Test-match: ecco i 31 azzurri per le sfide a Scozia, Fiji e Australia

Il ct Conor O’Shea ha diramato la lista con i 31 giocatori per gli impegni a Singapore, Suva e Brisbane. Dentro Simone Ferrari, Pasquali, Luus, Budd, Violi e Tebaldi mentre non c’è McKinley

Una settimana fa erano 44, oggi sono scesi a 31 e sono tutti quelli che prenderanno davvero un aereo per l’Asia e l’Oceania per vedersela contro Scozia ( Singapore, 10 giugno), Fiji (Suva, 17 giugno) e Australia (Brisbane, 24 giugno). Queste le scelte del ct Conor O’Shea per un tour estivo di altissimo livello che arriva dopo un Sei Nazioni che ci ha lasciato davvero poco da ricordare.
Assenti annunciati Sergio Parisse, Leonardo Ghiraldini, Simone Favaro e Lorenzo Cittadini ai quali vengono concesse alcune settimane di riposo mentre non ci sono neppure alcuni infortunati pesanti come Zanni, McLean e Morisi.
Rispetto al gruppo allargato annunciato una settimana fa circa non entrano nel gruppo per il tour McKinley, Pettinelli e Minozzi. Ci sono invece Simone Ferrari, Tebaldi e Marcello Violi che dovrebbero avere non pochi spazi nel corso delle tre partite.
Queste le scelte di O’Shea nel comunicato FIR:

Conor O’Shea, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, ha convocato trentuno giocatori per il tour estivo di giugno che porterà gli Azzurri ad affrontare la Scozia il 10 giugno a Singapore, Fiji il 17 giugno a Suva e l’Australia il 24 giugno a Brisbane.
L’ultima finestra internazionale della stagione prenderà il via nella serata di domenica 28 maggio, quando la Nazionale si radunerà a Roma per volare alla volta di Singapore giovedì 1 giugno in vista del debutto contro la Scozia, primo test-match tra due Nazioni Tier 1 a disputarsi nella “Lion’s City” asiatica.
Quattro gli esordienti, tutti tra gli uomini della mischia, inseriti da O’Shea nella rosa dell’Italia: prima convocazione assoluta per il pilone destro della Benetton Treviso Tiziano Pasquali, il tallonatore del Patarò Calvisano Luhandre Luus e quello della Benetton Treviso Luca Bigi, mentre il seconda linea trevigiano Dean Budd torna in gruppo dopo aver preso parte, in passato, ad un raduno giornaliero in “Ghirada” durante la gestione tecnica di Jacques Brunel.
Sempre tra gli avanti, dopo aver saltato per infortunio l’RBS 6 Nazioni 2017, torna il pilone destro Simone Ferrari, che aveva debuttato in autunno nella storica vittoria di Firenze contro il Sudafrica e rientra in gruppo dopo un finale di stagione più che convincente il numero otto biancoverde Robert Barbieri, assente dalla scena internazionale dal test di Santa Fè contro l’Argentina che nel giugno scorso ha inaugurato l’avventura di O’Shea sulla panchina italiana.
Tra i trequarti confermato il blocco di atleti utilizzati durante il Torneo, con i ritorni dell’ala di Glasgow Leonardo Sarto – assente per infortunio in febbraio e marzo – e, tra i mediani di mischia, di Tito Tebaldi che ritrova la maglia dell’Italia a tre anni dall’ultima apparizione in azzurro.
“Siamo tutti davvero emozionati all’idea di portare in tour questo gruppo di giocatori ed ansiosi per le tre sfide che ci attendono” ha dichiarato il CT dell’Italia, Conor O’Shea. “Dietro le quinte stiamo portando avanti una grande quantità di lavoro ed attuando quei cambiamenti al nostro sistema da cui crediamo veramente che il rugby italiano possa beneficiare nel breve e nel lungo termine. L’obiettivo per questo gruppo di giocatori che parte per il tour è di eseguire ed iniziare a cogliere le opportunità che sicuramente abbiamo. Una volta che inizieremo a fare questo ed a giocare con l’intensità e la concentrazione che vogliamo, diventeremo la squadra che noi desideriamo essere e che tutti i nostri sostenitori si aspettano” ha aggiunto il CT.

