Italia: 44 preconvocati per i test-match di giugno

Italia convocati

Il ct Conor O’Shea ha annunciato una prima lista di giocatori in vista degli impegni con Scozia, Fiji e Australia. Rimarranno a riposo Parisse, Favaro, Ghiraldini e Cittadini più gli infortunati McLean, Zanni e Morisi. Cinque gli esordienti. La FIR annuncia anche un accordo con la Atkinson Coaching per “lo sviluppo della performance umana dell’organo di governo del rugby italiano”
I comunicati FIR:

Sono quarantaquattro gli atleti inseriti dal Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, Conor O’Shea, nella lista dei potenziali convocabili per il tour estivo che, nel prossimo mese di giugno, porterà l’Italia ad affrontare la Scozia (Singapore, 10 giugno), Fiji (Suva, 17 giugno) e l’Australia (Brisbane, 24 giugno). 

La lista definitiva dei 31 atleti convocati per la finestra internazionale di giugno verrà ufficializzata dal CT martedì 9 maggio, a pochi giorni dal derby di ritorno di Guinness PRO12 che sabato prossimo a Parma metterà di fronte le Zebre e la Benetton Treviso.

Il capitano dell’Italia Sergio Parisse, al pari di altri veterani – Leonardo Ghiraldini, Simone Favaro, Lorenzo Cittadini fresco di paternità – non prenderà parte alla trasferta nell’Emisfero Sud per recuperare dalla lunga stagione, mentre tra gli indisponibili per infortunio figurano sia atleti d’esperienza come Alessandro Zanni, Luke McLean e Luca Morisi che alcuni giovani – Nicola Quaglio, Marco Barbini – che hanno esordito in azzurro nelle ultime stagioni.

“Con Sergio e gli altri veterani del gruppo – ha detto il CT dell’Italia, Conor O’Shea – abbiamo parlato del tour e del fatto che rimanere a riposo per questa finestra, dopo una stagione lunga ed impegnativa, sia per loro la scelta migliore. Abbiamo anche discusso dei programmi futuri del nostro gruppo e siamo ansiosi di riaverli con noi in novembre. Per quanto riguarda la lista definitiva dei convocati, abbiamo già le idee molto chiare circa la composizione della squadra ma il derby di PRO12 della settimana prossima potrà esserci d’aiuto per prendere le ultime decisioni su un paio di situazioni sulle quali stiamo riflettendo”.

Questi i 44 pre-convocati:

Piloni
Pietro CECCARELLI (Zebre Rugby, 7 caps)

Dario CHISTOLINI (Zebre Rugby, 18 caps)
Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby, 14 caps)*
Simone FERRARI (Benetton Rugby, 2 caps)
Sami PANICO (Patarò Calvisano, 10 caps)*
Tiziano PASQUALI (Benetton Rugby, esordiente)
Federico ZANI (Benetton Rugby, esordiente)

Tallonatori
Luca BIGI (Benetton Rugby, esordiente)

Tommaso D’APICE (Zebre Rugby, 13 caps)*
Ornel GEGA (Benetton Rugby, 12 caps)
Luhandre LUUS (Patarò Calvisano, esordiente)*
Oliviero FABIANI (Zebre Rugby, 4 caps)

Seconde linee
George Fabio BIAGI (Zebre Rugby, 19 caps)

Dean BUDD (Benetton Rugby, esordiente)
Joshua FURNO (Zebre Rugby, 37 caps)*
Marco FUSER (Benetton Rugby, 21 caps)*
Federico RUZZA (Zebre Rugby, 1 cap)*
Andries VAN SCHALKWYK (Zebre Rugby, 12 caps)

Flanker/n.8
Robert Julian BARBIERI (Benetton Rugby, 40 caps)

Marco LAZZARONI (Benetton Rugby, esordiente)*
Maxime MBANDA’ (Zebre Rugby, 8 caps)*
Francesco MINTO (Benetton Rugby, 33 caps)
Sebastian NEGRI DA OLEGGIO (Hartbury RFC, 2 caps)
Giovanni PETTINELLI (Patarò Calvisano, esordiente)*
Abraham Jurgen STEYN (Benetton Rugby, 11 caps)

Mediani di mischia
Giorgio BRONZINI (Benetton Rugby, 7 caps)

