Rugby e marketing: la novità (e la speranza di una via diversa) ora si chiama Macron

macron

Dal primo di luglio cambierà la griffe sulle divise delle nazionali azzurre, un cambiamento annunciato che potrebbe diventare anche un momento a suo modo simbolico. Potrebbe. Intanto la FIR fa sapere che Italia-Francia del Sei Nazioni U20 sarà visibile in diretta streaming su The Rugby Channel.

Il prossimo sponsor tecnico della nazionale italiano sarà Macron, azienda di Bologna entrata pochi anni fa nel mondo della palla ovale dove sta lavorando benissimo e che in un lasso di tempo molto limitato ha scalato posizioni davvero importanti anche nel calcio, ambito in cui la concorrenza è tanto agguerrita quanto ricca.
La voce circolava già da alcuni mesi e a metà gennaio a scriverlo in maniera praticamente ufficiale è stato Rugby 1823 che in un documento FIR aveva trovato una frase in cui si diceva chiaro e tondo che il presidente Alfredo Gavazzi aveva fatto sapere al Consiglio Federale che l’accordo con Macron era stato raggiunto. Inutile che la cerchiate, quella frase è stata tolta per ragioni di opportunità: il contratto con Adidas è in vigore fino al termine del mese di giugno e per l’annuncio del nuovo arrivo in pompa magna probabilmente si attende la fine del Sei Nazioni.
Ieri poi l’amministratore delegato del gruppo, Gianluca Pavanello, sulle pagine Imprese del Corriere di Bologna ha dichiarato che presto nel mondo Macron entrerà “una nazionale prestigiosa di rugby, sport nel quale siamo secondo brand al mondo”. Quella nazionale è la nostra.

E’ una buona notizia: un’azienda in forte ascesa, giovane e dinamica, che porta soldi freschi in un movimento che registra parecchie difficoltà attrattive non può non esserlo. Anzi, è un’ottima notizia.
Certo la voglia di incrociare le dita e fare gli scongiuri c’è: nel 2012 quando Adidas divenne sponsor tecnico delle nostre nazionali si registrò una ondata di entusiasmo e si sprecarono gli applausi a scena aperta, giunti da ogni dove. E in effetti il nome era di quelli grossissimi, ci si attendevano campagne di pubblicità importante, un merchandising all’altezza delle altri grande del rugby mondiale, una grande visibilità assieme a un sostegno economico non indifferente.
Niente di tutto questo è successo. C’è da dire che siamo stati sfigati, scusate il francesismo: entriamo in Adidas e un minuto dopo (si fa per dire, ma davvero tutto è successo nel breve spazio di qualche mese) cambia il management mondiale del gruppo che decide che il rugby verrà messo completamente da parte con la sola esclusione degli All Blacks e che la marca con le tre strisce si concentrerà soprattutto sul calcio. I budget calano e già nel 2014 iniziano a circolare notizie sul fatto che Adidas non rinnoverà i contratti con Italia e Francia al termine degli accordi in essere. Lo sponsor probabilmente giusto, ma al momento sbagliato.

Ecco, cara Macron, noi abbiamo bisogno di te, ma probabilmente pure tu hai bisogno di noi: dopo baseball e pallavolo hai l’opportunità di vestire una nazionale capace di richiamare anche oltre 70mila persone in uno stadio. Ammetterai che non è roba da tutti i giorni. Lavora bene, lavora a lungo con noi. Siamo dei tipacci un po’ rompipalle, ma simpatici alla fine. Fai in modo che quando la nazionale gioca in casa ci sia un fiume di maglie azzurre che cammina verso lo stadio, così come avviene praticamente ovunque in Ovalia, ma non ancora da noi: a Twickenham ci sono maglie bianche ovunque, a Parigi quelle blu, rosse a Cardiff e così via. E non è che le vendano a buon mercato. Fai delle belle maglie, delle belle felpe e tutto il resto. Aiutaci a cambiare la nostra mentalità, almeno un po’.
E apri una porta per altre aziende, altri marche, altri investimenti.
Sperando che al di là dell’uscio – da parte nostra – ci sia una dirigenza sufficientemente preparata per cogliere al volo le occasioni e sfruttarle al meglio. O comunque meglio di quanto non sia stato fatto finora.
E poi sostienici, che te l’ho già detto che ne abbiamo bisogno? Magari pure le celtiche. O solo quella (un po’ più) federale. Quello che vuoi, ma fallo. Aiuta le ragazze al Mondiale in Irlanda, le nostre nazionali giovanili e il Seven (probabilmente la nostra prima squadra a sfoggiare i tuoi prodotti il prossimo luglio).
Poi vedi mai che si cominci pure a vincere… Lo so, questo non dipende da te, però non sarebbe male: nell’immaginario collettivo la nazionale che è entrata nel Sei Nazioni è quella griffata Kappa, quella Adidas non ha lasciato tracce importanti, a parte un paio di exploit. Magari la tua ci racconterà una storia diversa. Speriamo. A presto.