Questa la rosa dei convocati per il tour estivo 2017:

Piloni
Pietro CECCARELLI (Zebre Rugby, 7 caps)

Simone FERRARI (Benetton Rugby, 2 caps)
Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby, 14 caps)*
Sami PANICO (Patarò Calvisano, 10 caps)*
Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, esordiente)

Tallonatori
Luca BIGI (Benetton Rugby, esordiente)

Ornel GEGA (Benetton Rugby, 12 caps)
Luhandre LUUS (Patarò Calvisano, esordiente)*

Seconde linee
George Fabio BIAGI (Zebre Rugby, 19 caps)

Dean BUDD (Benetton Rugby, esordiente)
Marco FUSER (Benetton Rugby, 21 caps)*
Federico RUZZA (Zebre Rugby, 1 cap)*
Andries VAN SCHALKWYK (Zebre Rugby, 12 caps)

Flanker/n.8
Robert Julian BARBIERI (Benetton Rugby, 40 caps)

Maxime MBANDA’ (Zebre Rugby, 8 caps)*
Francesco MINTO (Benetton Rugby, 33 caps)
Abraham Jurgen STEYN (Benetton Rugby, 11 caps)

Mediani di mischia
Edoardo GORI (Benetton Rugby, 61 caps)*

Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 20 caps)
Marcello VIOLI (Zebre Rugby, 3 caps)*

Mediani d’apertura
Tommaso ALLAN (Benetton Rugby, 30 caps)

Carlo CANNA (Zebre Rugby, 20 caps)

Centri
Tommaso BENVENUTI (Benetton Rugby, 42 caps)*

Tommaso BONI (Zebre Rugby, 2 caps)*
Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs, 29 caps)*

Ali
Giulio BISEGNI (Zebre Rugby, 7 caps)

Angelo ESPOSITO (Benetton Rugby, 11 caps)*
Leonardo SARTO (Glasgow Warriors, 30 caps)*
Giovanbattista VENDITTI (Zebre Rugby, 42 caps)*

Estremi
Edoardo PADOVANI (Zebre Rugby, 11 caps)*

Luca SPERANDIO (Benetton Rugby, 2 caps)*

*è/è stato membro dell’Accademia Nazionale FIR “Ivan Francescato”

Semifinale d’Eccellenza: Calvisano, fu disattenzione o furbata? E poi: A Torino c’è chi prova a tenere assieme studio e campo

Il Viadana starebbe per presentare ricorso per la sostituzione temporanea di Paz: all’arbitro è stata presentata come concussion ma il problema era un ginocchio, e non c’è documentazione. La sostituzione in quel caso non poteva essere fatta: i bresciani rischiano lo 0-20.
Poi accendo i fari su un progetto a cavallo tra CUS Torino, Politecnico di Torino e l’Università degli Studi di Torino e che permette a un po’ di rugbisti di non essere costretti a scegliere per forza tra campo e università

CALVISANO NEI GUAI PER UNA SOSTITUZIONE (FORSE) VIETATA: VIADANA FA RICORSO
La scorsa settimana la FIR ha annunciato l’introduzione del HIA, ovvero il protocollo internazionale per affrontare i traumi cranici, anche nelle gare di Eccellenza. Bene, benissimo, ma c’è già un “caso”. Domenica allo Zaffanella il Viadana si è imposto 18-12 nella semifinale di andata del massimo campionato italiano ma alla fine il risultato potrebbe essere molto più pesante per i bresciani: il Viadana avrebbe presentato ricorso perché gli ospiti al minuto 11 del secondo tempo hanno sostituito temporaneamente Paz con Susio, che tra l’altro marca anche una meta.

Dove sta il problema? Che le sostituzioni temporanee possono essere fatte solo in presenza di perdite di sangue per il giocatore interessato o concussion ma Paz aveva un problema al ginocchio, tanto è vero che è tornato in campo con una fasciatura proprio lì. Non solo: Paz è rimasto fuori meno dei 10 minuti previsti dall’Head Injury Assesment e ha portato a termine la gara.

