
La vicenda Marusso-Ambrosini ha rimesso nell’occhio del ciclone la squadra cremisi, che qualunque cosa si pensi in merito è oggettivamente un unicum nel panorama ovale italiano
E’ che a noi italiani piace molto schierarci in maniera manichea, trasformare le normali contrapposizioni o financo le semplici divergenze di opinione in una sorta di guerra di religione. E chi sta dall’altra parte è il nemico a cui non si può concedere nulla, salvo poi cambiare completamente idea quando la cosa si fa conveniente e cercare di far credere al mondo di essere stati in realtà sempre molto coerenti. Insomma, l’altro ha sempre torto.
La vicenda raccontata ieri su questo e altri blog circa le dimissioni del presidente del San Donà Alberto Marusso dal suo ruolo di portavoce del Coordinamento dei Club di Eccellenza ha scatenato molte polemiche. Obiettivo di queste ultime sono le Fiamme Oro: la società cremisi avrebbe infatti messo sotto contratto per la prossima stagione James Ambrosini, in scadenza di contratto ma che ha vestito la maglia dei veneti fino allo scorso fine settimana. La cosa avrebbe scatenato le ire di Marusso che ha deciso di lasciare quel ruolo di cui sopra. E quando si parla di Fiamme Oro i pareri si fanno manichei, si perde un po’ la freddezza di giudizio: c’è chi le detesta e le accusa di falsare il nostro massimo campionato e chi le difende a spada tratta.
A me, in realtà, la situazione sembra molto semplice: le Fiamme Oro sono un’anomalia. Non c’è nulla di accusatorio nelle mie parole, non sono giudizi di merito, lo dico/scrivo con il massimo rispetto possibile, ma quello sono: una oggettiva anomalia che ha aspetti positivi e negativi.
Non possono fallire (a meno che il ministero decida di chiuderle, ma quella è un’altra faccenda) e dipendono da soldi pubblici, per giocarci gli atleti devono fare il concorso che li fa diventare poliziotti a tutti gli effetti e quindi stipendiati con soldi pubblici. Soprattutto: per la loro stessa natura e per le loro caratteristiche sono l’unica squadra che garantisce il futuro degli atleti (di tutti i suoi atleti) anche una volta appesi gli scarpini al chiodo. D’altronde, sono poliziotti, dipendenti pubblici. Negli altri club solo alcuni diventano tecnici o dirigenti, alle Fiamme oro uno stipendio viene garantito sino alla pensione a tutti, nessuno escluso.
Ora, io scrivo queste cose senza voler accusare oppure offendere chicchessia, ne prendo semplicemente atto. Non credo che le Fiamme Oro violino regole e/o normative, la loro natura è quella. Come affermavo prima: sono un’anomalia e in questa cosa non ci trovo nulla di male, purché si abbia l’onestà di prenderne atto.
Le Fiamme Oro non sono sleali, non si comportano in maniera “illegale” come qualcuno sostiene senza mezzi termini, ma è come se giocassero a carte insieme agli altri con un mazzo che però nel loro caso – e solo per loro – ha anche i jolly.
Anche qui: nessuno me ne voglia, ma è oggettivo. Puoi mettere sul tavolo soldi che non tiri fuori direttamente dalle tue tasche e puoi promettere una intera carriera che tra campo, reparto e uffici può durare anche più di 40 anni. Rimarrebbero un’anomalia anche se i nostri club d’Eccellenza fossero ricchi come il PSG o il Manchester City, lo sono chiaramente ancor di più in un panorama in cui le società in molti casi fanno una fatica terribile ad arrivare a fine stagione.
Sono sleali? No, usano le loro carte. Ancora meglio: usano le carte che hanno e che chi gestisce il rugby permette loro di usare. Il vero punto è questo. Se domani uno sceicco comprasse il Mogliano e mettesse sotto contratto Sexton, Itoje e Kieran Read è chiaro che scompaginerebbe l’intero panorama del rugby italiano ma lo farebbe mantenendo la stessa natura sua e quella delle sue avversarie. Sarebbe più ricco, e quindi più organizzato, con la possibilità di attirare a sé i giocatori più forti, ma differenze economiche a parte (che chiaramente un dettaglio non sono) non sarebbe poi così diverso dal San Donà, dai Medicei o dal Calvisano. La stessa cosa non si può dire per le Fiamme Oro.
Perché sono un’altra cosa, hanno un’anima che è unica e diversa. Non migliore o peggiore, solo diversa. Le Fiamme Oro sono un’anomalia e come tale andrebbero trattate, che altrimenti il rischio di stravolgere una corsa alla lunga diventa inevitabile. O si dotano di norme che smussino alcune loro caratteristiche oppure se questa cosa non viene fatta internamente è l’esterno che deve intervenire con regole ad hoc. Non sono come gli altri, non potranno mai essere fino in fondo come gli altri, quindi non vanno trattate come gli altri. Che non significa punire, sia chiaro, ma di limitare il ricorso ad alcuni aspetti che nessun altra società italiana potrà mai avere, nemmeno se avesse un conto corrente fantamilionario. E chiaramente non sto parlando di quello che avviene sul campo.
Va da sé che le opinioni qui espresse sono strettamente personali, qui nessuno pensa di avere la Verità in tasca. Le Fiamme Oro mi piacciono sotto molti aspetti, ma questo non mi impedisce di vedere quelle che – personalmente, appunto – non fatico a definire storture. Penso che tra le altre lo siano i concorsi mirati, la possibilità di mettersi a fare mercato come gli altri, il ricorso a giocatori stranieri. Trovo pure discutibile (non sbagliato, ma discutibile) che alcuni suoi atleti che sono stati chiamati, che hanno fatto il concorso e che sono diventati poliziotti a tutti gli effetti, lascino l’ovile e vadano a guadagnare fior di soldi nelle franchigie, tanto più se in quella federale e quindi in qualche modo “pubblica”.
Su queste cose trovo che ci sia bisogno di una discussione e di una nuova normativa. Ma appunto sono opinioni personali, e magari mi sto sbagliando. Chissà.




