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L’Italia U20, i Jaguares e Sergio Parisse: tutto nel Tinello di Vittorio Munari

L’inizio è per il recente torneo iridato degli azzurrini, poi si passa al Super Rugby che vede in finale una squadra argentina. Quindi il tema World Rugby tra regole e soldi. E si chiude con il capitano azzurro che ha firmato un contratto con il Tolone… Palla a Vittorio!

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Zani e Parisse i due grattacapi per O’Shea, il vero mal di testa però si chiama Minozzi

Dalla pagina facebook delle Zebre (ph. Stefano Delfrate)

Stagione appena iniziata e subito arrivano i primi infortuni: il capitano a inizio ottobre dovrebbe già essere pronto, per il pilone invece lo stop è di 4-5 mesi. E per il giovane trequarti delle Zebre si va a dopo il Sei Nazioni…

“Manca solo un anno alla Coppa del Mondo e la qualità dei test match di preparazione che abbiamo organizzato riflette sia le nostre ambizioni, sia la direzione che vogliamo avere come movimento. Abbiamo deciso di avere una serie di test che ci consentano di arrivare ai Mondiali dopo aver giocato contro i migliori, pronti non solo a giocare ma a vincere grandi partite”. Mentre veniva diffuso il comunicato FIR con le parole del ct Conor O’Shea sul programma pre-mondiale dell’Italia (10 agosto 2019 gara contro l’Irlanda, il 30 dello stesso mese contro la Francia, il 6 settembre a Newcastle sfida agli inglesi. In mezzo, il 17 agosto il test con una squadra di Tier 2 ancora da definire. Un programma tosto, senza dubbio) probabilmente il tecnico irlandese stava pensando a questo: “!@$&!?£!!”.
No, non sono impazzito, ma sono sicuro che gli improperi del responsabile tecnico della nostra nazionale sono arrivati molto in alto alla notizia degli infortuni di Zani e Minozzi dopo la prima partita stagionale con Benetton Treviso e Zebre nel Pro14.

Questa la situazione, così come la racconta R1823:La Benetton Treviso ha comunicato che il proprio atleta Federico Zani, a causa del distacco del tendine del bicipite del braccio destro avvenuto in uno scontro di gioco lo scorso sabato nel match vinto contro i Dragons, è stato sottoposto a intervento chirurgico presso il policlinico di Abano Terme dall’equipe del dott. Micaglio. L’intervento è riuscito alla perfezione.
Nella giornata di ieri l’estremo delle Zebre Matteo Minozzi é stato sottoposto a intervento chirurgico presso la Clinica Villa Stuart di Roma dal Prof. Pier Paolo Mariani. Minozzi ha subito la ricostruzione della capsula articolare e la neurolisi del nervo sciatico popliteo esterno del ginocchio destro, lesionato durante l’infortunio di gioco di venerdì scorso allo Stadio Lanfranchi di Parma nella sfida tra la franchigia federale e i sudafricani Southern Kings. L’intervento è riuscito; l’atleta ora dovrà osservare 15 giorni di riposo assoluto per poi iniziare la fisioterapia. Successivamente il numero 15 padovano alla sua seconda stagione con le Zebre dovrà sottoporsi a un secondo intervento chirurgico per la ricostruzione legamentosa”.

Per il pilone del club biancoverde lo stop previsto è di 4/5 mesi, diciamo che nella seconda parte del Sei Nazioni potremmo rivederlo in campo. Un grattacapo per il Benetton ma anche per O’Shea che però può contare su altri nomi. Il problema vero in chiave azzurra è lo stop di Minozzi, che sarà lunghissimo: incrociando le dita e sperando che il recupero fili via senza nessun intoppo potremo rivedere in azione il 22enne nell’ultimissima fase della stagione, sicuramente dopo il Sei Nazioni.
In linea teorica tra le carte a disposizione di O’Shea ci sono atleti che possono sostituire il giovane trequarti ma in realtà oggi non c’è nessuno che può davvero prendere il suo posto. L’esplosività, la velocità, la capacità di saltare l’avversario anche in spazi molto stretti fa di Minozzi (purtroppo) un unicum nel gruppo azzurro. L’unico altro giocatore che ha tutte queste qualità è Campagnaro. Hayward può sostituirlo egregiamente, verissimo, in questo momento è l’opzione migliore ma è un giocatore diverso, nella fase difensiva dà qualcosa in più ma non è imprevedibile come il ragazzo di Padova. Non ha quella reattività.

Detto fuori dai denti Minozzi è un atleta dal talento vero, cristallino, e in un gruppo che nel suo complesso è povero di quel prezioso materiale questo è un grosso problema. Checché se ne dica non abbiamo quell’abbondanza che invece servirebbe, non ancora almeno. Minozzi, con Campagnaro e Parisse (a proposito: problema al polpaccio anche per il capitano, ma in 4-5 settimane sarà di nuovo in campo) sono gli unici azzurri che hanno quello che oggi in tanti chiamano per comodità X factor. Questo detto senza minimamente mancare di rispetto agli altri, non dovrei nemmeno sottolinearlo, ma il problema – ahimé – rimane tutto.
A lunedì.

Caos e regole, ritardi e strategie (?) dell’Eccellenza, soldi e la corazzata Potëmkin: un Tinello ricco così!

