Pro14: una stagione celtica importante ma con tanti punti interrogativi

Guinness Pro14

Facciamo il punto della situazione a pochi giorni dal via del torneo: come sono messe le nostre squadre? Cosa dobbiamo aspettarci? L’Italia ci arriva forse con la migliore struttura da quando è nell’avventura celtica, ma i temi fondamentali li abbiamo davvero affrontati? Intanto, come ormai purtroppo da tradizione, la copertura tv ancora non c’è

Pochi giorni, pochissimi, è il torneo celtico darà il via all’edizione 2017/2018, una edizione a suo modo storica perché vede il numero delle sue squadre passare da 12 a 14 grazie all’ingresso di due franchigie sudafricane, i Kings e i Cheetahs.
Che torneo andremo a vedere? Difficile dirlo, molto difficile. Un po’ perché sono almeno tre anni che alla fine ad alzare il trofeo è una squadra che alla vigilia della competizione non era certo la più quotata nei pronostici: Glasgow Warriors, Connacht e – lo scorso maggio – gli Scarlets, formazioni che oltretutto hanno meritato la vittoria finale superando nella sfida conclusiva Munster (due volte) e Leinster, ovvero le due realtà che possono contare su una storia e una tradizione che nel torneo celtico probabilmente non hanno pari.
Poi bisogna considerare la presenza – appunto – delle due squadre sudafricane attorno alle quali c’è grande curiosità e che, non dimentichiamolo, fino a qualche mese fa militavano nel Super Rugby, non esattamente l’ultimo dei tornei.
Infine bisognerà tenere conto anche dell’effetto British & Irish Lions, che ha sicuramente fiaccato le energie fisiche e soprattutto nervose di molti protagonisti importanti che potrebbero vivere momenti di difficoltà soprattutto nei primi mesi di competizione. Sotto quest’ultimo aspetto le due scozzesi partono avvantaggiate, ma si tratta comunque di opinioni che probabilmente lasciano un po’ il tempo che trovano.

Irlandesi, scozzesi, gallesi e sudafricane. Bene, ma le italiane? Oggi, martedì 29 agosto, un discorso che abbia un minimo di senso lo si può fare solo sul Benetton Treviso perché la situazione in casa Zebre è rimasta piuttosto caotica per gran parte dell’estate ed è andata chiarendosi solo nelle ultime settimane. A Parma c’è una rosa ancora non definitiva e un nuovo staff tecnico che ha iniziato a lavorare da troppo poco tempo, ma a volte le difficoltà esterne sono quelle che meglio compattano i giocatori che trovano in queste situazioni complicate ulteriori stimoli. Speriamo. Alle Zebre quest’anno non si può chiedere nulla di più di metterci tutto l’impegno possibile in ogni partita e di iniziare un percorso che inevitabilmente sarà lungo e accidentato. Tutto quello che verrà sarà guadagnato.

Il discorso cambia non poco per il Benetton Treviso, chiamato quest’anno invece a dare un segnale importante. Non si chiedono risultati eclatanti, ma una crescita netta e indiscutibile, un approccio alle partite che non sia discontinuo come quello messo in mostra nelle ultime stagioni. La rosa biancoverde sulla carta è migliorata (dall’infermeria sono arrivate ieri però brutte notizie per Quaglio e Gega: lesione al legamento collaterale del ginocchio destro per il primo, rottura del legamento crociato e del collaterale mediale del ginocchio destro per il secondo) ed è più completa rispetto alla scorsa stagione, lo staff tecnico è ora nel pieno di una cammino che – parere personalissimo – dovrebbe dare i suoi frutti migliori l’anno prossimo, ma già nei prossimi mesi i veneti potrebbero portarsi a casa scalpi importanti e togliersi delle belle soddisfazioni. Almeno sulla carta.

