Novembre scatta la foto di un’Italia che ha cuore, ma impotente e con poche idee

ph. Fotosportit/FIR

Tre partite, una vittoria, una sola meta marcata, tanta volontà e la capacità di non andare quasi mai in ansia, ma anche poche opzioni e alternative. E una sterilità offensiva davvero preoccupante. Un momento per nulla facile del nostro rugby, l’ennesimo, ma forse ancora più difficile di altri

Che non ha la forza, la possibilità o i mezzi necessari al compimento di una data azione o funzione. Questa la definizione che la Treccani dà della parola “impotente”, perfetta fotografia dell’Italia vista sabato a Padova. Nulla da dire sulla voglia di ben fare messa in campo dagli azzurri, sulla grinta, sul cuore: la prova – se mai ce ne fosse bisogno – è in quel quarto d’ora passato in maniera continuativa nel secondo tempo dentro o appena fuori la linea dei 22 metri springboks a prendere a capocciate i sudafricani nel tentativo di piegarne la difesa e fare punti, ma senza ottenere nulla.
La partita era già chiusa, il sigillo lo aveva messo Kitshoff ad inizio ripresa con una meta che fermava il risultato sul 28 a 6, ma l’Italia non ha mai smesso di provarci. Il fatto è che quel quarto d’ora di azione insistita e inefficace è la fotografia dei nostri pregi e dei nostri limiti, evidenti gli uni e gli altri. Cuore? Sì. Grinta? A valanga, Voglia? Quanta ne volete. Ma anche incapacità di variare il piano tattico, pochi uomini in grado di vincere l’uno contro uno, la lentezza nei breakdown, una sterilità offensiva che è davvero allarmante.

Noi siamo questa cosa, piaccia o non piaccia, da tanti anni ormai. Qua e là troviamo delle pezze, otteniamo dei risultati che sono una panacea ma non servono a curare i mali di cui soffriamo, sono un oppiaceo buono per aiutarci a tirare avanti e a farci credere che davvero abbiamo svoltato, almeno per un po’. Però la realtà – prima o poi – si ripresenta nella sua crudezza.
Se segni una sola meta in tre gare non è che puoi sperare di ottenere un granché
: puoi vincerne una e non di molto, puoi limitare i danni in un’altra e non puoi fare nulla o quasi nella terza. Abbiamo giocato contro tre squadre che ci sono avanti nel ranking? Vero. Però ci sono dei però. Tipo che se viaggi intorno alla 13a-15a posizione di quella classifica e vuoi/devi giocare con le più forti non sono poi tante le formazioni che ti stanno dietro. Poi abbiamo affrontato Fiji che è squadra dalle grande individualità ma che si era ritrovata dopo mesi solo 4 giorni prima della partita: niente stage o raduni per i pacifici, niente preparazione monitorata, i giocatori che vengono utilizzati tanto/tantissimo nel campionato inglese o francese senza che lo staff tecnico della nazionale possa metter becco. Li abbiamo battuti, certo, ma non dominati. Le Fiji viste all’opera una settimana dopo erano già un’altra cosa.
L’Argentina è squadra forte, molto forte, ma indubitabilmente con parecchi problemi e protagonista della sua peggior stagione in termini di risultati da parecchi anni in qua. Il Sudafrica? Ha fatto il suo, non ha entusiasmato, non ha fatto certo stropicciare gli occhi, ci ha preso le misure e poi colpito facendo punti ogni volta che si avvicinava alla nostra area di meta. Un Sudafrica così così nel complesso e che ci ha battuto nettamente.

Qualche giorno fa ho scritto che “l’Italia è in quella fase in cui per vincere una partita del genere tutto deve andare alla perfezione e contemporaneamente dall’altra parte tante cose non devono funzionare a dovere”. Se qualcuno avesse dubbi basta buttare un occhio sul nostro score di un intero anno in cui abbiamo battuto proprio gli springboks a Firenze (nella loro versione peggiore da tanti anni in qua), in cui abbiamo messo in difficoltà l’Inghilterra grazie a uno stratagemma tanto intelligente quanto non ripetibile come la cosiddetta “fox”prendendo alla fine comunque 36 punti, in cui abbiamo perso di poco contro un’Australia che non ci ha affrontato certo con la bava alla bocca (intendiamoci: errore loro), in cui ci siamo fatti beffare da Fiji. In mezzo tanti ko pesanti e incolori.
Possiamo decidere di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, ma non lo è. E non lo è da tanto. Troppo. Il trend dell’ultima annata è purtroppo ampiamente negativo, le vittorie sono spesso exploit isolati e ogni passo avanti sembra se ne si faccia poi due indietro. Oh, lo ripeto, succede almeno dal Mondiale 2007, non da oggi. Il fatto è che siamo tifosi e appassionati, vogliamo bene ai nostri colori e quindi concediamo alibi, giustificazioni e “perché” che ad altri non concederemmo. E’ umano, ma non ci aiuta.

