Italians do it better: Massimo Cuttitta riparte dalla Romania

romaniaIl Grillotalpa può confermare che da lunedì l’ex pilone azzurro sarà al lavoro con la nazionale di Bucarest. Dopo aver dato una grande mano a sistemare la mischia scozzese ora farà da consulente per quella est-europea

Un nuova fuga di cervelli ovali italiani? parrebbe di sì. Da lunedì Massimo Cuttitta sarà consulente per la mischia della nazionale romena. Un accordo che non ci stupiremmo affatto se dovesse trasformarsi anche in tempi molto rapidi in un vero e proprio contratto con una federazione che vuole far crescere il proprio movimento.
Pilone da 68 caps con la maglia azzurra, una carriera lunghissima e importante sia da giocatore che da tecnico culminata con l’esperienza con la nazionale scozzese. Ora l’avventura romena. In bocca al lupo. Contatti con la FIR? Ci sono stati, ma nessun accordo (e i soldi non c’entrano in questo mancato matrimonio). Chissà mai che un giorno…

Sei Nazioni U20: l’Inghilterra lascia l’Italia al palo (46-0). Zebre: futuro rimandato, ma Gavazzi va da Dondi

Dal profilo Twitter della RFU
Dal profilo Twitter della RFU

Partita a senso unico in Inghilterra mentre da Parma arriva la notizia che il CdA delle Zebre prende tempo fino al 4 di marzo. Gavazzi e Saccà nei giorni scorsi avrebbero fatto visita a Giancarlo Dondi: l’ex presidente torna in pista?

Partita che si annunciava difficilissima sulla carta e che tale si è confermata. Gli azzurrini al Mowden Park di Darlington sono stati nettamente battuti dai campioni del mondo in carica: tre mete fatte nel primo tempo dai padroni di casa che chiudono la frazione sul 17 a 0, mancando due conversioni. Italia che facilita un po’ il compito agli avversari concedendo anche un cartellino giallo con Zilocchi che deve abbandonare il campo per 10 minuti al 28′.
La meta del bonus per i padroni di casa arriva al 42′ con Aspland-Robinson, ma il XV in maglia bianca non si ferma e sia Bayliss che Parton realizzano una doppietta personale. Finisce 46 a 0.
In serata si è giocata anche la prima partita del terzo turno del torneo femminile, con la Scozia che ha superato il Galles 15 a 14.

IL FUTURO DELLE ZEBRE
Nulla di fatto dall’assemblea del CdA che si è riunito oggi, rinvio al 4 marzo. Il comunicato della franchigia:
Parma, 24 Febbraio 2017 – L’assemblea dei soci di Zebre Rugby ssd srl si è riunita in data odierna ed ha deliberato la sospensione della seduta. La prosecuzione dei lavori dell’assemblea è fissato per il 4 Marzo p.v. quando la stessa è stata riconvocata”.
Rugby 1823 parla di un possibile coinvolgimento di Giancarlo Dondi nell’operazione di (tentatativo di) salvataggio dei bianconeri. Difficile dirlo, ma al Grillotalpa risulta una “visita” fatta in questi giorni dal presidente federale Alfredo Gavazzi, assieme al suo vicepresidente vicario Nino Saccà, all’ex numero uno del rugby italiano. Dondi negli ultimi mesi si era allontanato dalle Zebre, vedremo cosa succederà.

Inghilterra: 15 Tom Parton, 14 Sam Aspland-Robinson, 13 Dominic Morris, 12 Max Wright, 11 Gabriel Ibitoye, 10 Jacob Umaga, 9 Alex Mitchell, 8 Zach Mercer (c), 7 Ben Curry, 6 Jack Nay, 5 Nick Isiekwe, 4 Josh Caulfield, 3 Ciaran Knight, 2 Jamie Blamire, 1 Ollie Dawe
Riserve: 16 Henry Walker, 17 Alex Seville, 18 Marcus Street, 19 Max Davies, 20 Josh Bayliss, 21 Rory Brand, 22 Marcus Smith, 23 Joe Cokanasiga
Mete: Blamire (18′), Curry (27′), Mercer (38′), Aspland-Robinson (42′), Bayliss (53′, 61′), Parton (64′, 80)
Conversioni: Umaga (19′, 54′)
Punizioni:

