“Io sono il numero zero”: quando l’azzurro non nasce e/o non si forma in Italia

Una statistica dice che il 29,7% dei convocati di Conor O’Shea dell’ultimo novembre è “straniero”. Un dato che in realtà andrebbe letto meglio, rivisto e corretto al ribasso, ma che può servire da spunto di riflessione.
(Perdonatemi, ma la citazione dei Sangue Misto era lì che mi prudeva sulle dita…)

Lo scorso settembre R1823 ha pubblicato una lettera aperta del presidente federale Alfredo Gavazzi. Il numero uno del nostro rugby rispondeva ad alcune critiche alla sua gestione mosse dal blog di Duccio Fumero. Tra le varie dichiarazioni c’è questa: “dal primo giorno in cui mi sono insediato ho sempre detto che la mia visione del rugby italiano partiva dal presupposto che fosse necessario sostituire un vivaio occulto che avevamo in Argentina e che, per riuscire in tale risultato e dare continuità di risultati, fosse in primis necessario lavorare e ottenere risultati nel settore giovanile”.
Detta in stampatello: più giocatori italiani o di formazione italiana. E’ così? Beh, insomma… Rimanendo al XV tipo di questi ultimi test-match novembrini di cui ho scritto un paio di giorni fa di “non italiani” (per nascita e – soprattutto – formazione) ci sono Dean Budd, Sebastian Negri, Jake Polledri, Abraham Steyn e Jayden Hayward. Cinque su quindici: se la matematica non è una opinione vuol dire un terzo. A me sembrano tantissimi ma è una opinione, per carità…

Qualche settimana fa girovagando nell’oval web ho trovato questo:

La grafica è stata rilanciata dalla pagina facebook di SA Rugby Mag ma a pubblicarla è stato il canale youtube Two Cents Rugby, gestito da un appassionato di palla ovale. Certo, non stiamo parlando di Planet Rugby e sono l’ultimo a voler dare un valore scientifico a questi numeri, ma a una primo e veloce check le dimensioni del fenomeno non sono poi lontanissime da quelle prospettate nella foto, pur con tutti i limiti del caso. Ah, giusto: le percentuali riguardano i convocati dei gruppi allargati per i test-match autunnali, quelli formati da 35-38 giocatori.
In coda pubblico anche un video in cui vengono enunciati anche i criteri utilizzati per definire gli “stranieri”, visto che la materia è molto scivolosa.

Al netto delle inevitabili tare a me pare comunque un ottimo spunto di riflessione: si passa dallo 0% di Argentina e Sudafrica (divertenti alcuni commenti in merito pubblicati sotto il post di SA Rugby Mag: c’è chi sostiene che è così perché “nessuno vuole emigrare in quei due paesi” oppure quello che scherzosamente si chiede se “i bianchi sudafricani devono essere considerati immigrati”. Si fa per ridere eh) al 46,3% della Scozia.
Numeri che vanno presi con le pinze e poi vanno comunque interpretati e riletti attraverso la filigrana del dato relativo alle popolazioni in cui vanno ad integrarsi (la Scozia – ad esempio – ha solo 5 milioni di circa di abitanti), alla profondità e alle dimensioni di ogni singolo movimento, alla sua capacità di produrre giocatori.E sono solo alcuni aspetti. Last but not least conta, o dovrebbe contare, anche la qualità di ogni singolo atleta.
Carne al fuoco ce n’è parecchia: io vi butto lì una semplice (si fa per dire…) domanda, ovvero come va interpretato il nostro dato anche alla luce degli investimenti fatti negli ultimi 20 anni.
Buon divertimento.

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19 risposte a "“Io sono il numero zero”: quando l’azzurro non nasce e/o non si forma in Italia"

  1. Alberto

    Le cose dovrebbero migliorare (vedi annate italiane dal 96 al 2000), anche se c’e’ molto da migliorare (meccanismo dei permit e rapporti franchigie/top12)

  2. arali

    Il confronto coi dati degli altri ridimensiona un po’ la questione, siamo in linea con nazioni ben più forti ed importanti di noi. Semmai allora il problema da porsi è la qualità degli equiparati, i pochi soldi che girano nel nostro rugby evidentemente non lo rendono attraente per giocatori di alto livello, con tutto il rispetto per quelli che ci sono e che tirano la carretta pure loro, ovviamente.
    Sinceramente dopo avere visto il riscaldamento degli All Blacks contro di noi di sabato scorso, sento il bisogno di una pausa

  3. Poros

    Anche la Georgia mi pare abbia solo giocatori nativi. Sarà per lo stesso motivo dell’Argentina e del SA?
    Al di là delle battute, perché non prendere atleti per coprire ruoli in cui siamo in evidente difficoltà di reclutamento, di formazione, come i n. 4 e 5? Mi viene il dubbio che ci sia anche una questione di mentalità.