Edoardo GORI (Benetton Rugby, 61 caps)*
Tito TEBALDI (Benetton Rugby, 20 caps)
Marcello VIOLI (Zebre Rugby, 3 caps)*

Mediani d’apertura
Tommaso ALLAN (Benetton Rugby, 30 caps)

Carlo CANNA (Zebre Rugby, 20 caps)
Ian MCKINLEY (Benetton Rugby, esordiente)

Centri
Tommaso BENVENUTI (Benetton Rugby, 42 caps)*

Tommaso BONI (Zebre Rugby, 2 caps)*
Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs, 29 caps)*
Tommaso CASTELLO (Zebre Rugby, 2 caps)

Ali
Mattia BELLINI (Zebre Rugby, 5 caps)

Giulio BISEGNI (Zebre Rugby, 7 caps)
Angelo ESPOSITO (Benetton Rugby, 11 caps)*
Leonardo SARTO (Glasgow Warriors, 30 caps)*
Giovanbattista VENDITTI (Zebre Rugby, 42 caps)*

Estremi
Matteo MINOZZI (Patarò Calvisano, esordiente)*

Edoardo PADOVANI (Zebre Rugby, 11 caps)*
Luca SPERANDIO (Benetton Rugby, 2 caps)*

*è/è stato membro dell’Accademia Nazionale FIR “Ivan Francescato”

 

Roma – La Federazione Italiana Rugby informa di aver raggiunto un accordo con la Atkinson Coaching Ltd, compagnia che, dall’1 giugno 2017 a maggio 2020, sarà responsabile della strategia e dello sviluppo della performance umana dell’organo di governo del rugby italiano. 

La Atkinson Coaching darà inizio alla propria collaborazione nel mondo rugbistico italiano in occasione del tour estivo a Singapore, Suva e Brisbane sotto la supervisione diretta del proprietario e direttore generale, Pete Atkinson. Pete coordinerà la strategia e l’applicazione delle performance umane, lavorando a stretto contatto con gli staff della Squadra Nazionale e delle franchigie – che divideranno con FIR il costo della collaborazione –  seguendo indivualmente i giocatori e sviluppando al tempo stesso i futuri preparatori atletici per il sistema rugbistico italiano.

Pete Atkinson e la sua compagnia approdano in FIR dopo un periodo di cinque anni con l’English and Wales Cricket Board (ECB) dove Pete ha diretto il programma di forza e condizionamento fisico dopo aver ricoperto analoghe posizioni presso l’English Institute of Sport dal 2005 al 2012, lavorando con numerosi atleti olimpici di successo.

In precedenza, Pete ha diretto la preparazione fisica dei Saracens dal 2003 al 2005 e dei Leicester Tigers tra il 1998 ed il 2003, in un periodo di successi senza precedenti per il Club. 

“Siamo estremamente soddisfatti di esserci assicurati la collaborazione di Pete e della sua compagnia” ha dichiarato il Commissario Tecnico della Squadra Nazionale, Conor O’Shea. “Si tratta di un ruolo completamente nuovo per il rugby italiano e la dimostrazione che, un passo alla volta, stiamo costruendo un sistema di performance che ci permetterà di competere al più alto livello possibile. Pete ed il suo staff sono professionisti di fama mondiale, con esperienze di altissimo livello in molti sport e, l’aspetto per noi più importante, hanno condotto e sviluppato staff nel corso degli anni, così come noi vogliamo sviluppare le nostre risorse tecniche qui in Italia per il futuro. E’ un ingaggio realmente importante e sappiamo che ci permetterà di iniziare a raggiungere i nostri obiettivi a corto e lungo termine. Non vediamo l’ora di iniziare a collaborare insieme dal prossimo giugno” ha aggiunto O’Shea.

“Dopo cinque fantastici anni con England and Wales Cricket Board – ha dichiarato Pete Atkinson – sono entusiasta di iniziare questo nuovo capitolo della mia vita professionale con la Federazione Italiana Rugby insieme alla mia compagnia. Siamo ansiosi di conoscere lo staff della Nazionale, i giocatori e tutte le componenti del sistema rugbistico italiano con cui collaboreremo negli anni a venire. Insieme alla mia famiglia siamo emozionati all’idea di iniziare una nuova fase della nostra vita in Italia e mi auguro di poter contribuire, insieme a Conor ed a tutta la FIR, a scrivere nuove pagine nella storia del rugby italiano”. 

