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RWC, verso Italia-Sudafrica. Tra ottimismo, sogni, realtà e miracoli chi avrà il sopravvento?

ph. Fotosportit/FIR

Due vittorie contro Namibia e Canada, il pass per la RWC 2023 in tasca e i due punti di bonus pure. Bene, ma questo era il minimo sindacale richiesto, quello che andava fatto senza se e senza ma. Ora serve il salto di qualità

“I believe in miracles” (non serve la traduzione, vero?) è un canzone dei tardi Ramones: si trova in “Brain drain”, disco che la band del Queens fece uscire a fine anni ’80, uno dei suoi ultimi lavori in studio. Pezzo che mi è sempre piaciuto molto, soprattutto nella versione semiacustica dei Pearl Jam, quella presente in “Live at Benaroya Hall” cantata da un Eddie Vedder con una improbabile capigliatura bionda.
“I believe in miracles” è un po’ la colonna sonora della nazionale italiana di rugby in questi giorni di attesa in vista della decisiva partita con il Sudafrica che si giocherà venerdì mattina davanti ai 50mila del Shizuoka Stadium ECOPA di Fukuroi. Un match da dentro-fuori per entrambe le formazioni: chi vince avrà in tasca il biglietto per i quarti di finale, chi perde avrà ancora da giocare solo l’ultima gara del girone di questa RWC. Oddio, in linea teorica gli azzurri potrebbero anche perdere, a patto poi di battere gli All Blacks… Però diciamocelo: è più facile che prima l’uomo riesca ad andare a vivere in pianta stabile su Marte.

La situazione la conosciamo bene: noi abbiamo battuto – con tanto di punto di bonus – Namibia e Canada, gli Springboks hanno giocato e perso contro la Nuova Zelanda per poi battere senza nessun problema i cugini namibiani.
Come arrivano a Fukuroi le due protagoniste? Bene. Il Sudafrica è uscito sconfitto dalla sfida con i bicampioni del mondo in carica ma ha giocato in maniera tosta e con una intensità a noi sconosciuta. Tanto per non giraci attorno: se giocano così anche contro di noi non abbiamo quai nessuna speranza. Quasi eh. Alla Namibia hanno segnato 57 punti concedendone solo 3 in un test che assomigliava più a un duro allenamento che non a una vera e propria partita, ma il gap tra le due squadre era gigantesco.Inevitabile che finisse così.

E l’Italia? I ragazzi di O’Shea hanno fatto quello che dovevano fare. E di per sé (purtroppo, intendiamoci, ma l’andazzo degli ultimi anni…) questa è già una mezza notizia. Dovevamo superare e prendere il punto di bonus offensivo contro Namibia e Canada e lo abbiamo fatto – insieme al non secondario obiettivo della qualificazione alla RWC 2023 – il ct ha ben dosato il turn-over e il minutaggio dei giocatori per arrivare al meglio alla sfida con i sudafricani. Che poi questo basti è un altro paio di maniche, ma lo si sapeva già prima.
Attorno alla squadra azzurra c’è entusiasmo e ottimismo. Tanto. Un po’ troppo, a voler mantenere la mente fredda. L’Italia ha giocato complessivamente maluccio contro la Namibia (a tratti è stata pure inguardabile) a cui ha sì segnato sette mete ma ne ha pure concesse tre. Partita decisamente migliore con il Canada – non che ci volesse molto a fare qualcosa di più – squadra quella nordamericana che però ha mostrato tutti i limiti attesi e ampiamente pronosticati. Canadesi che comunque nella seconda parte del primo tempo ci hanno limitato e che almeno in un paio di occasione non sono riusciti a marcare una meta solo per le proprie mancanze tecniche di base (leggi: palloni in mano persi malamente, tantissimi. Per non parlare degli altrettanto numerosi placcaggi mancati). Si è sottolineata la prova della nostra terza linea che è vero che è stata devastante quando si trattava di attaccare, ma che è stata meno efficace nella fase difensiva.

La mia speranza personale è che Conor O’Shea e lo staff tecnico riescano in questi giorni a far tenere al gruppo i piedi ben piantati per terra. La buona prestazione con il Canada non deve far dimenticare che i nordamericani e la Namibia sono di gran lunga le formazioni meno attrezzate tra quelle presenti in Giappone, quelle che si sono presentate con il ranking peggiore: prima dell’inizio del torneo canadesi e namibiani erano rispettivamente al posto 22 e 23, con la Russia al 20° e l’Uruguay uno scalino sopra.
Sicuramente le prime due gare del nostro Mondiale sono servite per testare accorgimenti tattici, per non affaticare troppo i giocatori e preservarli da infortuni. Il notevole e incontestabile gap poi sicuramente non ha aiutato a scendere in campo con la proverbiale bava alla bocca però da parte nostra si sono visti errori: svarioni e limiti che non hanno peso con quelle due squadre ma la faccenda con il Sudafrica è totalmente diversa.

