Il fitness che non c’è: il tarlo e la colpa dei primi 10 mesi di Conor O’Shea

O'Shea

ph. Fotosportit/FIR

L’aspetto fisico è stato fin da subito uno dei target del nuovo ct della nazionale, e lui non lo ha mai nascosto. Il Sei Nazioni appena concluso ci dice però che le cose sono andate molto diversamente. Purtroppo.

Facciamo un salto indietro di quasi un anno, al 24 maggio 2016. A Milano viene presentato alla stampa il nuovo ct della nazionale italiana, l’irlandese Conor O’Shea. Lui parla di varie cose, i progetti e i sogni, gli obiettivi. Però fa particolare riferimento all’aspetto fisico. Alcune testimonianze:

Gazzetta.it: “I giocatori che abbiamo a disposizione sono tecnicamente preparati. Ma in ogni partita serve una squadra nella quale tutti siano al massimo della condizione, all’altezza fisicamente. Per quello che ho visto, alcuni non lo sono, a mezz’ora dalla fine muoiono in campo. E poi la differenza la farà la mentalità vincente”.

Repubblica: “Perché le qualità tecniche ci sono, come il talento e l’entusiasmo. Ma dopo 20 minuti iniziali perfetti, i movimenti degli italiani – in attacco, in difesa – diventano più lenti. Dopo un’ora, gli avversari passano: succede sempre così. Chi non è al top della condizione, non gioca: anche se qualitativamente è il migliore. Li voglio tutti al massimo delle potenzialità: che sia la Nazionale, Treviso o le Zebre, le squadre giovanili o di Eccellenza”.

Il Messaggero: “Non ci sono alternative: giocherà in nazionale solo chi sarà al massimo della forma fisica perché in questo gioco il talento e le capacità tecniche non bastano mai: è sufficiente che due o tre elementi sui 15 in campo non siano adeguati fisicamente per mandare al diavolo una partita. Fitness, e lo dico in inglese perché è una parola divenuta universale, sarà l’imperativo per tutto il mio mandato”.

Mi fermo, perché anche gli altri media – ovali e non – dicono tutti le stesse cose. Fitness dunque. Da quel giorno di fine maggio sono passati ormai 10 mesi e va detto che il risultato prefissato non è stato ottenuto. Non nel Sei Nazioni almeno. In quasi nessuna delle partite giocate tra febbraio e marzo l’Italia è stata alla pari con gli avversari sotto l’aspetto fisico, conditio sine qua non imprescindibile per poter aspirare ad ottenere un risultato. Anzi, per quanto riguarda il fitness nella maggior parte degli incontri la formazione azzurra ha dato segnali di aver fatto passi indietro rispetto alle ultime stagioni.

Quali sono i motivi? Non lo possiamo dire, non dall’esterno. Una preparazione tarata male nella tempistica? Può essere: a novembre alla fine non avevamo sofferto così tanto, ma se il motivo fosse una tabella di marcia mal calibrata gli azzurri avrebbero probabilmente finito in crescendo, invece siamo partiti male e abbiamo terminato peggio.
Un lavoro non adeguato fatto nelle franchigie? Non si può escludere, ma anche in questo caso bisogna sottolineare che tutto lo staff tecnico azzurro lavora a stretto contatto con Zebre e Benetton sin dalla scorsa estate (sul serio, non come nelle passate stagioni). E allora qualche segnale d’allarme non è stato ben interpretato, o non si sono trovate le contromisure adatte.