Infine due riflessioni su questo Pro14. La prima è più generale, ovvero sul cosa vuole diventare questo torneo che si è proiettato verso un allargamento (che potrebbe non essere terminato) dovuto più a ragioni di sopravvivenza economica che non di necessità tecnico-agonistica. Il rischio di implosione nel medio periodo c’è, inutile far finta di nulla, ma chissà l’arrivo delle sudafricane potrebbe portare anche dei vantaggi, molto dipenderà anche dall’atteggiamento mentale di Cheetahs e Kings. A fine stagione potremo trarre un primo vero bilancio.
La seconda riflessione riguarda la nostra partecipazione al Pro14: l’edizione 2017/2018 è forse quella che ci vede ai nastri di partenza in maniera più strutturata e coerente da quando prendiamo parte all’avventura celtica grazie soprattutto all’arrivo di Conor O’Shea, sempre più al centro dell’Alto Livello del nostro movimento. Il preparatore fisico in comune, le accademie collegate alle due selezioni celtiche sono segnali importanti e sensati (per i quali non è che bisognava poi avere chissà quale lampo di genio, O’Shea ha semplicemente usato il buon senso che per troppi anni è stato lasciato in un cassetto). Ancora per quest’anno però nessun doppio tesseramento con i club dell’Eccellenza, un tema che solleva sicuramente alcuni problemi che però sono tutt’altro che irrisolvibili. Basterebbe volerlo da parte di tutti.
A fronte di questa (finalmente!) preparazione rimane comunque sul tavolo il tema di sempre, ovvero quanto davvero convenga la partecipazione a un torneo sotto il profilo del rapporto tra costi e benefici. La domanda è sempre quella: a fronte degli esborsi e dell’impoverimento del nostro domestic abbiamo avuto dei vantaggi economici o tecnico/agonistici tali da giustificare le spese sostenute?

Ps: a oggi il Pro14 non ha una copertura televisiva, ma pure questa non è una novità. Purtroppo.

Il programma della prima giornata del torneo:
1 settembre
Cardiff Blues – Edimburgo
Munster – Benetton Treviso
Ulster – Cheetahs
2 settembre
Ospreys – Zebre
Dragons – Leinster
Scarlets – Kings
Connacht – Glasgow Warriors

Felicità, voglia di crescere e un po’ di amarezza: Padovani racconta una estate complicata

Edoardo padovani
Padovani testimonial per “L’Ora della Terra” del WWF nel 2016

Il giocatore azzurro rilascia una dichiarazione in esclusiva a Il Grillotalpa dopo due mesi difficili, sempre al centro di discussioni e polemiche. E questo blog riparte dopo il pit-stop di agosto con un paio di novità importanti

Ripartiamo. Due le novità principali. La prima è evidente, salta subito agli occhi: Il Grillotalpa ha aggiornato la sua grafica. Non è una vera rivoluzione ma un bel cambiamento di sicuro, con colori più tenui, font nuovi e una pagina nel complesso più “pulita”. L’immagine di apertura raffigura il college di Rugby, proprio il prato dove secondo la leggenda sarebbe nato il nostro amato sport, ed è stata scattata da Marco Turchetto. I contenuti che fino a ieri si trovavano nella spalla sono spostati a fondo pagina.
La seconda novità è meno visibile ma vi riguarda direttamente, perché ho deciso di intervenire sui commenti. Sulla cosa ci ho pensato parecchio e non nascondo che ho accarezzato l’idea di toglierli del tutto, anzi l’avevo praticamente presa. Ma riflettendoci meglio ho concluso che sarebbe stato un premio per chi gradisce passare le sua giornate a insultare o a provocare, al contempo sarebbe stata una punizione ingiusta per chi invece mai o quasi ha ecceduto e che magari oggi legge queste pagine senza più intervenire perché sfiancato dai bulletti di turno. Perché – per fare due esempi tra i molti – avrei dovuto punire Hro o Stefo? Non lo meritano. Sarebbe stato un darla vinta a chi preferisce fare il disturbatore, cosa che è avvenuta anche per mie demeriti.
Ho perciò deciso che potrete continuare a postare commenti ma che questi saranno approvati manualmente dal sottoscritto. Tutti. Nessuna più pubblicazione automatica. I messaggi che conterranno insulti finiranno nel cestino senza passare dal via, quelli inutilmente provocatori faranno la stessa identica fine. Se all’interno di un commento normale troverò qualcosa di inadatto o denigratorio verrà emendato a mio insindacabile giudizio e pubblicato nella sua versione “restaurata”.
Qualcuno troverà la cosa censoria. Beh, non mi interessa, non voglio perdere tempo con delle simili stupidate. Questo blog ha qualche anno sulle spalle, ho sempre permesso a chiunque di esprimere le proprie opinioni anche se – magari – lontanissime dalle mie. Su questo punto penso di essere inattaccabile. Anzi, ne sono sicuro, e la storia del Grillotalpa lo dimostra. Potrete scrivere ancora quello che vorrete, potrete criticarmi duramente (anzi: dovete farlo, è uno strumento di crescita personale per me importantissimo), semplicemente dovrete farlo con civiltà ed educazione. Non tollererò più abusi. Non credo di chiedere poi molto. Nessuno potrà più sfruttare il mio lavoro come palcoscenico, se proprio ne vuole uno che so costruisca da sé.
Ovviamente potrà capitare che tra l’invio del commento e la sua effettiva pubblicazione passi un po’ di tempo: cercherò di fare in modo che il problema incida il meno possibile, ma sono da solo e non ho una redazione a mia disposizione. Poi vi sembrerà incredibile ma cerco anche di avere una vita al di là del lavoro e del blog… Discorso chiuso.

