dire. Perché allora solo 4 punti? Sfiducia in una squadra springboks che viene presa a schiaffi in Irlanda e che poi vince di un punto a Parigi contro una Francia in difficoltà? Oppure fiducia in quei passi in avanti fatti l’Italia di cui si diceva poco fa? Un mix delle due cose? Impossibile dirlo, ma il sito inglese ci vede evidentemente molto vicini, almeno in questo momento.
“Non pensiamo al Sudafrica, siamo concentrati su noi stessi” ha detto alla vigilia della partita il capitano azzurro Sergio Parisse, che poi spiega meglio: “Usciamo da una sconfitta con l’Argentina difficile da accettare, con un risultato che non rispecchia i valori del campo. C’è tanta voglia di rifarci soprattutto per gli ultimi dieci minuti del secondo tempo di Firenze. Gli Springboks sono una squadra diversa da quella di un anno fa, ma lo siamo anche noi e la volontà, forte, è di finire al meglio questo novembre. Se pioverà, come sembrano indicare le previsioni, sarà un gara forse non spettacolare, sicuramente molto chiusa, dove le fasi di conquista saranno la chiave del match”.

Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Angelo Esposito, 13 Tommaso Boni, 12 Tommaso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Giovanni Licata, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Tiziano Pasquali, 19 Francesco Minto, 20 Renato Giammarioli, 21 Edoardo Gori, 22 Ian Mckinley, 23 Matteo Minozzi
Sudafrica: 15 Andries Coetzee, 14 Dillyn Leyds, 13 Jesse Kriel, 12 Francois Venter, 11 Courtnall Skosan, 10 Handré Pollard, 9 Ross Cronje, 8 Duane Vermeulen, 7 Pieter-Steph du Toit, 6 Francois Louw, 5 Lood de Jager, 4 Eben Etzebeth (c), 3 Wilco Louw, 2 Bongi Mbonambi, 1 Tendai Mtawarira
Riserve: 16 Chiliboy Ralepelle, 17 Steven Kitshoff, 18 Trevor Nyakane, 19 Franco Mostert, 20 Dan du Preez, 21 Rudy Paige, 22 Elton Jantjies, 23 Warrick Gelant

 

GLI ALTRI MATCH DI OGGI 
Tante gare che promettono emozioni e spettacolo. La più attesa e interessante è sicuramente quella di Cardiff che mette di fronte un Galles non scintillante contro gli All Blacks mentre a Edimburgo è in programma Scozia-Australia. Da non perdere neppure Irlanda-Argentina, completano il quadro Inghilterra-Samoa e Francia-Giappone ma non vanno dimenticate Georgia-USA, Romania-Tonga, Namibia-Uruguay e Fiji-Canada.
Il programma con le formazioni.

Edimburgo, ore 15 e 30
Scozia: 15 Stuart Hogg, 14 Tommy Seymour, 13 Huw Jones, 12 Pete Horne, 11 Sean Maitland, 10 Finn Russell, 9 Ali Price, 8 Ryan Wilson, 7 Hamish Watson, 6 John Barclay (c), 5 Jonny Gray, 4 Grant Gilchrist, 3 Simon Berghan, 2 Stuart McInally, 1 Darryl Marfo
Riserve: 16 Fraser Brown, 17 Jamie Bhatti, 18 Zander Fagerson, 19 Ben Toolis, 20 Cornell du Preez, 21 Henry Pyrgos, 22 Phil Burleigh, 23 Byron McGuigan
Australia: 15 Kurtley Beale, 14 Marika Koroibete, 13 Tevita Kuridrani, 12 Samu Kerevi, 11 Reece Hodge, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Sean McMahon, 7 Michael Hooper (c), 6 Ben McCalman, 5 Blake Enever, 4 Rob Simmons, 3 Sekope Kepu, 2 Stephen Moore, 1 Scott Sio
Riserve: 16 Tatafu Polota-Nau, 17 Tetera Faulkner, 18 Taniela Tupou, 19 Lukhan Tui, 20 Lopeti Timani, 21 Nick Phipps, 22 Karmichael Hunt, 23 Henry Speight

