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RWC 2019: “Rugby Banzai”, la guida italiana al Mondiale giapponese

Marco Turchetto pubblica un ebook (gratuito) con tutte le cose da sapere sulle 12 città che ospitano il torneo iridato che scatta tra qualche giorno. La prefazione porta una firma di prestigio: la mia. Chi non scarica questo volumetto (ricchissimo di fotografie) è un barlafüs. Qui tutte le info. 

Il Mondiale nipponico sta per partire, ma non nascondiamoci dietro a un dito, voi (noi) del Giappone sapete pochissimo. Sì, d’accordo, tra chi legge queste righe ci sarà qualcuno che è andato da quelle parti con la stessa frequenza con cui i milanesi vanno in Val d’Aosta o in Liguria, ma non è statisticamente rilevante. La verità – come dicevo poc’anzi – è che appunto voi (noi) di quel paese non conoscete praticamente una cippa, come scriveva il poeta. E se pure ci siete stati avete una vaga idea di Tokyo e magari di un altro paio di località, niente di più, e scommetto che se vi chiedessi di Kumagaya o Kamaishi (dove si giocheranno alcune gare) non sapreste da che parte aggrapparvi per proferire una qualsiasi parola.

Però l’uomo è un animale straordinario e una qualche soluzione la trova (quasi) sempre. Per venire incontro alla vostra (nostra) ignoranza l’amico Marco Turchetto ha scritto una guida sulle città che ospitano i Mondiali ovali. Si intitola “Rugby Banzai” che – va detto – non può essere bella come quella che lo stesso autore pubblicò quattro anni or sono con il sottoscritto per la RWC 2015 ( proposito, potete sempre comprarla eh, su, fate uno sforzo), però è comunque agile e molto ben fatta. No, dai, è proprio bella (anche se quella inglese…), anche perché il sottoscritto ha firmato la prefazione. Ma non solo per quello. Ci sono delle foto belle e – al di là degli scherzi – Marco in questi ultimi 3 anni è andato spesso da quelle parti e ormai conosce piuttosto bene quel lontano paese. Oltre ad essere perdutamente innamorato del rugby. Lo so, è una vita davvero difficile quella del Turchetto. Già.

Vi propongo ora il comunicato che accompagna la guida con tutte le info per averla. Oh, ragazzi, è GRATUITA, basta scaricarla. Fate andare quelle dita e condividete a più non posso. Banzaiiiiiii!!!!!!

Marco Turchetto, giornalista con l’hobby della fotografia e la passione della pallaovale, ha trascorso 4 mesi in Giappone per visitare le 12 città che ospitano le partite dei mondiali di rugby che prendono il via venerdì 20 settembre 2019 nella terra del Sol Levante. Un viaggio che accompagna le amiche e gli amici del Sol Levante lungo tutto l’arcipelago nipponico, dal caldo Kyushu al gelido Hokkaido. 

In questo ebook gratuito e auto prodotto, con prefazione di Paolo Wilhelm, realizzato con il patrocinio della Federazione Italiana Rugby e con il contributo di JNTO Ente Nazionale del Turismo Giapponese e di Kawasaki Robotics, Marco Turchetto racconta e illustra con le sue fotografie le 12 città con un occhio particolare alle possibili escursioni che da esse è possibile effettuare. Un libro per chi viaggia e per chi ama il rugby, un libro che da oggi è scaricabile gratuitamente dal sito rugbytoitaly.com o direttamente a questo link 

RUGBY BANZAI
ISBN 979-12-200-5301-3
formato pdf, pagg. 109

Riconoscere il problema è il primo passo per poterlo superare. Ma non nel rugby italiano

Lo sapevate che nella classifica dei giocatori che hanno perso più test-match 9 su 10 hanno vestito la maglia azzurra nell’ultimo ventennio? E si tratta di atleti di assoluto livello, gente che ha sempre dato tutto. Vuol dire che qualcosa non funziona (eufemismo) a livello strutturale, però sembra che il problema siano quelli “che non vedono mai le cose positive”…

Uno dei (tanti) mantra che si scrivono/leggono/sentono nel non popolatissimo mondo del rugby italiano è quello che dice “basta con i commenti negativi”. Oppure: “perché sottolineare sempre le cose che non vanno e mai invece quelle positive?”.
Ecco, io mi sarei un po’ stufato. Un po’ perché non è vero che le cose positive non vengono messe in risalto, ma il problema (forse eh) è che sono meno – molte meno – di quelle negative. E no, non lo dice questo blog, lo dicono i numeri. E no, i numeri non lo dicono da un mese o due, o da un anno o due. Lo dicono da circa 20 anni. Che mi sembra un lasso di tempo abbastanza lungo per dare una colorazione all’andazzo del nostro movimento.

Quindi no, non sono io che meno sfiga o faccio l’uccellaccio del malaugurio, credo anzi di potermi definire un realista, senza tema di essere smentito. Perché non posso – o meglio: non voglio più – accontentarmi più del miglioramento in un aspetto del gioco quando per una sorta di vaso comunicante si peggiora al contempo da un’altra parte. Non voglio più accontentarmi di vittorie-exploit (rarissime, peraltro) che lasciano il tempo che trovano. Sorvolando sul fatto che poi nel 90% dei casi poi si perde. Che alla fine la domanda vera non è se io non mi sono stancato di scrivere sempre le stesse cose, ma se voi non vi siete stancati di leggerle.

