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Nations Championship e retrocessioni: lo status quo e lo stato delle cose che preoccupa l’Italia

Settimana prossima, a Dublino, un incontro probabilmente decisivo. Intanto World Rugby diffonde un comunicato e un video per spiegare un po’ dove si sta andando. Ci sarebbero le retrocessioni/promozioni, cosa che fa felici diversi movimenti oggi “minori” e ne fa preoccupare soprattutto uno. Indovinate quale?

In questi giorni si fa un gran parlare di Nations Championship. Ieri World Rugby ha diffuso un comunicato in cui spiega un po’ la faccenda, dopo che nelle ultime settimane le novità erano già uscite dalle stanze che contano. Settimana prossima a Dublino ci sarà un incontro probabilmente decisivo. R1823 ha pubblicato un articolo in cui si racconta il tutto.
Sarò velocissimo. La questione vera, mettendo da parte per un momento la filosofia-base di un torneo che è stato pensato per raccattare soldi (intendiamoci, ci sta, il professionismo è questa roba qui, non raccontiamocela), è quella delle promozioni/retrocessioni. Prima smentite, poi ipotizzate e infine confermate.
Chi è a favore di un sistema che prevede le relegation? Tutte le squadre della Tier 2, ovviamente, che altrimenti si vedrebbero escluse ancora una volta dal tavolo più importante e che inevitabilmente vedrebbero nel medio-lungo periodo allargarsi un gap tecnico/finanziario (soprattutto finanziario) che è già importante. E hanno ragione, intendiamoci. L’assenza di promozioni e retrocessioni non avrebbe nessuna motivazione sportiva. Nessuna. Servirebbe solo allo status quo.

Chi è contrario invece? Apertamente nessuno. Per le squadre più forti è un non-problema, un qualcosa che non le tocca: ce li vedete i dirigenti delle federazioni inglesi, neozelandesi, sudafricane eccetera preoccuparsi della cosa? Io no.
Chi vede il sistema che prevede le relegations con preoccupazione sono solo le squadre di Sei Nazioni e Rugby Championship che viaggiano attorno alla decima posizione del ranking mondiale, oppure dietro. Non devo fare nomi, vero? Perché di quel mazzo le promozioni/retrocessioni possono preoccupare solo l’Italia. Inutile girarci attorno.
Dice: abbiamo un contratto in essere con il Sei Nazioni. Vero, verissimo. Fino al 2024, poi chissà. Che poi, a dirla tutta, sostenere “dobbiamo esserci perché c’è un contratto” vuol dire piazzarsi dalle parti del “rimaniamo nel Sei Nazioni perché Roma è meglio di Tbilisi”. Non il massimo eh. Io – stupidamente – penso che nello sport prendi parte a una competizione se te la meriti.
La Nations League, inoltre, partirebbe nel 2022 e si giocherebbe – pare – ogni due anni. Lo stato delle cose oggi è questo. Il 2022 e il 2024 non sono affatto lontanissimi tra loro. Chi vivrà vedrà.

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