Il ds del Viadana Alberto Bronzini ha rilasciato una dichiarazione a RovigoOggi, eccola: “Al quarto uomo e all’arbitro era stato indicato dal medico che era uscito per concussion ma manca la documentazione necessaria, e i medici della federazione inviati per il protocollo HIA (Head Injury Assesment) non sono neppure scesi dalla tribuna per accertarsi del problema. Abbiamo fatto una riunione prima delle semifinali, ci è stato spiegato chiaramente il regolamento, per esempio chi entra per sostituire un giocatore per concussion non può neppure piazzare. Parlando con il loro fisioterapista mi parlava di una lesione di secondo grado del crociato del ginocchio, la testa non c’entra nulla”. Da sottolineare che invece la documentazione per concussion è stata invece presentata per Riccioni, che nel primo tempo aveva preso due copi fortuiti alla testa.
Insomma, Calvisano rischia un 20 a 0 a tavolino per non aver voluto rimanere in 14 per qualche minuto (sempre che la versione del Viadana venga riconosciuta): ne valeva la pena?

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TRA SPORT E STUDIO: UN PROGETTO INTERESSANTE A TORINO
Fare uno sport in maniera seria, semiprofessionale se non di più, “occupare” con quella pratica tante ore della tua vita: lo fanno in molti, ma prima o poi c’è lo scontro con la vite reale, quella che richiede un lavoro per pagare le bollette, prendersi cura di sé e dei propri familiari. Insomma, vivere. E non è che il rugby lo consenta. Sì, certo, qualcuno può vivere grazie alla palla ovale, ma sono pochissime persone, una percentuale infinitesimale.
E tutte quelle ore di allenamento, le lunghe trasferte, le partite sono spesso tempo che i nostri ragazzi/giovani uomini “rubano” soprattutto allo studio.
Ovviare al problema di “quale vita dopo il rugby” non è semplice, ci pensano pure in Francia dove le cifre che girano non sono nemmeno lontanamente paragonabili alle nostre. Esistono però dei progetti che cercano di mettere assieme capre (il rugby) e cavoli (lo studio): a Torino già da qualche anno c’è il progetto AGON che risultati li sta dando. Una goccia nel mare? Possibile, ma comunque una storia da raccontare…

A Torino c’è una realtà sportiva che da dieci anni a questa parte si occupa di assicurarsi che giovani atleti e atlete meritevoli, provenienti da tutta Italia, possano garantirsi l’accesso ai livelli più alti dell’istruzione accademica praticando sport in realtà di eccellenza. È il CUS Torino che, in unione con il Politecnico di Torino e l’Università degli Studi di Torino, ha dato vita al PROGETTO AGON. A differenza delle molte iniziative minori presenti sul territorio, fa parte di un grande progetto di internazionalizzazione nato da un vero e proprio agreement fra il sistema universitario piemontese, di cui fanno parte il Politecnico di Torino e l’Università degli Studi di Torino, e il CUS Torino, il centro di formazione sportiva più grande d’Italia.

Il Progetto AGON ogni anno mette a disposizione 14 borse di studio destinate a diverse discipline sportive come il basket, il volley e in particolare il rugby, che garantiscono agli atleti e alle atlete vitto, alloggio e tasse universitarie gratuiti. A queste 14 borse di studio, da quest’anno, se ne affiancano altre 10 che garantiscono il pagamento delle tasse universitarie dei giovani talenti che risulteranno idonei. Lo scopo di questo progetto che ormai è un vero e proprio pilastro portante nel panorama accademico/sportivo piemontese è quello di garantire l’accessibilità alla formazione universitaria e sportiva d’eccellenza, tramite l’applicazione di un vero e proprio sistema meritocratico, che premia non solo il curriculum sportivo ma anche quello accademico. Non solo corpo sano, ma anche mente sana e soprattutto trasparenza e meritocrazia. L’accesso alle borse di studio infatti non viene deciso da un singolo scrutinatore, ma da una commissione interna, composta da rappresentanti di Unito, Polito, Edisu e CUSI, alla quale i ragazzi dovranno far pervenire il proprio CV accademico e sportivo. Sulla graduatoria le due carriere avranno un peso paritario del 50%, assicurando dunque che dal Progetto AGON escano ragazzi di talento, formati e preparati, in grado di ricoprire ruoli di rilievo in ambito lavorativo dopo aver conseguito la laurea.

