Verso i test-match: Georgia, l’ostacolo che non si può proprio saltare male

Un match di cui si parla da mesi, che potrebbe avere strascichi importanti e potenzialmente dannosissimi se le cose non dovessero andare per il meglio per i nostri colori. E che in caso di vittoria, invece, non porta quasi nulla. Il 10 novembre a Firenze si gioca la partita più importante di tutto il nostro 2018 (almeno). E la più “stronza”.

La Georgia si trova nell’area caucasica dell’Asia. Confina a nord con la Russia, a sud con Turchia, Armenia e Azerbaigian. Con quest’ultimo condivide anche i suoi confini più orientali. A ovest è bagnata dal Mar Nero. La capitale è Tbilisi mentre gli abitanti sono poco meno di 4 milioni.
Un qualsiasi libro delle elementari che si avventurasse in una qualche descrizione della repubblica ex sovietica che diede i natali a Stalin direbbe più o meno queste cose. Ma a noi frega abbastanza poco di dove si trova, delle sue città e delle sue montagne, perché il nostro interesse per la Georgia è esclusivamente rugbistico e – più precisamente – per la sfida che ci metterà davanti ai Lelos (questo il soprannome della nazionale in maglia biancorossa. Deriva dal lelo, una disciplina sportiva caratteristica di quelle parti che assomiglia al rugby ma dove ci si mena molto di più. E con la parola lelo i georgiani indicano la meta) il 10 di novembre.

La faccenda la conosciamo tutti a menadito: noi siamo nel Sei Nazioni dal 2000 ma i risultati latitano (è un eufemismo eh. Anzi: non vinciamo una partita nel torneo dal 2015, quindi è un gigantesco eufemismo), la Georgia – e pure la Romania, ma con minore convinzione, vigore e continuità – bussa invece alle porte del massimo e più antico (e prestigioso, e ricco) torneo continentale nella speranza di entrarvi in qualche maniera. Che sia un allargamento o una sorta di sfida da dentro-fuori con l’ultima classificata dell’anno precedente a Tbilisi non è che facciano grande differenza, l’importante è avere una chance.
Su questa cosa soffiano spesso anche i media europei, soprattutto inglesi, e da un punto di vista brutalmente sportivo non è che ci sia da dar loro poi così grande torto. Ma il Sei Nazioni è un torneo privato e quindi le cose non si muovono. Non ancora, per nostra fortuna.

L’Italia negli anni ’90 riusci a sfondare quella porta con merito, a forza di risultati sportivi. Risultati che – va detto – la Georgia non può vantare. Ma come sottolineavo su questo blog ormai diversi mesi fa bisognerebbe essere altrettanti onesti e dire che ai Lelos non sono state nemmeno date le opportunità che noi abbiamo avuto ai tempi di Giovanelli e Dominguez.
Ora World Rugby ha deciso di dare qualche chance in più alle nazionali del Tier 2 e quindi la Georgia giocherà questo novembre contro l’Italia e due volte la prossima estate contro la Scozia, come match di preparazione alla RWC 2019 (dove è inserita nella Pool D con Australia, Galles, Fiji e Uruguay): tre sfide importanti in 8-9 mesi, prima per mettere assieme tre match del genere i georgiani dovevano aspettare anni.

Italia-Georgia del prossimo 10 novembre in quel di Firenze diventa una partita molto importante, più per quello a cui può dare vita fuori dal campo che non per quello che può succedere sul rettangolo verde. Che oggi forse la nostra arma più forte contro le rimostranze georgiane verso il Sei Nazioni è che “ventimila inglesi non andranno mai in febbraio a Tbilisi ma a Roma ci vengono di corsa”. E sinceramente mi sembra una difesa un po’ deboluccia.
Qualche giorno fa l’ho definita una “partita stronza”, ho usato le stesse parole in un mio recente incontro con Sergio Parisse: il fatto è che penso che l’Italia sia più forte e più esperta, quindi se batte la Georgia fa “solo” il suo. Se la perde invece è un disastro mediatico (e non solo). Per come si sono messe le cose oltretutto non è che possiamo poi permetterci di vincerla con fatica sta benedetta gara… Una vittoria netta, chiara, indiscutibile forse non è la nostra unica opzione (quel “forse” è da sottolineare con la penna rossa) ma è di sicuro è quello che serve. Per tacere tutto.
Noi, per facilitarci le cose, abbiamo anche inserito un test fuori dalla finestra internazionale contro l’Irlanda. E’ solo 7 giorni prima, ma tranquilli, si gioca in posto comodo: Chicago…