Italia: 15 Massimo Cioffi, 14 Andrea Bronzini, 13 Ludovico Vaccari, 12 Marco Zanon (c), 11 Giovanni D’Onofrio, 10 Antonio Rizzi, 9 Charly Vincenzo Ernst Trussardi, 8 Giovanni Licata, 7 Lorenzo Masselli, 6 Jacopo Bianchi, 5 Gabriele Venditti, 4 Giordano Baldino, 3 Giosuè Zilocchi, 2 Massimo Cecilian, 1 Daniele Rimpelli
A disposizione: 16 Alberto Rollero, 17 Danilo Fischetti, 18 Michele Mancini Parri, 19 Edoardo Iachizzi, 20 Nardo Casolari, 21 Emilio Fusco, 22 Michelangelo Biondelli, 23 Roberto Dal Zilio
Mete:
Conversioni:
Punizioni:

Chiudere un dibattito, numeri e statistiche: quei paragoni tra la Georgia giusta e l’Italia sbagliata

italia-georgia-mondia-u20-2016

OnRugby confronta i risultati delle due nazionali per “pesarle”, ma usa un termine di paragone poco centrato. E le parole del CEO del Sei Nazioni chiudono ogni dibattito.

Prima la cronacaccia. Il CEO del board del Sei Nazioni ha stroncato tutte le discussioni su un eventuale ingresso della Georgia nel torneo. Le sue parole non lasciano spazio a dubbi e/o interpretazioni: “Il 6 Nazioni è un torneo privato tra sei federazioni, che ne sono proprietarie e lo controllano. Non ci sono posti liberi. Non siamo pensando di includere nessun altro. Non sto dicendo che non cambierà mai, ma per ora siamo assolutamente soddisfatti di avere le sei migliori formazioni d’Europa nel nostro Torneo”. Discorso chiuso.

Veniamo a noi, perché il tema-Georgia ha suscitato un vero e proprio dibattito internazionale in questi giorni. Un paio di giorni fa OnRugby ha fatto una analisi della questione limitandosi – si fa per dire – alle mere statistiche dei risultati del campo. Una scelta allo stesso tempo intelligente nella forma ma parzialmente sbagliata nella sostanza.
E’ una scelta intelligente perché si affida a dati oggettivi, quelli che poi alla fine contano (o dovrebbero contare) di più. E cosa dice OnRugby? Ecco uno stralcio:

La Georgia è attualmente in posizione numero 12 del ranking mondiale, due gradini sopra l’Italia. E questo è un dato. L’altro, dietro cui leggere questo, è prendere in considerazione le partite giocate (ma soprattutto la squadre affrontate) in base ai cui risultati quel ranking è stato determinato. Noi abbiamo elencato le partite giocate da Italia e Georgia dal 2000 ad oggi, ovvero dall’ingresso degli Azzurri nel Sei Nazioni.
Dal 2000 ad oggi la nostra Nazionale ha giocato 190 partite, 142 contro nazioni Tier 1 e 48 contro nazioni Tier 2. Le 142 contro le squadre di prima fascia sono così ripartite: 126 sconfitte, 15 vittorie e un pareggio. Le restanti 48 sono invece formate da 36 vittorie e 12 sconfitte.
Nello stesso arco di tempo, i caucasici hanno disputato complessivamente 165 partite, vincendone 100 e perdendone 59 con 6 pareggi. Le partite contro le Tier 1 sono 15, tutte perse. Poi ci sono 9 partite contro le isolane (con 5 vittorie), 15 contro le seconde squadre nazionali (varie Emergenti e selezioni A) con 6 vittorie, altre contro selezioni varie (Barbarians, French University) e un’infinità con Nazioni Tier 2 e Tier 3: complessivamente 112 partite tra Belgio, Canada, Cile, Repubblica Ceca, Germania, Giappone, Namibia, Portogallo, Romania, Russia, Spagna, Stati Uniti e Uruguay con 80 vittorie, 27 sconfitte e 5 pareggi.