Il Progetto AGON, dunque, segue ogni ragazzo fino al completamento della formazione sportiva e del ciclo di studi. A dieci anni dall’istituzione del progetto, il CUS Torino e il sistema universitario piemontese hanno già iniziato a raccogliere i loro buoni frutti. Molti dei ragazzi che sono cresciuti nel Cus Ad Maiora Rugby 1951 oggi sono laureati al Politecnico o all’Università degli Studi, hanno carriere ben avviate e sono a tutti gli effetti dei fiori all’occhiello. A partire da Eliott Harvey venuto in Italia per completare il ciclo di studi universitari che è rimasto per tre anni nel club universitario, conseguendo la laurea e un master in Marketing e Comunicazione, prendendo parte alla promozione dalla serie C alla serie B, e che oggi ricopre la carica di marketing manager della Willis Tower Watson a Londra, fino ad arrivare a Alessandro Alparone neo laureato in ingegneria biomedica, che ha affrontato l’intero ciclo universitario assieme al CUS Ad Maiora, partecipando alla scalata dalla serie C alla serie A e oggi è ricercatore biomedico presso l’Ospedale Molinette di Torino.

I progetti AGON di successo sono molti. Per citarne altri il CUS Torino può portare l’esempio di Vittorio Lo Faro che ha affrontato la laurea in Ingegneria Civile con specializzazione in geotecnica al Politecnico giocando in prima squadra come tallonatore, che oggi è un giovane ingegnere che lavora presso una grande azienda piemontese, fino ad arrivare a Salvatore Fusco, che ha conseguito la laurea in Ingegneria Gestionale e Organizzazione d’Impresa, prendendo parte alle promozioni del CUS dalla serie C alla serie A e che oggi non solo lavora come ICT manager presso il CUS Torino ma è anche diventato coordinatore sportivo del CUS Torino Rugby, dimostrando che lo sport non solo prepara alla vita di tutti i giorni ma resta come bagaglio culturale per sempre.
Molti sono i ragazzi che oggi usufruiscono del Progetto Agon e che sono laureandi, primi tra tutti Luca Bombonati, laureando in Ingegneria Civile specializzando in strutture, e Sergiu Ursache, laureando in Scienze Motorie, che rispettivamente giocano 10 e 8 nelle fila del CUS Ad Maiora Rugby 1951 e quest’anno prenderanno parte ai playoff per salire in serie A.

Il Progetto AGON è una realtà di spicco del panorama sportivo-accademico piemontese. Presto aprirà il nuovo bando e per candidarsi basterà inviare il proprio CV scolastico-sportivo compilando il format su http://admaiorarugby.it/borse-di- studio-rugby/
Le borse di studio sono aperte a tutti i ragazzi neodiplomati o neolaureati di primo livello e sono valide per qualsiasi corso di studi del Politecnico di Torino o dell’Università degli Studi di Torino. Il CUS Torino ormai da dieci anni è parte attiva del sistema sportivo e universitario italiano e continuerà a esserlo per affiancare i ragazzi nella crescita sia sportiva sia accademica, ma soprattutto culturale.  Per informazioni e contatti ci si può rivolgere a Salvatore Fusco: salvatore.fusco@custorino.it

Guinness Pro12 e Italia, futuro incerto: siamo alle sliding doors?

Alcuni articoli comparsi in Italia e in Scozia preannunciano scenari molto concreti che vedrebbero cambiare non poco il nostro movimento. Con una domanda che non possiamo non farci

La fine della stagione regolare di Guinnes Pro12 è uno degli ultimi passaggi di un’annata tra le più brutte dal 2000 a oggi, per molti la peggiore in assoluto. Qualche ora dopo il fischio finale di Zebre-Benetton Treviso il sito del mensile AllRugby (in gran parte confermato ieri anche dalla stampa scozzese) ha pubblicato un articolo di quelli che confermano quanto la nostra traversata nel deserto sia ancora lunghissima, sempre ammesso che la si sia davvero iniziata. Prima di proporvi alcuni stralci vi metto in fila i punti salienti (lo potete comunque leggere per intero qui):
– nuovi criteri di qualificazione per la Champions Cup, che saranno puramente meritori. Traduciamo: in Champions a chi se lo conquista sul campo, senza alcune rete di protezione geografica e/o di rappresentazione
– la FIR vorrebbe far partecipare una selezione Emergenti alla Qualifying Cup (bella idea, ma poi in Challenge chi ci va? Sempre loro?)
– il board del Pro12 è stufo della nostra non partecipazione alla creazione di profitto e sul tavolo ci sono nuovi scenari che prevedono in alcuni casi anche la nostra esclusione
– il Pro12 parlerà comunque anche nordamericano

L’articolo è ricco di dettagli e se fosse vera soltanto la metà delle cose scritte (e non vedo perché non dovrebbe esserlo, AllRugby è piuttosto dentro le cose federali per avere notizie di primissima mano) ce ne sarebbe abbastanza da chiedersi che cosa il nostro movimento vuole fare da grande.
Per quanto ho potuto verificare ho trovato solo un errore nell’articolo in questione, ovvero quando parlando del torneo celtico dice: “Se vogliamo restare dobbiamo continuare a pagare il vecchio biglietto (tre milioni a stagione, più o meno)”. La cifra che in realtà la FIR oggi paga è di un milione e 250mila euro circa a stagione. Dettagli, nulla che cambi la sostanza della questione.

Ma dicevamo del cosa vogliamo fare da grandi: come ho più volte scritto una vera analisi di costi/benefici della nostra avventura celtica non è mai stata fatta in FIR, si è semplicemente deciso che era un modo per entrare nella stanza dei bottoni e che i risultati in qualche modo sarebbero arrivati. Dopo sette anni abbondanti possiamo dire che le cose sono andate diversamente. Purtroppo.
Quindi: che fare? Rimanere in quel torneo? Oppure tornare a rilanciare una Eccellenza abbandonata a se stessa in questi anni con una infornata di qualche decina di giocatori che inevitabilmente ne innalzerebbero (almeno un po’) il livello e un sistema di finanziamento di buon senso per i club che meglio lavorano sui vivai? Con una progettazione dal respiro di qualche stagione per quanto riguarda la comunicazione e la visibilità televisiva siamo sicuri che nel medio periodo non potremmo ottenere dei risultati migliori di quelli attuali?
Opinione personalissima: io questa certezza che stare nel Pro12 a dispetto dei santi sia sempre e comunque un vantaggio non ce l’ho. Ma è appunto una opinione solo mia, non pretendo certo di elevarla al rango di verità.
Ecco gli stralci principali dell’articolo di AllRugby.

“…è quello della partecipazione alla Champions Cup della prossima stagione: il dodici maggio, il board dell’EPCR dovrebbe approvare all’unanimità (ma il condizionale è sempre d’obbligo in politica) i nuovi criteri di qualificazione per le coppe europee, ovvero la fine delle “quote nazionali” nel PRO12. Alla Champions accederanno le prime sette della classifica senza garanzie di salvaguardia né per questo né per quel paese. Cambia poco, se non per l’Italia: Cardiff (settima) conquista un posto sicuro nel torneo più importante della prossima stagione (è quello che i gallesi volevano), Connacht ed Edimburgo si giocano l’ipotetico accesso nei play off con le settime classificate di Premiership e Top14, mentre le due italiane e i Dragons vanno in Challenge Cup”.

“Alla fine del Sei Nazioni il PRO12, ha indirizzato alla Fir una lettera di forte critica sui modi e i risultati della nostra partecipazione all’ex torneo celtico. (…) la soluzione è stata trovata oltreoceano: ammettere al Pro12 una, o due, franchigie americane. Gli Stati Uniti si sa sono l’Eldorado dello sport professionistico mondiale. 
(…) Il primo luglio l’Italia dovrebbe diventare partner del PRO12 a tutti livelli e dividere con le celtiche oneri e guadagni del torneo. Ma gallesi e scozzesi non ci vogliono. O meglio non vedono perché si debba dividere con noi una torta alla quale in sette anni abbiamo contribuito poco o niente. Non con sponsor di peso, non con il pubblico, non con le televisioni (inutile fare l’elenco dei fiaschi di questi anni, da Dahlia in poi), non con i risultati. Se vogliamo restare dobbiamo continuare a pagare il vecchio biglietto (tre milioni a stagione, più o meno) e portare una squadra a Milano o Roma. Per noi insomma un posto solo, non di più. E a pagamento”.

“(…)Sul tavolo dunque al momento, ci sarebbero tre possibilità: l’Italia accetta di restare nel Pro12 con una sola formazione, l’altra viene sostituita da una formazione americana. Seconda possibilità: l’Italia rifiuta tout court e nel PRO12 entrano, al posto di Zebre e Benetton, Houston e Toronto. Si procede per vie legali, chissà come finirà.
Ultima ipotesi: l’Italia riesce a convincere i propri partner della bontà del suo futuro, Zebre e Treviso restano, e il PRO12, sempre dal 2018/2019, si allarga a 14 squadre, divise in due gironi, una nordamericana per gruppo, il che significherebbe una trasferta transoceanica all’anno per ciascuno dei club europei. 