Il silenzio prima dei test-match: l’Italia verso gli impegni di giugno


Tra poco più di un mese il gruppo di O’Shea è atteso da Scozia, Fiji e Australia, tre impegni davvero tosti che arrivano al termine di una stagione da dimenticare o quasi

Scozia, Fiji, Australia. Questo il mese di giugno che aspetta la nazionale azzurra. Tre impegni per nulla semplici contro formazioni che ci sono avanti nel ranking e che arrivano dopo un Sei Nazioni davvero negativo. Da un mese circa a questa parte sull’Italia è caduto il silenzio: da un lato è comprensibile, una sorta di camera di compensazione dopo la sovraesposizione tra il mese di gennaio è quello di marzo per il torneo più antico di Ovalia, però dopo le polemiche e le analisi di fine competizione la maglia azzurra è scomparsa del tutto dai radar, prima sostituita dai programmi di ricostruzione del nostro movimento, poi nemmeno più quelli. Del famoso/famigerato incontro tra Conor O’Shea e il presidente FIR Alfredo Gavazzi non si è saputo nulla, e da allora anche l’argomento nazionale è stato rimesso nel cassetto. Anche il tradizionale incontro tra lo stesso Gavazzi e la stampa nell’immediato post Sei Nazioni non si è tenuto.

Il 10 giugno però a Singapore ci attende una Scozia che potrà contare su praticamente tutti i suoi effettivi, visto che i British & Irish Lions porteranno con loro in Nuova Zelanda solo due uomini del XV del cardo; Fiji è al solito difficilmente prevedibile, soprattutto nella finestra estiva, mentre l’Australia… beh, è l’Australia, non serve aggiungere altro. Il gruppo azzurro arriva a questi impegni al termine di una stagione lunghissima e dalle pochissime soddisfazioni, una annata in cui le nuvole e le ombre sovrastano i pochi raggi di sole. Eppure O’Shea e i suoi ragazzi devono iniziare a dare delle risposte, non tanto dei risultati (anche se…) ma delle prestazioni convincenti e soprattutto caratterizzate da una certa continuità.

Il fitness che non c’è: il tarlo e la colpa dei primi 10 mesi di Conor O’Shea

O'Shea
ph. Fotosportit/FIR

L’aspetto fisico è stato fin da subito uno dei target del nuovo ct della nazionale, e lui non lo ha mai nascosto. Il Sei Nazioni appena concluso ci dice però che le cose sono andate molto diversamente. Purtroppo.

Facciamo un salto indietro di quasi un anno, al 24 maggio 2016. A Milano viene presentato alla stampa il nuovo ct della nazionale italiana, l’irlandese Conor O’Shea. Lui parla di varie cose, i progetti e i sogni, gli obiettivi. Però fa particolare riferimento all’aspetto fisico. Alcune testimonianze:

Gazzetta.it: “I giocatori che abbiamo a disposizione sono tecnicamente preparati. Ma in ogni partita serve una squadra nella quale tutti siano al massimo della condizione, all’altezza fisicamente. Per quello che ho visto, alcuni non lo sono, a mezz’ora dalla fine muoiono in campo. E poi la differenza la farà la mentalità vincente”.

Repubblica: “Perché le qualità tecniche ci sono, come il talento e l’entusiasmo. Ma dopo 20 minuti iniziali perfetti, i movimenti degli italiani – in attacco, in difesa – diventano più lenti. Dopo un’ora, gli avversari passano: succede sempre così. Chi non è al top della condizione, non gioca: anche se qualitativamente è il migliore. Li voglio tutti al massimo delle potenzialità: che sia la Nazionale, Treviso o le Zebre, le squadre giovanili o di Eccellenza”.

Il Messaggero: “Non ci sono alternative: giocherà in nazionale solo chi sarà al massimo della forma fisica perché in questo gioco il talento e le capacità tecniche non bastano mai: è sufficiente che due o tre elementi sui 15 in campo non siano adeguati fisicamente per mandare al diavolo una partita. Fitness, e lo dico in inglese perché è una parola divenuta universale, sarà l’imperativo per tutto il mio mandato”.

