Sei Nazioni, chi ha spazio (e chi no) sul treno azzurro. In attesa delle decisioni “che daranno fastidio”

Conor O'Shea

ph. Fotosportit/FIR

Le convocazioni del ct fanno chiarezza tra azzurri e azzurrabili, con alcuni nomi importanti che adesso devono rincorrere un posto in nazionale. Un anno dopo un torneo molto negativo le parole inequivocabili di Conor O’Shea di Edimburgo dello scorso marzo sono però rimaste sulla carta. Almeno per il  momento

Campagnaro, Esposito, Gega e Zani (in rigoroso ordine alfabetico) sono gli unici che possono dire “non ci siamo solo perché siamo infortunati”, gli altri invece sono fuori dal giro che conta della nazionale. Perché magari giocano poco, o perché è già da un po’ che non sono chiamati in nazionale, perché la qualità delle loro prestazioni non è considerata all’altezza o perché dopo aver avuto problemi fisici importanti stanno faticando a tornare ai livelli precedenti. Stiamo parlando di Minto, Lazzaroni, Venditti, Morisi, Favaro, Chistolini. Mettiamoci pure Barbieri. Quale che sia la ragione oggi sono fuori. Frase che se vogliamo è un po’ brutale, ma la sostanza è quella.
Non che lo staff tecnico azzurro abbia disegnato sui loro petti una “A” scarlatta che li mette al limite della società ovale, ma ora sono tutti nella condizione di dover rincorrere un posto che fino a poco tempo fa sembrava essere al sicuro o quasi. Invece. Se dovessero tornare a giocare ai loro livelli siamo sicuri che O’Shea sarà il primo ad accorgersene, ma oggi hanno perso posizioni. Poi va da sé che se qualcuno dovesse farsi male (il fato non voglia, ma può capitare) sarebbero i primi a rientrare in gioco, che non è che il nostro movimento possa contare su chissà quanti giocatori che possono essere presi in considerazione per un torneo così importante.

Il messaggio principale lanciato dalle convocazioni per il gruppone di 34 giocatori per il Sei Nazioni è un po’ questo. Sorprese vere non ce ne sono, non può essere considerata tale nemmeno l’aver messo in lista Jake Polledri, una novità in qualche modo annunciata.
Il ct Conor O’Shea parla di un maggior numero “di opzioni che stiamo sviluppando” e di scelte “che ora abbiamo a disposizione. Dobbiamo continuare a costruire la profondità e siamo consapevoli di dover migliorare, ma abbiamo compiuto progressi importanti rispetto a un anno fa”.
Poi fa una promessa: “Sono consapevole che saremo giudicati sulla base dei risultati ma sappiamo bene tutti del livello di gioco con cui andremo a confrontarci e delle sfide che ci attendono in ogni partita, a cominciare dall’affrontare la seconda e la terza squadra del ranking mondiale nell’arco di sei giorni nelle prime due giornate. Se come Federazione continueremo a crescere e sviluppare i nostri giocatori, il sistema ed i processi come stiamo facendo continueremo a ridurre il gap con le altre Nazioni”.
Il tecnico irlandese si dice sicuro del fatto che “un paio di veterani sono dispiaciuti per non essere stati selezionati, ma potranno rientrare più avanti” e poi sottolinea che ci sono “alcuni giovani di particolare talento e ci prepareremo a prendere qualche rischio, nei mesi a venire, per trasformare il possesso in punti”.

Nessuna sorpresa nelle convocazioni e nessuna sorpresa neppure nelle parole del ct. Che, lo ricordiamo, il 18 marzo scorso dopo il pesantissimo 29 a 0 che la Scozia ci rifilò a Murrayfield nell’ultima giornata del Sei Nazioni 2017 rilasciò in conferenza stampa alcune dichiarazioni molto nette, inequivocabili: “Non sono uno stupido, non sto qui a prendere tempo. Ho fiducia in questo gruppo, resto convito che possiamo diventare un’ottima squadra. Ma gli investimenti devono essere fatti nell’interesse esclusivo della Nazionale. Tutti, in Italia, devono mettersi l’ego in tasca e capire che la Nazionale è la cosa più importante in assoluto. Perché le decisioni che prenderemo daranno fastidio a qualcuno, ma sono da prendere. Irlanda, Galles, Scozia hanno fatto scelte difficili per il rugby di club, investito sulle franchigie. E’ facile fare questi cambiamenti, a patto di volerlo. Sarà difficile? Sì, ma è fattibile e deve essere fatto”.
Parole del ct, non di qualche giornalista arrabbiato per la brutta prestazione. Non penso che nessuno lo abbia obbligato a dire quelle cose. Ne abbiamo preso atto allora, qualche mese fa,, così come oggi prendiamo atto del fatto che dallo scorso marzo non è stata presa nessuna di quelle decisioni che “daranno fastidio a qualcuno”. Al momento è così, piaccia o meno.
E i numeri dell’ultimo Sei Nazioni sono chiarissimi, purtroppo: 5 ko in 5 gare e una differenza di 151 tra punti subiti e punti marcati. Si (ri)parte da lì, più o meno. Forza ragazzi.

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53 risposte a "Sei Nazioni, chi ha spazio (e chi no) sul treno azzurro. In attesa delle decisioni “che daranno fastidio”"

  1. frank

    Come si può pensare di vincere con la quasi totalità della linea dei 3/4 abituata a perdere e a non difendere?

    Violi Canna Castello Boni.

      1. frank

        non sono i singoli ma le prestazioni nel complesso!!!!! e se alla fine subisci più punti di quanti ne fai perdi.

  2. Antonio

    Quello che continua a stupirmi è l’assenza di una presa di responsabilità da parte di O’Shea sulla SUA gestione delle partite e del piano di gioco.

    1. Mez10

      Ce ne faremo una ragione..
      Sicuramente non è uno che si nasconde e rifugge le responsabilita!
      Ricordo ai più distratti che è qui da poco più di un anno!

      1. Mez10

        Paolo cambia di poco la sostanza, per me è poco tempo per incidere pesantemente su troppe cose che non funzionano o funzionano in parte..

  3. Mamo

    Se ho capito bene, per O’Shea dovrebbe essere facile investire sulle franchigie anche a discapito dei club; lo è stato in Galles, Scozia e Irlanda perché mai non lo dovrebbe essere da noi.
    Io credo che la difficoltà stia nel fatto che le altre celtiche, rispetto a noi, provengono da paesi che hanno una storia completamente diversa dalla nostra: noi non siamo solo il Paese dei Comuni ma anche dei Quartieri. Da noi, per tradizione, lo spirito di appartenenza è legato ai Campanili e non è solo un modo di dire.
    Da noi (generalizzo) i paesi con le loro chiese e le loro pro-loco, distano poche centinaia di metri l’uno dall’altro mentre da loro (generalizzo) sono chilometri e chilometri.
    Quello che voglio dire è che superare questo a volte morboso attaccamento al Quartiere, Parrocchia, Paese o Comune da noi è più difficile.
    Quando i Dogi sono stati rifondati è stata presa una bellissima iniziativa: i Club appartenenti alla “Franchigia” potevano affiancare al loro stemma quello dei dogali.
    Dopo un anno i corni sono stati sostituiti dal logo di qualche sponsor.
    A mio parere sarà necessario aspettare che invecchi la generazione dei giovanotti che oggi scelgono i Club in base al “rimborso spese” e alle prospettive professionistiche o semi(professionistiche), loro (generalizzo) saranno dei dirigenti di Club adatti alla cooperazione con le franchigie e queste con la Nazionale.
    Il mondo cambierà, forse diventeremo una tier 1 (ho imparato nei blog questo termine) ma sarà uno sport giocato con uno spirito completamente diverso da quello che ci fa gongolare di (insano ?) romanticismo.

    1. Gysie

      @mamo sono d’accordo sul fatto che siamo il Paese dei quartieri – in tutto. Per quanto riguarda il rugby… questa volta cambio prospettiva. Ma che cosa pretendiamo dalla nostra realtà??? Per quanto la Nazionale rappresenti l’Italia “una e indivisibile”, il rugby è praticato in buoni numeri in una serie di piccole enclaves. Certo, anche in Francia, Inghilterra e Galles è più o meno così; però lì hanno creato una squadra di fatto dal nulla (Newcastle), che ha vinto un campionato ed a distanza di 20 anni è ancora in Premiership; mentre in Francia, oltre al tradizionale sud e sud-ovest, un leggero spostamento a nord lo si vede. E poiché le dimensioni contano (ehm), ricordo che tra gli stadi di Bayonne (quasi 17mila spettatori) e Biarritz (oltre 13mila), squadre di ProD2, ci sono meno di 5 km. E vogliamo valere più di qualcosa che sta nella parte bassa del Tier 1? Ora, guardando la lista dei “lasciati a casa” da questa prima chiamata, mi viene da dire che i miglioramenti ci sono eccome, almeno sotto il profilo della possibilità di scelta per O’Shea. Non sufficienti a fare il salto di qualità, o a finire tra le prime tre del torneo? Probabilmente no. Però…diamo un’occhiata al resto del panorama sportivo italiano per quanto riguarda gli sport di squadra. Siamo da Tier 1 solo in quegli sport che si giocano in un numero limitato di Paesi. Oh, mica mi accontento! Però, onestamente, anche perché “noi camminiamo e gli altri corrono”, con Parisse a fine carriera e nessun altro giocatore di tale livello in rosa, il primo risultato a qui possiamo ambire è una specie di imboscata (tipo Sud Africa) una volta ogni tanto.
      PS per evitare fraintendimenti su Parisse. Alla nomina di Brunel al posto di Novès, in Francia sui social è girata questa battuta. “Almeno quando allenava l’Italia aveva a disposizione un fuoriclasse”.

      1. Mamo

        Ciao @Camoto,
        il fatto è che proprio i club di una di queste piccole enclaves hanno coperto lo scudo dei Dogi con quello di XY s.r.l. ed è proprio a quel territorio che mi riferisco.
        Sul resto hai perfettamente ragione ma il mio commento era limitato al rapporto Franchigie e Club.

  4. Tonius71

    Per quanto mi riguarda sarà in altra attraversata nel deserto.Due in casa e tre fuori..Ho fiducia nella prima partita,non dico che vinceremo ma ,sicuramente faremo una bella prestazione ..anche perché sarò a Roma a vederla
    Si,sono quasi due anni che Cos è qui da noi ,ma prima di esprimere un giudizio io aspetterei altri due/tre ..Purtroppo i cambiamenti in Italia sono lenti ed i pregressi,anche se ci sono ,ancora più lenti. Tempo .A noi serve tempo anche se non ne abbiamo.

      1. Ginger

        Si è vero le ha dette lui ma chi ti dice che sotto sotto non le stia attuando? I cambiamenti importanti si fanno partendo dalle fondamenta e le fondamenta guardando da lontano non si vedono mentre si vedrà l’edificio realizzato su di esse. Ti piace la metafora? 😉

      2. Hrothepert

        E’ vero Paolo COS quelle cose le ha dette, ma, se poi non potrà attuare ciò che ha in mente, sono certo che ci indicherai anche quei soggetti reazionari, che le hanno osteggiate, e le loro responsabilità.

      3. Nuvole!

        Chi ti dice che quelle cose sotto sotto non le stia attuando senza che se ne accorga nessuno?
        Una parola sola: permit players. Il resto non lo menziono nemmeno.

  5. Tonius71

    Concordo.Secondo me siamo a metà del guado.. ( mi riferisco alla struttura che Cos vuole mettere su ) Le resistenze sono molto forti : Fir,Club,posizioni di potere varie..
    Come ho scritto prima : anche quest’anno sarà dura è non so se questo andrà a favore o contro Cos..Mi spiegò: o verra messo definitivamente sulla graticola oppure tutti si convinceranno che le riforme invocate non possono essere più procrastinate .
    Vedremo

    1. frank

      COS ha i giorni contati: ottobre 2019.

      Ci sarà da fare la campagna elettorale nel frattempo….per cui….il capro espiatorio dovrà svolgere la sua funzione.

    2. Hrothepert

      Se non altro COS, potrà sempre dire che lui le riforme necessarie le aveva indicate, ma non gliele hanno lasciate attuare.

