Sabato a Firenze gli azzurri se la vedranno con i Pumas, che hanno perso 9 delle ultime 10 partite. Una squadra in crisi di risultati, che ha delle oggettive difficoltà, ma che anche in un’annata così negativa ha sempre dato del filo da torcere ad avversari che si chiamano All Blacks, Australia, Sudafrica e Inghilterra. E noi non li battiamo in Italia dal 1998…
Nella stagione del rugby internazionale 2017 l’Argentina ha finora giocato 10 partite, ne ha perse 9 e ne ha vinta solo una. Uno score molto negativo, indubbiamente. Però poi i numeri bisogna leggerli un po’ meglio, contestualizzarli, e allora scopriamo che i Pumas hanno battuto la Georgia (era il 24 giugno scorso a San Salvador de Juruy e finì 45-29) e che hanno perso con tre volte con l’Inghilterra (due a giugno, una nell’ultimo fine settimana), due volte con gli All Blacks, due volte con l’Australia, due con il Sudafrica. Stiamo parlando di squadre che assieme all’Irlanda si trovano e che stanno stabilmente nelle prime 5 posizioni del ranking mondiale. Dice: ma l’Inghilterra di giugno era senza i Lions, impegnati in quelle settimane in Nuova Zelanda. Vero, però vi inviterei a leggere i XV messi in campo da Eddie Jones, roba comunque di livello davvero alto e va sottolineato che nei due match i sudditi di Sua Maestà si imposero rispettivamente per 4 e 10 punti, certo non una enormità. E nel secondo caso il gap è stato scavato nell’ultimo quarto d’ora.
Partite combattute, come lo sono state quasi tutte quelle pur perse del Rugby Championship. Almeno per un’ora circa gare molto combattute, poi All Blacks, Springboks e Wallabies hanno preso il sopravvento in cinque casi su sei nell’ultima parte dei match: solo in uno – nella partita di Buenos Aires contro la Nuova Zelanda – la partita era già chiusa alla fine del primo tempo. Abbastanza male è andata anche sabato scorso a Twickenham.
Quindi tante sconfitte, tutte o quasi maturate nella fase finale delle partite, che durano ovviamente 80 minuti ma non si può dimenticare il valore degli avversari, ovvero praticamente il massimo che c’è in giro. Per dirla in parole molto povere: quante altre nazionali che gravitano attorno alla 10a posizione del ranking World Rugby – tipo la nostra, ma non solo – al posto dei Pumas sarebbero state in grado di ripetere performance e risultati? Di non prendere imbarcate vere? Senza la riprova del campo non lo si può dire con assoluta certezza ma se dovessi scommettere i proverbiali due cents direi di no. Come sta allora l’Argentina? Dirlo è davvero complicato proprio per la forza degli avversari incontrati lungo la strada di questo 2017. Comunque non sta benissimo come altri anni, ha delle difficoltà e ha perso certezze in quello che è tradizionalmente il cuore del suo gioco, la mischia chiusa. Ma stiamo parlando di un movimento capace di sfornare talenti in gran numero, con una base giovanile quanto mai prolifica sia in termini di quantità che di qualità. Che ha scelto di non convocare più in nazionale gli atleti che non militano in patria pur sapendo che c’era il rischio di perdere giocatori importanti. Senza dimenticare che la scelta di chiamare Mario Ledesma a guidare i Jaguares nel Super Rugby 2018 va proprio nel senso di trovare una veloce soluzione ai problemi legati al pack.
L’Argentina del 2017 non sta bene, è probabilmente l’Argentina più in difficoltà degli ultimi anni, anche se va detto che se tutti i malati fossero messi così…
Sabato a Firenze l’Italia deve cercare di approfittare di questa situazione di simil-crisi dei Pumas, anche se di crisi di crescita si tratta. Non superiamo in casa i biancocelesti dall’ormai lontanissimo 1998 e farlo oggi sarebbe importantissimo per il nostro percorso di crescita. Loro oltretutto sono agli ultimi passi di una stagione lunghissima, la stanchezza potrebbe farsi sentire, mentre noi siamo ancora nella fase iniziale della nostra. Batterli? Difficile, complicato. Impossibile? No, l’Italia può farcela.
