Sei Nazioni 2017, fuga dall’Olimpico. E quella paura ad usare la parola “disaffezione”

Tifoso Italia
ph. Fotosportit/FIR

Le tre gare interne contro Galles, Irlanda e Francia hanno richiamato per la prima volta meno di 150mila persone, la media è stata di 47mila contro quella abituale di 60mila. Prezzi più alti? Sì, ma non tali da giustificare questo calo. E allora dobbiamo prendere di petto un problema, senza nasconderci dietro alibi di comodo. Mettere la polvere sotto il tappeto non serve a nulla

Mentre a Parigi cercano di riprendersi dallo choc dell’annuncio della fusione tra Racing 92 e Stade Francais tra tifosi – di entrambe le squadre – che protestano, giocatori che minacciano lo sciopero e dubbi/domande sul “chi ha comprato chi” perché è evidente che almeno uno dei due attori di questa storia navigava in brutte acque altrimenti questa fusione non sarebbe mai avvenuta. Mentre nella capitale succede tutto questo, dicevamo, qui in Italia sembrano non essere molti quelli che si fanno domande su uno dei primi effetti concreti e verificabili del Sei Nazioni 2017: il calo netto e pesante del pubblico accorso all’Olimpico.
I numeri sono inequivocabili: 40.986 presenze all’Olimpico per Italia-Galles, 50.197 per Italia-Irlanda, 51.770 per Italia-Francia. E in quest’ultimo caso nei giorni immediatamente precedenti parte della stampa aveva preannunciato un “pienone” e oltre 60mila presenze. In totale 142.953 persone sugli spalti (importante la quota tifosi ospiti), una media di 47.651 a partita.
Numeri comunque importanti, si dirà. Certo. Però da quando si gioca all’Olimpico in occasione delle edizioni con tre gare casalinghe non si era mai scesi sotto quota 150mila tifosi complessivi e la media-partita è sempre stata superiore alle 60mila unità.
Ripeto: il calo è netto, inequivocabile e preoccupante.

Motivi a discolpa, diciamo così, ce n’è un po’ e lo avevo scritto già qualche settimana fa. Il 28 febbraio su questo blog si leggeva che questo Sei Nazioni si porta dietro alcune “tare” che hanno influito sulle vendite dei biglietti: gli All Blacks a Roma a novembre non hanno aiutato, perché se la Nuova Zelanda da un lato garantisce il sold-out dall’altro ha portato al congestionamento del cartellone sulla capitale, e in federazione non per nulla avrebbero gradito organizzare quella partita a Milano, ma poi un club di calcio con le strisce rosse e nere ha detto di no. Poi le prime due gare interne si sono giocate a solo sei giorni l’una dall’altra, e quella con il Galles era di domenica, quindi un po’ meno appetibile per chi viene da fuori rispetto a una gara giocata di sabato”.

E poi c’è il capitolo costo dei biglietti. Le immagini sottostanti sono state prese dal sito ufficiale FIR e ci dicono quali erano i prezzi un anno fa e quelle del torneo di quest’anno, ovviamente per le gare interne.
Per quanto riguarda gli abbonamenti gli aumenti variano tra i 20 e i 50 euro a seconda dei settori, ma va ricordato che nel 2016 si sono giocate due sole gare all’Olimpico, quest’anno tre. Quindi quest’anno i prezzi magari non sono esattamente in linea con quelli di 12 mesi prima, ma gli aumenti non sono nemmeno esagerati.
E i biglietti singoli? Anche qui ci sono stati aumenti, ma forse sarebbe meglio definirli ritocchi verso l’alto, soprattutto per i settori dai prezzi più popolari: per curve e distinti la crescita è di 5 euro, non molto diversa la situazione per la Tribuna Tevere. Cinque euro sono una cifra tale da giustificare un calo così netto nel numero delle presenze allo stadio? Non voglio mettermi a fare i conti in tasca a nessuno, ma direi che la risposta più sensata non può essere che un “no”. Ci sono anche i costi di trasferta: treni, magari un albergo, il mangiare e il bere. Verissimo. Ma ci sono sempre stati. Anche perché se ci atteniamo ai dati macroeconomici la crisi mordeva di più qualche anno fa, quando però l’Olimpico era sempre pieno o quasi. E allora usiamola quella parola, senza averne paura. E affrontiamola: disaffezione.