Ineccepibile e inattaccabile. Però, a mio parere,OnRugby sbaglia un termine di paragone: utilizzare le performance della Georgia va benissimo, meno quelle italiane. Non perché i dati riportati siano sbagliati, ma perché per avere un confronto equo e corretto i risultati da mettere a confronto sono quelli della Georgia degli ultimi anni con quelli dell’Italia degli anni ’90, di quella nostra nazionale cioè che si è conquistata il diritto di giocarsi il Sei Nazioni sul campo a suon di vittorie.
La domanda a cui dobbiamo rispondere è: cosa abbiamo fatto e chi abbiamo battuto noi ormai oltre 20 anni fa per meritarci il Sei Nazioni? Cosa ha fatto e chi ha battuto la Georgia negli ultimi anni per meritarsi il Sei Nazioni?

Capitolo Georgia: 165 partite, 100 quelle vinte, dal 2000 a oggi, ma alla fine quelle che pesano davvero sono le 15 con le squadre del Tier 1, tutte perse.
Cosa fece l’Italia negli anni ’90? Tra il 1990 e il 1993 ha giocato 30 partite, incontrando solo due volte squadre di altissimo livello (Inghilterra e Nuova Zelanda, ai Mondiali del 1991) e uscendo sconfitta in entrambi i casi. In quegli anni gli azzurri hanno giocato per 8 volte squadre come la Namibia o le selezioni A di Francia e Scozia senza ottenere una vittoria, ma se le è giocate spesso punto a punto o è comunque finita molto vicina nella maggior parte dei casi. Questo fino alla fine del 1993, quando negli ultimi due incontri dell’anno batte la Francia A1 (16-9) e poi la Scozia A (18-15).
Il 1994 è un anno importante: per la prima volta gli azzurri hanno un calendario che li mette di fronte contro Australia – due volte – e Galles, oltre all’ennesima sfida con la Francia A1. Non vince mai, ma anche in questo caso esce sempre dal campo a testa altissima, con risultati negativi ma contenuti nel gap. Senza dimenticare che vince tutte le altre partite con avversari che deve battere: Romania, Spagna, Repubblica Ceca, Olanda.

Il 1995 registra una lunga sequela di sconfitte, ma per la prima volta l’Italia gioca quasi tutte le partite in calendario in quell’anno contro squadre di primissimo livello, 8 su 10 totali. Tra queste l’Irlanda (che ci supera 22 a 12), Inghilterra (20-27), Francia (34-22), e poi battiamo l’Argentina 31-25.
Il 1996? Giochiamo 6 partite in tutto, ma 5 contro Australia, Galles (due volte), Inghilterra e Scozia: perdiamo nettamente con inglesi e australiani, di non molto con i gallesi, vinciamo con la Scozia. Il 1997, lo sapete, è l’anno di Grenoble ma si pareggia con l’Argentina e si vince anche con l’Irlanda. E per il primo anno giochiamo esclusivamente con squadre del Tier 1. A gennaio 1998 il board dell’allora Cinque Nazioni annuncia l’ingresso dell’Italia nel torneo più importante a partire dal 2000.

Cosa ci dicono questi dati? Che dopo le due gare con Inghilterra e All Blacks del 1991 (partite del Mondiale) tra il 1994 e il 1997 l’Italia ha giocato per 24 volte contro squadre di primissimo piano con tre vittorie importanti e sì una lunga serie di sconfitte, ma mettendo quasi sempre in difficoltà avversari ben più quotati. Giovanelli, Dominguez e soci si sono conquistati così il Sei Nazioni. La Georgia non può vantare gli stessi risultati, lo stesso percorso, scalpi importanti non ne ha ancora presi ma va anche sottolineato che i caucasici hanno giocato 15 partite contro squadre del Tier 1 dal 200o a oggi, noi in tre anni di occasioni ne abbiamo avute 24 (contando anche una partita con Western Samoa). E le abbiamo sapute sfruttare. Altri tempi, altre dinamiche, altro rugby, sicuramente, ma non è certo la stessa cosa. La vera differenza che corre tra Italia e Georgia sta qui.

