
Nel rugby le decisioni dell’arbitro non si discutono: questo il ritornello che conosciamo tutti. A Padova abbiamo visto errori che lasciano davvero stupiti, però no, non abbiamo perso per quello. E mettere l’accento proprio lì è tafazziano
Lo dico subito, senza girarci attorno: l’Italia vista di Padova non avrebbe battuto l’Australia vista a Padova nemmeno se si fosse giocato per 160 minuti. Intendiamoci, all’Euganeo è scesa in campo nel complesso una discreta Italia contro una pessima (nel complesso) Australia. Il fatto è che oggi i nostri limiti sono superiori ai loro demeriti. Brutale? Forse, ma è così. Opinione personalissima, va da sé.
Dice: sì ma quella meta non data a Tebaldi… Vero. Un errore inconcepibile da parte di un arbitro – anche lui – non all’altezza della situazione, e non solo per gli errori evidenti, ma proprio per la gestione complessiva del match. Passi sul fatto che magari dal campo e “in diretta” ha giudicato il nostro numero 9 in fuorigioco, non si può soprassedere invece sulla decisione di non essersi rivolto al TMO. Si può discutere anche sulla meta di Tupou dopo pochi minuti del secondo tempo, la terza per gli ospiti, ma la presunta ostruzione nell’azione da parte del XV in maglia gialla è nel campo delle interpretazioni, la marcatura annullata a Tebaldi no. Era cristallina.
Detto questo: davvero pensate che una meta segnata al 14′ del primo tempo poteva incidere così in profondità nel match? Beh, io questa certezza non ce l’ho proprio. Anzi. Poteva dare sicurezza a noi e minare le già non molte certezze australiane? Plausibile. Però pensare che quella stessa marcatura, se assegnata, avrebbe potuto dare invece una sveglia agli uomini allenati da Cheika è altrettanto possibile. Sono ipotesi, nessuna delle due campata per aria. Semplicemente non lo sappiamo. Le cose certe sono due: la meta di Tebaldi era valida e l’Italia non ha perso per colpa dell’errore dell’arbitro Gauzere.
Quella vista a Padova è stata un’Australia brutta, molto brutta, una delle peggiori degli ultimi 20 anni (per tanti la peggiore tout court). Una squadra con poche idee e pure parecchio confuse, a cui le skills tecniche certo non mancano ma in profondissima crisi di identità. Nel nostro momento migliore – la prima mezz’ora di gioco – siamo entrati nei loro 22 metri tre volte, forse quattro. Non siamo mai riusciti a procurarci e raccogliere punti da calci piazzati. Quella stessa Australia negli ultimi 10 minuti della prima frazione ha marcato due mete. Tre, se ci mettiamo i primissimi minuti del secondo tempo. Davvero, non capisco: di cosa staremmo esattamente parlando? A un’Australia mediocre sono bastati 15 minuti per portarsi a casa una partita contro una discreta Italia. Dovremmo discutere e parlare di questo, non dell’arbitro.
Intendiamoci, dovremmo farlo non perché “nel rugby le decisioni dell’arbitro non si discutono”, ma perché le nostre tare e i nostri limiti non li supereremo mai se andiamo alla ricerca di alibi, siano essi inconsci o meno.
I fischietti non ci rispettano e non usano lo stesso metro che hanno con gli altri? Sai la novità, basterebbe chiedere un’opinione in merito a giocatori e dirigenti di Zebre e Benetton Treviso… Non è molto bello da dire, non risponde ad ideali sportivi decoubertiniani, ma chi vince di più ha più peso. Noi non vinciamo mai, o quasi mai. Se al nostro posto ci fossero stati gli All Blacks, o l’Inghilterra, o l’Irlanda, sono sicuro che la meta di Tebaldi sarebbe stata assegnata o quantomeno analizzata. Però il rispetto bisogna guadagnarselo, non te lo regala nessuno. E quest’ultima frase riguarda la nostra dirigenza, non i giocatori.
Tornando al campo: difendere bene è importante, e noi a Padova lo abbiamo fatto per lunghi tratti, ma se non offendi poi non vinci. La touche australiana è stata al di sotto della sufficienza, ma la nostra è stata anche peggiore. Perdere un pallone per un in avanti a pochi metri dalla meta può capitare, ma se la cosa si ripete più volte nel corso di un match vuol dire che c’è un problema. Le nostre marcature contro le formazioni più forti nascono spesso da intercetti, che fanno ovviamente parte del gioco ma che allo stesso tempo in qualche modo “denunciano” una difficoltà nella fase di costruzione.
Mi ripeto: i giocatori in tutto questo sono i meno colpevoli, sono il risultato di un movimento che dà questo tipo di “produzione”. E il punto ormai non è più se siamo messi meglio o peggio di 20 anni fa, quando entravamo nel Sei Nazioni (e in my own opinion la risposta è ahimé scontata) ma la questione vera e dirimente è un’altra: tenendo conto della situazione data, come saremo tra 15 o 20 anni?
Quindi, please, non tiriamo in mezzo gli arbitri più del dovuto, che quello è il sentiero migliore per muoversi il meno possibile. Una ipotesi che mi affascina come un gatto attaccato agli zebedei.
Ps: due consigli non richiesti.
Primo: cara DMAX, le inquadratura dalla linea laterale ad altezza uomo sono sicuramente spettacolari, ma non si capisce assolutamente nulla di quello che succede.
Secondo: cara FIR, io capisco la volontà di “musicare” le mete, ma davvero vogliamo usare Ligabue per quelle dell’Italia? Davvero “Urlando contro il cielo”?