In una intervista il ct azzurro torna a chiedere interventi su uno dei temi più dibattuti nel nostro movimento da quando è iniziata l’avventura celtica
Per avere una nazionale performante bisogna avere atleti di livello, abituati a giocare a un certo livello e preparati da un punto di vista fisico, tecnico e mentale. E’ un problema di qualità e di quantità: perché non solo devi avere appunto giocatori preparati e ma devi averne in numero sufficiente. Strade per arrivare a quel risultato ce n’è diverse, ogni movimento deve trovare la sua adattando le necessità dei club e delle nazionali, trovare un compromesso funzionale e che dia risultati ai vari livelli interessati. Non è semplice, ma si può fare. Lo fanno tutti, o quasi.
Noi una filiera davvero funzionale dall’inizio alla fine ancora non l’abbiamo: siamo andati avanti con un piano non sempre chiarissimo nei suoi tratti fondamentali, sottoposto a virate e modifiche a volte un po’ troppo figlie dell’emergenza del momento contingente e il fatto di vincere davvero poco certo non ci ha aiutato ad affrontare gli inevitabili problemi con la giusta freddezza e lungimiranza.
Le idee negli ultimissimi anni sembrano essere più nitide. Magari non tutti saranno d’accordo con le decisioni prese, probabilmente si è deciso di muoversi in un certo modo per motivi più economici che non meramente tecnici, ma sicuramente è stata fatta chiarezza. La rappresentazione fisica di questo nuovo percorso è lo staff tecnico costruito attorno alla figura di Conor O’Shea. A lui state affidate le chiavi del movimento e soprattutto sembra avere poteri concreti, a differenza di chi l’ha preceduto: avere una squadra vincente per lui significa (anche) confermare e ampliare la sua sfera d’influenza.
Alcune delle sue proposte sono state accettate e messe in pratica subito o quasi, altre rimangono in stand-by e una in particolare è stata rimarcata dal ct in una intervista nell’ultimo numero di AllRugby:
Il famoso e famigerato ascensore tra franchigie e club insomma. Non è la prima volta che il tecnico irlandese lo richiede, non sarà l’ultima. Tra molti addetti ai lavori, giornalisti e appassionati è un qualcosa di assoluto buon senso che viene invocato da tanti anni, praticamente dall’inizio dell’avventura celtica. La federazione ha risposto con il sistema dei permit-players, che nel corso degli anni ha subìto vari aggiustamenti ma che assomiglia (da sempre) più a una pezza messa a un problema che non a un soluzione complessiva. E comunque i permit possono essere confrontati con l’ascensore solo per il movimento a salire, non con quello a scendere: perché con i PP, molto semplicemente, non è contemplato.
Perché finora non ci si è mossi nella direzione richiesta da O’Shea? La FIR, come abbiamo visto, frena da anni ogni spinta che va in quella direzione per delle non meglio precisate motivazioni, ma la poca convinzione con cui si muove su quel sentiero è oggettiva.
Però va detto che c’è un’altra forza importante che ha sempre frenato ogni qual volta si è parlato della questione, ovvero i club. Non tutti, non nella stesa maniera, ma quasi nessuna società ha mai davvero sposato fino in fondo la cosa.
Più che una diffidenza di tipo ideologico si tratta di avere chiarezza sui limiti da dare alla cosa, sui dettagli dei vari aspetti e – di conseguenza – sui contratti. Insomma, “chi paga chi e quando”. Una cosa non semplicissima forse, ma nemmeno impossibile: non siamo di fronte alla congettura dei numeri primi gemelli (un problema matematico che l’uomo si è posto qualche secolo prima di Cristo e ancora oggi irrisolto) e come ho già scritto altre volte basterebbe sedersi tutti attorno a un tavolo per trovare una soluzione più che accettabile. Basterebbe volerlo.
