Arbitri e Sei Nazioni 2019, per l’Italia è Anno Zero. Ancora una volta.

Non ci sarà nemmeno un nostro fischietto al torneo che scatta a febbraio. Né per dirigere partite (e non è mai successo), né per fare da assistente o da TMO. Nessuno. Come un anno fa.

“Ci sono 5 inglesi, 5 neozelandesi, 4 francesi, 3 irlandesi, 3 australiani, 3 sudafricani e un gallese. No, l’italiano non c’è (nemmeno lo scozzese, a dirla tutta). Non è una barzelletta ma sono gli arbitri che con diversi ruoli – direttore di gara, assistenti e TMO – dirigeranno le 15 partite del Sei Nazioni 2018 che scatta a inizio febbraio. Tutti designati da World Rugby.
Numeri e “ingombri” che riflettono in buona parte anche l’influenza politica che le varie federazioni hanno, negarlo non servirebbe un granché. L’Italia da quando è entrata nel Sei Nazioni non ha mai avuto un suo arbitro chiamato a dirigere un match del torneo più importante”.

Il 15 dicembre del 2017, praticamente un anno fa spaccato, ho pubblicato su questo blog un articolo in cui scrivevo queste cose. Negli ultimi 12 mesi è cambiato qualcosa? No. Purtroppo. Pochi giorni fa World Rugby ha annunciato le designazioni arbitrali per il Guinness Sei Nazioni 2019, al via il prossimo 2 febbraio. Anche questa volta non ci sarà nessun arbitro italiano. A dirla tutta qualcosa di diverso c’è e cioè che il parco dei fischietti (arbitri, assistenti e TMO) quest’anno sale di tre elementi – da 24 a 27 – così suddivisi: 7 inglesi, 5 neozelandesi, altrettanti francesi, due irlandesi, un argentino, un gallese, 2 australiani, altrettanti sudafricani e un giapponese. Italia e Scozia zero.
Cresce il numero dei direttori di gara, variano i pesi all’interno del gruppo ma noi ne siamo sempre fuori, e il fatto di non essere da soli non deve consolarci nemmeno un po’.

Un trend che ormai è chiaro: perché lo “zero” del Sei Nazioni 2018 era stato bissato nei test-match dello scorso giugno e nel Rugby Championship. Nell’ultima finestra internazionale si era vista una luce in fondo al tunnel, con Marius Mitrea che è stato chiamato a fare da assistente di linea in Inghilterra-Nuova Zelanda, Irlanda-All Blacks e Irlanda-USA, Stefano Penne come TMO in Spagna-Namibia e Andrea Piardi assistente in Romania-Uruguay. Però il Sei Nazioni 2019 ci riporta a terra e ci dice che almeno al momento l’eccezione sono stati i test-match autunnali.
Poco da aggiungere, quindi ripropongo la conclusione dell’articolo di un anno fa:

“…pesa la carta di identità? Possibile, Marius non è più giovanissimo (a febbraio spegnerà 36 candeline). Come dicevamo all’inizio c’entra anche la politica: l’Italia non ha certo lo stesso peso di Inghilterra, Francia, Inghilterra, Nuova Zelanda, Australia o Sudafrica e dopo la RWC del 2015 è iniziata anche nel settore arbitrale una operazione di svecchiamento. Che le federazioni più forti sgomitino e facciano la voce grossa è normale. Voglio dire, se la FIR fosse in quel mazzo la farebbe pure lei… (…)
Una situazione, quella di Mitrea, che mette in evidenza un’altra grande carenza del nostro movimento, quella cioè della “produzione” di arbitri (oltre che di giocatori e dirigenti). Perché se alle spalle di Mitrea non siamo stati in grado di farne crescere altri non è certo responsabilità da addossare a inglesi o neozelandesi, bravi a difendere e a imporre i loro fischietti, ma bisognerebbe essere onesti e dire che loro possono metterne sul tavolo, noi invece no. Di arbitri intendo.

Il fatto è che fischietti di alto livello non ne abbiamo, Mitrea e Maria Beatrice Benvenuti (lei ancora giovanissima) a oggi sono due exploit, magari bellissimi ma isolati”.

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15 risposte a "Arbitri e Sei Nazioni 2019, per l’Italia è Anno Zero. Ancora una volta."