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Veniamo al rugby ora. Nelle ultime settimane di spunti per analisi o riflessioni ce ne sono stati parecchi: il caso Zebre in primis, il Mondiale femminile (un applauso alle ragazze!), i vari campionati nazionali che ripartono. Oppure il Pro14 o l’addio di Zambelli dalla carica di presidente del Rovigo, dimissioni quest’ultime che al momento sembrerebbero molto “tattiche” ma che se confermate – al di là delle singole opinioni – priverebbero il rugby italiano di quello che dopo Luciano Benetton è il maggior finanziatore privato del nostro movimento (nazionale esclusa, ma pure lì non sono molte le aziende che hanno versato gli stessi soldi profusi da questi due personaggi…). C’è il grande vuoto lasciato dalla scomparsa di Mauro Zaffiri, c’è il futuro ancora tutto da decifrare che attende l’Eccellenza, c’è un Rugby Championship che è in pieno svolgimento e che nonostante alcuni passaggi un po’ a vuoto, delle amnesie temporanee se vogliamo un po’ sorprendenti (o forse siamo solo disabituati a considerarli umani?) degli All Blacks sta confermando un po’ tutte le previsioni della vigilia.
Ci sono insomma molti temi, che verranno affrontati nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Oggi però partirò da un fatto più legato alla cronaca, ovvero il caso Padovani.

Padovani Tolone
Padovani con la maglia del Tolone

Non è certo il primo problema del rugby italiano, ma se ne è scritto moltissimo questa estate e il Grillotalpa ha una piccola esclusiva, ovvero la prima dichiarazione del giocatore dopo il via libera definitivo che gli permetterà di giocare con la maglia del Tolone. Una cosa che non possono pubblicare i grandi quotidiani sportivi o media più strutturati o titolati di quello che state leggendo, mi sembra abbastanza per ripartire con lui, no?
La questione è conosciutissima: Padovani aveva ancora un anno di contratto con le vecchie Zebre e a giugno, stante anche il mancato pagamento delle ultime mensilità, decide di approfittare di un’offerta del Tolone. La FIR cerca di bloccare il ragazzo che però non ha nessun dovere nei confronti delle nuove Zebre con cui non ha firmato alcun contratto. Il presidente Gavazzi parla di “debito morale” del giocatore nei confronti della franchigia bianconera, cosa su cui si può discutere per settimane senza giungere a una conclusione. Si arriva a World Rugby e lo scorso sabato la telenovela si chiude: Padovani potrà giocare a Tolone.
Si chiude perché Padovani rescinde il contratto con le vecchie Zebre, con queste ultime che mandano la documentazione alla FIR sottolineando che ora non esistono più vincoli per la mancata concessione del nulla osta. Una decisione, quella presa da chi ha gestito la franchigia bianconera fino a fine luglio, che secondo voci che arrivano da Roma avrebbe fatto infuriare Gavazzi. E le stesse fonti federali raccontano di una World Rugby che nelle stesse ore avrebbe fatto chiaramente capire alla FIR che se portata fino al termine dell’iter si sarebbe pronunciata a favore del giocatore, cosa che avrebbe poi potuto prevedere di conseguenza una sanzione per la stessa federazione che si era rifiutata di concedere la “Clearance”. Di qui la decisione dello scorso fine settimana di passare attraverso una validazione dell’affiliazione del giocatore direttamente dalla FFR, lasciando così il massimo organismo ovale mondiale a fare da spettatore interessato. Diplomazia e real politik. Pare, si dice.
Ma dicevamo della dichiarazione (non una intervista, per il momento non ne verranno concesse) di Padovani. Eccola:

“Non è stato un periodo facile, tutte le mattine mi svegliavo con la paura che per qualche motivo la mia permanenza qui a Tolone sarebbe finita entro poco, mio malgrado mi sono trovato a vivere una situazione che non avrei mai pensato e voluto provare. Per un rugbista non poter giocare è la peggior cosa, non dare sfogo a tante ore di duro lavoro è molto frustrante e forse anche per questo in ogni singolo minuto di allenamento ho lavorato cercando di portare la mia asticella del limite sempre più su, certo del fatto che il lavoro paga sempre e che le chiacchiere stanno a zero.
La riconoscenza e l’appartenenza fanno parte di ciò che sono, dai primi tuffi sulle pozzanghere con il mio Mogliano e al mio primo scudetto vinto, passando per l’indimenticabile esperienza dell’accademia, arrivando ai miei 3 anni con le Zebre, questi ultimi caratterizzati da infortuni e dalle numerose difficoltà che hanno coinvolto me e i miei compagni al di fuori del campo, grazie ai quali però ho sempre trovato un sorriso, un consiglio e una soluzione a tutto.
Non nego comunque che, nonostante ciò, un po’ di amarezza per come sono andate le cose nell’ultimo periodo mi è rimasta. E comunque ho provato sulla mia pelle che chi ambisce a raggiungere il proprio obiettivo, a prescindere da qualsiasi ostacolo, può riuscirci.
Sono davvero grato a tutte le persone che mi hanno supportato con la loro vicinanza, in particolare permettetemi di fare un ringraziamento particolare ad Alessandro (Corbetta ndr) il mio procuratore: è stato lui ad aver reso possibile tutto questo, a rincuorarmi quando le cose non parevano prendere la piega sperata; so quanto si è dato da fare, so che qualcuno in Federazione non ha preso di buon grado gli sforzi da lui profusi per regalarmi questa nuova meravigliosa avventura ma mi ha veramente dimostrato quanto ha a cuore il bene e l’interesse dei suoi assistiti e non si è fermato veramente davanti a niente ed a nessuno. E poi ovviamente alla mia famiglia, ai miei amici e ai miei compagni di squadra che mi hanno sostenuto quotidianamente.
Ringrazio inoltre, dal profondo del cuore, coloro che hanno creduto in me, che mi hanno fatto innamorare di questo sport e che mi hanno aiutato a crescere per arrivare dove sono adesso. La mia riconoscenza cerco di trasmetterla attraverso la fatica, il sudore e la gioia che ho nel rappresentare la mia nazione”.

Zebre, anche Van Schalkwyk fa i bagagli

Van Schalkwyk
ph. Fotosportit/FIR

Non solo il caso Padovani: anche il seconda-terza linea lascia Parma, destinazione Kings, nonostante il rinnovo di contratto firmato a giugno. Intanto al lancio sudafricano del Pro14 non c’era nessun nostro giocatore (ma O’Shea sì)

UPDATE 19.10: il giocatore ha confermato a Rugbymeet che se ne andrà: “è la soluzione migliore per me e per la mia famiglia, in Sud Africa potrò pensare a un futuro nel post carriera” le parole dell’ormai ex Zebra. Confermate le anticipazioni de Il Grillotalpa

Sì, lo so, avevo detto che ci saremmo ritrovati a fine mese, ma la notizia è importante in sé e per l’ambito in cui sta avvenendo. E per la tempistica, visto che siamo ormai a ferragosto.
Della vicenda Padovani si è ormai detto tutto con il giocatore che ha firmato un contratto con il Tolone, che si sta allenando nel sud della Francia ma con la FIR che non ha concesso il nullaosta e che quindi impedisce al trequarti di scendere in campo. Il motivo è noto, con il presidente FIR Gavazzi che tiene in mano un contratto che lega Padovani alle “vecchie” Zebre e che il numero uno del nostro rugby ritiene ancora valido e vincolante, anche se a partecipare al nuovo Pro14 saranno le “nuove” Zebre, una società completamente nuova. L’atleta invece si ritiene libero perché lui ha firmato un contratto con una società altra rispetto a quella iscritta dalla federazione al torneo celtico 2017/2018, e il diretto interessato lo ha detto proprio a questo sito.
Una guerra di carte bollate che finirà davanti a World Rugby e che il presidente Gavazzi ha pubblicamente definito “una questione morale”.

