Ecco le tre notizie di cronaca ovale più importanti della giornata. I link rimandano agli articoli pubblicati da R1823 di Duccio Fumero. Queste le news, cliccate sui titoli per leggerle interamente
Stasera azzurrini in campo per la quarta giornata del loro Sei Nazioni: partita davvero dura (diretta streaming su The Rugby Channel). Poi una intervista rilasciata a Duccio Fumero di R1823 da una delle note più positive della stagione del Benetton Treviso
L’appuntamento è per stasera al Parc Eirias di Colwyn Bay: qui alle 20.15 gli azzurrini affronteranno il Galles in una gara valida per la quarta giornata del Sei Nazioni 2018 di categoria. Padroni di casa che sono attualmente terzi in classica a 10 punti, uno in meno dell’Inghilterra e a 5 lunghezze dalla Francia schiacciasassi di quest’anno mentre gli azzurrini sono ancora fermi a zero vittorie (e 2 punti di bonus). I ragazzi di Fabio Roselli ed Andrea Moretti arrivano dal pesantissimo ko con la Francia (78-12) e il XV titolare scelto dai due tecnici vede 5 cambi rispetto alla sfida con i giovani galletti: dentro dal primo minuto in seconda linea Edoardo Iachizzi, in terza Antoine Koffi. In cabina di regia con Antonio Rizzi ci sarà Nicolò Casilio, mentre i centri saranno Damiano Mazza e Andrea De Masi, alle ali agiranno Albert Batista ed Alessandro Forcucci, Biondelli è l’estremo. Assenti Manni e Bianchi per squalifica, fermi in infermeria D’Onofrio, Modena, Gemma, Marinello, Wrubl e Vaccari.
Partita davvero complicata. Ecco le formazioni:
Galles: 15 Cai Evans, 14 Joe Goodchild, 13 Corey Baldwin, 12 Callum Carson, 11 Tommy Rogers, 10 Ben Jones, 9 Harri Morgan, 1 Rhys Carre, 2 Dewi Lake, 3 Kemsley Mathias, 4 Owen Lloyd, 5 Max Williams, 6 James Botham, 7 Will Jones
8 Taine Basham Riserve: 16 Iestyn Harris, 17 Jordan Walters, 18 Rhys Henry, 19 Alun Lawrence, 20 Lennon Greggains, 21 Reuben Morgan-Williams, 22 Max Llewellyn, 23 Rio Dyer
Vi segnalo infine una intervista a Monty Ioane pubblicata oggi su R1823:
Abbiamo intervistato il forte trequarti di Treviso, nipote dell’ex Wallabie, che guarda con fiducia al futuro biancoverde.
Il suo arrivo a Monigo si è notato, perché in campo sa fare la differenza. Monty Ioane, 23 anni, trequarti australiano di origini samoane ha dato una svolta alla stagione dei biancoverdi, con il suo arrivo a fine novembre che ha coinciso poco dopo con la serie di vittorie consecutive della formazione di Kieran Crowley. Ma poco si sa (e spesso quel che si sa è sbagliato) di Monty come uomo. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui per conoscerlo meglio. Ciao Monty, cerchiamo di conoscerci meglio. Raccontaci di te, delle tue origini e del tuo inizio nel mondo ovale, ok?
Allora, che posso dire? Sono nato in Australia, a Melbourne, da una famiglia di origine samoana, ma ho passaporto australiano. Sono cresciuto a Melbourne dove…
Ecco le tre notizie di cronaca ovale più importanti della giornata. I link rimandano agli articoli pubblicati da R1823 di Duccio Fumero. Queste le news, cliccate sui titoli per leggerle interamente
In vino veritas, dicevano i latini. Il sottoscritto, Marco Turchetto di RugbytoItaly e Duccio Fumero di R1823 si sono limitati (limitati?) alla birra, ovviamente in quel de La Buttiga Beer Room di Milano. Il risultato però alla fine non cambia un granché: qualche minuto di chiacchiera sul rugby tra battute, risate ma con una coltre di amarezza e delusione per il momento azzurro nel suo complesso. Un momento che dura però da davvero troppi anni. Ma è una delusione dovuta a una donna a cui vuoi troppo bene e che sai che non lascerai mai per nulla al mondo. Quindi: sempre e comunque Forza azzurri!
Come fa a vincere la nazionale se i nostri club non vincono mai? Questo è il refrain che abbiamo sentito davvero molto spesso negli ultimi anni, un ritornello a cui non manca il buon senso. Anzi. Ieri il Gazzettino ha pubblicato però un articolo a firma di Ivan Malfatto che mettendo in fila i numeri di questa stagione mina alle fondamenta l’adagio di cui sopra. Perché quest’anno Zebre e Benetton Treviso stanno vincendo più del solito, ma questo non sembra avere alcun riflesso positivo sulla nazionale. Non solo a livello di risultati, ma anche di prestazioni.