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SN2016

Placcaggi stupidi e placcaggi mancati: lo Zibaldone del week-end da Sei Nazioni. Con un nuovo esposto al CONI, pare…

Gli appunti e le impressioni del Grillotalpa stavolta toccano anche nazionale U20 e quella femminile. E prima di essere deferito (in buona compagnia) un consigliere federale avrebbe presentato un esposto per poter accedere alle specifiche di un Bilancio FIR già pubblicato. Ma gli è stato detto di no…

Sei Nazioni: non so quale sia il vostro pensiero, ma a mio modestissimo parere il torneo 2017 è stato di un livello davvero elevato. Da un punto di vista tattico, tecnico, dell’intensità e dello spettacolo. L’introduzione dei bonus male non pare aver fatto. Manca ancora una giornata, ok, ma direi che un primo giudizio si può già dare, no?

Inghilterra: finora aveva vinto e non convinto, poi rifila alla più bella Scozia degli ultimi anni una scoppola di quelle che si ricordano per un pezzo. Compito facilitato da Fraser Brown (guardare più avanti), d’accordo, però quei primi 10 minuti hanno indirizzato la partita, non l’hanno certo decisa. La verità è che l’Inghilterra è squadra di una solidità mostruosa, alla quale non si può concedere mai nulla, nemmeno nelle peggiori giornate. Figuriamoci in quelle come sabato. Ora la domanda è: a Dublino si prenderanno Grande Slam e record assoluto di vittorie consecutive?

Scozia: bisogna ribaltare il discorso appena fatto. D’accordo lo stupidissimo (e pericoloso) placcaggio di Brown, ma quei 10 minuti in 14 contro 15 non possono diventare un alibi. Al minuto 11 a Twickenham l’Inghilterra conduceva 10 a 0, che sicuramente non è cosa semplice da recuperare, ma nemmeno impossibile se hai 70 minuti ancora da giocare. La verità è che la squadra in maglia blu ha fallito un salto di qualità importante. Il pesantissimo ko di sabato non cancella quanto fatto di buono nel torneo (ed è davvero tanto). Rimango dell’opinione che sabato a Edimburgo ci faranno il mazzo, augurandomi di sbagliare clamorosamente.

Italia: un passo avanti, due indietro? Sì, probabile. Però senza il coniglio tirato fuori dal cilindro, come è successo a Twickenham, rimane la cruda realtà delle cose. E oggi l’Italia è questa cosa qui, inutile girarci attorno: siamo capaci di exploit ma la nostra normalità è un’altra. Abbiamo pochi giocatori di livello davvero internazionale, una tenuta fisica deficitaria, poche opzioni offensive. Se non siamo superconcentrati per ogni secondo di gioco possiamo davvero poco o nulla contro avversari più preparati, organizzati, fisicamente e tecnicamente superiori. Più forti. Questo non toglie nulla al lavoro di O’Shea e del suo staff, abbiamo iniziato una traversata nel deserto che sarà lunga e dolorosa. Inevitabilmente. Se poi si placca male come sabato pomeriggio…

Francia: ha fatto il suo, ma non è facile giudicarla. Rimane una mezza incompiuta, una squadra dalle possibilità enormi ma non espresse. A Roma ha svolto (bene) il suo compitino: ha incassato la nostra sfuriata iniziale limitando i danni, ci ha preso le misure e ci ha battuto su tutta la linea. Rimane la formazione meno solida da un punto di vista psicologico del torneo, Italia a parte. Strada ancora lunga da percorrerre, mezzi e giocatori però non mancano.

Galles: cuore gigantesco. Pur nella sua imperfezione sa soffrire come pochi altri e non smette mai di cercare di far male all’avversario. Contro l’Irlanda interpreta al meglio una gara contro una formazione più completa e organizzata. Ha però bisogno di nuove soluzioni, di nuove opzioni, altrimenti il rischio è quello di aver assistito quest’anno a un colpo di coda più che a un nuovo inizio.

Irlanda: la delusione finora del torneo. Non gioca male, intendiamoci, ma è al di sotto dello standard per la qualità che potrebbe esprimere. Va avanti a strappi e alterna a fasi di grande lucidità a momenti di buio e stanchezza. Una crisi di crescita? Lo scopriremo nei prossimi mesi.