  6. kinky

    Ciao Paolo, riporto una piccola frase che hai scritto:”Il messaggio principale lanciato dalle convocazioni per il gruppone di 34 giocatori per il Sei Nazioni è un po’ questo. Sorprese vere non ce ne sono”. Non so se te ne sei accorto ma a me non piace fare polemica a priori ma se contesto qualcosa lo faccio pensando di farlo in maniera costruttiva. Bene…un anno fa tu assieme a tutti gli altri proprietari dei vari blog rugbystici continuavate a scrivere (novembre 2016 e 6nzioni 2017) che “bene o male questo era il gruppo che andrà ai mondiali”. Oggi come tuti possiamo vedere, la squadra è quasi stravolta (e vedrete che a fine 6nazioni qualche altra gerarchia cambierà…ne sono sicuro) e ovviamente non è finita da qui ai mondiali. Come fai a scrivere che novità non ce ne sono quando in un anno la squadra è cambiata per circa metà giocatori? Che addirittura già si capisce che la squadra giocherà con giocatori differenti da Novembre? Quel Bigi che ha fatto le 3 partite a Novembre per me è già tanto se andrà in panchina, Fuser stesso discorso, Minto e Lazzaroni non li ha neppure chiamati, non si è sicuri se Castello e Boni saranno i titolari inamovibili, con Minozzi che probabilmente sarà la sorpresa visto quello che ha detto ieri. Ha invitato due giovani piloni in prospettiva…e questa è una novità assoluta che mi piace un sacco.
    Ecco, casomai sorprese vere non ce ne sono state….visto l’andamento degli ultimi due mesi.

    1. Mez10

      Verissimo kinky! Comunque ci abbiamo preso su Polledri e Negri..Minozzi come sai stravedo..i piloni giovani mi piacciono, la terza bene, concordo con te che a 9 non siam messi bene, Violi sta crescendo, gioca con più confidenza, ma Gori è involuto e Tebaldi troppo discontinuo e umorale..
      trequarti discreta..peccato avremo 3 partite fuori, ma penso ci divertiremo!

      1. andreac

        il gori visto l’ultima partita a me piace un casino.Poi una rondine non fa primavera….

    2. jacoponitti

      Sono d’accordissimo Kinki.Il cambiamento cè e, forse, la ragione per la quale facciamo fatica a vederlo è che è stato graduale. Nessuna rivoluzione, ma novità ad ogni convocazione. Giusto per rendere l’idea: 15 dei 30 convocati da Brunel per l’esordio nel 6 Nazioni 2016 non ci sono nei 36 di quest’anno.
      Se invece parliamo dei cambiamenti strutturali, i lavori avanzano un po’ a rilento

  7. Acdxer

    O’Shea sa il fatto suo e merita piena fiducia, adesso che può avere a disposizione un numero più ampio di giocatori aspettiamoci risultati migliori senza essere impazienti. Per costruire una squadra vincente ci vogliono tempo ed unità di intenti a livello complessivo. Giustamente ha preso come esempio la Scozia, che solo pochi anni fa era al nostro livello, come esempio di dove si possa arrivare grazie a programmazione e voglia di fare

  8. luis

    Abbiamo bisogno di tempo per il progetto di COS, lasciamolo lavorare. I giocatori che ha a disposizione sono questi, nessun campione escluso il capitano che è un fuoriclasse ma non è più giovincello. Ci sono tanti giovani prospetti che hanno solo bisogno di giocare e fare esperienza, i miracoli non li fà nessuno. Non sono pessimista ma realista, ergo penso che non ne vinceremo una perchè i ns avversari sono di un altro livello. Abbiamo intrapreso faticosamente una strada, bisogna avere il coraggio di andare avanti anche se all’inizio di questa i risultati non saranno dei migliori.

  9. Continuo a pensare che O’Shea intendesse proprio parlare dei campanilismi quando disse quella famosa frase. Il problema è che Gavazzi deve far conto con i presidenti dei club, che sono quelli a cui i cambiamenti darebbero proprio “fastidio”. In inglese esiste l’espressione “dover chiedere al tacchino per poter fare il pranzo di natale”. Tradotto il significato è che c’è troppa decentralizzazione del potere. Nella fattispecie Gavazzi ha bisogno del consenso dei club per venire rieletto e quindo tituba quando si tratta di imporre riforme a favore delle franchigie e della nazionale a scapito dei club. Una dimostrazione è l’ancora latitante regolamento sui permit player.
    Quindi io direi che quelli a cui vanno rotti i cabasisi perchè si facciano delle riforme sono Gavazzi e tutti i presidenti dell’Eccellenza, non O’Shea che vorrebbe ma non può.
    Purtroppo crea più talenti l’accademia dell’Ulster che tutto il sitema rugbystico italiano.

    1. poros

      Il nodo politico non spetta a OS risolverlo. Forse G. vorrebbe fare di più (lo credo possibile), ma non può per non innescare una vandea. La storia del rugby italiano è coerente con la storia d’Italia: poche vittorie, talora dettate da circostanze e opportunità. La mia simpatia per OS e G è notevole. A me paiono dei romantici che provano a dare a noi italiani un senso di appartenenza a una comunità nazionale attraverso il rugby. Non sono bastate due vittorie ai mondiali di calcio, sic! Certo, in occasione di una vittoria del genere per qualche giorno può sembrare che ci sia un senso di appartenenza su scala nazionale. Dura minga!

      1. Hrothepert

        frank, se ho capito bene, @xebiax non criticava tanto Gavazzi, quanto il fatto che sia ostaggio dei voti dei club e sono loro che avversano le riforme; ma quanto vi ci vuole a capirlo che il “marcio” viene dal mondo dei club più importanti!!!

      2. frank

        “Quindi io direi che quelli a cui vanno rotti i cabasisi perchè si facciano delle riforme sono Gavazzi e tutti i presidenti dell’Eccellenza”

  10. Ermy

    In effetti in 20 mesi di gestione del DOR COS non è stata presa una decisione una sull’assetto del rugby italiano, andiamo ancora avanti col Trofeo Eccellenza!!! Ah, ah!!! e i molti continuano a chiamarla rivoluzione… la vogliamo capire che se non cambia il manico non cambierà mai niente? Ah, rispetto ai giocatori fuori gioco… ma dov’è finito il pupillo di COS sul quale per 1 anno e passa era stato fondato il futuro della prima linea azzurra??? Giusto per capire… 😉

    1. Ermy, la riforma dei corsi per allenatori appena annunciata da Aboud e Presutti è una cosa fatta. Un’altra è la riduzione delle accademie (che ha abbassato i costi delle accademie e riconosciuto che l’Italia non ha materiale per 8 o più accademie). Non basteranno come azioni o riforme, ma ammetti che un paio di cose sono state fatte.
      Continuo a sperare in un regolamento dei permit player sul modello scozzese.

  11. Hrothepert

    “Non sono uno stupido, non sto qui a prendere tempo. Ho fiducia in questo gruppo, resto convito che possiamo diventare un’ottima squadra. Ma gli investimenti devono essere fatti nell’interesse esclusivo della Nazionale. Tutti, in Italia, devono mettersi l’ego in tasca e capire che la Nazionale è la cosa più importante in assoluto. Perché le decisioni che prenderemo daranno fastidio a qualcuno, ma sono da prendere. Irlanda, Galles, Scozia hanno fatto scelte difficili per il rugby di club, investito sulle franchigie. E’ facile fare questi cambiamenti, a patto di volerlo. Sarà difficile? Sì, ma è fattibile e deve essere fatto”
    Ha sintetizzato il tutto in questo passaggio:
    1) Riforme necessarie e che vanno fatte, se si vuole essere competitivi ai livelli cui aspiriamo.
    2) Seguire la via intrapresa dalle celtiche (fatta di “lacrime, sangue, e dolore”!!) per la loro attuazione.
    3) Che qualcuno dovrà mettere da parte le manie di grandezza e dimenticarsi del proprio orticello, in favore di un bene comune, SUPERIORE!!
    4) Ma il passaggio più importante, che racchiude tutto, esula dalle volonta di COS e lo scarica dalle responsabilità, è: “…a patto di volerlo.”!!!!

  12. frank

    Nel frattempo Visentin va da Mogliano a Paese.

    Questo è il professionismo all’amatriciana della nostra Eccellenza!!

  13. Berton Gianni

    Leggere con quale imponente certezza vengono criticati dei giovani giocatori, dall’alto di chissà quale pulpito, certamente esalta quella tanto decantata, elitaria superiorità e quello ” Spirito ” di cui il rugby ritiene di essere pregno.

    1. Mez10

      Perché quelli che criticano COS? Crowley? Bradley? Immagino siano tutti allievi di sir Graham Henry!
      Se vi capita leggete la sua biografia, parla anche dei tempi medi necessari a ottenere risultati, ma soprattutto per creare uomini/atleti che comporranno poi un gruppo vincente..
      Per inciso: per portare al top la squadra che ha vinto il mondiale con lui ci ha messo più di 8 anni..non vedo perché COS in neanche due anni avrebbe dovuto fare un vero e proprio miracolo!

      1. speartakle

        e quelli che perculano Goosen, Gori, Tebaldi, Iannone, Benvenuti ecc loro sono solo goliardici non elitari e provengono dai bassi fondi…

  14. a.d.g.

    Il solo pensare che O’Shea sia venuto in Italia già con le idee chiare su quali riforme “strutturali” avrebbe dovuto fare significa da un lato non avere alcuna idea di come si formano questi processi decisionali e dall’altra affidargli capacità taumaturgiche che non può possedere. Ogni buon politico e quando a O’Shea si chiedono interventi sulla organizzazione gli si chiede di fare politica, deve conoscere tempi e opportunità per instaurare progetti alternativi a quelli esistenti. Disconoscere poi che rispetto a prima del suo arrivo le cose non siano cambiate rispetto al fatto che oggi la direzione tecnica dell’alto livello della FIR sia stata messa nelle mani di una sola e riconoscibilissima persona è essere miopi. Come lo è pensare che dalla sera alla mattina il sistema Italia possa passare dal produrre un Minozzi o un Licata all’anno a produrne qualche mezza dozzina.
    O’Shea ha avuto la fortuna di capitare nel momento in cui l’Italia ha prodotto, per quantità nell’unità di tempo i migliori talenti rugbistici di sempre, mi riferisco ai ’97/98 e lui ha il talento manageriale per farli rapidamente crescere e giocare. Al momento fermiamoci qui che di lavoro da fare ce n’é.

    1. massimiliano

      COS fa politica sportiva, pienamente d’accordo, e la fa motivando le proprie scelte. Che spesso si stanno rivelando corrette. Non altrettanto per quelle tecniche, in diverse occasioni la gestione del match non è sembrata il suo punto forte. Come ho avuto modo di asserire in altra sede, stiamo parlando di un manager di valore assoluto. Utilizziamolo, accettando scelte che a volte sembrano un compromesso con le alte sfere, tipo certe scelte da panico…ma non nascondiamoci, fino a quando il vertice sarà questo anche il più abile DOR avrà possibilità limitate di azione. Poi, ognuno difenda chi vuole, ma certi commenti vorrei sentirli spiegare personalmente!
      P S
      la riforma dei corsi allenatori; prima di sbandierarla come un vanto, vediamo come verrà applicata, da chi e con quale costrutto.

      1. Mez10

        La riforma dei corsi l ‘ha voluta Stephen Aboud..per fasce d’ età..nessuno inventa niente, stanno ottimizzando con le poche risorse economiche a disposizione, ma ci vorrà tempo anche per questo..
        Nessuna bacchetta magica!

      2. a.d.g.

        Il fatto che abbia chiesto a Smith di dargli una mano ( sul campo) così come aveva cercato di farlo con Venter è sintomatico di un edificio in costruzione.

      3. Mez10

        Esatto, ci vuole pazienza, sicuramente abbiamo al timone marinai esperti e scafati..e con la collaborazione di Wayne Smith uno staff di prim’ ordine da far invidia alle top five..
        Che li si lasci lavorare e si lavori in sinergia per costruire il resto oltre le fondamenta gettate da COS & co..

      4. massimiliano

        verissimo, ma bisogna capire se chi di dovere li lascerà veramente lavorare come sanno e possono. Poi, su Cos, spero di sbagliare e che si riveli anche un CT straordinario. Sulla riforma dei corsi di Aboud, mi risulta non abbia toccato la sostanza, il problema principale. Anche qui, se mi sbaglio sarò felice di ammetterlo, e magari di provare un “corso del nuovo corso”.

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