Categoria: Nazionale

Sei Nazioni 2019, per l’Italia una missione quasi impossibile. Quasi.

ph. Fotosportit/FIR

Pochissime settimane al via di un torneo che per gli azzurri si presenta davvero tutto in salita e che non vede l’Italia vincere una partita dal 2015

Dean Budd ha problemi personali, Giulio Bisegni un guaio al polpaccio, quindi il ct Conor O’Shea ha convocato Marco Fuser e Marco Zanon per il primo raduno degli azzurri che si terrà a Roma tra il 20 e il 23 gennaio in vista del Sei Nazioni che scatta a inizio febbraio.
Un torneo su cui inevitabilmente peserà anche il Mondiale di settembre in Giappone, non tanto nell’impegno dei giocatori (che sempre di rugby, uno sport di contatto, si parla eh) quanto nell’approccio tattico delle squadre.
Una edizione più aperta di altre alle sorprese? Beh, a dirla tutta pare difficile. L’Irlanda è la grande favorita, Inghilterra e Galles sono un passo dietro. Scozia e Francia sono vincitrici meno probabili (per ragioni diverse) ma non sono nomi impossibili su cui puntare. Diciamo che oggi in molti non scommetterebbero su transalpini in cerca di una identità da troppi anni e sugli scozzesi che sanno essere fortissimi ma che soffrono una coperta troppo corta, ma se alla fine si imponesse una di queste due formazioni non sarebbe fantascienza.

E poi c’è l’Italia che chiude il gruppo. Siamo la squadra nel complesso meno forte, quella con meno soluzioni e con meno alternative. La meno pronta anche nella testa. D’altronde se nelle ultime tre edizioni del torneo non abbiamo vinto nemmeno una partita, messo assieme un solo punto in classifica e registrato un complessivo -407 tra punti fatti e punti incassati qualche motivo ci sarà. E non può non pesare, anche a livello inconscio.
Il presidente federale Alfredo Gavazzi nel suo famigerato video di fine anno non si è mostrato molto ottimista, ma non si può dargli torto. Servirebbe fare risultato sin dal debutto di Murrayfield, ma è inutile nascondere la difficoltà della cosa. Poi, per carità, la palla è ovale e speriamo che rimbalzi in maniera molto differente di quello che dicono i pronostici, ma già essere protagonisti di una grande prova sarebbe un risultato notevole.
Più facile forse mettere nel mirino il match conclusivo contro la Francia, che quest’anno si giocherà a Roma, ma bisogna vedere come noi (e loro) arriveremo al 16 di marzo. Di acqua sotto i ponti deve passarne parecchia prima. Secondo molti il match in casa con il Galles potrebbe essere tra le gare più abbordabili con noi. Non so, se si intende che è (in teoria) più semplice di Inghilterra e Irlanda posso anche essere d’accordo, ma finisce lì.
Le partite contro Galles, Inghilterra e Irlanda sono invece fuori dalla nostra portata. L’exploit è sempre possibile ma oggi sono gare che perderemmo 9 volte su 10. Speriamo di imbroccare quell’unica possibilità, ne abbiamo davvero bisogno.
Di seguito il gruppo dei convocati azzurri aggiornato:

Piloni
Simone FERRARI (Benetton Rugby, 17 caps)
Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby Club, 30 caps)*
Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, 13 caps)
Cherif TRAORE’ (Benetton Rugby, 5 caps)*
Giosuè ZILOCCHI (Zebre Rugby Club, 2 caps)*

Tallonatori
Luca BIGI (Benetton Rugby, 15 caps)
Leonardo GHIRALDINI (Stade Toulousian, 99 caps)

Seconde Linee
Marco FUSER (Benetton Rugby, 33 caps)*
Federico RUZZA (Benetton Rugby, 7 caps)*
David SISI (Zebre Rugby Club, esordiente)
Alessandro ZANNI (Benetton Rugby, 109 caps)

Flanker/n.8
Marco BARBINI (Benetton Rugby, 2 caps)
Maxime MBANDA’ (Zebre Rugby Club, 15 caps)*
Sebastian NEGRI (Benetton Rugby, 12 caps)
Sergio PARISSE (Stade Francais, 134 caps) – capitano
Abraham Jurgens STEYN (Benetton Rugby, 25 caps)
Jimmy TUIVAITI (Zebre Rugby Club, 1 cap)

