I numeri non mentono: statistiche per scattare la foto al Sei Nazioni, da quando è nato a oggi

Inghilterra dominatrice, Irlanda e Francia ad inseguire quasi appaiate. Poi il Galles, molto più indietro la Scozia (che però ha invertito la marcia) e quindi l’Italia. Il 4 di febbraio se – oppure: quando – l’Inghilterra segnerà 7 punti farà toccare agli azzurri la “vetta” dei tremila punti incassati nel torneo dal 2000 a oggi a fronte di quasi 1.300 realizzati: la Scozia, la squadra a noi più vicina, ne ha presi finora quasi 800 in meno e fatti circa 200 in più

Nel fine settimana del 3-4 febbraio scatterà il Sei Nazioni 2018. La griglia di partenza è abbastanza chiara: Inghilterra grande (grandissima) favorita, Irlanda nel ruolo di quella che può rompere le uova nel paniere al gruppo allenato da Eddie Jones, Scozia possibile sorpresa annunciata (ma il XV del cardo può ancora essere davvero considerato una sorpresa?), Francia e Galles a fare da guastatrici, in fondo l’Italia. Si parte così, poi la palla è ovale e rimbalza in maniera imprevedibile, i rapporti di forza sono però questi.
Ma cosa ci hanno detto questi 18 anni, quasi 19, di Sei Nazioni? Che quattro formazioni su sei – Inghilterra, Irlanda, Galles, Francia – hanno vissuto dei saliscendi, cosa normale in un periodo così lungo, che la Scozia fino a un paio di anni fa ha galleggiato rimanendo quasi sempre a pelo d’acqua mentre l’Italia è rimasta spessissimo con la testa sotto.

I numeri certificano questa fotografia: dal 2000 a oggi l’Inghilterra ha vinto 64 partite sulle 90 disputate da ogni squadra. L’Irlanda ha sorriso 58 volte, una in più della Francia mentre il Galles si è imposto 49 volte. Poi c’è il gap: la Scozia ha vinto 24 volte, vale a dire 25 volte meno del Galles, come disputare 5 tornei di fila senza vincere nemmeno una gara. Poi c’è l’Italia, con solo 12 vittorie.

Questo il ruolino di marcia, dal 2000, di tutte le protagoniste
Inghilterra: 64 vittorie, 25 sconfitte, un pareggio
Irlanda: 58 vittorie, 29 sconfitte, 3 pareggi
Francia: 57 vittorie, 31 sconfitte, 2 pareggi
Galles: 49 vittorie, 38 sconfitte, 3 pareggi
Scozia: 24 vittorie, 64 sconfitte, 2 pareggi
Italia: 12 vittorie, 77 sconfitte, un pareggio
Uno score che ha consentito all’Inghilterra di vincere il Sei Nazioni per 6 volte (due Grandi Slam), 5 volte la Francia (con tre Slam), 4 volte il Galles (due Slam) e per 3 volte l’Irlanda (un Grande Slam).
Poi c’è la questione cucchiaio di legno/ultimi in classifica, dove siamo purtroppo dominatori: per ben 12 volte su 18 edizioni a cui abbiamo partecipato o siamo arrivati dopo tutti gli altri facendo qualche punto o abbiamo concluso il torneo a quota zero (8 volte). Quattro volte è toccato alla Scozia, una al Galles e una alla Francia.

Passiamo ai punti fatti, a quelli subite e alle mete marcate
Inghilterra: 2.496 punti fatti, 1.405 punti incassati, +1.091 di differenza punti, 261 mete fatte
Irlanda: 2.206 punti fatti, 1.613 punti incassati, +593 di differenza punti, 225 mete fatte
Francia: 2.191 punti fatti, 1.624 punti incassati, +567 di differenza punti, 208 mete fatte
Galles: 2.086 punti fatti, 1.897 punti incassati, +189 di differenza punti, 191 mete fatte
Scozia: 1.500 punti fatti, 2.233 punti incassati, -733 di differenza punti, 116 mete fatte
Italia: 1.289 punti fatti, 2.993 punti incassati, -1.704 di differenza punti, 111 mete fatte

Ricordiamo spesso che la Francia ci ha messo quasi mezzo secolo a vincere il suo primo Sei Nazioni, cosa solo in parte vera: in quell’arco di attesa ci furono infatti le due guerre mondiali e i tornei disputati prima che i galletti potessero urlare di gioia furono “solo” 24. Noi 18 li abbiamo già disputati e i numeri raccolti sono quelli presentati in questa pagina: riusciremo a fare meglio dei cugini d’Oltralpe?

