Gara che si gioca punto a punto per 70 minuti. Azzurri che giocano con lucidità, senza mai mollare, che mettono in difficoltà la mischia dei Pumas (soprattutto nel primo tempo) ma in attacco fanno troppa fatica e concretizzano poco. Punteggio troppo pesante per quello visto in campo.
Parte meglio l’Argentina, che spinge nei primissimi minuti in maniera più ragionata. La nostra difesa soffre ma respinge l’offensiva e al 4′ è bravissimo Castello a rovesciare il gioco con una penetrazione profonda nella difesa avversaria: a farne le spese è Sanchez che prende un colpo (involontario) in testa ed è costretto a lasciare il campo, al suo posto Hernandez.
Azzurri che con il passare dei minuti diventano più offensivi ed efficaci ma sono i Pumas ad andare per primi a punteggio con un piazzato del Mago al minuto 11 anche se solo 10 secondi dopo Canna pareggia il conto.
La partita rimane piuttosto equilibrata, l’Italia spinge un po’ di più e l’Argentina sembra giocare in maniera poco tranquilla ma nessuna delle due squadre sopravanza l’altra. La nostra mischia chiusa funziona bene e al 20′ si conquista una punizione che Canna mette tra i pali portando avanti la nostra formazione.
Al 26′ arriva però la prima marcatura pesante del match e porta i colori biancocelesti con Cancelliere che chiude una lunga azione d’attacco un po’ confusionaria dei Pumas che vengono respinti più volte dalla retroguardia italiana che però alla fine capitola. Sanchez non mette tra i pali e il tabellone dice 8 a 6 per gli ospiti.
L’Italia gioca bene e non demorde, il nostro pack mette ancora sotto la loro mischia e conquista un’altra punizione che ci porta a +1. Azzurri che a questo punto sono più lucidi e concentrati, sono bravi a minare tutte le certezze avversarie ma facciamo sempre fatica a costruire offensive davvero efficaci e paghiamo una velocità di esecuzione troppo bassa. Il primo tempo finisce 9 a 8 per noi, risultato che ci sta un pochino stretto per quello visto in campo. Non molto, ma un pochino sì.
L’inizio del secondo tempo vede un’Argentina più compatta, determinata e lucida. Sanchez al 46′ marca tre punti ma Canna lo imita al 48′, Italia ancora avanti di un punto.
Rimaniamo troppo spesso e troppo a lungo lontani dai 22 metri avversari e commettiamo qualche errore di troppo in fase difensiva: al 54′ ne approfittano i sudamericani che si prendono altri 3 punti sempre con Sanchez dalla piazzola. Azzurri che rispondono subito con un drop di Violi, che sceglie di calciare in una situazione in cui però forse si poteva puntare alla meta.
Al 59′ nuovo sorpasso argentino sempre da fermo. E’ una fase abbastanza caotica della partita, i ragazzi di O’Shea spingono ma non c’è molta lucidità e al 65′ per l’indisciplina (abbondante ed equamente distribuita tra le due squadre per tutta la partita) sprechiamo una ottima occasione.Non fanno lo stesso gli argentini al 69′ che trovano la meta di sfondamento di Kremer al termina di una lunga azione, Sanchez trasforma e porta i suoi oltre il break: 15-24. Al 76′ terza meta argentina con Tuculet. Vincono con merito i Pumas che hanno sofferto molto nel primo tempo ma che nel secondo hanno preso in mano le redini della partita pur senza mai dominarla, se non negli ultimi minuti quando il risultato era ormai cristallizzato. Peccato.
A lunedì.
A Firenze alle ore 15 (e in diretta tv su DMAX) i ragazzi di Conor O’Shea cercano la seconda vittoria consecutiva dopo quella di una settimana fa su Fiji. Altre gare in programma: Inghilterra-Australia, Francia-Sudafrica, Scozia-All Blacks, Galles-Georgia, Irlanda-Fiji e molte altre
Bissare Catania, questo l’obiettivo della nazionale azzurra in campo oggi a Firenze contro i Pumas. Magari migliorando la prestazione. Dopo essere tornati alla vittoria una settimana fa contro Fiji gli azzurri se la vedono contro un avversario che non sta passando un gran momento ma che è davvero forte e che non battiamo da quasi 10 anni (in Italia addirittura dal 1998). Dodici mesi fa proprio nel capoluogo toscano l’Italia otteneva la storica vittoria sul Sudafrica e capitan Parisse tiene alta l’asticella per l’Argentina: “Sono abituati a giocare ad altissimo livello, batterli sarà un’impresa non inferiore a quella con il Sudafrica”.