Mediani di Mischia
Guglielmo PALAZZANI (Zebre Rugby Club, 28 caps)
Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 29 caps)

Mediani di Apertura
Tommaso ALLAN (Benetton Rugby, 43 caps)
Carlo CANNA (Zebre Rugby Club, 32 caps)
Ian MCKINLEY (Benetton Rugby, 4 caps)

Centri
Michele CAMPAGNARO (Wasps, 38 caps)*
Tommaso CASTELLO (Zebre Rugby Club, 15 caps)
Luca MORISI (Benetton Rugby, 20 caps)*
Marco ZANON (Benetton Rugby, esordiente)*

Ali/Estremi
Tommaso BENVENUTI (Benetton Rugby, 55 caps)*
Angelo ESPOSITO (Benetton Rugby, 15 caps)
Jayden HAYWARD (Benetton Rugby, 12 caps)
Edoardo PADOVANI (Zebre Rugby Club, 15 caps)*
Luca SPERANDIO (Benetton Rugby, 5 caps)*
*è/è stato membro dell’Accademia Nazionale “Ivan Francescato”
non considerati per infortunio: Mattia BELLINI (Zebre Rugby Club), Giulio BISEGNI (Zebre Rugby Club). Ornel GEGA (Benetton Rugby), Renato GIAMMARIOLI (Zebre Rugby Club), Matteo MINOZZI (Zebre Rugby Club), Jake POLLEDRI (Gloucester) Marcello VIOLI (Zebre Rugby Club), Federico ZANI (Benetton Rugby)

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Verso il Sei Nazioni: quando un’assenza dice più cose di una presenza

C’è il ritorno di Barbini (finalmente!), quello di Esposito e il debutto di Sisi, ma nel primo elenco diffuso dal ct Conor O’Shea la scelta che ci dice più cose sullo stato dell’arte del nostro rugby è la non convocazione di Fuser…

L’Italia e i test-match di novembre, quei numeri che svelano ogni alibi o illusione

ph. Fotosportit/FIR

Con il 66 a 3 dell’Olimpico per gli All Blacks si è chiuso un mese davvero molto poco positivo per i colori azzurri. Una vittoria – necessaria – e tre ko. Sconfitte che sono negative nel risultato (in due casi sono vere e proprie ripassate) ma soprattutto nei modi in cui sono arrivate. Che dite, non sarebbe ora di smettere di raccontarsela?

Quattro partite giocate: una vittoria (Georgia) e tre sconfitte (Irlanda – quella “B” – Australia e Nuova Zelanda). Abbiamo fatto in tutto 45 punti e ne abbiamo incassati 163, la media-gara è un risultato di 40,75 a 11,25. E quelli con i 40 punti nel carniere non siamo noi. Abbiamo subìto 24 mete (6 a partita di media), ne abbiamo fatte 6.
La partita con gli All Blacks ha chiuso il nostro 2018, con il magro score di 2 vittorie in 11 partite. Abbiamo battuto una volta il Giappone (25 a 22) e una la Georgia (28 a 17). Probabilmente a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno aiuta a vivere un po’ meglio (forse eh), però faccio fatica a essere ottimista e – soprattutto – gli anni passano e noi siamo sempre fermi qui. A questi numeri, più o meno.
E’ vero, abbiamo giocato contro avversari più forti: però quella che è davvero mancata è la qualità e la continuità delle e nelle prestazioni. Senza dimenticare che, come scrivevo prima, quella di Chicago era un’Irlanda lontanissima dalla sua formazione titolare, che l’Australia vista a Padova è una delle peggiori degli ultimi 10/15 anni e che gli All Blacks all’Olimpico ci hanno rifilato 10 mete giocando al piccolo trotto, senza mai mettere il piede sul gas, tanto che in molti lo hanno definito solo un allenamento per i campioni del mondo in carica. Il succo è: poteva andare anche molto peggio, difficilmente meglio.

