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IN AVANTI POPOLO! – Di sentenze del tribunale Federale, di comunicati e di rettifiche

Una sentenza di un tribunale federale, un comunicato che dice una cosa che però non c’è nel dispositivo ufficiale della sentenza. Una differenza che dà adito a nuove polemiche e che apre nuovi fronti che verranno combattuti dalle parti coinvolte a colpi di carte bollate.
La vicenda è quella che ha portato all’inibizione di Gianni Amore, Roberto Zanovello e Fulvio Lorigiola, ma qui si parla di altro, ovvero di un’accusa nei confronti di Marzio Innocenti e Federica Montanarini, di cui però non c’è traccia nella sentenza. Una situazione di contrasto e frizioni che si poteva evitare, o per lo meno limitare.
Da sottolineare che proprio ieri, poco dopo la registrazione di questo video, la FIR ha reso disponibile (a questo link) le motivazioni della sentenza e la ricostruzione puntuale dell’intero procedimento: sono 20 pagine piuttosto noiose da leggere, ma con alcuni momenti che – per come sono raccontati – sembrano uscire da un film di Totò e Peppino. Una ricostruzione che però non chiarisce quella differenza di cui sopra.

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Storia di una notizia che ancora non lo è del tutto, che potrebbe diventarlo ma che forse non lo sarà

Particolare di un’opera di Keith Haring

Pronti al Cambiamento annuncia la bocciatura del Piano di Ricostituzione Patrimoniale Triennale della FIR da parte del CONI, la FIR fa un comunicato che ottiene l’effetto inverso di quello desiderato. Il CONI tace: i suoi uffici amministrativi (forse) hanno dato un parere negativo che però non è vincolante e poi alla Giunta – che dovrebbe decidere – non succede nulla. Insomma, noi viviamo qui.

A volte chi lavora nei media si trova ad avere che fare con notizie che in realtà non lo sono fino in fondo. Non ancora, almeno. Un commento sbrigativo sarebbe quello di prenderle e buttarle via. Non è sbagliato ma un po’ troppo drastico, perché anche lì in mezzo ci può essere qualcosa di buono o di interessante, magari in divenire. Bisogna selezionare e poi riporre la notizia in questione nella giusta posizione: scegliere se tenerla, rilanciarla subito, aspettarne alcuni eventuali sviluppi oppure buttarla nel cestino. I più prudenti, quelli che magari non vogliono avere alcun problema con le persone o le istituzioni interessate, scelgono una via ancora diversa riassumibile in “aspettiamo che lo pubblichi qualcun altro e subito dopo usciamo anche noi”. La vogliamo benevolmente definire attendista?
Ad ogni modo non esistono regole matematiche o certe, le variabili sono diverse iniziando dalla propria sensibilità personale. A volte si prendono dei buchi, altre volte si fa invece il botto, altre ancora si pestano le proverbiali torte maleodoranti.

La supercazzola iniziale serve perché oggi parliamo di una notizia che a oggi ancora non è del tutto tale, potenzialmente è addirittura destabilizzante per il nostro movimento rugbistico ma alla fine potrebbe rivelarsi solo un qualcosa di strillato e senza alcuna conseguenza. Andiamo con ordine.
Lo scorso 8 di settembre Pronti al Cambiamento invia la sua newsletter, in apertura della quale c’è una “breaking news”. Eccola:

Il CONI visti i bilanci in rosso degli esercizi 2015 e 2016 della federazione ha imposto un piano di rientro e Pronti al Cambiamento dà la notizia che quel piano è stato respinto. Capirete che se confermata la notizia è di quelle davvero grosse, che cambiano la vita di una istituzione: il piano economico triennale bocciato. Qual è la fonte? Si parla di “organi di controllo del Comitato Olimpico”, con quest’ultimo mantiene un atteggiamento di assoluto rigore istituzionale. Traduciamo: sta in silenzio.
Chi invece parla quasi immediatamente, il giorno stesso, è la FIR e lo fa con una nota strana che interviene su un qualcosa che in realtà riguarda in primis il CONI: è una sorta di smentita che non smentisce e che alla fine dà consistenza alla prima notizia. Eccola:

