
Come fa a vincere la nazionale se i nostri club non vincono mai? Questo è il refrain che abbiamo sentito davvero molto spesso negli ultimi anni, un ritornello a cui non manca il buon senso. Anzi. Ieri il Gazzettino ha pubblicato però un articolo a firma di Ivan Malfatto che mettendo in fila i numeri di questa stagione mina alle fondamenta l’adagio di cui sopra. Perché quest’anno Zebre e Benetton Treviso stanno vincendo più del solito, ma questo non sembra avere alcun riflesso positivo sulla nazionale. Non solo a livello di risultati, ma anche di prestazioni.
Eccone uno stralcio:
Si è sempre detto che per avere una Nazionale vincente servono franchigie vincenti. Ebbene, se l’Italia non vince neanche quando Benetton e Zebre vincono (un po’ più del solito), quando mai lo farà? In passato l’equivalenza è stata rispettata. La stagione record del Treviso 2012/13 (10 vittorie e 2 pareggi su 22 gare, 50 punti, 7 posto) è stata quella del miglior Sei Nazioni di sempre (2 vittorie, 4 posto, -36 di differenza punti). Il ct Brunel allora ringraziò pubblicamente il Benetton, franchigia in crescita (9 vittorie nel 2011, 7 nel 2012) più o meno costante da quando era entrata nel Pro 14. Quest’anno Treviso è attualmente a 8 vittorie. Può arrivare ragionevolmente a 11/12 battendo fra le prossime rivali Cardiff, Kings, Dragons e Zebre. Queste ultime sono a 4 vittorie. A loro volta possono battere Dragons, Ospreys, Treviso salendo a 6/7 e superato il record delle stagioni 2013/14 e 2015/16 di 5 vittorie (nella prima anche 2 pareggi). Un trionfo! Un segno di crescita. Al quale non corrisponde finora, però, la crescita dell’Italia. Destinata, se contro Galles e Scozia non invertirà la tendenza dimostrando una decisa svolta, a centrare il terzo Cucchiaio di legno consecutivo. Altro record negativo, dopo le 15 sconfitte.
Il mood dell’articolo è molto critico, le posizioni del quotidiano veneto sono note, ma i numeri sono quelli, c’è poco da girarci attorno.
Il giornalista propone poi due ipotesi per spiegare questa discrepanza tra i risultati di franchigie e nazionale: “I federali e gli ottimisti a oltranza rispondono: perché il lavoro della coppia O’Shea-Aboud e la crescita della nuova generazione post Parisse sono iniziati da poco; i frutti si vedranno nel 2019. E spostano come sempre in là la verifica”.
Ipotesi due: “In quel 2013 vincente il presidente della Fir Alfredo Gavazzi ha scelto di distruggere il modello competitivo del Benetton, ripartendo da zero; perché 19 anni nel Sei Nazioni sono lì a dimostrare che l’Italia, spostando la verifica sempre un po’ più in là, non è mai riuscita a fare il salto di qualità. Mentre gli altri, vedi Irlanda e Scozia un tempo al nostro livello, sono invece cresciuti davvero”.
A me non convincono del tutto né la prima né la seconda. Contengono innegabili parti di verità entrambe, ma nessuna può essere considerata esaustiva. Forse perché non esiste una sola verità, ma diversi aspetti da tenere presente.
Non possiamo escludere nemmeno un’anomalia statistica, ovvero un’annata particolare, con risultati a sé, in cui il refrain “bene con i club, bene con la nazionale” non viene confermato senza però per questo togliere veridicità all’assunto generale. Non si può escludere, ma per poterlo affermare o negare bisogna aspettare del tempo.
Invece io volevo buttare sul tavolo un’altra opzione. E se quella discontinuità tra risultati delle franchigie e della nazionale fosse dovuta a una minore competitività del campionato celtico? Il Pro12 prima e il Pro14 poi sono sempre stati considerati come tornei di un certo livello e di sicuro lo erano/lo sono rispetto alla nostra attuale Eccellenza, ma in senso assoluto come dobbiamo considerarli? Abbiamo dato loro una giusta valutazione? E quest’ultima oggi è la stessa di qualche anno fa? Il Pro12 del 2012/2013 vale come quello attuale o ci sono differenze? Non è affatto semplice rispondere.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un “affinamento” – ad esempio – delle formazioni irlandesi, che nell’arco di una stessa stagione hanno nel complesso un andamento generale più altalenante, più coordinato con gli impegni della nazionale maggiore. Questo non ha impedito al Connacht di vincere il titolo o al Munster di arrivare in finale, ma forse le prestazioni di quelle 4 franchigie dell’isola di smeraldo non è il medesimo degli anni precedenti. Lo ripeto: nel complesso. Un percorso inverso hanno invece fatto le scozzesi, che però sono due.
Mettiamoci anche che l’aggiunta delle due squadre sudafricane non ha finora dato i risultati sperati e forse – ribadisco: forse – nel complesso il livello generale del torneo non è lo stesso di quello di qualche anno fa. Il miglioramento delle nostre squadre ha così portato a un numero maggiore di vittorie senza che la nazionale ne abbia potuto avvantaggiarsi.
Una ipotesi che da sola non basta a spiegare tutto, ma che se viene “accompagnata” ai diversi tassi di crescita del nostro movimento e di quelli dei nostri avversari assume un’altra prospettiva. Oppure no?