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Italia batte Giappone: la vittoria che serviva, la svolta che non poteva esserci

A Kobe prestazione convincente dell’Italia. Si tratta della “svolta” agognata e annunciata dal presidente FIR solo qualche giorno fa? No, ma non poteva nemmeno esserlo: è però un passo che potrebbe diventare importante solo se ce ne saranno altri. Una brutta Italia U20 viene sconfitta dal Galles nella finale per il 7° posto al Mondiale Juniores vinto dalla Francia 

Una vittoria risicata nel punteggio ma più ampia di quanto non dica il tabellone al termine degli 80 minuti di gara giocati sabato a Kobe. Se a Oita il 34-17 finale a favore dei Brave Blossoms ci stava tutto, il 22-25 del secondo test-match in Giappone non dice tutta la verità sull’andamento della partita. Che è stata per quasi un’ora in mano all’Italia prima che un calo mentale e fisico rimettesse in corsa i padroni di casa.
Gli azzurri sabato hanno giocato bene, nulla di travolgente ma hanno messo in pratica uno dei ritornelli più ripetuti da Conor O’Shea da quando è arrivato dalle nostre parti: non dobbiamo pensare troppo all’avversario ma a quello che possiamo fare noi. E a farlo bene, aggiungerei io. Kobe può diventare un buon esempio di quel refrain, pur con i limiti  gli errori inevitabilmente commessi.
A Oita avevamo visto un gruppo azzurro spento, sovrastato dalla fisicità e dalla determinazione giapponese, prima ancora che dalla loro organizzazione. A Kobe i ruoli si sono invertiti, con la compagine italiana che ha preso subito in mano il pallino della gara e non lo ha mai mollato fino al 55′, con il XV in maglia biancorossa che non è quasi mai entrato nei nostri 22 metri e ha sempre subìto e inseguito la manovra avversaria. Un Giappone lontano parente di quello visto in campo solo una settimana prima, stavolta annichilito dalla grinta, dall’orgoglio e dalla determinazione italiana, una volta tanto nel formato “so cosa voglio e so come ottenerlo”.

Certo non va dimenticata anche la fase due della partita di sabato, ovvero quella dopo il 55′. L’Italia dopo aver chiuso sul 3-12 il primo tempo (risultato anche un po’ stretto rispetto a quanto visto in campo) ha iniziato la seconda frazione con la meta di Polledri e la marcatura annullata a Minozzi per un fuorigioco discusso e discutibile. Gara completamente in mano agli azzurri, poi la luce si è spenta: benzina finita o calo mentale? I nostri ragazzi hanno deciso inconsciamente che la partita era ormai finita? Non lo sapremo mai, quello che è sicuro è che in 10 minuti abbiamo preso due mete e riportato in vita un Giappone fino a quel punto quasi impalpabile.
Non siamo nuovi a questi black-out, purtroppo, ma la faccia buona di questa moneta amara è che dopo quello sbandamento ci siamo rimessi in carreggiata e non abbiamo sbracato, come invece altre volte era successo. Abbiamo sofferto, certo, ed era una sofferenza che ci potevamo tranquillamente evitare – non dimentichiamocelo – ma abbiamo anche saputo metterci una pezza. Chiaro che un black-out del genere con il Giappone lo puoi recuperare, con altre squadre contro cui giochiamo abitualmente è invece letale.