Penso che Conor O’Shea sia un bravo tecnico, la persona giusta per il nostro movimento, gli si sta (finalmente!) permettendo di costruire una struttura che se darà o meno risultati lo scopriremo con il senno del poi ma di sicuro è di buon senso. Sarebbe bello che le idee che sostiene trovassero concretezza, come quell’ascensore tra Eccellenza e franchigie che per qualche misterioso motivo rimane sempre in un cassetto. Detto questo non possiamo accontentarci delle parole del ct nel post partita: “Sono sicuro che rispetto al gruppo di un anno fa abbiamo fatto dei grandi passi in avanti, ma dobbiamo ricordarci che continuiamo a giocare ad alto livello contro grandi squadre. In questo momento la parola chiave deve essere resilienza davanti alla sconfitta. Con questo gruppo stiamo percorrendo un viaggio incredibile e vogliamo fare la differenza in futuro con una profondità di squadra sempre maggiore”.

Spero vivamente che il ct abbia ragione, sono il suo primo tifoso, però sono anni che sentiamo frasi consolatorie di questo genere e ne abbiamo fatto il pieno. Ci si racconta che la nostra è una squadra molto giovane (ma anche no: gli unici veramente giovani sono Licata e Minozzi, gli altri viaggiano dai 23/24 anni in su, la media delle formazioni schierate è attorno ai 27/28 anni), che la concorrenza interna sia aumentata ma alla fine in un mese abbiamo visto praticamente sempre la stessa formazione, che il fit è migliorato e lo è davvero, ma perché è tornato ai livelli di tre anni fa.
Bisognerebbe farsi domande serie sul reale livello tecnico complessivo del Pro14 e sui costi connessi alla nostra partecipazione: è sicuro che oggi il torneo celtico non ha alternative per noi, contro l’Eccellenza attuale ha gioco facile, ma a un’alternativa seria da iniziare a preparare nemmeno ci si pensa. E avere un domestic di livello più alto farebbe comunque comodo a tutto il movimento, sia che il Pro14 sia un’opzione o meno.

Abbiamo una montagna di problemi, una strada lunghissima da percorrere e il rischio che O’Shea diventi il parafulmine su cui scaricarli è alto: si sta esponendo, se i risultati non arrivano il conto verrà presentato soltanto a lui. E non se lo merita. tanto per dire: il presidente federale Gavazzi già dopo il Sei Nazioni aveva parlato di un torneo che lo aveva “lasciato perplesso”.
L’irlandese deve essere messo nelle condizioni di lavorare al meglio: sempre dopo il Sei Nazioni aveva detto che sarebbero state prese decisioni che “avrebbero dato fastidio a qualcuno”, quali siano però non si sa. Ad ogni nodo, per quanto possa magari sembrare paradossale in un momento certo non entusiasmante io gli rinnoverei il contratto già oggi.
Il mese di novembre ha sottolineato quante siano le problematiche che dobbiamo affrontare con armi che non sono al momento sufficienti e il Sei Nazioni è dietro l’angolo e partirà con l’Italia che sarà ancora una volta – l’ennesima – il vaso di coccio in mezzo ad anfore più robuste. Tempo non ce n’è molto e invece ne avremmo bisogno davvero tanto.

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41 thoughts on “Novembre scatta la foto di un’Italia che ha cuore, ma impotente e con poche idee

  1. superignazzio

    Buongiorno Paolo, condivido e contesto quanto hai scritto:
    condivido le affermazioni sullo sviluppo del movimento, sull’incapacità di attuare riforme (non voglio dire volontà perchè è solo lunedì mattina), sul dinamismo del management federale
    contesto il pessimismo riguardo lo stato della nazionale e del movimento intero, Licata ha fatto la trafila federale e un certo Aboud ne ha volutamente limitato le presenze in serie A, risultato il ragazzo al terzo cap a 20 anni è stato uno dei più positivi, solo lui e Castello hanno bucato la difesa e portato avanti palloni battendo l’avversario diretto