  1. LiukMarc

    Annosa questione, che comunque riguarda più il peso politico della nostra federazione che la reale qualità dei fischietti (per quanto sia d’accordo che dopo Mitrea ci sia appunto Piardi, poi il nulla, in campo maschile almeno). Se non ricordo male lo stesso Mitrea disse che se fosse passato sotto la IRFU (come gli fu proposto) avrebbe avuto altra carriera.
    Basti pensare poi che a Mitrea fu dato un TM pre RWC (quell’Inghilterra-Galles a Twickenham), e fece anche bene, poi però il nulla, mentre i nomi che circolano costantemente non si può certo dire regalino prestazioni memorabili (ricordate Italia-Australia?). Di Nigel Owens e Jerome Garces non ce ne sono tanti in giro, ma non sembra essere questo il discrimine per arbitrare a livello internazionale.

  2. Mamo

    In tanti si riempiono la bocca sul falso assunto che anche il pubblico debba “rispettare” gli arbitri (evidentemente non sono mai andati al campo), giustamente si pretende con rigore che i giocatori in campo non discutano (salvo il capitano) le decisioni del direttore di gara e questa è la vera caratteristica che ci differenzia dagli altri sport: rispetto.
    Quel rispetto che sembra essere sconosciuto in f.i.r. visto che gli arbitri del massimo campionato (e quelli di A e via via giù) han dovuto aspettare mesi e mesi prima che gli venissero accreditati remunerazione/rimborsi spese della stagione scorsa.
    Non dico nulla sugli investimenti perché sarebbe come parlare di una zampillante fontana nel bel mezzo di un aridissimo deserto: un miraggio.
    Ma di cosa stiamo parlando ?

  3. fracassosandonà

    La soluzione c’è ed è quella di prendere nostri giocatori cappati ma con infortuni che ne limitano l’impiego in campo e la carriera e si avviano ad una rapidissima carriera arbitrale. D.apice ad esempio. Quest’anno serie A, l’anno prossimo eccellenza e poi si vede dove può arrivare. C’è un arbitro internazionale australiano che 4 o 5 anni fa giocava in top14.

    1. LiukMarc

      Esatto, Nic Berry fino al 2013 giocava (ha chiuso la carriera con gli Wasps). Ci ha anche arbitrato se non ricordo male, in Giappone. Be ma diversi arbitri hanno giocato, anche Mitrea se non sbaglio lo ha fatto (certo, a livelli amatoriali), e anche il nostro caro Lacey, da quest’anno in pensione, ex Munster e Irlanda Seven

    2. Ginger

      Mi spiace ma questa non è la soluzione. Sia chiaro, può anche essere (ma non è detto) che un buon giocatore diventi un buon arbitro ma è molto meglio lavorare su ragazzi giovani che dopo le giovanili decidano di dedicarsi alla carriera arbitrale. Da noi un paio d’anni fa c’è stato il caso di un cero Erasmus che provarono a buttarlo dentro a dirigere partite in serie B o anche A ma alla fine mi sembra che non funzionò. D’altra parte oggi a 25-26 anni devi già essere pronto per dirigere gare di un cero livello perché è questo che richiede il sistema internazionale.

  4. gian

    come dice @liukmarc, in giro non vedo di questi fenomeni paranormali, ad arbitrare, certo è che pensare di buttare un arbitro abituato al top12 ad arbitrare galles-irlanda, fa un po’ ridere, nel senso che i ritmi e le “furbate” sono talmente elevati e raffinati, che probabilmente uscirebbe in lacrime, più che altro è scandaloso che nessuno dei nostri venga testato in pro14 o in coppa, magari in partite non di cartello, così da abituarsi al ritmo superiore, ma fino a quando nel panel di queste competizioni non ci saranno almeno 3 o 4 italici, difficilmente li vedremo in altri palcoscenici