Bene i punti d’incontro, bene la velocità del gioco in ruck, così così la mischia e male la touche. C’è molto su cui lavorare, ma questo lo sanno pure i muri. C’è da far crescere di testa alcuni nostri giovani, che il giallo che si è preso Licata era tanto evitabile quanto pericoloso per come si era messa la partita. Dobbiamo concretizzare di più e migliorare lì davanti, che non possiamo vivere di glorie e tempi ormai passati. Facciamo ancora troppi errori, vedi l’ultima meta nipponica, ma se abbiamo la giusta testa, la giusta concentrazione e la giusta determinazione possiamo dire la nostra.
Poi c’è la questione svolta. L’aveva chiesta il presidente federale Alfredo Gavazzi via twitter qualche ora prima del match di Kobe: “Auspichiamo che Giappone-Italia segni la svolta che il movimento aspetta”. Una uscita discutibile nell’immediata vigilia di una gara importante che sapeva di “uomo avvisato mezzo salvato”, tanto più che il numero uno del nostro rugby non è un twittatore seriale come altri. Una dichiarazione evitabile. Anzi, che andava evitata.
La partita con il Giappone non poteva essere una svolta ma un primo segnale dell’inizio di una possibile inversione di rotta. Una frase – la mia – in cui le parole chiave sono “primo” e “possibile”. Non dimentichiamoci che i prossimi match ci vedranno affrontare l’Irlanda a Chicago (ecco un’altra cosa a cui possiamo appiccicarci la parola “evitabile”) e soprattutto la Georgia. Partita davvero insidiosa: perché battere gli est-europei non ci porterebbe quasi nulla, avremmo fatto quello che dobbiamo fare, ma perdere sarebbe un vero disastro.

ITALIA U20: A proposito di approcci mentali sbagliati alle partite… Gli azzurrini sono stati battuti dal Galles 34-17 nell’ultima gara del Mondiale U20 che si è chiuso in Francia ieri e che assegnava il 7° posto. Una squadra distratta, indisciplinata, svagata, di gran lunga la prestazione peggiore dell’Italia nella competizione. Un torneo decisamente positivo per i nostri colori ma che meritava una chiusa migliore, quantomeno nell’atteggiamento.
La Francia ha battuto in finale l’Inghilterra e si è laureata per la prima volta campione del mondo di categoria, Baby Blacks battuti anche dal Sudafrica nella finale per il 3°-4° posto.
Tutti i risultati di ieri e la classifica finale del torneo:

Francia – Inghilterra 33-25
Sudafrica – Nuova Zelanda 40-30
Australia – Argentina 41-17
Galles – Italia 34-17
Georgia – Scozia 39-31
Irlanda – Giappone 39-33

1) Francia – campione del mondo
2) Inghilterra
3) Sudafrica
4) Nuova Zelanda
5) Australia
6) Argentina
7) Galles
8) Italia
9) Georgia
10) Scozia
11) Irlanda
12) Giappone – retrocesso nel Trophy

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Nazionale U20 che si perde via, un torneo da rivedere e l’arte italiana del non incazzarsi

Pensieri sparsi dopo la semifinale per il 5°-8°posto persa 44-15 dagli azzurrini contro un’Australia in 14 per un’ora. Poi si passa alla struttura del torneo stesso, che forse andrebbe rivista. In chiusura una riflessione sui tecnici italiani che non si arrabbiano mai, almeno in pubblico (spunto by Marco Turchetto)

Una Nazionale U20 da applaudire ma che non può fare la boa di salvataggio del movimento

Oggi azzurrini in campo contro l’Australia per la semifinale per il 5° posto del Mondiale Juniores. Una squadra che registra risultati importanti ma verso la quale dovremmo avere un atteggiamento più “distaccato”, che la vera dimensione della crescita la potremo avere solo tra qualche anno. E nel frattempo questi ragazzi non possono diventare i salvatori della patria

Iniziamo dalla cronaca. Oggi pomeriggio (ore 16.30) a Narbonne l’Italia U20 si gioca la semifinale per il 5° posto ai Mondiali Juniores in corso in Francia. Di fronte avrà l’Australia, un osso durissimo che però nella fase a gironi ha perso due gare (contro Galles e Baby Blacks) e vinto solo contro il Giappone raccogliendo solo 6 punti. Azzurrini che invece hanno confermato lo storico risultato di un anno fa e lo hanno anzi migliorato, visto che nella scorsa edizione del torneo iridato era stato determinante il risultato di Sudafrica-Argentina mentre in Francia i ragazzi allenati da Roselli e Moretti hanno conquistato il pass battendo Scozia e Argentina e venendo messi sotto solo dalla fortissima Inghilterra.
Australia che oggi parte favorita perché più abituata a giocare per certi risultati e perché nel complesso ha un livello tecnico superiore, ma probabilmente gli azzurrini stanno meglio di fisico e di testa, potendo contare su un entusiasmo che gli avversari non possono avere e che anzi affrontano una partita che per loro presenta tante insidie. Perché diciamocelo chiaro, l’Italia può giocare con la leggerezza mentale di chi tutto sommato ha poco da perdere mentre per loro un ko sarebbe una debacle. Bene così.
La vincente di Italia-Australia affronterà poi domenica a Beziers chi al fischio finale di Galles – Argentina avrà almeno un punto in più.
In coda a questo articolo la formazione annunciata dell’Italia oggi in campo e il programma delle partite (trasmesse in diretta streaming su The Rugby Channel).

Il Mondiale U20 della nostra selezione è un po’ la boa a cui si sta aggrappando il nostro movimento. E’ successo un anno fa, sta accadendo anche quest’anno. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: l’Italia sta facendo un torneo notevole, lo aveva fatto 12 mesi fa e ancora di più è protagonista quest’anno, senza dimenticare – in mezzo – il migliore Sei Nazioni di categoria di sempre. Sono risultati che non possono stupire più di tanto, perché non va dimenticato che questo è il gruppo che aveva raccolto non poche soddisfazioni anche nelle nazionali giovanili quando era allenato da Massimo Brunello. Sono risultati che arrivano da lontano.
Risultati su cui ha ripreso linfa l’ormai annosa guerra di religione sul Sistema Accademie (preso nel suo complesso, quindi anche con i CFP sottostanti eccetera eccetera): chi lo sostiene prende ad esempio questi risultati per dimostrare che la struttura funziona mentre per chi lo avversa studia la “genealogia” di ogni singolo giocatore per dimostrare che sono atleti formati dai club. O che si tratta solo di fortuna.

Ho sempre trovato molto stupida questa “guerra”, una specie di battaglia senza fine che non può avere un vincitore. Ho sempre avversato non il Sistema Accademie in sé ma la sua struttura enorme: meno Accademie e soprattutto nelle regioni e nelle aree a scarsa vocazione rugbistica, che dove c’è una rete di club numerosa e profonda è meglio lasciare le cose come stanno. Una opinione, va da sé, che non pretendo certo di avere la Verità in tasca.
Il fatto è che oggi i risultati di questa U20 possono essere letti e strumentalizzati quanto vogliamo. Che siano notevolissimi e i migliori da diversi anni a questa parte è lì da vedere, negarlo vuol dire essere in cattiva fede. Certo la nostra U20 viaggiava a quei livelli anche a cavallo tra la fine degli anni ’90 e i primi anni Duemila, bisognerebbe chiedersi cosa è successo dopo e perché ci abbiamo messo così tanto per tornare a certe altezze.
Ma ad ogni modo oggi ci siamo, nessun dubbio.
E allora il problema quale è? Che dovremmo andarci con i piedi di piombo e aspettare, che i risultati hanno bisogno di tempo e conferme per prendere consistenza, per dimostrare che non sono un fuoco di paglia. Oggi sappiamo con certezza che questo biennio ha spessore ma se si tratta “solo” di un paio di annate più fortunate o se siamo invece di fronte al prodotto di una filiera che funziona è davvero troppo presto per dirlo, sia in un senso che nell’altro. Un giudizio con cognizione di causa potremo darlo tra 4 o 5 anni. Senza dimenticare che dobbiamo poi pensare allo step successivo alla nazionale U20…
Sono risultati molto importanti ma vanno né ingigantiti e né sottostimati. Un atteggiamento freddo ma necessario, complicato da tenere – me ne rendo conto – in un movimento che ha disperatamente bisogno di risultati positivi. La nazionale U20 non può essere né la boa di salvataggio né un’arma da usare in una stupida guerra di religione.

Il programma delle partite di oggi, martedì 12 agosto, al Mondiale U20
ore 14: Galles-Argentina, Narbonne. Semifinale per il 5° posto
ore 16: Irlanda-Scozia, Perpignan. Semifinale 9° posto
ore 16.30: Italia-Australia, Narbonne. Semifinale per il 5° posto
ore 18.30: Georgia-Giappone, Perpignan. Semifinale 9° posto
ore 19: Inghilterra-Sudafrica, Narbonne. Semifinale
ore 21: Nuova Zelanda-Francia, Perpignan. Semifinale

La formazione azzurra anti Australia:
15 Michelangelo BIONDELLI (Rugby Viadana 1970)*
14 Albert Einstein BATISTA (Rugby Etruschi Livorno 1995)
13 Andrea DE MASI (Mogliano Rugby)*
12 Francesco MODENA (FEMI-CZ Rovigo)
11 Giovanni D’ONOFRIO (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
10 Filippo DI MARCO (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
9 Nicolò CASILIO (Patarò Calvisano)*
8 Lodovico MANNI (Mogliano Rugby)
7 Michele LAMARO (Petrarca Padova)* – capitano
6 Davide RUGGERI (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
5 Edoardo IACHIZZI (Usap Perpignan)4 Niccolò CANNONE (Petrarca Padova)*
3 Michele MANCINI PARRI (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
2 Matteo LUCCARDI (Patarò Calvisano)*
1 Guido ROMANO (Rugby Colorno)*

A disposizione:
16 Niccolò TADDIA (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
17 Leonardo MARIOTTINI (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
18 Matteo NOCERA (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
19 Matteo CANALI (Rugby Colorno)*
20 Antoine KOFFI (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*
21 Luca CROSATO (Lafert San Donà)*
22 Antonio RIZZI (Petrarca Padova)*
23 Alessandro FUSCO (Accademia Nazionale Ivan Francescato)*

*è/è stato membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato”

Mondiale U20: l’Italia contro l’Argentina si gioca tre destini diversi. Ma dipende anche dagli altri

Domani, giovedì 7 giugno, si gioca in Francia la terza e ultima giornata della fase a gironi del Mondiale Juniores. Gli azzurrini potrebbero arrivare anche tra le primi quattro squadre. Parecchio difficile eh, però (ipoteticamente) possibile se…

Si riparte da qui:
Risultati prima giornata:
Sudafrica – Georgia 33-27
Inghilterra – Argentina 39-18
Scozia – Italia 26-27
Nuova Zelanda – Giappone 67-0
Australia – Galles 21-26
Francia – Irlanda 26-24

Risultati seconda giornata
Scozia – Argentina 13-29
Francia – Georgia 42-12
Australia – Giappone 54-19
Inghilterra – Italia 43-5
Nuova Zelanda – Galles 42-10
Sudafrica – Irlanda 30-17

Classifiche
Pool A: Nuova Zelanda 10; Australia 6; Galles 4; Giappone 0
Pool B: Inghilterra 10; Italia, Argentina 5; Scozia 1
Pool C: Sud Africa 10; Francia 9; Georgia, Irlanda 1

Cosa ci dicono questi numeri? Che quasi tutto è ancora da decidere: chi si giocherà le semifinali per vincere il titolo, chi potrà ambire ai posti di rincalzo e chi invece dovrà lottare fino alla fine per salvarsi e non retrocedere nel Trophy.
Bisogna usare il “quasi” perché l’Inghilterra è l’unica squadra ad avere una certezza matematica in tasca e il XV in maglia bianca è già sicuro di giocarsi uno dei primi quattro posti del torneo.
Poi si entra nel campo delle ipotesi, delle quasi sicurezze e dei tanti “se”. Tipo che Baby Blacks, Sudafrica e Francia dovrebbero andare a raggiungere gli inglesi. Certo, se l’Australia dovesse però mettere sotto la Nuova Zelanda potremmo vederne delle belle… Non è facile fare pronostici, anche perché gli scontri diretti rimescolano non poco le carte e oltre alla già citata Australia-Nuova Zelanda sè in programma anche Sudafrica-Francia.
A giocarsi la permanenza nel torneo sarà quasi sicuramente il Giappone che se la deve vedere con il Galles. Un po’ più equilibrata Irlanda-Georgia (attenzione ai georgiani, battuti dal Sudafrica di soli 6 punti) con i ragazzi in maglia verde che però sembrano partire con diverse possibilità in più, almeno sulla carta. Non è messa bene nemmeno la Scozia che dopo i ko con Italia e Argentina se la deve vedere con l’Inghilterra.

E gli azzurrini? In teoria hanno aperta ogni possibilità, persino quella di arrivare a giocarsi le semifinali. Se proprio però volete fare una scommessa giocateveli per la forchetta tra il 5° e l’8° posto o negli ultimi 4: che sognare è bello ma le probabilità sono decisamente più alte per questi due scenari.
Su OnRugby si sono divertiti a mettere in fila le due concatenazioni di eventi che porterebbero gli azzurrini tra le prime quattro. Le possibilità sono addirittura due, eccoli come li descrive il portale:
Uno – l’Italia batte l’Argentina con bonus, l’Australia non vince contro la Nuova Zelanda e la Francia perde senza bonus contro il Sudafrica
Due – L’Italia batte l’Argentina senza bonus, l’Australia non vince contro la Nuova Zelanda, il Galles vince senza bonus contro il Giappone e la Francia perde senza bonus contro il Sudafrica, con un passivo tale da annullare la differenza punti con l’Italia (al momento la Francia è a +14, gli azzurri a -37).
Per carità, può anche capitare, ma non ci conterei un granché. Le variabili sono decisamente troppe.

E per bissare il risultato di un anno fa, cioè salvarsi e ritrovarsi tra la 5a e l’8a posizione? Bisogna battere l’Argentina, più facile a dirsi che a farsi, ma di sicuro non è impossibile. Se vinciamo con i pumitas quel risultato sarà nostro. Con i sudamericani possiamo pure perdere, a dirla tutta, purché si mettano in cascina i due punti di bonus, offensivo e difensivo. Già più complicato e rischioso.
Poi ci sono una serie di altre opportunità, troppo arzigogolate: se vi interessano questo è il link di OnRugby.
Un ko con gli argentini non ci spalancherebbe automaticamente le porte della zona retrocessione ma quasi. Insomma, basta giocare con i bussolotti: giochiamocela al meglio che si può/si riesce e poi vediamo che succede. L’Argentina è forte, ma non irresistibile.
Il programma completo di giovedì:

Galles-Giappone (Perpignan, ore 18 e 30)
Italia-Argentina (Beziers, ore 18 e 30)
Irlanda-Georgia (Narbonne, ore 18 e 30)
Inghilterra-Scozia (Beziers, ore 21)
Sudafrica-Francia (Narbonne, ore 21)
Nuova Zelanda-Australia (Perpignan, ore 21)

Sei Nazioni e Movimento Italia: tra Nazionale maggiore e U20 il gap si chiama (anche) Eccellenza

ph. Fotosportit/FIR

Due formazioni che tornano dall’Irlanda sconfitte ma gli azzurrini confermano un salto di qualità. Sottolineando loro malgrado uno dei problemi della nostra struttura

Che poi il fine settimana irlandese del nostro Sei Nazioni non era iniziato malissimo. Venerdì sera a Donnybrook la nazionale U20 è stata battuta 38-34. Un ko, certo, ma se si tiene conto che gli azzurrini hanno giocato in 14 contro 15 per 70 minuti per l’espulsione di Bianchi… Può anche essere che i padroni di casa già a fine primo tempo abbiano pensato che la partita era bella che finita visto che a un certo punto il tabellone diceva 31-8. Probabile che abbiano levato il piede dalla tavoletta del gas, che abbiano smesso di spingere come prima. Ciò non toglie che l’Italia non solo non ha mai mollato ma è stata pure in grado di riportarsi sotto e di quasi riagguantare il match.
All’Aviva Stadium sabato pomeriggio è andato tutto male per noi. Un primo tempo disastroso in cui abbiamo messo piede nei 22 metri avversari solo un minuto prima della fine della prima frazione e in cui abbiamo subito sempre l’iniziativa, la fisicità e la tattica dei padroni di casa. Che sono fortissimi e che hanno giocato proprio bene, non lo dimentico di certo, ma che hanno anche messo in evidenzia tutti i nostri numerosi limiti. Il bicchiere mezzo (???) pieno per noi possono essere le tre mete marcate a Dublino, ma non si può non sottolineare che abbiamo iniziato a dare segnali di vitalità offensiva solo quando la partita era già abbondantemente chiusa da un pezzo e a ben pensarci sarebbe aggrapparsi a una boa che in realtà può farci più male che altro. Riagguantare il match come gli azzurrini? Fantascienza.

Le partite della nazionale maggiore e l’U20 in qualche modo si tengono tra loro. Si dice che quella attuale sia la nostra migliore nazionale giovanile da molti anni a questa parte: è vero che perde spesso e che le vittorie sono ancora molto poche ma è indubbio che questo gruppo di ragazzi può giocarsela con gli avversari per 80 minuti. Quante sono le partite perse di un nulla nei minuti finali in questi ultimi mesi? Tante. Troppe anche. Però perdere di un punto o poco più vuol dire che magari ti manca un filo di cinismo, che non hai il killer instinct, ma che allo stesso tempo sei lì. Innegabilmente ci sei. E lo hai dimostrato per mesi, non si tratta di exploit estemporanei.
Questo gruppo è “figlio” delle Accademie? Le annate sono quelle e il tempo ci dirà se quel sistema è e sarà in grado di sfornare giocatori in quantità e di qualità o se siamo di fronte a un gruppo “fortunato”, parlarne ora non ha un gran senso perché nessuno può dirlo.
Il punto è un altro, ovvero, dove andranno a giocare questi ragazzi? Dove finalizzeranno la loro formazione? Con chi compiranno gli ultimi passi con vista sull’alto livello? Perché forse qualcuno di loro andrà alle franchigie, ma quel “forse” è gigantesco e se anche dovesse accadere riguarderebbe un numero limitatissimo di atleti. Comunque statisticamente non importante.

Quasi tutti alla fine giocheranno nell’Eccellenza. Il divario tra noi e i nostri avversari sta qui: per quanto ci si sforzi di affinare e migliorare la “produzione” dei nostri giocatori non siamo poi in grado di farli giocare in un torneo di livello. I giovani irlandesi andranno tutti a giocare – se già non lo fanno – nell’Ulster, nel Leinster, nel Munster o nel Connacht, ovvero in Pro14, mentre i nostri militeranno in uno dei club del nostro più importante campionato nazionale, che sarà pure il principale dentro i nostri confini ma che non è sicuramente performante. Non credo di offendere nessuno nell’asserirlo.
Il depauperamento dei contenuti tecnici del nostro domestic è un problema enorme del nostro movimento che non viene affrontato da anni. E allora i casi sono due: o si decide che uno delle nostre franchigie (verosimilmente le Zebre) debba farsi perennemente carico del grosso della nazionale U20 per far compiere a quegli atleti l’ultimo tratto di formazione o si mette mano al nostro campionato affinché possa nel giro di qualche stagione rappresentare davvero uno step di crescita credibile per i giocatori (ma anche per i tecnici, gli arbitri e – magari – i dirigenti). A prescindere dal Pro14. La differenza tra il 38-34 di Donnybrook e il 56-19 di Dublino passa da qui. A meno che non si pensi che lo score finale dei due match sia estemporaneo, da attribuire al caso.