Vittorio Munari parte dalle finali elle coppe europee e chiude parlando (anche) di Italia. Un appuntamento imperdibile dove si affrontano anche alcune tare del nostro movimento.
Volete un assaggio? Eccolo: “Se non si risolve il problema Eccellenza e non la si migliora il rugby italiano non può migliorare. Se per qualcuno si migliora attraverso le franchigie io ne prendo atto, ma non sa quello che dice. Perché il miglioramento non passa attraverso il giocatore ma attraverso l’insieme. Non abbiamo arbitri internazionali: qual è la loro palestra? Siamo indietro nella preparazione degli allenatori: qual è la loro palestra?”
Palla a Vittorio!

Fuoriclasse e simbolo di un movimento che non sa vincere: quanto è difficile essere Parisse

ph. Fotosportit/FIR

Un campione straordinario che però – suo malgrado – ha vinto davvero poco in maglia azzurra: il 25% dei test giocati e il 15% dei match del Sei Nazioni a cui ha preso parte. E se con Galles e Scozia dovessero arrivare due ko toccherebbe le 100 partite perse (su 134 totali)

I giocatori-simbolo sono tali perché il loro valore trascende il mero aspetto tecnico, sportivo e agonistico. Diventano iconici, rappresentano un’era (sportiva) e in quanto tali diventano anche un esempio per le generazioni successive: i ragazzini vogliono diventare come quell’atleta, spesso abbracciano una disciplina proprio per seguire quel percorso sognando di ripeterne i passi.
Nell’epoca in cui viviamo, dominata dall’immagine, avere un certo tipo di rappresentazione pubblica può aiutare non poco: Martin Castrogiovanni è di sicuro uno dei nostri rugbisti più amati di sempre e di sicuro il suo aspetto ha aiutato farlo entrare nell’immaginario collettivo. I capelli lunghi, la barba (al pari di Chabal, ad esempio) e quel pizzico di pancetta che lo rendeva molto più “umano” rispetto a certi superman lo hanno fatto entrare nel cuore della gente, colpita ovviamente anche dalla sua bravura e dalla grinta con cui ha affrontato centinaia di partite.

Se però dobbiamo indicare un giocatore-simbolo del rugby italiano questi è sicuramente Sergio Parisse, atleta fortissimo e dalla classe infinita. Se fosse stato inglese, australiano, neozelandese lo avremmo visto all’opera con le maglie di quelle nazionali. Sì, anche quella degli All Blacks. Un professionista serio, capace di trascinare e dare l’esempio, di mettersi sulle spalle tante responsabilità. A volte anche troppe, secondo alcuni, cosa che in determinati momenti ha limitato le sue prestazioni. In poche parole: un campione straordinario.
L’altra faccia della medaglia è che Parisse è suo malgrado anche il simbolo di un movimento in grande difficoltà, di una nazionale che vince molto poco. Non è colpa sua, intendiamoci. E’ chiaro che in un gruppo si vince o si perde tutti assieme, ma essendo il rugby lo sport di squadra per antonomasia anche il fuoriclasse può fare poco. Voglio dire, nel calcio uno come Maradona con altri 4-5 buoni giocatori può far vincere scudetti o addirittura mondiali, nel rugby no. Grazie al fuoriclasse puoi magari vincere una o due partite, ma per andare oltre devi avere un gruppo di livello. E quello non può dipendere da te.
Sergio Parisse ha così vinto poco con la maglia della nazionale. Pochissimo. Le statistiche sono impietose in questo senso.
Eccole, aggiornate alla gara di Marsiglia contro la Francia:

25,37% di vittorie nelle partite giocate con la maglia azzurra, percentuale che crolla al 15,07% nel Sei Nazioni. Se l’Italia dovesse perdere nelle prossime settimane contro Galles e Scozia – cosa possibile, se non probabile – il nostro capitano toccherebbe le 100 sconfitte in nazionale, una cifra che non ha paragoni nelle nazionali Tier 1.
Non serve ripeterlo, non è certo colpa sua, Parisse è anzi il protagonista principe di quanto c’è di buono dalle nostre parti, rugbisticamente parlando.
Però se qualcuno avesse ancora il minimo dubbio sullo stato di salute del nostro movimento, tenga conto che i dati riportati qui sopra abbracciano 16 anni di gare della nostra nazionale. Sedici. Ecco.

Le Tre di R1823: i 30 azzurri per la sfida alla Francia, epurazione in casa bleus e un record che Parisse non vorrebbe

Natwest Sei Nazioni 2018, round 2, Dublino, Aviva Stadium 10/02/2018, Irlanda v Italia, il “cerchio azzurro a fine partita.

Ecco le tre notizie di cronaca ovale più importanti della giornata. I link rimandano agli articoli pubblicati da R1823 di Duccio Fumero. Queste le news, cliccate sui titoli per leggerle interamente

SEI NAZIONI: ITALIA, I CONVOCATI PER MARSIGLIA
Conor O’Shea ha annunciato i 30 azzurri che si raduneranno in vista della trasferta contro la Francia del prossimo 23 febbraio. EccolI

FRANCIA, DOPO I FATTI DI EDIMBURGO ARRIVA L’EPURAZIONE
Jacques Brunel lascia a casa nove dei giocatori convocati per la Scozia in vista del match contro l’Italia

ITALRUGBY: PARISSE E QUEL RECORD CHE SI AVVICINA PERICOLOSAMENTE
La stampa irlandese torna ad attaccare l’Italia e la sua presenza nel 6 Nazioni e ricorda un record da dimenticare