Intendiamoci, non voglio puntare il dito contro O’Shea, tecnico e persona che mi piace moltissimo e che ha davanti a sé un lavoro di quelli davvero complicati. Però l’aspetto fisico era quello più semplice da affrontare e 10 mesi non sono esattamente pochini. Qualcosa non ha funzionato a dovere, questo è evidente, e non è un caso che l’ingaggio di un preparatore ad hoc per nazionale e franchigie è un tema sul tavolo tra ct e presidente FIR.
Però non dobbiamo nemmeno far finta di nulla che la responsabilità delle prestazioni fisiche deficitarie del Sei Nazioni sono da ascrivere a O’Shea e al suo gruppo, ché sotto questo punto di vista la struttura della nostra filiera o questa/quella decisione FIR c’entra davvero poco. E se pensiamo che in Francia La Rochelle sta dominando il Top 14 grazie (anche) ai suoi due italianissimi preparatori atletici Michele Colosio e Tommaso Boldrini…

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40 risposte a Il fitness che non c’è: il tarlo e la colpa dei primi 10 mesi di Conor O’Shea

  1. Mez10 ha detto:

    per me in 10 mesi è difficile incidere pesantemente sulla preparazione psicofisica!
    Tante abitudini dure a morire anche in fatto di alimentazione..
    perciò pazienza e lasciamo lavorare COS & co..

    • Andreac ha detto:

      Concordo con mez, tanto è cambiato nel modo di giocare e di muoversi in campo e il tutto deve essere assimilato col tempo. Lasciamoli lavorare e sono convinto che i risultati arriveranno

    • Ginger ha detto:

      Hai ragione ma come spesso leggiamo ci sono ancora tante persone che si lamentano perché non viene convocato questo o quello (soprattutto in prima linea) senza tener conto di quanto deficitari essi siano sul piano fisico e atletico.

    • Mez10 ha detto:

      e ha poco senso il paragone con gli anni scorsi, anche perché i parametri di valutazione son cambiati, gli avversari son cambiati, il gioco è cambiato!
      evoluzione continua dei sistemi di allenamento, alimentazione e recupero..qui siamo sempre un passo indietro, in primis per un problema culturale! i due ragazzi che lavorano a la rochelle sono l’eccezione che conferma la regola!
      Invece pare che a Treviso a qualcuno proprio non voglia entrare in testa, evidentemente!

      • luis ha detto:

        Mez a Treviso si allenano troppo poco per poter pensare di competere a livello dei migliori.( fisicamente s’intende)

      • xnebiax ha detto:

        come fai a saperlo Luis?

      • Mez10 ha detto:

        Così han detto anche a me, ma quello a cui mi riferivo è una certa idiosincrasia da parte di alcuni a cambiare stile di vita, fare vita d’atleta come si diceva quando ero piccolo!

      • gsp ha detto:

        un po’ tutti quelli che sono andati all’estero dicono che ci si allena molto meno ma meglio. puo’ essere che a Treviso si stia provando a fare quello.

    • Meridion ha detto:

      Fare vita da atleta ti quoto in pieno Mez oggi il trinomio Alimentazione/allenamento/riposo dovrebbe essere sacro, e per capirci in termini super pro alimentazione dovrebbe essere fatta per ogni singolo caso!!! Io dubito che nelle franchige si faccia!! Alle Zebre per poca professionalità e alla Benetton (mi dicono) un pò per cultura!.

  2. gianni berton ha detto:

    Assolutamente giusto, fratello Mez.
    Mi par strano, Paolo, che avendo tu la possibilità di interloquire con Munari ( Mannucci ) ugualmente hai il convincimento che dieci mesi siano più che sufficienti x ottenere un chiaro miglioramento, a questi livelli.
    I nostri qui sono a confronto con le massime espressioni del rugby mondiale.
    Prima di tutto ci vuole un “miglioramento” culturale, perciò psichico mentale.
    E certi concetti espressi da Parisse lo centrano perfettamente.
    Poi e’ necessaria tutta una struttura attorno ai giocatori che sia capace di far loro raggiungere il top delle prestazioni.
    E qui, da anni, anche tutti noi sottolineiamo le italiche carenze.
    Dai, Paolo, un po’di ottimismo nel cambiamento !
    O’Scena, tra le altre cosce, ha ottenuto un preparatore fisico irlandese, sia per la Nazionale che per Zebre et Accademie.
    Sempre viva le Tette !!
    😀