Italia U20: il miglior gruppo da diversi anni a questa parte, lo abbiamo detto più volte e lo confermiamo, ma l’evidenza ci dice che siamo comunque inferiori per capacità tecniche e spesso anche fisiche ai nostri avversari. E quando giochiamo al meglio – leggi partita con l’Irlanda – difettiamo in quel cinismo e in quella freddezza che gli altri comunque sembrano avere. Bene il pacchetto degli avanti, ma nei trequarti soffriamo sempre delle nostre ormai annose mancanze. La ciccia è che alla fine abbiamo perso 4 gare su 4 e solo una abbiamo davvero “rischiato” di vincerla.

Italia femminile: torneo deludente, inutile nascondersi. Le ragazze di Di Giandomenico facevano ben sperare dopo i tornei degli ultimi anni ma stavolta non c’è stata una crescita, anzi sono stati fatti alcuni passi indietro. Quattro sconfitte, una vena realizzativa molto limitata (una trentina di punti fatti in tutto), luci che si accendono e si spengono. E’ anche vero che quest’anno ci sono i Mondiali, e quindi il focus della preparazione è tarato diversamente rispetto agli altri anni, ma non può e non deve diventare un alibi. Giocare qualche partita a novembre certo male non avrebbe fatto… Forza ragazze!

Flaminio e Zebre: dunque, la nuova sede non verrà più acquistata e spunta fuori l’idea di prendere e ristrutturare il Flaminio. Niente nazionale però, quindi là dentro ci giocheranno il Seven, le nazionali giovanili e la femminile. Ci faranno eventi e concerti. E poi ci saranno probabilmente le Zebre, ma tra due anni. Che nella prossima stagione – Alfredo Gavazzi dixit – rimarranno comunque a Parma qualunque cosa succeda. Una tempistica che dà un po’ di concretezza all’ipotesi-Flaminio. Che dire, vedremo. Qualche (eufemismo) dubbio sulla effettiva fattibilità e sulla tempistica c’è, ma mai dire mai.

Fondo di solidarietà, esposti: il fine settimana ci ha regalato la notizia del “rinvio a giudizio” presso la Procura Federale per Marzio Innocenti, Fulvio Lorigiola, Roberto Zanovello e Gianni Amore. Cosa hanno fatto? Avrebbero diffuso la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del CONI per il vertice FIR riguardo alla gestione del fondo di solidarietà per i grandi infortunati. Ammesso e non concesso che lo abbiano fatto, erano notizie false? No, ma la federazione contesta ai suoi tesserati il gesto in sé e di aver violato “i principi di lealtà, correttezza e probità”, come dice lo Statuto.
Possiamo girarci attorno quanto vogliamo, ma è chiaro che soprattutto Zanovello è un mezzo problema per l’attuale presidente, abituato a un Consiglio Federale che sta quieto e non fa domande, come già succedeva con Dondi: il consigliere federale veneto tutto fa tranne che stare con le mani in mano. Ha presentato un esposto – insieme al consigliere Erika Morri – al CONI in cui chiede di poter accedere (non divulgare attenzione, accedere e prendere visione) ai contratti che legano FIR e board celtico, cosa che la federazione gli ha finora impedito. Non solo: al Grillotalpa risulta – notizia non confermata in via ufficiale – anche un secondo esposto sempre al CONI: motivo una serie di delucidazioni su alcune voci che sono andate a comporre l’ultimo Bilancio Consuntivo per poter meglio affrontare il Bilancio Preventivo 2017. Una richiesta di qualche mese fa su documenti tra l’altro relativi a un bilancio già licenziato e pubblicato, ma la FIR anche qui dice di “no”, ed ecco l’esposto al CONI. Senza dimenticare che il Bilancio Preventivo 2017 andava approvato entro la fine dello scorso novembre ma finora il Consiglio Federale non l’ha visto. Forse accadrà giovedì a Bologna in occasione della prima riunione dell’anno del parlamentino del nostro rugby. Forse. E comunque novembre è già passato da un bel pezzo.