SEI NAZIONI U20: ITALIA-FRANCIA IN DIRETTA STREAMING
La FIR fa sapere che “la partita contro i transalpini, in calendario venerdì alle 15 allo Stadio “Santa Rosa” di Capoterra, il XV guidato dal duo Orlandi-Troncon, come avvenuto per le altre due uscite interne contro Galles a Legnano e Irlanda a Prato, tornerà ad essere protagonista in diretta streaming sulla piattaforma The Rugby Channel (therugbychannel.it)”.

Allenatori e giocatori, quando la consapevolezza è una parola sconosciuta o quasi

coach

Qualche giorno fa leggendo un quotidiano mi sono imbattuto in una polemica a distanza tra Renzo Ulivieri e Damiano Tommasi, rispettivamente presidente dell’Associazione Italiana Allenatori e numero uno dell’Assocalciatori. Il tema su cui i due dibattevano era l’appoggio del primo a Carlo Tavecchio nella corsa alla presidenza della FIGC, di cui quest’ultimo è presidente uscente.
Ora, potete immaginare che in questo spazio web del chi vuole sostenere chi e perché per decidere chi dovrà guidare il calcio italiano nei prossimi 4 anni frega abbastanza poco. Non è il mio core business. Però quell’articoletto ha acceso una lampadina che potrebbe essere riassunta sotto la definizione di “consapevolezza”. Mi spiego meglio: nel disastrato e rutilante mondo del calcio, dove spesso i personaggi più importanti assomigliano a una corte di nani e ballerini degni di “Freaks”, esistono aspetti da cui il rugby può e deve imparare e uno di questi è appunto la consapevolezza che allenatori e giocatori hanno. Gli atleti e i tecnici si interessano della res pubblica della palla tonda. Non tutti, non sempre, va da sé, ma quella cosa c’è.

Si dirà che Ulivieri e Tommasi sono i vertici di due enti preposti che nascono e vivono per quel compito, che ci sarebbe da stupirsi se dicessero cose diverse e/o se non si interessassero del futuro “politico” del calcio italiano. Cosa verissima, ma qui viene il paragone con il nostro rugby dove un vero e proprio sindacato autonomo e combattivo esiste in realtà solo da una manciata di anni (no, l’AIR non lo era nella concretezza del day by day, sempre appiattito su posizioni poco “fastidiose” per la FIR, poco interessato ad ampliare i suoi angusti spazi di manovra) mentre non esiste alcun tipo di associazione paragonabile a quella che unisce i tecnici del calcio.
Noi abbiamo in Consiglio Federale dei rappresentanti di allenatori e giocatori, ma senza un qualcosa di più strutturato alle loro spalle non possono fare un granché, spesso non hanno nemmeno la reale consapevolezza – appunto – del loro compito. Non è un qualcosa di cui si può addossare la responsabilità al singolo di turno in questione, perché non c’è una “tradizione” o una cultura che spinge in quel senso.

