Guinness Pro12: le Zebre iniziano a giocare tardi, i Blues si impongono 30-24

A Cardiff al 26′ il risultato dice 20 a 0 per i padroni di casa. I bianconeri si scuotono e giocano alla pari con i gallesi fino all’ultimo minuto ma il gap scavato è troppo profondo e non riescono a recuperare. Tra una settimana si chiude la stagione con il derby con il Benetton Treviso

L’uno-due i Blues lo piazzano poco dopo la metà del primo tempo quando tra il 22′ e il 24′ marcano due mete prima con Ancombe e poi con Summerhill, però i padroni di casa un po’ di fieno in cascina lo avevano messo anche prima con due piazzati dello stesso Anscombe. Un parziale di 20-0 che indirizza inevitabilmente la gara ma le Zebre provano a reagire: al 27′ Canna mette tra i pali una punizione che regala anche il vantaggio numerico in campo ai bianconeri perché l’ex Aironi Nick Williams si prende un cartellino giallo per un placcaggio pericoloso. La squadra italiana ci prova ma non riesce a sfondare la retroguardia gallese e quando entra in area di meta come Canna al 37′ viene tenuto alto. Si va al riposo sul 23 a 3.

La prima parte del secondo tempo è tutta di colore bianconero. Le Zebre premono, vanno vicino alla marcatura con Ruzza e poi trovano una meritata meta tecnica. Partita riaperta? No, perché i gallesi rispondono subito con Tomos Williams, pochi minuti dopo è Mbandà a schiacciare la palla oltre la linea bianca. A stroncare sogno sogno di rimonta arriva al 66′ l’espulsione di Chistolini. Le Zebre spingono ancora fino alla fine, trovano al 79′ un’altra meta con ma la partita non cambia padrone: 30-24.

Cardiff Blues: 15 Rhun Williams, 14 Alex Cuthbert, 13 Rey Lee-Lo, 12 Willis Halaholo, 11 Aled Summerhill, 10 Gareth Anscombe, 9 Tomos Williams, 8 Nick Williams, 7 Ellis Jenkins (c), 6 Josh Navidi, 5 Macauley Cook, 4 Jarrad Hoeata, 3 Taufa’ao Filise, 2 Kristian Dacey, 1 Rhys Gill
Riserve: 16 Kirby Myhill, 17 Corey Domachowski, 18 Scott Andrews, 19 James Down, 20 Sion Bennett, 21 Lloyd Williams, 22 Steve Shingler, 23 Matthew Morgan
Mete: Anscombe (22′), Summerhill (24′), Tomos Williams (58′)
Conversioni: Anscombe (23′, 25′, 59′)
Punizioni: Anscombe (12′, 16′)

Zebre: 15 Edoardo Padovani, 14 Kayle Van Zyl, 13 Giulio Bisegni, 12 Tommaso Castello (c), 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Derick Minnie, 7 Jacopo Sarto, 6 Maxime Mbandà, 5 Federico Ruzza, 4 Gideon Koegelenberg, 3 Pietro Ceccarelli, 2 Oliviero Fabiani, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Tommaso D’Apice, 17 Guillermo Roan, 18 Dario Chistolini, 19 Joshua Furno, 20 Andries Van Schalkwyk, 21 Guglielmo Palazzani, 22 Kurt Baker, 23 Matteo Pratichetti
Mete: penalty try (55′), Mbandà (61′), Van Schalkwyk (79′)
Conversioni: Canna (56′, 62′), Palazzani (80′)
Punizioni: Carlo Canna (27′)

Ultima trasferta celtica per le Zebre: stasera all’Arms Park contro i Cardiff Blues

Federico Ruzza contro i Blues
Dal sito delle Zebre Rugby

I bianconeri ritrovano diversi nazionali tra campo e panchina per una partita importante e non impossibile. Canna e Violi in cabina di regia. Calcio d’inizio alle 20, nessuna copertura tv

Penultima partita della stagione per le Zebre, ultima trasferta. Stasera i bianconeri scendono in campo a Cardiff contro i Blues per cercare quei punti che potrebbero consentire loro di presentarsi tra una settimana nel derby con il Treviso con un qualche vantaggio, ovviamente sempre in attesa della gara dei biancoverdi contro il Munster di sabato sera.
I Blues sono settimi e non hanno nulla da chiedere alla classifica perché i gallesi al momento settimi hanno già in mano il biglietto per il barrage per la Champions Cup della prossima stagione contro la settima del campionato inglese o francese. Dal canto loro le Zebre si presentano all’Arms Park con tre ritorni importanti dall’infermeria:  D’Apice, Furno e Van Schalkwyk andranno a sedersi in panchina. La squadra di Parma vede in cabina di regia Canna e Violi, Bellini e Van Zyl sulle ali, Padovani estremo e il duo di centri Bisegni e Castello (prima volta da capitano per lui). Tra gli avanti ci sono Jacopo Sarto e Mbandà in terza linea con Minnie, Koegelenberg e Ruzza in seconda mentre in prima ci sono Ceccarelli, Fabiani e Lovotti.