Mi fermo, perché anche gli altri media – ovali e non – dicono tutti le stesse cose. Fitness dunque. Da quel giorno di fine maggio sono passati ormai 10 mesi e va detto che il risultato prefissato non è stato ottenuto. Non nel Sei Nazioni almeno. In quasi nessuna delle partite giocate tra febbraio e marzo l’Italia è stata alla pari con gli avversari sotto l’aspetto fisico, conditio sine qua non imprescindibile per poter aspirare ad ottenere un risultato. Anzi, per quanto riguarda il fitness nella maggior parte degli incontri la formazione azzurra ha dato segnali di aver fatto passi indietro rispetto alle ultime stagioni.

Quali sono i motivi? Non lo possiamo dire, non dall’esterno. Una preparazione tarata male nella tempistica? Può essere: a novembre alla fine non avevamo sofferto così tanto, ma se il motivo fosse una tabella di marcia mal calibrata gli azzurri avrebbero probabilmente finito in crescendo, invece siamo partiti male e abbiamo terminato peggio.
Un lavoro non adeguato fatto nelle franchigie? Non si può escludere, ma anche in questo caso bisogna sottolineare che tutto lo staff tecnico azzurro lavora a stretto contatto con Zebre e Benetton sin dalla scorsa estate (sul serio, non come nelle passate stagioni). E allora qualche segnale d’allarme non è stato ben interpretato, o non si sono trovate le contromisure adatte.

Intendiamoci, non voglio puntare il dito contro O’Shea, tecnico e persona che mi piace moltissimo e che ha davanti a sé un lavoro di quelli davvero complicati. Però l’aspetto fisico era quello più semplice da affrontare e 10 mesi non sono esattamente pochini. Qualcosa non ha funzionato a dovere, questo è evidente, e non è un caso che l’ingaggio di un preparatore ad hoc per nazionale e franchigie è un tema sul tavolo tra ct e presidente FIR.
Però non dobbiamo nemmeno far finta di nulla che la responsabilità delle prestazioni fisiche deficitarie del Sei Nazioni sono da ascrivere a O’Shea e al suo gruppo, ché sotto questo punto di vista la struttura della nostra filiera o questa/quella decisione FIR c’entra davvero poco. E se pensiamo che in Francia La Rochelle sta dominando il Top 14 grazie (anche) ai suoi due italianissimi preparatori atletici Michele Colosio e Tommaso Boldrini…

Giovani da far crescere e un patto di ferro con Conor O’Shea: Sergio Parisse entra in mischia

ph. Fotosportit/FIR

Il capitano azzurro in una intervista chiede pubblicamente carta bianca per il ct, sprona i volti nuovi ad un diverso atteggiamento e si augura che il nostro sistema venga radicalmente cambiato. Ma le parole di Gavazzi su Riccioni indicano il persistere di una mentalità diversa

Con la conclusione del Sei Nazioni l’attenzione di tutti – questo blog compreso – si è focalizzata sui dati, i numeri e le statistiche di un torneo che è tutto tranne che da incorniciare. Grande eco hanno poi avuto le parole di Conor O’Shea: il ct nella conferenza stampa dopo la partita con la Scozia ha avvisato le dirigenze di mezzo movimento, dalla federazione in giù, facendo sapere che bisogna “cambiare molte cose e ci sarà gente che ci resterà male, ma i cambiamenti non possono essere indolore. Ripeto, non si pensi al proprio ego”. Inevitabile, raramente abbiamo fatto da spettatori ad avvertimenti così chiari. Ma d’altronde il momento è quello che è, probabilmente il più difficile per il nostro rugby dal 2000 a oggi.

Le dichiarazioni del ct hanno in parte però oscurato quanto avvenuto sul campo a Murrayfield e negli altri stadi del torneo. Specifichiamo: delle singole partite, del gioco espresso dalla nazionale, ho parlato spesso ma più raramente questo blog e gli altri media hanno affrontato le prestazione dei singoli. A farlo, sempre sabato a Edimburgo dopo la partita con la Scozia, è stato il capitano azzurro Sergio Parisse che, come si dice in questi casi, non l’ha toccata esattamente piano. Ecco le sue parole: “Sono un giocatore che si interroga sempre sulla propria performance, sui propri errori, sugli aspetti del gioco da migliorare. Mi auguro tutti lo facciano, perché uscire dal campo oggi sconfitti per 29-0 è dura. (…) Ora Conor ed il suo staff si incontreranno, faranno le loro valutazioni. Tanti giocatori hanno avuto le loro opportunità, starà ai tecnici capire chi dei giocatori è da nazionale, chi no, a chi dare quelle occasioni che in questo torneo hanno avuto magari altri”.

