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Italia, il nuovo ct-salvatore arriva dal Galles: Rob Howley alla guida degli azzurri

La stampa ne è sicura, la federazione non smentisce. Ma pensare che a toglierci le castagne dal fuoco possa essere un (qualsiasi) tecnico vuol dire proseguire sulla stessa strada degli ultimi 20 anni

Dunque il nuovo uomo dei miracoli sarà Rob Howley, o così sembrerebbe: alcuni quotidiani lo hanno scritto ieri mattina, i siti web hanno rilanciato e alcuni di loro – anche molto vicini alla cose federali – lo hanno scritto dando il tutto già per fatto, con il solo dubbio del quando il tecnico gallese dovrebbe andare a sedersi sulla panchina azzurra (Conor O’Shea ha un contratto fino al prossimo giugno). La FIR tace: in ambiti comunicativi c’è chi sostiene che smentire una notizia è dare due volte risalto alla cosa. Opinione rispettabilissima e non priva di fondamento. Registro solo che solo qualche mese fa la nostra federazione smentì seccamente nel giro di qualche ora i rumors che volevano Franco Smith in arrivo nello staff azzurro. Sappiamo tutti come è finita. Se Roma tace vuol dire che non c’è solo fumo…

La notizia è che il vice di Warren Gatland sarà il nuovo ct della nazionale italiana. Bene. Cioè, male. Cioè, boh. Il treno dei desideri e dei sogni sembra ormai ripartito, con puntualità svizzera, ovvero alla vigilia di un appuntamento Mondiale. E distrae le masse ovali.
I risultati del campo certo non aiutano Conor O’Shea, e tre edizioni del Sei Nazioni senza nemmeno una vittoria sono un macigno che l’exploit con il Sudafrica non può nascondere nemmeno un po’. Il destino dell’irlandese non è ancora noto: lascerà la panchina per un incarico simile a quello che aveva agli Harlequins? Non sarebbe male, quello è il suo lavoro vero, ma in FIR qualcuno c’è già qualcuno che lo fa e capisco che mettere da parte Ascione dopo i brillantissimi risultati degli ultimi anni è compito arduo. Sì, ok, sarcasmo mode off.

Da queste parti ho sempre difeso O’Shea, pur non lesinando critiche. E’ un tecnico preparato, conosce molto bene il rugby, un gran lavoratore. Rispetto a Mallett e Brunel ha cercato di muoversi con quell’autonomia che gli avevano promesso ma alla fine anche lui è rimasto invischiato nella palude italica capace di imbrigliare chiunque.
Mi spiace per O’Shea, buon lavoro a Howley, anche se davvero non capisco che cosa mai potrebbe cambiare: i giocatori sono quelli – anzi: Ghiraldini, Zanni e Parisse finiranno dopo la RWC la loro avventura azzurra lasciando un pesantissimo deficit di esperienza e personalità – la struttura anche. Mi auguro di sbagliarmi (negli ultimi 20 anni è però successo davvero raramente, ahimè), ma stante lo status quo non vedo davvero quali novità clamorose potrebbe riservarci il futuro. La zuppa è quella.

PS: qualcuno scriveva ieri in giro per i social perché non provare con un tecnico italiano. E’ facile rispondere che a oggi i nostri allenatori non hanno la “struttura” e l’esperienza necessaria. Come 4 o 8 o 12 anni fa, quando pure si dicevano/chiedevano le stesse cose. Chissà se qualcuno negli ultimi 10 anni abbondanti si è premurato di far crescere e maturare a dovere i nostri 4 o 5 allenatori più promettenti. Domanda un po’ stupida, in effetti, visto che la risposta la conosciamo tutti. Scusatemi.