Però quello di Padovani non è l’unico problema in casa Zebre, almeno per quanto riguarda i giocatori. Di Kurt Baker e Gideon Koegelenberg si è già detto da altre parti (e i due infatti non sono a Parma ad allenarsi con il resto del gruppo: il primo andrà a giocare in Scozia e il secondo con gli Sharks, con le due federazioni coinvolte che si sono già mosse per ottenere il transfer da parte di World Rugby), ma a quanto risulta a questo sito sul piede di partenza ci sarebbero anche il prima linea Le Roux e – soprattutto – il seconda/terza linea Andries Van Schalkwyk, entrato in pianta stabile nel giro della nazionale azzurra. Quest’ultimo dovrebbe/potrebbe tornare in patria per vestire la maglia dei Kings.
Sarebbe una perdita moltp pesante per le Zebre e il giocatore ha tra l’altro firmato il rinnovo di contratto a giugno (indiscrezioni fondate arrivate al Grillotalpa vogliono che nei mesi scorsi si era offerto anche al Benetton), con il ct O’Shea che si è personalmente speso per ottenere il suo sì. Ma anche qui l’accordo è stato preso con le “vecchie” Zebre cosa che – assieme a qualche problema di ordine strettamente privato vissuto dal giocatore negli ultimi mesi – dà spazio a qualsiasi scenario. Il suo addio non è certo, intendiamoci, ma è sul tavolo. Fonti autorevoli hanno confermato a questo sito che la sua partenza è molto più di una semplice ipotesi e come dicevamo questo è un grosso problema.
Pesa anche l’addio – quello ormai praticamente sicuro – di Gideon Koegelenberg, giocatore fatto arrivare giovanissimo (aveva 21 anni) con il preciso obiettivo di farlo diventare un eleggibile per la nazionale e con un rinnovo contrattuale firmato lo scorso gennaio, ma il ragazzo ormai si è dato.

Intanto proprio in Sudafrica c’è stato il lancio ufficiale del Pro14, a Cape Town. A rappresentare l’Italia c’era Conor O’Shea, ma a differenza dei nostri partner nel torneo non c’era nessun giocatore delle nostre franchigie, e così nella foto di rito ci sono un irlandese (Garry Ringrose del Leinster), un gallese (Jonathan Davies degli Scarlets) e uno scozzese (Jonny Gray dei Glasgow Warriors), oltre naturalmente ai rappresentanti delle due squadre sudafricane (Lubabalo Mtyanda per i Kings e Torsten van Jaarsveld per i Cheetahs). Però nessun atleta nostro.
Nulla di grave, per carità, ma la comunicazione è importantissima. Il nostro peso già è quello che è, quella foto inviata a decine di giornalisti di tutta Europa e non solo sembra rimarcarlo, soprattutto per chi non ha la possibilità – o la voglia, ma averla non è un ordine del dottore – di verificare se a Cape Town c’era qualcuno in nostra rappresentanza (ovvero il 99,99% degli appassionati).
A proposito di comunicazione: la prossima settimana dovrebbero arrivare le firme sui contratti di giocatori, staff e personale della società con la nuova dirigenza. A oggi ancora non ci sono (non tutte almeno), ma davvero dovrebbe essere solo una questione di tempo. Condizionale d’obbligo, vista un po’ tutta la vicenda…

SA-Launch17
La foto ufficiale del lancio sudafricano del Pro14

Quale e quanta Eccellenza? L’importante è che ci sia un progetto coerente

 

Il rugby discute dell’allargamento del nostro domestic a 12 squadre, ma il vero tema è la prospettiva a medio-lungo termine, che però sembra non esserci: solo tre settimane fa il presidente FIR parlava di un campionato nazionale a 6 squadre, poi si è deciso per un numero di formazioni doppio…

