Rugby e media: la palla ovale e quella difficoltà nel sapersi vendere

Ieri Rugby1823 ha diffuso la notizia che i primi turni di Champions e Challenge Cup in Italia non saranno trasmessi da nessuna tv. Sempre ieri la Gazzetta dello Sport ha pubblicato un allegato di 63 pagine (63!) sul golf. Spunti, soprattutto il secondo, su cui riflettere

Il titolo, bello grosso, è “Provaci ancora Chicco”. La foto, a tutta pagina, immortala Francesco Molinari nella parte conclusiva del suo swing, illuminato dal sole. Francesco Molinari è “quel” Francesco Molinari, ovvero il nostro golfista più famoso. E che c’entra con un blog che si occupa di rugby? Forse un po’ più di quanto non si immagini.
L’oggetto in questione è un magazine “one shot” pubblicato ieri da La Gazzetta dello Sport in allegato al quotidiano. Uno scherzetto di 63 (ripeto: 63, sessantatre) pagine interamente dedicate al golf. Articoli, interviste, approfondimenti e curiosità in contemporanea al via agli Open d’Italia che si tengono a partire da oggi al Parco di Monza.
Sessantatre pagine dedicate al rugby tutte assieme la Gazzetta dello Sport non le ha mai fatte (e chissà quanto ci mette a collezionare un simile numero anche nel corso del tempo). E quello pubblicato ieri dal quotidiano rosa non è un prodotto voluto e finanziato dalla FederGolf, ma un qualcosa di autonomo nato, progettato e realizzato nelle redazioni del più importante e prestigioso media sportivo italiano. Dove evidentemente si è creduto nell’appeal di quella disciplina, indiscutibilmente in forte crescita.

I tesserati al 31 dicembre 2016, dati ufficiali della federazione golfistica, erano 90.259. Più o meno come il rugby. Ma quello dei caddy è uno sport che ha subito un forte incremento nella percezione presso il pubblico e nella presenza sui media, molto più consistente e continua.
Certo, oggi il golf sarà un po’ meno elitario che non solo 10 anni fa, ma ha parecchi sponsor molto ricchi che evidentemente fanno gola anche a chi i giornali li fa. Il pubblico negli eventi principali non manca e ora ha anche qualche campione italiano da usare a mo’ di vessillo e che fa da attrazione per il nostro pubblico.
Beh, dirà qualcuno, sponsor ricchi girano anche nel rugby, a vedere le partite della nazionale ci vanno 70mila persone e campioni riconosciuti e riconoscibili li ha pure la nostra palla ovale, basti pensare a quello che è stato Castrogiovanni o che è tuttora – in misura minore – Sergio Parisse. Vero, però un allegato da 63 pagine per l’inizio del Sei Nazioni io non l’ho mai visto. E questo qualcosa significa.

Il nostro movimento non sa o non riesce a vendersi come meglio potrebbe, oltre alla filastrocca del terzo tempo e dei valori ha diffcoltà ad andare. E quella è un’esca (perdonatemi il paragone poco “nobile”) vera ma che alla lunga mostra un po’ il fianco e diventa pure un po’ snob. Che la storiella dei rugbisti che se la menano l’abbiamo sentita tutti almeno una volta… E’ una difficoltà generalizzata, intendiamoci, che interessa vertice e base.
Cosa c’è che non va? Che vinciamo poco, pochissimo. E in un paese che abbonda di molte cose ma certo di non una vera cultura sportiva questo è un limite enorme. E’ vero – verissimo! – che la nostra nazionale (la locomotiva assoluta e imprescindibile del nostro movimento) gioca sempre con i migliori, che chissà cosa combinerebbe la nazionale di calcio se dovesse giocare sempre contro Germania, Francia, Spagna, Brasile e Argentina, ma provatelo a spiegare a uno che non segue il rugby… Rimarremo sempre quegli strani soggetti che si divertono ad andare a vedere una squadra che perde quasi sempre.
Vincere, bisogna iniziare a vincere e bisogna farlo in maniera continuativa. Vedi mai che una volta o l’altra l’inserto da 63 pagine lo facciano pure parlando di mete, drop e mischie. L’inizio di questa stagione è confortante, ma va confermato e reso solido. Nel tempo anche allargato. Alternative non ne abbiamo.

