L’Italrugby, una specie di creatura mitologica. Un po’ biancoverde e un po’ bianconera

Sfinge

Da quando è iniziata l’avventura celtica la nazionale è giocoforza un mix di Zebre e Benetton Treviso, ma forse mai come quest’anno ha anche due “zone d’influenza” così nette e ben distinte

L’Arpia aveva il viso di donna e il corpo di uccello, la sirena era metà donna e metà pesce. Poi c’era pure la sfinge, con la testa umana su corpo di leone. Dall’elenco non può mancare anche il fauno (metà uomo ma con corna, zampe e piedi da capra) o il centauro, mezzo uomo e mezzo cavallo, o il minotauro (testa di toro sul corpo di un uomo). Insomma, gli antichi ci davano dentro con la fantasia e hanno dato vita a molte creature mitologiche. Se con una macchina del tempo un antico abitante di Tebe, Sparta o Biblo venisse portato a vedere del rugby italiano nel 2017 dopo aver assistito alle gare di Zebre e Benetton Treviso non potrebbe far altro che giungere alla conclusione che non sarebbe male se agli avanti dei biancoverdi venissero appiccicati i trequarti della franchigia ducale. Ne verrebbe fuori un animale mitologico che magari con Giove e i suoi simili avrebbe qualche problema, ma sul campo con le acca saprebbe farsi valere non poco.

Le caratteristiche principali messe in mostra dalle nostre due squadre in questa prima parte di stagione sono state confermate in qualche maniera anche nella prima tornata di coppe europee. Ad Agen (Challenge Cup) le Zebre hanno perso 45-10, un risultato che non lascia spazio a molti dubbi. E’ vero, c’erano in campo diversi giocatori che avevano finora giocato molto poco, cosa che si può dire però anche dei francesi che aveva quasi la metà del gruppo dei 23 composto da accademici, ma quella transalpina è squadra comunque più organizzata e strutturata e la differenza si è vista tutta. Ad ogni modo le (non tante) cose migliori fatte vedere venerdì sera dalla squadra di Bradley riguardavano la fase offensiva, cosa che si ripete sin dall’inizio di settembre.

Anche Treviso – in Champions Cup – ha subìto una netta sconfitta in casa del Bath, ma quel 23 a 0 non la racconta giusta. Intendiamoci, gli inglesi hanno meritato di vincere ma la squadra veneta li ha fatti soffrire, in mischia chiusa ha fatto patire le pene dell’inferno a una formazione che oggi è quinta in classifica nel campionato inglese, Benetton che però ha avuto la colpa di non saper smuovere il tabellone, di non marcare una meta in nemmeno una delle non pochissime occasioni che pure ha avuto. Anche questa è una cosa che si ripete dall’inizio della stagione: se le Zebre prediligono il gioco di attacco e hanno trequarti capaci di fornire svariate opzioni lo stesso non si può dire del Treviso, che sa difendere e impostare molto bene, ma se si tratta di pungere…

Gli avanti del Benetton e i tre quarti delle Zebre se messi assieme potrebbero diventare un animale mitologico di una certa qualità? Forse. Probabile. E’ vero che ormai da 7-8 anni, da quando siamo entrati in quella che allora era la Celtic Lague e oggi si è trasformata in Pro14, la nostra nazionale è fatta al 90% dai giocatori delle nostre due franchigie, ma una separazione/distinzione così netta di quelle che potremmo chiamare sfere d’influenza non si era mai vista.
Per scoprirlo come non dovremo aspettare tanto: facile che quella creatura (o una che le assomiglia moltissimo) la vedremo in campo a novembre con addosso una maglia azzurra.

Rugby e media: la palla ovale e quella difficoltà nel sapersi vendere

Ieri Rugby1823 ha diffuso la notizia che i primi turni di Champions e Challenge Cup in Italia non saranno trasmessi da nessuna tv. Sempre ieri la Gazzetta dello Sport ha pubblicato un allegato di 63 pagine (63!) sul golf. Spunti, soprattutto il secondo, su cui riflettere

Il titolo, bello grosso, è “Provaci ancora Chicco”. La foto, a tutta pagina, immortala Francesco Molinari nella parte conclusiva del suo swing, illuminato dal sole. Francesco Molinari è “quel” Francesco Molinari, ovvero il nostro golfista più famoso. E che c’entra con un blog che si occupa di rugby? Forse un po’ più di quanto non si immagini.
L’oggetto in questione è un magazine “one shot” pubblicato ieri da La Gazzetta dello Sport in allegato al quotidiano. Uno scherzetto di 63 (ripeto: 63, sessantatre) pagine interamente dedicate al golf. Articoli, interviste, approfondimenti e curiosità in contemporanea al via agli Open d’Italia che si tengono a partire da oggi al Parco di Monza.
Sessantatre pagine dedicate al rugby tutte assieme la Gazzetta dello Sport non le ha mai fatte (e chissà quanto ci mette a collezionare un simile numero anche nel corso del tempo). E quello pubblicato ieri dal quotidiano rosa non è un prodotto voluto e finanziato dalla FederGolf, ma un qualcosa di autonomo nato, progettato e realizzato nelle redazioni del più importante e prestigioso media sportivo italiano. Dove evidentemente si è creduto nell’appeal di quella disciplina, indiscutibilmente in forte crescita.

I tesserati al 31 dicembre 2016, dati ufficiali della federazione golfistica, erano 90.259. Più o meno come il rugby. Ma quello dei caddy è uno sport che ha subito un forte incremento nella percezione presso il pubblico e nella presenza sui media, molto più consistente e continua.
Certo, oggi il golf sarà un po’ meno elitario che non solo 10 anni fa, ma ha parecchi sponsor molto ricchi che evidentemente fanno gola anche a chi i giornali li fa. Il pubblico negli eventi principali non manca e ora ha anche qualche campione italiano da usare a mo’ di vessillo e che fa da attrazione per il nostro pubblico.
Beh, dirà qualcuno, sponsor ricchi girano anche nel rugby, a vedere le partite della nazionale ci vanno 70mila persone e campioni riconosciuti e riconoscibili li ha pure la nostra palla ovale, basti pensare a quello che è stato Castrogiovanni o che è tuttora – in misura minore – Sergio Parisse. Vero, però un allegato da 63 pagine per l’inizio del Sei Nazioni io non l’ho mai visto. E questo qualcosa significa.

Il nostro movimento non sa o non riesce a vendersi come meglio potrebbe, oltre alla filastrocca del terzo tempo e dei valori ha diffcoltà ad andare. E quella è un’esca (perdonatemi il paragone poco “nobile”) vera ma che alla lunga mostra un po’ il fianco e diventa pure un po’ snob. Che la storiella dei rugbisti che se la menano l’abbiamo sentita tutti almeno una volta… E’ una difficoltà generalizzata, intendiamoci, che interessa vertice e base.
Cosa c’è che non va? Che vinciamo poco, pochissimo. E in un paese che abbonda di molte cose ma certo di non una vera cultura sportiva questo è un limite enorme. E’ vero – verissimo! – che la nostra nazionale (la locomotiva assoluta e imprescindibile del nostro movimento) gioca sempre con i migliori, che chissà cosa combinerebbe la nazionale di calcio se dovesse giocare sempre contro Germania, Francia, Spagna, Brasile e Argentina, ma provatelo a spiegare a uno che non segue il rugby… Rimarremo sempre quegli strani soggetti che si divertono ad andare a vedere una squadra che perde quasi sempre.
Vincere, bisogna iniziare a vincere e bisogna farlo in maniera continuativa. Vedi mai che una volta o l’altra l’inserto da 63 pagine lo facciano pure parlando di mete, drop e mischie. L’inizio di questa stagione è confortante, ma va confermato e reso solido. Nel tempo anche allargato. Alternative non ne abbiamo.

Test-match: 34 gli azzurri convocati. Nel gruppo Licata, Hayward e Giammarioli

Ecco i nomi del novembre azzurro 2017. Il ct Conor O’Shea ha annunciato la lista dei convocati per le sfide contro Fiji (a Catania, l’11 di quel mese), Argentina (il 18, a Firenze) e Sudafrica (appuntamento a Padova il 26).
Rientrano i senatori Parisse e Ghiraldini, debuttano in 5: Minozzi, McKinley, Licata, Hayward e Giammarioli.

Il comunicato FIR:

Conor O’Shea, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, ha convocato trentaquattro giocatori per i due raduni di preparazione ai Crédit Agricole Cariparma Test Match di novembre 2017.

La Nazionale si radunerà da domenica 22 a mercoledì 25 ottobre a Parma e da domenica 29 ottobre a mercoledì 1 novembre a Treviso: la rosa degli Azzurri verrà ridotta a trentuno atleti a conclusione del raduno di Treviso, in preparazione al match debutto stagionale.

La finestra internazionale d’autunno vedrà l’Italia affrontare le Fiji sabato 11 novembre allo Stadio “Angelo Massimino” di Catania, l’Argentina sabato 18 novembre allo Stadio “Artemio Franchi” di Firenze ed il Sudafrica allo Stadio “Euganeo” di Padova sabato 25 novembre.

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Tutti gli incontri, con calcio d’inizio fissato alle ore 15.00, saranno trasmessi in diretta su DMAX canale 52.

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Ventidue gli atleti confermati dal CT nel gruppo protagonista del tour estivo nell’Emisfero Sud, con il rientro di due veterani come capitan Sergio Parisse – recordman di presenze con 126 caps –e del tallonatore Leonardo Ghiraldini, il più presente numero due della storia azzurra con 86 presenze.

Cinque gli esordienti convocati, tre dei quali alla prima convocazione assoluta: già aggregati alla Nazionale in passato l’estremo Matteo Minozzi (classe ’96) ed il mediano d’apertura irlandese Ian McKinley, conquistano invece la prima chiamata assoluta in azzurro il trequarti neozelandese della Benetton Rugby Jayden Hayward e le due giovani terze linee Renato Giammarioli e Giovanni Licata.

Licata, nato il 18 febbraio del 1997, è il più giovane convocato e l’unico proveniente dal Campionato Italiano d’Eccellenza, dove ancora non ha debuttato con le Fiamme Oro Rugby avendo preso parte alla prima fase di stagione nel Guinness PRO14 come permit player delle Zebre Rugby Club.

“Questa convocazione – ha dichiarato il CT dell’Italia, Conor O’Shea – è stata senza dubbio la più difficile ed eccitante da completare. Nonostante gli infortuni, c’è stato tra gli allenatori un grande dibattito su molteplici posizioni. La qualità del lavoro che si sta portando avanti sia alla Benetton che alle Zebre, e più in generale ad ogni livello del gioco, sta iniziando ad avere un reale impatto sulla qualità e sulla profondità degli atleti a nostra disposizione e questo aspetto non farà che migliorare negli anni a venire”.

“Siamo persone con i piedi per terra – ha aggiunto O’Shea – e conosciamo bene la difficoltà delle sfide che ci aspettano, ma siamo anche consapevoli del fatto che stiamo compiendo progressi significativi verso il nostro obiettivo di tornare ad essere una squadra estremamente competitiva sul palcoscenico internazionale”.

“La nostra prossima sfida sono i test match di Novembre – ha proseguito il CT dell’Italia – e crediamo che grazie al miglioramento del nostro livello di fitness, che non è ancora nemmeno vicino a quello che possiamo raggiungere come gruppo, e con l’accresciuta fiducia che i giocatori hanno dalle prestazioni nei propri Club, potremo fare un nuovo passo avanti nel nostro cammino. Fiji, Argentina e Sudafrica sono tutte davanti a noi nel ranking internazionale ma sappiamo che avremo le possibilità per vincere queste partite. Dovremo essere sicuri di poterle cogliere quando arriveranno”.

Questa la lista degli atleti convocati in preparazione ai Crédit Agricole Cariparma Test Match 2017:

Piloni
Dario CHISTOLINI (Zebre Rugby Club, 18 caps)

Simone FERRARI (Benetton Rugby, 5 caps)
Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby Club, 17 caps)*
Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, 1 cap)
Federico ZANI (Benetton Rugby, 3 caps)

Tallonatori
Luca BIGI (Benetton Rugby, 3 caps)

Oliviero FABIANI (Zebre Rugby Club, 4 caps)
Leonardo GHIRALDINI (Stade Toulousain, 86 caps)

Seconde linee
George Fabio BIAGI (Zebre Rugby Club, 19 caps)

Dean BUDD (Benetton Rugby, 3 caps)
Marco FUSER (Benetton Rugby, 24 caps)*
Marco LAZZARONI (Benetton Rugby, 1 cap)*
Federico RUZZA (Benetton Rugby, 2 caps)*

Flanker/n.8
Renato GIAMMARIOLI (Zebre Rugby Club, esordiente)*

Giovanni LICATA (Fiamme Oro Rugby, esordiente)*
Maxime Mata MBANDA’ (Zebre Rugby Club, 11 caps)*
Francesco MINTO (Benetton Rugby, 36 caps)
Sergio PARISSE (Stade Francais, 126 caps) – capitano
Abraham Jurgens STEYN (Benetton Rugby, 14 caps)

Mediani di mischia
Edoardo GORI (Benetton Rugby, 63 caps)*

Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 22 caps)
Marcello VIOLI (Zebre Rugby Club, 5 caps)*

Mediani d’apertura
Carlo CANNA (Zebre Rugby Club, 22 caps)

Ian MCKINLEY (Benetton Rugby, esordiente)

Centri
Tommaso BENVENUTI (Benetton Rugby, 45 caps)*

Tommaso BONI (Zebre Rugby, Club 5 caps)*
Tommaso CASTELLO (Zebre Rugby Club, 2 caps)
Jayden HAYWARD (Benetton Rugby, esordiente)

Ali
Mattia BELLINI (Zebre Rugby Club, 5 caps)*

Angelo ESPOSITO (Benetton Rugby, 14 caps)*
Leonardo SARTO (Glasgow Warriors, 32 caps)*
Giovambattista VENDITTI (Zebre Rugby Club, 43 caps)*

Estremi
Matteo MINOZZI (Zebre Rugby Club, esordiente)*

Edoardo PADOVANI (RC Toulon, 14 caps)*

tra i non considerati per infortunio: Ornel GEGA (Benetton Rugby), Tommaso ALLAN (Benetton Rugby), Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs), Luca MORISI (Benetton Rugby), Sami PANICO (Zebre Rugby Club), Alessandro ZANNI (Benetton Rugby), Marco RICCIONI (Benetton Rugby), Nicola QUAGLIO (Benetton Rugby)

Tanti infortunati, tante giovani speranze: l’Italia a un mese dai test-match

Il bell’avvio di stagione di Benetton e – soprattutto Zebre – mette ottimismo nel gruppo azzurro ma non vanno dimenticati i tanti atleti che non saranno disponibili per Fiji, Argentina e Sudafrica. Alcuni nemmeno per il Sei Nazioni. Le parole del ct O’Shea e di Pete Atkinson

Tra un mesetto circa la nazionale azzurra affronterà una dopo l”altra Fiji, Argentina e Sudafrica: i pacifici a Catania l’11 di quel mese, il 18 a Firenze contro i Pumas e quindi una settimana dopo a Padova con gli Springboks. L’ultima vittoria dell’Italia è quella storica nel capoluogo toscano di un anno fa, proprio contro gli Springboks, poi una lunga sequela di sconfitte.
Zebre e Benetton Treviso hanno iniziato molto bene la stagione e questo fa ovviamente ben sperare in vista del trittico novembrino. In mezzo ci sono due turni di coppe europee e ancora un po’ di Guinness Pro14, tempo che potrebbe rivelarsi prezioso per recuperare qualcuno dei tanti infortunati. Chi non ci sarà di sicuro saranno Michele Campagnaro e Ornel Gega (salteranno entrambi anche il Sei Nazioni al 99,99%), Tommaso Allan, flebilissime speranze per Maxime Mbandà. In infermeria oggi ci sono anche anche Buondonno, Riccioni, Zanni, Bronzini, Morisi, mentre Jacopo Sarto deve mettere minuti nelle gambe. Mettiamoci che pure Sergio Parisse ha lamentato qualche guaio muscolare che lo sta tenendo fermo alcune settimane. Insomma, infermeria piena. Delle condizioni di Simone Favaro invece al momento si sa poco o nulla.

La speranza sono i nomi nuovi, i giovani come Licata e Minozzi, la grande condizione psico-fisica di Castello, Bellini, Boni o Simone Ferrari. Un giocatore affidabile come Hayward è diventato eleggibile a settembre. E di sicuro me ne dimentico qualcuno. Il vero ricambio generazionale arriverà dopo il Mondiale 2019, quando lasceranno praticamente tutti i senatori attuali, ma l’operazione di “muta” nel gruppo azzurro è già in corso.
Il ct Conor O’Shea ha rilasciato alcune dichiarazioni al sito ufficiale del Sei Nazioni e riferendosi a questo primo scorcio di stagione ha detto che ha “visto giovani molto bravi, nemmeno ventenni. Dobbiamo trovare il modo di creare un modo in cui trovare spazio per loro e per chi invece ha più esperienza. Sono colpito dalle performance di Giovanni Licata, Marco Riccioni e Simone Ferrari. Stiamo costruendo un gruppo che sarà protagonista non solo nel breve ma anche nel lungo periodo”.
Il tecnico irlandese ha parlato anche del buon momento delle nostre squadre celtiche: “Al momento affrontiamo quasi sempre realtà che sono più forti o che giocano a un livello superiore al nostro, ma le franchigie rappresentano lo scheletro del nostro gruppo e sta a noi mettergli attorno un corpo. La strada è lunga e difficile ma è quella giusta: vogliamo diventare la miglior Italia della storia”.

Il percorso è ancora lungo ma alcuni miglioramenti si vedono già, ad esempio sotto l’aspetto fisico, con le prime “positività” che arrivano dal lavoro di Pete Atkinson, Pete Atkinson, responsabile della strategia e dello sviluppo della performance umana e che lavora a stretto contatto con Treviso e Zebre. Qualche giorno fa Atkinson ha rilasciato una intervista alla Gazzetta dello Sport, nella quale ha sottolineato che la situazione dei giocatori italiani è “buone, migliore di quella che l’opinione pubblica mondiale ritenga. E comunque all’altezza del movimento internazionale e dei traguardi ai quali ambisce. Ci sono atleti con qualità superiori a quelle che, pericoloso limite, credono d’avere. Comunque – sottolinea – il cambio di tendenza non sarà immediato, ma perché un gruppo cambi approccio fisico bastano due anni. Ed entro allora non vedo perché l’Italia non possa essere a livello di un’Argentina”.
Parole ribadite dal ct O’Shea: “Abbiamo tutte le potenzialità per essere competitivi, ma servirà un grosso cambiamento nel nostro allenamento fisico e mentale. Non sono stupido, so che in questo momento la struttura di squadre come Irlanda o Inghilterra è migliore della nostra, ma un giorno potremo essere nelle condizioni di batterli”. Novembre sarà un mese importante.

Cose che succedono: giocatori azzurri pagati, diritti tv in sospeso e la liason Italia/Francia

Italia e Francia

La querelle sui gettoni dovuti ai giocatori della nazionale per il Sei Nazioni 2017 sarebbe stata chiusa con il versamento degli emolumenti dovuti. Intanto si attende ancora l’ufficialità del Sei Nazioni su Discovery mentre la FFR corteggia la FIR. O meglio: i voti italiani per l’assegnazione della RWC 2023

Oggi parliamo di rugby internazionale. Di accordi, trattative e questioni che sembrano essersi risolte oppure no che hanno a che fare con il rugby internazionale ma che vedono protagoniste in qualche modo anche l’Italia.

  1. Gettoni per i giocatori che hanno preso parte al Sei Nazioni 2017: questione risolta (pare)

Lo scorso 6 settembre questo blog scriveva:
Quello che invece oggi il Grillotalpa può scrivere per primo e senza tema di essere smentito è che al 6 settembre i giocatori della nazionale maggiore non hanno ancora avuto i gettoni previsti per la loro partecipazione al Sei Nazioni 2017. Si tratta della prima volta che questi emolumenti subiscono un simile ritardo visto che negli anni precedenti la FIR li aveva sempre versati nei mesi immediatamente successivi alla fine del torneo, e comunque sempre prima dei test-match estivi. Quest’anno invece il ritardo è cospicuo e all’orizzonte, almeno secondo le informazioni raccolte da questo blog, non si vede ancora una soluzione rapida della questione.

A quanto risulta al Grillotalpa la questione sarebbe stata risolta negli ultimi giorni. I protagonisti principali tengono la bocca chiusa ma più fonti hanno confermato la cosa a questo blog e la FIR avrebbe quindi versato gli emolumenti previsti dagli accordi in essere. Indiscrezioni non confermate ma piuttosto concrete volevano i giocatori pronti a prendere una posizione molto dura per avere quello che alla fine della vicenda era loro dovuto: una cosa infatti è la trattativa per l’accordo che dovrà riguardare il Sei Nazioni 2018 e quelli successivi, un’altra è invece l’edizione 2017 che ricadeva sotto un agreement già in essere. Non giustificabile o ammissibile che quei soldi venissero usati come pedina di scambio per un qualcosa ancora da venire.

2.  Diritti tv Sei Nazioni: tarda l’ufficialità

L’annuncio era atteso già un paio di settimane fa, ma ancora nisba. L’aver trovato la quadra per il Pro14 su Eurosport sembrava essere l’ultimo tassello per completare il domino che porterà il torneo più amato e atteso ancora sulle reti del gruppo Discovery (si mormora di DMAX per le partite della nazionale azzurra ed Eurosport per le altre). E probabilmente così sarà ma ancora manca l’annuncio ufficiale. Ieri Rugby 1823 ricordava che sarebbero in fase di stallo anche le trattative per il main sponsor del torneo: che sia questa vicenda a frenare l’annuncio delle tv per l’Italia? Sarebbe un po’ strano, ma non impossibile. Aspettiamo, ma ormai mancano solo 4 mesi…

3. Accordo tra Francia e Italia con vista sul Mondiale 2023

A novembre World Rugby annuncerà il paese che avrà l’onore e l’onere di ospitare i Mondiali del 2023: in corsa Irlanda, Francia e Sudafrica. La prima sembra essere la favorita ma i transalpini e la rainbow nation hanno dalla loro parte non poche carte da giocare.
La FFR, la federazione francese, vuole i voti dell’Italia e per ottenerli il presidente Bernard Laporte la scorsa settimana ha incontrato a Milano il suo omologo italiano Alfredo Gavazzi. A farlo sapere è Massimo Calandri dalle pagine di Repubblica.it, che rende noti anche alcuni dettagli interessanti della trattativa in corso: “una più stretta collaborazione tecnica con scambi di metodologie e allenatori che coinvolgano i settori giovanili e femminile; un match tra le due nazionali senior per fare cassa, in programma ogni anno a partire dal 2019 all’inizio della stagione (il 31 agosto?) in Europa o Asia; un ‘partenariato’ tra una delle franchigie (Zebre?) e un club od una grande regione ovale francese, in modo da crescere insieme giovani talenti e attingere l’un l’altro alle rispettive rose di atleti”.
La FIR potrebbe inoltre aggiungere ai suoi partner commerciali una serie di sponsorizzazioni francesi e gli azzurri giocherebbero le partite della fase a gironi della RWC 2023 in città vicine al confine con l’Italia: Nizza e Marsiglia.

Cosa dire? Difficile avere una opinione, le notizie sono frammentarie e tutto è ancora in divenire. L’impressione è che nel complesso l’accordo sembra presentare non pochi vantaggi per la FIR. Resta da capire se è un qualcosa che può “vivere” anche a prescindere dall’assegnazione del Mondiale alla Francia. Traduciamo: l’accordo salta del tutto o solo in parte in caso di assegnazione del torneo iridato a Irlanda o Sudafrica?
E non sarebbe male avere qualche particolare in più su quel partenariato di cui parla Calandri, perché come è noto il diavolo si nasconde nei dettagli.