    sono dell’idea che stare a guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto non ha senso se stiamo parlando di un bicchierino da grappa e poi dobbiamo confrontarci col calice di champagne o peggio il boccale da birra da 1 pinta, perchè ad oggi l’Italia è una nazionale tier 1 e questo è un dato di fatto

    ci siamo (finalmente con mille punti esclamativi) messi nelle mani di uno che ne capisce, che sà come si forma una squadra e la si porta al successo e la riprova la si vede da che razza di gente si è circondato, persone altamente qualificate come mai ne abbiamo viste occuparsi del nostro movimento

    ti preanncuncio già che prenderemo seri schiaffi da inghilterra, irlanda e scozia, perderemo sicuramente contro il galles e probabilmente anche contro la francia
    ma va bene così perchè tanto l’alternativa a quanto abbiamo ora non c’è e se ci fosse voglia di inventarsela sarebbe mille volte peggio

    Se il capitano ha detto che abbiamo un futuro perchè non dovremmo credergli? alla fine del 6N pre O’shea aveva lanciato accuse manco troppo velate e oggi davanti agli stessi penosi risultati parla di futuro, o si è rincoglionito (non credo proprio), o se ne frega (non credo proprio), oppure vede che lentamente ci sono dei miglioramenti organizzativi che ci porteranno piano piano a costruire un futuro decente dove potremo essere davvero una nazionale tier 1

    Ho fiducia nel futuro, mi aspetto dei miglioramenti tangibili ma nei test di novembre, alle prove generali del mondiale, tutto questo senza dimenticare chi ci ha rovinato in questa maniera lasciando tutto com’era 20 anni fa!!!

      1. ragione o no alternative non ce ne sono. Progetto, lavoro e tempo. Tanto tempo. A meno che iniziamo a inseguire i soliti ragionamenti con OS non capisce nulla mettiamoci Bradley, Hansen o il padreterno.

    1. LiukMarc

      Anche quelli che lo hanno preceduto ne capivano di rugby, il fatto è che ci possiamo pure mettere Hansen e Smith, ma se la baracca attorno cambia con la lentezza dei bradipi addormentati, il settore giovanile non se lo fila nessuno e i club dell’Eccellenza remano in 10 direzioni diverse, facciamo poco.
      Poi sono d’accordo: alternative non ne vedo

  2. LiukMarc

    Paolo pensa che se CO’S fosse stato d’accordo io il contratto glielo avrei proposto oltre il 2019 fin dall’inizio, per fargli capire quanto ci serva e quanto importante sia il lavoro che gli chiediamo.
    E cosi il prossimo presidente federale avrebbe potuto dire che non l’ha scelto lui… 😀 (si scherza eh)

    1. Ginger

      Si è sempre in tempo a proporgli il prolungamento oltre il mondiale. Anzi io non aspetterei nemmeno il prossimo 6N per fargli capire quanto sia importante programmare a lungo termine.

  3. Tonius71

    Ho già espresso il mio pensiero su Cos ed il suo staff.Tanto per la cronaca : meno male che sono arrivati loro
    Non capisco una cosa però,non sono addentro al problema come alcuni di voi è per questo chiedo conferma : ho letto qualche giorno fa un intervista al presidente delle Fiamme Oro,il quale sosteneva che per loro era un onore dare giocatori alla franchigia ( zebre) è che sorte a che anche gli altri club di Eccelenza facessero lo stesso . Aggiungeva che la Fir stava elaborando un protocollo da dare a tutti i club. Questo mi fa capire: a) i clubs non vogliono dare i giocatori alle franchigie (perché?) B) non è colpa della Fir se il sistema non funziona ( sta elaborando un protocollo per mettere d’accordo tutti..
    Sicuramente la verità sta nel mezzo…sappiamo che le due franchigie avranno le accademie collegate dal prossimo anno ma Il lavoro di Cos e dello staff se non si sblocca questa situazione rischia seriamente di venire rallentato
    Siamo in work in progress ,serviranno non mesi ma anni.
    Bisogna però tenere botta è lavorare duramente
    N.b
    Sono al lavoro e scrivo dal cell.. Scusate gli strafalcioni.,ma sto maledetto sport mi sta entrando nell’anima

    1. Tonius71

      La mia era una domanda. Visto che ne sai di più ,senza ironia,ti chiederei di spiegarmi le responsabilità della Fir,perché stando a quello detto dal presidente delle FF.OO mi par di capire che chi si mette di traverso sono i clubs

      1. di chi è colpa se da 8 anni di PRO12/14 non è stato istituito un serio programma di coordinamento tra franchige professionistiche e clubs “eccellenti”?

        Mio? Tuo? Di Montella?