  5. Ginger

    Sono parzialmente d’accordo con Paolo sui concetti espressi nell’articolo. In particolare non condivido il fatto che non ci sia “produzione ” di nuove leve. Sono più propenso a dire che non abbiamo strumenti e ambiti di valorizzazione e crescita dei giovani che in questi ultimissimi anni si sono affacciati sui principali palcoscenici. Già da questa stagione è stato formato un gruppo ristretto di arbitri per il top12 fra i quali figurano dei ragazzi poco più che ventenni i quali si alternano sui campi di serie A e top12 con funzioni di arbitro o assistente e fin qui mi sembra una bella cosa ma la vera questione da affrontare è cosa fare perché essi continuino a migliorare? Che strumenti e che tecniche di tutorship si usano per correggerli ? Quale metodo di confronto si usa per favorire la discussione è le analisi critiche sulle loro prestazioni? Ecco io credo che non ci si debba preoccupare solo delle designazioni fatte dal board internazionale ma di cosa la federazione attraverso o suoi organi preposti fa per i suoi associati arbitri e su questo riflettere se le persone che oggi seguono lo sviluppo degli arbitri e che devono poi sostenerli e proporli nelle stanze dove si prendono le decisioni sono effettivamente all’altezza di tale compito. Infine non si dimentichi mai la questione professionismo. Anche in questo campo siamo indietro rispetto agli altri infatti tutti gli arbitri designati sono sotto contratto con le loro federazioni mentre da noi nemmeno Mitrea lo è, e anche questo se permettete conta parecchio.

    1. Mamo

      Cosa si potrebbe fare ?
      Ad esempio accordarsi con una federazione d’esperienza e far fare ai nostri un tirocino sul campo.
      Ci vorrebbero danari, lo so, e quelli non ci sono o meglio sono spesi altrove.

  6. Vittorio Pesce

    banalizzando: poniamo per ipotesi che un giocatore possa scegliere di giocare per una altra Nazionale… quanti giocatori italiani potrebbero avere chances di indossare una maglia da titolare in uno qualsiasi dei 10 top team del ranking?
    Ne consegue che e’ difficile che un movimento come il nostro attuale possa produrre atleti, arbitri, dirigenti, di livello mondiale
    Se le foglie dell’ albero sono avizzite e fragili, i frutti non possono essere che di scarsa qualita’

    mia personale e umile opinione

    Vittorio Pesce

  7. Riccardo P.

    Vittorio quello che dici è vero solo in parte, l’esempio del calcio (di nuovo c’è da imparare dal vituperato calcio) è lì a dimostrarlo. Gli arbitri della prima coppa europea (Champions League) che non provengono dalle federazioni dove si disputano i campionati più ricchi e tecnicamente più probanti (Spagna, Germania, GB, Italia e anche Francia, to’!) sono parecchi e arbitrano regolarmente anche gare di cartello, ad esempio Hategan è rumeno, Cakir, forse attualmente il migliore, è turco, Mazik è serbo, Kassai, ottimo, è ungherese e potrei continuare. All’inizio li si testa in gare dal minore peso tecnico (magari una gara di girone con risultato non decisivo) e li si fa crescere. Non tutto va sempre per il meglio, alcuni ce la fanno altri si perdono per strada ma il metodo funziona. Numericamente gli arbitri delle federazioni più importanti sono di più, ma il principio che tutte possono essere comunque rappresentate e non per un contentino è chiaro e condiviso. Il rugby, in questo, è decisamente conservatore (dello status quo del potere) e finché non cambierà questo decisivo aspetto, l’utopia di diffondere globalmente questo sport (peraltro magnifico) resterà un’utopia.

    1. Vittorio Pesce

      Riccardo, a mio parere il paragone con il baeon non quaglia. E per un semplice e banale motivo; il rugby, anche oggi nell’ era del professionismo e’ uno sport di Tradizione.
      E’ radicato. in aree geografiche, precise, non e’ un brand planetario come la palla tonda.e sicuramente, come affermi, e’ un mondo molto conservatore il nostro
      Intendo dire che se Nygel Owens fosse nato a Lecce, probabilmente oggi non sarebbe uno tra i migliori fischietti del mondo ovale
      il di cui sopra sempre a mio modestissimo parere 😉

  8. Riccardo P.

    Sì, su questo sono d’accordo, ma l’obiettivo dichiarato (più volte) di WR è allargare quanto più possibile la platea delle Nazioni dove si pratica un rugby di livello almeno accettabile e se non dai spazio nemmeno agli arbitri a mio parere l’obiettivo diventa irraggiungibile. Voglio dire, è più facile (o meno difficile, se vuoi) far crescere uno o due elementi (arbitri) che qualche centinaio di giocatori, ma se c’è qualcuno che fa da apripista, magari non succede comunque nulla, ma ti dai una possibilità di creare interesse e di far sì che il rugby possa crescere. Ma mi viene il dubbio che non si voglia conseguire alcun obiettivo del genere, almeno nell’Union.

    Ho idea che se Owens fosse nato a Lecce non avrebbe fatto l’arbitro di Rugby, ma in compenso avrebbe già diretto un paio di finali della Champions League… 🙂

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