Nello sport la qualità sta nelle cose piccole? A volte. Mi spingo a dire che si potrebbe anche utilizzare la parola “spesso”. Però, alla fine, non esistono regole matematiche certe applicabili a qualsiasi ambito. Le variabili sono troppe, anche all’interno di una stessa disciplina. Quindi rifaccio la domanda: nello sport la qualità sta nelle cose piccole? Dipende.
Venerdì il Consiglio Federale della FIR ha stabilito che nella stagione 2017/2018 per l’Eccellenza (e in Serie A) verranno bloccate le retrocessioni per far sì che dalla stagione successiva il massimo campionato italiano salga da 10 a 12 squadre. Negli ultimi giorni abbiamo letto le tesi più diverse sulla questione e chi ne scriveva portava esempi di sostegno alla sua tesi, esempi concreti e quindi in qualche modo portatori di una loro verità. Validi insomma. Una riprova che non esiste una Verità assoluta.

L’allargamento dell’Eccellenza sarà un bene o un male? Personalmente trovo che non cambierà un granché la situazione attuale, allungherà un po’ un brodo già non molto saporito di suo, ma non provocherà danni eclatanti. Sarebbe stato meglio ridurre il numero delle squadre, probabilmente 8 è il numero ideale, ma anche qui siamo nel campo delle opinabilissime opinioni personali.
Il punto vero della questione però è un altro: quale idea di movimento ha in mente chi gestisce il rugby italiano? Che tipo di struttura? Come organizzare i vari livelli? Come metterli in comunicazione tra loro? Perché avere 6,8, 10 o 12 squadre può essere più o meno proficuo solo se messo in relazione con il resto della piramide.
E il problema è che qui non si capisce bene a quale genere di struttura ambisce la FIR e – nello specifico – il presidente federale Alfredo Gavazzi. Negli anni ha più volte espresso volontà e convinzioni che poi non si sono mai realizzate o che ha dovuto abbandonare lungo la strada (la terza franchigia celtica, l’elefantiaco sistema delle accademie) per motivi economici o per cause di forza maggiore. Altre volte erano solo annunci.

Però la vicenda di questa riforma dell’Eccellenza è un po’ diversa perché solo 20 giorni fa alla presentazione del nuovo sponsor tecnico delle nazionali il presidente federale ha detto che in caso di un futuro senza Pro12 “faremo una Eccellenza a 6 squadre, anche se meno performante”. Era il 3 luglio, non il 2002.
L’impressione è quella di un navigare a vista, senza progetti chiari a medio-lunga scadenza: cosa succederà dopo il 2020, quando l’attuale contratto celtico in essere scadrà? O meglio: che cosa VOGLIAMO fare? A inizio luglio l’ipotetica Eccellenza ideale senza Pro12 e con il ritorno del Benetton Treviso tra i ranghi dei tornei nazionali era di 6 squadre partecipanti, oggi con l’avventura celtica ancora in atto e quindi con i biancoverdi impegnati tra Galles, Irlanda e Scozia le squadre raddoppiano, diventano addirittura 12. Sarò anche prevenuto (ma, a qualcuno sembrerà incredibile, in realtà non lo sono affatto), ma un po’ mi perdo, non capisco come le due cose possano stare assieme. Quantità e qualità per parlarsi devono andare a braccetto e far parte di un progetto comune, oggi l’impressione è che ognuna vada sola per la sua strada.

I 400mila (e passa) colpi che frenano le nuove Zebre. Pardon, non colpi, ma euro

Andrea Dalledonne, il nuovo CEO bianconero è ormai operativo. Questa la teoria, la pratica invece potrebbe essere diversa: a mettersi di traverso sono le “vecchie” Zebre, che chiedono un intervento economico alla FIR per sistemare il loro buco e farsi da parte. Perché dalla loro hanno un’arma potentissima che oggi la franchigia non ha: il tempo

Venerdì a Bologna si è tenuto un Consiglio Federale importante in cui si sono decise formule e gironi dei campionati d’Eccellenza, di Serie A, Serie B e femminile di Serie A (prima volta un torneo a 20 squadre per le ragazze) e in cui si è stabilito che a partire dalla stagione 2018/2019 Eccellenza e Serie A diventeranno rispettivamente a 12 e 30 squadre: nella prossima stagione quindi retrocessioni bloccate per i due tornei.
Questo è quello che ci racconta il comunicato FIR, ma a quanto risulta a questo sito nel parlamentino federale si è discusso di altro: della composizione degli staff tecnici delle nazionali giovanili (compresa quella femminile) e delle accademie, E poi di Zebre. Nel primo caso una comunicazione ufficiale dovrebbe arrivare dopo un nuovo Consiglio che dovrebbe tenersi nella prima decade di agosto mentre la situazione della franchigia è  più chiara rispetto a qualche settimana fa ma ancora frenata. Vediamo perché.