        O magari degli organi federali preposti a questo tipo di decisioni?

    2. superignazzio

      hai letto l’articolo della gazza dove diceva che Aboud aveva limitato le presenze di Licata con l’accademia in sere A

  4. Giovanni

    Durante il secondo tempo con i Boks ad un certo punto ho avuto un flashback: mi son tornate alla mente immagini di certe partite degli azzurri di quindici anni fa, in cui si andava dritti per dritti a fare gli autoscontri. Rispetto ad allora meno inavanti e maggiore tenuta fisica e mentale. COS sta facendo tutto ciò che può ed anche qualcosa in più, ma emergono chiarissimi i limiti d’impostazione ricevuti dai ragazzi durante gli anni della formazione. Ieri sulla pagina FB di Rino Francescato c’era un post che era una dichiarazione di ammirazione verso il modo di giocare dei giapponesi e, al contempo, un grido di dolore verso i mali cronici che affliggono il rugby italiano. Mentre lo leggevo mi tornava in mente quel “cambiamento nella continuità” che, più di mille analisi, è la summa di ciò che il rugby italiano era e vuole continuare ad essere. Ieri un papà raccontava che il figlio, under10, ha deciso di mollare il rugby per dedicarsi ad altro, stufo com’era di dover fare “le ammucchiate attorno al pallone e doverlo passare sempre al più grosso”. Non ho figli, ma sospetto che 20 anni fa funzionasse alla stessa maniera: è aumentato il numero di praticanti, non è cambiata la mentalità.

    1. rollingman

      la citazione del minirugby è un pò infelice, invece sul flashback ti assicuro che ce li ho anch’io.
      A volte questa nazionale sembra un incubo che si ripropone.
      In generale guardo la nazionale e l’ho vista dal vivo a Firenze (poerannoi), ma se la FIR pensa che avrà altri miei soldi si sbaglia di grosso.

  5. Hrothepert

    Eccola la, ogni tanto rispunta la “Linea…Munari” (Paolo, non perchè te l’ abbia dettata lui, ma perchè Munari è colui che per primo l’ ha lanciata.), di mettere in discussione la partecipazione al torneo celtico, prospettarne un abbandono e puntare sul rafforzamento del campionato nazionale; al netto della differenza nel background rubystico, a voi seguaci del Munari pensiero (naturalmente ogni opinione è sacra e rispettabile), non saltano agli occhi i risultati che sta ottenendo la Scozia?
    La Scozia, non troppi anni fa, era al nostro livello, si giocava tutti gli anni l’ ultimo posto con noi nel 6Ns, non così raramente pativa sconfitte con gli azzurri, sia a Roma, che a Murrayfield, e come ne sono usciti? Semplicemente seguendo un percorso diametralmente opposto a quello da te auspicato,strutturando in maniera piramidale il movimento, completamente in funzione delle franchigie celtiche, che sono propedeutiche alla nazionale e adesso hanno sfiorano il colpaccio contro gli AB e asfaltano gli Wallabies; il problema è che noi l’ esperienza celtica l’ abbiamo affrontata all’….italiana, con i club che remano contro e una Federazione che non sa, o non vuole, imporre loro la linea da seguire; COS ha iniziato a mostrare come si affronta il proessionismo: sinergia tra staff della nazionale e delle franchigie; ora rimane da organizzare il rapporto tra queste ultime e i club (seconde squadre, ascensori bidirezionali tra club e franchigie ecc.) e riformare l’ insegnamento nel Rugby di Base (che è la cosa più ardua da attuare!!).

    1. beh, la Scozia era nel torneo celtico anche negli anni prima, quelli delle vacche magre.
      Io non sono contrario a prescindere alla Celtic, ma va fatta in un certo modo e senza abbandonare il domestic. La Scozia ha un bacino con una tradizione più antica e radicata, ma è anche molto più piccola, non è un dettaglio

    2. gian

      tu continui a prendere in considerazione un domestico alle attuali condizioni, e in queste siamo tutti d’accordo che il pro14 è non solo necessario, ma irrinunciabile, diverso se ci fosse uno sviluppo, su cui nessuno spinge ed ad ora impronosticabile, che portasse i club domestici ad avere un budget simile ad una “celtica”, certo che se si fa fatica a programmare per due, immagina per tenere insieme tante realtà diverse.
      per quanto riguarda la collaborazione tra franchigie, club e fed, il problema non è di una parte sola (poi c’è chi è più disponibile e chi meno), ma di tutti i soggetti, che pretendono vantaggi per se e nessun onere, tutto qui

    3. Non so in quale percentuale abbia inciso ma la Scozia senza gli equiparati giusti nei ruoli che servivano e al momento giusto ( poco prima dell’inizio dei mondiali ) le ha buscate da noi a Murrayfield. ( e tralascio il discorso della ricerca dei nonni in cui sono super esperti ).