Sabato il Giappone ha battuto l’Irlanda al termine di una gara da stropicciarsi gli occhi. Non solo intensità e furia agonistica, ma anche capacità tecniche. Abbiamo visto una squadra capace di “leggere” la partita, di soffrire e incassare  poi di ripartire. L’Irlanda, si dirà, ha giocato male ed è sempre molto difficile stabilire un qualche limite tra i meriti propri e i demeriti altrui. Non starò qui a dire che i padroni di casa hanno vinto perché gli altri sono scesi in campo non adeguatamente concentrati (che poi non è vero: nei primi 20 minuti i verdi hanno marcato due mete e si avviavano a chiudere la pratica, semplicemente c’è stato chi lo ha impedito), mi limiterò a osservare che malauguratamente negli ultimi anni abbiamo visto perdere la nostra nazionale contro una Francia dimessa, contro una Scozia bruttissima, contro una Irlanda inguardabile o una Inghilterra supponente.
Non basta che gli altri giochino male, poco conta quale sia il motivo, tu devi metterci il tuo: l’intensità, la tecnica e l’intelligenza tattica di cui sopra. Tutte assieme. E il mazzo completo dalle nostre parti non lo abbiamo quasi mai visto. Come sempre: purtroppo.

Tutto questo vuole affatto dire che non vedremo tutte queste cose nemmeno venerdì, ma che la storia recente e meno recente ci racconta che le possibilità non sono poi altissime. Non lo dico io, lo dicono anni di risultati del campo.
Abbiamo battuto il Sudafrica qualche anno fa a Firenze, ma era tutto un altro Sudafrica: se non lo teniamo bene a mente a Fukuroi non vinceremo mai, nemmeno rimanendo in campo per mille minuti o ripetendo il match 50 volte. Questi Springboks sono dannatamente forti, sono tosti, hanno profondità e hanno un solo risultato a disposizione. Sanno quello che vogliono e sanno come ottenerlo.
Le prestazioni azzurre viste contro Namibia e Canada non bastano, raccontarsi una cosa diversa e cullarsi nel solito refrain dello “stiamo crescendo” servono solo a preparare il terreno per l’ennesima sconfitta. Bisogna mettersi in testa che finora abbiamo fatto solo i passi che dovevamo fare, il minimo sindacale per una nazionale che da 20 anni prende parte al Sei Nazioni, nulla di più. Ora serve un salto di qualità vero. Potrebbe non bastare, ma fare quel salto – e poi confermarlo nei prossimi mesi – sarebbe già una vittoria. Forse la più importante. Poi vedi mai: I believe in miracles…

PS: in questi giorni si è fatto un gran parlare di Sergio Parisse. Al netto delle critiche legittime penso si debba solo rispetto per un campione immenso e per una persona che ha letteralmente tirato avanti la baracca per anni. Non ha più la freschezza dei 20 anni ma nessuno di noi può vantarla, credo. Le critiche civili sono una cosa, gli insulti un”altra.
Altro tema: l’elevatissimo numero di equiparati e giocatori formati all’estero nella nostra formazione. Contro il Canada erano la metà. E’ possibile farlo e lo fanno anche molti altri, tutto legittimo, ma se dopo 10 anni di Accademie (con relativi finanziamenti) interi reparti vengono coperti da giocatori formati al di là delle Alpi è chiaro che c’è un problema. Negarlo o fare spallucce porta solo a mantenerlo nel tempo. Ne riparleremo più avanti.

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Il primo fine settimana dei Mondiali: lo Zibaldone di Vittorio Munari

E’ andato in archivio il primo weekend della RWC 2019: abbiamo visto partite belle, bellissime, così così e una bruttina. Alcune squadre hanno (quasi) il primo posto in tasca, altre hanno messo serissime ipoteche sul secondo, ma è inutile lamentarsi perché il rugby è questo.
All Blacks e Sudafrica, Francia e Argentina, Irlanda e Scozia, l’Inghilterra, l’Australia e ovviamente l’Italia. Ecco cosa ha visto Vittorio Munari…

 

Verso la RWC: Italia ottimista ma la valigia per il Giappone è piena di dubbi

ph. Fotosportit/FIR

Per il ct O’Shea l’Italia può raggiungere i quarti di finale, quello che il campo ci ha mostrato anche in queste ultime settimane sembrerebbe però dire altro

Ormai ci siamo. La nazionale azzurra è in Giappone e tra un paio di settimane debutta al Mondiale: prima Namibia, poi Canada, quindi Sudafrica e All Blacks. L’obiettivo? Lo staff azzurro ha sempre parlato apertamente di ambizioni di quarti di finale. Quindi battere Namibia e Canada per poi giocarsela con gli Springboks, superati per la prima volta a Firenze nel novembre 2017. Il ct Conor O’Shea ha più volte detto che l’obiettivo è quello di vincere tre gare e che la sua Italia sia la migliore squadra azzurra di sempre, conquistando qui quarti di finale finora mai raggiunti. Lo ha detto chiaro e tondo, senza giri di parole.
Ottimismo come se non ci fosse un domani insomma. In parte comprensibile, intendiamoci: il tecnico non può che cercare di tenere alto l’umore di un ambiente che se si guardassero i risultati del campo non avrebbe molti motivi di stappare bottiglie. Anzi. Però un ottimismo che al sottoscritto – per quello che vale (cioè nulla) – pare eccessivo nei contenuti e nelle forme.
Cose già dette? Certo, anche perché di refrain ripetuti sino allo sfinimento il rugby italiano degli ultimi anni ne è pieno. La vera domanda da farsi è perché questi ritornelli sono sempre di moda. Devo ricordare quante sono le partite vinte negli ultimi Sei Nazioni? O la percentuale davvero bassa di vittorie in generale? Vabbé.

Ad ogni modo cosa ci lasciano le quattro gare che ci hanno accompagnato verso i Mondiali nipponici? Tanti dubbi, conferme di cose che non vanno e poche cose positive. Nulla di nuovo sotto il sole, ma forse qualcosa di più era lecito attendersi: quella con l’Irlanda (29 a 10 per gli irlandesi) è stata una partita davvero brutta che visto in campo due squadre imballate ma nelle settimane successive una delle due formazioni è crescita di tono e di livello. Quella che è scesa in campo in maglia verde.
Francia e Inghilterra? Due ko netti e incontestabili. In un caso non abbiamo saputo approfittare di un XV transalpino molto falloso e contro cui abbiamo anche giocato in 15 contro 13: una volta che i galletti hanno sistemato la disciplina non c’è più stata partita. A Newcastle abbiamo fatto da sparring partner a una Inghilterra che nel primo tempo ci ha “usato” per sistemare alcuni aspetti del suo gioco e che nel secondo tempo ha affondato i colpi senza grosse difficoltà. La Russia l’abbiamo seppellita sotto un diluvio di mete (85-15) ma non si può tacere del gap tecnico esistente
Cosa? Non si può tacere anche del gap che invece intercorre tra noi, gli inglesi, i francesi e gli irlandesi? E’ vero. C’è però qualche sfumatura, chiamiamola così, che non è secondaria: tipo che noi siamo nel Sei Nazioni da 20 anni e la Russia no. Che a differenza della formazione di Mosca noi per questa partecipazione abbiamo ricevuto valanghe di finanziamenti che non sono serviti a diminuire il gap di cui sopra, che si è anzi allargato.

Mischia spesso in difficoltà, lentezza della manovra, rimessa laterale, la consueta difficoltà a colpire l’avversario nei momenti in cui davvero si potrebbe dare uno scossone al match. Tutte cose che sono da rivedere e che destano preoccupazione. Mi ha poi particolarmente colpito in maniera negativa la fisicità deficitaria nei punti d’incontro, cosa su cui in linea teorica partivamo forse con un qualche vantaggio rispetto ai nostri avversari dovuto al fatto che noi andiamo in Giappone tarando la preparazione sulle tre prime partite, che sono quelle che decideranno tutto. Irlanda, Francia e Inghilterra mirano invece al bersaglio grosso o quantomeno ad arrivare il più avanti possibile e la loro preparazione è quindi finalizzata ad avere il proprio picco nel mese di ottobre, non per fine settembre come noi. Invece.

Canada e Namibia sono decisamente meno forti dell’Italia ma saranno comunque due match impegnativi sotto l’aspetto fisico, soprattutto il secondo. Batterli è il minimo sindacale, perderne una trasformerebbe la spedizione azzurra in un disastro. Su questo non ci può essere discussione. Aspettiamo e vediamo.

Di seguito alcune dichiarazioni di ct e capitan Parisse dopo i test di preparazione delle ultime settimane.

  • Dopo Irlanda-Italia, finita 29 a 10. Conor O’Shea: “Credo che oggi sul campo si sia visto che la differenza tra noi e l’Irlanda non è così marcata. Ci sono molti aspetti positivi nella prestazione di oggi, abbiamo un sogno ambizioso per i Mondiali ma siamo sulla strada giusta. Fisicamente abbiamo dimostrato di essere presenti contro una delle migliori squadre al mondo: la differenza tra noi e l’Irlanda si è ridotta, sono quasi contento”.
  • Dopo Italia-Russia, finita 85-15. Conor O’Shea: “Quest’oggi abbiamo mostrato la nostra intensità nel gioco con la palla e senza palla. Siamo sulla strada giusta, io amo ripetere che il nostro obiettivo non è il Sei Nazioni o il tour estivo, ma il mondiale”.
    Sergio Parisse: “La Russia è un avversario rispettabile, anche se obiettivamente di un altro livello rispetto al nostro”
  • Dopo Francia-Italia, finita 47 a 19. Sergio Parisse: “Dobbiamo imparare da questa lezione, il Mondiale non era oggi e non sarà a Newcastle venerdì prossimo, ma dal 22 settembre contro la Namibia.C’è tanta delusione ma si sono viste anche ottime cose oggi; prepareremo l’Inghilterra e poi andremo a giocarci le nostre carte al Mondiale”.
  • Dopo Inghilterra-Italia, finita 37 a 0. Conor O’Shea: “Abbiamo due partite all’inizio del Mondiale, contro Namibia e Canada, se giochiamo come stasera non avremo nessun problema con loro”

L’Italia che se la racconta: il Tinello di Vittorio Munari danza su un mood azzurro

Trovare sempre e comunque un motivo per dire che tutto sommato le cose non vanno poi così male. Uno sport molto diffuso dalle nostre parti, intanto gli anni passano e il movimento si muove poco o nulla. Cosa ci lasciano i test-match di preparazione alla RWC 2019 finora giocati… Palla a Vittorio!

Un altro pezzo del tour dei Lions nel Tinello di Vittorio Munari. E un po’ di Italia-Scozia

Nuovo appuntamento registrato quando la sfida tra la selezione britannica e gli Highlanders era finita da pochissimo… E qualche considerazione dopo il primo test-match azzurro di questa estate. Kick-off!

ps: oggi scende in campo in Uruguay la Nazionale Emergenti nella seconda giornata della Nations Cup, questo il comunicato FIR.

Montevideo (Uruguay) – Gianluca Guidi e Andrea Moretti, tecnici della Nazionale Italiana Emergenti, hanno ufficializzato la formazione che domani alle 11 locali (16 italiane) affronterà la Namibia nel secondo incontro della Nations Cup all’”Estadio Charrua” di Montevideo. La partita sarà trasmessa in diretta streaming su worldrugby.org.

“La Nations Cup è sicuramente un’ottima occasione per testare i nostri ragazzi a livello mentale e fisico in campo internazionale – ha dichiarato Gianluca Guidi – . Domani ci aspetta un match duro contro la Namibia, squadra molto fisica e che arriva a soli quattro giorni di distanza dall’esordio contro l’Uruguay. Squalifiche e infortuni non sono assolutamente un alibi: fanno parte del gioco e affronteremo il nostro avversario con la consapevolezza di poter disputare una buona partita”.

Per il prossimo match non saranno a disposizione per infortunio Sebastian Negri da Oleggio (convocato al suo posto Luca Nostran) e Matteo Minozzi, oltre che lo squalificato Davide Fragnito. 

Questo il XV che scenderà in campo:
15 Filippo BUSCEMA (Fiamme Oro Rugby)*

14 Pierre BRUNO (Patarò Calvisano)*
13 Matteo GABBIANELLI (Rugby Viadana 1970)*
12 Enrico LUCCHIN (Patarò Calvisano)*
11 Giacomo DE SANTIS (Patarò Calvisano)*
10 Maicol AZZOLINI (Fiamme Oro Rugby)*
9 Simone MARINARO (Fiamme Oro Rugby)* – capitano
8 Mirko AMENTA (Fiamme Oro Rugby)*
7 Renato GIAMMARIOLI (Patarò Calvisano)*
6 Matteo CORAZZI (Mogliano Rugby)*
5 Leonard KRUMOV (Rugby Viadana 1970)*
4 Riccardo MICHIELETTO (Petrarca Padova)
3 George IACOB (FEMI-CZ Rovigo)
2 Engjel MAKELARA (Petrarca Padova)
1 Derrick APPIAH (London Scottish)

a disposizione:
16 Adriano DANIELE (Sitav Rugby Lyons)*

17 Paolo BUONFIGLIO (Mogliano Rugby)*
18 Roberto TENGA (Fiamme Oro Rugby)
19 Samuele ORTIS (FEMI-CZ Rovigo)*
20 Luca NOSTRAN (Petrarca Padova)
21 Pietro GREGORIO (Rugby Viadana 1970)
22 Andrea BETTIN (Petrarca Padova)*
23 Matteo MANGANIELLO (Rugby Viadana 1970)*

*è/è stato membro dell’Accademia FIR Ivan Francescato