    1. Io infatti rimpiango Koegelenberg 😀
      Servirebbe come il pane. Invece ha vinto la Currie Cup.
      Però anche nei 3/4 l’Italia non produce abbastanza talenti.
      Basti pensare che Brex, Riera, Paz, Panceyra-Garrido sono tutti centri di cui l’Argentina non ha bisogno ma da noi sarebbero in nazionale, o almeno i primi due.

    2. tony

      @poros soldi, il sudafrica avendo già una base ampia per migliorare dovrebbe prendere solo dei super fuoriclasse, che preferiscono nazioni che remunerano di più tipo inghilterra e Francia, o per vicinanza Australia e Nuova Zelanda. L’Argentina non è attrattiva a livello remunerativo men che meno la Georgia, invece lo sono di più Scozia e Giappone.Tu credi che se avessero trovato sbocco in Inghilterra,Sud Africa o Nuova Zelanda i vari Polledri,Negri,Steyn.Meyer,Allan,Haiwward, Budd sarebbero venuti in Italia…… dubito.

    1. superignazzio

      Pichot ha semplicemente ripreso quello che era la statistica finale, in maniera molto politica e senza analizzare il trascorso dei singoli casi, il link del video è questo:

      Che poi è quello indicato da Paolo

  4. Giovanni

    Alcuni hanno equiparato per mettere la ciliegina sulla torta di squadre già competitive (pensiamo all’Inghilterra coi fratelli Vunipola), altri vi rinunciano a priori (i Jaguares completamente indigeni), altri non possono semplicemente farne a meno. La Scozia ha avuto in questi 15 anni problemi di reclutamento e formazione simili ai nostri e, in queste ultime stagioni, ha fatto largo ad oriundi, equiparati e quant’altro. Però ha anche investito massicciamente i soldi ricevuti per la sponsorizzazione di Murrayfield sulla base: quanto investe annualmente la FIR sulla base? Sui club, sulla propaganda e reclutamento nelle scuole, sulla formazione di nuovi tecnici giovani, desiderosi di sperimentare nuove teorie di gioco e d’allenamento? La questione passa da lì: se equiparare-naturalizzare è un modo per guadagnare tempo in attesa di raccogliere, in tempi ragionevoli, i frutti degli investimenti che si stanno facendo, allora ben vengano, se viceversa è solo un modo per mettere una pezza a colori nell’immediato e rimandare sine die il problema, allora stiamo solo ingannando noi stessi e rischiamo di pagarne un prezzo perfino maggiore di quello che stiamo già ora scontando. Anche perchè, terminato il “vivaio occulto argentino”, rischia quanto meno di ridursi anche quello degli equiparati, col passaggio da 3 a 5 anni. C’è anche da tener presente che, per campionati ricchi come quelli inglese e francese, è più semplice attrarre “equiparabili” di qualità.

  5. Mancano anche gli USA che dovrebbero avere una percentuale, ad occhio, simile alla Scozia o al Giappone.
    USA, Giappone e Scozia, tre movimenti cresciuti tantissimo. Non è un caso.
    Mettiamoci anche la Germania: migliorati circa dal 35° al 25° posto nel ranking grazie agli stranieri pagati da Hans Peter Wild.
    Ecco, diciamo che gli stranieri aiutano.
    Poi diciamo che per il momento le 2 annate U20 coi migliori risultati non hanno ancora prodotto giocatori per la nazionale nei ruoli dei 3/4, dove in prospettiva c’è per adesso solo Rizzi.
    Quando la U20 produrrà regolarmente 3/4 pronti quasi subito per il Pro14 e presto al livello dei 3/4 Tier 1, allora si potrà diminuire il numero degli stranieri.
    Ma non succederà, penso: un confronto tra la gestualità dei passaggi e della velocità tra giocatori italiani e del Giappone mostra quanta poca dimestichezza hanno col pallone i nostri rispetto a loro, e non saprei come cambiare questo fatto se non importando un allenatore neozelandese per ogni giovanile in Italia. E rimane sempre un gap atletico dovuto al fatto che il rugby in Italia è la 4a scelta a cui arrivano bambini non bravi a calcio o basket; bambini che a scuola non fanno praticamente sport.
    Insomma, è difficile formare giocatori in Italia.
    La FIR ha la colpa di non aiutare abbastanza i club (con manuali, video, corsi e insegnanti) a migliorare la qualità degli allenatori u6 – u8 – u10 – u12.