      Questo per dire che secondo me non penso che basti il draft o ascensore a risolvere tutti i mali del rugby Italiano.

      M’incuriosisce di più il Giappone, come cavolo fanno ad avere giocatori con quelle skill ? quanti anni di lavoro ci sono dietro ? Non penso sia merito del super rugby visto che ci sono da pochissimo.

      1. LiukMarc

        Anche i giapponesi qualche equiparato ce l’hanno (specie tra i tre-quarti), ma loro hanno anche una struttura (e ricchezza) di club che riesce ad attirare giocatori ed allenatori internazionali, una combinazione unica di franchigia in SR e campionato nazionale di livello, e un sistema di sport universitario che noi ci sogniamo.

      2. Mr Ian

        di club dal poter economico impressionante, capace di attirare campionai di fama mondiale, seppur giocando un campionato nazionale. Oltre ai giocatori, ci saranno anche staff competenti e numericamente adeguati, ed alla base come sempre una federazione che punta forte sul rugby giovanile.

    4. Ginger

      Io penso che non ci possa essere una Nazionale forte senza un campionato domestico competitivo. La Celtic è importante ma solo se tutto il sistema rugby funziona in forma sinergica dove al vertice della piramide c’è l’Italia. Se si riuscisse ad incanalare tutte le energie in un’unica direzione col tempo si riuscirebbe a fare qualcosa di buono. Quindi discutere della nostra partecipazione al Pro14 in termini di argomento prioritario è un esercizio sbagliato e sterile. Cominciamo a ragionare su cosa fare per rendere competitivo il rugby delle società e così ci mettiamo sulla strada giusta.

    5. gsp

      Anch’io sono pronto a considerare qualsiasi altro meccanismo o soluzione che funzioni.

      Faccio solo notare che con un campionato che costa relativamente poco rispetto agli altri campionati professionistici, Scozia ed Irlanda hanno delle nazionali a livello delle migliori ed un Galles meno decifrabile ma capace quasi di tutto. Altro che truffa 14. QUindi, invece di andare a trovare sistemi per i quali ci sono pochissime evidenze e di dubbia applicabilita’ (non hai le risorse di FRA ed ING e nemmeno Jap, e non hai la qualita’ formativa ARG), magari meglio insistere su quelli invece che e’ certificato che funzionino se metti in pratica le migliori pratiche che mettono in atto gli altri. Magari chiamando chi le mette in pratica dagli altri e cambiando senza pieta’ quello che non funziona.

      Cmq tornare indietro oggi che si iniziano a vedere risultati anche formativi ed una gestione apicale, a me sembra un po’ la barzelletta dei 100 cancelli, dove torni indietro al 99′.

  6. gian

    sicuramente dei miglioramenti ce ne sono, difficile, invece, capire che strada si stia prendendo, l’eccellenza stà leggermente aumentando di qualità, ma essere semipro o semidilettantistica, senza contatti con il pro, tranne che per alcune realtà ed in maniera disomogenea e particolare, è limitata nelle possibilità di crescita, il sistema accademico chiuso non è l’ideale, le accademie delle franchigie… vedremo, intanto quella che c’era l’hanno spostata, le franchigie cominciano a far vedere qualcosa, ma anche loro sono ancora incostanti e di fascia bassa in pro 14, tutti in nazionale sono felici ed allegri, ma i risultati stentano.
    vero ci vuole tempo e tanto lavoro, ma bisognerebbe capire se lo staff sa quali sono le criticità e ci stà lavorando per superarle, altrimenti le belle parole sembrano solo le ennesime prese in giro.
    per quanto riguarda i giovani fenomeni, o presunti tali, non è che non ne siano mai venuti fuori anche prima, il sistema c’entra relativamente, i bambini hanno sempre teso a giocare a grappolo, lasciando stare che fino a 20 anni fa anche gli U11, primo livello di giovanili, avevano i ruoli e si giocava a rugby come i grandi, con tanto di mischie e di touche, poi è subentrata un’idea moderna e si è cominciato a non aver ruoli, il problema non sono i bambini, ma gli allenatori, di buonissima volontà, ma sicuramente poco preparati tecnicamente o mentalmente, poi il sistema di gioco non aiuta sicuramente.
    il bicchiere non lo vedo ne mezzo pieno ne mezzo vuoto, al momento è mezzo e basta