O forse no. Forse quei nomi così altisonanti (All Blacks, Australia, Irlanda) ci basteranno a trovare per l’ennesima volta i soliti alibi e i tanti “ma”.
Non solo alibi, ma anche frasi fatte e/o ritornelli che vengono ripetuti tante di quelle volte che poi alla fine vengono presi per veri, ma a cui manca un dettaglio chiamato concretezza. Come quello della profondità, parola che per alcuni ruoli viene usata decisamente a sproposito. Contro la Nuova Zelanda, ed è solo un esempio, unica apertura di ruolo era Allan, sceso in campo con una vistosissima fasciatura, mentre Canna era stato rimandato alle Zebre (era proprio necessario?).

E poi non si spiega un’altra cosa: se abbiamo così tanta profondità perché alla fine i titolari sono sempre gli stessi? Ma sempre sempre sempre.
In questi quattro match di novembre gli atleti partiti dal primo minuto in tutto sono 26. Uno potrebbe dire o pensare che alla fine proprio pochissimi non sono, ma il dato è “drogato” dalla gara di Chicago contro l’Irlanda, fuori dalla finestra internazionale e organizzato per meri motivi economici: nelle tre gare “ufficiali” (chiamiamole così) contro Georgia, Australia e All Blacks i titolari sono stati sempre gli stessi. Sempre. Dall’uno al 15: Lovotti, Ghiraldini, Ferrari, Zanni, Budd, Negri, Polledri, Steyn, Tebaldi, Allan, Bellini, Castello, Campagnaro, Benvenuti e Hayward. L’unico cambio in un XV d’inizio è stato Sperandio che ha giocato con la Georgia al posto di Hayward infortunato mentre in un altro caso lo stesso Sperandio è stato fatto partire all’ala in sostituzione di Bellini fermo in infermeria. Malanni fisici, non scelte o variazioni tecniche, che queste sono sempre le stesse.

Poi c’è il match di Chicago, con 9 nomi diversi rispetto al filotto sopra riportato, ma si tratta di una partita anomala, appunto fuori dalla finestra dei test-match internazionali e solo 7 giorni prima della gara che assolutamente non potevamo perdere, quella con la Georgia. Profondità? Sarà, ma non la si vede.
Altri parlano di una squadra giovane, che deve crescere. Sulla seconda asserzione non ci sono dubbi, sulla prima si può discutere: l’età media del XV azzurro titolare di questo novembre è di quasi 28 anni. Sicuri che la definizione “giovani” sia la più corretta?

I giocatori danno tutto, non si risparmiano, non si può davvero dire nulla in questo senso. Conor O’Shea e il suo staff fanno quello che possono, si può magari discutere di qualche scelta ma sono dubbi marginali e che fanno parte del gioco. Nulla che possa davvero cambiare le carte in tavola.
Quello che ci servirebbe è un bagno di oggettività e di sincerità: smettere di raccontarsela. Oggi siamo questa roba qui, se in tre edizioni del Sei Nazioni non vinci nemmeno una partita un motivo ci sarà: in un paio di occasioni puoi tirare in ballo la sfortuna, forse, ma non di più, ed eventualmente quelle due gare vinte non cambiano il quadro complessivo.
Le nostre celtiche stanno migliorando? Sì, parebbe di sì, ma gli altri evidentemente lo fanno molto più di noi. Il gap dal 2010 in poi si è allargato. Lo dicono i numeri, lo dice il campo, non è una idea balzana di chi tiene questo blog. Lo sbandierare risultati che non ci sono è una coperta davvero corta, e il pubblico inizia a rendersene conto: contro gli All Blacks c’erano 53mila persone sugli spalti, molto lontani dal sold-out annunciato e ben 10mila in meno rispetto alla gara contro i neozelandesi di due anni fa. La partita con la Georgia non ha portato allo stadio nemmeno 20mila tifosi, quella con l’Australia (nella ovalissima Padova…) 18mila: 5mila in meno rispetto al 2017 quando sfidammo il Sudafrica e lo stesso numero che richiamò il match con Tonga l’anno prima.
Sul mio profilo facebook dopo la partita di sabato ho scritto: C’è una parola per definire il mese azzurro di test-match: “poco”, di tutto. Un post pubblicato a caldo, di pancia. Ma anche ragionandoci a freddo non credo di essermi poi sbagliato di molto. Purtroppo.