Le “nuove” Zebre esistono, hanno ormai anche un nuovo amministratore delegato che risponde al nome di Andrea Dalledonne, manager sportivo proveniente dalla Mille Miglia e che – a quel che risulta a Il Grillotalpa – da oggi è operativo. Perché allora il comunicato FIR non ne parla affatto? Perché non è ancora chiaro cosa possa o non possa fare, a partire dal mettere le firme sui contratti di giocatori e staff tecnico.
Non sono impazzito: dico che il nuovo CEO c’è, perché allora non può (o non sa se può) firmare i contratti? Il fatto è che accanto alle “nuove” Zebre esistono ancora le “vecchie” Zebre. Il gruppo dei parmigiani per quanto composito e in difficoltà non ha portato i libri in tribunale, la lettera per il concordato in bianco di fine marzo l’ha sempre tenuta in un cassetto e il suo consiglio è tuttora in sella, tanto è vero che il pagamento (in ritardo) della mensilità di maggio è stato effettuato recentemente dalla vecchia società, non da quella nuova. Così come la proroga della copertura assicurativa per i giocatori. Le vecchie Zebre sono ancora vive.

Dove sta il problema? Nelle frizioni tra quella composizione societaria e la FIR, con le vecchie Zebre che chiedono un versamento complessivo tra i 400mila e i 450mila euro (le cifre divergono a seconda delle fonti, ma siamo lì) per sistemare il buco nella cassa e dare il via libera al nuovo club senza mettersi di traverso. Soldi che ritengono di dover avere in maniera legittima. A quanto risulta a questo sito le vecchie Zebre vorrebbero vedersi corrispondere anche i 300mila euro circa che compongono il capitale sociale ma la FIR da questa parte non ci sente proprio, anche per evitare rogne di tipo legale.
Rogne che però sono la vera arma in mano alla vecchia società, pronta a impugnare qualsiasi nuovo contratto siglato da Dalledonne o atto compiuto dalla nuova società e – se necessario – ad andare per vie legali. E’ più che probabile che alla fine le nuove Zebre ne uscirebbero vincitrici, ma a un prezzo salatissimo, con la loro società di fatto bloccata per settimane, più facilmente mesi, dalle carte bollate. E se c’è una cosa che proprio non ha Dalledonne (e la FIR) è il tempo.

Se dovessi scommettere i proverbiali due cent direi che un accordo verrà trovato nel volgere di qualche giorno: sono troppe le pressioni che spingono verso questo tipo di soluzione, dal CONI al board del Pro12, perché le nuove Zebre escano dal limbo in cui si trovano. Resta il fatto che stiamo assistendo a uno spettacolo tanto desolante quanto prevedibile, per come si erano messe le cose negli ultimi mesi. Quale che sia l’opinione di ognuno sulla vicenda questo mi pare uno dei pochi punti fermi.

 

UPDATE ORE 11.31 – Un qualche tipo di accordo è stato trovato, o così sembra… Se funzionerà o meno, se presenterà dei contraccolpi o meno, lo vedremo nel tempo

Il comunicato FIR
La Federazione Italiana Rugby ha preso atto della comunicazione ricevuta dalla Società “Zebre Rugby Srl”, nella quale la scrivente ha manifestato la propria rinuncia a partecipare al Guinness PRO12 2017/18. 

Deliberata la costituzione della “Società Zebre Rugby Club” per garantire la partecipazione di due squadre italiane alla competizione al fine di rispettare gli accordi in essere con il Board di Celtic Rugby, e determinato di nominare amministratore unico della nuova Società il sig. Andrea Dalledonne ed il sig. Diego Rivetti quale Sindaco unico, i vertici di FIR incontreranno nella giornata di oggi lunedì 24 luglio a Parma – unitamente ai nuovi amministratori – i membri dello staff e giocatori della franchigia per avviare i processi operativi di “Zebre Rugby Club” e definire quanto prima i contratti con quadri tecnici, atleti e personale della nuova Società.