Fraser Brown: amico, che ti è preso? Dopo un minuto e poco più di gara fare una roba del genere non è quella che si può definire un’alzata di ingegno…

Sei Nazioni femminile, l’Italia paga dazio alla Francia (5-28). Eccellenza: Calvisano batte Rovigo, ko per Mogliano e Viadana

Francia femminile

Una prima frazione per fare propria la partita e per prendersi il bonus offensivo: a Parma le transalpine strapazzano le nostre ragazze che trovano un modo per reagire solo nel secondo tempo, quando è troppo tardi. Tremila persone sugli spalti.
Nella 13a giornata del massimo campionato italiano i bresciani fermano i rossoblu, colpo Lazio che batte Mogliano mentre Reggio supera i gialloneri

A Parma va in scena un monologo transalpino contro cui le nostre ragazze non possono molto, soprattutto nel primo tempo, una frazione chiusa sul 25 a 0 grazie a quattro mete marcate. Francia non bellissima ma tosta e determinata, capace di sfruttare ogni occasione. Secondi 40 minuti più equilibrati in cui l’Italia riesce a smuovere il suo tabellone.
Un ko netto e pesante che lascia le nostre ragazze in fondo alla classifica a zero punti. Il gruppo del ct Di Giandomenico venerdì è atteso in Scozia per l’ultima partita del torneo 2017, finora parecchio deludente.

Italia: Furlan, Sillari, Cioffi, Stefan, Magatti, Rigoni, Barattin, Giordano, Locatelli, Cammarano, Trevisan, Pillotti, Ferrari, Bettoni, Cucchiella
Riserve: Gai, Giacomoli, Este, Arrighetti, Fedrighi, Madia, Bonaldo Zangirolami
Mete: Este (70′)
Conversioni:
Punizioni:

Francia: Izar, Grassineau, Ladagnous, Poublan, Boujard, Abadie, Rivoalen, N’Diaye, R. Ménager, Mayans, Forlani, Ferer, Duval, Mignot, Arricastre
In panchina: Thomas, Aït Labib, Corson, Hermet, Le Pesq, Drouin, Trémoulière, Carricaburu
Mete: Ladagnous (8′, 27′), Menager (18′), Puoblan (40′)
Conversioni: Abadie (28′)
Punizioni: Abadie (13′, 48′)

 

ECCELLENZA, GIORNATA NUMERO 13
Calvisano fa sua la partita più attesa del turno, quella che metteva di fronte i bresciani e il Rovigo nella riedizione delle ultime finali scudetto. Al San Michele finisce… Colpaccio della Lazio che batte il Mogliano 27 a 12 a cui risponde Reggio, che ferma Viadana di misura. In chiave playoff ne approfitta San Donà che supera di un solo punto le Fiamme Oro.

San Donà – Fiamme Oro 17-16
Lazio – Mogliano 27-12
Reggio – Viadana 15-13
Petrarca Padova – Lyons Piacenza 33-0
Calvisano – Rovigo 35-14

Classifica
Calvisano 59; Petrarca 49; Rovigo 41; San Donà, Viadana 29; Fiamme Oro 27; Mogliano 26; Reggio 22; Lazio 20; Piacenza 15

L’Inghilterra asfalta la Scozia (61-21), il Sei Nazioni è di Sua Maestà. Pro12: Zebre travolte dall’Ulster

©INPHO/Billy Stickland

A Twickenham show della squadra di Eddie Jones che fa suo il torneo, eguaglia il primato di vittorie consecutive della Nuova Zelanda e sabato va a Dublino per il grande Slam.
A Belfast gara a senso unico nel recupero di Guinness Pro12: 68-21 il risultato finale con i padroni di casa che si prendono il bonus in soli 26 minuti.

L’assist lo ha fatto il Galles battendo l’Irlanda mentre l’Inghilterra ha spinto la palla in rete, pardon, in meta. La sfida che per la Scozia doveva rappresentare il salto di qualità si è trasformata in una mezza Caporetto: sconfitta netta, passivo pesantissimo e soprattutto la responsabilità di aver spalancato le porte all’avversario con la mezza follia di Fraser Brown che si fa ammonire dopo poco più di un minuto di gioco per un placcaggio pericoloso che se gli fosse costata lì’espulsione non ci sarebbe stato nulla da dire.
La gara si instrada immediatamente su un territorio favorevole all’Inghilterra che sente l’odore del sangue e si avventa sulla malcapitata Scozia. Alla fine il tabellone dirà 61-21, con sette mete fatte dai padroni di casa (tripletta per Jonathan Joseph, doppietta per Care).
Inghilterra che vince così il suo secondo Sei Nazioni consecutivo, che eguaglia il record di di vittorie consecutive degli All Blacks (18) e che tra una settimana va a Dublino per prendersi il Grande Slam e il primato assoluto.