Parisse, come è giusto che sia, non ha fatto nomi. Non erano né il luogo né il momento. Ed esporre alcuni suoi compagni alla gogna pubblica non è nel suo stile e non sarebbe neppure comportamento da capitano. Però ha sollevato un problema che evidentemente c’è, che è nel gruppo azzurro è sentito e probabilmente pure discusso. Non credo che nessuno dei giocatori scesi in campo si sia risparmiato, proprio nessuno. Certo si può giocare bene oppure male, ma è nell’ordine delle cose: si possono passare momenti psico-fisici diversi che influiscono sulle singole prestazioni. Parisse questo lo sa benissimo e sa che pure lui non è sempre stato all’altezza delle attese. Nessuno può esserlo sempre, nemmeno se ti chiami Richie McCaw.

E allora di cosa parlava il nostro capitano? Interpretazione personale è che si riferisse soprattutto al dietro le quinte, a quello che succede lontano dai riflettori. Quello che un giocatore combina in campo è solo la parte più evidente di un iceberg. Determinante, va da sé, ma il tantissimo che c’è sotto non è da meno. Parlo dell’impegno totale, della disponibilità al sacrificio, della voglia di crescere e apprendere, di un atteggiamento determinato ma umile e rispettoso degli altri. Evidentemente non tutti ne hanno dato dimostrazione. Vedremo quali saranno le scelte di O’Shea per il tour estivo di giugno, quell’O’Shea a cui Capitan Parisse dà tutto il suo appoggio e per cui chiede carta bianca: in una intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera il terza linea dice chiaramente che “siamo arrivati al bivio: andare avanti così, dando un contentino a questo e a quello senza risolvere nulla, oppure cambiare il sistema, mettere le persone giuste al posto giusto e lasciare fare a Conor e al suo staff. Ha chiesto tre anni, il primo è andato. Diamogli carta bianca, e se nel 2019 non sarà successo nulla sarò il primo a dire: scusate, non ho capito niente. E mi farò da parte”.

Un Parisse che plaude al nuovo corso delle Accademie (“Quando un’azienda investe e non ha risultati cambia strategia. Razionalizzare può essere un bene e il sistema, com’era, era anche troppo chiuso. Un ragazzo deve sapere che, se ha voglia di lavorare duro, può arrivare in alto anche partendo da un piccolo club”) e  che non si capacita del gap accumulato dal nostro movimento nei confronti della Scozia in soli due anni: “Con tutto il rispetto, vi sembra possibile che un Paese come il nostro, con le nostre risorse, stia dietro alla Scozia? È chiaro che qualcosa non funziona. Nessuno quando nasce sa fare le cose. Deve provare, sbagliare e imparare. Io ho avuto la fortuna di debuttare in azzurro a 18 anni, ho sbagliato molto ma ho imparato. Abbiamo ragazzi con grandi potenzialità, devono solo essere messi in condizione di lavorare come gli altri, di fare i professionisti”. E sui giovani, che “spariscono” dopo l’esperienza in U20 Parisse è netto: “è sbagliato, chi ha fatto quel percorso deve avere la possibilità di giocare subito ad alto livello, con continuità”.
Parole di buon senso che sottolineano il momento decisivo che sta per affrontare il nostro movimento. Dichiarazioni che cozzano con quanto detto dal presidente Gavazzi solo qualche ora prima, che parlando del giovane talento Marco Riccioni che ha firmato un contratto per la prossima stagione con la Benetton ha detto chiaramente “non sono d’accordo. Compie 20 anni a dicembre, secondo me è giovane, un talento che rischiamo di rovinare. Doveva fare il permit player per una stagione, giocare 6-7 partite in Pro 12 e poi l’anno prossimo andare in una franchigia, e non lo dico perché è del Calvisano. Non abbiamo tanti talenti al suo livello, non possiamo rischiare di bruciarlo”. Parole che indicano una concezione legata a quello che è lo status quo attuale, un percorso ben diverso da quello che indicano O’Shea e Parisse.