Tutto rimandato al 21 settembre quindi ma il comunicato diffuso quel giorno dal CONI al termine della Giunta di Ancona non accenna nemmeno di sfuggita al rugby (lo potete leggere qui nella sua interezza). Anche i giorni successivi: silenzio.
Al Grillotalpa arrivano alcune indiscrezioni che a seconda delle fonti sono catastrofiche o molto benevole nei confronti della FIR. Si naviga a vista insomma e sembra che a nessuno interessi fare il punto della situazione, soprattutto – va detto – a chi per primo ha diffuso la notizia, che avrebbe tutto l’interesse a cavalcare una eventuale bocciatura potenzialmente devastante per chi oggi gestisce la federazione.
Chi accende la luce alla fine è l’ufficio stampa del CONI che comunica a questo blog che nel comunicato di fine lavori della Giunta di Ancona non c’è nessun accenno al Piano di Ricostituzione Patrimoniale della FIR perché i documenti non c’erano e quindi non se n’è parlato, non era all’ordine del giorno. Insomma: il piano con la presunta bocciatura è rimasti nel cassetto di un ufficio amministrativo. La prossima riunione di Giunta è in programma nell’ultima parte del mese di ottobre, lì si saprà qualcosa, forse. Ma oggi cosa possiamo dire di questa vicenda?

Che Pronti al Cambiamento ha fatto un passo un po’ troppo frettoloso, diffondendo una notizia probabilmente vera ma ancora in divenire. Il Piano di Rientro della FIR è stato inviato agli uffici amministrativi del CONI, quegli “organi di controllo” di cui sopra, che con ogni probabilità hanno dato un parere negativo e qualcuno in via confidenziale ha avvisato Pronti al Cambiamento che ha reso la cosa pubblica. Quando scrivo “con ogni probabilità” riferendomi alla bocciatura lo faccio per esclusivo buon senso: non ho notizie in tal senso ma se così non fosse sarebbe un autogoal di proporzioni gigantesche per Pronti al Cambiamento. Roba che nemmeno Tafazzi (e comunque sono pronto a scommettere che pure la FIR avrebbe immediatamente smentito in maniera secca).
Quindi sono pronto a scommettere i miei due cents che quella bocciatura è arrivata, ma attenzione: gli uffici amministrativi inviano gli incartamenti alla Giunta con un loro parere che però non è vincolante. La Giunta è libera e sovrana. Gli organi di controllo hanno una funzione tecnica, quella della Giunta è più ampia e tiene conto dei biechi numeri solo fino a un certo punto. La decisione della seconda può essere di segno diametralmente opposto al parere dei primi e alla fine unica cosa che conta è quella che stabilisce la Giunta. Pronti al Cambiamento si è presa un bel rischio. Assolutamente evitabile.

San Donà, uno status di formazione ballerino e carte bollate: storia triste di uno spaccato dell’Ovalia italiana

Una vicenda che si trascina da dicembre e che al club veneto è costata la possibilità di giocarsi l’accesso ai play-off. Una storia che se sganciata dalla sua contingenza ci dice un po’ di cose anche sulla “formazione” della nostra classe dirigente rugbistica, nel suo complesso