    • il grillotalpa ha detto:

      non di migliorare tout-court, ma di migliorare il solo aspetto fisico. Il fatto è che uno o due anni fa questi cali così evidenti tra primo e secondo tempo non li avevamo. Cinque anni fa sì, dopo no. E’ stato il primo miglioramento evidente dell’ingresso nel torneo celtico.
      In 10 mesi la pura resistenza fisica la puoi migliorare eccome. Qualcosa non è andato secondo il programma: a novembre non abbiamo sofferto così tanto (sempre sotto l’aspetto fisico)

      • gianni berton ha detto:

        Scusa, Paolo, ma sei convinto che ne lo l’ultimo biennio non abbiamo avuto questi cali ?
        ( sia in Nazionale che in Pro 12 ).
        La resistenza fisica è data dalle fibre muscolari rosse, ma da sole servono a chi fa marcia /maratona.
        In una disciplina sportiva di contatto, come il rugby, ci devi aggiungere un bel po’ di fibre bianche.
        E per queste ultime, a questi livelli, ce ne vuole del tempo…

      • sgamo ha detto:

        Tecnicamente, caro Paolo, non si tratta di mera resistenza, ma di resistenza alla forza e al contempo eseguire prestazioni di forza esplosiva quando richiesto, quindi il mix di fibre rosse e bianhe che lavorino sinergicamente come ha scritto @gianni berton.
        Il problema è la scarsa conoscenza italica sul come adoperare metodi e carichi. Ho fatto il corso preparatori FIR e, nonostante le molte nozioni apprese, manca comunicazione vera su come e cosa applicare. Vero che poi ogni squadra, collettivo e giocatore fa storia a se di come si adatti all’allenamento, ma l’ambiente federale stesso non ti fa apprendere veramente come se avessero paura che divulgare i loro metodi ti facesse imparare troppo.. prova ad andare a seguire degli allenamenti delle accademie e vedi che interazioni puoi avere..
        Altra cosa partiamo sempre da un vissuto motorio deficitario con i giocatori di qualsiasi età (vedi scuola primaria praticamente senza attività motorie), e questo i preparatori purtroppo lo sanno e devono cercare di colmarlo. Penso che anche Sanguin, che ritengo molto bravo e dico di dargli tempo come per O’Shea, stia ancora lottando con schemi motori di base mal assorbiti…

      • Mez10 ha detto:

        Giusto ragazzi, per questo su dicevo che non bastano certo 10 mesi per vedere risultati da rimarcare..
        come sottolinei giustamente tu abbiamo carenze negli schemi motori di base..il gap con gli altri (che hanno sistemi scolastici totalmente differenti!) inizia proprio lì!!!

  3. LiukMarc ha detto:

    La storia della programmazione sbagliata ci potrebbe stare ma sarebbe (mi viene da pensare) la più preoccupante, considerando che CO’S c’era già da maggio per impostare la nuova stagione.
    C’è da dire che molti nazionali hanno tirato molto la carretta in Pro12 (con o senza infortuni) questa stagione, e partite molto dure fisicamente (io ormai non conto più gli infortuni tra le due franchigie), limitando le possibilità di ricambi e tirare il fiato nei club. Che poi anche a livello Pro12 9 volte su 10 gli avversari ci sovrastano anche fisicamente non si discute, e qui sta a capire il motivo.
    Domanda: a Parma e Treviso, i preparatori atletici sono gli stessi da quanti anni? Giusto per sapere che sono ignorante.

  4. mauro ha detto:

    Siamo sicuri che sia solo un problema di fitness?
    E se fosse un problema legato alle capacità tecniche? Mi spiego: se per esempio qualcuno in squadra è carente in qualche fondamentale per cui i migliori sono cotretti a lavorare anche per lui è possibile che per quanto fit siano finiscano la benzina prima del tempo. Gli stessi elementi messi in una squadra senza carenze magari potrebbero dimostrarsi perfettamente fit.
    Io credo che ad ogni placcaggio mancato corrisponda il sacrificio di qualcuno nel rincorrere l’avvversario e provare a tappare il buco. Moltiplicalo per l’enormità di buchi che si creano ad ogni partita, Italia o franchigie non fa differenza, sono energie bruciate che neanche un mago può supportare.