Non è un problema di poco conto: quelle due categorie sono fondamentali per il nostro movimento, per il peso specifico in termini quantitativi e qualitativi, ma anche per una questione meramente mediatica. Una istanza di rinnovamento portata avanti da un ex giocatore di un certo peso con alle sue spalle una degna associazione di questo nome avrà una eco e una forza inevitabilmente maggiore rispetto a un qualsiasi pezzo di carta portato in consiglio federale da un rappresentante lasciato a se stesso. Lo stesso dicasi per quanto riguarda gli allenatori.
L’avvento di GIRA è un qualcosa che non può che fare che bene al rugby italiano. Il mio non è un giudizio di merito sulle proposte del sindacato che rappresenta oggi praticamente la totalità dei giocatori celtici e tantissimi dell’Eccellenza, ma un riconoscimento all’importanza dell’esistenza di un’associazione così. Serviva e basta.

Il percorso da fare è ancora lungo, soprattutto nella mentalità dei diretti interessati, allenatori e giocatori. In particolar modo per quest’ultimi, che per una mera questione anagrafica sono generalmente meno maturi ed esperti.
Un esempio. Vi ricordate della “rivolta di Villabassa”? Presumo di sì. I giocatori della nazionale chiedevano tra le varie cose anche il riconoscimento del diritto di voto, oggi precluso per chi milita nelle due franchigie o all’estero. Il motivo di questo mancato diritto? Il fatto che non giochino in campionati nazionali: molti di loro vestono la maglia della nazionale ma non possono votare per il Consiglio Federale. Dove ci sia una logica in tutto questo…
In sede di trattativa la FIR su questa cosa ha soprasseduto e né GIRA né giocatori hanno combattuto più di tanto. Forse i temi più caldi e urgenti sono altri, può essere, ma quel diritto è altamente simbolico e se una categoria intera non se ne rende conto, beh, a mio modestissimo parere è un problema. Un problema proprio culturale, profondo. E’ sintomo di una mentalità ancorata a un mondo superato quasi ovunque e che poco ha a che fare con il professionismo.
La consapevolezza è un passo importante nella crescita e nella maturazione di un movimento, è la conditio sine qua non per affrontare in maniera organica e non episodica o estemporanea i problemi e le criticità del movimento ovale nel 2017. Non rendersene conto non causerà forse molti problemi nel breve periodo, ma sul medio-lungo è cosa ben più che dannosa, è tafazziana.

Zebre, un altro passo verso il nulla: i colornesi non si presentano, CdA senza numero legale

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L’attesa riunione dei soci praticamente non si è svolta. Ormai si attende solo che qualcuno prenda coraggio per dire la parola “fine”. La FIR intanto – fa sapere la Gazzetta dello Sport – sta già pagando gli stipendi.

L’antica e bizantina arte di prendere del tempo, ma stringi stringi ieri è stato fatto un altro passo verso l’inevitabile. Una storia ormai che langue nella noia in attesa dell’unico finale possibile, che viene rimandato di settimana in settimana, ma prima o poi…
I fatti di ieri ci dicono che il CdA delle Zebre che doveva/poteva essere determinante per il futuro della franchigia praticamente non si è tenuto: il gruppo dei colornesi (che detto così sembra uscito da un poliziottesco degli anni ’70) non si è presentato e nel giro di mezz’ora i restanti soci sono tornati a casa dopo aver preso atto della mancanza del numero legale. I colornesi sono oggi quelli che hanno sostanzialmente le leve del comando nella stanza dei bottoni delle Zebre e che l’altro ieri erano negli Aironi…
E ora? E chi lo sa. La società tace, un nuovo CdA non è stato convocato e il tempo continua a scorrere inesorabile. Nessuno o quasi pensa al “dopo”, come ho scritto qualche giorno fa. Giancarlo Dondi, uno che qualche responsabilità per la nascita/gestione delle Zebre ce l’ha, ora viene disegnato per il Grande Vecchio che potrebbe salvare la baracca. Boh. A Parma si sta giocando a lasciare il cerino nella mano di qualcun altro, nulla di più. Ma la fiamma non può fare altro che spegnersi.

Eccellenza: Calvisano primo stop, Rovigo-Petrarca vale una X, Viadana vola

eccellenza

Si è disputata la 12a giornata del nostro massimo campionato. Le sorprese non sono mancate e la classifica si accorcia anche in zona retrocessione. Si torna in campo domenica prossima con Calvisano-Rovigo e San Donà-Fiamme Oro.