Test-match: 34 gli azzurri convocati. Nel gruppo Licata, Hayward e Giammarioli

Ecco i nomi del novembre azzurro 2017. Il ct Conor O’Shea ha annunciato la lista dei convocati per le sfide contro Fiji (a Catania, l’11 di quel mese), Argentina (il 18, a Firenze) e Sudafrica (appuntamento a Padova il 26).
Rientrano i senatori Parisse e Ghiraldini, debuttano in 5: Minozzi, McKinley, Licata, Hayward e Giammarioli.

Il comunicato FIR:

Conor O’Shea, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, ha convocato trentaquattro giocatori per i due raduni di preparazione ai Crédit Agricole Cariparma Test Match di novembre 2017.

La Nazionale si radunerà da domenica 22 a mercoledì 25 ottobre a Parma e da domenica 29 ottobre a mercoledì 1 novembre a Treviso: la rosa degli Azzurri verrà ridotta a trentuno atleti a conclusione del raduno di Treviso, in preparazione al match debutto stagionale.

La finestra internazionale d’autunno vedrà l’Italia affrontare le Fiji sabato 11 novembre allo Stadio “Angelo Massimino” di Catania, l’Argentina sabato 18 novembre allo Stadio “Artemio Franchi” di Firenze ed il Sudafrica allo Stadio “Euganeo” di Padova sabato 25 novembre.

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Tutti gli incontri, con calcio d’inizio fissato alle ore 15.00, saranno trasmessi in diretta su DMAX canale 52.

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Ventidue gli atleti confermati dal CT nel gruppo protagonista del tour estivo nell’Emisfero Sud, con il rientro di due veterani come capitan Sergio Parisse – recordman di presenze con 126 caps –e del tallonatore Leonardo Ghiraldini, il più presente numero due della storia azzurra con 86 presenze.

Cinque gli esordienti convocati, tre dei quali alla prima convocazione assoluta: già aggregati alla Nazionale in passato l’estremo Matteo Minozzi (classe ’96) ed il mediano d’apertura irlandese Ian McKinley, conquistano invece la prima chiamata assoluta in azzurro il trequarti neozelandese della Benetton Rugby Jayden Hayward e le due giovani terze linee Renato Giammarioli e Giovanni Licata.

Licata, nato il 18 febbraio del 1997, è il più giovane convocato e l’unico proveniente dal Campionato Italiano d’Eccellenza, dove ancora non ha debuttato con le Fiamme Oro Rugby avendo preso parte alla prima fase di stagione nel Guinness PRO14 come permit player delle Zebre Rugby Club.

“Questa convocazione – ha dichiarato il CT dell’Italia, Conor O’Shea – è stata senza dubbio la più difficile ed eccitante da completare. Nonostante gli infortuni, c’è stato tra gli allenatori un grande dibattito su molteplici posizioni. La qualità del lavoro che si sta portando avanti sia alla Benetton che alle Zebre, e più in generale ad ogni livello del gioco, sta iniziando ad avere un reale impatto sulla qualità e sulla profondità degli atleti a nostra disposizione e questo aspetto non farà che migliorare negli anni a venire”.

“Siamo persone con i piedi per terra – ha aggiunto O’Shea – e conosciamo bene la difficoltà delle sfide che ci aspettano, ma siamo anche consapevoli del fatto che stiamo compiendo progressi significativi verso il nostro obiettivo di tornare ad essere una squadra estremamente competitiva sul palcoscenico internazionale”.

“La nostra prossima sfida sono i test match di Novembre – ha proseguito il CT dell’Italia – e crediamo che grazie al miglioramento del nostro livello di fitness, che non è ancora nemmeno vicino a quello che possiamo raggiungere come gruppo, e con l’accresciuta fiducia che i giocatori hanno dalle prestazioni nei propri Club, potremo fare un nuovo passo avanti nel nostro cammino. Fiji, Argentina e Sudafrica sono tutte davanti a noi nel ranking internazionale ma sappiamo che avremo le possibilità per vincere queste partite. Dovremo essere sicuri di poterle cogliere quando arriveranno”.

