Sul ponte celtico sventola bandiera bianca. No, pardon, sudafricana

La presenza della “Rainbow Nation” nel Pro14 si fa sempre più pesante e importante. Sia nella stanza dei bottoni che (probabilmente) anche sul campo

Nel fine settimane è successo che sono state decise le finaliste delle due massime competizioni europee: Gloucester-Cardiff Blues in Challenge Cup mentre Leinster-Racing92 si contenderanno la Champions Cup. E’ successo che le Zebre nella loro ultima gara casalinga della stagione hanno battuto 37-14 degli Ospreys mooolto giovani e un po’ svogliati (peggio per loro, sia chiaro) toccando il loro record di successi per un’annata celtica, ovvero sei.
E’ successo anche che Ulster ha superato a Belfast i Warriors di Glasgow 36 a 15 segnando la meta del bonus all’ultimo respiro, un punticino addizionale che vanifica le speranze del Benetton Treviso di conquistare un posto nello spareggio che metterà in palio un pass per la prossima stagione di Champions Cup. La matematica non ammette dubbi: a giocarsi quella possibilità saranno i nordirlandesi.
E’ successo che negli USA è partita la Major League Rugby, il nuovo campionato dopo lo sboom del Pro Rugby rimasto in piedi solo nel 2016. Una nuova competizione che vede la partecipazione di sette squadre di buona parte del paese e una copertura televisiva molto interessante.

Questo il fine settimana. In realtà il 17 aprile scorso è successa un’altra cosa molto interessante. Come racconta l’Independent il CEO del Pro14 Martin Anayi è stato recentemente in Sudafrica e ha fatto intendere che l’impegno della federazione di Johannesburg andrà a farsi più forte e profondo e mette per il momento da parte le voci di una espansione verso gli Stati Uniti che fino a un annetto fa sembrava essere l’opzione numero uno: “Questa è un’opportunità a più lungo termine per noi ora – ha detto Anayi – e l’arrivo delle squadre sudafricane ha davvero funzionato bene e vogliamo rafforzarlo. Non è stato deciso se altre squadre si uniranno, ora ce ne sono due ma ovviamente se altre squadre sono disposte a entrare lo prenderemo in considerazione”.

Una stagione a due facce la prima delle squadre sudafricane nel torneo celtico: i Cheetahs dopo un inizio difficile hanno ingranato e si sono resi protagonisti di un’annata importante, molto più complicato il percorso dei Southern Kings di Port Elizabeth (una sola vittoria e 19 ko) ma a sud dell’Equatore c’è ottimismo per il futuro e Anayi non lo nasconde: “Devono sicuramente rivedere qualcosa ma siamo certi che la prossima stagione sarà diversa visto che a differenza dello scorso anno potranno dar vita a una preparazione mirata per il Pro14”.
Il peso che in Sudafrica si dà ormai alla presenza celtica – come ha sottolineato anche Vittorio Munari nel suo ultimo Tinello – è testimoniata dal fatto che nel board del Pro14 in quota Sudafrica sono entrati Rassie Erasmus e Jurie Roux, ovvero il “capo” tecnico e il “capo” politico della federazione springboks. Non due rappresentanti qualunque. Tutt’altro che un dettaglio che non in molti hanno sottolineato a dovere: una scelta che potrebbe segnare in maniera profonda la strade future del Pro14.

Il meccanismo All Blacks, le concussion, il professionismo e l’importanza dei club: parla Francois Pienaar

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François, oggi gli All Blacks sembrano invincibili. Cosa c’è dietro a una squadra simile?
Sono veramente incredibili, ma non è qualcosa che nasce per caso. Loro hanno una cultura rugbistica, una tradizione incredibile. Pensate ai loro ultimi allenatori, al passaggio che c’è stato da uno all’altro. Non vi è mai stata una ‘rivoluzione’, non hanno…

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