Mentre scrivo questo articolo il ct neozelandese dei Lelos, Milton Haig, non ha ancora diramato i nomi dei convocati. Tanti arriveranno dall’estero, soprattutto dalla Francia, molti faranno parte di quei Locomotive Tbilisi sconfitti un paio di settimane fa dal Calvisano nella Continental Shield.
Intanto nello staff tecnico nelle ultime settimane è stato inserito un certo Graham Rowntree, che si occuperà degli avanti fino alla fine del 2019, ovvero fino al termine del Mondiale nipponico.
Di seguito le ultime convocazioni fatte da Haig, quelle per il tour estivo dello scorso giugno (a questo link trovate anche dettagli e statistiche di questi nomi)

Treviso, Zebre, un po’ di azzurro e quel passo in più che ora dovrebbe fare Pronti al Cambiamento

Dove si parla delle partite delle nostre due formazioni celtiche in Challenge Cup, della terza coppa europea, del ritiro della nazionale azzurra in vista dei test-match. E dove si parla anche delle accuse di “magheggio” (questa la parola usata nella loro newsletter) contabile rivolte alla FIR da Pronti al Cambiamento, che però a questo punto dovrebbe fare un passo in più, altrimenti…

Rugby in movimento, ma verso quale “dove”. In Francia se lo chiedono: e in Italia?

Una piccola notizia da Parigi diventa lo stimolo per farsi alcune domande su differenze e similitudini tra noi e i nostri cugini d’Oltralpe. Storia e tradizione hanno pesi molto diversi, ma la cosa non rischia di diventare un alibi inconscio per non fare nulla?

Philippe Folliot, chi era costui? Anzi: chi è, visto che gode di ottima salute e vive e lotta insieme a noi. Trattasi di un deputato francese, eletto al Parlamento di Parigi con l’Alleanza Centrista e che nel 2017 ha confermato il suo seggio aderendo però al gruppo di En Marche!, il movimento del presidente transalpino Macron.
Perché ne parliamo qui? Perché Folliot ha organizzato un incontro dal titolo “Rugby di domani: evasione o confronto?”. Una workshop che si è tenuto nientepopodimenoche all’Assemblea Nazionale, nella capitale francese. A discutere di sicurezza e di futuro della palla ovale c’erano, oltre ovviamente al padrone di casa e alla ventina di deputati che fanno parte dell’Amicale parlementaire du rugby, anche il presidente della federazione francese Bernard Laporte, il presidente della federazione transalpina di rugby a 13 Marc Palanques, il numero uno dei club d’oltralpe Paul Goze, oltre a vari addetti ai lavori, medici e personalità ovali.

I motivi della riunione? Così li racconta l’Equipe: “Di fronte alle preoccupazioni causate dalla morte quest’estate di un giovane giocatore di 21 anni, Louis Fajfrowski, dopo una placcaggio, e dal gioco dei Top 14, sempre più fisico, il deputato (Folliot, ndr) ha voluto una tavola rotonda per dare vita a una riflessione fredda sulla vicenda, non legata all’emozione del momento. (…) Quando pesi, velocità, tempi di gioco sono raddoppiati, lo hanno fatto anche gli infortuni, hanno detto i medici della FFR e della Ligue, Thierry Hermerel e Bernard Dusfour (…) medici e i neurologi presenti hanno dettagliato le misure messe in atto per proteggere i giocatori e hanno rilevato una stabilizzazione del numero di commozioni cerebrali, che sono addirittura diminuite dalla stagione 2016-2017 (…) resta da vedere se il rugby francese è pronto a ridefinire la sua identità di gioco”. Sicurezza quindi, ma non solo. La domanda che sembra alzarsi più delle altre è: quale rugby vogliamo?

Deputati, i vertici del rugby francese, medici, rappresentanti dei giocatori, giornalisti… il tutto in una delle massime sedi istituzionali del paese. Non che una giornata-evento del genere possa cambiare da sola le prospettive e il cammino del rugby francese, ci mancherebbe, ma è un passo importante, anche perché non è una cosa estemporanea: altre ce ne sono già state e altre ce ne saranno. Perché in Italia non lo si fa?
Certo, mi si dirà che la tradizione e quindi l’impatto del rugby al di là delle Alpi è enormemente superiore che non nel nostro Paese, ed è verissimo. So bene che questa cosa non è un dettaglio. Come non lo è il fatto che Folliot sia un deputato che arriva dal Tarn, ovvero un dipartimento piuttosto ovale (Albi, Castres: nomi che vi dicono nulla?). Tutto vero, ma a me pare che quello che ne esca sia un piglio e una consapevolezza diversa, che prescinde dall’importanza e dalla solidità del movimento-rugby e cosa che nel medio-lungo periodo possono avere peso enorme.
Anche da noi ci sono incontri in qualche modo assimilabili, ma mai così ecumenici, passatemi la parola. Così aperti anche verso chi non è già “invischiato” da capo a piedi con la palla ovale. Parlare, discutere, confrontarsi e persino scontrarsi sono passi determinanti per capire che cosa vogliamo dal rugby di domani. Noi ce lo stiamo chiedendo davvero?

Lo Statuto dice, lo Statuto fa: breve storia triste di bilanci approvati (in ritardo) e non pubblicati

Il Bilancio Consuntivo FIR è stato approvato una settimana fa, ma non è ancora disponibile. Il motivo? Prima di diventare pubblico deve avere il sì della giunta del CONI. Lo dice lo Statuto federale. Ma secondo quello stesso regolamento il Bilancio doveva essere approvato sei mesi fa. E sul Bilancio preventivo 2018…

Gli inglesi dicono “less is more” (anche se a onor della precisione va detto la frase fu coniata da un architetto tedesco, Ludwig Mies van der Rohe), quindi sarò velocissimo.
Mercoledì 10 ottobre, in quel di Bologna, il Consiglio Federale ha approvato il Bilancio Consuntivo 2017. O goia, o gaudio. Doveva essere approvato entro sei mesi fa, secondo quanto previsto dallo Statuto FIR, però non vogliamo mica formalizzarci su queste quisquilie, no? Cosa volete che siano sei mesi, su. Gufi disfattisti.
Tra l’altro, come recita il comunicato dell’11 ottobre, “Il bilancio, dopo una svalutazione del magazzino pari a 400.000€ circa, presenta un utile di euro 421.414€”. Evviva, il futuro ci sorride.

Però non sarebbe poi così brutto poterlo scaricare, leggere. Stamparlo per il puro gusto di farlo. Ma non si può, ancora non c’è. Sul sito FIR alle 9 del mattino del 17 ottobre nella pagina dei Bilanci Consultivi siamo fermi al 2016. Calma e gesso, su, che fretta c’è?
Comunque bisogna essere onesti: non è colpa della FIR, il fatto è che il Bilancio per essere pubblicato deve ricevere prima il via libera della Giunta del CONI. Lo dice chiaro e tondo lo Statuto federale, quindi non si può certo derogare. Sì, lo stesso Statuto in cui si legge che il Bilancio Consuntivo va approvato entro fine aprile.
Lo stesso documento che dice che il Bilancio Preventivo deve essere approvato entro il 30 novembre dell’anno che lo precede: il Bilancio Preventivo 2018 è stato però approvato ad aprile scorso, con un ritardo di cinque-sei mesi circa, e non è stato ancora pubblicato. Ma non vorrete mica fare i gufi disfattisti, no? Non state a spaccare il capello, su, rosiconi…
Ecco, io lo so che due torti non fanno una ragione, però direi che così non va bene. A naso eh.

Il fast food del weekend: conferme da Zebre e Benetton, due coppe un po’ così e nubi su Italia-Australia

La Challenge Cup ci dà altre risposte sulla crescita di Treviso e le inevitabili magagne bianconere. Poi i risultati di Continental Shield e Coppa Italia e – dulcis in fundo (mode sarcasmo: on) – un problema non da poco per il test-match di Padova

Cosa diciamo da almeno un anno a questa parte? Che le Zebre non possono prescindere da quei 15-18 uomini, quelli che da queste parti definisco “i titolarissimi”, senza i quali il livello della squadra scende parecchio (troppo) e ne risente spesso anche l’approccio alle partite. Così a un Bristol non trascendentale bastano poco più di 20 minuti per chiudere la pratica e alla fine si va sotto la doccia con un comodo 43 a 22 per gli inglesi. Anche la prima trasferta di Challenge Cup ad Agen, un anno fa, era finita più o meno così, insieme alle altre gare giocate lontane da Parma. In casa l’andazzo cambia, magari si vince poco ma le partite sono più serrate e combattute. Come dicevo prima: l’approccio mentale è diverso. La crescita di una squadra si misura anche da questo e le Zebre confermano anche questo fine settimana quanto il loro cammino sia ancora lungo.

Il Benetton Treviso, sempre in Challenge Cup, ha dato una bella ripassata al Grenoble: 40 a 14. La squadra francese viaggia nella parte bassa del Top 14, più o meno nelle stesse acque del Bristol in Premiership, e magari non è arrivata al Monigo con la voglia di spaccare il mondo, cosa che non è così inusuale con le formazioni transalpine nella prima fase di questa competizione, ma oggi i biancoverdi sono l’altra faccia della moneta su cui campeggiano le nostre due squadre celtiche. Treviso sa quello che vuole e sa come ottenerlo, non sempre ci riesce ma l’atteggiamento mentale è quello giusto. E’ una squadra solida che tiene i piedi per terra ma sa che un primo salto di qualità vero può arrivare quest’anno. Non è detto che ce la faccia, non è automatico, ma ha tutte le carte in regola.

Tra sabato e domenica si è giocata la prima giornata della terza coppa europea, la Continental Shield. Una competizione tutta da decifrare nei suoi reali valori ma che dà non poche possibilità a una delle squadre del nostro massimo campionato nazionale di giocare il prossimo anno in Challenge Cup (scalino a mio modestissimo parere esageratamente alto per noi). Calvisano dopo i due ko consecutivi in Top 12 va a vincere in Georgia per 6-17 in casa del Locomotive Tbilisi , Rovigo e Petrarca pareggiano 34 a 34. Rossoblu che non si fanno mancare l’ennesimo “caso” con le pubbliche accuse del tecnico Casellato a Momberg.

Per la serie “cose dalla dubbia utilità che cambiano nel nome ma non nella sostanza” si è giocata la prima giornata della Coppa Italia, ex Trofeo Eccellenza. Questi i risultati
Girone 1
Valsugana Rugby v Lafert San Donà 34-14
Verona Rugby v Mogliano Rugby 1969 48-7
Classifica: Verona 5, Valsugana 5, Lafert San Donà 0, Mogliano Rugby 1969 0
Girone 2
S.S. Lazio Rugby 1927 v Valorugby Emilia 18-19
Rugby Viadana 1970 v Toscana Aeroporti I Medicei 22-17
Classifica: Rugby Viadana 1970 4, Valorugby Emilia 4, S.S. Lazio Rugby 1927 1, Toscana Aeroporti I Medicei 1

Last but not least: il pasticciaccio brutto di Italia-Australia. Velocissimo recap: lo stadio Euganeo di Padova, che il prossimo 17 novembre deve ospitare il test-match tra azzurri e wallabies, ha problemi di sicurezza che da mesi ne limitano la capienza, partite di calcio comprese. La Questura della città veneta per la sfida tra azzurri e wallabies vuole limitare l’afflusso di tifosi a 9mila unità (un terzo circa della sua reale capienza), ma i tagliandi già venduti per la partita in questione sono già oltre 10mila. Il problema non si è presentato improvvisamente, se ne parla già da settimane ma finora non si è cavato un ragno dal buco. Un mese fa, più o meno, ho chiesto notizie a fonti federali che mi avevano garantito che per Italia-Australia non ci sarebbero stati problemi e la capienza disponibile sarebbe stata quella massima: evidentemente però non è così, non a oggi almeno.