Ultimo sabato di test-match: il vademecum, da Italia-All Blacks a Francia-Fiji

Tutte le più importanti formazioni di Ovalia in campo: tra le altre anche Inghilterra-Australia e Galles-Sudafrica. Spazio anche per la nazionale femminile e il ritorno del Pro14 con Cheetahs-Benetton e Zebre-Munster

Che dire di Italia-All Blacks? Da un punto di vista tecnico è una partita che non può dire molto, il gap tra le due formazioni è tale da rendere poco utile un confronto sotto praticamente tutti gli aspetti del gioco. Planet Rugby prevede una vittoria con uno scarto di 35 punti per i neozelandesi. Non sarebbe nemmeno male.
Quello che conterà per il gruppo azzurro è la qualità della propria prestazione, a prescindere dal tabellone, tanto più che – complice anche il ko di sette giorni fa a Dublino – all’Olimpico vedremo per una volta un XV tuttonero meno “alternativo” di quello che normalmente scende in campo alle nostre latitudini. Ad ogni modo questo mese di novembre ci ha già detto quello che doveva dirci e a meno di clamorose e fantascientifiche sorprese non sarà certo il match di oggi a cambiare le carte in tavola.

Menu comunque molto ricco, con partite davvero interessanti in tutta Europa: da Scozia-Argentina a Inghilterra-Australia, passando per Galles-Sudafrica, senza dimenticare Francia-Fiji, Irlanda-USA e Georgia-Tonga. Domenica pomeriggio gioca anche la nazionale femminile, che in quel di Prato affronterà il Sudafrica.
In più c’è il ritorno in campo del Pro14 dopo diverse settimane di stop: oggi alle 13 e 30 Benetton Treviso di scena in Sudafrica contro i Cheetahs, squadra alla portata dei biancoverdi che però tra nazionale e infortuni lamentano molte assenze. Impegno decisamente più problematico per le Zebre che domenica alle 16 e 30 affrontano a Parma il Munster.

Italia – Nuova Zelanda, ore 15 (Stadio Olimpico, Roma) DMAX
Italia: 15 Jayden Hayward, 14 Tommaso Benvenuti, 13 Michele Campagnaro, 12 Tommaso Castello, 11 Luca Sperandio, 10 Tommaso Allan, 9 Tito Tebaldi, 8 Abraham Jurgens Steyn, 7 Jake Polledri, 6 Sebastian Negri, 5 Dean Budd, 4 Alessandro Zanni, 3 Simone Ferrari, 2 Leonardo Ghiraldini (c), 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Luca Bigi, 17 Cherif Traore’, 18 Tiziano Pasquali, 19 Marco Fuser, 20 Johan Meyer, 21 Guglielmo Palazzani, 22 Luca Morisi, 23 Edoardo Padovani
Nuova Zelanda: 15 Damian McKenzie, 14 Jordie Barrett, 13 Anton Lienert-Brown, 12 Ngani Laumape, 11 Waisake Naholo, 10 Beauden Barrett, 9 TJ Perenara, 8 Kieran Read (c), 7 Ardie Savea, 6 Vaea Fifita, 5 Scott Barrett, 4 Patrick Tuipulotu, 3 Nepo Laulala, 2 Dane Coles, 1 Ofa Tuungafasi
Riserve: 16 Nathan Harris, 17 Karl Tu’inukuafe, 18 Angus Ta’avao, 19 Brodie Retallick, 20 Dalton Papalii, 21 Te Toiroa Tahuriorangi, 22 Richie Mo’unga, 23 Rieko Ioane

Scozia – Argentina, ore 15.30 (BT Murrayfield Stadium, Edimburgo) DAZN
Scozia: 15 Stuart Hogg, 14 Blair Kinghorn, 13 Huw Jones, 12 Finn Russell, 11 Sean Maitland, 10 Adam Hastings, 9 Greig Laidlaw (c), 8 Josh Strauss, 7 Hamish Watson, 6 Jamie Ritchie, 5 Jonny Gray, 4 Grant Gilchrist, 3 Simon Berghan, 2 Fraser Brown, 1 Allan Dell
Riserve: 16 Stuart McInally, 17 Alex Allan, 18 WP Nel, 19 Sam Skinner, 20 Ryan Wilson, 21 George Horne, 22 Alex Dunbar, 23 Byron McGuigan
Argentina: 15 Emiliano Boffelli, 14 Bautista Delguy, 13 Matias Moroni, 12 Jeronimo De La Fuente, 11 Ramiro Moyano, 10 Nicolas Sanchez, 9 Gonzalo Bertranou, 8 Javier Ortega Desio, 7 Rodrigo Bruni, 6 Pablo Matera (c), 5 Tomas Lavanini, 4 Guido Petti, 3 Santiago Medrano, 2 Augustin Creevy, 1 Santiago Garcia Botta
Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Juan Pablo Zeiss, 18 Lucio Sordoni, 19 Matias Alemanno, 20 Tomas Lezana, 21 Martin Landajo, 22 Matias Orlando, 23 Sebastián Cancelliere