    1. LiukMarc

      Esatto xne, da noi di quelle giovanili spunta fuori qualcuno ogni tanto, ma ci mancano i “blocchi” di giovani che possono effettivamente garantire un buon numero di ricambi. D’altronde non è in Top12 che impareranno il livello, e l’importanza di iniziare prima, con tecnici preparati e che insegnino a usare le skills di base sembra una cosa lasciata più al caso e iniziativa dei singoli club che altro.
      Ma ti ricordo che il nostro presidente era anche quello degli “italiani allenino le franchigie italiane”, poi vediamo com’è andata a finire.

    2. Nuvole!

      Peró se guardi la gestualitá e la fluiditá di certe ragazze della nazionale azzurra vedi che sono piú che competitive a livello Europeo, eppure i problemi che elenchi (educazione fisica nelle scuole, FIR che non investe abbastanza sulla base, ragazze Italiane che arrivano al rugby come n-esima scelta dopo altri sport piú popolari, eccetera) dovrebbero valere anche per loro, no?

  6. LiukMarc

    Due cose (lasciando stare i valori proposti, che al di là della popolazione fanno davvero pensare e mi intristiscono parecchio)
    1. Consideriamo sempre anche chi equipari. Equiparare (lasciamo fare chi lo fa) un Brad Shields o un Blade Thompson, uno Sean Maitland o un Mafi da un certo contributo alla tua rosa, diciamo che non sempre noi abbiamo seguito questa strada;
    2. Mi piace pensare che i vari Lamaro, Bianchi, Cannone, Riccioni, magari Zanon, D’Onofrio e altri giovani che tanto bene hanno fatto con la U20 negli ultimi anni saranno considerati post RWC come i nuovi innesti della nazionale (sulla base degli attuali Allan e Campagnaro, Ferrari e Bellini), poi però quando vedi che
    a) In Pro14 giocano molto poco (salvo un paio di eccezioni)
    b) In nazionale preferiscono equiparare il Tuivaiti di turno invece di provare un ragazzo che ha dimostrato di potersela giocare
    Mi cascano un po’ le braccia

    1. Io non vedo niente di male nella chiamata in nazionale di Jimmy Tuivaiti. Sta giocando bene in Pro14 e ha giocato bene per 3 anni in Eccellenza. È un buon ball carrier e ha mani non male. Lamaro, Bianchi, Licata, Mbandà e anche Pettinelli in nazionale ci giocheranno o torneranno presto. Improbabile che Tuivaiti vada al mondiale, ma ha caratteristiche diverse da altre terze linee italiane.
      Per quanto riguarda futuri nuovi nazionali purtroppo le due franchigie hanno preso pochissimi giovani questa stagione, soprattutto pochi 3/4. Rizzi e Zanon sulla buona strada, Bronzini invece prestato a Viadana perché ha ancora da migliorare. Altri 3/4 giovani veramente promettenti ce ne sono pochi, ma un altro paio di ragazzi su cui puntare subito, senza fretta ma senza aspettare che magicamente migliorino in un campionato di basso livello, ci sarebbero stati. Biondelli, Cioffi, Panunzi, forse Coppo, forse Casilio. Spero vengano aiutati a migliorare, e non lasciati solo in Top12 dove non possono migliorare oltre un certo livello.

  7. fracassosandonà

    ci sono anche gli italiani di formazione straniera…
    Tommy Allan ha fatto l’U8 forse al Petrarca, dopo di che ha vissuto tra SAF e SCO, giocando in U20 con i cardi…
    Tiziano Pasquali se n’è andato in inghilterra a spese sue a 16anni, se ben ricordo, a disposizione delle giovanili dei tigers…
    come lo chiami uno che si è fatto dall’U18 all’U23 in ING?
    Trascuro Negri e Polledri che l’italiano manco lo parlano…

    1. Nuvole!

      Chistolini ha fatto piú o meno il contrario, facendo (su per giú) dalla U18 alla U23 al Petrarca, passando anche dalla seconda squadra per arrivare allo scudetto insperato… la vita é piena di sorprese…

  8. Francesco Ricci

    Niente in contrario di principio alle equiparazioni, ma l’utile non deve essere nullo e non devono “uccidere” i talenti più o meno talentuosi nostrani, altrimenti sarebbe meglio mettere sotto contratto 40 giovanotti della mitre 10, perlomeno dopo tre(cinque?) anni ci si diverte a vederli in nazionale…:-)

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