Inghilterra: 15 Mike Brown, 14 Jack Nowell, 13 Jonathan Joseph, 12 Owen Farrell, 11 Elliot Daly, 10 George Ford, 9 Ben Youngs, 8 Nathan Hughes, 7 James Haskell, 6 Maro Itoje, 5 Courtney Lawes, 4 Joe Launchbury, 3 Dan Cole, 2 Dylan Hartley (c), 1 Joe Marler
Riserve: 16 Jamie George, 17 Mako Vunipola, 18 Kyle Sinckler, 19 Tom Wood, 20 Billy Vunipola, 21 Danny Care, 22 Ben Te’o, 23 Anthony Watson
Mete: Jonathan Joseph (4′, 25′, 42′), Anthony Watson (35′), Billy Vunipola (56′), Danny Care (72′, 80′)
Conversioni: Owen Farrell (5′, 26′, 36′, 43′, 57′, 73′, 80′)
Punizioni: Owen Farrell (7′, 14′, 32′, 46′)

Scozia: 15 Stuart Hogg, 14 Tommy Seymour, 13 Huw Jones, 12 Alex Dunbar, 11 Tim Visser, 10 Finn Russell, 9 Ali Price, 8 Ryan Wilson, 7 Hamish Watson, 6 John Barclay (c), 5 Jonny Gray, 4 Richie Gray, 3 Zander Fagerson, 2 Fraser Brown, 1 Gordon Reid
Riserva: 16 Ross Ford, 17 Allan Dell, 18 Simon Berghan, 19 Tim Swinson, 20 Cornell Du Preez, 21 Henry Pyrgos, 22 Duncan Weir, 23 Mark Bennett
Mete: Gordon Reid (29′), Huw Jones (50′, 70′)
Conversioni: Finn Russell (30′, 51′, 71′)
Punizioni:

 

GUINNESS PRO12: ULSTER-ZEBRE 68-21
Che fosse una partita difficile, quasi impossibile, lo si sapeva e il campo lo ha confermato. A Belfast l’Ulster sommerge i bianconeri con 10 mete e si prende il punto di bonus già al 26′. Poco altro da aggiungere, tranne che fa male…

Ulster: 15 Jared Payne, 14 Craig Gilroy, 13 Jacob Stockdale, 12 Luke Marshall, 11 Charles Piutau, 10 Stuart Olding, 9 Ruan Pienaar; 1 Callum Black, 2 R Herring (c), 3 Wiehahn Herbst, 4 Kieran Treadwell, 5 Alan O’Connor, 6 Robbie Diack, 7 Chris Henry, 8 Marcell Coetzee
Riserve: 16 J Andrew, 17 Andy Warwick, 18 Rodney Ah You, 19 Franco van der Merwe, 20 Clive Ross, 21 Paul Marshall, 22 Peter Nelson, 23 David Busby
Mete: Marshall (7′, 15′), Pienaar (18′), Piutau (26′, 47′), Stockdale (31′), Gilroy (46′), Andrew (54′), Olding (69′), Paul Marshall (71′)
Conversioni: Pienaar (7′, 15′, 18′, 26′, 31′, 46′), Olding (54′, 70′, 73′)
Punizioni:

Zebre: 15 Dion Berryman, 14 Mattia Bellini, 13 Tommaso Boni, 12 Tommaso Castello, 11 Lloyd Greeff, 10 Serafin Bordoli, 9 Carlo Engelbrecht; 1 Andrea De Marchi, 2 Oliviero Fabiani, 3 Bartholomeus Le Roux, 4 Quintin Geldenhuys (c), 5 Valerio Bernabò, 6 Matteo Cornelli, 7 Gideon Koegelenberg, 8 Federico Ruzza
Riserve: 16 Luigi Ferraro, 17 Bruno Postiglioni, 18 Guillermo Roan, 19 Joshua Furno, 20 Julien Nibert, 21 Guglielmo Palazzani, 22 Matteo Pratichetti, 23 Malou Mornas
Mete: De Marchi (13′), Roan (68′), Greef (76′)
Conversioni: Bordoli (14′), Palazzani (69′, 77′)
Punizioni:

Sei Nazioni: la Francia attende, ci prende le misure e ci fa il vestito. Italia ko 18-40