Ti chiami Luca Petrozzi, sei italiano ma vivi in Inghilterra, perciò inizi a giocare a rugby sul serio da quelle parti.
La tua formazione è quindi inglese, ma arrivi a giocare per la nazionale italiana U20 al Sei Nazioni 2015. Tre partite.
Nel marzo 2016 la FIR stabilisce che “un giocatore che disputi almeno un test ufficiale con l’Italia U20 è equiparato a giocatore di formazione italiana dalla stagione successiva”.
Nel luglio 2016 il San Donà ti ingaggia ma non indica specificatamente il tuo status perché «il modulo non prevede nessun riquadro o spazio dove poter indicare lo status di formazione, o chiedere l’aggiornamento». Parola di Alberto Marusso, presidente del San Donà.
La società chiede conferma alla FIR (pare però solo in via informale), nello specifico al responsabile dell’Alto Livello Carlo Checchinato e all’Ufficio Tesseramenti, che dicono che è tutto ok, che Petrozzi è “italiano”.
Ma per gli elenchi tesserati FIR Petrozzi ha ancora lo status di straniero, perché il San Donà non ha messo per iscritto la sua nuova “formazione”(ok, sul piano puramente burocratico/formale ci si può arrivare, ma la norma di marzo 2016? Non è automatica quindi? La Nazionale U20 è “emanazione” FIR…)
La tua società il 4 dicembre ti convoca per la partita (in trasferta) contro la Rugby Reggio.
Tu nemmeno giochi, ma sei a referto; nella nota ci sono altri 4 giocatori di formazione straniera (il numero massimo consentito dal regolamento), ma tu e il tuo club siete tranquilli perché tu ormai sei considerato di formazione italiana.
Il San Donà vince di un punto, 25-24.
Siccome nessun documento FIR dice che sei considerato di formazione italiana la Rugby Reggio fa ricorso perché risulti essere il 5° giocatore di formazione straniera: viene assegnato il 20-0 a tavolino agli emiliani, tolti i 4 punti conquistati e assegnati 4 punti di ammenda. Totale -8 per il San Donà.
Il club veneto fa ricorso e lo vince, e tu pensi che – cavilli a parte – il buon senso alla fine ha avuto la meglio.
Il Collegio di Garanzia dello Sport del CONI, chiamato in causa dalla Rugby Reggio, ribalta ancora la sentenza perché c’è “un conflitto tra le norme, la delibera federale e la norma amministrativa del tesseramento. Quali sono le più importanti da tenere in considerazione?”. Traduciamo: come cacchio sono state scritte le regole?
Di nuovo -8 in classifica per il San Donà, che vede sparire la possibilità di giocare i play-off che si stava conquistando sul campo.
Dalla FIR non giungono spiegazioni, reprimende e/o sanzioni per chi ha contribuito a creare questo pasticcio. Ci si attiene alla brutale burocrazia, non al buon senso
Il San Donà pensa di rivolgersi alla giustizia civile (il rischio però è la violazione della clausola compromissoria, con conseguenti nuove sanzioni da parte della giustizia sportiva. Almeno in linea puramente teorica). Anche qui però nessuna autocritica: sicuri che anche il club non abbia commesso un qualche passaggio a vuoto? Forse se si fosse chiesta anche solo una conferma scritta del cambio di status di Petrozzi – giusto per non saper né leggere né scrivere – oggi non parleremmo di questa storia. O allegare una richiesta scritta a quel modulo di cui sopra che non prevedeva un riquadro per indicare lo status. Forse.
In attesa dei prossimi sviluppi il Grillotalpa allarga le braccia, fa un lungo sospiro. E gli viene in mente l’immagine di Homer Simpson che potete vedere in apertura. La parola del giorno è “attonito”.

Placcaggi stupidi e placcaggi mancati: lo Zibaldone del week-end da Sei Nazioni. Con un nuovo esposto al CONI, pare…

Gli appunti e le impressioni del Grillotalpa stavolta toccano anche nazionale U20 e quella femminile. E prima di essere deferito (in buona compagnia) un consigliere federale avrebbe presentato un esposto per poter accedere alle specifiche di un Bilancio FIR già pubblicato. Ma gli è stato detto di no…

Sei Nazioni: non so quale sia il vostro pensiero, ma a mio modestissimo parere il torneo 2017 è stato di un livello davvero elevato. Da un punto di vista tattico, tecnico, dell’intensità e dello spettacolo. L’introduzione dei bonus male non pare aver fatto. Manca ancora una giornata, ok, ma direi che un primo giudizio si può già dare, no?