Questa la lista degli atleti convocati in preparazione ai Crédit Agricole Cariparma Test Match 2017:

Piloni
Dario CHISTOLINI (Zebre Rugby Club, 18 caps)

Simone FERRARI (Benetton Rugby, 5 caps)
Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby Club, 17 caps)*
Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, 1 cap)
Federico ZANI (Benetton Rugby, 3 caps)

Tallonatori
Luca BIGI (Benetton Rugby, 3 caps)

Oliviero FABIANI (Zebre Rugby Club, 4 caps)
Leonardo GHIRALDINI (Stade Toulousain, 86 caps)

Seconde linee
George Fabio BIAGI (Zebre Rugby Club, 19 caps)

Dean BUDD (Benetton Rugby, 3 caps)
Marco FUSER (Benetton Rugby, 24 caps)*
Marco LAZZARONI (Benetton Rugby, 1 cap)*
Federico RUZZA (Benetton Rugby, 2 caps)*

Flanker/n.8
Renato GIAMMARIOLI (Zebre Rugby Club, esordiente)*

Giovanni LICATA (Fiamme Oro Rugby, esordiente)*
Maxime Mata MBANDA’ (Zebre Rugby Club, 11 caps)*
Francesco MINTO (Benetton Rugby, 36 caps)
Sergio PARISSE (Stade Francais, 126 caps) – capitano
Abraham Jurgens STEYN (Benetton Rugby, 14 caps)

Mediani di mischia
Edoardo GORI (Benetton Rugby, 63 caps)*

Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 22 caps)
Marcello VIOLI (Zebre Rugby Club, 5 caps)*

Mediani d’apertura
Carlo CANNA (Zebre Rugby Club, 22 caps)

Ian MCKINLEY (Benetton Rugby, esordiente)

Centri
Tommaso BENVENUTI (Benetton Rugby, 45 caps)*

Tommaso BONI (Zebre Rugby, Club 5 caps)*
Tommaso CASTELLO (Zebre Rugby Club, 2 caps)
Jayden HAYWARD (Benetton Rugby, esordiente)

Ali
Mattia BELLINI (Zebre Rugby Club, 5 caps)*

Angelo ESPOSITO (Benetton Rugby, 14 caps)*
Leonardo SARTO (Glasgow Warriors, 32 caps)*
Giovambattista VENDITTI (Zebre Rugby Club, 43 caps)*

Estremi
Matteo MINOZZI (Zebre Rugby Club, esordiente)*

Edoardo PADOVANI (RC Toulon, 14 caps)*

tra i non considerati per infortunio: Ornel GEGA (Benetton Rugby), Tommaso ALLAN (Benetton Rugby), Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs), Luca MORISI (Benetton Rugby), Sami PANICO (Zebre Rugby Club), Alessandro ZANNI (Benetton Rugby), Marco RICCIONI (Benetton Rugby), Nicola QUAGLIO (Benetton Rugby)

Tanti infortunati, tante giovani speranze: l’Italia a un mese dai test-match

Il bell’avvio di stagione di Benetton e – soprattutto Zebre – mette ottimismo nel gruppo azzurro ma non vanno dimenticati i tanti atleti che non saranno disponibili per Fiji, Argentina e Sudafrica. Alcuni nemmeno per il Sei Nazioni. Le parole del ct O’Shea e di Pete Atkinson

Tra un mesetto circa la nazionale azzurra affronterà una dopo l”altra Fiji, Argentina e Sudafrica: i pacifici a Catania l’11 di quel mese, il 18 a Firenze contro i Pumas e quindi una settimana dopo a Padova con gli Springboks. L’ultima vittoria dell’Italia è quella storica nel capoluogo toscano di un anno fa, proprio contro gli Springboks, poi una lunga sequela di sconfitte.
Zebre e Benetton Treviso hanno iniziato molto bene la stagione e questo fa ovviamente ben sperare in vista del trittico novembrino. In mezzo ci sono due turni di coppe europee e ancora un po’ di Guinness Pro14, tempo che potrebbe rivelarsi prezioso per recuperare qualcuno dei tanti infortunati. Chi non ci sarà di sicuro saranno Michele Campagnaro e Ornel Gega (salteranno entrambi anche il Sei Nazioni al 99,99%), Tommaso Allan, flebilissime speranze per Maxime Mbandà. In infermeria oggi ci sono anche anche Buondonno, Riccioni, Zanni, Bronzini, Morisi, mentre Jacopo Sarto deve mettere minuti nelle gambe. Mettiamoci che pure Sergio Parisse ha lamentato qualche guaio muscolare che lo sta tenendo fermo alcune settimane. Insomma, infermeria piena. Delle condizioni di Simone Favaro invece al momento si sa poco o nulla.