Cominciamo dal derby per antonomasia, che era la partita più attesa con tanto di Conor O’Shea sugli spalti. Tra Rovigo e Petrarca al Battaglini finisce 20-20 ma i bianconeri avevano chiuso il primo tmpo avanti 14 a 3…
La notizia vera arriva però dal Quaggia di Mogliano dove i veneti impongono la prima sconfitta al Calvisano (10-5) che finora aveva sempre vinto. Il Viadana di Pippo Frati conquista una vittoria importantissima in chiave play-off contro un’avversaria diretta come il San Donà: allo Zaffanella finisce 40-14, gara senza mai il risultato in dubbio.
Risultato importante anche in coda, con i Lyons che battono la Lazio 19 a 13 e ora la lotta per non retrocedere è apertissima, visto che le Fiamme Oro fermano Reggio Emilia.
Risultati e classifica:

Fiamme Oro v Reggio 13-10
Viadana v San Donà 40-14
Rovigo v Petrarca Padova 20-20
Mogliano v Calvisano 10-5
Lyons v Lazio 19-13

Classifica: Calvisano 54, Petrarca 44, Rovigo 41, Viadana 29, Fiamme Oro 26, Mogliano 26, San Donà 26, Reggio Emilia 18, Lyons Piacenza 15, Lazio 15.

 

Palcoscenico tutto per Rovigo-Petrarca: giochiamo il derby con Cavinato e Zambelli. Treviso e Zebre, due ko in Irlanda

derby

Oggi si giocano le gare della 12a giornata del massimo campionato italiano. Occhi puntati sul Battaglini ma c’è pure Viadana-San Donà. E per il derby d’Italia Il Grillotalpa ha sentito l’allenatore dei padovani e il presidente rossoblu. Tutti in campo alle 15. Ieri sera: Ulster-Benetton 19-7, Connacht-Zebre 33-3

Alla fine dobbiamo ringraziare tale Edward Smith Stanley e la di lui consorte. Nel 1779 i due nobili inglesi si sposarono e per celebrare l’evento decisero di dar vita a una gara di cavalli, visto che entrambi erano provetti cavallerizzi. A partecipare dovevano essere esclusivamente delle puledre di 3 anni. Questa è la nascita del Derby (quello ippico, una volta codificato, divenne pertinenza esclusiva di puledri maschi di 3 anni), che prende questo nome dal luogo in cui i coniugi Smith Stanley vivevano e che per estensione è diventato una gara in qualche modo in famiglia, ovvero tra due squadre/formazioni della stessa area geografica.
Ma siccome da queste parti di cavalli generalmente non si parla riportiamo il tutto a una dimensione ovale. E qui in Italia, terra dai mille campanili, possiamo parlare di decine di derby diversi ma quello vero è Rovigo-Petrarca, di cui è oggi in programma la sua edizione numero 158. Partita che non ha certo bisogno di presentazioni e stimoli.
Ne ho parlato con il presidente del Rovigo Francesco Zambelli e l’allenatore del Petrarca Andrea Cavinato, ecco cosa mi hanno detto:

Giornata, la 12a, che non manca certo di stimoli oltre a Rovigo-Petrarca: San Donà-Viadana è una sfida play-off da non perdere, Mogliano-Calvisano potrebbe essere l’ultimo treno da non perdere per i veneti. Senza dimenticare la partita tra Lyons e Lazio che potrebbe rivelarsi determinante per la corsa alla salvezza.
Partite e classifica. Oggi si gioca ovunque alle 15, gare visibili su TheRugbyChannel

Fiamme Oro-Rugby Reggio
Mogliano-Calvisano
Lyons Piacenza-Lazio
Rovigo-Petrarca
Viadana-San Donà

Calvisano 53 punti; Petrarca 42; Rovigo 39; San Donà 26; Viadana 24; Fiamme Oro, Mogliano 22; Reggio 17; Lazio 14; Piacenza 11