Inghilterra: finora aveva vinto e non convinto, poi rifila alla più bella Scozia degli ultimi anni una scoppola di quelle che si ricordano per un pezzo. Compito facilitato da Fraser Brown (guardare più avanti), d’accordo, però quei primi 10 minuti hanno indirizzato la partita, non l’hanno certo decisa. La verità è che l’Inghilterra è squadra di una solidità mostruosa, alla quale non si può concedere mai nulla, nemmeno nelle peggiori giornate. Figuriamoci in quelle come sabato. Ora la domanda è: a Dublino si prenderanno Grande Slam e record assoluto di vittorie consecutive?

Scozia: bisogna ribaltare il discorso appena fatto. D’accordo lo stupidissimo (e pericoloso) placcaggio di Brown, ma quei 10 minuti in 14 contro 15 non possono diventare un alibi. Al minuto 11 a Twickenham l’Inghilterra conduceva 10 a 0, che sicuramente non è cosa semplice da recuperare, ma nemmeno impossibile se hai 70 minuti ancora da giocare. La verità è che la squadra in maglia blu ha fallito un salto di qualità importante. Il pesantissimo ko di sabato non cancella quanto fatto di buono nel torneo (ed è davvero tanto). Rimango dell’opinione che sabato a Edimburgo ci faranno il mazzo, augurandomi di sbagliare clamorosamente.

Italia: un passo avanti, due indietro? Sì, probabile. Però senza il coniglio tirato fuori dal cilindro, come è successo a Twickenham, rimane la cruda realtà delle cose. E oggi l’Italia è questa cosa qui, inutile girarci attorno: siamo capaci di exploit ma la nostra normalità è un’altra. Abbiamo pochi giocatori di livello davvero internazionale, una tenuta fisica deficitaria, poche opzioni offensive. Se non siamo superconcentrati per ogni secondo di gioco possiamo davvero poco o nulla contro avversari più preparati, organizzati, fisicamente e tecnicamente superiori. Più forti. Questo non toglie nulla al lavoro di O’Shea e del suo staff, abbiamo iniziato una traversata nel deserto che sarà lunga e dolorosa. Inevitabilmente. Se poi si placca male come sabato pomeriggio…

Francia: ha fatto il suo, ma non è facile giudicarla. Rimane una mezza incompiuta, una squadra dalle possibilità enormi ma non espresse. A Roma ha svolto (bene) il suo compitino: ha incassato la nostra sfuriata iniziale limitando i danni, ci ha preso le misure e ci ha battuto su tutta la linea. Rimane la formazione meno solida da un punto di vista psicologico del torneo, Italia a parte. Strada ancora lunga da percorrerre, mezzi e giocatori però non mancano.

Galles: cuore gigantesco. Pur nella sua imperfezione sa soffrire come pochi altri e non smette mai di cercare di far male all’avversario. Contro l’Irlanda interpreta al meglio una gara contro una formazione più completa e organizzata. Ha però bisogno di nuove soluzioni, di nuove opzioni, altrimenti il rischio è quello di aver assistito quest’anno a un colpo di coda più che a un nuovo inizio.

Irlanda: la delusione finora del torneo. Non gioca male, intendiamoci, ma è al di sotto dello standard per la qualità che potrebbe esprimere. Va avanti a strappi e alterna a fasi di grande lucidità a momenti di buio e stanchezza. Una crisi di crescita? Lo scopriremo nei prossimi mesi.

Italia U20: il miglior gruppo da diversi anni a questa parte, lo abbiamo detto più volte e lo confermiamo, ma l’evidenza ci dice che siamo comunque inferiori per capacità tecniche e spesso anche fisiche ai nostri avversari. E quando giochiamo al meglio – leggi partita con l’Irlanda – difettiamo in quel cinismo e in quella freddezza che gli altri comunque sembrano avere. Bene il pacchetto degli avanti, ma nei trequarti soffriamo sempre delle nostre ormai annose mancanze. La ciccia è che alla fine abbiamo perso 4 gare su 4 e solo una abbiamo davvero “rischiato” di vincerla.