La speranza sono i nomi nuovi, i giovani come Licata e Minozzi, la grande condizione psico-fisica di Castello, Bellini, Boni o Simone Ferrari. Un giocatore affidabile come Hayward è diventato eleggibile a settembre. E di sicuro me ne dimentico qualcuno. Il vero ricambio generazionale arriverà dopo il Mondiale 2019, quando lasceranno praticamente tutti i senatori attuali, ma l’operazione di “muta” nel gruppo azzurro è già in corso.
Il ct Conor O’Shea ha rilasciato alcune dichiarazioni al sito ufficiale del Sei Nazioni e riferendosi a questo primo scorcio di stagione ha detto che ha “visto giovani molto bravi, nemmeno ventenni. Dobbiamo trovare il modo di creare un modo in cui trovare spazio per loro e per chi invece ha più esperienza. Sono colpito dalle performance di Giovanni Licata, Marco Riccioni e Simone Ferrari. Stiamo costruendo un gruppo che sarà protagonista non solo nel breve ma anche nel lungo periodo”.
Il tecnico irlandese ha parlato anche del buon momento delle nostre squadre celtiche: “Al momento affrontiamo quasi sempre realtà che sono più forti o che giocano a un livello superiore al nostro, ma le franchigie rappresentano lo scheletro del nostro gruppo e sta a noi mettergli attorno un corpo. La strada è lunga e difficile ma è quella giusta: vogliamo diventare la miglior Italia della storia”.

Il percorso è ancora lungo ma alcuni miglioramenti si vedono già, ad esempio sotto l’aspetto fisico, con le prime “positività” che arrivano dal lavoro di Pete Atkinson, Pete Atkinson, responsabile della strategia e dello sviluppo della performance umana e che lavora a stretto contatto con Treviso e Zebre. Qualche giorno fa Atkinson ha rilasciato una intervista alla Gazzetta dello Sport, nella quale ha sottolineato che la situazione dei giocatori italiani è “buone, migliore di quella che l’opinione pubblica mondiale ritenga. E comunque all’altezza del movimento internazionale e dei traguardi ai quali ambisce. Ci sono atleti con qualità superiori a quelle che, pericoloso limite, credono d’avere. Comunque – sottolinea – il cambio di tendenza non sarà immediato, ma perché un gruppo cambi approccio fisico bastano due anni. Ed entro allora non vedo perché l’Italia non possa essere a livello di un’Argentina”.
Parole ribadite dal ct O’Shea: “Abbiamo tutte le potenzialità per essere competitivi, ma servirà un grosso cambiamento nel nostro allenamento fisico e mentale. Non sono stupido, so che in questo momento la struttura di squadre come Irlanda o Inghilterra è migliore della nostra, ma un giorno potremo essere nelle condizioni di batterli”. Novembre sarà un mese importante.

Il Benetton Treviso e una infermeria troppo piena da troppo tempo

Una specie di sold-out continuo che complica non poco i piani di coach Crowley e di tutto lo staff biancoverde. Sfortuna e rischi del mestiere incidono non poco ma da troppi mesi il numero dei giocatori ko è davvero elevato

15 settembre 2017: Marty Banks, Robert Barbieri, Ignacio Brex, Andrea Bronzini, Andrea Buondonno, Whetu Douglas, Filippo Filippetto, Ornel Gega, Irné Herbst, Tommaso Iannone, Nasi Manu, Luca Morisi, Sebastian Negri, Nicola Quaglio, Marco Riccioni, Michael Tagicakibau, Alessandro Zanni e Matteo Zanusso.

8 settembre 2017: Marty Banks, Robert Barbieri, Ignacio Brex, Andrea Bronzini, Dean Budd, Andrea Buondonno, Filippo Filippetto, Marco Fuser, Ornel Gega, Irné Herbst, Tommaso Iannone, Nasi Manu, Luca Morisi, Nicola Quaglio, Marco Riccioni, Luca Sperandio, Michael Tagicakibau, Alessandro Zanni e Matteo Zanusso.

Un po’ più indietro, 5 maggio 2017: Marco Barbini, Alberto De Marchi, Filippo Filippetto, Ornel Gega, Jayden Hayward, Luke McLean, Luca Morisi, Nicola Quaglio, Alessandro Zanni, Matteo Zanusso

Andiamo a inizio anno, 13 gennaio 2017: Luca Bigi, Angelo Esposito, Simone Ferrari, Filippo Filippetto, Davide Giazzon, Jayden Hayward, Francesco Minto, Luca Morisi, David Odiete, Nicola Quaglio, Michael Tagicakibau, Tito Tebaldi, Cherif Traore, Guglielmo Zanini, Alessandro Zanni

Infine un anno fa, 16 settembre 2016: Robert Barbieri, Giorgio Bronzini, Filippo Filippetto, Marco Fuser, Ornel Gega, Davide Giazzon, Jayden Hayward, Jean-Francois Montauriol, Luca Morisi, Michael Tagicakibau, Alessandro Zanni.