Sei Nazioni: tutti i (quasi) 240 protagonisti del torneo più atteso

ph. Fotosportit/FIR

R1823 pubblica l’elenco di tutti i convocati dai ct delle nazionali che stanno per prendere parte al sei Nazioni. Si tratta di grupponi che saranno scremati da qui a inizio febbraio, ma i protagonisti del torneo più amato e importante sono qui

Con l’annuncio dell’Inghilterra ieri si sono completate le rose dei convocati per il prossimo NatWest Sei Nazioni.
Il primo è stato Conor O’Shea, l’ultimo Eddie Jones. Una quarantina scarsa di giocatori per ogni coach, che fanno quasi 240 atleti che potremmo ammirare nei prossimi due mesi nel Sei Nazioni. Eccoli tutti.

ITALIA
Avanti: Simone Ferrari, Andrea Lovotti, Tiziano Pasquali, Nicola Quaglio, Luca Bigi, Leonardo Ghiraldini, Oliviero Fabiani, George Biagi, Dean Budd, Marco Fuser, Federico Ruzza, Alessandro Zanni, Renato Giammarioli, Giovanni Licata, Maxime Mata Mbandà, Sebastian Negri Da Oleggio, Sergio Parisse, Jake Polledri, Abraham Steyn
Trequarti: Edoardo Gori, Tito Tebaldi…

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Sei Nazioni senza scampo per l’Italia. O almeno così dicono i bookmakers

©INPHO/Dan Sheridan

Il trionfo azzurro viene dato a 501, le squadre più vicine  – si fa per dire – sono Scozia e Galles, quotate a 13 (e solo per un bookmaker). E per le prime due gare? Poche le quote già disponibili ma chiudere dopo Inghilterra e Irlanda con un -30/40 complessivo di gap tra punti subiti e incassati non sarebbe un risultato da buttare via. Sperando, ovviamente, di andare meglio

Inghilterra favorita assoluta, Irlanda prima inseguitrice. Poi, più distanti, ci sono Galles, Scozia e Francia, con posizioni intercambiabili a seconda del bookmaker ma comunque molto vicini tra loro. In fondo, lontanissima, c’è l’Italia. Così chi gestisce le scommesse vede il Sei Nazioni 2018. In un articolo – che potete leggere qui nella sua interezza – della scorsa settimana R1823 raccoglie le principali quote sulla vittoria finale dei tre principali bookmakers. Qui mi limito a ricordare che la vittoria dell’Inghilterra è data a meno di 2, che l’Irlanda viaggia abbondantemente oltre al 3, che Galles, Scozia e Francia stanno tra il 7.50 e il 13 e che l’Italia è data da tutti a 501. Per chi gestisce le scommesse è quasi più facile che arrivino i marziani che non assistere al trionfo degli azzurri.

L’Italia oltretutto nelle prime due giornate incontrerà proprio le due grandi favorite: l’Inghilterra (a Roma) e l’Irlanda (a Dublino). E cosa dicono i bookmakers in quel caso? La vittoria di Sergio Parisse e compagni è data tra i 6.75 e 9.5 mentre quella inglese va da 1.08 a 1.9: scommettitori che sembrano avere idee molto chiare quindi. A oggi solo betfair ha già aperto quote su Irlanda-Italia e dà la vittoria dei padroni di casa scontata (1.08) mentre quella dell’Italia un mezzo miracolo (18).
Io, nel mio piccolo, mi accontenterei di chiudere l prime due partite con un gap tra punti fatti e incassati a -30/40. Sperando ovviamente di essere smentito.