Italia femminile: torneo deludente, inutile nascondersi. Le ragazze di Di Giandomenico facevano ben sperare dopo i tornei degli ultimi anni ma stavolta non c’è stata una crescita, anzi sono stati fatti alcuni passi indietro. Quattro sconfitte, una vena realizzativa molto limitata (una trentina di punti fatti in tutto), luci che si accendono e si spengono. E’ anche vero che quest’anno ci sono i Mondiali, e quindi il focus della preparazione è tarato diversamente rispetto agli altri anni, ma non può e non deve diventare un alibi. Giocare qualche partita a novembre certo male non avrebbe fatto… Forza ragazze!

Flaminio e Zebre: dunque, la nuova sede non verrà più acquistata e spunta fuori l’idea di prendere e ristrutturare il Flaminio. Niente nazionale però, quindi là dentro ci giocheranno il Seven, le nazionali giovanili e la femminile. Ci faranno eventi e concerti. E poi ci saranno probabilmente le Zebre, ma tra due anni. Che nella prossima stagione – Alfredo Gavazzi dixit – rimarranno comunque a Parma qualunque cosa succeda. Una tempistica che dà un po’ di concretezza all’ipotesi-Flaminio. Che dire, vedremo. Qualche (eufemismo) dubbio sulla effettiva fattibilità e sulla tempistica c’è, ma mai dire mai.

Fondo di solidarietà, esposti: il fine settimana ci ha regalato la notizia del “rinvio a giudizio” presso la Procura Federale per Marzio Innocenti, Fulvio Lorigiola, Roberto Zanovello e Gianni Amore. Cosa hanno fatto? Avrebbero diffuso la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del CONI per il vertice FIR riguardo alla gestione del fondo di solidarietà per i grandi infortunati. Ammesso e non concesso che lo abbiano fatto, erano notizie false? No, ma la federazione contesta ai suoi tesserati il gesto in sé e di aver violato “i principi di lealtà, correttezza e probità”, come dice lo Statuto.
Possiamo girarci attorno quanto vogliamo, ma è chiaro che soprattutto Zanovello è un mezzo problema per l’attuale presidente, abituato a un Consiglio Federale che sta quieto e non fa domande, come già succedeva con Dondi: il consigliere federale veneto tutto fa tranne che stare con le mani in mano. Ha presentato un esposto – insieme al consigliere Erika Morri – al CONI in cui chiede di poter accedere (non divulgare attenzione, accedere e prendere visione) ai contratti che legano FIR e board celtico, cosa che la federazione gli ha finora impedito. Non solo: al Grillotalpa risulta – notizia non confermata in via ufficiale – anche un secondo esposto sempre al CONI: motivo una serie di delucidazioni su alcune voci che sono andate a comporre l’ultimo Bilancio Consuntivo per poter meglio affrontare il Bilancio Preventivo 2017. Una richiesta di qualche mese fa su documenti tra l’altro relativi a un bilancio già licenziato e pubblicato, ma la FIR anche qui dice di “no”, ed ecco l’esposto al CONI. Senza dimenticare che il Bilancio Preventivo 2017 andava approvato entro la fine dello scorso novembre ma finora il Consiglio Federale non l’ha visto. Forse accadrà giovedì a Bologna in occasione della prima riunione dell’anno del parlamentino del nostro rugby. Forse. E comunque novembre è già passato da un bel pezzo.

Fraser Brown: amico, che ti è preso? Dopo un minuto e poco più di gara fare una roba del genere non è quella che si può definire un’alzata di ingegno…

In avanti popolo! – La trasparenza e il buon senso che non c’è: quel pasticciaccio tanto brutto sui contratti FIR-Pro12

Palla Fir

Due consiglieri federali chiedono di poter visionare i contratti stretti dalla FIR con il board celtico, e dalla stessa federazione con Benetton Treviso e Zebre per la partecipazione al Pro12 ma viene detto loro di no. Inizia un gioco di specchi burocratici e non che porta a un esposto al CONI. Una storia che fa cascare le braccia.