“Lo scenario fin qui descritto apre un terzo capitolo: PRO12 e Sei Nazioni fanno riferimento allo stesso organismo, The Six Nations Ltd. Non si capisce come il Sei Nazioni non veda che l’uscita dell’Italia dal PRO12 finirebbe per ridurre considerevolmente anche la competitività della nostra Nazionale. La mano destra non sa cosa fa la sinistra? Vogliono metterci spalle al muro anche sul piano internazionale?”

Semifinale d’Eccellenza: Viadana aspetta Calvisano per i primi 80 minuti di battaglia

Oggi alle 16 (in diretta streaming su The Rugby Channel ) si gioca la gara di andata tra le due formazioni lombarde. Bresciani superfavoriti ma gialloneri che hanno tutte le carte in regola per diventare la sorpresa dei play-off

Ieri Rovigo ha regolato il Petrarca nella prima delle due sfide di semifinale che mettono in palio un biglietto per la finalissima del nostro massimo campionato nazionale, oggi tocca a Viadana e Calvisano giocarsi i primi 80 minuti della loro semifinale. Palcoscenico è lo Zaffanella, appuntamento alle ore 16 per una partita che vede i bresciani partire da grandissimi favoriti dopo aver dominato la regular season vincendo 17 delle 18 gare giocate. I gialloneri di Filippo Frati hanno agguantato i play-off all’ultima partita disponibile ma affrontano il Calvisano (che li battuti due volte in due gare giocate nel corso della stagione) senza grandi pressioni, con tutto da guadagnare e ben poco da perdere. E poi domani con il fischio finale i gap tenderanno a diminuire, almeno un po’.

Viadana: Cipriani; Manganiello, Brex, Finco, Bronzini A.; Ormson, Frati M.; Grigolon, Denti And., Du Plessis (cap); Caila, Krumov; Garfagnoli, Scalvi, Denti Ant.
a disposizione: Silva, Cafaro, Brandolini, Orlandi, Anello, Gregorio, Tizzi, Amadasi

Calvisano: Chiesa, Minozzi, Paz, Lucchin, Bruno, Novillo, Semenzato, Tuivaiti, Pettinelli, Giammarioli, Andreotti, Cavalieri, Riccioni, Morelli (C), Panico
a disposizione: Giovanchelli, Rimpelli, Zanetti, Archetti, De Santis, Dal Zilio, Susio, Costanzo

Il sabato dei derby sorride a Rovigo e Benetton Treviso: Petrarca e Zebre ko

Dal profilo twitter delle Zebre

Al Battaglini, sotto una pioggia incessante, i rossoblu battono un Petrarca pasticcione 33 a 18 nella semifinale di andata dell’Eccellenza. A Parma i biancoverdi superano senza grossi patemi la franchigia bianconera che chiude così all’ultimo posto in classifica di Guinness Pro12

GUINNESS PRO12: Zebre-Benetton Treviso 3-19
Tanta pioggia su una gara che vede partire meglio Treviso che prende subito in mano il bandolo della matassa, Le Zebre si difendono bene, con discreto ordine ma al 9′ capitolano con Fuser che dà il vantaggio agli ospiti. Bianconeri che reagiscono e che trovano tre punti con Canna al quarto d’ora (al 21′ prende invece il palo da posizione non difficile): le Zebre non riescono ad avvicinarsi alla linea di meta ma avanzano il baricentro, tolgono il dominio territoriale ai veneti. Nell’ultima fase del primo tempo ospiti che crescono nuovamente e che ottengono 3 punti con un facile piazzato di Gori: si va al riposo sul 3-10 ma Benetton in 14 per il cartellino giallo a Fuser.
Secondo tempo che vede le Zebre scendere in campo con maglie diverse (bianconere nei primi 40 minuti, gialloblu nei secondi) e con Treviso che trova subito i pali con tre calci da fermo di McKinley nei primi 13′. Sono comunque i biancoverdi a menare le danze anche se con il passare dei minuti le Zebre aumentano la pressione, senza però riuscire a muovere il tabellone. Vince con merito il Benetton per 19 a 3: Zebre ultime e in Challenge Cup, veneti che vanno in Champions Cup