Sei Nazioni, chi ha spazio (e chi no) sul treno azzurro. In attesa delle decisioni “che daranno fastidio”

Conor O'Shea
ph. Fotosportit/FIR

Le convocazioni del ct fanno chiarezza tra azzurri e azzurrabili, con alcuni nomi importanti che adesso devono rincorrere un posto in nazionale. Un anno dopo un torneo molto negativo le parole inequivocabili di Conor O’Shea di Edimburgo dello scorso marzo sono però rimaste sulla carta. Almeno per il  momento

Campagnaro, Esposito, Gega e Zani (in rigoroso ordine alfabetico) sono gli unici che possono dire “non ci siamo solo perché siamo infortunati”, gli altri invece sono fuori dal giro che conta della nazionale. Perché magari giocano poco, o perché è già da un po’ che non sono chiamati in nazionale, perché la qualità delle loro prestazioni non è considerata all’altezza o perché dopo aver avuto problemi fisici importanti stanno faticando a tornare ai livelli precedenti. Stiamo parlando di Minto, Lazzaroni, Venditti, Morisi, Favaro, Chistolini. Mettiamoci pure Barbieri. Quale che sia la ragione oggi sono fuori. Frase che se vogliamo è un po’ brutale, ma la sostanza è quella.
Non che lo staff tecnico azzurro abbia disegnato sui loro petti una “A” scarlatta che li mette al limite della società ovale, ma ora sono tutti nella condizione di dover rincorrere un posto che fino a poco tempo fa sembrava essere al sicuro o quasi. Invece. Se dovessero tornare a giocare ai loro livelli siamo sicuri che O’Shea sarà il primo ad accorgersene, ma oggi hanno perso posizioni. Poi va da sé che se qualcuno dovesse farsi male (il fato non voglia, ma può capitare) sarebbero i primi a rientrare in gioco, che non è che il nostro movimento possa contare su chissà quanti giocatori che possono essere presi in considerazione per un torneo così importante.

Il messaggio principale lanciato dalle convocazioni per il gruppone di 34 giocatori per il Sei Nazioni è un po’ questo. Sorprese vere non ce ne sono, non può essere considerata tale nemmeno l’aver messo in lista Jake Polledri, una novità in qualche modo annunciata.
Il ct Conor O’Shea parla di un maggior numero “di opzioni che stiamo sviluppando” e di scelte “che ora abbiamo a disposizione. Dobbiamo continuare a costruire la profondità e siamo consapevoli di dover migliorare, ma abbiamo compiuto progressi importanti rispetto a un anno fa”.
Poi fa una promessa: “Sono consapevole che saremo giudicati sulla base dei risultati ma sappiamo bene tutti del livello di gioco con cui andremo a confrontarci e delle sfide che ci attendono in ogni partita, a cominciare dall’affrontare la seconda e la terza squadra del ranking mondiale nell’arco di sei giorni nelle prime due giornate. Se come Federazione continueremo a crescere e sviluppare i nostri giocatori, il sistema ed i processi come stiamo facendo continueremo a ridurre il gap con le altre Nazioni”.
Il tecnico irlandese si dice sicuro del fatto che “un paio di veterani sono dispiaciuti per non essere stati selezionati, ma potranno rientrare più avanti” e poi sottolinea che ci sono “alcuni giovani di particolare talento e ci prepareremo a prendere qualche rischio, nei mesi a venire, per trasformare il possesso in punti”.

Nessuna sorpresa nelle convocazioni e nessuna sorpresa neppure nelle parole del ct. Che, lo ricordiamo, il 18 marzo scorso dopo il pesantissimo 29 a 0 che la Scozia ci rifilò a Murrayfield nell’ultima giornata del Sei Nazioni 2017 rilasciò in conferenza stampa alcune dichiarazioni molto nette, inequivocabili: “Non sono uno stupido, non sto qui a prendere tempo. Ho fiducia in questo gruppo, resto convito che possiamo diventare un’ottima squadra. Ma gli investimenti devono essere fatti nell’interesse esclusivo della Nazionale. Tutti, in Italia, devono mettersi l’ego in tasca e capire che la Nazionale è la cosa più importante in assoluto. Perché le decisioni che prenderemo daranno fastidio a qualcuno, ma sono da prendere. Irlanda, Galles, Scozia hanno fatto scelte difficili per il rugby di club, investito sulle franchigie. E’ facile fare questi cambiamenti, a patto di volerlo. Sarà difficile? Sì, ma è fattibile e deve essere fatto”.
Parole del ct, non di qualche giornalista arrabbiato per la brutta prestazione. Non penso che nessuno lo abbia obbligato a dire quelle cose. Ne abbiamo preso atto allora, qualche mese fa,, così come oggi prendiamo atto del fatto che dallo scorso marzo non è stata presa nessuna di quelle decisioni che “daranno fastidio a qualcuno”. Al momento è così, piaccia o meno.
E i numeri dell’ultimo Sei Nazioni sono chiarissimi, purtroppo: 5 ko in 5 gare e una differenza di 151 tra punti subiti e punti marcati. Si (ri)parte da lì, più o meno. Forza ragazzi.

Sei Nazioni 2018: ecco gli azzurri. Polledri entra nei primi 34 convocati

Sei Nazioni Italia
ph. Fotosportit/FIR

Nel gruppone che inizierà a preparare il Sei Nazioni ci sono Quaglio, Polledri, Zanni e Bisegni mentre rimangono fuori Minto, Venditti, Lazzaroni e Chistolini. In lista anche Allan e Padovani, non c’è Favaro.
Queste le scelte del ct Conor O’Shea che sceglierà i 31 giocatori per le prime due gare del torneo (Inghilterra e Irlanda, la prima in casa) il prossimo 25 gennaio. Invitati Traoré e Riccioni.

Questi i 34 atleti convocati:
Piloni
Simone FERRARI (Benetton Rugby, 8 caps)
Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby Club,  20 caps)*
Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, 2 caps)
Nicola QUAGLIO (Benetton Rugby, 2 caps)*

Tallonatori
Luca BIGI (Benetton Rugby, 6 caps)
Leonardo GHIRALDINI (Stade Toulousain, 89 caps)
Oliviero FABIANI (Zebre Rugby Club, 4 caps)

Seconde linee
George BIAGI (Zebre Rugby Club, 19 caps)
Dean BUDD (Benetton Rugby, 6 caps)
Marco FUSER (Benetton Rugby, 27 caps)*
Federico RUZZA (Benetton Rugby, 3 caps)*
Alessandro ZANNI (Benetton Rugby, 99 caps)

Flanker/n.8
Renato GIAMMARIOLI (Zebre Rugby Club, 1 cap)*
Giovanni LICATA (Fiamme Oro Rugby, 3 caps)*
Maxime Mata MBANDA’ (Zebre Rugby Club, 11 caps)*
Sebastian NEGRI DA OLEGGIO (Benetton Rugby, 2 caps)
Sergio PARISSE (Stade Francais, 129 caps) – capitano
Jake POLLEDRI (Gloucester Rugby, esordiente)
Abraham STEYN (Benetton Rugby, 17 caps)

Mediani di mischia
Edoardo GORI (Benetton Rugby, 65 caps)*
Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 23 caps)
Marcello VIOLI (Zebre Rugby Club, 8 caps)*

Mediani d’apertura
Tommaso ALLAN (Benetton Rugby, 33 caps)
Carlo CANNA (Zebre Rugby Club, 25 caps)
Ian MCKINLEY (Benetton Rugby, 3 caps)

Centri-Ali-Estremi
Mattia BELLINI (Zebre Rugby Club, 8 caps)*
Tommaso BENVENUTI (Benetton Rugby, 45 caps)*
Giulio BISEGNI (Zebre Rugby Club, 7 caps)
Tommaso BONI (Zebre Rugby Club, 8 caps)*
Tommaso CASTELLO (Zebre Rugby Club, 5 caps)
Jayden HAYWARD (Benetton Rugby, 3 caps)
Matteo MINOZZI (Zebre Rugby Club, 3 caps)*
Edoardo PADOVANI (Zebre Rugby Club, 14 caps)*
Leonardo SARTO (Glasgow Warriors, 34 caps)*

Giocatori invitati
Marco RICCIONI (Benetton Rugby, esordiente)* – pilone
Cherif TRAORE (Benetton Rugby, esordiente)* – pilone

Non considerati per infortunio: Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs)*, Angelo ESPOSITO (Benetton Rugby)*, Ornel GEGA (Benetton Rugby), Federico ZANI (Benetton Rugby)

*è/è stato membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato”