Parole da ct, la solidità inglese e la mischia bleus: lo Zibaldone del fine settimana tra Sei Nazioni e Pro12

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Mix di impressioni, spunti e post-it sparsi sul secondo fine settimana da Sei Nazioni 2017.

Conor O’Shea: in conferenza stampa non si nasconde dietro frasi di rito e non evita di rispondere alle domande, come invece si era messo a fare il suo predecessore negli ultimi due anni. Non nasconde la delusione per la partita con l’Irlanda e non pone un obiettivo lontano per nascondere le difficoltà dell’oggi: ribadisce che tra 3 anni sarà tutto diverso ma sottolinea che per ottenere qualcosa nel medio-lungo periodo i risultati del breve e dell’immediato sono importantissimi, non si possono avere i secondi senza i primi. E ricorda ancora una volta che nel movimento italiano c’è tanto da cambiare. Speriamo abbia la concreta possibilità di farlo.

Italia: non ha funzionato nulla. Nulla. Non c’è niente a cui aggrapparsi stavolta. E forse è un bene. Oggi perderà una posizione nel World Rugby Ranking, tornando ad occupare la posizione numero 14.

Irlanda: fortissima, ma già lo si sapeva. Il ko rimediato ad Edimburgo l’ha fatta venire a Roma con una determinazione che con la Scozia si era vista solo in parte. Bella e cattiva.

Galles-Inghilterra: partita davvero bella che ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, quanto è solida e ricca di opzioni l’Inghilterra. Il Galles migliore da diverso tempo a questa parte mette in difficoltà il XV allenato da Eddie Jones, ma non riesce a piegarlo.

La mischia francese: l’arma più importante – non l’unica – con cui i bleus hanno fermato e scardinato una bella Scozia. Lo champagne è l’obiettivo di Guy Novès, che però sa che per arrivarci bisogna saper prima fare un vino rosso robusto (ma che torneo sta giocando Picamoles?)

Scozia: perde a Parigi ma conferma la grande crescita degli ultimi mesi. Sbaglia parecchio, troppi errori al piede, ma che bella squadra. Una evoluzione che arriva da lontano (ma nemmeno poi così tanto) e da idee ben chiare su quali strade da prendere e quali invece da tralasciare. Già.

Italia femminile: un passo indietro rispetto alla partita con il Galles, ma l’Irlanda è squadra di altro livello. Le azzurre reggono un tempo, poi sono solo maglie verdi. A questo sito Maria Cristina Tonna – la responsabile FIR del settore femminile – aveva detto che battere l’Irlanda era un tabù che la nazionale femminile poteva superare in questo torneo. Non ci siamo riusciti.

Italia U20: il ko che fa più rabbia di tutto il fine settimana. Una bella prova da parte di un gruppo che ha messo in mostra buone qualità, ma essere la migliore U20 è cosa che non basta per portare a casa le partite. E intanto l’Irlanda vince la seconda gara del torneo su due con un solo punto di scarto.

Jaco Peyper: questo fine settimana, a Parigi, non ne ha imbroccata una.

Le nostre franchigie: Non c’erano i nazionali, d’accordo, la lista degli infortunati era lunga, ok, però contro Ospreys e Leinster ci si poteva aspettare di più. L’ennesima prova che i nostri meccanismi sono da cambiare, ma nemmeno questa è una novità. Eppure.

La mancata trasformazione di Finn Russell: ma che, davero?

Sconfitte normali e sconfitte “di sistema”: i diversi ko di ragazze e U20 nel round 1 del Sei Nazioni 2017

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ph. Fotosportit/FIR

L’italia è uscita dalla triplice sfida con il Galles dello scorso fine settimana con tre ko. Tre sconfitte diverse tra loro e non paragonabili, ma di cui bisogna tener conto.
Di quella degli uomini abbiamo parlato in lungo e in largo, meno invece di quella delle ragazze e dell’U20.

Quella di Jesi della nazionale femminile è quella meno problematica delle due, quella meno “di sistema”, se così si può dire. Ovviamente ct Di Giandomenico deve rivedere alcune cose, oliare dei meccanismi, capire perché il suo gruppo ha lasciato le redini in mano alle gallesi soprattutto nelle prime fasi dei due tempi, ma si tratta di un qualcosa che non ha funzionato all’interno di una squadra che ha saputo comunque reagire, macinare gioco. L’Italia femminile manca forse in un po’ di cattiveria mentale, non sa ancora aggredire una partita dal punto di vista psicologico per tutti e 80 i minuti di gioco, ma la materia prima c’è: ci sono le giocatrici. C’è il gioco. E nel nostro panorama ovale questo non è scontato. Le nuove leve hanno già dato dimostrazione di avere le carte in regola per stare con le senatrici.
L’Italia, in buona sostanza, ha “semplicemente” commesso degli errori e perso una partita, può davvero giocarsela da pari a pari con le altre formazioni. E’ chiaro che ci sono dei valori anche qui, l’Inghilterra è oggi di un altro livello, ma il Galles era avversario alla portata delle azzurre e sono sicuro che quello di sabato è un ko che ha lasciato molto amaro in bocca a capitan Barattin e compagne. Domenica a L’Aquila la sfida a quell’Irlanda che per noi rappresenta finora un tabù ma che anche secondo la responsabile FIR del settore Maria Cristina Tonna, come ha raccontato a questo stesso blog, non è più una montagna impossibile da scalare.

Poi c’è l’U20, e qui il discorso cambia un po’. Perché davvero siamo probabilmente al miglior gruppo degli ultimi anni, ma proprio per questo non possiamo accontentarci di prestazioni come quella di venerdì scorso a Legnano. Ivan Malfatto sul Gazzettino di lunedì sottolineava alcune “relazioni pericolose”:

Graulhet (Francia), 27 marzo 2015: Italia under 18 batte Galles 14-13. Legnano (Milano), 3 febbraio 2017: Galles under 20 batte Italia 27-5. Sono passati solo due anni, ma pare un secolo. Gli Azzurrini che all’Europeo superarono i gallesi, approdati alla categoria superiore sono stati spazzati via nell’esordio al Sei Nazioni. (…) resta la valutazione negativa di vedere allargato in due sole stagioni il gap da 1 a -22 con la stessa generazione (classi 1997/98) e diversi degli stessi protagonisti (9 italiani e 5 gallesi in entrambe le sfide; 13 azzurrini dell’under 18 oggi in rosa).

Un gruppo di ragazzi che per un paio d’anni hanno raccolto scalpi importanti (non solo il Galles ma anche Argentina, Francia, Irlanda) e che al momento di dimostrare di poter fare davvero il salto di qualità in una categoria dove abbiamo raccolto pochissimo invece si impianta bene o male sugli stessi errori di sempre.
Vero è che la sensazione lasciata dagli azzurri è che possono davvero fare meglio di così, e che ovviamente ogni giudizio dopo solo 80 minuti di gioco non può che essere parziale, va preso con le proverbiali pinze. Però a naso si intuisce che quello dell’U20 è un ko più legato ai nostri annosi ritardi rispetto ai pari età gallesi, inglesi, eccetera eccetera.
Il duo Orlandi/Troncon ha praticamente deciso di giocare la sua prima partita di questo Sei Nazioni 2017 solo con gli avanti: scelta tattica, legata alle condizioni meteo e del campo o perché i nostri trequarti non possono garantire le stesse opzioni che hanno gli altri? Le risposte arriveranno nel proseguimento del torneo, nelle prossime partite capiremo se davvero il gap che ci frena viene scavato a quell’età.
E in questo senso non si può non rilevare che i 23 gallesi schierati una settimana fa a Legnano giocano tutti nelle academy delle franchigie celtiche del loro paese. Tutti tranne uno, che però veste la maglia del Gloucester. E i 23 irlandesi che lo scorso venerdì hanno superato la Scozia in trasferta (e che l’Italia affronterà venerdì a Prato) sono tutti collegati a Leinster, Munster, Connacht e Ulster. Nessuno dei nostri ragazzi ha invece annusato l’ambiente del Pro12. Questa cosa non può non pesare.

Il commiato a Joost, poi un Tinello di Vittorio Munari tutto al sapor di Sei Nazioni

L’analisi delle partite della prima giornata dell’edizione 2017 del più antico torneo di Ovalia è anticipata dal ricordo di Joost van der Westhuizen, campione del mondo del Sudafrica 1995 scomparso nella giornata di ieri dopo una lunga malattia.
Poi lo spazio è soprattutto per Italia-Galles con la coda di polemiche che è seguita alla partita, soprattutto per quanto riguarda l’arbitraggio. Ma non vengono dimenticate nemmeno Scozia-Irlanda e Inghilterra-Francia.
Kick off!

Sei Nazioni 2017: spalti un po’ troppo vuoti, pancette e sguardi bui. Lo Zibaldone del primo fine settimana di partite

ph. Fotosportit/FIR
ph. Fotosportit/FIR

Mix di impressioni, spunti e post-it sparsi sul primo fine settimana da Sei Nazioni 2017. Tra uomini, donne, U20 e tifosi

Placcaggi alti: non doveva esserci tolleranza zero?

Inghilterra: la più brutta partita della gestione Eddie Jones? Probabilmente sì. Ma ha vinto contro una Francia tostissima piegata dalla panchina-monstre del XV di Sua Maestà. E poi la gara, contratta e fisica fino allo sfinimento non ha aiutato. L’impressione è che i Vunipola mancheranno non poco.

Francia: quadrata, cattiva, forse troppo prosa e poca poesia, ma se prosegue su questa strada sono pronto a scommettere che presto tornerà pure quella in abbondanza. A Twickenham ha perso per una questione di dettagli. Al posto loro sarei incazzato come nemmeno nella canzone di Paolo Conte.

Scozia: che non fosse più un rospo lo si sapeva ormai da tempo, ma che fosse pronta per assumere già il ruolo di regina non tutti lo potevano immaginare. Un primo tempo bellissimo, un secondo in cui ha concesso e sofferto senza però perdere la Trebisonda, una vittoria importantissima contro un’avversaria di rango come l’Irlanda. La prossima trasferta a Parigi ci dirà molto su una squadra e un movimento che hanno idee chiarissime su quello che va fatto.

Irlanda: annichilita a Murrayfield nei primi 40 minuti, poi raddrizza una gara che sembrava impossibile riprendere in mano e alla fine viene (giustamente) battuta. Sabato è attesa a Roma dall’Italia in una partita che sembra avere un solo risultato possibile, ma quella dell’Olimpico potrebbe non essere la gara giusta per capire davvero chi è in questo momento.

Italia: finché mantiene compattezza e disciplina è rognosa e anche pericolosa come vuole Conor O’Shea, se perde il bandolo della matassa tutto il gap tecnico viene fuori e non è certo colmabile in qualche settimana. Bene il primo tempo, male (malissimo!) il secondo, sotto quasi tutti gli aspetti. E il Galles è la squadra che al termine di questa prima giornata ha confermato di essere quella che sembra avere qualcosina in meno rispetto a tutte le altre nostre avversarie.

Galles: Vince largo dopo un primo tempo in cui sbatte inutilmente contro il muro italiano e in cui soffre parecchio. Ha la bravura e la capacità di scardinare le certezze azzurre, ma visto come si sono messe le cose non aver preso il bonus potrebbe rivelarsi più pesante di quanto non possa sembrare. Sabato attende a Cardiff l’Inghilterra, deve fare un salto di qualità se vuole competere con il gruppo di Eddie Jones.

Sergio Parisse: al di là delle sue parole nell’immediato dopo match (“Le partite durano 80 minuti ed noi nel secondo tempo abbiamo fatto le cose male. Abbiamo commesso errori banali, per non dire di peggio. Concedere ogni volta tre punti ad un avversario come il Galles ha consentito loro di prendere il largo”) raramente l’ho visto così rabbuiato ai microfoni.

La nazionale delle Ragazze: regalano fette di gara troppo ampie alle gallesi che ringraziano e vincono. Ct Di Giandomenico può sorridere perché atlete e gioco ci sono, ma quella di Jesi (belli gli spalti gremiti) è una occasione persa. Prossimo impegno domenica a L’Aquila contro l’Irlanda.

U20: partita di non facile interpretazione. Quella azzurra è di sicuro una squadra migliore rispetto agli scorsi anni ma è anche vero che hanno incontrato un Galles formato in gran nella sua annata “giovane”. Bene complessivamente gli avanti, nei trequarti paghiamo ancora dazio a problemi che arrivano da lontano.

Pubblico Olimpico: il comunicato FIR parla di 40.986 spettatori presenti. Vado a memoria e non vorrei sbagliarmi, ma credo che sia il dato più basso da quando l’Olimpico è diventato la casa della nazionale. Un dato che non deve essere ingigantito, non deve diventare un “caso”, ma nemmeno sottovalutato. Sarebbe l’errore peggiore.

Fischi a Mattarella: un presidente della Repubblica si presenta per la prima volta in uno stadio in cui si gioca una partita del Sei Nazioni e tu lo fischi? Ma che cosa hai in testa, la farina di grano duro?

La pancetta di Zebo: ma l’ho vista solo io? Ma l’ha sempre avuta?

CLASSIFICHE
Sei Nazioni
Galles 4
Scozia 4
Inghilterra 4
Francia 1
Irlanda 1
Italia 0

Sei Nazioni femminile
Irlanda 5
Inghilterra 4
Galles 4
Scozia 1
Italia 0
Francia 0

Sei Nazioni U20
Inghilterra 5
Galles 4
Irlanda 4
Scozia 1
Italia 0
Francia 0

Sei Nazioni: il Galles spazza via la compattezza azzurra e finisce l’Italia 7-33

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Intelligenza, abnegazione, rispetto dei compiti assegnati. E naturalmente tanta sofferenza. L’Italia del primo tempo vista all’Olimpico mette in mostra una difesa aggressiva in ogni parte del campo, lascia pallone e campo – al 25′ circa il possesso diceva 80%-20% per i Dragoni – a un Galles che cerca di sfondare ma che mette in reale difficoltà la nostra retroguardia solo in un paio di occasioni senza però raccogliere punti.
Punti che arrivano invece nel paniere azzurro con una meta in maul avanzante chiusa da Gori in una delle prime vere folate offensive dei nostri.
Italia molto ordinata che sa quando è il momento di stringere i denti e serrare i ranghi e che quando avanza non lo fa mai in maniera scriteriata, alla garibaldina: c’è sempre ordine, ragionamento, un bel mix di testa e cuore. Il Galles cerca di rispondere ma non trova molte chiavi per sfondare e si ritrova a giocare su un canovaccio scelto dagli avversari. Primo tempo che si chiude sul 7-3.

La seconda frazione vede il Galles iniziare con il piede sul gas ma l’Italia risponde bene, con il solito ordine e alternando contenimento ad accelerazioni improvvise. La partita non è certo spettacolare ma molto tesa e intensa. Halfpenny porta prima i suoi a -1 e poi a +5 con tre calci da fermo. Azzurri che perdono compattezza e si disuniscono, gli avversari provano ad approfittarne e al 61′ la meta di Davies (arrivata subito dopo un giallo a Bisegni) concretizza una netta superiorità. confermata dal fatto che si è giocato esclusivamente in una metà campo in questo secondo tempo.
Italia che non trova più l’ordine, la compattezza e la disciplina dei primi 40 minuti, e nemmeno la convinzione. La mazzata finale è la meta di Liam Williams che al 67′ chiude la gara. Poi veniamo travolti.
Sabato a Roma arriva l’Irlanda, sarà molto più dura di quanto non lo sia stata oggi. Serviranno la compattezza e la determinazione dei primi 40 minuti di oggi, e non solo quelli. Non bastano da soli.

Italia: 15 Edoardo Padovani, 14 Giulio Bisegni, 13 Tommaso Benvenuti, 12 Luke McLean, 11 Giovanbattista Venditti, 10 Carlo Canna, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse (capitano), 7 Maxime Mbanda, 6 Abraham Steyn, 5 George Biagi, 4 Marco Fuser, 3 Lorenzo Cittadini, 2 Ornel Gega, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Sami Panico, 18 Pietro Ceccarelli, 19 Joshua Furno, 20 Francesco Minto, 21 Giorgio Bronzini, 22 Tommaso Allan, 23 Michele Campagnaro
Mete: Gori (29′)
Conversioni: Canna (30′)
Punizioni:

Galles: 15 Leigh Halfpenny, 14 George North, 13 Jonathan Davies, 12 Scott Williams, 11 Liam Williams, 10 Dan Biggar, 9 Rhys Webb, 8 Ross Moriarty, 7 Justin Tipuric, 6 Sam Warburton, 5 Alun Wyn Jones (capitano), 4 Jake Ball, 3 Samson Lee, 2 Ken Owens, 1 Nicky Smith
Riserve: 16 Scott Baldwin, 17 Rob Evans, 18 Tomas Francis, 19 Cory Hill, 20 James King, 21 Gareth Davies, 22 Sam Davies, 23 Jamie Roberts
Mete: J Davies (61′), L Williams (67′), North (78′)
Conversioni: Halfpenny (62′, 79′)
Punizioni: Halfpenny (35′, 46′, 52′, 56′)