Confusa e infelice, l’Italia perde anche in Scozia: un 29 a 0 mette fine a un Sei Nazioni da “zero”

Alex Dunbar and Jonny Gray with Angelo Esposito and Sergio Parisse 18/3/2017
©INPHO/Morgan Treacy

Padroni di casa poco brillanti ma con idee chiare in testa e capacità di metterle in pratica. Italia invece non pervenuta o quasi: pochissimo, quasi nulla da salvare oggi a Edimburgo e in un torneo che tra uomini, U20 e ragazze in 15 partite complessive ha visto le nostre tre formazioni raccogliere 15 sconfitte e tre soli punti. Un incubo.

A Murrayfield va in scena un primo tempo certo non spettacolare, con due squadre che giocano a ritmi piuttosto lenti, con un possesso palla sostanzialmente in equilibrio ma un’area di gioco che si sviluppa soprattutto nella metà campo degli scozzesi. Nonostante questo sono i padroni di casa a smuovere per primi il tabellone con una punizione di Hogg dalla lunga distanza mentre Canna al 20′ ne sbaglia una piuttosto semplice.
In mezzo non c’è molto da raccontare con tanti errori da parte di entrambe le formazioni, attorno al 25′ prima vera accelerata della Scozia che sfiora la meta senza però realizzarla. Si gioca però nei 22 metri azzurri e al 28′ inevitabile arriva la marcatura di Russell.
Al 31′ Canna sbaglia il secondo calcio e la nazionale di O’Shea che sembra essersi sgonfiata contro una Scozia che di sicuro ha aumentato il ritmo ma non è certo travolgente. Al 38′ arriva la seconda meta dei padroni di casa lesti ad arpionare un pallonetto calciato in area di meta ma dove la nostra difesa si fa sorprendere come davvero non dovrebbe. Al 43′ terzo errore dalla piazzola per Canna, si va al riposo sul 15 a 0.

La seconda frazione vede l’Italia scendere in campo con una grinta maggiore, si piazza nei 22 metri avversari ma non riesce a sfondare e ad approfittare della superiorità numerica data dall’ammonizione comminata a Barclay. Si gioca a ridosso della linea di meta dei padroni di casa ma commettiamo troppi errori – alcuni davvero marchiani – e non facciamo punti.
La Scozia torna in 15 e fa subito una meta con Visser, in maniera un po’ fortunosa, ma diamine la fa. Al 72′ la marcatura del punto di bonus per il XV di casa.
Altra partita di totale sofferenza che chiude uno dei nostri Sei Nazioni peggiori per qualità delle prestazioni. Dire che Conor O’Shea ha tanto lavoro da fare è un eufemismo. In bocca al lupo, a tutti noi.

Scozia: 15 Stuart Hogg, 14 Tommy Seymour, 13 Huw Jones, 12 Alex Dunbar, 11 Tim Visser, 10 Finn Russell, 9 Ali Price, 8 Ryan Wilson, 7 Hamish Watson, 6 John Barclay (c), 5 Jonny Gray, 4 Grant Gilchrist, 3 Zander Fagerson, 2 Ross Ford, 1 Gordon Reid
Riserve: 16 Fraser Brown, 17 Allan Dell, 18 Simon Berghan, 19 Tim Swinson, 20 Cornell Du Preez, 21 Henry Pyrgos, 22 Duncan Weir, 23 Matt Scott
Mete: Russell (28′), Scott (38′), Visser (61′), Seymour (72′)
Conversione: Russell (29′, 62′, 73′)
Punizioni: Hogg (4′)

Italia: 15 Edoardo Padovani, 14 Angelo Esposito, 13 Tommaso Benvenuti, 12 Luke McLean, 11 Giovanbattista Venditti, 10 Carlo Canna, 9 Edoardo Gori, 8 Sergio Parisse (c), 7 Abraham Steyn, 6 Maxime Mata Mbanda’, 5 George Biagi, 4 Marco Fuser, 3 Lorenzo Cittadini, 2 Ornel Gega, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Leonardo Ghiraldini, 17 Sami Panico, 18 Dario Chistolini, 19 Andries Van Schalkwyk, 20 Federico Ruzza, 21 Francesco Minto, 22 Marcello Violi, 23 Luca Sperandio
Mete:
Conversione:
Punizioni: