Bissare l’Ulster (e i Kings): le Zebre ci provano a Edimburgo

Guinness PRO14, Stadio Sergio Lanfranchi, Parma, Italy 30/9/2017
Zebre vs Ulster
Ulster’s Marcello Violi kicks at goal
Mandatory Credit ©INPHO/Federico Matteucci

Una vittoria inaspettata, bella e importantissima. Questa è stata l’affermazione dei bianconeri una settimana fa in quel di Parma contro i nordirlandesi che – ricordiamolo – erano scesi in Italia da capoclassifica e imbattuti. Stasera le Zebre, alle 20.35 italiane, scenderanno in campo al Myreside per afrontare l’Edimburgo, trasferta non semplice ma che ha già sorriso quest’anno al Benetton Treviso. Partita da prendere con le pinze ma non impossibile, con gli scozzesi che dopo due vittorie iniziali hanno infilato tre ko consecutivi e che quindi cercheranno di invertire la rotta delle ultime settimane.
Rispetto alla vitoria sull’Ulster il XV italiano presenta una sola novità, me è di quelle importanti: Venditti infatti vestirà la maglia numero 11. Per il resto ci saranno Minozzi estremo, Bellini all’ala, Boni e Cstello centri e il duo Violi/Canna in cabina di regia. In terza linea partiranno Licata, Meyer e Giammarioli, in seconda ci saranno Biagi e Sisi, in prima Lovotti e Chistolini con Fabiani a tallonare.
Italiano anche il direttore di gara: Marius Mitrea, con Andrea Piardi e Manuel Bottino a fargli da assistenti.
Come spesso accade (sempre?) quando una squadra italiana va in Scozia non ci sarà nessuna copertura televisiva. 

PS: il sottoscritto oggi se ne va a Catania e dintorni con l’Unno Numero Uno. Il blog non sarà aggiornato fino a lunedì. Ciao.

Edimburgo: 15 Blair Kinghorn, 14 Dougie Fife, 13 James Johnstone, 12 Phil Burleigh, 11 Tom Brown, 10 Jason Tovey, 9 Nathan Fowles, 8 Cornell du Preez, 7 Jamie Ritchie, 6 Magnus Bradbury (c), 5 Grant Gilchrist, 4 Ben Toolis, 3 WP Nel, 2 Stuart McInally, 1 Darryl Marfo
Riserve: 16 Ross Ford, 17 Allan Dell, 18 Simon Berghan, 19 Anton Bresler, 20 Luke Crosbie, 21 Sam Hidalgo-Clyne, 22 Duncan Weir, 23 Robbie Fruean%u200B

Zebre: 15 Matteo Minozzi, 14 Mattia Bellini, 13 Tommaso Boni, 12 Tommaso Castello (c), 11 Giovanbattista Venditti, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Renato Giammarioli, 7 Johan Meyer, 6 Giovanni Licata, 5 George Biagi, 4 David Sisi, 3 Dario Chistolini, 2 Oliviero Fabiani, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Luhandre Luus, 17 Andrea De Marchi, 18 Eduardo Bello, 19 Leonard Krumow, 20 Derick Minnie, 21 Guglielmo Palazzani, 22 Serafin Bordoli, 23 Ciaran Gaffney

Tanti infortunati, tante giovani speranze: l’Italia a un mese dai test-match

Il bell’avvio di stagione di Benetton e – soprattutto Zebre – mette ottimismo nel gruppo azzurro ma non vanno dimenticati i tanti atleti che non saranno disponibili per Fiji, Argentina e Sudafrica. Alcuni nemmeno per il Sei Nazioni. Le parole del ct O’Shea e di Pete Atkinson

Tra un mesetto circa la nazionale azzurra affronterà una dopo l”altra Fiji, Argentina e Sudafrica: i pacifici a Catania l’11 di quel mese, il 18 a Firenze contro i Pumas e quindi una settimana dopo a Padova con gli Springboks. L’ultima vittoria dell’Italia è quella storica nel capoluogo toscano di un anno fa, proprio contro gli Springboks, poi una lunga sequela di sconfitte.
Zebre e Benetton Treviso hanno iniziato molto bene la stagione e questo fa ovviamente ben sperare in vista del trittico novembrino. In mezzo ci sono due turni di coppe europee e ancora un po’ di Guinness Pro14, tempo che potrebbe rivelarsi prezioso per recuperare qualcuno dei tanti infortunati. Chi non ci sarà di sicuro saranno Michele Campagnaro e Ornel Gega (salteranno entrambi anche il Sei Nazioni al 99,99%), Tommaso Allan, flebilissime speranze per Maxime Mbandà. In infermeria oggi ci sono anche anche Buondonno, Riccioni, Zanni, Bronzini, Morisi, mentre Jacopo Sarto deve mettere minuti nelle gambe. Mettiamoci che pure Sergio Parisse ha lamentato qualche guaio muscolare che lo sta tenendo fermo alcune settimane. Insomma, infermeria piena. Delle condizioni di Simone Favaro invece al momento si sa poco o nulla.

La speranza sono i nomi nuovi, i giovani come Licata e Minozzi, la grande condizione psico-fisica di Castello, Bellini, Boni o Simone Ferrari. Un giocatore affidabile come Hayward è diventato eleggibile a settembre. E di sicuro me ne dimentico qualcuno. Il vero ricambio generazionale arriverà dopo il Mondiale 2019, quando lasceranno praticamente tutti i senatori attuali, ma l’operazione di “muta” nel gruppo azzurro è già in corso.
Il ct Conor O’Shea ha rilasciato alcune dichiarazioni al sito ufficiale del Sei Nazioni e riferendosi a questo primo scorcio di stagione ha detto che ha “visto giovani molto bravi, nemmeno ventenni. Dobbiamo trovare il modo di creare un modo in cui trovare spazio per loro e per chi invece ha più esperienza. Sono colpito dalle performance di Giovanni Licata, Marco Riccioni e Simone Ferrari. Stiamo costruendo un gruppo che sarà protagonista non solo nel breve ma anche nel lungo periodo”.
Il tecnico irlandese ha parlato anche del buon momento delle nostre squadre celtiche: “Al momento affrontiamo quasi sempre realtà che sono più forti o che giocano a un livello superiore al nostro, ma le franchigie rappresentano lo scheletro del nostro gruppo e sta a noi mettergli attorno un corpo. La strada è lunga e difficile ma è quella giusta: vogliamo diventare la miglior Italia della storia”.

Il percorso è ancora lungo ma alcuni miglioramenti si vedono già, ad esempio sotto l’aspetto fisico, con le prime “positività” che arrivano dal lavoro di Pete Atkinson, Pete Atkinson, responsabile della strategia e dello sviluppo della performance umana e che lavora a stretto contatto con Treviso e Zebre. Qualche giorno fa Atkinson ha rilasciato una intervista alla Gazzetta dello Sport, nella quale ha sottolineato che la situazione dei giocatori italiani è “buone, migliore di quella che l’opinione pubblica mondiale ritenga. E comunque all’altezza del movimento internazionale e dei traguardi ai quali ambisce. Ci sono atleti con qualità superiori a quelle che, pericoloso limite, credono d’avere. Comunque – sottolinea – il cambio di tendenza non sarà immediato, ma perché un gruppo cambi approccio fisico bastano due anni. Ed entro allora non vedo perché l’Italia non possa essere a livello di un’Argentina”.
Parole ribadite dal ct O’Shea: “Abbiamo tutte le potenzialità per essere competitivi, ma servirà un grosso cambiamento nel nostro allenamento fisico e mentale. Non sono stupido, so che in questo momento la struttura di squadre come Irlanda o Inghilterra è migliore della nostra, ma un giorno potremo essere nelle condizioni di batterli”. Novembre sarà un mese importante.

Rugby e sponsor: Edison dice addio alla FIR, Cariparma traballa

Maglia Macron azzurra

Subito la notizia: il 31 dicembre prossimo venturo vede la conclusione del contratto di sponsorizzazione in essere tra Edison e Cariparma con la nazionale azzurra di rugby. Per quanto riguarda l’azienda energetica si tratta di una fine corsa visto che l’accordo non verrà rinnovato mentre per quanto riguarda l’istituto di credito c’è qualche possibilità che rimanga ancora nel novero dei sostenitori della FIR.
Sono notizie raccolte da questo blog che non hanno il crisma dell’ufficialità ma più fonti di prima mano hanno confermato la cosa: la federazione d’altronde non commenta mai in via ufficiale questo genere di notizie, basti ricordare solo qualche mese fa l’assoluto riserbo che ha circondato l’addio di Adidas e l’arrivo di Macron quale nuovo sponsor tecnico, un vero e proprio segreto di Pulcinella ma la policy della FIR – rispettabilissima, s’intende – è quella di mantenere il silenzio. Lo stesso dicasi per le aziende coinvolte.

Questa la situazione. Edison: l’azienda vive un momento particolare, di cambiamenti, e avrebbe deciso di lasciare decadere il grosso delle sue sponsorizzazioni sportive, compresa quella del rugby e il contratto con FIR non verrà quindi rinnovato, a meno di clamorose sorprese.
Cariparma: anche in questo caso il contratto oggi in essere scade a fine anno ma con quello che è uno dei legami di sponsorizzazione più duraturi e importanti ci sarebbe comunque un accordo di massima per arrivare sino al termine del prossimo tour estivo. Una proroga dopo la quale però ogni opzione è possibile – se ne sta discutendo – e quella dell’addio non è affatto esclusa, anzi.

Un doppio problema che giunge in un momento certo non felicissimo sotto l’aspetto economico per la federazione, che ha chiuso in rosso gli ultimi due bilanci e che sta attendendo il giudizio del CONI sul piano di rientro triennale richiesto dallo stesso massimo organo sportivo italiano.
Il bilancio consuntivo 2016, alla voce “ricavi da pubblicità e sponsorizzazione” registra incassi per 4.853.157,68 euro, in forte calo rispetto all’esercizio precedente che a quella voce vedeva 5.519.738,46 euro. Per dare un quadro più esaustivo segnalo che secondo il Bilancio Preventivo 2017 approvato dal Consiglio Federale lo scorso 24 marzo le sponsorizzazioni ammontavano a 5.240.095 euro, cifra intermedia tra tra le due prima presentate e comunque in crescita rispetto all’ultimo bilancio consuntivo. Non va comunque dimenticato che si tratta di una voce ancora non certificata e che teneva conto di “una serie di contatti con aziende giapponesi, legati ai progetti della prossima RWC, che rappresentano al momento un importante potenziale di crescita che confidiamo possano concretizzarsi quanto prima nella formalizzazione di nuove partnership”, così come si leggeva nella allegata Relazione Sulle Gestione firmata dal presidente Gavazzi. Insomma, sponsorizzazioni di cui si parla ormai da mesi ma ancora tutte da concretizzare.

In un simile panorama, dove non si capisce se la FIR nel bilancio preventivo 2017 avesse già tenuto conto o meno dell’eventuale addio delle due sponsorizzazioni in questione, arrivano queste notizie. La situazione economica del paese si sta lentamente muovendo e questo spinge ad essere un po’ più ottimisti per il futuro, ma sono cose per cui serve tempo e non va dimenticato che Cariparma ed Edison sono comunque i due sponsor più importanti e di lunga data della nazionale: il loro peso economico all’interno della voce in esame è non quantificabile (i bilanci non lo specificano) ma sicuramente elevato.

Un mix di Zebre e Benetton, più un pizzico di Rugby Championship: la ricetta del Tinello di Vittorio Munari

Si parte dal bel momento delle nostre formazioni celtiche (Zebre, soprattutto) e si arriva nell’emisfero sud tra All Blacks, Argentina, Australia e Sudafrica, parlando anche di arbitri. E per gli springboks l’analisi è in prospettiva della sfida con l’Italia in programma a novembre. Palla a Vittorio!

Il buono, il bello e il brutto del fine settimana ovale: si parla di Treviso, Zebre e L’Aquila

Tante partite, tante cose nel week-end. Gli All Blacks vincono in Argentina con 4 mete tra il 7′ e il 27′ e si portano a casa l’ennesimo Rugby Championship in cui Sudafrica e Australia giocano a frenarsi (secondo pareggio nelle due sfide dirette). Poi l’Eccellenza con Rovigo che supera le Fiamme Oro, il Petrarca passa a Mogliano, vincono Calvisano, Viadana e San Donà (qui tutti i risultati e la classifica), infine la prima giornata del campionato di Serie A e di quello delle ragazze. Insomma, tanta carne al fuoco, ma i focus principali sono altri.

IL BUONO: Benetton Treviso
I biancoverdi sono usciti battuti dallo Scotstoun per 37 a 21 ma sono rimasti in gara sino all’ultimo. E giocarsela in casa dei primi della classe non è roba così scontata, almeno per le nostre formazioni (lo so, non è bello dirlo ma la storia di questi anni celtici dice questo). I ragazzi di Kieran Crowley confermano il loro buon momento e soprattutto la giusta mentalità per affrontare queste gare. Perdere a Glasgow si può, affrontare queste partite così va bene, conferma che la strada è quella giusta (da migliorare però le partenze, sempre un po’ stentate). Anche la rabbia fredda, conapevole e misurata nelle dichiarazioni post-partita è una ulteriore conferma. Un ko che è un bicchiere mezzo pieno e nel prossimo fine settimana a Treviso arrivano i Kings, la squadra al momento più in difficoltà del torneo.

IL BELLO: Zebre
Beh, qui c’è da dire solo una cosa: chapeau. La quasi vittoria di Swansea con gli Ospreys, quella di Port Elizabeth e la prova garibaldina in casa dei Cheetahs erano già un ottimo score, alla fine solo con gli Scarlets i bianconeri avevano dato vita a una partita tutto sommato anonima. Con l’Ulster finora sempre vittorioso ci si aspettavano conferme sulle buone cose finora viste ma sabato a Parma si è andati ben oltre: le Zebre sono state semplicemente belle ed efficaci contro un avversario davvero forte.
Ora si leggeranno analisi sui dettagli di questa gara, come è giusto che sia, ma personalmente trovo che alla fine il bene più prezioso che esce da quegli 80 minuti è la spensieratezza mentale dei bianconeri. le zebre sono sfrontate. Oggi quel gruppo non ha paura, è ben conscio dei propri limiti ma non li teme e prova a superarli con la giusta arroganza agonistica ma senza sbruffoneria. E’ un equilibrio non semplice da raggiungere e soprattutto complicato da mantenere, ma Bradley e lo staff tecnico hanno trovato i bilanciamenti giusti, almeno finora. Può essere che chi ha incontrato le Zebre finora lo ha fatto sottovalutandole, non si può escluderlo, ma da sabato non sarà più così: Castello e compagni si sono conquistati a colpi di risultati il rispetto altrui e non era né semplice né scontato. La prossima sfida è la trasferta di Edimburgo, un banco di prova importante e significativo.

IL BRUTTO: L’Aquila
La storia ormai la sapete: la partita tra L’Aquila e Cavalieri Prato valida per la prima giornata del campionato di Serie A che era in programma ieri pomeriggio non è stata giocata. I neroverdi hanno infatti in rosa solo 15 giocatori, un accordo sembrava trovato per altri 8 atleti della Polisportiva L’Aquila ma alla fine i nulla osta promessi non sono arrivati. Una storia fatta di problemi che arrivano da lontano e che per troppi anni sono stati nascosti alla bell’e meglio, inevitabile che prima o poi portassero a quanto avvenuto nelle ultime ore. Una storia fatta di soldi che non ci sono, di debiti e di ripicche tra entità (che dovrebbero essere) vicine e che invece si fanno gli sgambetti. Se ci mettiamo a fare la partita doppia dei torti e delle ragioni magari alla fine troveremmo pure un “colpevole”. Forse. Ma non oggi, oggi c’è solo lo spazio per una tristezza infinita che colpisce una delle città-simbolo del nostro rugby.