Cardiff Blues: 15 Rhun Williams, 14 Alex Cuthbert, 13 Rey Lee-Lo, 12 Willis Halaholo, 11 Aled Summerhill, 10 Gareth Anscombe, 9 Tomos Williams, 8 Nick Williams, 7 Ellis Jenkins (c), 6 Josh Navidi, 5 Macauley Cook, 4 Jarrad Hoeata, 3 Taufa’ao Filise, 2 Kristian Dacey, 1 Rhys Gill
Riserve: 16 Kirby Myhill, 17 Corey Domachowski, 18 Scott Andrews, 19 James Down, 20 Sion Bennett, 21 Lloyd Williams, 22 Steve Shingler, 23 Matthew Morgan

Zebre: 15 Edoardo Padovani, 14 Kayle Van Zyl, 13 Giulio Bisegni, 12 Tommaso Castello (c), 11 Mattia Bellini, 10 Carlo Canna, 9 Marcello Violi, 8 Derick Minnie, 7 Jacopo Sarto, 6 Maxime Mbandà, 5 Federico Ruzza, 4 Gideon Koegelenberg, 3 Pietro Ceccarelli, 2 Oliviero Fabiani, 1 Andrea Lovotti
Riserve: 16 Tommaso D’Apice, 17 Guillermo Roan, 18 Dario Chistolini, 19 Joshua Furno, 20 Andries Van Schalkwyk, 21 Guglielmo Palazzani, 22 Kurt Baker, 23 Matteo Pratichetti

Soldi e rugby italiano: memorie di un marketing perduto. Anzi, proprio mai visto

Trovarsi casualmente in mano un libro del 2010 con spunti e indicazioni suggeriti per sfruttare al meglio l’ingresso nella Celtic League. Rendersi conto che il nostro movimento ha seguito strade molto diverse. Strade poco fortunate. E quel volume aveva anche il patrocinio FIR…

La radio presso cui lavoro sta per cambiare sede. Sono giorni piuttosto incasinati da un punto di vista logistico, come potete immaginare, tra macchinari che vengono spostati da una parte all’altra e con tonnellate di scatoloni da riempire. Svuotando un mio cassetto ho ritrovato un libro che avevo letto anni fa, “Marketing ovale – Punti, appunti e spunti di marketing applicati al rugby”. A scriverlo Antonio Pagano, avvocato che ha un “background in management e marketing sportivi oltre che in diritto sportivo”, come racconta il suo sito. Dopo alcune importanti esperienze con il Viadana e il Rovigo ha preso un aereo ed è volato negli USA, dove vive tuttora e dove insegna alla University of California Riverside. Nel mezzo, era il 2010, ha pubblicato il libro di cui sopra, con la prefazione scritta da William A. Sutton, uno che tra le tante cose è stato consulente per diverse franchigie NBA ed NFL, ex vicepresidente del Team Marketing NBA, attuale direttore del dipartimento Sport Marketing & Entertainment alla University of South Florida. Non uno qualunque.
Sfogliando quel volume mi sono ritrovato a rileggere due paginette (pag. 162 e 163) sul come l’Italia avrebbe dovuto affrontare l’ingresso nell’allora Celtic League da un punto di vista del marketing. Uso il condizionale perché… beh, leggete e vedete voi se qualcuno dei consigli suggeriti è stato seguito, anche solo vagamente. E visti i risultati…
La cosa buffa (o forse no) è che “Marketing ovale” era patrocinato dalla FIR e aveva una introduzione firmata dall’allora presidente federale Giancarlo Dondi. Non aggiungo altro, che tanto non serve, e poi dicono che i blogger rompono le scatole. Buona lettura.

Pagano pag 1

Pagano pag 2

Le Zebre nella palude potrebbero ritrovare l’identità? A dircelo sarà il loro mercato

To be

C’è preoccupazione per la rosa dei bianconeri della prossima stagione ma le difficoltà economiche e societarie potrebbero (dovrebbero) rimettere la franchigia sul sentiero più corretto e più conforme alla loro natura

“Chi arriverà a Parma? Sicuramente ci sarà un flusso dall’Eccellenza, con diversi giovani promettenti talenti già affiancati dalla stampa alle Zebre, ma se un ricambio è necessario ed è il motivo per cui le italiane sono entrate in Pro 12, dall’altra non si può pensare di far fare il salto di qualità a questa squadra solo con dei giovani che avranno bisogno di un lungo periodo d’assestamento”.
A scrivere così qualche giorno fa era Rugby 1823 in un articolo intitolato “Pro 12: le Zebre e quel mercato fermo a quota zero” nel quale si sottolineava l’immobilità bianconera a fronte di un Benetton Treviso che per la prossima stagione ha già annunciato gli ingaggi di Juan Ignacio Brex, Sebastian Negri, Federico Ruzza, Nasi Manu e Whetu Douglas, oltre a quel Marty Banks atteso da parecchi mesi nella Marca. Il tono, come è facile intuire, era molto polemico nei confronti della franchigia di Parma, alle prese con una crisi societaria molto profonda.

Io però non credo che tutto il male venga per nuocere. Quante volte abbiamo sentito in questi anni dire che “le Zebre servono per far crescere i giovani”? Una specie di mantra pronunciato a partire dal presidente federale Gavazzi fino a… Mils Muliaina! (no, davvero, la leggenda All Blacks passata dall’Emilia come una meteora quasi impalpabile lo ha detto sul serio). Ora le Zebre si trovano in una palude, non si sa bene come ne usciranno ma forse oggi l’unica cosa certa è che – appunto – ne usciranno. Rimarranno a Parma un anno per poi trasferirsi a Milano o Roma? Torneranno ad essere ufficialmente federali che tanto ufficiosamente non hanno mai smesso di esserlo visto che i soldi sono sempre arrivati quasi esclusivamente dalle casse FIR?Possibilissimo, non certo, per queste cose vedremo, ma le Zebre continueranno ad esistere.

Però questa situazione così disastrata potrebbe riportare i bianconeri nel giusto binario, quello cioè di essere una franchigia sostanzialmente di sviluppo. Qualche straniero arriverà, ma deve portare un qualche valore aggiunto, che certi arrivi visti i questi anni non vorremmo davvero più vederne… Non che alle Zebre non si sia fatto crescere dei giovani, per carità, ma far arrivare in Italia sudafricani di terza/quarta fascia, beh, sarò un rompipalle ma non vedo davvero l’utilità, molto meglio andare a pescare dei giovani dall’Eccellenza o dalla Serie A e far loro iniziare un percorso che nell’arco di qualche anno (i tempi quelli sono, inevitabilmente) li può portare a una crescita importante. Personale e per il movimento tutto. E a Parma questa cosa è capitata meno spesso di quanto in realtà ci si poteva aspettare. Abbandonare quel sentiero è doveroso.

Il silenzio prima dei test-match: l’Italia verso gli impegni di giugno


Tra poco più di un mese il gruppo di O’Shea è atteso da Scozia, Fiji e Australia, tre impegni davvero tosti che arrivano al termine di una stagione da dimenticare o quasi

Scozia, Fiji, Australia. Questo il mese di giugno che aspetta la nazionale azzurra. Tre impegni per nulla semplici contro formazioni che ci sono avanti nel ranking e che arrivano dopo un Sei Nazioni davvero negativo. Da un mese circa a questa parte sull’Italia è caduto il silenzio: da un lato è comprensibile, una sorta di camera di compensazione dopo la sovraesposizione tra il mese di gennaio è quello di marzo per il torneo più antico di Ovalia, però dopo le polemiche e le analisi di fine competizione la maglia azzurra è scomparsa del tutto dai radar, prima sostituita dai programmi di ricostruzione del nostro movimento, poi nemmeno più quelli. Del famoso/famigerato incontro tra Conor O’Shea e il presidente FIR Alfredo Gavazzi non si è saputo nulla, e da allora anche l’argomento nazionale è stato rimesso nel cassetto. Anche il tradizionale incontro tra lo stesso Gavazzi e la stampa nell’immediato post Sei Nazioni non si è tenuto.

Il 10 giugno però a Singapore ci attende una Scozia che potrà contare su praticamente tutti i suoi effettivi, visto che i British & Irish Lions porteranno con loro in Nuova Zelanda solo due uomini del XV del cardo; Fiji è al solito difficilmente prevedibile, soprattutto nella finestra estiva, mentre l’Australia… beh, è l’Australia, non serve aggiungere altro. Il gruppo azzurro arriva a questi impegni al termine di una stagione lunghissima e dalle pochissime soddisfazioni, una annata in cui le nuvole e le ombre sovrastano i pochi raggi di sole. Eppure O’Shea e i suoi ragazzi devono iniziare a dare delle risposte, non tanto dei risultati (anche se…) ma delle prestazioni convincenti e soprattutto caratterizzate da una certa continuità.