Sei Nazioni: Italia con Allan e Campagnaro contro l’Inghilterra

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ph. Fotosportit/FIR

Dopo due discusse panchine il giocatore dei Chiefs di Exeter partirà titolare a Twickenham. Apertura sarà Allan al posto di Canna, dentro dal primo minuto anche Steyn e Bisegni.

Il ct della nazionale azzurra ha annunciato il XV titolare che domenica pomeriggio scenderà in campo a Twickenham contro l’Inghilterra per il terzo turno del Sei Nazioni 2017. Dentro dal primo minuto Steyn in terza linea, Allan in mediana, Campagnaro e Bisegni tra i trequarti. In panchina vanno a sedersi Michele Rizzo e Maxime Mbandà.
Il comunicato FIR:

Conor O’Shea, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, ha ufficializzato la formazione che affronterà domenica 26 febbraio a Twickenham l’Inghilterra nella terza giornata dell’RBS 6 Nazioni 2017.

L’incontro sarà trasmesso in diretta da DMAX canale 52 ed in streaming su DPlay alle ore 16, con collegamento in diretta a partire dalle 15.20 e telecronaca, come sempre, a cura di Antonio Raimondi e Vittorio Munari.

Quattro i cambi apportati dal CT rispetto alla formazione sconfitta in casa a Roma dall’Irlanda l’11 febbraio scorso per il test contro il XV della Rosa, campione in carica del 6 Nazioni ed alla ricerca del secondo Grand Slam consecutivo.

Tra gli avanti, O’Shea conferma sette ottavi del pack schierato a Roma nel secondo turno, con Steyn che rientra dal primo minuto al posto di Mbandà in terza linea, mentre le altre novità riguardano la mediana e la linea arretrata: in cabina di regia, confermato Edoardo Gori, la maglia numero dieci di apertura va per la gara di Twickenham a Tommaso Allan, la cui ultima partenza dal primo minuto in Nazionale risale al test vinto a giugno a Toronto contro il Canada. All’ala rientra Bisegni al posto di Esposito, mentre tra i centri, in coppia con McLean, O’Shea schiera dal primo minuto Michele Campagnaro, partito dalla panchina nelle prime due giornate.

In panchina trovano posto il tallonatore Gega, i piloni Rizzo e Ceccarelli, il seconda linea Biagi, il flanker Mbandà, i due mediani Bronzini e Canna e Benvenuti come utility back.

Il ventitreesimo scontro diretto tra gli Azzurri e l’Inghilterra – unica selezione europea mai battuta dall’Italia – sarà diretto dal francese Romain Poite.

Questa la formazione dell’Italia:

15 Edoardo PADOVANI (Zebre Rugby, 8 caps)*
14 Giulio BISEGNI (Zebre Rugby, 6 caps)
13 Michele CAMPAGNARO (Exeter Chiefs, 27 caps)*
12 Luke MCLEAN (Benetton Treviso, 86 caps)
11 Giovanbattista VENDITTI (Zebre Rugby, 40 caps)*
10 Tommaso ALLAN (Benetton Treviso, 29 caps)
9 Edoardo GORI (Benetton Treviso, 58 caps)*
8 Sergio PARISSE (Stade Francais, 123 caps) – capitano
7 Simone FAVARO (Glasgow Warriors, 34 caps)*
6 Abraham STEYN (Benetton Treviso, 8 caps)
5 Andries VAN SCHALKWYK (Zebre Rugby, 9 caps)
4 Marco FUSER (Benetton Treviso, 18 caps)*
3 Lorenzo CITTADINI (Aviron Bayonnais, 55 caps)
2 Leonardo GHIRALDINI (Stade Toulousain, 84 caps)
1 Andrea LOVOTTI (Zebre Rugby, 11 caps)*

a disposizione
16 Ornel GEGA (Benetton Treviso, 10 caps)

17 Michele RIZZO (Leicester Tigers, 22 caps)
18 Pietro CECCARELLI (Zebre Rugby, 6 caps)
19 George BIAGI (Zebre Rugby, 16 caps)
20 Maxime Mata MBANDA’ (Zebre Rugby, 5 caps)*
21 Giorgio BRONZINI (Benetton Treviso, 5 caps)
22 Carlo CANNA (Zebre Rugby, 17 caps)
23 Tommaso BENVENUTI (Benetton Treviso, 39 caps)*

*è/è stato membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato” 

Uomini, donne e U20: in Inghilterra feroci e determinati. E’ la nostra unica via al Sei Nazioni

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ph. Fotosportit/FIR

Lo score azzurro nel torneo più antico di Ovalia dopo le prime due giornate dell’edizione 2017 è decisamente negativo per tutte le nostre selezioni. E nel fine settimana ci aspetta l’ostacolo più alto

Primo, primo, secondo posto. L’Inghilterra sta guardando un po’ tutti dall’alto in basso in questo Sei Nazioni iniziato circa tre settimane fa. E per tutti intendo proprio tutti, tra gli uomini, le donne e gli U20. Nel torneo principale ha vinto due partite, ha 8 punti in classifica e un +8 nella differenza tra punti incassati e quelli fatti, tre mete fatte e due subite (Italia: 2 ko, 0 punti in classifica, -79 di differenza, due mete fatte e 12 subite); in quello U20 le due vittorie sono state ottenute con il bonus e quindi i punti in classifica sono 10, la differenza tra punti incassati e marcati è +58, 13 mete fatte e 4 subite (Italia: un punto, -23 di differenza, 4 mete marcate e 6 incassate); nel torneo femminile l’Inghilterra è seconda con 9 punti – uno dietro l’Irlanda – due le vittorie con un disavanzo positivo di 76 punti di differenza, 13 mete fatte e 2 incassate (Italia: 2 sconfitte, -36 di differenza punti, 0 punti in classifica, una meta marcata e 7 subite).

Questo il panorama, invero poco soleggiato, che ci sta portando al lungo fine settimana inglese che inizia venerdì sera alla Nothern Echo Arena di Darlinghton con l’U20, che prosegue sabato pomeriggio allo Stoop con le ragazze e che si chiude domenica con la sfida degli uomini a Twickenham.
Non dobbiamo farci grandi illusioni, limitare i danni è ragionevolmente la cosa migliore che possiamo fare in un po’ tutti e tre gli appuntamenti visto che il gap tra le nostre selezioni e quelle di Sua Maestà è molto più che notevole. Però entrare in campo già convinti di essere solo delle vittime sacrificali è la migliore via per un’asfaltata di proporzioni epiche. Per donne, uomini e azzurrini la determinazione e la concentrazione saranno fondamentali per dare vita a prestazioni all’altezza, a prescindere dal risultato.

Non dobbiamo cercare la vittoria a tutti i costi, giocare alla garibaldina sarebbe un suicidio, ma pensare a distruggere il gioco altrui e cercare di sfruttare ogni occasione, grande o piccola che sia. Chiunque vesta una maglia azzurra su un campo di rugby inglese tra venerdì e sabato deve diventare una specie di guerrigliero.
Alla fine ce lo dice, a modo suo, anche sir Clive Woodward: “Senza retrocessioni o spareggi – scrive dalle pagine del Daily Mail in un articolo molto letto e dibattuto anche alle nostre latitudini –  l’Italia è diventata troppo fragile e autoindulgente, la fame e l’ambizione dei guerrieri degli anni ’90 non c’è più, ha sperperato una tradizione che risale a Massimo Giovanelli, i fratelli Cuttitta, Carlo Checchinato, e la meravigliosa apertura Diego Dominguez”.
Feroce determinazione, la giusta cattiveria, una concentrazione senza pause o passaggi a vuoto per far capire che non si va in Inghilterra per fare i turisti, che la nostra pellaccia la si vende a caro prezzo e per iniziare a (ri)conquistarci il rispetto che avevamo. Iniziando dai più forti. Alternative non ne abbiamo.