    • LiukMarc ha detto:

      Non ricordo in che occasione, ma fu tirato fuori anche questo discorso, che secondo me è uno dei nodi cruciali della nostra crescita (dal momento che succede fin troppo spesso).

    • il grillotalpa ha detto:

      Ciao Mauro
      è un aspetto, certo, però le nostre mancanze tecniche dell’oggi sono le stesse di ieri e l’altro ieri. Solo che l’anno scorso o due anni fa non abbiamo sofferto così tanto sul piano fisico. E ripeto che a novembre non abbiamo fatto la stessa fatica

      • mauro ha detto:

        Quello che dici è vero, ma bisognerebbe relazionarci con i dati singoli. Non ho ricordi nel passato di un 60 e passa percento di placcaggi mancati.
        La mia ipotesi prendeva spunto dalla partita di sabato della Benetton dove tutti sono arrivati alla meta (l’80’) senza vistosi cali fisici e dove c’è stato un unico grande buco, tappato in extremis, mentre gli altri sono stati chiusi ricostruendo la linea in arretramento sulla metà campo e, quindi, con minore sacrificio individuale e limitato dispendio di energie collettive.
        E’ evidente che non ho la presunzione di credere che una mia ipotesi, per quanto suggestiva, debba forzatamente essere anche esatta.
        Rilevo che un non ragazzino come Budd correva ancora a fine partita, che Zani si è fatto 80′ minuti di buona intensità e nessuno mi è sembrato essere sulle gambe durante gli abbracci finali.

    • Mez10 ha detto:

      Mauro se sei inferiore tecnicamente è tatticamente devi giocoforza compensare in altro modo, aggredire fisicamente e correre più di loro..

      • fracassosandonà ha detto:

        se sei TANTO tecnicamente inferiore non c’è forma fisica che ti permetta di pareggiare i conti…
        tu che sei bello tonico prova a sfidare a tennis un 70enne che ci gioca da una vita, mettigli pure un tutore ad un ginocchio e un bypass coronarico da due anni…
        scommettiamo che ti fa nero lo stesso? 🙂
        credo che il paragone con altri sport possa dimostrarci che SKILLS e talento si coltivano da piccoli o sarà sempre troppo tardi…
        calcio: non si può rimproverare agli inglesi di non gestire professionalmente questo sport, giocatori con il piedino magico ne hanno avuti gran pochi, molti meno di quei casinisti di sudamericani e latini in generale, che oltre tutto vincono molto più di loro, sia a livello di club sia di nazionale…
        se bastassero allenamento, dedizione e spirito di sacrificio gli asiatici in generale e i cinesi in particolare dominerebbero in tutti gli sport… per fortuna non è così…
        rugby: quello che sanno fare gli isolani palla in mano non lo sanno fare da nessun altra parte, NZL inclusa, forse che giocare fin da piccoli con gli amici in spiaggia ti fa interiorizzare movimenti che nessuno skill coach potrà mai insegnarti?

        questo per dire che a mio avviso il talento nasce dal gioco, da gesti spontanei di bambini dotati di loro, successivamente correttamente educati da istruttori in giovane età…
        finché nei parchi non si vedranno bambini passarsi la palla ovale con la stessa spontaneità con cui li vediamo mettere giù le due porte da calcetto non si potrà pensare di competere a livello di tecnica con chi GIOCA al nostro sport (non ho detto pratica) sin da bambino…
        fatevi una passeggiata in qualsiasi paese della ex jugoslavia e guardate quanti canestri sono montati in ogni spazio disponibile: vi spiegherete perché persino Macedonia e Montenegro riescano a qualificarsi a competizioni in cui noi come Italia non riusciamo più ad accedere…

      • Mez10 ha detto:

        Facevo un esempio in generale, succede in tutti gli sport non solo nel rugby..poi normale se sei parecchio inferiore non basta solo correre di più se poi corri male!
        poi con sistema scolastico differente intendo proprio quello, giocare giocare giocare..
        qua in Italia per fare qualsiasi sport invece paghi caro!

  5. piacenza ha detto:

    Condivido i commenti sopra, dico di piú, il cambio dei paradigmi in termini di fitness lo intende Oscena deve avvenire nelle Under, dopo lo si mantiene. Un giocatore formato a 23-25 anni (da noi spesso sovraallenato in palestra) puoi aumentargli la cilindrata solo con notevole dispendio, ed é facile che la carrozzeria non sia neanche collaudata per lunghi viaggi fuori porta 🙂
    Ingeneroso cmq non notare i progressi fatti dagli atleti. Vedere i gggiovani a Treviso come andavano sabato. Direi che il Workrate é gi´notevolmente piú alto di 2 anni fa

  6. Umberto ha detto:

    Sarebbe interessante avere qualche dato sui test fisici dei nostri giocatori in relazione alle altre nazioni (il primo banale che mi viene… quanto hanno in media i trequarti benetton sui 30m? Quanto i giocatori di una franchigia neozelandese?) Per vedere le diversità di base.
    Poi, ovviamente, non serve a nulla sollevare 150kg di panca piana se poi non so come giocare in campo…
    Gli addetti ai lavori li avranno ma giustamente non li divulgano ma sarebbe interessante sapere se il gap è dovuto più al minor talento o ad un cattivo allenamento.
    Se prendo un ragazzo che a 17 anni corre i 100 in 12″…. posso dargli le migliori strutture e i migliori allenatori ma sarà altamente improbabile che possa arrivare a correre in 9″90..

  7. Mr Ian ha detto:

    Più che l aspetto fitness, che comunque sarà stato concordato ad inizio stagione,della gestione O Shea mi ha sorpreso la scarsa vocazione offensiva data alla squadra, magari registrare i movimenti difensivi era la priorità dello staff, però si son segnate poche mete, di queste quasi tutte sono state frutto di spunti individuali.cj sarà tempo per aggiustare tutto

  8. frank ha detto:

    Ragazzi si è concluso il primo anno di COS.

    Bilancio: estate ok, novembre ni, 6N pessimo.

    COS mi piace, ci vuole tempo e siamo tutti d’accordo.

    Obiettivo finale Giappone 2019.

    Pero credo siamo tutti d’accordo che tra 12 mesi vogliamo essere qua a commentare un 6N con ben altro piglio.

  9. BaoBao ha detto:

    Secondo me, caro Paolo, questo è il dazio che si deve pagare al cambio di metodologia di allenamento. O’S appena arrivato ha detto che ci sarebbe stato un forte accento sulla componente del “conditioning” dei giocatori, portandoli ad essere “fit”. Presumo quindi che i “nostri” siano stati messi sotto con la preparazione, quindi palestra e atletica. Ovviamente non si lavora solo questo aspetto, ma sicuramente un cambiamento c’è stato (vedere Fuser com’era e com’è diventato). Porto l’esempio di un emigrato come Campagnaro, giocatore sul quale non credo ci siano grosse discussioni. La cura Exeter l’ha trasformato non solo tecnicamente, ma anche fisicamente. Quanto tempo ci è voluto prima che passasse stabilmente dalla seconda alla prima squadra?

  10. memoriadiunatestatagliata ha detto:

    PS giusto per la cronaca due stats dal 6n su cui riflettere
    Touche 46vinte 7perse 87% (gli avversari 41vinte 3perse tutte dagli inglesi) 93%
    Mischie 31vinte 7perse 82% (gli avversari 43vinte 2perse ) 96%

  11. memoriadiunatestatagliata ha detto:

    Io vorrei fare l’esempio dei test New Zealand-Wales del 2016
    1 TEST NZ-WAL 18-21 al 60min (RISULTATO FINALE 39-21)
    2 TEST NZ-WAL 10-10 al 50min (RISULTATO FINALE 36-22)
    3 TEST NZ-WAL 18-6 al 40min (RISULTATO FINALE 46-6)

    Possiamo dire che il Galles nel 2016 aveva problemi di fitness?
    Oppure possiamo dire che i giocatori in nero hanno una “cilindrata” superiore e che il Galles per tenere il campo fino al 60° ha dovuto spendere molto di più degli avversari, o che le superiori capacità tecnico-tattiche hanno permesso loro di prevalere quando le forze o la lucidità sono venute meno

    A me preoccupa delle dichiarazioni di O’Shea il fatto che lui dichiari che le qualità tecniche ci sono, quando è palese che sono proprio quelle a essere inferiori rispetto agli altri; se non sai di cosa sei malato come fai a curarti bene? (io spero che O’Shea lo sappia benissimo e che quelle siano dichiarazioni fatte per tirare su il morale)

    Il fitness è fondamentale, ma non trascuriamo la cura delle fasi statiche, l’organizzazione in campo e l’affinamento delle nostre capacità tecniche

    sistema evocativo esaurito interruzione

    • fracassosandonà ha detto:

      Scorteccio le parole aride schegge secche adatte al fuoco: è l’instabilità che ci fa saldi ormai negli sradicamenti quotidiani. In forma e sostanza ti do ragione, sono più le affinità che le divergenze.
      Puoi essere fittissimo ma se devi correre il doppio degli altri per supplire alle lacune tecniche tue e dei tuoi compagni non c’è condizione fisica che tenga.

  12. Rabbidaniel ha detto:

    Per anni la vulgata ufficiale è stata: la nazionale è una cosa, il resto è utile per la nazionale.
    Bene, ora ci si è “accorti” che il sistema non va bene e che deve avere una propria razionalità.
    Ancora non si è cambiato nulla e se, auspicabilmente, ci saranno cambiamenti sostanziali a partire dalla prossima stagione, ci vorrà tempo per apprezzarne i frutti.
    Rendiamoci anche conto che, qualora anche crescessimo forte, gli altri non staranno a guardare e il nostro movimento è ancora molto debole rispetto agli altri in termini di competitività. Il problema non è solo il fitness, bensì l’abitudine a giocare per un risultato, e fa tutta la differenza del mondo.

  13. ginomonza ha detto:

    Mah ribadisco:
    che articoli!

    • Mez10 ha detto:

      Nonno Gino, esprimiti!

    • sentenza ha detto:

      Mi dispiace per te ma ormai sono io che detto l’ordine del giorno. Ieri l’altro ti dicevo che per poco che mi aspettassi dalla triade non pensavo certo di non vedere in 10 mesi il minimo miglioramento neanche nel fitness… et voila, subito articolo sull’argomento.
      Ti devi rassegnare tu e i tuoi compari maestri di vita e ora anche di preparazione fisica, che cifanno sapere che ci vogliono molto più di 10 mesi per vedere dei miglioramenti.
      No no, ci vogliono molto più di 10 mesi per vedere dei miglioramenti in certe teste, ma in parecchi casi non c’è proprio speranza. Che poi sono anche allenatori di giovani nel rugby italico siffatto. La matematica non è un’opinione.

      • ginomonza ha detto:

        guarda sono pressochè certo che tu la matematica proprio non sai cosa sia! 🙂 🙂

  14. Marcello ha detto:

    Mi limito ad osservare che i giocatori che vanno in inghilterra tornano fisicamente diversi – non solo Campagnaro, ma anche l’anno inglese di McLean lo aveva nettamente migliorato. E’ evidente che c’è un sacco di lavoro da fare, e mi che nessun giocatore viene seguito specificamente specificamente per migliorare i suoi difetti.