Inghilterra – Australia, ore 16 (Twickenham, Londra) Sky Sport 1
Inghilterra: 15 Elliot Daly, 14 Joe Cokanasiga, 13 Henry Slade, 12 Ben Te’o, 11 Jonny May, 10 Owen Farrell (c), 9 Ben Youngs, 8 Mark Wilson, 7 Sam Underhill, 6 Brad Shields, 5 Courtney Lawes, 4 Maro Itoje, 3 Kyle Sinckler, 2 Jamie George, 1 Ben Moon
Riserve: 16 Dylan Hartley, 17 Alec Hepburn, 18 Harry Williams, 19 Charlie Ewels, 20 Nathan Hughes, 21 Richard Wigglesworth, 22 George Ford, 23 Manu Tuilagi
Australia: 15 Israel Folau, 14 Dane Haylett-Petty, 13 Samu Kerevi, 12 Bernard Foley, 11 Jack Maddocks, 10 Matt Toomua, 9 Will Genia, 8 Pete Samu, 7 Michael Hooper (c), 6 Jack Dempsey, 5 Adam Coleman, 4 Izack Rodda, 3 Sekope Kepu, 2 Tolu Latu, 1 Scott Sio
Riserve: 16 Tatafu Polota-Nau, 17 Jermaine Ainsley, 18 Allan Alaalatoa, 19 Rob Simmons, 20 Ned Hanigan, 21 Nick Phipps, 22 Sefa Naivalu, 23 Marika Koroibete

Galles – Sudafrica, ore 18:20 (Principality Stadium, Cardiff) DAZN
Galles: 15 Liam Williams, 14 George North, 13 Jonathan Davies, 12 Hadleigh Parkes, 11 Josh Adams, 10 Gareth Anscombe, 9 Gareth Davies, 8 Ross Moriarty, 7 Justin Tipuric, 6 Dan Lydiate, 5 Alun Wyn Jones (c), 4 Adam Beard, 3 Tomas Francis, 2 Ken Owens, 1 Nicky Smith
Riserve: 16 Elliot Dee, 17 Rob Evans, 18 Dillon Lewis, 19 Cory Hill, 20 Ellis Jenkins, 21 Tomos Williams, 22 Dan Biggar, 23 Owen Watkin
Sudafrica: 15 Willie le Roux, 14 Sbu Nkosi, 13 Jesse Kriel, 12 Damian de Allende, 11 Aphiwe Dyantyi, 10 Handré Pollard, 9 Embrose Papier, 8 Duane Vermeulen, 7 Pieter-Steph du Toit, 6 Siya Kolisi (c), 5 Franco Mostert, 4 RG Snyman, 3 Frans Malherbe, 2 Malcolm Marx, 1 Steven Kitshoff
Riserve:16 Bongi Mbonambi, 17 Thomas du Toit, 18 Vincent Koch, 19 Eben Etzebeth, 20 Francois Louw, 21 Ivan van Zyl, 22 Elton Jantjies, 23 Cheslin Kolbe