Twickenham ore 16 (diretta tv su Sky Sport 2)
Inghilterra: 15 Mike Brown, 14 Jonny May, 13 Henry Slade, 12 Alex Lozowski, 11 Elliot Daly, 10 George Ford (cc), 9 Danny Care, 8 Sam Simmonds, 7 Chris Robshaw (cc), 6 Maro Itoje, 5 Charlie Ewels, 4 Joe Launchbury, 3 Dan Cole, 2 Jamie George, 1 Ellis Genge
Riserve: 16 Dylan Hartley, 17 Joe Marler, 18 Harry Williams, 19 Nick Isiekwe, 20 Courtney Lawes, 21 Ben Youngs, 22 Piers Francis, 23 Semesa Rokoduguni
Samoa: 15 Ahsee Tuala, 14 Paul Perez, 13 Kieron Fonotia, 12 Alapati Leiua, 11 David Lemi, 10 Tim Nanai-Williams, 9 Dwayne Polataivao, 8 Jack Lam, 7 TJ Ioane, 6 Piula Faasalele, 5 Chris Vui (c), 4 Josh Tyrell, 3 Donald Brighouse, 2 Motu Matu’u, 1 Jordan Lay
Riserve: 16 Manu Leiataua, 17 James Lay, 18 Hisa Sasagi, 19 Faatiga Lemalu, 20 Ofisa Treviranus, 21 Melani Matavao, 22 Rey Lee-Lo, 23 JJ Taulagi

Cardiff, ore 18 e 15
Galles: 15 Leigh Halfpenny, 14 Hallam Amos, 13 Scott Williams, 12 Owen Williams, 11 Steff Evans, 10 Dan Biggar, 9 Rhys Webb, 8 Taulupe Faletau, 7 Josh Navidi, 6 Aaron Shingler, 5 Alun Wyn Jones (c), 4 Jake Ball, 3 Tomas Francis, 2 Ken Owens, 1 Rob Evans
Riserve: 16 Kristian Dacey, 17 Wyn Jones, 18 Leon Brown, 19 Cory Hill, 20 Justin Tipuric, 21 Gareth Davies, 22 Rhys Priestland, 23 Jamie Roberts
Nuova Zelanda: 15 Damian McKenzie, 14 Waisake Naholo, 13 Ryan Crotty, 12 Sonny Bill Williams, 11 Rieko Ioane, 10 Beauden Barrett, 9 Aaron Smith, 8 Luke Whitelock, 7 Sam Cane, 6 Liam Squire, 5 Samuel Whitelock (c), 4 Patrick Tuipulotu, 3 Nepo Laulala, 2 Codie Taylor, 1 Kane Hames
Riserve: 16 Nathan Harris, 17 Wyatt Crockett, 18 Ofa Tu’ungafasi, 19 Scott Barrett, 20 Matt Todd, 21 TJ Perenara, 22 Lima Sopoaga, 23 Anton Lienert-Brown

Dublino, ore 18 e 30
Irlanda: 15 Rob Kearney, 14 Adam Byrne, 13 Chris Farrell, 12 Bundee Aki, 11 Jacob Stockdale, 10 Johnny Sexton, 9 Conor Murray, 8 CJ Stander, 7 Sean O’Brien, 6 Peter O’Mahony, 5 Iain Henderson, 4 James Ryan, 3 Tadhg Furlong, 2 Rory Best (c), 1 Cian Healy
Riserve: 16 James Tracy, 17 Dave Kilcoyne, 18 John Ryan, 19 Devin Toner, 20 Rhys Ruddock, 21 Luke McGrath, 22 Ian Keatley, 23 Andrew Conway
Argentina: 15 Joaquin Tuculet, 14 Ramiro Moyano, 13 Matias Moroni, 12 Santiago Gonzalez Iglesias, 11 Emiliano Boffelli, 10 Nicolas Sanchez, 9 Martin Landajo, 8 Tomas Lezana, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Matias Alemanno, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (c), 1 Santiago Garcia Botta
Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Lucas Noguera, 18 Enrique Pieretto, 19 Guido Petti, 20 Juan Manuel Leguizamon, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Jeronimo de la Fuente, 23 Sebastian Cancelliere

Nanterre, ore 21 (diretta tv su Eurosport 2)
Francia: 15 Scott Spedding, 14 Gabriel Lacroix, 13 Damian Penaud, 12 Henry Chavancy, 11 Teddy Thomas, 10 Francois Trinh-Duc, 9 Baptiste Serin, 8 Louis Picamoles, 7 Sekou Macalou, 6 Judicaël Cancoriet, 5 Sébastien Vahaamahina, 4 Romain Taofifenua, 3 Rabah Slimani, 2 Guilhem Guirado (c), 1 Jefferson Poirot
Riserve: 16 Camille Chat, 17 Daniel Kotze, 18 Sebastien Taofifenua, 19 Paul Jedrasiak, 20 Fabien Sanconnie, 21 Antoine Dupont, 22 Mathieu Bastareaud, 23 Hugo Bonneval
Giappone: 15 Kotaro Matsushima, 14 Lomano Lemeki, 13 Timothy Lafaele, 12 Harumichi Tatekawa, 11 Kenki Fukuoka, 10 Yu Tamura, 9 Yutaka Nagare, 8 Amanaki Mafi, 7 Michael Leitch (c), 6 Kazuki Himeno, 5 Shinya Makabe, 4 Wimpie van der Walt, 3 Jiwon Koo, 2 Shota Horie, 1 Keita Inagaki
Riserve: 16 Atsushi Sakate, 17 Shintaro Ishihara, 18 Asaeli Ai Valu, 19 Yoshitaka Tokunaga, 20 Fetuani Lautami, 21 Fumiaki Tanaka, 22 Sione Teaupa, 23 Yoshikazu Fujita

Un Sudafrica un po’ Dr Jekyll e un po’ Mr Hyde. Ma l’Italia deve farsi trovare pronta

Dr Jekyll Mr Hyde

Un anno dopo la storica vittoria azzurra di Firenze ci ritroviamo di fonte a degli Springboks con tanti problemi tecnici e ambientali e che sono al termine di un’altra stagione altalenante. Ma che rimangono una montagna altissima da scalare

Tre vittorie sulla Francia a giugno, con risultati pressoché identici (37-14, 37-15 e 35-12), poi un Rugby Championship un po’ così con due vittorie (entrambe contro l’Argentina), due pareggi con l’Australia e due ko con gli All Blacks che più diversi non potevano essere: al pesantissimo 57 a 0 di Albany è seguito il 24-25 di Cape Town con il terzo posto finale nel torneo e un -18 di differenza punti complessiva. Quindi le prime due sfide di questo mese di novembre confermano l’anima double face di questo Sudafrica targato 2017: prima la sconfitta nettissima e davvero dura di Dublino (38-3), poi l’affermazione di misura di Parigi ancora una volta contro i galletti per 18 a 17. E sabato a Padova gli springboks sono attesi dall’Italia, quindi la conclusione della lunghissima stagione la settimana dopo – il 2 dicembre – a Cardiff contro il Galles.

Un’annata da non buttare via, dove non mancano delle luci ma dove a dominare sono comunque le tinte un po’ fosche e in cui ci si aspettava una continuità maggiore, soprattutto una dimostrazione di personalità che si è intravista solo a tratti dopo un 2016 disastroso. Che lo scorso anno, lo ricordiamo, lo score del XV della nazione arcobaleno parla di un pareggio, 4 vittorie e 8 sconfitte. Un annus horribilis ben fotografato dai test-match di quel novembre che registrarono il 31 a 31 con i Barbarians e poi le tre sconfitte con Inghilterra, Galles e – soprattutto – con l’Italia.
Azzurri e Sudafrica si ritrovano ora di fronte a un anno da quella gioiosa – per noi – giornata di Firenze, rimasta purtroppo solo un exploit visto che la vittoria successiva i ragazzi di Conor O’Shea l’hanno raccolta solo una decina di giorni fa contro le Fiji a Catania.

A Padova l’Italia dovrà tirare fuori dal cilindro una prestazione maiuscola sotto tanti punti di vista per almeno 80 minuti, non uno di meno. Anzi, un paio in più non sarebbe male. E non è affatto detto che basti: perché vero che siamo davanti a una nazionale sudafricana che sembra voler vestire i ruoli di Dr Jekyll e Mr Hyde, ma che avrà anche il dente avvelenatissimo per quanto accaduto lo scorso anno al Franchi. La volontà di dimostrare che quello è stato solo un episodio sarà fortissima. Però.
Però il Sudafrica visto finora ha appunto convinto solo per brevi tratti e anche la vittoria di Parigi dello scorso sabato è stata ottenuta più con i muscoli e con l’abnegazione che non con la qualità e la testa. Qualità sudafricana che comunque c’è, avercene, sia chiaro, ma è una squadra ancora alla ricerca di una vera identità, con tanti problemi che coinvolgono sia il gruppo dei giocatori che lo staff tecnico (quest’ultimo sempre molto traballante).

Un risultato che dipenderà più da loro che non da noi, perché è inutile girarci troppo attorno: l’Italia è in quella fase in cui per vincere una partita del genere tutto deve andare alla perfezione e contemporaneamente dall’altra parte tante cose non devono funzionare a dovere. Non siamo a quel livello e la strada per raggiungerlo è davvero lunga, ma possiamo e dobbiamo provarci, farci trovare pronti (sono pronto a scommettere che vedremo un po’ di novità nel nostro XV titolare, con forze fresche o utilizzate poco che partiranno dal primo minuto), perché metti caso che sabato il Sudafrica indossi i panni di Mr Hyde…