  7. Mr Ian

    Che O’Shea farà da parafulmini non ne avevo il minimo dubbio il giorno in cui è stato annunciato, nè mi sorprenderò quando arriveranno le prime critiche pesanti, cosa che mi pare qualcuno fece già dopo il primo 6N. Io rimango sempre dell idea che i suoi predecessori non erano degli incompetenti, anzi, lo stesso vituperato Brunel oggi a Bordeaux si sta togliendo belle soddisfazioni.
    Apprezzo ed ammiro O’Shea, l unico che cerca di dare una parvenza di rugby pro in un contesto da osteria, l unica cosa che capisco meno è il suo approccio tattico alla nazionale. Mi spiego meglio, ogni nazionale bene o male esprime o cerca di riproporre il gioco di un blocco di club, penso alla Scozia che in attacco e molto simile ai Warriors, al Galles con gli Scarlets, all Irlanda con Leinster e così via, forse gli unici amorfi come noi sono i francesi…cmq O’Shea in questo novembre non ha minimamente trasmesso la sua idea di gioco, secondo alcuni sta affrontando il processo per tappe ed oggi siamo alla fase dei fondamentali, discorso condivisibile in parte, nel senso che cmq non sta lavorando con amatori che si incontrano la domenica per giocare, ma con i giocatori che vengono da due club pro, che affrontano una competizione di alto livello e che sopratutto hanno due allenatori che bene o male danno un impronta alle loro squadre, forse sta facendo meglio Bradley al momento…Magari secondo O’Shea come giocano le Zebre forse è un atteggiamento troppo offensivo che ci farebbe esporre il fianco ai contrattacchi, per cui in primis meglio non prenderle, ma certamente mi sento di dire che questa è l Italia che ha espresso il peggior gioco degli ultimi 5, 6 anni. Non è riuscita a trasmettermi nessuna idea precisa di cosa voler fare con il pallone in mano o come cercare di arrivare a far meta.
    Detto questo, al momento non ci sono altre soluzioni, se non curare i “dettagli” di quello che non funziona a livello di movimento, ormai problemi noti a tutti. Continuare ad aver fiducia nel lavoro di O’Shea, perchè cmq lui è l uomo giusto per questo lavoro a lungo termine, ed infine sperare anche che i club di Eccellenza si rendano conto che non sono un appendice dell alto livello italiano, bensì sogno gli ingranaggi che portano il giocatore all alto livello…

    1. Bangkok

      In questo TM è apparso proprio questo paradosso: O’Shea che propone una 3/4 -mediana compresa-abituata a giocare spavalda, garibaldina. Una linea veloce di una squadra che abitualmente segna tanto ma subisce moltissimo.
      Lui invece, al momento vuole un gioco più lento e controllato, ecco allora Violi che rallenta il passaggio al #10, ecco Hayward che non si inserisce.
      Allora mi dico, che senso ha giocare con una mediana non abituata o consona al piano di gioco che (legittimamente) vuoi proporre?
      O segui coerentemente le tue idee ed allora di scegli un #9 ed un #10 diversi oppure ti tieni quelli ma allora imposti la squadra in maniera diversa.

  8. Il Camerlengo

    Complimenti al Giappone.
    Ma giusto per dare a Cesare quell che è di Cesare, tra I 23 giocatori che hanno pareggiato in Francia c’erano:
    Lemeki (Tonga)
    Lafaele (Samoa)
    Mafi (Tonga)
    Leitch (N.Z.)
    Van Der Walt (South Afrika)
    Koo (Korea)
    Ai Valu (Tonga)
    Lautami (Tonga)
    Teapua (Tonga)

    Io ne conto 9 su 23,mica cotiche
    Poi comunque tanto di cappello ai Giapponesi.

    1. Giovanni

      Beh anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo schierato Budd, Steyn, McKinley e Hayward. Se ci aggiungiamo Parisse e Chistolini cresciuti e formatisi all’estero, non possiamo dircene immuni neanche noi. E tutto ciò al netto del fatto che a me le equiparazioni non hanno mai entusiasmato, chiunque le faccia. Penso che l’attenzione sia però preferibile porla sul loro modo di giocare: visto come il loro 9 faceva ripartire il gioco dai raggruppamenti? A me non dispiacerebbe affatto avercene così anche noi…

    2. jacoponitti

      9 su 23 sono tanti, ma noi negli ultimi 15 anni abbiamo sempre viaggiato su numeri simili e, molte volte, anche più alti. Questo non è un fattore secondario se si vuole giudicare con equità il lavoro di OS. La nazionale scesa in campo in questi TM, a differenza di molte di quelle degli ultimi anni, ben rappresenta il nostro movimento. Abbiamo schierato una media di 5,66 giocatori non di formazione italiana su 23 (Parisse compreso, ovviamente), scendendo per la prima volta sotto il 25% dal 6 Nazioni del 2000 ( allora ne schierammo il 21,8%).
      Le percentuali negli anni sono sempre state al di sopra del 35% (più o meno come quelle del Giappone, quindi) raggiungendo il picco massimo con quel ct che diceva “italiani no buoni pe’ rugby”, il quale utilizzò una media di 11 giocatori di formazione straniera su 22 nel 6 Nazioni del 2011 (almeno in questo è stato coerente con il suo credo). Quindi in quel torneo il 50% dei giocatori utilizzati dalla nostra nazionale non proveniiva dal nostro movimento, il doppio di quelli usati in questi TM (quando per la precisione ne abbiamo usati il 24,6%) Come si può paragonare quella nazionale (e molte altre prima e dopo di lei) a quella di OS? Oggi, al contrario di quanto accadeva allora, giochiamo con molti ragazzi che, nel bene e nel male, abbiamo formato noi, con i nostri club e le nostre accademie.

  9. Meridion

    Alcune considerazioni diciamo OT:Guardando al rugby globale, noto un certo ”regresso/cambio di tendenza” nel gioco delle 4 grandi dell’Europa Continentale (Fra,Ita,Rom,Geo) il cambio dal gioco dinamico a quello ”tamarro” dei francesi è pauroso certo hanno tutta la forza per cambiare le cose, noi siamo fermi da un pezzo, dal 2007 si è perso smalto in attacco anche se è aumentata la profondità e la media tecnica ma si respira aria da Caporetto…spero il 1918/2018 sia da svolta, la Romania si è ripresa dal crollo del socialismo da poco e sembra puntare al kilorugby (anche negli anni ruggenti comunque il gioco alla mano non era punto forte), La Georgia è sulla bocca di tutti anche loro autoscontri ma attenzione che sono in una fase delicata e crescono. Guardando a fijiani(e in parte Tonga) e Giapponesi io li vedo messi meglio anche dei francesi! Certo c’è a chi piace il tiki taka e a chi il catenaccio..ma visto che World rugby vuole il league a 15… Visto che tra le quattro elencate l’unica che gioca in Pro14 le cui nazionali esprimono un rugby equilibrato/totale è l’Italia, oro che trasmutiamo in ”fango” perchè non c’è sinergia tra base e piramide. (ah specifico che ero un avanti pesantone lumacone tontolone tamarrone :D)

  10. Giovanni

    Secondo me il punto non è tanto discutere di “Pro14 si o Pro14 no”, ma capire quali siano i progetti sul medio e lungo periodo da parte dei dirigenti del nostro rugby. Abbiamo un presidente rieletto che, in campagna elettorale, aveva parlato di accademie delle franchigie: a che punto siamo con tale proposito? Poi aveva anche accennato a ridurre a 8 il numero di squadre partecipanti all’Eccellenza, salvo poi decidere di portarle a 12 dal prossimo anno (e da 24 a 30 in serie A); benissimo, ma quali sono state le considerazioni progettuali che hanno spinto a tale cambio di decisione (e quali erano precedentemente quelle che facevano propendere per la riduzione?)? Ed ancora, tre mesi fa c’è stata la “questione-The Rugby Channel”, sollevata da Reggio Emilia: in quella circostanza si è rilanciata la proposta della Lega dei club. Adesso non se ne parla più: che fine ha fatto? Inoltre, qualche stagione fa si faceva un gran parlare dei Dogi e della necessità per il Veneto (ed il nordest) di mettere a fattore comune le esperienze e gli interscambi tecnici: è ancora in piedi tale progetto o sta lentamente appassendo? La Francia ha appena ottenuto l’aggiudicazione dei mondiali 2023, grazie anche ai nostri voti: quali sono i progetti in comune, di cui avevano discusso a Milano Gavazzi e Laporte, che dovrebbero venir realizzati e quando verranno effettivamente promossi? Nel programma elettorale del movimento di governo si avanzava il proposito di aumentare il numero di accademie, sappiamo invece che tale numero è stato ridotto: quali iniziative verranno prese per tentare, almeno in parte, di aiutare a colmare il gap del sud, dopo la chiusura di ben due di esse (ricordiamo che il tanto celebrato Licata viene dalla Sicilia)? Altro capitolo: l’anno scorso si son disputati due confronti tra l’Emergenti ed un club del domestic scozzese: secondo quanto dichiarato, avrebbe dovuto essere l’inizio di un costante confronto stagionale tra il loro ed il nostro domestic, invece si è deciso di troncare sul nascere tale progetto: verrà ripreso? Verrà sostituito da qualcosa d’altro?
    Come si capisce da questi esempi, la voglia di proporre e di fare non manca, ma spesso ci si perde per strada oppure si dà seguito a qualche proposito, ma senza dare l’impressione di aver a monte un progetto dato da una precedente analisi che guardi al lungo periodo, alla sostenibilità e agli effetti che tale decisione può avere.