Irlanda – Stati Uniti, ore 19:30 (Aviva Stadium, Dublino)
Irlanda: 15 Will Addison, 14 Andrew Conway, 13 Garry Ringrose, 12 Stuart McCloskey, 11 Darren Sweetnam, 10 Joey Carbery, 9 John Cooney, 8 Jack Conan, 7 Jordi Murphy, 6 Rhys Ruddock (c), 5 Iain Henderson, 4 Tadhg Beirne, 3 Finlay Bealham, 2 Niall Scannell, 1 Dave Kilcoyne
Riserve: 16 Rob Herring, 17 Cian Healy, 18 John Ryan, 19 Quinn Roux, 20 Josh van der Flier, 21 Luke McGrath, 22 Ross Byrne, 23 Sam Arnold
USA: 15 Will Hooley, 14 Blaine Scully (c), 13 Bryce Campbell, 12 Paul Lasike, 11 Marcel Brache, 10 Will Magie, 9 Shaun Davies, 8 Cam Dolan, 7 Hanco Germishuys, 6 John Quill, 5 Nick Civetta, 4 Greg Peterson, 3 Paul Mullen, 2 Joe Taufete’e, 1 Titi Lamositele
Riserve: 16 Dylan Fawsitt, 17 Chance Wenglewski, 18 Dino Waldren, 19 Samu Manoa, 20 David Tameilau, 21 Ruben de Haas, 22 Gannon Moore, 23 Ryan Matyas

Francia – Fiji, ore 21.05 (Stade de France, Parigi) Eurosport 2
Francia: 15 Benjamin Fall, 14 Teddy Thomas, 13 Mathieu Bastareaud, 12 Gael Fickou, 11 Yoann Huget, 10 Camille Lopez, 9 Baptiste Serin, 8 Louis Picamoles, 7 Artur Iturria, 6 Wenceslas Lauret, 5 Yoan Maestri, 4 Sebastien Vahaamahina, 3 Rabah Slimani, 2 Guilhem Guirado (c), 1 Jefferson Poirot
Riserve:16 Julien Marchand, 17 Dany Priso, 18 Demba Bamba, 19 Felix Lambey, 20 Kélian Galletier, 21 Antoine Dupont, 22 Anthony Belleau, 23 Geoffrey Doumayrou
Fiji: 15 Metuisela Talebula, 14 Josua Tuisova, 13 Semi Radradra, 12 Jale Vatabua, 11 Vereniki Goneva, 10 Ben Volavola, 9 Frank Lomani, 8 Viliame Mata, 7 Peceli Yato, 6 Dominiko Waqaniburotu (c), 5 Leone Nakarawa, 4 Tevita Cavubati, 3 Manasa Saulo, 2 Sam Matavesi, 1 Campese Maafu
Riserve: 16 Mesulame Dolokoto, 17 Eroni Mawi, 18 Kalivati Tawake, 19 Albert Tuisue, 20 Semi Kunatani, 21 Henry Seniloli, 22 Alivereti Veitokani, 23 Eroni Sau

Nazionale femminile: Prato, ore 14 e 30 (diretta streaming sui canali YouTube e Facebook della FIR)
Italia: 15 Manuela Furlan (Iniziative Villorba, 67 caps), 14 Aura Muzzo (Iniziative Villorba, 6 caps), 13 Michela Sillari (Rugby Colorno, 45 caps), 12 Jessica Busato (Iniziative Villorba, 5 caps), 11 Sofia Stefan (Valsugana Rugby Padova, 44 caps),10 Veronica Madia (Rugby Colorno, 12 caps), Giada Franco (Rugby Colorno, 5 caps), 6 Ilaria Arrighetti (Stade Rennais, 36 caps), 5 Giordana Duca (UR Capitolina, 6 caps), 4 Valeria Fedrighi (Stade Toulousain, 10 caps), 3 Lucia Gai (Valsugana Rugby Padova, 57 caps), 2 Melissa Bettoni (Stade Rennais, 47 caps), 1 Gaia Giacomoli (Rugby Colorno, 12 caps).
Riserve: 16 Silvia Turani (Rugby Colorno, 4 caps), 17 Eleonora Ricci (Grenoble, 4 caps), 18 Sara Tounesi (Rugby Colorno, 5 caps), 19 Miriam Pagani (Rugby Monza, 1 cap), 20 Francesca Sberna (Kawasaki Robot Calvisano, 1 cap), 21 Micol Cavina (Iniziative Villorba, 2 caps), 22 Annamaria Gizzi (UR Capitolina, 1 cap), 23 Camilla Sarasso (Biella Rugby Club, 1 cap).