Eccone uno stralcio:
Si è sempre detto che per avere una Nazionale vincente servono franchigie vincenti. Ebbene, se l’Italia non vince neanche quando Benetton e Zebre vincono (un po’ più del solito), quando mai lo farà? In passato l’equivalenza è stata rispettata. La stagione record del Treviso 2012/13 (10 vittorie e 2 pareggi su 22 gare, 50 punti, 7 posto) è stata quella del miglior Sei Nazioni di sempre (2 vittorie, 4 posto, -36 di differenza punti). Il ct Brunel allora ringraziò pubblicamente il Benetton, franchigia in crescita (9 vittorie nel 2011, 7 nel 2012) più o meno costante da quando era entrata nel Pro 14. Quest’anno Treviso è attualmente a 8 vittorie. Può arrivare ragionevolmente a 11/12 battendo fra le prossime rivali Cardiff, Kings, Dragons e Zebre. Queste ultime sono a 4 vittorie. A loro volta possono battere Dragons, Ospreys, Treviso salendo a 6/7 e superato il record delle stagioni 2013/14 e 2015/16 di 5 vittorie (nella prima anche 2 pareggi). Un trionfo! Un segno di crescita. Al quale non corrisponde finora, però, la crescita dell’Italia. Destinata, se contro Galles e Scozia non invertirà la tendenza dimostrando una decisa svolta, a centrare il terzo Cucchiaio di legno consecutivo. Altro record negativo, dopo le 15 sconfitte.
Il mood dell’articolo è molto critico, le posizioni del quotidiano veneto sono note, ma i numeri sono quelli, c’è poco da girarci attorno.
Il giornalista propone poi due ipotesi per spiegare questa discrepanza tra i risultati di franchigie e nazionale: “I federali e gli ottimisti a oltranza rispondono: perché il lavoro della coppia O’Shea-Aboud e la crescita della nuova generazione post Parisse sono iniziati da poco; i frutti si vedranno nel 2019. E spostano come sempre in là la verifica”.
Ipotesi due: “In quel 2013 vincente il presidente della Fir Alfredo Gavazzi ha scelto di distruggere il modello competitivo del Benetton, ripartendo da zero; perché 19 anni nel Sei Nazioni sono lì a dimostrare che l’Italia, spostando la verifica sempre un po’ più in là, non è mai riuscita a fare il salto di qualità. Mentre gli altri, vedi Irlanda e Scozia un tempo al nostro livello, sono invece cresciuti davvero”.
A me non convincono del tutto né la prima né la seconda. Contengono innegabili parti di verità entrambe, ma nessuna può essere considerata esaustiva. Forse perché non esiste una sola verità, ma diversi aspetti da tenere presente.
Non possiamo escludere nemmeno un’anomalia statistica, ovvero un’annata particolare, con risultati a sé, in cui il refrain “bene con i club, bene con la nazionale” non viene confermato senza però per questo togliere veridicità all’assunto generale. Non si può escludere, ma per poterlo affermare o negare bisogna aspettare del tempo.
Invece io volevo buttare sul tavolo un’altra opzione. E se quella discontinuità tra risultati delle franchigie e della nazionale fosse dovuta a una minore competitività del campionato celtico? Il Pro12 prima e il Pro14 poi sono sempre stati considerati come tornei di un certo livello e di sicuro lo erano/lo sono rispetto alla nostra attuale Eccellenza, ma in senso assoluto come dobbiamo considerarli? Abbiamo dato loro una giusta valutazione? E quest’ultima oggi è la stessa di qualche anno fa? Il Pro12 del 2012/2013 vale come quello attuale o ci sono differenze? Non è affatto semplice rispondere.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un “affinamento” – ad esempio – delle formazioni irlandesi, che nell’arco di una stessa stagione hanno nel complesso un andamento generale più altalenante, più coordinato con gli impegni della nazionale maggiore. Questo non ha impedito al Connacht di vincere il titolo o al Munster di arrivare in finale, ma forse le prestazioni di quelle 4 franchigie dell’isola di smeraldo non è il medesimo degli anni precedenti. Lo ripeto: nel complesso. Un percorso inverso hanno invece fatto le scozzesi, che però sono due.
Mettiamoci anche che l’aggiunta delle due squadre sudafricane non ha finora dato i risultati sperati e forse – ribadisco: forse – nel complesso il livello generale del torneo non è lo stesso di quello di qualche anno fa. Il miglioramento delle nostre squadre ha così portato a un numero maggiore di vittorie senza che la nazionale ne abbia potuto avvantaggiarsi.
Una ipotesi che da sola non basta a spiegare tutto, ma che se viene “accompagnata” ai diversi tassi di crescita del nostro movimento e di quelli dei nostri avversari assume un’altra prospettiva. Oppure no?