C’è poco da dire e da girarci attorno, da qualsiasi parte la si prenda questa storia fa cascare le braccia. La vicenda: i consiglieri federali Roberto Zanovello ed Erika Morri, eletti con il movimento di opposizione al presidente FIR Alfredo Gavazzi di “Pronti al cambiamento” chiedono di poter visionare i documenti che legano la FIR al Pro12 e quelli siglati tra la federazioni e le due selezioni italiane (queste ultime sono tenute al silenzio da una clausola di riservatezza). Viene opposto loro un diniego non sostenuto da nessuna normativa e una trafila di passaggi burocratici che vengono ben spiegati dall’articolo di lunedì del Gazzettino a firma di Ivan Malfatto che ha reso pubblica la vicenda e di cui in calce trovate un ampio stralcio.

C’è poco da dire, ho scritto poco fa, ma una cosa va sottolineata: i consiglieri federali, di qualsiasi fazione “politica”, devono avere il diritto di visionare e consultare qualsiasi tipo di contratto e accordo che la FIR stringa con chicchessia, quale che sia la fazione “politica” del presidente. Punto. E’ una questione di buon senso e di buon gusto. Di oggettiva trasparenza. Altrimenti a che serve il Consiglio Federale? Aboliamolo che facciamo prima. E’ come se il governo stringesse un accordo commerciale di grande importanza con – ad esempio – la Francia ma ai parlamentari non fosse possibile essere informati circa i dettagli. Una cosa inconcepibile.
Zanovello e Morri hanno violato qualche norma? No, e il fatto che per risposta l’istituzione FIR abbia dovuto ricorrere a bizantinismi burocratici degni del celebre episodio di “Le 12 fatiche di Asterix” (guardate qui) la dice abbastanza lunga.
Ecco parte dell’articolo di Malfatto pubblicato dal Gazzettino:

Ai consiglieri federali è proibito conoscere i contenuti dei contratti firmati dalla Federazione italiana rugby. Nello specifico i tre accordi di partecipazione al Pro 12 con Benetton Treviso, Zebre e board della Celtic, sottoscritti dal precedente consiglio federale. Con le dovute proporzioni, è come negare i documenti di un’azienda ai membri del cda che la dirige, di un Comune al consiglio che l’amministra, del Governo al Parlamento che rappresenta i cittadini. È possibile? Sì, a quanto denunciano i consiglieri Roberto Zanovello ed Erika Morri in un esposto inviato il 10 febbraio alla Procura della Fir (e ai suoi revisori dei conti), a quella generale del Coni e al segretario del Coni stesso. «Ad oggi, a distanza di due mesi dalla prima richiesta effettuata il 3 dicembre – si legge nel testo di sette pagine – i consiglieri federali non hanno potuto accedere ai documenti». I contratti in questione, nel caso del Benetton in fase di scadenza-rinnovo, sono di vitale importanza per il rugby italiano e il bilancio economico della federazione. Prevedono un esborso annuo della Fir di circa 10 milioni di euro. (…) La prima richiesta verbale, nel consiglio del 3 dicembre, riceve «un diniego immotivato sia alla consultazione, sia alla copia, dal presidente Fir». La lettera del 7 dicembre, al Collegio dei revisori, ha come risposta: «Indirizzare la richiesta con atto formale alla Segreteria del consiglio federale». Il segretario generale Claudio Perruzza, interpellato il 4 gennaio, replica «di non poter dare seguito alla richiesta: ragioni di riservatezza e di pari trattamento di tutti i componenti determinano l’impossibilità all’accesso». Infine il presidente Alfredo Gavazzi, il 31 gennaio, scrive che ha preso «atto della risposta fornita dai soggetti e organi competenti, come previsto dalla nostra normativa vigente». «Quale sia la normativa vigente citata dal presidente che consenta tale assurdità logico-giuridica non è dato sapere – scrivono Morri e Zanovello ai procuratori Fir e Coni – È solamente un abuso. Il dato certo è che i sottoscritti sono posti nell’impossibilità di svolgere il loro mandato di consiglieri federali, legittimamente eletti dall’assemblea del 17 settembre». (…)