Zebre: 15 Edoardo Padovani, 14 Kurt Baker, 13 Giulio Bisegni, 12 Tommaso Castello, 11 Kayle van Zyl, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Andries Van Schalkwyk, 7 Jacopo Sarto, 6 Maxime Mbanda, 5 George Biagi (c), 4 Gideon Koegelenberg, 3 Pietro Ceccarelli, 2 Tommaso D’Apice, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Oliviero Fabiani, 17 Andrea De Marchi, 18 Guillermo Roan, 19 Federico Ruzza, 20 Johan Meyer, 21 Guglielmo Palazzani, 22 Tommaso Boni, 23 Mattia Bellini
Mete:
Conversioni:
Punizioni: Canna (16′)

Treviso: 15 David Odiete, 14 Angelo Esposito, 13 Tommaso Iannone, 12 Alberto Sgarbi, 11 Tommaso Benvenuti, 10 Ian McKinley, 9 Tito Tebaldi, 8 Robert Barbieri, 7 Abraham Steyn, 6 Francesco Minto, 5 Dean Budd (C), 4 Marco Fuser, 3 Simone Ferrari, 2 Luca Bigi, 1 Federico Zani
Riserve: 16 Davide Giazzon, 17 Alberto Porolli, 18 Tiziano Pasquali, 19 Teofilo Paulo, 20 Marco Lazzaroni, 21 Edoardo Gori, 22 Tito Tebaldi, 23 Andrea Pratichetti
Mete: Fuser (9′)
Conversioni: McKinley (10′)
Punizioni: Gori (35′), McKinley (43′, 49′, 53′)

 

SEMIFINALE D’ECCELLENZA, GARA DI ANDATA: Rovigo-Petrarca 33-18
La pioggia non aiuta l’afflusso di pubblico e al Battaglini arrivano in 2.500 circa. Non aiuta nemmeno le due squadre in campo, con diversi errori di handling da parte di tanti giocatori ma il Petrarca sembra meno inquadrato rispetto ai padroni di casa che iniziano la gara con la giusta determinazione e cattiveria. Bianconeri che commettono diversi errori anche nelle prese alte e tra il 9′ e il 14′ i rossoblu piazzano due mete che li lanciano sul 14 a 3 prima del quarto d’ora.
Gli ospiti rimangono aggrappati alla partita con i calci da fermo ma poco prima della mezz’ora la terza meta dei Bersaglieri rimarca la netta predominanza della squadra di casa. Al 35′ arriva anche la quarta marcatura e si va al riposo sul 26 a 6.
La seconda frazione si apre con un Petrarca più pimpante e deciso: lunghissima fase di attacchi degli ospiti lungo la linea di meta rossoblu ma non ottengono punti. Insistono i padovani, sbattono continuamente contro il muro eretto da Rovigo ma al 61′ con Bernini vedono premiati i loro sforzi con una meta meritata.
Rovigo torna a piazzarsi nei 22 metri avversari, cosa che non aveva quasi mai fatto nel secondo tempo, e trova una meta tecnica alla quale risponde subito il Petrarca con una marcatura importantissima nella logica della sfida su due partite.

Rovigo: Basson; Torres, Majstorovic, McCann, Barion; Rodriguez, Chillon; Ferro, Lubian, Ruffolo (cap.); Parker, Boggiani; Iacob, Momberg, Muccignat.
a disposizione: Cadorini, Balboni, Bordonaro, Cicchinelli, De Marchi, Loro, Ortis, Mantelli
Mete: Torres (9′), Momberg (13′), Basson (28′), meta tecnica (71′)
Conversioni: Basson (9′, 14′, 35′, 72′)
Punizioni:

Petrarca: Menniti-Ippolito; Ragusi, Benettin, Bacchin, Bettin; Nikora, Su’a; Michieletto, Conforti (cap.), Nostran; Salvetti, Saccardo; Rossetto, Ferraro, Scarsini
a disposizione: Acosta, Delfino, Vannozzi, Bernini, Targa, Francescato, Fadalti, Rossi
Mete: Bernini (61′), Delfino (77′)
Conversioni: Nikora (62′)
Punizioni: Nikora (6′), Menniti-Ippolito (18′)