Il ct Conor O’Shea ha confermato la squadra titolare di sabato scorso e apportato due soli cambi in panchina mentre il suo collega argentino Daniel Hourcade ha optato per qualche modifica in più. Partita difficilissima, ma non impossibile: battere i Pumas sarebbe un passo enorme e davvero importante nella crescita mentale e di consapevolezza del gruppo azzurro.
Diretta tv su DMA con il Rugby Social Club che scatta alle 14 e 15, tre quarti d’ora prima del fischio d’inizio.
Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Leonardo Sarto, 13 Tommaso Boni, 12 Tomasso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Dario Chistolini, 19 Federico Ruzza, 20 Giovanni Licara, 21 Tito Tebaldi, 22 Ian McKinley, 23 Matteo Minozzi Argentina: 15 Joaquin Tuculet, 14 Sebastian Cancelliere, 13 Matias Orlando, 12 Santiago Gonzalez Iglesias, 11 Emiliano Boffelli, 10 Nicolas Sanchez, 9 Martin Landajo, 8 Juan Manuel Leguizamon, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Matias Alemanno, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (c), 1 Santiago Garcia Botta Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Lucas Noguera, 18 Enrique Pieretto, 19 Guido Petti, 20 Banjamin Macome, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Juan Martin Hernandez, 23 Matias Moroni
Non solo Italia però: oggi scende in campo tutta Ovalia con partite davvero interessanti. A Twicknham si sfidano Inghilterra e Australia, gli All Blacks sono di scena a Edimburgo in casa di quella Scozia che è cresciuta tantissimo negli ultimi mesi ma che una settimana fa non ha entusiasmato. Le due deluse del primo fine settimana di test-match, ovvero Francia e Sudafrica, si affronteranno a Parigi in una partita che potrebbe pesare molto sulle spalle e nella testa di chi dovesse uscire sconfitto (e gli springboks tra una settimana hanno un appuntamento con l’Italia…).
Ma grande attenzione a Cardiff dove la Georgia si gioca contro il Galles finalmente uno di quei test che va inseguendo da anni. Interessanti anche Romania-Samoa e Giappone-Tonga mentre a chiudere il programma, in ordine di importanza c’è Spagna-Canada.
Di seguito tutte le info sulle gare di oggi in rigoroso ordine cronologico (senza dimenticare anche Namibia-Uruguay, Belgio-Brasile e Germania-USA).
Spagna-Canada: Madrid ore 15.45 Spagna: 15 Brad Linlater, 14 Ignacio Contardi, 13 Fabien Perrin, 12 Dan Snee, 11 Sebastien Ascarat, 10 Mathieu Belie, 9 Sebastien Rouet, 8 Fred Quercy, 7 Gauthier Gibouin (c), 6 Pierre Barthere, 5 David Barrera, 4 Lucas Guillaume, 3 Jesús Moreno, 2 Marco Pinto, 1 Beñat Auzqui Riserve: 16 Fernando López, 17 Juan Anaya, 18 Jonathan García, 19 Kalo Gavidi, 20 Thibaut Visensang, 21 Guillaume Rouet, 22 Thibaut Alvarez, 23 Joan Losada Canada: 15 Andrew Coe, 14 Brock Staller, 13 DTH van der Merwe, 12 Ciaran Hearn, 11 Taylor Paris, 10 Patrick Parfrey, 9 Phil Mack (c), 8 Aaron Carpenter, 7 Kyle Baillie, 6 Matt Heaton, 5 Evan Olmstead, 4 Josh Larsen, 3 Matt Tierney, 2 Ray Barkwill, 1 Hubert Buydens Riserve: 16 Benoit Piffero, 17 Djustice Sears-Duru, 18 Cole Keith, 19 Brett Beukeboom, 20 Kyle Gilmour, 21 Andrew Ferguson, 22 Guiseppe du Toit, 23 Kainoa Lloyd
Inghilterra-Australia: Twickenham, ore 16 in diretta tv su SkyCalcio10 Inghilterra: 15 Anthony Watson, 14 Jonny May, 13 Jonathan Joseph, 12 Owen Farrell, 11 Elliot Daly, 10 George Ford, 9 Ben Youngs, 8 Nathan Hughes, 7 Sam Underhill, 6 Chris Robshaw, 5 Courtney Lawes, 4 Joe Launchbury, 3 Dan Cole, 2 Dylan Hartley (c), 1 Mako Vunipola Riserve: 16 Jamie George, 17 Joe Marler, 18 Harry Williams, 19 Maro Itoje, 20 Sam Simmonds, 21 Danny Care, 22 Henry Slade, 23 Semesa Rokoduguni Australia: 15 Kurtley Beale, 14 Marika Koroibete, 13 Tevita Kuridrani, 12 Samu Kerevi, 11 Reece Hodge, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Sean McMahon, 7 Michael Hooper (c), 6 Ned Hanigan, 5 Blake Enever, 4 Rob Simmons, 3 Sekope Kepu, 2 Tatafu Polota-Nau, 1 Scott Sio Riserve: 16 Stephen Moore, 17 Tom Robertson, 18 Allan Alaalatoa, 19 Matt Philip, 20 Ben McCalman, 21 Lopeti Timani, 22 Nick Phipps, 23 Karmichael Hunt
Romania-Samoa: Bucarest, ore 17 Romania: 15 Marius Simionescu, 14 Tangimana Fonovai, 13 Paula Kinikinilau, 12 Sione Fakaosilia, 11 Ionut Dumitru, 10 Florin Vlaicu, 9 Florin Surugiu, 8 Stelian Burcea, 7 Mihai Macovei, 6 Andrei Gorcioaia, 5 Marius Antonescu, 4 Johann Van Heerden, 3 Andrei Ursache, 2 Andrei Radoi, 1 Mihaita Lazar Riserve: 16 Ionel Badiu, 17 Ovidiu Cojocaru, 18 Alex Gordas, 19 Ionut Muresan, 20 Vlad Nistor, 21 Tudorel Bratu, 22 Jack Umaga, 23 Robert Neagu Samoa: 15 Ahsee Tuala, 14 Paul Perez, 13 Kieron Fonotia, 12 Reynold Lee-Lo, 11 David Lemi, 10 Tim Nanai-Williams, 9 Dwayne Polataivao, 8 Ofisa Treviranus, 7 Jack Lam, 6 Piula Faasalele, 5 Chris Vui (c), 4 Faatiga Lemalu, 3 Donald Brighouse, 2 Motu Matu’u, 1 Jordan Lay Riserve: 16 Manu Leiataua, 17 James Lay, 18 Hisa Sasagi, 19 Brandon Nansen, 20 Maurie Faasavalu, 21 Melani Matavao, 22 Jj Taulagi, 23 Alapati Leiua
Il ct della nazionale azzurra Conor O’Shea ha annunciato il XV titolare che scende in campo sabato pomeriggio a Firenze per i secondo impegno di questo novembre internazionale. Confermato in blocco la squadra che è partita dal primo minuto nella vittoriosa sfida di una settimana fa a Catania contro le Fiji. Le uniche due novità in panchina, dove troveranno posto Tebaldi e Ruzza.
Il comunicato FIR:
Conor O’Shea, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, ha ufficializzato la formazione che affronterà l’Argentina sabato 18 novembre allo Stadio “Artemio Franchi” di Firenze nel secondo Crédit Agricole Cariparma Test Match di novembre. L’incontro sarà trasmesso in diretta da DMAX canale 52, con diretta a partire dalle ore 14.15: prepartita affidato a Daniele Piervincenzi, telecronaca e commento tecnico di Antonio Raimondi e Vittorio Munari.
Per il derby latino contro i Pumas, reduci dalla sconfitta di Twickenham contro l’Inghilterra di sabato scorso, O’Shea conferma integralmente la formazione titolare che sabato scorso ha superato le Fiji a Catania.
Due cambi in panchina, con Ruzza che prende il posto di Lazzaronin come seconda linea di riserva e Tebaldi a sostituire Gori quale secondo mediano di mischia.
“So che si tratta di una scelta difficile per i sei giocatori in rosa che ancora non hanno avuto un’opportunità in questi test di novembre” ha dichiarato il CT dell’Italia, Conor O’Shea “ma dopo la partita di Catania volevamo dare consistenza alle scelte fatte per la gara contro le Fiji, in particolare per una partita come quella contro i Pumas che, sotto ogni punto di vista, sarà molto più impegnativa e difficile da affrontare”.
Italia e Argentina tornano ad affrontarsi ad oltre un anno di distanza dall’ultimo test-match, nel giugno scorso a Santa Fè nel giorno del debutto di O’Shea sulla panchina della Nazionale: nell’occasione i sudamericani si imposero per 30-24, proseguendo in una striscia vincente contro gli Azzurri iniziata a Torino nell’autunno del 2008. Dell’estate dello stesso anno l’ultima vittoria italiana, 12-13 a Cordoba, mentre il bilancio complessivo degli scontri diretti parla di quindici successi sudamericani, cinque italiani ed un pareggio.
Direzione di gara affidata al sudafricano Jaco Peyper, al quinto test-match degli Azzurri diretto in carriera. Questa la formazione dell’Italia:
In una intervista il ct azzurro torna a chiedere interventi su uno dei temi più dibattuti nel nostro movimento da quando è iniziata l’avventura celtica
Per avere una nazionale performante bisogna avere atleti di livello, abituati a giocare a un certo livello e preparati da un punto di vista fisico, tecnico e mentale. E’ un problema di qualità e di quantità: perché non solo devi avere appunto giocatori preparati e ma devi averne in numero sufficiente. Strade per arrivare a quel risultato ce n’è diverse, ogni movimento deve trovare la sua adattando le necessità dei club e delle nazionali, trovare un compromesso funzionale e che dia risultati ai vari livelli interessati. Non è semplice, ma si può fare. Lo fanno tutti, o quasi.
Noi una filiera davvero funzionale dall’inizio alla fine ancora non l’abbiamo: siamo andati avanti con un piano non sempre chiarissimo nei suoi tratti fondamentali, sottoposto a virate e modifiche a volte un po’ troppo figlie dell’emergenza del momento contingente e il fatto di vincere davvero poco certo non ci ha aiutato ad affrontare gli inevitabili problemi con la giusta freddezza e lungimiranza.
Le idee negli ultimissimi anni sembrano essere più nitide. Magari non tutti saranno d’accordo con le decisioni prese, probabilmente si è deciso di muoversi in un certo modo per motivi più economici che non meramente tecnici, ma sicuramente è stata fatta chiarezza. La rappresentazione fisica di questo nuovo percorso è lo staff tecnico costruito attorno alla figura di Conor O’Shea. A lui state affidate le chiavi del movimento e soprattutto sembra avere poteri concreti, a differenza di chi l’ha preceduto: avere una squadra vincente per lui significa (anche) confermare e ampliare la sua sfera d’influenza.
Alcune delle sue proposte sono state accettate e messe in pratica subito o quasi, altre rimangono in stand-by e una in particolare è stata rimarcata dal ct in una intervista nell’ultimo numero di AllRugby:
Il famoso e famigerato ascensore tra franchigie e club insomma. Non è la prima volta che il tecnico irlandese lo richiede, non sarà l’ultima. Tra molti addetti ai lavori, giornalisti e appassionati è un qualcosa di assoluto buon senso che viene invocato da tanti anni, praticamente dall’inizio dell’avventura celtica. La federazione ha risposto con il sistema dei permit-players, che nel corso degli anni ha subìto vari aggiustamenti ma che assomiglia (da sempre) più a una pezza messa a un problema che non a un soluzione complessiva. E comunque i permit possono essere confrontati con l’ascensore solo per il movimento a salire, non con quello a scendere: perché con i PP, molto semplicemente, non è contemplato.
Perché finora non ci si è mossi nella direzione richiesta da O’Shea? La FIR, come abbiamo visto, frena da anni ogni spinta che va in quella direzione per delle non meglio precisate motivazioni, ma la poca convinzione con cui si muove su quel sentiero è oggettiva.
Però va detto che c’è un’altra forza importante che ha sempre frenato ogni qual volta si è parlato della questione, ovvero i club. Non tutti, non nella stesa maniera, ma quasi nessuna società ha mai davvero sposato fino in fondo la cosa.
Più che una diffidenza di tipo ideologico si tratta di avere chiarezza sui limiti da dare alla cosa, sui dettagli dei vari aspetti e – di conseguenza – sui contratti. Insomma, “chi paga chi e quando”. Una cosa non semplicissima forse, ma nemmeno impossibile: non siamo di fronte alla congettura dei numeri primi gemelli (un problema matematico che l’uomo si è posto qualche secolo prima di Cristo e ancora oggi irrisolto) e come ho già scritto altre volte basterebbe sedersi tutti attorno a un tavolo per trovare una soluzione più che accettabile. Basterebbe volerlo.
PS: piccola nota personale. Chi frequenta questo blog sa quanto mi sia caro il tema del rispetto del lavoro svolto, da e per chiunque. Quello che uno fa può essere sottoposto a critiche, ci mancherebbe, purché le forme siano civili: perché la forma alle volte è anche sostanza e l’abito può davvero fare il monaco.
Domenica Norberto “Cacho” Mastracola è stato protagonista suo malgrado di un episodio di critica decisamente invadente che è al limite del comprensibile – se non oltre – per i modi in cui è stata fatta, ancora prima delle sue motivazioni. Mastracola fa un lavoro semplicemente mostruoso sul territorio, dal minirugby alla nazionale, spiace molto che qualcuno con un ruolo piuttosto importante abbia ritenuto doveroso ricordargli e ricordarci che il nostro non è italiano (come se la cosa potesse contare qualcosa) invece che tributargli un applauso per quanto fatto per il nostro movimento in tanti anni di lavoro. Tanto più interrompendolo mentre stava facendo una telecronaca in diretta del massimo campionato italiano.
Al collega Norberto va la totale solidarietà di questo blog, per quello che può contare. All’amico Cacho dico solo di non preoccuparsi e non prendersela troppo: abbiamo vinto anche stavolta. Forse più questa volta che molte altre.
Sabato al Massimino non c’è stato un grande spettacolo ma la prestazione azzurra va valutata anche sotto altri aspetti. Pumas sconfitti a Twickenham dall’Inghilterra: a Firenze arriva un avversario forte ma mai così in difficoltà negli ultimi 8-10 anni
Che Italia abbiamo visto a Catania contro le Fiji? La partita è stata nel complesso poco spettacolare ma comunque molto intensa. I nostri ospiti sono noti per essere un mix alle volte esplosivo di potenza, fisicità e imprevedibilità, qualità che sabato pomeriggio non abbiamo quasi mai visto, non tutte assieme almeno, in parte perché va ricordato che i figiani si sono ritrovati solo all’inizio della settimana e non hanno avuto la possibilità di fare stage nel mese di ottobre, ma non va nemmeno sottovalutato il fatto che la nostra nazionale ha adottato un game plan mirato a minare alle basi le fonti del gioco avversario. Insomma, incontrare le Fiji a fine mese sarebbe stato sicuramente più complicato ma se i pacifici non sono riusciti a giocare come sanno parecchio merito va dato alla nostra squadra. E in effetti basta contare le volte che il XV in maglia bianca ha messo il naso nei nostri 22 metri: poche, davvero poche.
Per gli occhi quello andato in scena al Massimino non è stato un grande spettacolo, lo ripeto, ma va dato atto all’Italia di aver dato vita a una gara condotta in maniera molto intelligente, sempre molto fredda, con poche ansie e dalla grande concentrazione. Non era semplice o scontato: questa squadra non vinceva da un anno intero e affrontava la formazione che – almeno sulla carta – era la più abbordabile del trittico novembrino, non che le Fiji non siano un avversario da prendere con le pinze ma che Argentina e Sudafrica siano comunque un’altra cosa anche al netto delle loro attuali magagne penso sia affermazione che nessuno può contestare. La pressione di dover vincere per forza poteva fare brutti scherzi.
La tenuta mentale è stata buona, ma certo i 10 minuti finali del primo tempo potevano costarci carissimo: oltre alla meta di Nakarawa, sulla quale non mancano le responsabilità anche della nostra difesa, c’è stato l’errore di Hayward che si è fatto intercettare un calcio nei nostri 22 metri e che solo per una casualità non ci è costata un’altra marcatura pesante (e se l’arbitro avesse concesso la meta tecnica non ci sarebbe stato molto da protestare). Non è stato un black-out come tante, troppe altre volte ma sicuramente c’e stato un calo di tensione eccessivo, la squadra si è disunita e ci ha messo un po’ a ritrovarsi. Ma anche lì va detto che non abbiamo mai perso del tutto la trebisonda, sintomo di una convinzione crescente nei propri mezzi.
Mi sono piaciuti nel complesso un po’ tutti gli avanti, soprattutto le seconde linee, mentre i trequarti non hanno sempre trovato grandi spazi su cui agire e quando è successo sono stati bravi i figiani a portare le nostre folate sempre verso l’esterno. Ad ogni modo anche il nostro pacchetto arretrato si è mosso bene nel complesso sia in fase offensiva che difensiva. Budd, Ferrari, Steyn, Parisse, Canna, Castello hanno ben figurato, bravo anche Hayward nonostante quell’erroraccio a dare qualità alle ripartenze e a proporsi da play aggiunto all’occorrenza.
Sabato a Firenze ci aspetta un’Argentina che nelle ultime 19 gare ha vinto solo tre volte: certo bisogna ricordare che i Pumas se la devono vedere con All Blacks, Australia e Sudafrica nel Rugby Championship e che nei test-match del novembre 2016 hanno affrontato squadre come l’Inghilterra, il Galles e la Scozia. Però è innegabile che nonostante il talento e la tradizionale garra i sudamericani stiano attraversando un periodo complicato. Probabilmente è una crisi di crescita, dobbiamo essere bravi a raccogliere l’occasione. Come successe un anno fa con il Sudafrica, guarda caso proprio al Franchi.