Pro14: sabato a Bloemfontein ore 13.30, diretta streaming su DAZN
Benetton Rugby: 15 Angelo Esposito, 14 Marco Zanon, 13 Tommaso Iannone, 12 Ignacio Brex, 11 Monty Ioane, 10 Ian McKinley, 9 Dewaldt Duvenage, 8 Marco Barbini (C), 7 Michele Lamaro, 6 Giovanni Pettinelli, 5 Federico Ruzza, 4 Irné Herbst, 3 Giuseppe Di Stefano, 2 Tomas Baravalle, 1 Nicola Quaglio.
Riserve: 16 Hame Faiva, 17 Derrick Appiah, 18 Marco Riccioni, 19 Niccolò Cannone, 20 Marco Lazzaroni, 21 Giorgio Bronzini, 22 Antonio Rizzi, 23 Alberto Sgarbi.
Cheetahs: 15 Malcolm Jaer, 14 Rhyno Smith, 13 Benhard Janse van Rensburg, 12 Nico Lee, 11 Rabz Maxwane, 10 Tian Schoeman, 9 Shaun Venter (c), 8 Daniel Maartens, 7 Junior Pokomela, 6 Gerhard Olivier, 5 Walt Steenkamp, 4 Justin Basson, 3 Aranos Coetzee, 2 Joseph Dweba, 1 Ox Nche.
Riserve: 16 Marnus van der Merwe, 17 Charles Marais, 18 Erich de Jager, 19 Sinthu Manjezi, 20 Abongile Nonkontwana, 21 Rudi Paige, 22 Louis Fouche, 23 William Small-Smith.

Pro14: domenica a Parma ore 16.30, diretta streaming su DAZN
Zebre Rugby: 15 Gabriele Di Giulio, 14 Paula Balekana, 13 Giulio Bisegni, 12 Tommaso Boni, 11 James Elliott, 10 Francois Brummer, 9 Riccardo Raffaele, 8 Giovanni Licata, 7 Maxime Mbandà, 6 Jimmy Tuivaiti, 5 David Sisi (c), 4 Leonard Krumov, 3 Dario Chistolini, 2 Massimo Ceciliani, 1 Cruze Ah-Nau.
Riserve: 16 Oliviero Fabiani, 17 Daniele Rimpelli, 18 Eduardo Bello, 19 George Biagi, 20 Renato Giammarioli, 21 Joshua Renton, 22 Carlo Canna, 23 Giovanbattista Venditti.
Munster: 15 Mike Haley, 14 Ronan O’Mahony, 13 Rory Scannell, 12 Tyler Bleyendaal (c), 11 Alex Wootton, 10 JJ Hanrahan, 9 Neil Cronin, 8 Arno Botha, 7 Chris Cloete, 6 Gavin Coombes, 5 Darren O’Shea, 4 Fineen Wycherley, 3 Stephen Archer, 2 Kevin O’Byrne, 1 Jeremy Loughman.
Riserve: 16 Mike Sherry, 17 Brian Scott, 18 Ciaran Parker, 19 Sean O’Connor, 20 Conor Oliver, 21 Conor Murray, 22 Bill Johnston, 23 Chris Farrell.

Errori arbitrali che oscurano limiti e demeriti: cose da non fare dopo Italia-Australia

Ph. Fotosportit/FIR

Nel rugby le decisioni dell’arbitro non si discutono: questo il ritornello che conosciamo tutti. A Padova abbiamo visto errori che lasciano davvero stupiti, però no, non abbiamo perso per quello. E mettere l’accento proprio lì è tafazziano

Lo dico subito, senza girarci attorno: l’Italia vista di Padova non avrebbe battuto l’Australia vista a Padova nemmeno se si fosse giocato per 160 minuti. Intendiamoci, all’Euganeo è scesa in campo nel complesso una discreta Italia contro una pessima (nel complesso) Australia. Il fatto è che oggi i nostri limiti sono superiori ai loro demeriti. Brutale? Forse, ma è così. Opinione personalissima, va da sé.
Dice: sì ma quella meta non data a Tebaldi… Vero. Un errore inconcepibile da parte di un arbitro – anche lui – non all’altezza della situazione, e non solo per gli errori evidenti, ma proprio per la gestione complessiva del match. Passi sul fatto che magari dal campo e “in diretta” ha giudicato il nostro numero 9 in fuorigioco, non si può soprassedere invece sulla decisione di non essersi rivolto al TMO. Si può discutere anche sulla meta di Tupou dopo pochi minuti del secondo tempo, la terza per gli ospiti, ma la presunta ostruzione nell’azione da parte del XV in maglia gialla è nel campo delle interpretazioni, la marcatura annullata a Tebaldi no. Era cristallina.