PS: piccola nota personale. Chi frequenta questo blog sa quanto mi sia caro il tema del rispetto del lavoro svolto, da e per chiunque. Quello che uno fa può essere sottoposto a critiche, ci mancherebbe, purché le forme siano civili: perché la forma alle volte è anche sostanza e l’abito può davvero fare il monaco.
Domenica Norberto “Cacho” Mastracola è stato protagonista suo malgrado di un episodio di critica decisamente invadente che è al limite del comprensibile – se non oltre – per i modi in cui è stata fatta, ancora prima delle sue motivazioni. Mastracola fa un lavoro semplicemente mostruoso sul territorio, dal minirugby alla nazionale, spiace molto che qualcuno con un ruolo piuttosto importante abbia ritenuto doveroso ricordargli e ricordarci che il nostro non è italiano (come se la cosa potesse contare qualcosa) invece che tributargli un applauso per quanto fatto per il nostro movimento in tanti anni di lavoro. Tanto più interrompendolo mentre stava facendo una telecronaca in diretta del massimo campionato italiano.
Al collega Norberto va la totale solidarietà di questo blog, per quello che può contare. All’amico Cacho dico solo di non preoccuparsi e non prendersela troppo: abbiamo vinto anche stavolta. Forse più questa volta che molte altre.
Sabato al Massimino non c’è stato un grande spettacolo ma la prestazione azzurra va valutata anche sotto altri aspetti. Pumas sconfitti a Twickenham dall’Inghilterra: a Firenze arriva un avversario forte ma mai così in difficoltà negli ultimi 8-10 anni
Che Italia abbiamo visto a Catania contro le Fiji? La partita è stata nel complesso poco spettacolare ma comunque molto intensa. I nostri ospiti sono noti per essere un mix alle volte esplosivo di potenza, fisicità e imprevedibilità, qualità che sabato pomeriggio non abbiamo quasi mai visto, non tutte assieme almeno, in parte perché va ricordato che i figiani si sono ritrovati solo all’inizio della settimana e non hanno avuto la possibilità di fare stage nel mese di ottobre, ma non va nemmeno sottovalutato il fatto che la nostra nazionale ha adottato un game plan mirato a minare alle basi le fonti del gioco avversario. Insomma, incontrare le Fiji a fine mese sarebbe stato sicuramente più complicato ma se i pacifici non sono riusciti a giocare come sanno parecchio merito va dato alla nostra squadra. E in effetti basta contare le volte che il XV in maglia bianca ha messo il naso nei nostri 22 metri: poche, davvero poche.
Per gli occhi quello andato in scena al Massimino non è stato un grande spettacolo, lo ripeto, ma va dato atto all’Italia di aver dato vita a una gara condotta in maniera molto intelligente, sempre molto fredda, con poche ansie e dalla grande concentrazione. Non era semplice o scontato: questa squadra non vinceva da un anno intero e affrontava la formazione che – almeno sulla carta – era la più abbordabile del trittico novembrino, non che le Fiji non siano un avversario da prendere con le pinze ma che Argentina e Sudafrica siano comunque un’altra cosa anche al netto delle loro attuali magagne penso sia affermazione che nessuno può contestare. La pressione di dover vincere per forza poteva fare brutti scherzi.
La tenuta mentale è stata buona, ma certo i 10 minuti finali del primo tempo potevano costarci carissimo: oltre alla meta di Nakarawa, sulla quale non mancano le responsabilità anche della nostra difesa, c’è stato l’errore di Hayward che si è fatto intercettare un calcio nei nostri 22 metri e che solo per una casualità non ci è costata un’altra marcatura pesante (e se l’arbitro avesse concesso la meta tecnica non ci sarebbe stato molto da protestare). Non è stato un black-out come tante, troppe altre volte ma sicuramente c’e stato un calo di tensione eccessivo, la squadra si è disunita e ci ha messo un po’ a ritrovarsi. Ma anche lì va detto che non abbiamo mai perso del tutto la trebisonda, sintomo di una convinzione crescente nei propri mezzi.