Le liste che ho qui pubblicato sono quelle dei giocatori indisponibili per infortunio per il Benetton Treviso, così come pubblicati dal sito ufficiale dal club biancoverde (dalle gare della scorsa stagione ho solo tolto Marty Banks, che non era in Veneto perché ancora impegnato in Nuova Zelanda e che veniva comunque inserito).
E’ vero, il rugby è uno sport duro e dallo scontro fisico esasperato e quindi bisogna saper convivere con gli infortuni, però qualche problema sotto questo aspetto al Benetton esiste. Perché se per oltre un anno viaggi costantemente oltre i 10 infortunati e anzi spesso ti avvicini ai 20… Ecco, qualche domanda bisognerebbe farsela.

Ok, c’è la sfortuna contro la quale non si può far nulla, ci sono i traumi distorsivi sui quali si può lavorare solo fino a un certo punto, mettiamoci che se davvero – ad esempio – Marty Banks dovesse avere la mononucleosi come scrive la stampa locale… beh, sono pronto a scommettere che in Ghirada nessuno o quasi aveva finora pensato a una simile evenienza. Insomma, ci sono un sacco di infortuni che capitano e altri che sono davvero legati alla sfortuna, però è anche vero che un rugbista è allenato in maniera tale da limitare – nel limite del possibile – i rischi connessi alla disciplina che pratica. Rischi che non toccano mai il livello zero ma sui quali si può lavorare per far sì che la loro incidenza non sia eccessiva.
Non sto puntando il dito contro lo staff medico o quello tecnico: la casistica degli infortuni occorsi è davvero molto ampia e gli aspetti da tenere conto sono davvero tanti. Però da quelle parti la problematica infortuni pesa davvero tanto da molto tempo, credo sia un dato oggettivo.
Da quest’anno Treviso e Zebre possono usufruire dell’apporto della Atkinson Coaching Ltd per la preparazione fisica: i risultati non possono essere immediati ma i numeri ci dicono che l’andazzo infortunati i queste prime settimane della stagione 2017/2018 non è cambiato un granché. Non ancora almeno. Speriamo però avvenga presto, per il Benetton e per la nazionale.

Da Catania fino alla Nuova Zelanda: prendiamo lo zaino e dirigiamoci verso sud

A novembre la nazionale italiana torna – finalmente – a giocare a sud di Roma: alle pendici dell’Etna affrontera Fiji. Questo sabato invece torna il Rugby Championship con due sfide da non perdere

La bella notizia è arrivata un po’ inattesa ieri pomeriggio: il prossimo 11 novembre la nazionale italiana di rugby affronterà Fiji nel primo test-match del trittico autunnale a Catania, allo stadio Massimino. E’ una bella notizia perché era davvero tanto tempo che gli azzurri non andavano a giocare a sud di Roma, addirittura dal novembre del 2000, quando a Benevento affrontarono e batterono la Romania 37 a 17. L’assenza da Catania è ancora più lunga, visto che l’ultima volta che l’Italia ha giocato sotto l’Etna il calendario segnava il primo ottobre 1994 (avversaria sempre la Romania, battuta anche in quella occasione 24-6). Riportare un pezzo d’Italia all’interno del circuito ovale che conta era davvero importante: ottima scelta. Le altre due sfide in programma a novembre sono contro l’Argentina (il 18 a Firenze) e il Sudafrica (Padova, sabato 25).

Facciamo un bel salto e andiamo a Perth e a New Plymouth, in Nuova Zelanda. In queste due città si giocheranno nella giornata di sabato le partite della terza giornata del Rugby Championship, torneo che sta riservando poche sorprese confermando un po’ tutti i pronostici della vigilia: gli All Blacks che vincono sempre, il Sudafrica che riesce – al momento – a stare allo stesso ritmo dei campioni del mondo, dietro Australia e Argentina.

Ci sono però dettagli importanti: ad esempio non si può non rilevare che in entrambi i primi due impegni del torneo anche la Nuova Zelanda ha avuto dei passaggi a vuoto, momenti in cui la luce magari non si è spenta del tutto ma si è comunque affievolita parecchio. Poi i tuttineri hanno i mezzi, gli uomini e la forza per riprendere a correre velocemente e per fare male praticamente sempre, ma ogni tanto anche gli alieni scendono sulla Terra, o così almeno pare. Il Sudafrica è una squadra che sta in salute forse più di quanto non ci si aspettasse (nella differenza punto oggi è messa meglio degli stessi All Blacks): reduci da un’annata davvero difficile gli Springboks hanno invertito decisamente la rotta. La strada da percorrere rimane non poca di sicuro quella imboccata è quella giusta e la sfida tra del QBE Stadium tra sudafricani e neozelandesi in programma il 16 settembre qualche risposta importante la darà.
L’Australia si conferma un po’ il grande malato: la qualità non manca ma qualcosa nel movimento di quel paese si è davvero inceppato. Con i wallabies si può fare un po’ lo stesso discorso fatto per gli All Blacks, ma a proporzioni invertite: se i campioni del mondo lamentano alcuni momenti di defaillance il gruppo allenato da Michael Cheika registra invece lunghi tratti di gara in cui subisce l’avversario e solo a tratti sembra riprendersi e produrre gioco come sa e come può. L’impressione è che ci sia un gap mentale in questo momento ma limitare a quello i “perché” delle attuali difficoltà australiane sarebbe sbagliato.
Infine l’Argentina: momento non semplice quello dei Pumas e non è neppure facile riuscire a definirlo per poter cercare di prendere in mano un qualche capo della matassa. E’ come se le armi che nel corso degli ultimi 10 anni abbondanti hanno spinto i biancocelesti fossero diventate spuntate. Ma se dovessi scommettere i proverbiali due cents direi che quella dei sudamericani è una crisi di crescita. Il tempo dirà se è vero o meno.

Il programma di sabato con le formazioni annunciate:
a New Plymouth
Nuova Zelanda: 15 Damian McKenzie, 14 Israel Dagg, 13 Anton Lienert-Brown, 12 Sonny Bill Williams, 11 Nehe Milner-Skudder, 10 Beauden Barrett, 9 TJ Perenara, 8 Kieran Read (c), 7 Ardie Savea, 6 Vaea Fifita, 5 Brodie Retallick, 4 Luke Romano, 3 Nepo Laulala, 2 Dane Coles, 1 Joe Moody
Riserve: 16 Codie Taylor, 17 Wyatt Crockett, 18 Ofa Tu’ungafasi, 19 Scott Barrett, 20 Sam Cane, 21 Tawera Kerr-Barlow, 22 Lima Sopoaga, 23 Ngani Laumape
Argentina: 15 Joaquin Tuculet, 14 Santiago Cordero, 13 Matias Moroni, 12 Jeronimo de la Fuente, 11 Emiliano Boffelli, 10 Nicolas Sanchez, 9 Tomas Cubelli, 8 Benjamin Macome, 7 Javier Ortega Desio, 6 Pablo Matera, 5 Matias Alemanno, 4 Guido Petti, 3 Nahuel Tetaz Chaparro, 2 Agustin Creevy (c), 1 Lucas Noguera Paz
Riserve: 16 Julian Montoya, 17 Santiago Garcia Botta, 18 Enrique Pieretto Heilan, 19 Marcos Kremer, 20 Tomas Lezana, 21 Martin Landajo, 22 Santiago Gonzalez Iglesias, 23 Matias Orlando

a Perth
Australia: 15 Israel Folau, 14 Henry Speight, 13 Tevita Kuridrani, 12 Kurtley Beale, 11 Reece Hodge, 10 Bernard Foley, 9 Will Genia, 8 Sean McMahon, 7 Michael Hooper (c), 6 Ned Hanigan, 5 Adam Coleman, 4 Rory Arnold, 3 Sekope Kepu, 2 Tatafu Polota-Nau, 1 Scott Sio
Riserve: 16 Jordan Uelese, 17 Tom Robertson, 18 Allan Alaalatoa, 19 Rob Simmons, 20 Jack Dempsey, 21 Nick Phipps, 22 Samu Kerevi, 23 Curtis Rona
Sudafrica: 15 Andries Coetzee, 14 Raymond Rhule, 13 Jesse Kriel, 12 Jan Serfontein, 11 Courtnall Skosan, 10 Elton Jantjies, 9 Ross Cronje, 8 Uzair Cassiem, 7 Jaco Kriel, 6 Siya Kolisi, 5 Pieter-Steph du Toit, 4 Eben Etzebeth (c), 3 Coenie Oosthuizen, 2 Malcolm Marx, 1 Tendai Mtawarira
Riserve: 16 Bongi Mbonambi, 17 Steven Kitshoff, 18 Trevor Nyakane, 19 Lood de Jager, 20 Jean-Luc du Preez, 21 Francois Hougaard, 22 Handré Pollard, 23 Damian de Allende