  11. luis

    Caro Paolo,abbiamo voluto fare i professionisti al solito all’italiana, senza volerlo veramente, senza capacità e competenze. Solo dei numeri drammaticamente e impietosamente negativi hanno portato all’arrivo di COS e Company, non già una scelta pensata per migliorare e liberare da un immobilismo regressivo il rugby italico.Al di là di tutto va comunque bene perché le persone arrivate sono in gamba, ma non basta : bisogna che chi/coloro che elaborano un progetto e/o ne sono parte si assumano anche le responsabilità di tutto questo e al momento del tirare le somme se non ne sono state capaci si devono fare da parte. Non basta più cacciare l’allenatore o il presidente: se ne devono andare anche gli altri.
    Poi risulta sempre più evidente che allenatori/educatori di buonavolontà non bastano, ci vogliono competenti e capaci, è lo stesso professionismo che lo richiede e se non siamo all’altezza ( o non vogliamo) si torni all’anonimo rugbysalamella con buona pace di tutti.
    Per finire due considerazioni: l’ascensore eccellenza/franchigie e viceversa non lo vogliono i presidenti dei club ( che sono quelli che hanno scelto il presidente, quindi. . . )e il livello del ns campionato maggiore non è assolutamente migliorato (a mio personalissimo modo di vedere).

  12. atley73

    dopo la partita contro il sudafrica il lato oscuro si è impossessato anche di me…tristezza pessimismo, mestizia e amarezza mi hanno accompagnato per alcuni giorni…ma (!) all’improvviso la luce! del resto sono un inguaribile ottimista e dopo qualche giorno di sofferenza, sono ritornato in me, ed è riflettendo sulla situazione della nazionale che sono tornato ad avere fiducia nei nuovi innesti, in quei giovani che il pessimismo cosmico che domina nelle opinioni dei commentatori più addentro del sottoscritto (che addentro non è per nulla), porta gli stessi ad indicare gente di 23/25 anni come prepensionanti …credo che con tutte le colpe che può avere la classe dirigenziale della fir, non si possa comunque dare merito a chi lavora sul campo di aver cresciuto – in questi anni bui – gente come campagnaro, morisi, sarto (nidiata degli “old”), ma anche come bellini boni ferrarini fuser castello ecc.. (nidiata dei quasi old) oltre ai giammarioli, ai minozzi, ai licata ecc… (nidiata dei troppo giovani) che hanno tutti la sventura di essere subentrati in una nazionale desertificata dalle politiche miopi degli ultimi 3 o 4 lustri… Tutto bene quindi? Certo che no, a me piace andare allo stadio e gioire per la vittoria, mica per masticare amaro dopo la partita, però, credo che non ci si debba far prendere dallo sconforto dopo prestazioni come le ultime dell’italia e nemmno dall’ottimismo immanente che aleggiava (quantomeno nel sottoscritto) nel pre e post fiji…
    ci vuole, come al solito, equilibrio, e in tutto questo credo che si debba dar ragione a Parisse, ma anche ad O’shea (che guarda al rugby italiano in prospettiva), ed anche a Bradley e a Crowley, che non credo siano venuti attratti dagli ingaggi quanto piuttosto convinti di poter lasciare un buon ricordo di loro stessi…
    Che dire, quindi, alla fine di questa sconclusionata divagazione…dico che, come voi appassionati, sono pronto ad un sei nazioni agro ed asperrimo, ma sono sicuro che nonostante tutto, una partita a Roma andrò a verderla, certo che vinceremo 🙂

  13. Ermy

    Oggi su Il Gazzettino è riportata una dichiarazione di COS del tipo : veniamo da 20 anni di immobilismo! Serve aggiungere altro?

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