Volete una fotografia degli ultimi 20 anni? Prendete Sergio Parisse, Martin Castrogiovanni, Marco Bortolami. E poi Ghiraldini, Zanni, Mauro Bergamasco, Andrea Masi e Andrea Lo Cicero. Sono praticamente il meglio che ha prodotto il nostro rugby nelle ultime due decadi, un fuoriclasse assoluto e tanti campioni veri, gente che sul campo e fuori ha messo cuore, intelligenza e grinta. Giocatori che hanno dato tutto quello che potevano, che non si sono mai tirati indietro, un esempio per chiunque corra su un prato con le grandi H. In alcuni casi per qualche stagione sono stati i migliori al mondo (o quasi) nel loro ruolo e hanno fatto grandi anche le squadre con cui giocavano, perfino nei super-competitivi campionati inglesi e francesi. Atleti e uomini che hanno inevitabilmente avuto anche dei passaggi a vuoto perché la vita alla fine è quella cosa lì. Gente a cui non si può davvero rimproverare nulla e che merita solo di essere applaudita.

Bene, sapete cosa altro hanno in comune? Che se viene stilata la classifica dei giocatori della Tier 1 che hanno perso più partite con la maglia della nazionale i loro nomi ci sono tutti, perché gli atleti azzurri occupano ben nove posizioni su dieci. Metteteci dentro tutte le partite che volete tra Sei Nazioni, Test-match e Mondiali. Venti anni, o quasi di questo sport. Colpa loro? Beh, qualcosa l’hanno di sicuro sbagliata, come tutti, ma se il gotha del nostro rugby sta tutto lì dentro forse la questione è un po’ più profonda e strutturale. La malattia non sono Parisse, Castro e compagni, anzi. Le loro tantissime sconfitte sul campo sono il sintomo di qualcosa su cui non potevano avere il controllo.
La classifica l’ha pubblicata il Daily Telegraph un paio di settimane fa a corredo di una intervista a Sergio Parisse, prima della sfida contro l’Inghilterra in quel di Twickenham. Il dato del capitano e di Ghiraldini va ahimè quindi aumentato di un paio di ko.

Se campioni di tal fatta sono lì tutti assieme forse il vero problema è continuare a raccontarsi che stiamo comunque crescendo. Forse, s’intende.
Intanto beccatevi la classifica e come si dice da quelle parti: no caption needed.

New Zealand 2011: 864mila biglietti già venduti

Dalla pagina web sul rugby del sito di Radio R101

Più che la crisi a fare paura è la collocazione geografica. Perché la Nuova Zelanda non solo è lontana, è pure parecchio scomoda. Finora però le cose stanno andando piuttosto bene e dalla vendita dei biglietti arrivano ottime notizie. Intendiamoci: scordiamoci Francia 2007, a detta di moltissimi in assoluto il Mondiale meglio organizzato di sempre, capace di far entrare nelle casse di IRB e comitato organizzatore oltre 3 euro per ogni singolo euro investito. Però in molti si aspettavano un bagno di sangue, che probabilmente non ci sarà. Bene così.
Finora, a nove mesi circa dal Mondiale, sono stati veduti 864mila biglietti, un decimo dei quali venduti al di fuori dei confini neozelandesi. L’obiettivo finale è di circa un milione e mezzo di tagliandi venduti, e ora sembra più vicino. Nei prossimi mesi infatti a “svegliarsi” sarà soprattutto l’Europa.

Affaire francese per Wilko

La federazione inglese qualche settimana fa ha fatto sapere che i giocatori inglesi che aspirano ad una convocazione per i mondiali 2015 dovranno giocare in Premiership. Ma il numero 10 inglese ha fatto sapere che vuole rimanere in Francia. Da Right Rugby:

Della questione avevamo intuito già qualcosa: non occorreva essere veggenti, ma giusto seguire quel vecchio adagio per cui “follow the money”. Jonny Wilkinson ha espresso il desiderio di rimanere in Francia con il Tolone, stando alle dichiarazioni del coach del club transalpino Philippe Saint-Andre. E il rumor è arrivato dopo che la Rugby Football Union ha messo in chiaro che per la Coppa del Mondo 2011 verranno selezionati solo i giocatori che militano nelle società inglesi. Il contratto di Wilko con il Tolone scade in estate, a quel punto l’apertura sarebbe free agent e comunque convocabile, dal momento che non avrebbe legami con parti straniere. Tutto al condizionale, ovviamente, perché se le parole di Saint-Andre trovassero conferma ufficiale, Martin Johnson non dovrebbe opzionare il numero 10.
Rimangono sempre le famose “circostanze eccezionali” del caso, ma nel frattempo registriamo le parole del diretto interessato che ha detto di voler “voler fare bene e un anno e mezzo fa ho fatto una scelta (Tolone) per continuare in questo senso“. “Sono contento dove sto“, ha aggiunto e allora la storia appare fin troppo chiara.
D’altronde, coach Johnson si è portato avanti da quando è allenatore dell’Inghilterra, facendo giocare altra gente nel ruolo di Wilkinson – che prima scelta non è – come nel caso di Tobey Flood del Leicester Tigers, che nel proprio club manco è schierato ad apertura, quanto piuttosto a primo centro. In compenso sempre Wilkinson sarà con tutta probabilità nel gruppo del prossimo Six Nations, infortuni permettendo.
D’altra parte, l’inglese ha dato molto alla nazionale: ok il drop che è valso il Mondiale 2003 prima di fare i conti con i troppi guai fisici, ma c’è anche la prestazione al torneo di quattro anni dopo in Francia quando, tornando a disposizione del mister Brian Ashton, ha permesso all’Inghilterra di volare in finale contro il Sud Africa, dopo averle prese di santa ragione dagli stessi Springboks nella fase a gironi. A questo punto potrebbe benissimo scegliere di godersi il resto della carriera solo a livello di club e nel frattempo tenere casa sotto il caldo sole del sud della Francia. Non gli mancheranno di certo il freddo e la pioggia di Newcastle.