Dries van Schalkwyk and Andrea Lovotti with Virimi Vakatawa 11/3/2016
©INPHO/Ryan Byrne

Azzurri che partono benissimo e per un quarto d’ora fanno la partita, poi i bleus iniziano a crescere e ci colpiscono con Fickou, Vakatawa, Picamoles e Doulin. Male la nostra mischia ordinata, malissimo i placcaggi. Tra il 28′ e la meta di Esposito all’ultimo minuto non facciamo punti. Tra una settimana la trasferta in Scozia chiude il nostro torneo

Iniziare con una meta di Parisse già prima che scocchi il terzo minuto, alzi la mano chi non avrebbe voluto iniziare così: bella penetrazione di Canna che finta il passaggio mandando fuori misura il difensore, offload perfetto per l’accorrente capitano azzurro che schiaccia la palla oltre la linea bianca.
Francia che provava reagire, trova 3 punti, ma rimane lontana dai nostri 22 metri. Azzurri che invece si piazzano nell’area di meta avversaria e spingono ma non riescono a trovare la seconda marcatura. La meta la trova invece Fickou al 20′ al termine di una bella azione degli ospiti che però affondano la lama troppo facilmente contro una difesa schierata non al meglio. Galletti che sembrano averci preso le misure e gli azzurri mostrano un gioco meno fluido della prima fase della partita, soffrono di più (non benissimo la mischia) ma certo non mollano mai. Primo tempo che termina sull’11-16, con difesa non proprio perfetta da parte nostra e un po’ troppi placcaggi sbagliati. Comunque gara apertissima.

Secondo tempo che inizia male per noi: prima un’altro piazzato di Lopez, poi Padovani evita in extremis con un grande intervento una meta di Vakatawa che sembrava ormai fatta. Ma la Francia ha innestato una marcia diversa rispetto a quella del primo tempo, più cattiva e determinata, con le idee più chiare mentre l’Italia subisce una netta involuzione. Al 48′ arriva la meta di Vakatawa che fa dilagare il gap tra le due squadre: 11-26. Reazione azzurra che si piazza nell’area avversaria ma va a sbattere contro il muro transalpino. Al 58′ intuizione di Bronzini che si invola in meta ma Picamoles riesce a tenere alto il pallone che non tocca a terra. Spingiamo ma non concretizziamo e così è la Francia a sfiorare la marcatura la 63′ con una profonda penetrazione di Lamerat fermato da McLean e Campagnaro. Meta solo rimandata: al 67′ arriva con Picamoles e la partita finisce qui. La meta del bonus al 76′ con Doulin.

Italia: 15 Edoardo Padovani, 14 Angelo Esposito, 13 Michele Campagnaro, 12 Luke McLean, 11 Giovanbattista Venditti, 10 Carla Canna, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse (c), 7 Simone Favaro, 6 Abraham Steyn, 5 Dries van Schalkwyk, 4 Marco Fuser, 3 Lorenzo Cittadini, 2 Leonardo Ghiraldini, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Tommaso D’Apice, 17 Sami Panico, 18 Dario Chistolini, 19 George Biagi, 20 Maxime Mbanda, 21 Giorgio Bronzini, 22 Tommaso Benvenuti, 23 Luca Sperandio
Mete: Parisse (3′), Esposito (80′)
Conversioni: Canna (81′)
Punizioni: Canna (6′, 28′)

Francia: 15 Brice Dulin, 14 Noa Nakaitaci, 13 Rémi Lamerat, 12 Gaël Fickou, 11 Virimi Vakatawa, 10 Camille Lopez, 9 Baptiste Serin, 8 Louis Picamoles, 7 Kévin Gourdon, 6 Fabien Sanconnie, 5 Yoann Maestri, 4 Julien Le Devedec, 3 Rabah Slimani, 2 Guilhem Guirado (c), 1 Cyril Baille
Riserve: 16 Christopher Tolofua, 17 Uini Atonio, 18 Eddy Ben Arous, 19 Paul Jedrasiak, 20 Bernard Le Roux, 21 Antoine Dupont, 22 Francois Trinh-Duc, 23 Yoann Huget
Mete: Fickou (20′), Vakatawa (48′), Picamoles (67′), Doulin (76′)
Conversioni: Lopez (21′, 49′, 68′, 77′)
Punizioni: Lopez (8′, 18′, 34′, 43′)