Detto questo: davvero pensate che una meta segnata al 14′ del primo tempo poteva incidere così in profondità nel match? Beh, io questa certezza non ce l’ho proprio. Anzi. Poteva dare sicurezza a noi e minare le già non molte certezze australiane? Plausibile. Però pensare che quella stessa marcatura, se assegnata, avrebbe potuto dare invece una sveglia agli uomini allenati da Cheika è altrettanto possibile. Sono ipotesi, nessuna delle due campata per aria. Semplicemente non lo sappiamo. Le cose certe sono due: la meta di Tebaldi era valida e l’Italia non ha perso per colpa dell’errore dell’arbitro Gauzere.
Quella vista a Padova è stata un’Australia brutta, molto brutta, una delle peggiori degli ultimi 20 anni (per tanti la peggiore tout court). Una squadra con poche idee e pure parecchio confuse, a cui le skills tecniche certo non mancano ma in profondissima crisi di identità. Nel nostro momento migliore – la prima mezz’ora di gioco – siamo entrati nei loro 22 metri tre volte, forse quattro. Non siamo mai riusciti a procurarci e raccogliere punti da calci piazzati. Quella stessa Australia negli ultimi 10 minuti della prima frazione ha marcato due mete. Tre, se ci mettiamo i primissimi minuti del secondo tempo. Davvero, non capisco: di cosa staremmo esattamente parlando? A un’Australia mediocre sono bastati 15 minuti per portarsi a casa una partita contro una discreta Italia. Dovremmo discutere e parlare di questo, non dell’arbitro.

Intendiamoci, dovremmo farlo non perché “nel rugby le decisioni dell’arbitro non si discutono”, ma perché le nostre tare e i nostri limiti non li supereremo mai se andiamo alla ricerca di alibi, siano essi inconsci o meno.
I fischietti non ci rispettano e non usano lo stesso metro che hanno con gli altri? Sai la novità, basterebbe chiedere un’opinione in merito a giocatori e dirigenti di Zebre e Benetton Treviso… Non è molto bello da dire, non risponde ad ideali sportivi decoubertiniani, ma chi vince di più ha più peso. Noi non vinciamo mai, o quasi mai. Se al nostro posto ci fossero stati gli All Blacks, o l’Inghilterra, o l’Irlanda, sono sicuro che la meta di Tebaldi sarebbe stata assegnata o quantomeno analizzata. Però il rispetto bisogna guadagnarselo, non te lo regala nessuno. E quest’ultima frase riguarda la nostra dirigenza, non i giocatori.

Tornando al campo: difendere bene è importante, e noi a Padova lo abbiamo fatto per lunghi tratti, ma se non offendi poi non vinci. La touche australiana è stata al di sotto della sufficienza, ma la nostra è stata anche peggiore. Perdere un pallone per un in avanti a pochi metri dalla meta può capitare, ma se la cosa si ripete più volte nel corso di un match vuol dire che c’è un problema. Le nostre marcature contro le formazioni più forti nascono spesso da intercetti, che fanno ovviamente parte del gioco ma che allo stesso tempo in qualche modo “denunciano” una difficoltà nella fase di costruzione.
Mi ripeto: i giocatori in tutto questo sono i meno colpevoli, sono il risultato di un movimento che dà questo tipo di “produzione”. E il punto ormai non è più se siamo messi meglio o peggio di 20 anni fa, quando entravamo nel Sei Nazioni (e in my own opinion la risposta è ahimé scontata) ma la questione vera e dirimente è un’altra: tenendo conto della situazione data, come saremo tra 15 o 20 anni? 
Quindi, please, non tiriamo in mezzo gli arbitri più del dovuto, che quello è il sentiero migliore per muoversi il meno possibile. Una ipotesi che mi affascina come un gatto attaccato agli zebedei.

Ps: due consigli non richiesti.
Primo: cara DMAX, le inquadratura dalla linea laterale ad altezza uomo sono sicuramente spettacolari, ma non si capisce assolutamente nulla di quello che succede.
Secondo: cara FIR, io capisco la volontà di “musicare” le mete, ma davvero vogliamo usare Ligabue per quelle dell’Italia? Davvero “Urlando contro il cielo”?