    Faccio l’esempio di venditti: sullo scatto breve ha una corsa tecnicamente molto poco efficace e piena di difetti, basterebbe lavorare su quello per aumentarne la velocità. E’ un difetto che si porta dietro da anni, che se corretto potrebbe migliorane di molto le prestazioni atletiche, eppure…

  15. Giovanni ha detto:

    Se proviamo ad isolare le prestazioni del 6N dal resto della stagione delle franchigie, credo che il discorso diventi un po’ più articolato. Nel dettaglio:
    Galles: abbiamo difeso molto bene nel I tempo, pur rimanendo per molti minuti chiusi nei nostri 22. A metà partita eravamo sul 7-3. Abbiamo poi tenuto ancora per i primi 10-15 minuti del II tempo, anche se col passare del tempo, era sempre più evidente la difficoltà a reggere il ritmo altrui: un paio di piazzati ospiti sono nati da falli di chi, sentendosi fisicamente in difficoltà, tende ad andare oltre il limite sulla singola giocata. Dopo il 55 la superiorità fisica dei dragoni è stata netta, abbiamo pagato con la mischia che non reggeva più gli avversari ai 5 metri, ne è scaturito il giallo da cui son discese le due mete che han chiuso la partita. Tenuta nostra: 55 minuti circa.
    Irlanda: la superiorità tecnica ed atletica dei verdi è stata nettissima fin dai primi minuti. Abbiamo provato a resistere in ogni modo per i primi 20 minuti circa, poi siamo stati definitivamente travolti ed in campo è rimasta una sola squadra fino alla fine.
    Tenuta nostra: 20 minuti circa.
    Inghilterra: la Fox ha messo in evidente imbarazzo i bianchi, a metà I tempo eravamo ancora 0-0 (verificare per credere). All’intervallo 8-5 per noi. Quanto l’astuzia tattica ha aiutato a mascherare le nostre inferiorità, compresa quella atletica? Ad occhio, direi tanto. Al 69′ eravamo 17-15 per i padroni di casa. Poi, negli ultimi minuti non reggevamo più: Sinckler che fa 20 metri, inseguito da tre nostri giocatori, è un po’ l’emblema degli ultimi 10 minuti.
    Tenuta nostra: 70 minuti circa.
    Francia: iniziamo di buona lena, la partita la facciamo noi, marchiamo una meta pure bella, i francesi appaiono guardinghi, sornioni. Attorno al 20′ cominciamo a rifiatare noi e venire fuori loro, non in modo esplosivo, è piuttosto una lenta progressione, come un pugile che ci lavori ai fianchi. Al 25′ appare chiaro che la partita sta girando: i francesi ripartono alla mano dai propri 22 ed arrivano fin dentro i nostri 22, qualche minuto prima probabilmente non sarebbe accaduto. Nel II tempo i francesi raccolgono ciò che hanno seminato nel I: i nostri appaiono sempre più in difficoltà in difesa dove i buchi si sprecano. C’è solo una fiammata d’orgoglio attorno al 60′ con Bronzini tenuto alto nei 22 da Picamoles, per il resto solo la meta di Esposito a tempo ampiamente scaduto.
    Tenuta nostra: 25 minuti circa.
    Scozia: partita indecifrabile la nostra. Direi che in questo caso il problema sia stato tutto di natura tecnica, dall’inizio alla fine. Non c’è stato un vero e proprio momento di fine benzina, anzi, da questo punto di vista, il periodo migliore son stati i primi 10 minuti del II tempo. Anche se i cardi di fine torneo erano molto meno tonici di quelli visti contro Irlanda e Galles.
    Tenuta nostra: n.g.
    Ho espresso il mio punto di vista, ma credo di non essere molto lontano da ciò che si è visto in campo. Dunque, le prestazioni son state piuttosto differenti tra loro e trarne un giudizio univoco non è semplice. Quanto poi siano state le lacune tecniche ad influire negativamente sulla tenuta atletica o viceversa, è ancora più complicato. Certo è che, tranne che con l’Inghilterra, non abbiamo rappresentato quell’avversario “contro cui nessuno abbia voglia di giocare”.

  16. alberto a ha detto:

    Paolo, facciamo così: quando vuoi, ti riescono bene anche le provocazioni, direi.

    gianni berton: grazie per il (Mannucci). Sapori e odori di quando avevo pochi anni.

    Ciao a tutti

  17. Pingback: Italrugby per calciofili | Un buon inizio

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