Mi sono piaciuti nel complesso un po’ tutti gli avanti, soprattutto le seconde linee, mentre i trequarti non hanno sempre trovato grandi spazi su cui agire e quando è successo sono stati bravi i figiani a portare le nostre folate sempre verso l’esterno. Ad ogni modo anche il nostro pacchetto arretrato si è mosso bene nel complesso sia in fase offensiva che difensiva. Budd, Ferrari, Steyn, Parisse, Canna, Castello hanno ben figurato, bravo anche Hayward nonostante quell’erroraccio a dare qualità alle ripartenze e a proporsi da play aggiunto all’occorrenza.
Sabato a Firenze ci aspetta un’Argentina che nelle ultime 19 gare ha vinto solo tre volte: certo bisogna ricordare che i Pumas se la devono vedere con All Blacks, Australia e Sudafrica nel Rugby Championship e che nei test-match del novembre 2016 hanno affrontato squadre come l’Inghilterra, il Galles e la Scozia. Però è innegabile che nonostante il talento e la tradizionale garra i sudamericani stiano attraversando un periodo complicato. Probabilmente è una crisi di crescita, dobbiamo essere bravi a raccogliere l’occasione. Come successe un anno fa con il Sudafrica, guarda caso proprio al Franchi.
Partita complicata a Catania: azzurri che giocano bene e con intelligenza per mezz’ora circa, poi i pacifici trovano le contromisure e noi ci sfilacciamo. Italia che però non perde mai la calma e che torna finalmente (e meritatamente) a vincere
E’ un’Italia concentrata quella che scende in campo a Catania: i primi due minuti sono di marca figiana ma è giusto il tempo che la palla cambi padrone e al primo affondo nei 22 metri arrivano i primi punti con un piazzato di Canna.
Sono gli azzurri a menare le danze e al 10′ un bella incursione di Bellini – splendidamente imbeccato da Hayward che sembra già calato a dovere nella parte (ma quell’errore al 33′ con calcio di rinvio intercettato che poteva costarci una meta…) – viene fermata perché il sostegno dei suoi compagni arriva in ritardo di un soffio. Fiji cerca di reagire, ha ottimi spunti individuali, ma rimane sempre lontana dalla nostra area di meta, tenuta a debita distanza dalla nostra difesa. Al 20′ comunque anche gli ospiti trovano 3 punti con un calcio da fermo di Volavola.
L’Italia però è ordinata e gioca con intelligenza e al 28′ arriva la prima meta a firma di Simone Ferrari: poco prima della mezzora il tabellone dice 10 a 3 per noi. I pacifici alzano un po’ il ritmo e l’Italia si disunisce: dopo l’errore di Hayward al 33′ di cui ho detto prima, arriva al 38′ la meta di Nakarawa che sfugge a Minto e Parisse: si va al riposo in perfetta parità, 10 a 10.
Secondo tempo che inizia un po’ contratto da entrambe le formazioni ma è sempre l’Italia a cercare di impostare. Al 45′ Canna ruba una palla da una mischia seguita a una touche ma è in fuorigioco e la sua meta viene correttamente annullata. Gli azzurri spingono ma non sono lucidi come nel primo tempo, le Fiji non corrono rischi e la partita si complica non poco. Importante quindi la punizione con cui Canna ci riporta avanti di tre lunghezze al 53′, ancora di più quella di 4 minuti dopo.
Dopo un’ora di gioco accellerata dei ragazzi di Conor O’Shea che tornano a mettere in difficoltà serie le Fiji e che “guadagnano” anche un cartellino giallo comminato al 64′ a Volavola. I dieci minuti in superiorità numerica si chiudono senza che l’Italia faccia punti. Gli ultimi minuti sono una sofferenza ma alla fine portiamo a casa la partita grazie anche al calcio da fermo di McKinley si torna finalmente a vincere: 19-10. Il risultato c’è, la prestazione si è vista solo a sprazzi ma va bene così: si è vista una buona freddezza e non siamo mai andati in apnea contro un avversario che si sta ancora organizzando ma ostico e comunque forte. Oggi il bicchiere è mezzo pieno.
A lunedì.
Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Leonardo Sarto, 13 Tommaso Boni, 12 Tomasso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Dario Chistolini, 19 Marco Lazzaroni, 20 Giovanni Licara, 21 Edoardo Gori, 22 Ian McKinley, 23 Matteo Minozzi
Mete: Ferrari (28′)
Conversioni: Canna (29′)
Punizioni: Canna (4′, 53′, 57′), McKinley (76′)
Alle 15 (diretta tv su DMAX) gli azzurri in campo in una partita importante e insidiosa. Ma oggi il menu è ricchissimo: Inghilterra-Argentina, Galles-Australia, Irlanda-Sudafrica, Francia-All Blacks. Qui la guida con tutte le info.
In realtà il lungo fine settimana di rugby è iniziato ieri sera con Barbarians-Tonga in quel di Limerick (27-24 per la selezione bianconera che ha schierato Simone Favaro titolare) e con la sfida tra French Barbarians e i Maori All Blacks (a Bordeaux hanno vinto i transalpini 19 a 15). Oggi poi non ne parliamo, ma per noi conta soprattutto quello che succederà al Massimino di Catania, dove l’Italia aspetta le Fiji. Una gara che sulla carta è la meno complicata del nostro novembre, ma solo sulla carta, e infatti Sergio Parisse non si fida: “è la gara più difficile di novembre. Sappiamo come gioca l’Argentina, conosciamo il rugby del Sudafrica: da Fiji non sai mai cosa aspettarti, sono molto liberi sul campo e ogni disattenzione difensiva, contro di loro, può essere pagata a caro prezzo. Inoltre, rispetto al passato, hanno dato maggiore organizzazione al loro gioco, sono più preparati di prima ed hanno imparato ad essere dominanti anche nelle fasi statiche, che hanno costituito in passato il loro punto debole”. Così il nostro capitano, che ha le idee chiarissime anche sull’Italia: “Non andiamo in campo per giocare bene e perdere: vogliamo vincere ma, per riuscirci, dobbiamo esprimere una prestazione di qualità. Non siamo una squadra che può vincere giocando male o in modo mediocre, per portare a casa il risultato dobbiamo esprimere prestazioni importanti”. Tra qualche ora il primo verdetto.
Ma oggi tutta la parte di Ovalia che conta è in campo. A Twickenham l’Inghilterra di Eddie Jones vuole fare altri step di avvicinamento agli All Blacks affrontando l’Argentina meno brillante degli ultimi anni, ma mai dare per morti i Pumas. Il Galles ospita l’Australia in una sfida che non ha certo bisogno di presentazioni, così come non ne servono a Irlanda-Sudafrica. La Scozia inizia il suo mese di novembre con Tonga, da segnalare anche Georgia-Canada e Germania-Brasile (no, non stiamo parlando di calcio), ma il piatto forte di giornata arriva di sera: a Parigi si affrontano Francia e Nuova Zelanda, i più forti del mondo – gli All Blacks – contro una nazionale che da diversi, forse troppi, anni è alla ricerca di una sua identità ma che ha nelle sue corde qualunque tipo di exploit. Che dire: buon divertimento. Di seguito orari, eventuali appuntamenti tv e formazioni di tutti i match di oggi.
Catania, ore 15: Italia-Fiji (diretta tv su DMAX, prima della gara Rugby Social Club a partire dalle 14 e 15) Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Leonardo Sarto, 13 Tommaso Boni, 12 Tomasso Castello, 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto, 5 Dean Budd, 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Andrea Lovotti Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Federico Zani, 18 Dario Chistolini, 19 Marco Lazzaroni, 20 Giovanni Licara, 21 Edoardo Gori, 22 Ian McKinley, 23 Matteo Minozzi Fiji: 15 Kini Murimurivalu, 14 Josua Tuisova, 13 Asaeli Tikoirotuma, 12 Jale Vatubua, 11 Timoci Nagusa, 10 Ben Volavola, 9 Frank Lomani, 8 Nemani Nagusa, 7 Akapusi Qera (c), 6 Semi Kunatani, 5 Leone Nakarawa, 4 Apisalome Ratuniyarawa, 3 Manasa Saulo, 2 Tuapati Talemaitoga, 1 Campese Ma’afu Riserve: 16 Sunia Koto, 17 Peni Ravai, 18 Ropate Rinakama, 19 Sikeli Nabou, 20 Mosese Voka, 21 Henry Seniloli, 22 Levani Botia, 23 Vereniki Goneva
Edimburgo, ore 15.30: Scozia-Samoa Scotland: 15 Stuart Hogg, 14 Tommy Seymour, 13 Huw Jones, 12 Alex Dunbar, 11 Lee Jones, 10 Finn Russell, 9 Ali Price, 8 Ryan Wilson, 7 Hamish Watson, 6 John Barclay (c), 5 Jonny Gray, 4 Ben Toolis, 3 Willem Nel, 2 Stuart McInally, 1 Darryl Marfo Riserve: 16 George Turner, 17 Jamie Bhatti, 18 Zander Fagerson, 19 Tim Swinson, 20 Cornell Du Preez, 21 Henry Pyrgos, 22 Pete Horne, 23 Chris Harris Samoa: 15 Ahsee Tuala, 14 Paul Perez, 13 Kieron Fonotia, 12 Reynold Lee-Lo, 11 David Lemi, 10 Tim Nanai Williams, 9 Pele Cowley, 8 Jack Lam, 7 TJ Ioane, 6 Piula Fa’asalele, 5 Chris Vui (c), 4 Josh Tyrell, 3 Donald Brighouse, 2 Manu Leiataua, 1 Jordan Lay Riserve: 16 Motu Matu’u, 17 James Lay, 18 Hisa Sasagi, 19 Fa’Atiga Lemalu, 20 Ofisa Treviranus, 21 Mealani Matavao, 22 Aj Alatimu, 23 Alapati Leiua
Londra, ore 16: Inghilterra-Argentina (diretta tv su SkySport 2) Inghilterra: 15 Mike Brown, 14 Anthony Watson, 13 Jonathan Joseph, 12 Henry Slade, 11 Elliot Daly, 10 George Ford, 9 Ben Youngs, 8 Nathan Hughes, 7 Sam Underhill, 6 Chris Robshaw, 5 George Kruis, 4 Courtney Lawes, 3 Dan Cole, 2 Dylan Hartley (c), 1 Mako Vunipola Riserve: 16 Jamie George, 17 Ellis Genge, 18 Harry Williams, 19 Joe Launchbury, 20 Sam Simmonds, 21 Danny Care, 22 Alex Lozowski, 23 Semesa Rokoduguni Argentina: 15 Joaquin Tuculet, 14 Ramiro Moyano, 13 Matias Moroni, 12 Santiago Gonzalez Iglesias, 11 Emiliano Boffelli, 10 Juan Martin Hernandez, 9 Martin Landajo, 8 Tomas Lezana, 7 Marcos Kremer, 6 Pablo Matera, 5 Tomas Lavanini, 4 Matias Alemanno, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (c), 1 Santiago Garcia Botta Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Lucas Noguera, 18 Enrique Pieretto, 19 Benjamin Macome, 20 Leonardo Senatore, 21 Gonzalo Bertranou, 22 Nicolas Sanchez, 23 Sebastian Cancellere
Cardiff, ore 16: Galles-Australia Galles: 15 Leigh Halfpenny, 14 Liam Williams, 13 Jonathan Davies, 12 Owen Williams, 11 Steff Evans, 10 Dan Biggar, 9 Gareth Davies, 8 Taulupe Faletau, 7 Josh Navidi, 6 Aaron Shingler, 5 Alun Wyn Jones (c), 4 Jake Ball, 3 Tomas Francis, 2 Ken Owens, 1 Rob Evans Riserve:16 Kristian Dacey, 17 Nicky Smith, 18 Leon Brown, 19 Cory Hill, 20 Sam Cross, 21 Aled Davies, 22 Owen Watkin, 23 Hallam Amos Australia: 15 Kurtley Beale, 14 Marika Koroibete, 13 Tevita Kuridrani, 12 Samu Kerevi, 11 Reece Hodge, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Sean McMahon, 7 Michael Hooper (c), 6 Ned Hanigan, 5 Adam Coleman, 4 Rob Simmons, 3 Sekope Kepu, 2 Tatafu Polota-Nau, 1 Scott Sio Riserve: 16 Stephen Moore, 17 Tom Robertson, 18 Allan Alaalatoa, 19 Matt Philip, 20 Ben McCalman, 21 Nick Phipps, 22 Karmichael Hunt, 23 Henry Speight
Dublino, ore 18.30: Irlanda-Sudafrica Irlanda: 15 Rob Kearney, 14 Andrew Conway, 13 Robbie Henshaw, 12 Bundee Aki, 11 Jacob Stockdale, 10 Johnny Sexton, 9 Conor Murray, 8 CJ Stander, 7 Sean O’Brien, 6 Peter O’Mahony, 5 Devin Toner, 4 Iain Henderson, 3 Tadhg Furlong, 2 Rory Best (c), 1 Cian Healy Riserve: 16 Rob Herring, 17 Dave Kilcoyne, 18 John Ryan, 19 James Ryan, 20 Rhys Ruddock, 21 Kieran Marmion, 22 Joey Carbery, 23 Darren Sweetnam Sudafrica: 15 Andries Coetzee, 14 Dillyn Leyds, 13 Jesse Kriel, 12 Damian de Allende, 11 Courtnall Skosan, 10 Elton Jantjies, 9 Ross Cronje, 8 Francois Louw, 7 Pieter-Steph du Toit, 6 Siya Kolisi, 5 Lood de Jager, 4 Eben Etzebeth (c), 3 Coenie Oosthuizen, 2 Malcolm Marx, 1 Tendai Mtawarira Riserve: 16 Bongi Mbonambi, 17 Steven Kitshoff, 18 Wilco Louw, 19 Franco Mostert, 20 Uzair Cassiem, 21 Rudy Paige, 22 Handré Pollard, 23 Francois Venter
Parigi, ore 20.45: Francia-Nuova Zelanda (diretta Eurosport 1) Francia: 15 Nans Ducuing, 14 Teddy Thomas, 13 Geoffrey Doumayrou, 12 Mathieu Bastareaud, 11 Yoann Huget, 10 Anthony Belleau, 9 Antoine Dupont, 8 Louis Picamoles, 7 Kevin Gourdon, 6 Judicael Cancoriet, 5 Paul Gabrillagues, 4 Sebastien Vahaamahina, 3 Rabah Slimani, 2 Guilhem Guirado (c), 1 Jefferson Poirot Riserve:16 Clement Maynadier, 17 Raphael Chaume, 18 Daniel Kotze, 19 Paul Jedrasiak, 20 Anthony Jelonch, 21 Baptiste Serin, 22 Francois Trinh-Duc, 23 Damian Penaud Nuova Zalanda: 15 Damian McKenzie, 14 Waisake Naholo, 13 Ryan Crotty, 12 Sonny Bill Williams, 11 Rieko Ioane, 10 Beauden Barrett, 9 Aaron Smith, 8 Kieran Read (c), 7 Sam Cane, 6 Vaea Fifita, 5 Sam Whitelock, 4 Luke Romano, 3 Nepo Laulala, 2 Dane Coles, 1 Kane Hames Riserve:16 Codie Taylor, 17 Wyatt Crockett, 18 Ofa Tu’ungafasi, 19 Scott Barrett, 20 Matt Todd, 21 TJ Perenara, 22 Lima Sopoaga, 23 Anton Lienert-Brown